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Discussione: Beato Nicolò Rusca, Arciprete di Sondrio, Martire

  1. #21
    Saggio del Forum L'avatar di lucpip
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    La prima e fondamentale biografia di Nicolò Rusca, Nicolai Ruscae S. T. D. Sundrii in Valle Tellina archipresbyteri, anno MDCXVIII Tuscianae in Rhetia ab haereticis necati, vita et mors, fu edita nel 1621 da Giovanni Battista Baiacca, comasco, dottore in diritto canonico e civile, segretario del nunzio presso gli Svizzeri Lodovico Sarego.
    Baiacca non solo conobbe l'arciprete di Sondrio, ma anche - attraverso il vescovo Sarego - poté attingere a informazioni e documenti di prima mano. L’autore appare continuamente assistito da spirito critico, mediante il quale raccoglie le varie opinioni vagliandone attentamente la veridicità e procedendo alla ricostruzione motivata dei fatti. Lo stile sobrio e conciso, alieno da ogni enfasi e polemica, rimarca ulteriormente il rigore di questo resoconto.
    Il testo fu tradotto in italiano una prima volta nel 1826, successivamente nel 1939 a cura del prof. Albino Garzetti: Vita e morte di Nicolò Rusca (testo allegato).

    http://www.diocesidicomo.it/pls/como...0Rusca%201.pdf

    http://www.diocesidicomo.it/pls/como...0Rusca%202.pdf

    http://www.diocesidicomo.it/pls/como...0Rusca%203.pdf

    Fonte: http://www.diocesidicomo.it/pls/como...d_pagina=32716
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  2. #22
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    Il martire Nicolò Rusca viene beatificato domenica a Sondrio

    Fedele alla missione

    Nicolò Rusca — il sacerdote che sarà beatificato domenica 21 aprile a Sondrio dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, a nome di Papa Francesco — nei suoi 31 anni di sacerdozio (1587-1618), di cui due (1588-90) vissuti come parroco a Sessa-Monteggio (Canton Ticino) e 29 come arciprete a Sondrio (1591 con l’ingresso ufficiale nel 1618), ha mirabilmente impersonato in se stesso il tipo ideale di pastore d’anime evangelico (Giovanni 10, 11-18) delineato pochi anni prima dal Concilio di Trento (1545-1563) e riaffermato dal Vaticano II.

    Sono tre gli aspetti fondamentali dello zelante pastore d’anime, quale è stato l’arciprete Nicolò Rusca. In primo luogo, la sua solida preparazione culturale e teologica al sacerdozio. In secondo luogo, l’esemplarità affascinante di una vita santa. Infine, l’instancabile zelo pastorale. È questa la dimensione meglio evidenziata e più impressionante che la prova documentale e testimoniale ci ha tramandato del Rusca e da porsi accanto a quella della sua morte martiriale.

    Gli anni 1608 e 1609 per il Rusca sono stati anni di avversità e di persecuzione, durante i quali ha subito due processi, ha sperimentato la prigione, la fuga, la contumacia e il pagamento della multa: tutti eventi che lo hanno convinto di avere come nemici dei riformatori: settari, perché in tali processi è stato poi riconosciuto innocente; violenti, perché si trattava di giovani calvinisti radicali e aggressivi; determinati ad «attuare lo sterminio della fede cattolica» anche nella Valtellina. E il bersaglio privilegiato dei predicatori calvinisti non poteva non essere, soprattutto, l’arciprete di Sondrio; il quale non poteva non rendersi conto che presto o tardi la persecuzione per lui poteva pervenire al martirio. Ma nonostante questa prospettiva ha continuato la sua missione di pastore zelante, di difensore professante la fede cattolica, anche con delle celebri dispute. Per i calvinisti suoi nemici, costui era il “grande diavolo”; il ministro della nuova Babilonia, la Roma papista! Irritò e mobilitò contro di lui i calvinisti soprattutto la sua ferma ed operosa opposizione alla creazione in Sondrio di un collegio riformato, aperto alla gioventù cattolica, finalizzato, al di là delle apparenze, a diffondere in Valtellina le tesi protestanti e ad essere un focolaio di eresie. L’altolà che egli oppose e il conseguente fallimento del collegio, perché non frequentato dalla gioventù cattolica, obbediente al suo amato pastore, segnò per lui l’inizio della resa dei conti fino al martirio.

    PIETRO RIVA, POSTULATORE



    fonte: L’Osservatore Romano
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  3. #23
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    Beatificazione di don Nicolò Rusca. Il card. Amato: fama del suo martirio mai spento nel cuore dei fedeli

    A Sondrio, cerimonia di Beatificazione, ieri pomeriggio, di don Nicolò Rusca, che nella città della Valtellina fu arciprete dal 1590 al 1618. A rappresentare alla celebrazione il Santo Padre, che ieri al Regina Coeli ha ricordato il sacerdote lodando il Signore per la sua testimonianza, il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Allievo di San Carlo Borromeo al Collegio Elvetico di Milano, Nicolò Rusca fu imprigionato torturato e ucciso in odio alla fede cattolica nel 1618. Il servizio di Davide Maggiore:

    Un “pastore buono”, che aveva come prima preoccupazione le anime a lui affidate: così le testimonianze dell’epoca descrivono don Nicolò, che come la figura del Vangelo non esitò a dare la vita per il suo gregge. “La fama del suo martirio - spiega il cardinale Amato - non si è mai spenta nel cuore dei fedeli”, anche a distanza di quattro secoli:

    “La santità al pari di una gemma preziosa non perde mai il suo valore, perché non è legata al fluire del tempo. Essa è uno squarcio di paradiso, che, irrompendo nelle torbide vicende umane, ne rivela il significato e il valore alla luce della fede e dell'eterna verità di Dio”.

    L’intera vita dell’arciprete Rusca, anche nelle difficoltà che si trovò ad attraversare, fu testimonianza della sua fedeltà a Cristo. Ne furono esempi la predicazione, il rinnovamento di molti luoghi sacri e l’istituzione di confraternite, tra cui quella del Santissimo Sacramento. Lo studio, in cui si impegnò per tutta la vita, fu parte integrante di questo sforzo, in un’epoca in cui la Valtellina era attraversata da turbolenze che coinvolgevano cattolici ed evangelici. Questo fu il contesto in cui Nicolò Rusca trovò la morte, ma nell’onorarlo spiega il cardinale Amato, “non si tratta di cercare rivincite”, ma di fare “un’opera positiva di memoria misericordiosa”:

    “Si tratta di proclamare l'innocenza di un giusto e di ricavare insegnamenti validi di riconciliazione, di rispetto, di fraternità, di amicizia e anche di testimonianza e di collaborazione nell'annuncio del Vangelo oggi. Si tratta di abbattere il muro della reciproca diffidenza per far posto alla casa comune dell'unica famiglia di Dio”.

    Nicolò Rusca difese con fermezza la fede cattolica, ma raccomandò sempre di agire “con carità” verso i fedeli evangelici, insegnando, come ricordano i contemporanei, a non cercare nel confronto la gloria personale, ma la salvezza delle anime.


    fonte: Radio Vaticana
    Oboedientia et Pax

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