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Discussione: Cronache dall'Arcidiocesi di Torino - 2012

  1. #221
    Cronista di CR L'avatar di PaoVac
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    Famiglia, cuore del Natale
    Nella lettera dell’Arcivescovo parole di speranza e incoraggiamento per i tanti nuclei in difficoltà economiche e non solo

    Sono le famiglie, tutte le famiglie, le destinatarie della «lettera di Natale» che l’Arcivescovo, anche quest’anno, ha voluto scrivere e che viene distribuita durante l’Avvento in tutte le parrocchie (in allegato il testo della lettera).

    Una lettera che fin dal titolo «Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio», centra l’attenzione sul complesso rapporto tra genitori e figli e sull’impegno educativo che caratterizza la vita di ogni famiglia.

    Il primo tema affrontato è quello del «dono» «vi sono testimone con tutta la comunità cristiana – scrive Mons. Nosiglia - che il Natale è una buona notizia per ogni famiglia, nessuna esclusa: per chi è stato allietato dal dono di figli; per le coppie che, pur avendoli desiderati, non ne hanno avuti; per quelle famiglie che si sono aperte all’accoglienza di un ‘figlio’ in affidamento o in adozione».

    Ogni figlio, in ogni situazione è quindi un dono «non qualcosa che dipende da noi, ma qualcosa che ci raggiunge immeritatamente, nel segno della gratuità»
    Un dono, continua l’Arcivescovo, che impegna ad una responsabilità grande. «Solo una società a misura di bambini – si legge - è davvero a misura di tutti. Ma la tutela sul figlio non può limitarsi a garantirgli ciò che materialmente lo farà crescere. Il suo potenziale di intelligenza, di affettività, di spiritualità, richiede altrettanta e forse più responsabilità da parte di noi adulti. Che sarà mai questo bambino, se lo si priverà del cibo dell’anima? Parlargli del Signore Gesù, raccontargli le storie bibliche, insegnargli a pregare... Non si tratta di cose del passato, riservate ai nonni (benedetti e preziosi); sono esperienze che, attraverso i figli, i genitori possono imparare a vivere e a gustare per la loro fede di adulti».

    Proseguendo la riflessione Mons. Nosiglia non dimentica le fatiche e le difficoltà che spesso segnano la vita familiare e il rapporto tra genitori e figli ed indica come elemento essenziale per affrontarle la fiducia in Dio «Fare il genitore – il mestiere più difficile che ci sia – comporta tante notti sottratte al sonno, quando i figli sono piccoli per un motivo e quando sono grandi per un altro. Il dono della fede non risparmia queste apprensioni, che possono trasformarsi in vere e proprie angosce, ma le vive consegnandole a Chi tiene tutti nel palmo delle sue mani».

    Il dono della fede è quindi centrale nella vita della famiglia ed è compito proprio dei genitori quello di trasmetterla ai figli «Educare nella fede – scrive Mons. Nosiglia - significa accompagnare i figli a scoprire la viva presenza di Gesù, testimoniare nella propria casa la sua Parola. Ogni papà e mamma sono in grado di farlo, perché il Signore dà ad essi la grazia e suggerisce le parole adatte per svolgere questo servizio.

    Nessuno può supplire a questa responsabilità, fondata su un dono particolare, né i genitori possono delegarla. Quello che in casa si trasmette non è infatti
    premessa o supplenza di ciò che altri potranno fare meglio in seguito. L’autorevolezza dell’annuncio di fede che un genitore convinto del suo compito manifesta nel parlare di Gesù ai figli porta un frutto che va oltre l’età evolutiva e rimane anche nei figli adulti».

    Se la responsabilità è prima di tutto della famiglia è vero che la comunità cristiana non rimane indifferente «la famiglia non può e non deve sentirsi sola nell’educare – si legge nella lettera - le famiglie tra loro sono chiamate a stringere alleanze educative, uscendo dall’isolamento che le confina nella propria casa e rende a volte insopportabili i pesi da portare e i problemi sempre più grandi da affrontare.

    La comunità cristiana, famiglia di famiglie, non vuole sostituirsi a voi cari genitori, né chiamarvi in causa in modo strumentale, quando si tratta dei sacramenti dei figli. Vi si affianca come compagna di strada, testimone della presenza di Gesù Cristo nel vostro cammino, pronta non a colpevolizzarvi ma ad annunciarvi speranza».
    Il tema della speranza accompagna la parte finale della lettera in cui l’arcivescovo si rivolge direttamente a quanti fanno più fatica offrendo a ciascuno speranza ed incoraggiamento.

