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Discussione: Fondazione Vaticana "Joseph Ratzinger/Benedetto XVI": notizie e attività

  1. #1
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    Fondazione Vaticana "Joseph Ratzinger/Benedetto XVI": notizie e attività

    CONFERENZA STAMPA DEL 14 GIUGNO 2011

    Si informano i giornalisti accreditati che martedì 14 giugno 2011, alle ore 11.30, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, si terrà una conferenza stampa di presentazione del "Premio Ratzinger" istituito dalla "Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI", che per la prima volta verrà conferito dal Santo Padre Benedetto XVI, il 30 giugno prossimo, a tre studiosi di teologia.

    Interverranno:

    Em.mo Card. Camillo Ruini, Presidente del Comitato scientifico della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI;

    Rev.mo Mons. Giuseppe Antonio Scotti, Presidente della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI;

    Rev.do Prof. P. Dr. Stephan Otto Horn, Presidente della "Joseph Ratzinger- Papst Benedikt XVI. - Stiftung" e membro della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI;

    Prof. Giuseppe Della Torre, Rettore Magnifico della LUMSA, Roma.

    [00889-01.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
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  2. #2
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    PREMIO RATZINGER: IL 30 GIUGNO A UN ITALIANO, UNO SPAGNOLO E UN TEDESCO
    Sono l’italiano Manlio Simonetti, docente di storia del cristianesimo, lo spagnolo don Olegario Gonzàles de Cardedal, docente di teologia dogmatica, e il tedesco p. Maximilian Heim, cistercense, docente di teologia fondamentale, i primi tre studiosi di teologia e scienze affini che riceveranno il “Premio Ratzinger”, istituito dalla Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI. A consegnare ai primi tre studiosi prescelti dalla giuria, presieduta dal card. Camillo Ruini, il diploma e il premio monetario (50 mila euro ciascuno) sarà lo stesso pontefice, la mattina del 30 giugno prossimo alle ore 11 nella Sala Clementina nei palazzi vaticani, dove pronuncerà – come ha riferito il presidente della Fondazione mons. Giuseppe Antonio Scotti, “un importante discorso”. “La teologia – ha spiegato questa mattina il card. Ruini durante la conferenza stampa di annuncio dei premiati – ha molto ascolto anche oggi, e non sono affatto pessimista sul suo futuro. Come si può notare semplicemente leggendo i giornali, i teologi sono assai letti e anche molto discussi. I dibattiti sulle materie teologiche sono molto vivaci, dopo che in Italia per un lungo tempo si è spesso cercato di relegare la teologia in ambito ecclesiastico. Questo premio intende proiettare la teologia ulteriormente nel mondo della comunicazione e favorire i suoi rapporti con la gente”.


    fonte: SIR


    Link ai testi della conferenza stampa di presentazione del Premio, pubblicati dalla Sala Stampa della Santa Sede
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  3. #3
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    CONFERIMENTO DEL "PREMIO RATZINGER" , 30.06.2011

    Alle ore 11 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI conferisce per la prima volta il "Premio Ratzinger" istituito dalla "Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI" a tre studiosi di teologia.
    I tre premiati sono: il Prof. Manlio Simonetti, italiano, laico, studioso di Letteratura cristiana antica e Patrologia; il Prof. Olegario González de Cardedal, sacerdote spagnolo, docente di Teologia sistematica; il Prof. Maximilian Heim, cistercense, tedesco, Abate del Monastero di Heiligenkreuz in Austria e docente di Teologia fondamentale e dogmatica.
    Dopo il saluto di Mons. Giuseppe Antonio Scotti, Presidente della "Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI", la presentazione dei premiati da parte del Card. Camillo Ruini, Presidente del Comitato scientifico della Fondazione e il discorso di ringraziamento da parte del Prof. P. Maximilian Heim, O. Cist., il Papa rivolge ai presenti il discorso che riportiamo di seguito:

    DISCORSO DEL SANTO PADRE

    Signori Cardinali,
    venerati Confratelli,
    illustri Signori e Signore!

