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Discussione: Nunzi Apostolici e Rappresentanti Pontifici di origine italiana

  1. #21
    Veterano di CR L'avatar di Lorenzo Perosi
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    Stando a questo articolo di Catholic News Agency, ci sarebbero stati dei cambiamenti in merito a tempo e luogo delle esequie dell'Arcivescovo Sambi, in seguito ad accordi intercorsi tra la Nunziatura Apostolica statunitense e i familiari del defunto Nunzio: la salma del presule dovrebbe essere trasferita in Italia domani e i funerali dovrebbero aver luogo a Sogliano sul Rubicone, paese natale di Mons. Sambi.

    EDIT: la notizia è confermata dal sito ufficiale della Diocesi di Rimini:
    Immagino che dovrei tenere la bocca chiusa, ma trovo questa scelta della famiglia Sambi molto provinciale e discutibile. Non si poteva fare un doppio funerale, uno a Washington nel National Shrine e poi uno in Italia? Perché privare gli Stati Uniti d'America della possibilità (e necessità) di rendere omaggio all'ambasciatore del Papa, morto in servizio, conosciutissimo e stimatissimo da tutta la nazione americana (non solo dai cattolici)? Perché impedire alle decine di vescovi e cardinali da lui insediati di poter concelebrare le esequie nel tempio nazionale? Perché privare l'America di un'occasione di evangelizzazione unica, data dalla celebrazione della Santa Messa esequiale in sé, ma anche dalla trasmissione televisiva?
    Si vede proprio che siamo italiani e per il nostro campanile facciamo questo ed altro. Evidentemente Sogliano al Rubicone è meglio di Washington. Immagino ci sia un coro e un servizio liturgico che può permettersi di competere con quello esemplare americano. E la sepoltura in una tomba di un cimitero di campagna (che sarà presto dimenticata) sarà sicuramente migliore della cripta di Washington.
    Ultima modifica di Lorenzo Perosi; 30-07-2011 alle 22:50

  2. #22
    Saggio del Forum L'avatar di Pikachu
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    Immagino che dovrei tenere la bocca chiusa, ma trovo questa scelta della famiglia Sambi molto provinciale e discutibile. Non si poteva fare un doppio funerale, uno a Washington nel National Shrine e poi uno in Italia? Perché privare gli Stati Uniti d'America della possibilità (e necessità) di rendere omaggio all'ambasciatore del Papa, morto in servizio, conosciutissimo e stimatissimo da tutta la nazione americana (non solo dai cattolici)? Perché impedire alle decine di vescovi e cardinali da lui insediati di poter concelebrare le esequie nel tempio nazionale? Perché privare l'America di un'occasione di evangelizzazione unica, data dalla celebrazione della Santa Messa esequiale in sé, ma anche dalla trasmissione televisiva?
    Si vede proprio che siamo italiani e per il nostro campanile facciamo questo ed altro. Evidentemente Sogliano al Rubicone è meglio di Washington. Immagino ci sia un coro e un servizio liturgico che può permettersi di competere con quello esemplare americano. E la sepoltura in una tomba di un cimitero di campagna (che sarà presto dimenticata) sarà sicuramente migliore della cripta di Washington.
    Devo concordare. La partecipazione, a Washington, sarebbe stata sicuramente eccezionale, senza contare che probabilmente avrebbero preso parte al rito molti vescovi e - credo - tutti i Cardinali residenziali statunitensi (che invece, allo stato delle cose, sicuramente non partiranno tutti quanti con un volo intercontinentale).
    Si potevano benissimo fare entrambe le cose: basti pensare che Otto d'Asburgo-Lorena ha potuto beneficiare di quattro o cinque funerali (di cui due presieduti da Cardinali), ragion per cui non vedo perchè per l'Arcivescovo Sambi non si sarebbero potute organizzare la solenne messa esequiale in America ed un rito più raccolto per i familiari una volta giunta la salma in Italia.
    Personalmente sono dell'idea che, in casi come questo - cioè di personalità davvero rilevanti e conosciute a livello internazionale - le famiglie dovrebbero fare un passo indietro, sapendo che il defunto non "apparteneva" esclusivamente a loro.