    In appendice alla lettera ci sono alcune preghiere e formule di benedizione che si possono utilizzare in famiglia ed in particolare la preghiera davanti al presepe e la benedizione dei figli nel giorno del loro compleanno.

    (Sintesi tratta da «La Voce del Popolo» del 16 dicembre 2012)


    Copie della Lettera sono disponibili presso il centralino della Curia, in via Valdellatorre 3, e si possono ritirare, a offerta libera, dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 16.

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    Quid quaeritis viventem cum mortuis? (Lc 24, 5)

  2. #222
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    Citazione Originariamente Scritto da PaoVac Visualizza Messaggio
    Preghiera di Natale con l'Arcivescovo per il mondo imprenditoriale, sindacale e i lavoratori
    Appuntamento mercoledì 12 dicembre alle 21 presso la parrocchia «Gesù Redentore»


    In allegato l'omelia dell'Arcivescovo.

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    Quid quaeritis viventem cum mortuis? (Lc 24, 5)

  3. #223
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    Giornata del Seminario: il messaggio dell'Arcivescovo alle Comunità diocesane
    Domenica 9 dicembre la celebrazione annuale

    Cari sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose e care famiglie e fedeli dell’Arcidiocesi di Torino,

    vi invito a celebrare come ogni anno la giornata del Seminario in programma il 9 dicembre. Sia per tutti occasione speciale per rinnovare un sentimento di profonda gratitudine al Signore che attraverso il ministero sacerdotale arricchisce la Chiesa di grazie e doni spirituali che esprimono la Sua cura e vicinanza verso ogni creatura.

    Lo slogan che accompagna la giornata è tratto da un discorso del Beato Giovanni XXIII, che quest’anno ricordiamo con particolare affetto nel cinquantesimo dall’indizione del Concilio Vaticano II. Esso recita: «La vita è il compimento di un sogno di giovinezza». Queste parole stampate sul manifesto che ritrae i dieci giovani che verranno ordinati presbiteri nei prossimi mesi sono motivo di ispirazione per tutto il popolo di Dio. Davvero il Padre vuole portare a compimento la sua opera in noi, dialogando con i desideri più intimi dei nostri cuori, penetrando nelle povertà e nelle fatiche che ci feriscono, coinvolgendoci nel cammino che il Signore Gesù ha voluto percorrere con noi.
    I giovani dei nostri seminari hanno creduto alle promesse di Dio perché ne hanno fatto esperienza in famiglia, nelle parrocchie di appartenenza, nelle associazioni e nei movimenti da cui provengono.

    Non si sono lasciati bloccare dai fenomeni di crisi e di incertezza che fanno da sottotitolo ai nostri tempi, ma hanno ascoltato e riconosciuto la presenza di Dio che abita e ama questo mondo senza mai venir meno. I giovani sono fisiologicamente orientati verso qualcosa di grande e quando tale ricerca conduce all’incontro con Dio essi scoprono di poter investire le energie più genuine in Lui, servendolo negli altri. Credo che le nostre comunità debbano essere animate da una profonda passione educativa per accogliere i sogni dei giovani e offrire loro proposte che li radichino umanamente e spiritualmente a Cristo e al suo Vangelo.

    Ma anche noi adulti possiamo apprendere e ricevere molto dai giovani nella misura in cui essi ci ricordano le motivazioni da cui siamo partiti nell’assumerci il compito della vita e la determinazione a donarla con generosità. È Dio che chiama, ma solo nella chiesa può essere ascoltata l’eco della sua voce attraverso la fedeltà e l’impegno con i quali noi adulti tentiamo di rispondere ai suoi doni. Per questo vorrei incoraggiarvi ad accompagnare i ragazzi offrendo loro tempi e spazi per accogliere le domande di senso da cui si sentono interpellati.

    Proprio a voi, cari giovani, mi rivolgo con particolare amicizia perché la vostra è l’età delle scommesse. Non permettete che alcuno vi rubi i vostri sogni. Non lasciatevi impressionare né dalle difficoltà esterne né dai vostri limiti, ma affidatevi al Vangelo e alla misericordia di Dio. In questo anno della fede e camminando insieme nel Sinodo, lasciate che Cristo vi contagi con la sua amicizia per ciascuno di voi. Sono convinto che la sua passione d’amore per Dio e per gli uomini dialoghi con le aspirazioni più sincere che avete nel cuore. Vi faccio una proposta cui tengo molto: scegliete un padre spirituale con cui condividere il vostro cammino. Egli potrà aiutarvi a scoprire e rispondere alla chiamata di Dio.