    Innanzitutto vorrei esprimere la mia gioia e gratitudine per il fatto che, con la consegna del suo premio teologico, la Fondazione che porta il mio nome dia pubblico riconoscimento all’opera condotta nell’arco di un’intera vita da due grandi teologi, e ad un teologo della generazione più giovane dia un segno di incoraggiamento per progredire sul cammino intrapreso. Con il Professor González de Cardedal mi lega un cammino comune di molti decenni. Entrambi abbiamo iniziato con san Bonaventura e da lui ci siamo lasciati indicare la direzione. In una lunga vita di studioso, il Professor Gonzalez ha trattato tutti i grandi temi della teologia, e ciò non semplicemente riflettendone o parlandone a tavolino, bensì sempre confrontato al dramma del nostro tempo, vivendo e anche soffrendo in modo del tutto personale le grandi questioni della fede e con ciò le questioni dell’uomo d’oggi. In tal modo, la parola della fede non è una cosa del passato; nelle sue opere diventa veramente a noi contemporanea. Il Professor Simonetti ci ha aperto in modo nuovo il mondo dei Padri. Proprio mostrandoci, dal punto di vista storico, con precisione e cura ciò che dicono i Padri, essi diventano persone a noi contemporanee, che parlano con noi. Il Padre Maximilian Heim è stato recentemente eletto Abate del monastero di Heiligenkreuz presso Vienna – un monastero ricco di tradizione – assumendo con ciò il compito di rendere attuale una grande storia e di condurla verso il futuro. In questo, spero che il lavoro sulla mia teologia, che egli ci ha donato, possa essergli utile e che l’Abbazia di Heiligenkreuz possa, in questo nostro tempo, sviluppare ulteriormente la teologia monastica, che sempre ha accompagnato quella universitaria, formando con essa l’insieme della teologia occidentale.

    Non è, però, mio compito tenere qui una laudatio dei premiati, che è già stata fatta in maniera competente dal Cardinale Ruini. Forse però la consegna del premio può offrire l’occasione di dedicarci per un momento alla questione fondamentale di che cosa sia veramente "teologia". La teologia è scienza della fede, ci dice la tradizione. Ma qui sorge subito la domanda: è davvero possibile questo? O non è in sé una contraddizione? Scienza non è forse il contrario di fede? Non cessa la fede di essere fede, quando diventa scienza? E non cessa la scienza di essere scienza quando è ordinata o addirittura subordinata alla fede? Tali questioni, che già per la teologia medievale rappresentavano un serio problema, con il moderno concetto di scienza sono diventate ancora più impellenti, a prima vista addirittura senza soluzione. Si comprende così perché, nell’età moderna, la teologia in vasti ambiti si sia ritirata primariamente nel campo della storia, al fine di dimostrare qui la sua seria scientificità. Bisogna riconoscere, con gratitudine, che con ciò sono state realizzate opere grandiose, e il messaggio cristiano ha ricevuto nuova luce, capace di renderne visibile l’intima ricchezza. Tuttavia, se la teologia si ritira totalmente nel passato, lascia oggi la fede nel buio. In una seconda fase ci si è poi concentrati sulla prassi, per mostrare come la teologia, in collegamento con la psicologia e la sociologia, sia una scienza utile che dona indicazioni concrete per la vita. Anche questo è importante, ma se il fondamento della teologia, la fede, non diviene contemporaneamente oggetto del pensiero, se la prassi sarebbe riferita solo a se stessa, oppure vive unicamente dei prestiti delle scienze umane, allora la prassi diventa vuota e priva di fondamento.

    Queste vie, quindi, non sono sufficienti. Per quanto siano utili ed importanti, esse diventerebbero sotterfugi, se restasse senza risposta la vera domanda. Essa suona: è vero ciò in cui crediamo oppure no? Nella teologia è in gioco la questione circa la verità; essa è il suo fondamento ultimo ed essenziale. Un’espressione di Tertulliano può qui farci fare un passo avanti; egli scrive che Cristo non ha detto: Io sono la consuetudine, ma: Io sono la verità – non consuetudo sed veritas (Virg. 1,1). Christian Gnilka ha mostrato che il concetto consuetudo può significare le religioni pagane che, secondo la loro natura, non erano fede, ma erano "consuetudine": si fa ciò che si è fatto sempre; si osservano le tradizionali forme cultuali e si spera di rimanere così nel giusto rapporto con l’ambito misterioso del divino. L’aspetto rivoluzionario del cristianesimo nell’antichità fu proprio la rottura con la "consuetudine" per amore della verità. Tertulliano parla qui soprattutto in base al Vangelo di san Giovanni, in cui si trova anche l’altra interpretazione fondamentale della fede cristiana, che s’esprime nella designazione di Cristo come Logos. Se Cristo è il Logos, la verità, l’uomo deve corrispondere a Lui con il suo proprio logos, con la sua ragione. Per arrivare fino a Cristo, egli deve essere sulla via della verità. Deve aprirsi al Logos, alla Ragione creatrice, da cui deriva la sua stessa ragione e a cui essa lo rimanda. Da qui si capisce che la fede cristiana, per la sua stessa natura, deve suscitare la teologia, doveva interrogarsi sulla ragionevolezza della fede, anche se naturalmente il concetto di ragione e quello di scienza abbracciano molte dimensioni, e così la natura concreta del nesso tra fede e ragione doveva e deve sempre nuovamente essere scandagliata.