  3. #23
    Decano e Saggio del Forum L'avatar di Cardinale Bellarmino
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    Immagino che dovrei tenere la bocca chiusa, ma trovo questa scelta della famiglia Sambi molto provinciale e discutibile. Non si poteva fare un doppio funerale, uno a Washington nel National Shrine e poi uno in Italia? Perché privare gli Stati Uniti d'America della possibilità (e necessità) di rendere omaggio all'ambasciatore del Papa, morto in servizio, conosciutissimo e stimatissimo da tutta la nazione americana (non solo dai cattolici)? Perché impedire alle decine di vescovi e cardinali da lui insediati di poter concelebrare le esequie nel tempio nazionale? Perché privare l'America di un'occasione di evangelizzazione unica, data dalla celebrazione della Santa Messa esequiale in sé, ma anche dalla trasmissione televisiva?
    Si vede proprio che siamo italiani e per il nostro campanile facciamo questo ed altro. Evidentemente Sogliano al Rubicone è meglio di Washington. Immagino ci sia un coro e un servizio liturgico che può permettersi di competere con quello esemplare americano. E la sepoltura in una tomba di un cimitero di campagna (che sarà presto dimenticata) sarà sicuramente migliore della cripta di Washington.
    Citazione Originariamente Scritto da Pikachu Visualizza Messaggio
    Devo concordare. La partecipazione, a Washington, sarebbe stata sicuramente eccezionale, senza contare che probabilmente avrebbero preso parte al rito molti vescovi e - credo - tutti i Cardinali residenziali statunitensi (che invece, allo stato delle cose, sicuramente non partiranno tutti quanti con un volo intercontinentale).
    Si potevano benissimo fare entrambe le cose: basti pensare che Otto d'Asburgo-Lorena ha potuto beneficiare di quattro o cinque funerali (di cui due presieduti da Cardinali), ragion per cui non vedo perchè per l'Arcivescovo Sambi non si sarebbero potute organizzare la solenne messa esequiale in America ed un rito più raccolto per i familiari una volta giunta la salma in Italia.
    Personalmente sono dell'idea che, in casi come questo - cioè di personalità davvero rilevanti e conosciute a livello internazionale - le famiglie dovrebbero fare un passo indietro, sapendo che il defunto non "apparteneva" esclusivamente a loro.
    Ho letto, non ricordo dove, che nel National Shrine di Washington, dovrebbe essere celebrata una Solenne Messa di suffragio il 14 settembre, alla presenza di tutto il corpo diplomatico presente negli Stati Uniti, in quanto - in questi giorni - numerose personalità erano assenti. Comunque concordo in toto con quanto detto da Lorenzo e da Pika.

    Ammesso anche il funerale in Italia, ma farlo presiedere al Vescovo di Rimini... non che abbia nulla contro mons. Lambiasi, ma si poteva delegare appositamente un Cardinale (non penso siano tutti in vacanza e, se anche fosse, uno poteva ritornare...). Stiamo parlando di un Nunzio Apostolico, non di don Tizio Caio... Che di fronte al Signore siamo tutti uguali, è vero... ma riconoscere un grande servizio prestato alla Sede Apostolica, questo comunque non è da dimenticare...
    Il Bellarmino insegna con grande chiarezza e con l’esempio della propria vita che non può esserci vera riforma della Chiesa se prima non c’è la nostra personale riforma e la conversione del nostro cuore. (Papa Benedetto XVI, Udienza Generale del 23 febbraio 2011)

  4. #24
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    Citazione Originariamente Scritto da Cardinale Bellarmino Visualizza Messaggio
    Ho letto, non ricordo dove, che nel National Shrine di Washington, dovrebbe essere celebrata una Solenne Messa di suffragio il 14 settembre
    Esatto (cfr ad esempio qui).