    Vi invito inoltre a frequentare la casa di Viale Thovez e le iniziative di spiritualità e fraternità che sono proposte: molte persone negli ultimi anni hanno partecipato ai ritiri e alle settimane comunitarie, unendosi al ritmo di vita dei giovani che nell’Anno Propedeutico compiono un itinerario di discernimento vocazionale. Abbiate fiducia in Dio e anche in voi stessi: c’è un sì a cui il Signore vi chiama.

    Mentre ringrazio i superiori, i sacerdoti e le famiglie che hanno a cuore il futuro dei nostri seminaristi, invito le comunità cristiane a sostenere in ogni modo il seminario, anche economicamente, mostrando così quanto sia presente e attiva la loro partecipazione alla vita quotidiana del seminario. La preghiera e l’affetto con cui ci facciamo vicini ai futuri presbiteri è un segno importante di comunione e vitalità della nostra Chiesa di Torino.
    Mons. Cesare NOSIGLIA
    Arcivescovo

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    Quid quaeritis viventem cum mortuis? (Lc 24, 5)

  4. #224
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    Nomine e trasferimenti (12 dicembre 2012)

    Nomine
    Don Mieczyslaw Olowski, parroco di Borgaretto in Beinasco, è stato anche nominato amministratore parrocchiale e legale rappresentante della parrocchia di Stupinigi in Nichelino; sostituisce don Mario Taverna;
    don Andrea Zani parroco della parrocchia S. Bernardo Abate in Rivoli, è stato anche nominato assistente ecclesiastico della zona Rivoli dell’Agesci; sostituisce don Domenico Mitolo.


    Adorazione per le vocazioni
    Venerdì 14 dicembre, dalle 21, preceduta dalla celebrazione eucaristica, avrà luogo, nella Chiesa di Santa Maria, in Torino, via Santa Maria, la ormai consueta veglia mensile di adorazione notturna in preghiera per le vocazioni sacerdotali, diaconali e religiose.

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    Quid quaeritis viventem cum mortuis? (Lc 24, 5)

  5. #225
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    «Più le tenebre sono fitte più il giorno si avvicina»
    Messaggio di Natale di Mons. Cesare Nosiglia



    Di seguito il testo integrale dell'Arcivescovo di Torino per il Santo Natale 2012, intitolato
    «Più le tenebre sono fitte più il giorno si avvicina».

    Più le tenebre si fanno oscure e più l’alba si avvicina. Tra i tanti messaggi che il Natale ci offre, questo è certamente quello che in questo nostro tempo ci stimola ad alzare lo sguardo verso la luce che il Figlio di Dio è venuto a portare sulla terra. La Parola di Dio della Messa della notte di Natale lo annuncia con gioia attraverso le parole profetiche di Isaia: «Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce, su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse» (Is 9,1). Così anche il Vangelo di Luca, che racconta la nascita del Salvatore, ricorda che un angelo del Signore si presentò ai pastori e li avvolse di luce, e mentre essi erano pieni di spavento, disse loro: “Non temete, ecco vi annuncio una grande gioia: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore che è il Cristo Signore» (Lc 2,10-11).

    Tenebre e luce, timore e gioia si intrecciano nel Natale perché sono le esperienze di cui vive il nostro cuore di fronte al crescendo di difficoltà e fatiche che si abbattono su molte famiglie e persone in condizioni precarie e senza speranza certa di un futuro di ripresa, per una vita serena e giusta. Eppure, la Festa del Natale, con la sua carica di fede e di amore che porta con sé, è lì a dirci di guardare avanti senza paura perché non siamo soli. Dio si ricorda di noi ogni giorno, ma come una madre, un padre, un amico si fanno più vicini e condividono le sofferenze e difficoltà di coloro che amano, così Dio, che conosce le pene anche più profonde del cuore di ogni uomo, ci assicura la sua Provvidenza di Padre e amico. Cristo è il dono più grande che Egli continua a fare all’umanità intera e ad ogni persona, perché in Lui abbiamo la certezza che l’amore di Dio può vincere ogni avversità, se la nostra fede lo accoglie con la stessa gioia di Maria sua madre, di Giuseppe e dei pastori. Egli è venuto a salvarci dal peccato, da ogni tristezza e miseria morale, fisica e sociale che ci abbatte, e accompagna le nostre giornate tenebrose mostrandoci le vie che conducono verso la luce, verso la fine del tunnel di buio in cui stiamo avanzando a tentoni.

