Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Omelie, discorsi e messaggi di Benedetto XVI - Anno 2012

  1. #1
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    Omelie, discorsi e messaggi di Benedetto XVI - Anno 2012

    OMELIE, DISCORSI, MESSAGGI
    DI SUA SANTITA' PAPA BENEDETTO XVI

    Anno 2012


    Verranno pubblicati in questa discussione i principali interventi del Santo Padre nell'anno che si è appena aperto.

    Ai seguenti link è possibile visualizzare omelie, discorsi e messaggi degli anni passati:

    Anno 2007

    Anno 2008


    Anno 2009

    Anno 2010

    Anno 2011
    Ultima modifica di Vox Populi; 24-10-2012 alle 18:48

  2. #2
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    SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ DI MARIA SS.MA MADRE DI DIO E NELLA XLV GIORNATA MONDIALE DELLA PACE , 01.01.2012

    Alle ore 9.30 di questa mattina, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI presiede la Celebrazione della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio nell’ottava di Natale e nella ricorrenza della 45a Giornata Mondiale della Pace sul tema: Educare i giovani alla giustizia e alla pace.
    Concelebrano con il Papa il Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato; il Card. Peter Kodwo Appiah Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace; S.E. Mons. Giovanni Angelo Becciu, Arcivescovo tit. di Roselle, Sostituto della Segreteria di Stato; S.E. Mons. Dominique Mamberti, Arcivescovo tit. di Sagona, Segretario per i Rapporti con gli Stati; S.E. Mons. Mario Toso, S.D.B., Vescovo tit. di Bisarcio, Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e S.E. Mons. Pier Luigi Celata, Arcivescovo tit. di Doclea, Segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.
    Pubblichiamo di seguito l’omelia che il Papa pronuncia nel corso della Santa Messa:

    OMELIA DEL SANTO PADRE

    Cari fratelli e sorelle!

    Nel primo giorno dell’anno, la liturgia fa risuonare in tutta la Chiesa sparsa nel mondo l’antica benedizione sacerdotale, che abbiamo ascoltato nella prima Lettura: "Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace" (Nm 6,24-26). Questa benedizione fu affidata da Dio, tramite Mosè, ad Aronne e ai suoi figli, cioè ai sacerdoti del popolo d’Israele. E’ un triplice augurio pieno di luce, che promana dalla ripetizione del nome di Dio, il Signore, e dall’immagine del suo volto. In effetti, per essere benedetti bisogna stare alla presenza di Dio, ricevere su di sé il suo Nome e rimanere nel cono di luce che parte dal suo Volto, nello spazio illuminato dal suo sguardo, che diffonde grazia e pace.

    Questa è l’esperienza che hanno fatto anche i pastori di Betlemme, che compaiono ancora nel Vangelo di oggi. Hanno fatto l’esperienza di stare alla presenza di Dio, della sua benedizione non nella sala di un maestoso palazzo, al cospetto di un grande sovrano, bensì in una stalla, davanti ad un "bambino adagiato nella mangiatoia" (Lc 2,16). Proprio da quel Bambino si irradia una luce nuova, che risplende nel buio della notte, come possiamo vedere in tanti dipinti che raffigurano la Natività di Cristo. E’ da Lui, ormai, che viene la benedizione: dal suo nome – Gesù, che significa "Dio salva" – e dal suo volto umano, in cui Dio, l’Onnipotente Signore del cielo e della terra, ha voluto incarnarsi, nascondere la sua gloria sotto il velo della nostra carne, per rivelarci pienamente la sua bontà (cfr Tt 3,4).