    Ammesso anche il funerale in Italia, ma farlo presiedere al Vescovo di Rimini... non che abbia nulla contro mons. Lambiasi, ma si poteva delegare appositamente un Cardinale (non penso siano tutti in vacanza e, se anche fosse, uno poteva ritornare...)
    Sono d'accordo. A mio avviso era più che opportuno che per celebrare le esequie di Mons. Sambi venisse delegato il suo superiore diretto, cioè il Segretario di Stato, ma si poteva benissimo delegare anche uno dei due Cardinali statutinensi attualmente in servizio presso la Curia Romana (Levada o Burke), ma anche il Card. Caffarra, presidente della Conferenza Episcopale dell'Emilia-Romagna.
    E' vero che sarà presente il Sostituto della Segreteria di Stato, ma, con tutto il rispetto nei confronti di S.E. Mons. Becciu, mi pare una scelta un po' "minimale".

    Citazione Originariamente Scritto da Lorenzo Perosi Visualizza Messaggio

    Si vede proprio che siamo italiani e per il nostro campanile facciamo questo ed altro.
    (...)
    E la sepoltura in una tomba di un cimitero di campagna (che sarà presto dimenticata) sarà sicuramente migliore della cripta di Washington.
    Aspettiamo però a fare ragionamenti del genere: non possiamo escludere a priori che sia stato lo stesso Mons. Sambi a esprimere nel suo testamento la volontà di essere sepolto nel suo paese natale.
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  5. #25
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    Sono d'accordo. A mio avviso era più che opportuno che per celebrare le esequie di Mons. Sambi venisse delegato il suo superiore diretto, cioè il Segretario di Stato, ma si poteva benissimo delegare anche uno dei due Cardinali statutinensi attualmente in servizio presso la Curia Romana (Levada o Burke), ma anche il Card. Caffarra, presidente della Conferenza Episcopale dell'Emilia-Romagna.
    E' vero che sarà presente il Sostituto della Segreteria di Stato, ma, con tutto il rispetto nei confronti di S.E. Mons. Becciu, mi pare una scelta un po' "minimale".


    Ritengo che il funerale del Nunzio negli USA (praticamente la sede diplomatica piu' prestigiosa) morto in servizio debba essere celebrato dal Segretario di Stato. Punto. Il Card. Bertone celebro' l'anno scorso il funerale del Vescovo di Civitavecchia e il confronto non regge di certo. Non basta come ragione il fatto che fosse un salesiano anche lui, anzi...
    Oppure dobbiamo concludere che chi ha la sfortuna di morire in luglio o agosto (vd. il Card. Noe') debba avere, di default, un funerale celebrato dal primo prelato non ancora partito per le vacanze o gia' rientrato??

  6. #26
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    L'abbraccio di Sogliano per Monsignor Pietro Sambi
    La salma del presule riportata dall’aereo presidenziale americano


    Rimini, 1 agosto 2011 - ERA RIPARTITO poco più di un mese fa dopo la solita vacanza estiva e ieri alle 12.15 ha fatto ritorno a Sogliano il suo paese dove era nato 73 anni fa. Questa volta però purtroppo dentro una bara. Monsignor Pietro Sambi, arcivescono titolare di Belcastro, nunzio apostolico negli Stati Uniti d’America e presso l’Osservatorio degli Stati Americani, era deceduto a Baltimora nella notte fra mercoledì e giovedì dopo un delicato intervento ai polmoni.

    E’ STATO trasportato all’aereoporto di Rimini dall’aereo personale del presidente Barack Obama a dimostrazione dell’importanza di mons. Sambi nel suo ruolo di missionario di Pace, e del suo legame con il presidente Usa. E proprio il capo della Casa Bianca, insieme al segretario agli esteri Hillary Clinton hanno ordinato, per i funerali, una corona di fiori con la bandiera americana. Sull’aereo c’erano la sorella Angela Sambi e il nipote Enzo, accompagnati da una delegazione guidata dalla responsabile agli affari esteri Usa. All’aereoporto riminese ad accogliere la bara del presule c’erano il sindaco di Sogliano Quintino Sabattini, il vice Odo Rocchi, i carabinieri, i vigili e i parenti. Poi il corteo fino a Sogliano con una sosta davanti alla casa di mons. Sambi all’ingresso del paese. La bara è stata portata nella chiesa di San Lorenzo e subito è iniziato il lungo pellegrinaggio di omaggio al grande vescovo. Alle 13 è arrivato anche mons. Giovanni Tani, soglianese, grande amico di Sambi, nominato due mesi fa vescovo di Urbino. Ma soprattutto c’era tanta gente ad aspettare Sambi, accolto fra lacrime e applausi.