    «Gloria a Dio e pace in terra agli uomini che Egli ama» (Lc 2,14): la lode degli angeli riassume i sentimenti che siamo chiamati a suscitare dentro il cuore e a portare con la nostra testimonianza in famiglia, presso chi è solo, malato e povero, nella vita sociale. La pace non è solo assenza di guerra, ma è condivisione di valori umani, spirituali ed etici, condivisi in relazioni ricche di comunione e di prossimità con coloro che vivono con noi o incontriamo sul nostro quotidiano cammino. La fede in Cristo, luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo, e l’amore che da ciò scaturisce per una comunità più giusta e solidale, innesta processi anche economici e sociali capaci di orientare pure ogni auspicabile ripresa nel nostro Paese.

    Il compito dei credenti, dunque, e degli uomini e donne di buona volontà è quello di lottare insieme perché il bene comune vinca le accattivanti suggestioni del male, che cercano di prevalere con il miraggio falso e deviante del proprio tornaconto personale o a vantaggio della “casta” a cui si appartiene. La nascita del Figlio di Dio, dono assolutamente gratuito, è per liberarci da tutto ciò che ci rende egoisti e ostili agli altri e per aprire invece cuore e volontà a costruire insieme nella fraternità del dono di sé una famiglia, una comunità e un mondo più a misura di Dio e per questo più a misura di ogni uomo che lo abita.

    Vi affido, carissimi, questi pensieri come sincero augurio da chi, chiamato ad essere vostro vescovo, intende assicurarvi in questa Festa di famiglia la sua vicinanza e preghiera di padre e amico di tutti e di ciascuno, ma soprattutto di chi nel buio della sofferenza o delle difficoltà attende un segno concreto di speranza, di affetto e di sostegno. Auguri e Buon Natale.

    Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo

    (Torino, dall’Arcivescovado, dicembre 2012)

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    Quid quaeritis viventem cum mortuis? (Lc 24, 5)

  6. #226
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    Arcivescovo: celebrazioni in Duomo e alla Consolata
    Programma di Natale, Capodanno ed Epifania

    Ecco il programma delle principali celebrazioni natalizie presiedute dall’Arcivescovo in Cattedrale e al santuario della Consolata.

    Natale - Alle 23.15 del 24 dicembre guida l’Ufficio delle Letture e alle 24 presiede la concelebrazione eucaristica con benedizione papale. La mattina del 25 presiede la Messa alle 10.30 e, sempre in Duomo, i Vespri alle 17.

    Capodanno – Il 31 dicembre alle 17 alla Consolata guida i Vespri e il «Te Deum». Alle 23: Ufficio delle Letture in Duomo e celebrazione della Messa a mezzanotte.

    Epifania – Domenica 6 gennaio 2013 in Cattedrale presiede la «festa dei popoli» nella solennità dell’Epifania del Signore.

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    Quid quaeritis viventem cum mortuis? (Lc 24, 5)

  7. #227
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    OMELIA DELL’ARCIVESCOVO DI TORINO, MONS. CESARE NOSIGLIA,
    ALLA MESSA DELLA NOTTE DI NATALE
    (Torino, Cattedrale, 24-25 dicembre 2012)


    PIÙ LE TENEBRE SONO FITTE E PIÙ IL GIORNO SI AVVICINA

    Quando Gesù nacque a Betlemme era notte fonda e la sua luce la illuminò tutta. Così annuncia il Vangelo di Luca, che raccontando la nascita del Salvatore ricorda che un angelo del Signore si presentò ai pastori e li avvolse di luce… E mentre essi erano pieni di spavento, disse loro: «Non temete , ecco vi annuncio una grande gioia: “Oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore”».Tra i tanti messaggi che il Natale ci offre, questo è certamente quello che in questo nostro tempo ci stimola ad alzare lo sguardo verso la luce che il Figlio di Dio è venuto a portare sulla terra. La Parola di Dio della Messa della notte di Natale lo proclama con gioia anche attraverso le parole profetiche di Isaia: «Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce, su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse». Cristo Signore, Lui è questa luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo.