    Per quanto si presenti dunque chiara nel cristianesimo il nesso fondamentale tra Logos, verità e fede – la forma concreta di tale nesso ha suscitato e suscita sempre nuove domande. È chiaro che in questo momento tale domanda, che ha occupato e occuperà tutte le generazioni, non può essere trattata in dettaglio, e neppure a grandi linee. Vorrei tentare soltanto di proporre una piccolissima nota. San Bonaventura, nel prologo al suo Commento alle Sentenze ha parlato di un duplice uso della ragione – di un uso che è inconciliabile con la natura della fede e di uno che invece appartiene proprio alla natura della fede. Esiste, così si dice, la violentia rationis, il dispotismo della ragione, che si fa giudice supremo e ultimo di tutto. Questo genere di uso della ragione è certamente impossibile nell’ambito della fede. Cosa intende Bonaventura con ciò? Un’espressione dal Salmo 95,9 può mostrarci di che cosa si tratta. Qui Dio dice al suo popolo: "Nel deserto … mi tentarono i vostri padri: mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere". Qui si accenna ad un duplice incontro con Dio: essi hanno "visto". Questo però a loro non basta. Essi mettono Dio "alla prova". Vogliono sottoporlo all’esperimento. Egli viene, per così dire, sottoposto ad un interrogatorio e deve sottomettersi ad un procedimento di prova sperimentale. Questa modalità di uso della ragione, nell’età moderna, ha raggiunto il culmine del suo sviluppo nell’ambito delle scienze naturali. La ragione sperimentale appare oggi ampiamente come l’unica forma di razionalità dichiarata scientifica. Ciò che non può essere scientificamente verificato o falsificato cade fuori dell’ambito scientifico. Con questa impostazione sono state realizzate opere grandiose, come sappiamo; che essa sia giusta e necessaria nell’ambito della conoscenza della natura e delle sue leggi nessuno vorrà seriamente porlo in dubbio. Esiste tuttavia un limite a tale uso della ragione: Dio non è un oggetto della sperimentazione umana. Egli è Soggetto e si manifesta soltanto nel rapporto da persona a persona: ciò fa parte dell’essenza della persona.

    In questa prospettiva Bonaventura fa cenno ad un secondo uso della ragione, che vale per l’ambito del "personale", per le grandi questioni dello stesso essere uomini. L’amore vuole conoscere meglio colui che ama. L’amore, l’amore vero, non rende ciechi, ma vedenti. Di esso fa parte proprio la sete di conoscenza, di una vera conoscenza dell’altro. Per questo, i Padri della Chiesa hanno trovato i precursori e gli antesignani del cristianesimo – al di fuori del mondo della rivelazione di Israele – non nell’ambito della religione consuetudinaria, bensì negli uomini in ricerca di Dio, in cerca della verità, nei "filosofi": in persone che erano assetate di verità ed erano quindi sulla strada verso Dio. Quando non c’è questo uso della ragione, allora le grandi questioni dell’umanità cadono fuori dell’ambito della ragione e vengono lasciate all’irrazionalità. Per questo un’autentica teologia è così importante. La fede retta orienta la ragione ad aprirsi al divino, affinché essa, guidata dall’amore per la verità, possa conoscere Dio più da vicino. L’iniziativa per questo cammino sta presso Dio, che ha posto nel cuore dell’uomo la ricerca del suo Volto. Fa quindi parte della teologia, da un lato l’umiltà che si lascia "toccare" da Dio, dall’altro la disciplina che si lega all’ordine della ragione, che preserva l’amore dalla cecità e che aiuta a sviluppare la sua forza visiva.