    Stamattina, come annunciato dal parroco mons. Luigi Ricci, la chiesa è stata aperta alle 5.30 e chiuderà alle 23 con alle 20.30 un momento di preghiera collettiva. Domani chiesa aperta dalla mattina fino alle 15.30 quando le spoglie di Pietro Sambi saranno portate in piazza Matteotti dove alle 16 ci saranno i funerali. Sabato 6 agosto a Washington ci sarà la funzione religiosa di Stato con diretta tv. La messa a Sogliano sarà presieduta dal vescovo di Rimini Francesco Lambiasi e dal sostituto della segreteria di Stato Angelo Becciu. Poi la sepoltura in terra, come lui voleva, nel cimitero di Sogliano dove riposano gli amatissimi genitori Arturo e Dina. E sempre per suo volere niente fiori, ma opere di bene. Martedì a Sogliano sarà lutto cittadino, il paese sarà blindato dalla mattina e il traffico bloccato al villaggio Baviera, a Vignola e in via Ugo la Malfa, dove ci saranno diverse navette che faranno la spola fino a piazza Matteotti.

    di Ermanno Pasolini


    fonte: http://www.ilrestodelcarlino.it/rimi...sogliano.shtml
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  7. #27
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    “Vieni, servo buono e fedele!”
    In morte dell’Arcivescovo Pietro Sambi


    Omelia pronunciata dal Vescovo nella celebrazione della Messa esequiale per l’Arcivescovo Pietro Sambi
    Sogliano sul Rubicone, 2 agosto 2011

    “Signore, mi affido alla tua infinita misericordia, chiedo perdono per i miei innumerevoli peccati; per tutta l’eternità vorrei cantare la tua bontà. Accolgo la morte come, dove, quando a Dio piacerà, in unione con Cristo sulla croce, come atto di totale obbedienza al padre, per la mia salvezza, per il santo Padre, per la santificazione della Chiesa e dei sacerdoti; per la redenzione dei popoli che la Provvidenza mi ha dato di servire”.

    In queste parole si concentra tutta la vita del padre e fratello Arcivescovo, Pietro Sambi. E’ l’incipit del suo testamento autografo, datato Washington 28 maggio 2011, alla vigilia del suo ultimo viaggio alla volta dell’Italia, appena due mesi esatti, prima della sua ultima chiamata al rientro nella patria, la terra santa dei figli di Dio, la sconfinata, accogliente casa del Padre. Dalle righe appena citate vorrei recuperare alcune parole che mi sembrano pennellare a tutto tondo il profilo spirituale di Mons. Sambi. Sono parole che appartengono a quel cantus firmus che ha fatto da sottofondo ai suoi 73 anni di esistenza come cristiano, sacerdote, vescovo e nunzio apostolico.

    1. La prima parola – una vera e propria password – che ci fa entrare nel suo testamento spirituale e attraverso il testamento ci fa intercettare il segreto della sua vita, è misericordia. Questa parola la conosciamo: viene da lontano; parte da Dio e porta a Dio. La misericordia fa il suo ingresso nella storia della salvezza fin dal suo inizio e l’attraversa tutta intera, dal principio alla fine, come canta Maria, nel Magnificat: “Di generazione in generazione la Sua misericordia si stende su quelli che lo temono”. “Misericordia” racconta perciò l’amore tenerissimo di Dio, un amore che non si arresta di fronte alla miseria degli “amati” – noi, poveri peccatori – non vince soltanto il tempo, ma stravince il nemico più accanito: il peccato, l’ingratitudine, l’infedeltà.