    Tenebre e luce, timore e gioia si intrecciano nel Natale perché sono le esperienze di cui vive il nostro cuore di fronte al crescendo di difficoltà e fatiche che si abbattono su molte famiglie e persone in condizioni precarie e senza speranza certa di un futuro di ripresa, per una vita serena e giusta. Oggi sembra che le tenebre avvolgano la nostra vita e quella di milioni di persone sulla terra, strette da una morsa sempre più forte di una crisi che si avvita su se stessa e diventa fonte di sofferenza e di scoraggiamento. Questa notte di Natale ci dice che quando le tenebre si fanno più oscure e la notte più buia, vuol dire che l’alba del nuovo giorno sta per giungere.


    La Festa del Natale, con la sua carica di fede e di amore che porta con sé, è lì a dirci di guardare avanti senza paura perché non siamo soli. Dio si ricorda di noi ogni giorno, ma come una madre, un padre, un amico si fanno più vicini e condividono le sofferenze e difficoltà di coloro che amano, così Dio, che conosce le pene anche più profonde del cuore di ogni uomo, ci assicura la sua Provvidenza di Padre e amico. Cristo è il dono più grande che Egli continua a fare all’umanità intera e ad ogni persona, perché in Lui abbiamo la certezza che l’amore di Dio può vincere ogni avversità, se la nostra fede lo accoglie con la stessa gioia di Maria sua madre, di Giuseppe e dei pastori. Egli è venuto a salvarci dal peccato, da ogni tristezza e miseria morale, fisica e sociale che ci abbatte e accompagna le nostre giornate tenebrose, mostrandoci le vie che conducono verso la luce, verso la fine del tunnel di buio in cui stiamo avanzando a tentoni.

    «Gloria a Dio e pace in terra agli uomini che Egli ama»: la lode degli angeli riassume i sentimenti che siamo chiamati a suscitare dentro il cuore e a portare con la nostra testimonianza in famiglia, presso chi è solo, malato e povero, nella vita sociale. La pace non è solo assenza di guerra, ma è condivisione di valori umani, spirituali ed etici, condivisi in relazioni ricche di comunione e di prossimità con coloro che vivono con noi o incontriamo sul nostro quotidiano cammino. La fede in Cristo, luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo, e l’amore, che da ciò scaturisce per una comunità più giusta e solidale, innestano processi anche economici e sociali, capaci di orientare

    anche ogni auspicabile ripresa nel nostro Paese.

    Il compito dei credenti dunque e degli uomini e donne di buona volontà è quello di lottare insieme perché il bene comune vinca le accattivanti suggestioni del male, che cercano di prevalere con il miraggio falso e deviante del proprio tornaconto personale o a vantaggio della propria “casta” cui si appartiene. La nascita del Figlio di Dio, dono assolutamente gratuito, viene per liberarci da tutto ciò che ci rende egoisti e ostili agli altri, per aprire invece cuore e volontà a costruire insieme nella fraternità del dono di sé una famiglia, una comunità e un mondo più a misura di Dio e per questo più a misura di ogni uomo che lo abita.



    A voi giovani in particolare dico: comprendo la vostra voglia di crescere in autonomia, di sperimentare strade nuove, di prendere in mano la vostra vita. Conosco anche le vostre sofferenze che riguardano l’incertezza del lavoro e la chiusura di una fondata speranza per un futuro sereno e positivo. Non scoraggiatevi e abbiate fiducia in voi stessi, lottando con coraggio contro ogni forma disimpegno irresponsabile e ogni tentativo di catturarvi. Restate liberi dentro. Il mondo adulto ha bisogno della vostra energia, creatività, apertura al futuro. Ma anche voi non abbiate paura di affidarvi, di farvi guidare – è segno di intelligenza, non di debolezza – e di confrontarvi con chi vi vuole bene.