    La prima ad essere ricolmata di questa benedizione è stata Maria, la vergine, sposa di Giuseppe, che Dio ha prescelto dal primo istante della sua esistenza per essere la madre del suo Figlio fatto uomo. Lei è la "benedetta fra le donne" (Lc 1,42) – come la saluta santa Elisabetta. Tutta la sua vita è nella luce del Signore, nel raggio d’azione del nome e del volto di Dio incarnato in Gesù, il "frutto benedetto del [suo] grembo". Così ce la presenta il Vangelo di Luca: tutta intenta a custodire e meditare nel suo cuore ogni cosa riguardante il suo figlio Gesù (cfr Lc 2,19.51). Il mistero della sua divina maternità, che oggi celebriamo, contiene in misura sovrabbondante quel dono di grazia che ogni maternità umana porta con sé, tanto che la fecondità del grembo è sempre stata associata alla benedizione di Dio. La Madre di Dio è la prima benedetta ed è Colei che porta la benedizione; è la donna che ha accolto Gesù in sé e lo ha dato alla luce per tutta la famiglia umana. Come prega la Liturgia: "sempre intatta nella sua gloria verginale, ha irradiato sul mondo la luce eterna, Gesù Cristo nostro Signore" (Prefazio della B.V. Maria I).

    Maria è madre e modello della Chiesa, che accoglie nella fede la divina Parola e si offre a Dio come "terra buona" in cui Egli può continuare a compiere il suo mistero di salvezza. Anche la Chiesa partecipa al mistero della divina maternità, mediante la predicazione, che sparge nel mondo il seme del Vangelo, e mediante i Sacramenti, che comunicano agli uomini la grazia e la vita divina. In particolare nel sacramento del Battesimo la Chiesa vive questa maternità, quando genera i figli di Dio dall’acqua e dallo Spirito Santo, il quale in ciascuno di essi grida: "Abbà! Padre!" (Gal 4,6). Come Maria, la Chiesa è mediatrice della benedizione di Dio per il mondo: la riceve accogliendo Gesù e la trasmette portando Gesù. E’ Lui la misericordia e la pace che il mondo da sé non può darsi e di cui ha bisogno sempre, come e più del pane.

    Cari amici, la pace, nel suo senso più pieno e più alto, è la somma e la sintesi di tutte le benedizioni. Per questo quando due persone amiche si incontrano si salutano augurandosi vicendevolmente la pace. Anche la Chiesa, nel primo giorno dell’anno, invoca in modo speciale questo bene sommo, e lo fa, come la Vergine Maria, mostrando a tutti Gesù, perché, come afferma l’apostolo Paolo, "Egli è la nostra pace" (Ef 2,14), e al tempo stesso è la "via" attraverso la quale gli uomini e i popoli possono raggiungere questa meta, a cui tutti aspiriamo. Portando dunque nel cuore questo profondo desiderio, sono lieto di accogliere e di salutare tutti voi, che nell’odierna XLV Giornata Mondiale della Pace siete convenuti nella Basilica di San Pietro: i Signori Cardinali; gli Ambasciatori di tanti Paesi amici, che, più che mai in questa lieta occasione, condividono con me e con la Santa Sede la volontà di rinnovare l’impegno per la promozione della pace nel mondo; il Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, che con il Segretario e i Collaboratori lavorano in modo speciale per questa finalità; gli altri Presuli ed Autorità presenti; i rappresentanti di Associazioni e Movimenti ecclesiali e tutti voi, fratelli e sorelle, in particolare quanti tra voi lavorano nel campo del’educazione dei giovani. Infatti – come sapete – la prospettiva educativa è quella che ho seguito nel mio Messaggio di quest’anno.

    "Educare i giovani alla giustizia e alla pace" è compito che riguarda ogni generazione, e, grazie a Dio, la famiglia umana, dopo le tragedie delle due grandi guerre mondiali, ha mostrato di esserne sempre più consapevole, come attestano, da una parte, dichiarazioni e iniziative internazionali e, dall’altra, l’affermarsi tra i giovani stessi, negli ultimi decenni, di tante e diverse forme di impegno sociale in questo campo. Per la Comunità ecclesiale educare alla pace rientra nella missione ricevuta da Cristo, fa parte integrante dell’evangelizzazione, perché il Vangelo di Cristo è anche il Vangelo della giustizia e della pace. Ma la Chiesa, negli ultimi tempi, si è fatta interprete di una esigenza che coinvolge tutte le coscienze più sensibili e responsabili per le sorti dell’umanità: l’esigenza di rispondere ad una sfida decisiva che è appunto quella educativa. Perché "sfida"? Almeno per due motivi: in primo luogo, perché nell’era attuale, fortemente caratterizzata dalla mentalità tecnologica, voler educare e non solo istruire non è scontato, ma è una scelta; in secondo luogo, perché la cultura relativista pone una questione radicale: ha ancora senso educare?, e poi educare a che cosa?

