Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Anno della Fede (11 ottobre 2012 - 24 novembre 2013)

  1. #111
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    Il Papa alle benedettine: Maria, icona più espressiva della speranza cristiana

    Maria è la madre della speranza e da Lei nasce l’insegnamento a guardare al domani con speranza, e a non fermarsi all’oggi. E’ il messaggio che Papa Francesco ha consegnato nel pomeriggio alle monache benedettine camaldolesi all’Aventino, in occasione della sua visita al monastero di Sant’Antonio Abate, nella Giornata delle Claustrali, dedicata a tutte le comunità di clausura. Ad accoglierlo l’Abbadessa suor Michela Porcellato. Dopo la celebrazione dei vespri, il Papa ha avuto un colloquio privato con le monache. Servizio di Francesca Sabatinelli:

    Maria: icona più espressiva della speranza cristiana. Papa Francesco si rivolge alle camaldolesi, che lo accolgono nel loro monastero, celebrando la Madonna, Colei che ha conosciuto e amato Gesù come nessun’altra creatura, con il quale ha instaurato un legame di parentela ancora prima di darlo alla luce:

    Diventa discepola e madre del suo Figlio nel momento in cui accoglie le parole dell’Angelo e dice: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38). Questo “avvenga” non è solo accettazione, ma anche apertura fiduciosa al futuro: è speranza! Questo “avvenga” è speranza!

    Maria è la madre della speranza. Alle monache che lo ascoltano, e alla loro Abbadessa, il Papa ricorda tutti i sì della vita della Vergine, a partire da quello dell’annunciazione, che ne fanno appunto “l’icona più espressiva della speranza cristiana”:

    Maria non sapeva come potesse diventare madre, ma si è affidata totalmente al mistero che stava per compiersi, ed è diventata la donna dell’attesa e della speranza.

    Il Papa racconta la Maria a Betlemme per la nascita di Gesù, la Maria a Gerusalemme per la presentazione al tempio, la Maria consapevole di come la missione e l’identità di quel Figlio, divenuto Maestro e Messia, superino il suo essere madre e allo stesso tempo possano generare apprensione, così come le parole di Simeone e la sua profezia di dolore. “Eppure – ci dice il Papa – di fronte a tutte queste difficoltà e sorprese del progetto di Dio, la speranza della Vergine non vacilla mai!” :

    Questo ci dice che la speranza si nutre di ascolto, di contemplazione, di pazienza perché i tempi del Signore maturino.

    Anche nel momento in cui Maria diviene donna del dolore ai piedi della croce, la sua speranza non cede, ma la sorregge nella “vigilante attesa di un mistero, più grande del dolore che sta per compiersi”:

    Tutto sembra veramente finito; ogni speranza potrebbe dirsi spenta. Anche lei, in quel momento, avrebbe potuto dire, se avesse ricordato le promesse dell’Annunciazione: “Questo non è vero! Sono stata ingannata!”. E non lo ha fatto.

    Maria ha creduto, la sua fede le ha fatto aspettare con speranza il domani di Dio. Ciò che evidentemente, è la riflessione alla quale conducono le parole di Francesco, oggi l’uomo non riesce a fare:

    Tante volte io penso: “Noi sappiamo aspettare il domani di Dio o vogliamo l’oggi, l’oggi, l’oggi?”. Il domani di Dio è per lei l’alba di quel giorno, primo della settimana. Ci farà bene pensare, a noi, nella contemplazione, all’abbraccio del figlio con la madre

    In conclusione, guardando a quell’unica “lampada accesa al sepolcro di Gesù” che “è la speranza della madre” e in quel momento anche “la speranza dell’umanità”, il Papa domanda:

    … nei Monasteri è ancora accesa questa lampada? Nei monasteri si aspetta il domani di Dio?