    Sono ben consapevole che con tutto ciò non è stata data una risposta alla questione circa la possibilità e il compito della retta teologia, ma è soltanto stata messa in luce la grandezza della sfida insita nella natura della teologia. Tuttavia è proprio di questa sfida che l’uomo ha bisogno, perché essa ci spinge ad aprire la nostra ragione interrogandoci circa la verità stessa, circa il volto di Dio. Perciò siamo grati ai premiati che hanno mostrato nella loro opera che la ragione, camminando sulla pista tracciata dalla fede, non è una ragione alienata, ma è la ragione che risponde alla sua altissima vocazione. Grazie.

    [01032-01.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0408-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  4. #4
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    Una domanda: questa onorificenza è una tantum oppure ogni anno si terrà la consegna?

  5. #5
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    sul sito della Fondazione non è specificato niente a questo proposito..comunque credo che si terrà a cadenza annuale o giù di lì insomma..magari in giorni e mesi diversi ogni anno,ma in sostanza penso che sarà qualcosa di periodico..

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Dominus Iesus Visualizza Messaggio
    sul sito della Fondazione non è specificato niente a questo proposito..comunque credo che si terrà a cadenza annuale o giù di lì insomma..magari in giorni e mesi diversi ogni anno,ma in sostanza penso che sarà qualcosa di periodico..
    E' quello che penso anch'io. La premiazione di studiosi di teologia è in effetti uno degli scopi della Fondazione (cfr l'home page del sito della stessa); non è specificato se la premiazione avrà luogo ogni anno o meno, ma di certo quello del 30 giugno non è stato un evento una tantum.
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  7. #7
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    19/07/2012

    Il “Nobel per la teologia” andrà a due eminenti studiosi

    L’annuncio all’Osservatore Romano: il prossimo 20 ottobre, nell’ambito del sinodo, la consegna del “Premio Ratzinger”

    redazione

    Avverrà nel contesto della prossima assise sinodale la consegna del «Premio Ratzinger», giunto alla seconda edizione. Nella mattina di sabato 20 ottobre, sarà lo stesso Pontefice a insignire due eminenti studiosi. «In quel giorno la Fondazione vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI - spiega all’Osservatore Romano il presidente, mons. Giuseppe Antonio Scotti - vuole esprimere in modo semplice e concreto il proprio “grazie” a chi, nel buio del tempo presente, si prodiga a far rifulgere lo splendore della verità, in profonda comunione con il Santo Padre».


    Anche perciò, per il conferimento di questa sorta di «Nobel per la teologia» è stata fissata una data nel pieno dei lavori della XIII assemblea del Sinodo dei vescovi su «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana», che inizieranno il 7 e termineranno il 28 dello stesso mese.


    L’assegnazione del premio intitolato al Pontefice agli studiosi che si contraddistinguono per particolari meriti nell’attività di pubblicazione o nella ricerca scientifica, rientra negli obiettivi della Fondazione tra i quali figurano anche l’organizzazione di importanti convegni di studio.


    Lo scorso anno, il 30 giugno, grazie al lavoro del comitato scientifico presieduto dal cardinale Camillo Ruini e di cui fanno parte i cardinali Tarcisio Bertone e Angelo Amato e gli arcivescovi Luis Francisco Ladaria Ferrer e Jean-Louis Brugues, il Papa premiò il laico italiano Manlio Simonetti, il sacerdote spagnolo Olegario Gonzalez de Cardedal e il cistercense tedesco Maximilian Heim.

    Fonte: Vatican Insider

  8. #8
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    Fondazione Ratzinger: il pensiero di Dio

    A due anni dall’avvio dell’attività dell’organismo, il presidente monsignor Giuseppe Scotti traccia un primo bilancio e indica alcune prospettive future