    Sperimentare la misericordia del Signore significa contemplare la propria vita come una miseria abbracciata dalla compassione, come un niente teneramente avvolto dal mantello del tutto, come un vuoto colmato da una grazia smisurata, traboccante. Mons. Sambi ha sperimentato la misericordia di Dio, perché ha sperimentato la propria miseria: nel Testamento non ha paura di chiedere perdono per i suoi “innumerevoli peccati”. E alla fine scrive testualmente: “L’unica ricchezza in cui confido è l’infinita misericordia di Dio e l’amore materno della vergine Maria, Madre mia e Fiducia mia”. L’abisso della miseria umana è insondabile: al solo tentare di esplorarlo, si viene colti dalle vertigini dell’angoscia. Pietro Sambi ha superato la paura della propria miseria, perché l’ha vista abbracciata dalla divina misericordia. Ed è proprio perché ha creduto nell’amore misericordioso di Dio, che è riuscito a guardare la sua vita come una storia di misericordia ricevuta e ridonata.

    “In questo momento passano davanti ai miei occhi tanti sacerdoti e laici, incontrati sulle strade del mondo, che mi hanno fatto del bene; ad essi la mia gratitudine; passano anche tante persone che ho incontrato nella miseria, nella sofferenza fisica o morale, nella guerra, nella umiliazione, che avrei dovuto aiutare di più e meglio: Signore abbi pietà di loro e di me”.

    E più avanti parla dei “poveri, ai quali – scrive – ho consacrato la vita”. Ecco il miracolo avvenuto nella vita di questo servo buono: si è lasciato contagiare dalla misericordia di Dio per diventare a sua volta segno e strumento della divina, umanissima misericordia per molti. Pensando a Mons. Sambi, missionario della misericordia divina e nunzio apostolico – tra diversi paesi – in Israele, torna alla mente un midrash della letteratura rabbinica.

    “Quando ero un ragazzino il signor Maestro stava insegnandomi a leggere. Una volta mi mostrò nel libro di preghiere due minuscole lettere, simili a due puntini quadrati. E mi disse: <<Vedi, Uri, queste due lettere, una accanto all’altra? E’ il monogramma del santo Nome di Dio; e, ovunque, nelle preghiere, scorgi insieme questi due puntini, devi pronunciare il santo Nome di Dio, anche se non è scritto per intero>>. Continuammo a leggere con il Maestro, finché non trovammo, alla fine di una frase, i due punti. Erano egualmente due puntini quadrati, solo non uno accanto all’altro, ma uno sopra l’altro. Pensai che si trattasse del monogramma di Dio, perciò pronunciai il suo santo Nome. Il Maestro disse però: <<No, no, Uri. Quel segno non indica il Nome di Dio. Solo là dove i puntini sono a fianco l’uno dell’altro, dove uno vede nell’altro un fratello o un compagno a lui uguale, solo là c’è il Nome di Dio. Ma dove i puntini sono uno sopra e l’altro sotto, là non c’è il Nome di Dio>>”.

    Dio non è là dove c’è dominio dell’uno sull’altro: là c’è solo paura. Dio è solo là dove uno vede nell’altro un fratello o un compagno a lui uguale, ne prova misericordia, e lo scioglie da ogni paura.


    2. La seconda parola scritta nell’antifona che ha fatto da base al canto di fede di Mons. Sambi, è proprio fede. Molti di noi possono testimoniare che quella di Sambi è stata una fede nuda, limpida, come la fiducia cieca di un bambino nell’amore della mamma. “Signore, mi affido alla tua infinita misericordia”. Questa fiducia tenera e intrepida si è tradotta in obbedienza, una obbedienza declinata giorno dopo giorno, con una prontezza agilissima ad ogni cenno del Papa, la cui volontà il Nunzio Sambi ha sempre fedelmente tradotta e interpretata come volontà di Dio. Mi confidava una delle ultime volte che ci siamo incontrati, quando sembrava profilarsi un nuovo incarico: “Io ho sempre detto di sì. Perché proprio ora dovrei dire di no?!”. Ma quante volte egli ha dovuto coniugare i sinonimi del verbo credere: fidarsi, obbedire, rischiare, andare dietro a Gesù, secondo la definizione di fede che propone il Vaticano II: fede è l’atteggiamento “con cui l’uomo si consegna a Dio liberamente e totalmente” (DV 5).