    Maria è quindi la testimonianza solida di speranza, presente in ogni momento della storia della salvezza:

    Lei, madre di speranza, ci sostiene nei momenti di buio, di difficoltà, di sconforto, di apparente sconfitta, nelle vere sconfitte umane. Maria, speranza nostra, ci aiuti a fare della nostra vita un’offerta gradita al Padre celeste, un dono gioioso per i nostri fratelli, un atteggiamento sempre che guarda al domani.


    fonte: Radio Vaticana


    Qui il testo della meditazione del Santo Padre
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  2. #112
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    Sri Lanka: a Colombo si chiude l’Anno della Fede
    e si apre l’Anno Mariano diocesano






    Con una Messa solenne nella cattedrale di Santa Lucia a Colombo, i cattolici dello Sri Lanka si apprestano a celebrare la conclusione dell’Anno della Fede indetto da Benedetto XVI, ma anche a iniziare, il 30 novembre prossimo, l’Anno Mariano organizzato dall’arcidiocesi. “Maria è il migliore esempio possibile di come si vive una vita nelle fede”, ha detto l’arcivescovo della città, cardinale Malcolm Ranjith, spiegando come questo nuovo Anno dedicato a Maria sia il naturale prolungamento del precedente, in quanto proprio la Vergine, con il suo sì, ha consentito che il piano divino divenisse realtà. L’obiettivo principale dell’iniziativa è un vero rinnovamento spirituale, come ha illustrato il porporato ad AsiaNews: “Aumentare la consapevolezza dei singoli e delle famiglie sulla preghiera, in modo particolare sulla preghiera del Rosario e sui misteri dell’amore di Dio nei confronti dell’uomo”. In proposito l’arcivescovo ha scritto una lettera da inviare in tutte le parrocchie e perciò tradotta nelle tre lingue parlate nel Paese – singalese, tamil e inglese – in cui si annuncia anche l’organizzazione di un pellegrinaggio diocesano nel 2014, dal 14 al 17 maggio, mese mariano per eccellenza, al santuario di Madhu. (R.B.)


    Testo proveniente dalla pagina http://it.radiovaticana.va/news/2013...nno/it1-749276
    del sito Radio Vaticana


  3. #113
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    "Non dimenticate mai lo sguardo di Gesù, Lui è fedele e non vi tradirà": così Papa Francesco ai catecumeni nella Basilica Vaticana

    “Siete pronti a incamminarvi oggi per questa via, sotto la guida di Cristo?” E’ una delle domande previste dal rito di ammissione al catecumenato che Papa Francesco questo pomeriggio ha rivolto, all’ingresso della Basilica vaticana, a 35 candidati al ricevimento del sacramento del Battesimo. Una rappresentanza dei circa 500 catecumeni presenti all'incontro, appartenenti a 47 nazionalità diverse. In precedenza alcuni di essi avevano offerto la loro testimonianza di fede e di ricerca di Dio. Il servizio di Adriana Masotti:

    “Mi sono avvicinato alla Chiesa Cattolica due anni fa quando, all’università, ho conosciuto una ragazza che mi ha convinto ad andare ad ascoltare una catechesi… Incontro dopo incontro mi sono interessato sempre di più perché si davano risposte concrete a problemi veri”.

    “Sono nato e cresciuto in una famiglia dove non c’erano valori religiosi io ho sempre cercato di avvicinarmi, desideroso di ricevere il battesimo ed entrare nella Chiesa. Sto scoprendo la bellezza della fede cristiana cattolica e la bellezza della figura di Gesù”.

    “Venuta in Italia, ho cominciato a leggere la Bibbia. Nella fede ho trovato la pace, in Dio qualcuno che mi ascolta sempre, è paziente, sempre disponibile, non mi giudica”.