    a cura di Giovanna PASQUALIN TRAVERSA




    Monsignor Giuseppe Scotti



    17.07.2012

    «Alcuni primi frutti si sono già visti. Auspico che il nostro tempo intuisca che rimettere al centro della riflessione la questione di Dio significa investire sul futuro dell’uomo». Monsignor Giuseppe Antonio Scotti, presidente della “Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI” (www.fondazioneratzinger.va), traccia il bilancio dei primi due anni di attività dell’organismo, costituito dallo stesso Pontefice l’1 marzo 2010, e ne delinea gli impegni futuri.
    La Fondazione, si legge nello statuto, «persegue finalità scientifiche e culturali volte alla promozione della conoscenza e dello studio della teologia» e «si ispira all’opera e al pensiero del prof. Joseph Ratzinger - ora Sua Santità Benedetto XVI». Il 30 giugno 2011, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, Benedetto XVI ha per la prima volta conferito il “Premio Joseph Ratzinger”, istituito dalla stessa Fondazione, a tre studiosi di teologia o vicini ad essa: il laico italiano Manlio Simonetti, il sacerdote spagnolo Olegario González Hernández de Cardedal e il cistercense tedesco Maximilian Heim, abate del monastero di Heiligenkreuz (Austria). A guidare il Comitato scientifico dell’organismo è il cardinale Camillo Ruini. Ne fanno parte i cardinali Tarcisio Bertone e Angelo Amato, e i monsignori Jean-Louis Bruguès e Luis Francisco Ladaria. La Fondazione opera in stretta collaborazione e sinergia con la tedesca “Joseph Ratzinger Benedikt XVI Stiftung”.
    Qual è l’obiettivo della Fondazione?
    Oggi l’Occidente ha l’incapacità di capire che ragione, scienza e fede, ancorché con linguaggi diversi e loro propri, possono procedere insieme, non sono necessariamente in contrasto. Occorre invertire questa tendenza e cercare un linguaggio appropriato per parlare all’uomo di oggi, suscitare o intercettare le sue grandi domande di senso senza nascondergli o porre sotto silenzio una fondamentale parte di sé, senza la quale sarebbe un essere mutilato. Essere uomini è davvero qualcosa di grande, ma se si schiaccia Dio si schiaccia l’uomo. Obiettivo della Fondazione è quindi ricollocare al centro della riflessione la questione di Dio. Tramite la Fondazione il Papa ha inteso mettere a disposizione della Chiesa i proventi che derivano dai suoi diritti d’autore. Un sostegno nato dalla convinzione che un mondo dal quale Dio viene eliminato è privo di futuro.
    Il “Premio Ratzinger”, ha affermato con una battuta il cardinale Ruini, vorrebbe essere una sorta di “Nobel per la teologia”...
    Non è certo un riconoscimento alla carriera, bensì a persone che con il proprio impegno professionale e di ricerca - finora negli ambiti della patristica, della teologia sistematica e della teologia fondamentale - hanno aiutato a far vedere la presenza di Dio nella storia e nell’orizzonte dell’uomo. Il “grazie” del Papa a uomini che si pongono interrogativi e sanno intuire le domande, magari inespresse o poste male, in grado di cambiare il cuore delle persone: quelle domande fondamentali che l’umanità ha bisogno di non smettere di porsi e che cercano risposte radicali, mentre oggi, come ha ricordato di recente Benedetto XVI, uno dei rischi più gravi per l’uomo è costituito dalla mancanza di pensiero.
    Sono già diversi gli eventi “di alto valore culturale e scientifico” organizzati dalla Fondazione in questi primi due anni...
    Sì, come tappe di una sorta di “pellegrinaggio” alla ricerca della verità. All’incontro inaugurale (27-28 ottobre 2011) a Bydgoszcz (Polonia) - in concomitanza con la Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo convocata da Benedetto XVI nel 25° dello storico incontro voluto da Giovanni Paolo II il 27 ottobre 1986 ad Assisi - hanno partecipato 32 atenei, e ad ospitarci è stata l’Università di Kajawi e Pomorze di Bydgoszcz, privata e laica. Frutto del tutto inaspettato ma molto promettente ne è il “Centro studi Ratzinger”, inaugurato lo scorso giugno presso lo stesso Ateneo. Il rettore Helena Czakowska ha messo infatti a disposizione del Centro a titolo gratuito la sede, l’ultimo piano della nuova università appena ultimata, e al progetto, oltre che la diocesi di Bydgoszcz, hanno collaborato anche la Provincia e il Comune.
    Quali i progetti in cantiere?
    Anzitutto la consegna della seconda edizione del “Premio Ratzinger”, il prossimo 20 ottobre, significativamente all’interno del Sinodo dei vescovi, a due studiosi. Dopo la conferenza scientifica internazionale su etica ed economia alla luce dell’insegnamento di Benedetto XVI dello scorso giugno (il secondo appuntamento a Bydgoszcz), stiamo inoltre organizzando per l’8 e il 9 novembre 2013 all’Università cattolica di Rio de Janeiro il convegno internazionale “Cosa fa sì che l’uomo sia uomo?”, sollecitato dall’arcivescovo dom Orani João Tempesta, che ne ha suggerito anche il tema, per dare seguito alla Gmg, cosicché essa non resti un momento, ma possa imprimere un impulso a una riflessione antropologica comune tra le università del continente latinoamericano. Sempre nel 2013 le nove università pontificie romane promuoveranno alla Lateranense (24 -26 ottobre) il simposio “Vangeli, ricerca storica e cristologia”. Più in generale vorremmo che queste occasioni di confronto contribuissero ad avviare un nuovo dialogo tra teologia e pensiero moderno superando la debolezza e la frammentarietà di quest’ultimo.