    Naturalmente non possiamo ora affrontare queste domande di fondo, alle quali ho cercato di rispondere in altre occasioni. Vorrei invece sottolineare che, di fronte alle ombre che oggi oscurano l’orizzonte del mondo, assumersi la responsabilità di educare i giovani alla conoscenza della verità, ai valori fondamentali dell’esistenza, alle virtù intellettuali, teologali e morali, significa guardare al futuro con speranza. E in questo impegno per un’educazione integrale, entra anche la formazione alla giustizia e alla pace. I ragazzi e le ragazze di oggi crescono in un mondo che è diventato, per così dire, più piccolo, dove i contatti tra le differenti culture e tradizioni, anche se non sempre diretti, sono costanti. Per loro, oggi più che mai, è indispensabile imparare il valore e il metodo della convivenza pacifica, del rispetto reciproco, del dialogo e della comprensione. I giovani sono per loro natura aperti a questi atteggiamenti, ma proprio la realtà sociale in cui crescono può portarli a pensare e ad agire in modo opposto, persino intollerante e violento. Solo una solida educazione della loro coscienza può metterli al riparo da questi rischi e renderli capaci di lottare sempre e soltanto contando sulla forza della verità e del bene. Questa educazione parte dalla famiglia e si sviluppa nella scuola e nelle altre esperienze formative. Si tratta essenzialmente di aiutare i bambini, i ragazzi, gli adolescenti, a sviluppare una personalità che unisca un profondo senso della giustizia con il rispetto dell’altro, con la capacità di affrontare i conflitti senza prepotenza, con la forza interiore di testimoniare il bene anche quando costa sacrificio, con il perdono e la riconciliazione. Così potranno diventare uomini e donne veramente pacifici e costruttori di pace.

    In quest’opera educativa verso le nuove generazioni, una responsabilità particolare spetta anche alle comunità religiose. Ogni itinerario di autentica formazione religiosa accompagna la persona, fin dalla più tenera età, a conoscere Dio, ad amarlo e a fare la sua volontà. Dio è amore, è giusto e pacifico, e chi vuole onorarlo deve anzitutto comportarsi come un figlio che segue l’esempio del padre. Un Salmo afferma: "Il Signore compie cose giuste, / difende i diritti di tutti gli oppressi. … Misericordioso e pietoso è il Signore, / lento all’ira e grande nell’amore" (Sal 103,6.8). In Dio giustizia e misericordia convivono perfettamente, come Gesù ci ha dimostrato con la testimonianza della sua vita. In Gesù "amore e verità" si sono incontrati, "giustizia e pace" si sono baciate (cfr Sal 85,11). In questi giorni la Chiesa celebra il grande mistero dell’Incarnazione: la verità di Dio è germogliata dalla terra e la giustizia si è affacciata dal cielo, la terra ha dato il suo frutto (cfr Sal 85,12.13). Dio ci ha parlato nel suo Figlio Gesù. Ascoltiamo che cosa dice Dio: "egli annuncia la pace" (Sal 85,9). Gesù è una via praticabile, aperta a tutti. E’ la via della pace. Oggi la Vergine Madre ce lo indica, ci mostra la Via: seguiamola! E tu, Santa Madre di Dio, accompagnaci con la tua protezione. Amen.

    [00001-01.01] [Testo originale: Italiano]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  3. #3
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    LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 01.01.2012

    Al termine della Celebrazione Eucaristica nella Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e nella ricorrenza della 45a Giornata Mondiale della Pace, il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano e - prima di recitare l’Angelus - rivolge ai fedeli e ai pellegrini presenti in Piazza San Pietro le seguenti parole:

    PRIMA DELL’ANGELUS

    Cari fratelli e sorelle!