    “It is my great desire to become a Christian …”


    Alle testimonianze in italiano, inglese, spagnolo e francese è seguita quella di una coppia di catechisti/accompagnatori dei catecumeni della Diocesi di Albano Laziale, in provincia di Roma. Dopo l’accoglienza in Basilica dei 35 giovani in rappresentanza di tutti i presenti, la Liturgia della Parola e l’intervento di Papa Francesco.
    "Cari catecumeni, venite da molti Paesi diversi. Eppure, questa sera sentiamo di avere tra di noi tante cose in comune. Soprattutto ne abbiamo una: il desiderio di Dio", dice Papa Francesco dando inizio alla sua omelia. Un desiderio di cui sottolinea l’importanza: "se viene a mancare la sete del Dio vivente la fede rischia di diventare abitudinaria, rischia di spegnersi, come un fuoco che non viene ravvivato". E dal racconto del Vangelo letto poco prima che mostra Giovanni Battista che indica ai suoi discepoli Gesù come l’Agnello di Dio, sceglie tre momenti che, dice, richiamano l’esperienza del catecumenato. In primo luogo, l’ascolto:

    "Anche voi, cari catecumeni, avete ascoltato coloro che vi hanno parlato di Gesù e vi hanno proposto di seguirlo, diventando suoi discepoli per mezzo del Battesimo. Nel tumulto di tante voci che risuonano intorno a noi e dentro di noi, voi avete ascoltato e accolto la voce che vi indicava Gesù come l’unico che può dare senso pieno alla vostra vita”.

    Il secondo momento è l’incontro. Dopo aver incontrato il Maestro, i discepoli avvertono qualcosa di nuovo nel loro cuore: l’esigenza di trasmettere la loro gioia anche agli altri, affinché anch’essi lo possano incontrare. Ma Dio per primo viene verso ognuno di noi:

    “Lui ci precede e ci aspetta sempre. Non si allontana da noi, ma ha la pazienza di attendere il momento favorevole dell’incontro con ciascuno di noi. E quando avviene l’incontro, non è mai un incontro frettoloso, perché Dio desidera rimanere a lungo con noi per sostenerci, per consolarci, per donarci la sua gioia. Dio si affretta per incontrarci, mai ha fretta di lasciarci. Come noi aneliamo a Lui e lo desideriamo, così anche Lui ha desiderio di stare con noi, perché noi apparteniamo a Lui, siamo “cosa” sua, siamo le sue creature. Anche Lui, possiamo dire, ha sete di noi, di incontrarci. Il nostro Dio è assetato di noi.”

    La terza indicazione offerta dal Vangelo è il camminare. I due discepoli camminano verso Gesù e poi fanno un tratto di strada con Lui.

    “E’ un insegnamento importante per tutti noi. La fede è un cammino con Gesù: ricordate sempre questo. La fede è camminare con Gesù. E un cammino che dura tutta la vita. Alla fine ci sarà. Certo, in alcuni momenti di questo cammino ci sentiamo stanchi e confusi. La fede però ci dà la certezza della presenza costante di Gesù in ogni situazione, anche la più dolorosa o difficile da capire. Siamo chiamati a camminare per entrare sempre di più dentro al mistero dell’amore di Dio, che ci sovrasta e ci permette di vivere con serenità e speranza”.

    Cari catecumeni, oggi voi iniziate il cammino del catecumenato, conclude il Papa, Vi auguro di percorrerlo con gioia e a ricordare sempre il giorno, l’ora in cui per la prima volta avete sentito il suo sguardo su di voi.

    “Non dimenticare mai questo sguardo di Gesù su te, su te, su te … Non dimenticare mai questo sguardo! E’ uno sguardo d’amore. E così sarete sempre certi dell’amore fedele del Signore. Lui è fedele. E siate certi: Lui non vi tradirà mai!”