    La fede che ha infiammato il cuore di Pietro Sambi è stata di ottimo conio, della lega inossidabile della fede di Abramo e di Maria. Sì, credere è rispondere sempre come Abramo: “Esci dalla tua terra e va!”. E l’ultima parola di Maria al messaggio dell’angelo è la parola dell’ascolto obbediente: “Eccomi, sono la serva del Signore: avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38). Commentava Giovanni Paolo II nella Redemptoris Mater: “Nell’annunciazione… Maria si è abbandonata a Dio completamente… prestando il ‘pieno ossequio dell’intelletto e della volontà’ (DV 5)”. Ecco l’altro miracolo avvenuto nella storia di Mons. Sambi. E’ il miracolo della fede, per cui ora egli prega che avvenga anche per noi ogni giorno, fino all’ultimo giorno della nostra vita: credere. Credere è fidarsi e affidarsi. Credere è abbandonarsi. Se si riconosce che c’era qualcuno prima di noi, si riconosce anche l’amore e l’attenzione di chi ci ha fatto; allora si abbandona il proprio piccolo progetto e ci si lascia condurre.

    Ecco cosa è stato credere per Maria, come per Abramo e la sua discendenza: è stato “un atto tale che, per via di esso, uno viene a trovarsi completamente gettato in braccio all’infinito” (Kierkegaard). Ma qual è la condizione di possibilità per un atto tanto ardito e audace? E’ l’auto-negazione, il rinnegamento: “Chi vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso” (Mt 16,24). La TILC traduce: “smetta di pensare a se stesso”. Viene in mente il racconto della conversione di Francesco d’Assisi, il quale si convertì non nel senso che da pagano o da ateo divenne cristiano, ma nel senso – scrive testualmente Tommaso da Celano – che Francesco “smise di adorare se stesso”. L’idolo che deve essere rinnegato è il proprio io falso e malato, insaziabile, egoista; è l’ego autocentrato e ostinatamente autosufficiente, che sogna di autorealizzarsi, si illude di autofondarsi, presume di autosalvarsi.

    La conseguenza che s’impone è una sola: la gratuità. Se abbiamo ricevuto gratuitamente, gratuitamente siamo chiamati a dare (cfr Mt 10,8). Perché se tutto ci è stato donato, tutto deve essere ridonato. Davvero non possediamo se non ciò che diamo. Se mi è stato fatto il dono della vita e della fede è perché io diventi dono, ricordando sempre che non ho dato nulla finché non ho donato tutto. Se la tua esistenza si è lasciata trasfigurare dalla grazia del Signore – mi pare di sentire la voce di Mons. Sambi – non puoi trattenere per te la luce che viene dal suo volto, ma la lascerai passare perché illumini gli altri. “Guardate a lui, sarete raggianti”. Il Testamento si chiude con le parole del salmo 36: “Alla tua luce vediamo la luce”, a cui l’Arcivescovo si è ispirato per il motto del suo stemma episcopale.


    3. Una terza parola che riprendiamo dal Testamento è la parola missione. Mons. Pietro Sambi è stato un vero missionario, perché non ha vissuto la missione per iniziativa propria, o come un’autodestinazione. Il missionario non ha un suo progetto da realizzare, né una parola propria da dire. Non si è apostoli per decisione personale, ma per chiamata. E la chiamata chiede un grande amore: non si va in missione per interesse o per bisogno, ma per amore, e non primariamente per amore degli uomini, ma di Gesù Cristo. “Noi siamo vostri servitori per amore di Gesù Cristo” (2Cor 4,5).