    Nella liturgia di questo primo giorno dell’anno risuona la triplice benedizione biblica: «Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace» (Nm 6,24-26). Il volto di Dio noi lo possiamo contemplare, si è fatto visibile, si è rivelato in Gesù: Egli è l’immagine visibile del Dio invisibile. E questo grazie anche alla Vergine Maria, della quale oggi celebriamo il titolo più grande, quello con cui partecipa in modo unico alla storia della salvezza: essere Madre di Dio. Nel suo grembo il Figlio dell’Altissimo ha assunto la nostra carne, e noi possiamo contemplare la sua gloria (cfr Gv 1,14), sentire la presenza del Dio-con-noi.

    Iniziamo così il nuovo anno 2012 fissando lo sguardo sul Volto di Dio che si rivela nel Bambino di Betlemme, e sulla sua Madre Maria, che ha accolto con umile abbandono il disegno divino. Grazie al suo generoso «sì» è apparsa nel mondo la luce vera che illumina ogni uomo (cfr Gv 1,9) e ci è stata riaperta la via della pace.

    Cari fratelli e sorelle, come è ormai felice consuetudine, celebriamo quest’oggi la Giornata Mondiale della Pace, la quarantacinquesima. Nel Messaggio che ho indirizzato ai Capi di Stato, ai Rappresentanti delle Nazioni e a tutti gli uomini di buona volontà, e che ha come tema «Educare i giovani alla giustizia e alla pace», ho voluto richiamare la necessità e l’urgenza di offrire alle nuove generazioni adeguati percorsi educativi per una formazione integrale della persona, inclusa la dimensione morale e spirituale (cfr n. 3). Ho voluto sottolineare, in particolare, l’importanza di educare ai valori della giustizia e della pace. I giovani guardano oggi con una certa apprensione al futuro, manifestando aspetti della loro vita che meritano attenzione, come «il desiderio di ricevere una formazione che li prepari in modo più profondo ad affrontare la realtà, la difficoltà a formare una famiglia e a trovare un posto stabile di lavoro, l’effettiva capacità di contribuire al mondo della politica, della cultura e dell’economia per la costruzione di una società dal volto più umano e solidale» (n. 1). Invito tutti ad avere la pazienza e la costanza di ricercare la giustizia e la pace, di coltivare il gusto per ciò che è retto e vero (n. 5). La pace non è mai un bene raggiunto pienamente, ma una meta a cui tutti dobbiamo aspirare e per la quale tutti dobbiamo operare.

    Preghiamo perché, nonostante le difficoltà che talvolta rendono arduo il cammino, questa profonda aspirazione si traduca in gesti concreti di riconciliazione, di giustizia e di pace. Preghiamo anche perché i responsabili delle Nazioni rinnovino la disponibilità e l’impegno ad accogliere e favorire questo insopprimibile anelito dell’umanità. Affidiamo questi auspici all’intercessione della Madre del "Re della Pace", affinché l’anno che inizia sia un tempo di speranza e di pacifica convivenza per il mondo intero.

    [00002-01.01] [Testo originale: Italiano]

    DOPO L’ANGELUS

    Cari fratelli e sorelle, in questi giorni ho ricevuto numerosi messaggi augurali: ringrazio tutti con affetto, specialmente per il dono della preghiera. Un deferente augurio desidero indirizzare al Signor Presidente della Repubblica Italiana, mentre all’intero popolo italiano formulo ogni miglior auspicio di pace e di prosperità per l’anno appena iniziato.

    Esprimo il mio apprezzamento per le numerose iniziative di preghiera per la pace e di riflessione sul tema che ho proposto nel Messaggio per l’odierna Giornata Mondiale. Ricordo in particolare la Marcia di livello nazionale che si è svolta ieri sera a Brescia, come pure quella promossa stamani a Roma e in altre città del mondo dalla Comunità di Sant’Egidio. Saluto inoltre i giovani dell’Opera Don Orione e le famiglie del Movimento dell’Amore Familiare, che stanotte hanno vegliato in preghiera in Piazza San Pietro.