    Al termine del rito un ultimo invito e un incoraggiamento:

    “E ora, andate in pace, ma con molta pace. Anche vi dico: andate pieni di gioia, perché il Signore vi ha guardato, il Signore vi ama, il Signore è in cammino con voi”.


    fonte: Radio Vaticana


    Qui il testo completo dell'omelia del Santo Padre
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  4. #114
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    Qui il testo dell'Omelia del Santo Padre durante la S. Messa a conclusione dell'Anno della Fede

  5. #115
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    Gratitudine del Papa agli organizzatori dell'Anno della Fede. Mons. Fisichella: dodici mesi di grazia

    "Non voglio finire senza un pensiero a tutti quelli che hanno lavorato per portare avanti quest’Anno della fede. Mons. Rino Fisichella, che ha guidato questo cammino, lo ringrazio tanto, di cuore, a lui e a tutti i suoi collaboratori: grazie tante!" Con queste parole, pronunciate oggi all'Angelus, Papa Francesco ha voluto esprimere la sua gratitudine al massimo responsabile del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, il dicastero che più di altri si è speso nell'organizzazione degli eventi dell'Anno della Fede. Per un bilancio di questi dodici mesi, Sergio Centofanti ha sentito lo stesso mons. Rino Fisichella:

    R. – E’ stata, direi, innanzitutto un’esperienza di grazia che abbiamo ricevuto. La fede, intanto, è Dio che ci viene incontro e chiede la nostra risposta. Penso che quest’anno abbia mostrato che c’è stata una grande risposta positiva, entusiasta e carica di significato, che è stata data a questo momento. Noi, normalmente, siamo abituati a sottolineare gli aspetti più negativi, gli aspetti della crisi. Non che non ci sia una crisi di fede: c’è ed è anche profonda. Però, quest’anno ci ha fatto anche comprendere e ci ha reso visibile che insieme ad essa c’è ugualmente tanto entusiasmo, tanto desiderio di riprendere il cammino che il Signore ci ha affidato.

    D. – E’ stato un anno particolare, anche perché è stato aperto da Benedetto XVI e chiuso da Papa Francesco …

    R. – Sì: certamente è stato pensato e voluto da Papa Benedetto che, con la sua Lettera “Porta fidei” ci diceva che l’incontro con il Signore è un cammino, è una porta sempre aperta. Papa Francesco ci ha detto che questa porta dev’essere anche varcata. Io penso che il cammino tra Papa Francesco, che lo ha segnato con la sua testimonianza, e Papa Benedetto che lo ha desiderato, in quest’Anno della Fede sia proprio questo: la dimensione, cioè, di un coraggio nel non venire meno nella fede.

    D. – Papa Francesco sta chiedendo una Chiesa più accogliente, una Chiesa con le porte aperte. In questo senso, sta scuotendo noi cristiani e sta avvicinando tanti cosiddetti lontani…

    R. – Questa è la testimonianza che ci sta dando e che provocherà ancora di più la riflessione e l’azione pastorale con la Lettera apostolica “Evangelii gaudium” che consegnerà in rappresentanza ad alcune categorie di persone: da un vescovo fino ai ragazzi che hanno ricevuto la Cresima. Devo dire che non solo il Papa ci dice che dobbiamo attraversare quella porta, ma ci dice che dobbiamo anche fattivamente, concretamente, andare incontro agli altri. Papa Francesco ci richiama alla cultura dell’incontro: io credo che questo sia molto importante.

    D. – E questo cambierà anche l’atteggiamento di noi cristiani …

    R. – Ma, credo che questo debba provocare ancora di più noi credenti. La nostra storia – dobbiamo essere anche sinceri, in questo – è la storia di venti secoli di un annuncio e anche di una prassi permanente dell’avere riconosciuto l’apporto che noi potevamo dare a questo mondo. Lo abbiamo fatto con le nostre contraddizioni, ma lo abbiamo fatto anche con tanti segni che esprimono la santità della Chiesa e la sua azione di carità, di vero amore e anche di solidarietà. La storia dei Santi, dopotutto, ma non solo la storia dei Santi: forse quella dei Santi emerge di più perché vengono ricordati nel corso dei secoli e sono stati in tanti momenti una vera rivoluzione culturale; ma la storia di tanti cristiani il cui nome è conosciuto soltanto da Dio, è quella di un impegno quotidiano a favore dei più poveri, a favore degli emarginati, dei sofferenti … Quindi, una testimonianza di fede genuina.