    Fonte: Incrocinews.it

  9. #9
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    Il "Premio Ratzinger" consegnato a due teologi al Sinodo di ottobre. Mons. Ladaria: ricerca e fedeltà alla Chiesa

    Il “Premio Ratzinger”, l’onorificenza che ogni anno la Fondazione vaticana che porta il nome del Papa consegna a insigni teologi, quest’anno verrà consegnato ai vincitori il 20 ottobre, durante i lavori del prossimo Sinodo. Uno dei membri del Comitato scientifico del Premio, l’arcivescovo Francisco Ladaria Ferrer, segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, spiega le finalità del Premio al microfono di Alessandro De Carolis:

    R. – Il "Premio Ratzinger" è stato istituito dalla Fondazione Joseph Ratzinger, una Fondazione vaticana, per stimolare la riflessione teologica soprattutto – non esclusivamente, ma soprattutto – nei campi più coltivati da Joseph Ratzinger, come teologo, cardinale e ora Papa: il campo della teologia fondamentale, della storia della teologia, specialmente teologia patristica, il campo dell’esegesi biblica, ma anche la teologica dogmatica. Si tratta dunque di premiare quei teologi e stimolare anche la riflessione teologica su questi campi in una linea di comunione con la Chiesa, in una linea teologica di approfondimenti dei grandi documenti magistrali, come il Concilio Vaticano II. Una teologia che sia quindi di aiuto per la Chiesa nel mondo presente, tenendo sempre un contatto con la cultura, l’ambiente e il mondo che ci circonda, al quale va evidentemente la nostra proclamazione.

    D. – Che tipo di lavoro svolge il Comitato scientifico nel selezionare i candidati?

    R. – Il Comitato scientifico cerca di tener presente diversi fattori: prima di tutto, il rigore teologico e la profondità scientifica dei possibili candidati. Si cerca di avere anche una varietà di lingue, di culture, cosicché non tutti i premi vadano per esempio a teologi di lingua inglese, o che tutti siano di lingua italiana. Che ci sia quindi un equilibrio fra le grandi lingue del mondo, fra i grandi gruppi cattolici del mondo, in modo che – nella misura del possibile, anche se non è sempre facile questo – tutti si possano sentire rappresentati. L’anno scorso ci fu un italiano, uno spagnolo e un tedesco. Quest’anno sarà un francese e un nordamericano. Ma sempre tenendo presente, evidentemente, che la prima condizione – sine qua non – è la qualità di questi teologi.

    D. – Benedetto XVI non perde mai occasione per richiamare i teologi a vivere per primi la realtà che studiano. Quale panorama vede oggi nel mondo dal punto di vista degli studi teologici?

    R. – Io credo che possiamo guardare il futuro con fiducia. Credo che il Papa sia per tutti i teologi, per tutti gli studiosi, un grande stimolo come di una persona che, fin dal primo momento del suo studio teologico, come professore e come teologo, ha sempre combinato l’accuratezza e l’acume scientifico con una profonda fedeltà alla Chiesa, la profonda fedeltà al Signore, che nasce evidentemente da un contatto vivo col Signore nella preghiera. Qualche volta è stato detto che la teologia si fa in ginocchio: è una verità molto grande. Soltanto le cose che sono state assimilate veramente e anche spiritualmente possono essere trasmesse in modo fruttuoso. Altrimenti, la teologia diventerebbe una “gnosi”: una conoscenza che non ha una ripercussione nella vita e questo sarebbe veramente un grave danno per la teologia e per tutta la Chiesa.


    fonte: Radio Vaticana
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  10. #10
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    Oggi stavo guardando il funzionamento della Fondazione vaticana Joseph Ratzinger; notavo che è gestita dal consiglio d'amminstrazione, dal collegio dei revisori e dal comitato scientifico (presieduto dal card. Ruini e composto da cardinali e arcivescovi).
    Nello statuto si dice che il consiglio d'amministrazione, con il suo presidente e vicepresidente, si occupa della gestione della fondazione.
    Il collegio dei revisori controlla e gestisce i bilanci; ma non si parla delle competenze del comitato scientifico.
    Che funzione ha? A cosa serve?

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