    Soprattutto non abbiate paura di Cristo, al quale le porte vanno spalancate. Lo ripete instancabilmente un “giovane” di più di 85 anni, Benedetto XVI, testimoniando che solo Cristo sa cosa c’è nel cuore dell’uomo: su di Lui potete contare per vivere con gioia e generosità la vostra vita, la ricerca sincera dell’amore, l’impegno per un mondo di giustizia e di pace. Per questo Egli è venuto e viene, in ogni Natale, per dirci che senza di Lui non possiamo realizzare nessuno dei nostri sogni, ma con lui tutto diventa accessibile e possibile. Lasciamoci dunque afferrare dallo stupore e dalla fiducia – più forte di ogni angoscia – che nascono dal Natale ed eleviamo il cuore per trovare il coraggio di puntare in alto senza stancarci, superando la noia e la mediocrità di tanti messaggi che tendono ad accontentarci, ma alla fine ci rendono succubi o impotenti davanti al loro nulla che svuota ogni ideale e appiattisce una vita senza nerbo e senza impegno. Al contrario, occorre rischiare in prima persona. Io credo che la nostra società abbia addormentato tanti giovani, tenda a mantenerli così come sono, non dia loro le possibilità concrete di emergere dalla mediocrità e non li spinga a stimarsi capaci di assumere fino in fondo le proprie responsabilità, siano professionali, ecclesiali o sociali.

    Gesù è l’unico che crede veramente in voi giovani e si fida di voi. I giovani possono trovare in lui non solo un Maestro di vita, un amico, ma un difensore e garante dei loro sogni e delle loro più vere attese e convinzioni. Gesù non vi adula come tanti e non vi circuisce per catturare il consenso, né tanto meno vi penalizza con giudizi parziali e superficiali che abbattono il morale o scatenano la rabbia. Cristo vi mette davanti al realismo delle scelte concrete, ma dicendovi: “Tu puoi, non solo tu

    devi…”.


    Carissimi,
    alzate lo sguardo al cielo: quella splendida luce che è apparsa sulla terra quando è nato Gesù, è oggi accesa anche per ciascuno di noi. I Magi, al vedere la stella, provarono grandissima gioia. È la stessa gioia che auguro alla vostra famiglia in questo Natale.

    A chi vive un tempo doloroso di prova per le gravi difficoltà che riguardano il lavoro perduto o

    incerto o la sofferenza di qualche persona cara, voglio ricordare paternamente che Gesù è il Dio vicino, capace di raccogliere ogni problema che ci assilla e ogni pena, con il suo amore di fratello e di Salvatore.

    A chi piange la perdita di qualche congiunto, figlio, genitore o amico, annuncio che Gesù è venuto per vincere la morte e dare la speranza di una vita per sempre.


    A chi vive situazioni di divisione e di gravi rotture familiari, annuncio che Gesù è Principe della Pace ed offre la forza del perdono, che lenisce le ferite e ricolma di serenità interiore.


    A chi soffre la solitudine o la lontananza dalla famiglia o dalla patria, annuncio che Gesù apre vie di solidarietà e di condivisione tra tutti gli uomini, dando vita ad una grande famiglia in cui nessuno è estraneo o straniero, ma tutti si riconoscono figli dello stesso Padre.


    A chi ha subìto ingiustizie e violenze ed è tentato di rispondere al male con il male, annuncio che Gesù ha distrutto le radici del peccato e dà la forza di vincere il male con il perdono.


    A chi ha perso la speranza di cambiare e non ha il coraggio di ricominciare un domani diverso e migliore, annuncio, con la Chiesa, che «oggi Cristo è nato» e in Lui c’è la certezza che tutto è possibile.


    Buon Natale e la benedizione del Signore raggiunga ogni vostra famiglia insieme alla mia amicizia di Padre, Pastore e Amico.

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    Ultima modifica di PaoVac; 29-12-2012 alle 13:46
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  8. #228
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    OMELIA DELL’ARCIVESCOVO DI TORINO, MONS. CESARE NOSIGLIA,
    PER IL GIORNO DI NATALE
    (Torino, Cattedrale, 25 dicembre 2012)

    ILVERBO SI FECE CARNE E VENNE AD ABITARE IN MEZZO A NOI


    Il Natale è la festa della gratuità. Dio dona Gesù senza che l’umanità lo abbia chiesto o meritato. Ce lo annunciano i Vangeli di Matteo, Luca e Giovanni. L’incarnazione del Figlio di Dio ci rivela che l’unica misura dell’amore è andare oltre misura. L’amore di Dio verso l’umanità è veramente
    un gesto oltre misura, infinito e unico. Il Bambino che nasce a Natale viene come dono dall’alto. A sua madre, la Vergine Maria, e a Giuseppe è annunciato come frutto dello Spirito santo: il loro amore sponsale, pur così grande, può solamente accoglierlo, non è ciò che lo origina.