    D. – Le rimane qualche immagine di quest’Anno, che magari i mass media non hanno sottolineato?

    R. – Mi rimangono veramente tante immagini che mi fanno commuovere realmente. L’immagine che personalmente porto nel cuore è quella che per un’ora, il giorno del Corpus Domini, in tutti i continenti, in tutti i luoghi il Cristo è stato davvero il cuore del mondo, quando c’è stato il sincronizzarsi sull’ora di Roma, dalle 17 alle 18, con l’adorazione dell’Eucaristia. L’Eucaristia, per noi cristiani, è il fondamento della fede, è il cuore dell’evangelizzazione, è – direi così – la provocazione prima e ultima, perché parte da lì e ritorna di nuovo lì per annunciare che abbiamo incontrato Gesù Cristo: lì lo avevamo davanti, lì la fede significava tenere fissi i nostri occhi sul Suo Volto, benché nascosto nella specie eucaristica; lì noi abbiamo scoperto che da qualsiasi parte del mondo, possiamo essere distanti nel tempo e nello spazio, ma c’è stato un momento in cui eravamo tutti uniti. Perché Cristo ci teneva uniti, perché la contemplazione, l’adorazione del suo Volto ci teneva uniti!


    fonte: Radio Vaticana
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  6. #116
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    Papa Francesco: i cristiani portino amore e speranza ai tanti poveri di fede

    La fede è “il cardine” dell’esperienza di un cristiano, che è chiamato a testimoniarla verso chiunque non abbia ricevuto questo dono e abbia bisogno di speranza. È l’esortazione che Papa Francesco ha rivolto questa mattina in udienza ai circa 300 volontari che hanno prestato servizio durante l’Anno della fede, terminato ieri. Soprattutto nella sofferenza, ha detto il Papa, un cristiano dà prova di fede “lasciandosi prendere in braccio da Dio”. Il servizio di Alessandro De Carolis:

    In un’epoca in cui la parola povertà evoca scenari di crisi e miserie diffuse e spesso laceranti, Papa Francesco fa emergere dall’angolo quella che, soprattutto in un’ottica cristiana, è la povertà delle povertà, quella della fede. Davanti a lui, sotto gli affreschi della Sala Clementina, sono seduti i volontari che hanno collaborato col dicastero della Nuova Evangelizzazione negli eventi dell’Anno della fede. “Prezioso servizio”, lo definisce il Papa, e generoso che, a voi prima di tutto – sottolinea – ha insegnato ad aprirvi all’incontro con gli altri, specie ai “poveri di fede e di speranza”:

    “Questo è importante, direi essenziale! Soprattutto aprirsi a quanti sono più poveri di fede e di speranza nella loro vita. Parliamo tanto di povertà, ma non sempre pensiamo ai poveri di fede: ce ne sono tanti… Sono tante le persone che hanno bisogno di un gesto umano, di un sorriso, di una parola vera, di una testimonianza attraverso la quale cogliere la vicinanza di Gesù Cristo. Non manchi a nessuno questo segno di amore e di tenerezza che nasce dalla fede”.

    “Insieme – riconosce poco prima Papa Francesco – dobbiamo veramente lodare il Signore per l’intensità spirituale e l’ardore apostolico suscitati da tante iniziative pastorali promosse in questi mesi, a Roma e in ogni parte del mondo”. Noi, prosegue, “siamo testimoni che la fede in Cristo è capace di scaldare i cuori, diventando realmente la forza motrice della nuova evangelizzazione”. E oggi più che mai “c’è bisogno di comunità cristiane impegnate per un apostolato coraggioso, che raggiunga le persone nei loro ambienti, anche in quelli più difficili”, testimoniando la fede in Gesù:

    “Essa è la vena inesauribile di tutto il nostro agire, in famiglia, al lavoro, in parrocchia, con gli amici, nei vari ambienti sociali. E questa fede salda, genuina, si vede specialmente nei momenti di difficoltà e di prova: allora il cristiano si lascia prendere in braccio da Dio, e si stringe a Lui, con la sicurezza di affidarsi ad un amore forte come roccia indistruttibile. Proprio nelle situazioni di sofferenza, se ci abbandoniamo a Dio con umiltà, noi possiamo dare una buona testimonianza”.


    fonte: Radio Vaticana


    Qui il testo completo del discorso del Santo Padre
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  7. #117
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    Finito l’Anno della Fede, dobbiamo ringraziare
    oltre che Dio anche Benedetto XVI






    L’Anno della Fede si è concluso ed è un motivo di ringraziamento, oltre che a Dio, a Benedetto XVI.
    Tutta la vita di Ratzinger è stata come una freccia diretta a un unico bersaglio: illustrare la fede all’uomo contemporaneo, soprattutto occidentale, gravato da pregiudizi e ideologie. Di fronte alle argomentazioni e agli approfondimenti del teologo bavarese sono cadute tante prese di posizione che si opponevano alla fede.
    La tradizione culturale europea, nata da radici e princìpi cristiani, a poco a poco è passata a un atteggiamento critico verso la fede.
    Dal rispetto della persona si è passati all’individualismo, dalla valorizzazione della ragione al razionalismo negatore della Rivelazione, dalla cultura della scienza al culto della scienza che non riconosce Dio, e così via.
    Joseph Ratzinger con garbo, pazienza e una lucidità senza pari ha smontato una per una le ragioni senza ragione che si opponevano all’accettazione semplice del Vangelo. Prima come teologo e poi come Papa ci ha dato testi preziosi che ci hanno aiutato a vivere la fede con consapevolezza.
    Come ultimo episodio va ricordata la pacata risposta a Odifreddi, pubblicata recentemente da Mondadori, in cui con deliziosa cortesia smonta le critiche mosse al libro più conosciuto di Ratzinger, Introduzione al cristianesimo.
    È stato l’anno in cui Benedetto ha ceduto il passo a Francesco con un’umiltà e una saggezza esemplari. Si è concluso un anno non solo della fede ma della riconoscenza al Signore per tutti questi doni.

    http://www.tempi.it/blog/finito-l-an...i#.Upm_eid35mo


  8. #118
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    L’Anno della Fede in parole e immagini
    La Lev pubblica un volume del Pontificio Consiglio per la Promozione della nuova Evangelizzazione che racconta «la ricchezza del cammino compiuto»


    Redazione
    Roma


    Una pagina di storia della Chiesa contenuta in un libro: esce oggi, pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana, il volume «Anno della Fede. Parole e immagini», a cura del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione.

    In quest’opera di grande formato e ricca di immagini “si è cercato di raccogliere, per quanto possibile, la ricchezza del cammino compiuto nell’Anno della fede così come è stato vissuto a Roma” spiega nell’introduzione l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Dicastero vaticano per la Nuova Evangelizzazione, che ha curato l’organizzazione di questo speciale Anno indetto da Benedetto XVI e concluso da Papa Francesco, che si è svolto tra l’11 ottobre del 2012 e il 24 novembre del 2013. “Sono stati momenti intensi di preghiera, di catechesi, di incontro gioioso e di festa che hanno coinvolto più di otto milioni di fedeli” ha proseguito il presule, per poi concludere: “L’Anno della fede ha permesso di far riscoprire che il mondo ha ancora bisogno del Vangelo e di testimoni credibili che lo rendano visibile con la gioia della loro vita”.