    Se invece non credo sul serio nella provvidenza sapiente di Dio, allora vivrò sempre nella paura e non riuscirò mai a credere veramente che “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rm 8,29). Se non credo per davvero che l’amore di Dio è più forte della morte, al punto da ridare la vita al Figlio obbediente, allora non accetterò mai di morire ai miei progetti e cercherò di darmi vita da solo, facendomi signore di me stesso.

    E siamo all’ultima parola: lode. Abbiamo ascoltato: nel Testamento Mons. Sambi scrive: “Per tutta la vita, Signore, vorrei cantare la tua bontà”. ma questo canto di lode inizia per il cristiano già quaggiù, ed è il segno infallibile di una vita riconciliata, di un’esistenza intimamente appagata. Nelle parole appena citate del testamento mi pare di sentire l’eco di parole più grandi di me. come ad esempio quelle del vescovo Vincenzo Savio, deceduto prematuramente qualche anno fa, il quale alcuni giorni prima di morire ha scritto nel suo testamento: “Io sono senza misura contento di Dio. Una meraviglia! Una sorpresa continua, tale da poter dire a me, con convinzione, che in ogni istante la sua misura era piena e pigiata”. Essere contenti di Dio: è la spiritualità dell’alleluia, che a Teresa di Lisieux faceva esclamare, sul letto di morte, a 24 anni: “Oh, mio Dio, tu hai superato ogni mia attesa!”.

    E non sarà proprio l’alleluia il canto dei risorti? Ma intanto è anche il canto dei pellegrini. Come esortava Agostino: “O felice quell’alleluia cantato lassù! O alleluia di sicurezza e di pace! Là nessuno ci sarà nemico, là non perderemo nessun amico. Ivi risuoneranno le lodi di Dio. Certo risuonano anche ora qui. Qui però nell’ansia, mentre lassù nella tranquillità. Qui nella speranza, lassù nella realtà. Qui da esuli e pellegrini, lassù nella patria. Cantiamo da viandanti. Canta, ma cammina. Che significa camminare? Andare avanti nel bene, progredire nella santità. Canta e cammina”.

    Amen. Alleluia! Vieni Signore Gesù. Sono state le ultime parole di Mons. Sambi, rivolte al Signore dei suoi giorni. E le prime del Signore rivolte a lui non possono che essere state: “Vieni, servo buono e fedele: entra nella gioia del tuo Signore!”.

    Amen. Alleluia!

    Sogliano, 2 agosto 2011

    + Francesco Lambiasi


    fonte: Diocesi di Rimini
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  8. #28
    Saggio del Forum L'avatar di lucpip
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    Aspettiamo però a fare ragionamenti del genere: non possiamo escludere a priori che sia stato lo stesso Mons. Sambi a esprimere nel suo testamento la volontà di essere sepolto nel suo paese natale.
    come riportato nel post #27 la scelta del luogo di sepoltura deriva dalla volontà espressa da mons. Sambi.
    Ogni giorno che passa è un giorno in meno - COMING SOON!

  9. #29
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    Piccolo articolo del Card. O'Malley sull'Arcivescovo Sambi.
    http://www.cardinalseansblog.org/

  10. #30
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    Il Papa nomina mons. Bruno Musarò nuovo nunzio a Cuba



    Il Papa ha nominato nunzio apostolico a Cuba mons. Bruno Musarò, arcivescovo tit. di Abari, finora nunzio in Perú. Il presule, nato 63 anni fa ad Andrano, nell'arcidiocesi di Otranto, in Puglia, e ordinato sacerdote a 22 anni, è entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede nel 1977, lavorando nelle rappresentanze pontificie di Corea, Italia, Repubblica Centroafricana, Panama, Bangladesh e Spagna. Consacrato vescovo a 46 anni, è stato nominato nunzio apostolico a Panama, e poi in Madagascar, Mauritius e nelle Seychelles e delegato apostolico nelle Isole Comore e a La Réunion. Dal 2004 ha guidato la nunziatura in Guatemala e dal 2009 quella del Perù. Mons. Musarò succede all’arcivescovo Giovanni Angelo Becciu, nominato dal Papa, nel maggio scorso, nuovo sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato.


    fonte: Radio Vaticana
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