    Del resto, un genitore che ha stretto tra le mani una creatura appena nata non ha forse sentito di accogliere il medesimo mistero che va infinitamente oltre se stesso? È la vita, dono primo e fondamentale, che nessuno può darsi da sé stesso e che è frutto dell’amore, quello di Dio Creatore e Padre e quello dei genitori resi da lui partecipi e responsabili della nascita di un figlio. Guardandolo in volto, i genitori possono ripetere le parola dell’Apostolo Giovanni: «In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi» (1Gv 4,10). La Chiesa riconosce pertanto in ogni famiglia il luogo santo – come la grotta di Betlemme – in cui prende carne la parola di Dio, il suo amore, nei cuori e nei volti di coloro che poveramente ma in verità si accolgono l’un l’altro come moglie e marito, madre, padre e figlio, sorella e fratello.


    Questa realtà familiare fa emergere il senso di responsabilità proprio del genitore, anzi di ogni adulto, nei confronti di chi viene alla vita ed ha tutto il diritto di viverla al massimo delle sue possibilità. Non è così in tante parti del mondo dove la vita dei bambini è poco considerata, protetta e promossa; ma anche da noi il contesto sociale, le scelte politiche, le logiche economiche, penalizzano le famiglie che desiderano avere più figli e non agevolano e incoraggiano le coppie ad accogliere la vita nascente. La Chiesa non cesserà di rivendicare che “ci sia posto” per i piccoli e ogni bambino concepito possa nascere e trovare il calore di una mamma e un papà ad accoglierlo nella loro casa.
    Gesù stesso si è trovato tra i rifiutati ed è nato in una stalla perché: «Non c’era posto per loro nell’albergo» (Lc 2,7). Solo una società a misura di bambini è davvero a misura di tutti.

    Mi chiedo: la nostra città in particolare è aperta all’accoglienza dei bambini e ragazzi? Tante sono le realtà come la scuola, la parrocchia e gli oratori, attività sportive e gruppi diversi che si preoccupano di offrire alle nuove generazioni un’accoglienza serena e positiva. Ma restano purtroppo ancora molte carenze dovute a una cultura e a un’impostazione di ambienti di vita poco attenti alle esigenze e necessità dei bambini, sballottati a volte da un luogo all’altro, senza trovare pace nella giornata. La rete di scuole per l’infanzia e i nidi rappresentano un’eccellenza di Torino, ma emergono
    anche una serie complessa di difficoltà che interessano tutta la scuola e in particolare quella paritaria, sull’orlo ormai di una generalizzata chiusura, che tocca i diversi ordini e gradi di scuola, se non si giungerà a definire, come sarebbe doveroso, un sostegno adeguato da parte dello Stato, della Regione e dei Comuni. Penso poi ai bambini e ragazzi disabili che gravano per lo più sulle famiglie e non trovano spesso luoghi idonei alle loro necessità, sia nel pubblico che nella parrocchia. Penso a tanti bambini e ragazzi di famiglie di immigrati o dei campi Rom, dove le condizioni di vita sono già molto difficili per le famiglie e gli adulti, e questo grava ancora più pesantemente sui piccoli.

    Ma la cura dei bambini e ragazzi non può limitarsi a garantire loro ciò che fisicamente e materialmente li farà crescere. Il loro potenziale di intelligenza, di affettività, di spiritualità, richiede altrettanta e forse più responsabilità da parte degli adulti. Che sarà mai questo bambino, se lo si priverà del cibo dell’anima? Parlargli del Signore Gesù, raccontargli le storie bibliche, insegnargli a pregare... Non si tratta di cose del passato, riservate ai nonni (benedetti e preziosi); sono esperienze che, attraverso i figli, i genitori possono imparare a vivere e a gustare per la loro fede di adulti. I segni del Natale favoriscono la riscoperta di un vangelo familiare, fatto di piccoli gesti, ma ricche di umanità e di gioia amorosa: costruire il presepio insieme, accendere le luci dell’albero, aprire la Bibbia, benedire la mensa apparecchiata per la festa, prendersi per mano e ripetere la preghiera dei piccoli di cuore: Padre nostro... Potrebbe essere una forma di nostalgia e rimpianto, se l’adulto lo fa solo per accondiscendere; può rivelarsi una grazia, se i segni della fede cristiana riprendono a parlare dentro casa nostra. Anzi, potrebbe anche capitare che l’interrogativo ciascuno lo senta rivolto a se stesso: Che sarà mai questo bambino, che sono io tra le braccia di Dio? «Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l’anima mia» (Sal 131,2).