    Nel libro si riflette sulla preghiera del Credo e sull’indulgenza plenaria per l’Anno della fede concessa in varie occasioni; vengono illustrati il logo e l’inno dell’Anno, le statistiche riguardanti il sito web e i social network che ne hanno accompagnato lo svolgimento. Ma il cammino parte da più lontano, cioè dall’Anno della fede indetto da Paolo VI poco tempo dopo la conclusione del Concilio Ecumenico Vaticano II e che si è svolto a cavallo degli anni 1967 e 1968.

    Il volume ripercorre quindi i grandi eventi che hanno caratterizzato questo speciale Anno, a partire dal suo inizio, l’11 ottobre 2012, cinquant’anni dopo l’apertura del Concilio Vaticano II. “L’Anno della fede che oggi inauguriamo – affermò Benedetto XVI nella sua omelia – è legato coerentemente a tutto il cammino della Chiesa negli ultimi 50 anni: dal Concilio, attraverso il Magistero del Servo di Dio Paolo VI, il quale indisse un ‘Anno della fede’ nel 1967, fino al Grande Giubileo del 2000, con il quale il Beato Giovanni Paolo II ha riproposto all’intera umanità Gesù Cristo quale unico Salvatore, ieri, oggi e sempre”. Segue la canonizzazione dei martiri e confessori della fede in Piazza San Pietro il 21 ottobre 2012, poi la celebrazione ecumenica nella Basilica di San Paolo fuori le mura il 25 gennaio 2013 e la giornata della vita consacrata il successivo 2 febbraio. Nel cammino dell’Anno della fede si innesta anche il cambio di pontificato, dopo la rinuncia di Benedetto XVI l’11 febbraio 2013 e il Conclave che ha portato all’elezione di Francesco il 13 marzo.

    Il primo evento dell’Anno della fede presieduto dal nuovo Pontefice è l’amministrazione delle cresime il 28 aprile. Seguiranno le Giornate delle confraternite (3-5 maggio), dei movimenti, delle nuove comunità, delle associazioni e delle aggregazioni laicali (18-19 maggio), l’adorazione eucaristica in contemporanea mondiale (2 giugno), la giornata dell’Evangelium vitae (15-16 giugno), quella dei seminaristi, novizi, novizie e di quanti sono in cammino vocazionale (4-7 luglio), la Giornata mondiale della gioventù a Rio de Janeiro (23-28 luglio), quella dei catechisti (26-29 settembre), la giornata mariana (12-13 ottobre), la giornata della famiglia (26-27 ottobre), quella per la vita contemplativa (21 novembre) e infine l’incontro con i catecumeni a conclusione dell’Anno della fede (23 novembre). L’Anno si è chiuso con una solenne celebrazione eucaristica in Piazza San Pietro il 24 novembre.

    Le Giornate si sono generalmente svolte secondo un comune schema celebrativo, centrato su quattro momenti principali: il pellegrinaggio alla Tomba di Pietro, la catechesi sul tema specifico della Giornata, il tempo dedicato alla riconciliazione e all’Adorazione eucaristica. Infine, la domenica, la Santa Messa presieduta dal Papa. Grazie ai testi che introducono ogni sezione del volume e alla raccolta degli interventi di Papa Benedetto XVI e di Papa Francesco, uniti a un’amplissima selezione di fotografie dei diversi momenti che hanno scandito l’Anno della fede, quest’opera si caratterizza come una preziosa testimonianza documentale di una iniziativa definita “provvidenziale” da Papa Bergoglio, nell’omelia della solennità di Cristo Re, il 24 novembre 2013. Un Anno, ha aggiunto Francesco, che “ci ha offerto l’opportunità di riscoprire la bellezza di quel cammino di fede che ha avuto inizio nel giorno del nostro Battesimo, che ci ha resi figli di Dio e fratelli nella Chiesa. Un cammino che ha come meta finale l’incontro pieno con Dio, e durante il quale lo Spirito Santo ci purifica, ci eleva, ci santifica, per farci entrare nella felicità a cui anela il nostro cuore”.


    fonte: Vatican Insider
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