    Sento la voce di molti che obietta: “Non è questo il compito dei preti e dei catechisti? Chi può ritenersi preparato a trasmettere la fede e la morale cristiana?”. La Chiesa scommette sui genitori, li
    incoraggia a usufruire del dono che il Signore ha loro dato: essere i primi catechisti dei figli. Il giorno del Battesimo di un figlio, viene ricordato ai genitori: «Chiedendo il battesimo per il vostro figlio, vi impegnate ad educarlo nella fede, perché nell’osservanza dei comandamenti impari ad amare Dio e il prossimo, come Cristo ci ha insegnato».

    Educare alla fede significa accompagnare i figli a scoprire la viva presenza di Gesù, testimoniare nella propria casa la sua Parola. Ogni papà e mamma sono in grado di farlo, perché il Signore dà ad essi la grazia e suggerisce le parole adatte per svolgere questo servizio. Nessuno può supplire a questa responsabilità, fondata su un dono particolare, né i genitori possono delegarla. Quello che in casa si trasmette non è infatti premessa o supplenza di ciò che altri potranno fare meglio, in seguito. L’autorevolezza dell’annuncio di fede, che un genitore convinto del suo compito manifesta nel parlare di Gesù ai figli, porta un frutto che va oltre l’età evolutiva e rimane anche nei figli adulti. Posso testimoniare che mia madre, recentemente mancata all’età di novantaquattro anni (e che viveva con me), nonostante io sia vescovo e guida per tante persone, mi esortava e mi rimproverava se necessario, indicandomi la via da seguire: resterà per sempre mia maestra di fede e di vita.

    Troppi genitori da tempo hanno abbandonato l’idea di poter ancora insegnare ai figli e troppi figli, ormai adulti, non tengono più in considerazione gli insegnamenti dei genitori anziani. Si perde così una ricchezza immensa di esperienza e di ascolto prezioso per la vita. Sono certo che anche i
    genitori indifferenti ai problemi della fede, o che vivono situazioni di gravi divisioni, sono preoccupati di offrire un’educazione ai figli e si interrogano su quali vie indirizzarli.

    Forse qualcuno sta pensando che ho un’idea un po’ troppo idilliaca della vita familiare; talvolta viene da dire, di noi preti: “Si vede che non hanno famiglia!”. In realtà basta dialogare con i genitori, ascoltarli con disponibilità, farsi prossimi a loro, e le difficoltà emergono sia attraverso parole accorate, sia attraverso silenzi delusi. Il mondo adulto è spesso smarrito di fronte alle giovani generazioni, disorientate pure loro nel vortice delle proposte contraddittorie della società, dei mass-media, della cultura dominante. I genitori più giovani appaiono agli anziani troppo permissivi, quelli anziani faticano a stare al passo con i tempi, a parere dei più giovani; anche le realtà educative (scuola, sport, parrocchia...) danno talvolta l’impressione di tirare i remi in barca, con un senso di impotenza.


    Perché non trasformare la preoccupazione per il futuro dei figli, affidando noi stessi e loro alla materna paternità di Dio? Non si tratta di lavarci le mani della nostra responsabilità con l’alibi che ci pensa il Signore ma piuttosto di credere che Lui è con noi sempre: è il primo e insostituibile educatore dei genitori e dei figli. Fare il genitore – il mestiere più difficile che ci sia – comporta tante notti sottratte al sonno, quando i figli sono piccoli per un motivo e quando sono grandi per un altro. Il dono della fede non risparmia queste apprensioni, che possono trasformarsi in vere e proprie angosce, ma le vive consegnandole a chi tiene tutti nel palmo delle sue mani.


    L’augurio che vi faccio, pertanto, è di rinsaldare la fede nella presenza amorevole del Signore nell’intimità della vostra casa; di far leva sulla sincerità e semplicità del dialogo e delle relazioni con i figli e di ritrovare il gusto di parlare con loro di Dio, di Gesù che offrono risposte ai loro problemi e
    attese.

    Oggi una splendida luce è apparsa sulla terra: sì, nel tempo in cui le tenebre sono fitte, la luce del Natale riscaldi il nostro cuore, indichi la via da percorrere per giungere ad adorare e riconoscere Gesù Salvatore, Figlio e Amico su cui si può sempre contare per un domani ricco di gioia e di
    amore per tutti.

    fonte
    Ultima modifica di PaoVac; 29-12-2012 alle 15:38
    Quid quaeritis viventem cum mortuis? (Lc 24, 5)

  9. #229
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