    À vous tous, chers amis francophones, présents ici Place Saint-Pierre ou unis à nous par la radio et la télévision, je souhaite une bonne et une sainte année 2012. En ce premier jour de l’année nous célébrons la solennité de Sainte Marie, Mère de Dieu, et la Journée mondiale de la paix. Dans notre monde si agité, tournons-nous vers Marie avec confiance. Reine de la Paix, regarde avec tendresse tous tes enfants meurtris par la violence, la guerre, les persécutions, et qui sont à la recherche d’un monde plus fraternel ! Sois notre étoile et notre guide sur les chemins de la réconciliation, de la justice et de la paix ! Avec ma Bénédiction Apostolique !

    I offer a warm welcome to the English-speaking pilgrims and visitors present for the Angelus, as we cross the threshold of a new year. As today marks the World Day of Peace, I invite all of you to join me in praying earnestly for peace throughout the world, for reconciliation and forgiveness in areas of conflict, and for a more just and equitable distribution of the world’s resources. May the Blessed Virgin Mary, whom we honour today as Mother of God, always guide and protect us, helping us to grow in love for her Son, our Saviour Jesus Christ. May God bless all of you!

    Einen herzlichen Neujahrsgruß richte ich an die Pilger und Besucher aus den Ländern deutscher Sprache. Ganz besonders grüße ich die Sternsinger aus dem Bistum Würzburg und alle, die in diesen Tagen als Heilige Drei Könige die Weihnachtsbotschaft verkünden. Das erste liturgische Fest des Jahres ehrt Maria, die Mutter Gottes. Voll Freude schauen wir auf sie, die Mutter des Erlösers, die der Herr auch uns zur Mutter gegeben hat. In kindlicher Liebe wollen wir uns in diesem Jahr dem mütterlichen Schutz Marias anvertrauen, damit sie uns immer mehr zu Jesus, ihrem Sohn, führe. Gott segne euch alle!

    Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española aquí presentes y a cuantos participan en el rezo del Ángelus a través de la radio y la televisión. En este primer día del año, la Iglesia contempla con fervor a María Santísima, Madre de Dios y madre nuestra, y a su Inmaculado Corazón encomienda confiada el deseo de que brote por todas partes la justicia y la paz y cesen las guerras, las divisiones y las enemistades entre los hombres. ¡Feliz año nuevo!

    Aos peregrinos de língua portuguesa, às suas famílias e nações, desejo um Ano Novo feliz e santo, na paz de Cristo!

    Serdecznie witam i pozdrawiam Polaków. Życzę wszystkim dobrego Nowego Roku, bogatego w Boże dary, w moc i światło Ewangelii. Bogu, który czuwa nad nami i nas prowadzi powierzamy cały świat, Kościół, sprawy osobiste i nadzieję na lepszą przyszłość. Nasze prośby, pragnienia i zamiary składamy w ręce Najświętszej Bożej Rodzicielki Maryi. Z serca wam błogosławię.

    [Do il mio benvenuto e cordiale saluto a tutti i Polacchi. A tutti formulo gli auguri di buon Anno Nuovo, ricco di doni di Dio, di forza e di luce del Vangelo. A Dio che vigila su di noi e che ci guida affido il mondo intero, la Chiesa, le preoccupazioni personali e la speranza per un futuro migliore. Nelle mani della Beatissima Vergine Maria Madre di Dio deponiamo le nostre richieste, i desideri e i nostri progetti. Vi benedico di cuore.]

    Rivolgo infine un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare agli amici e volontari della Fraterna Domus di Roma. Auguro a tutti di iniziare il nuovo anno nella luce e nella pace di Cristo Salvatore. Tanti auguri di buon anno a tutti.

    [00003-XX.01] [Testo originale: Plurilingue]

    [B0002-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  4. #4
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    Messaggio del Santo Padre per la XX Giornata Mondiale del Malato: «Àlzati e va'; la tua fede ti ha salvato!» (Lc 17,19)
    (20 novembre 2011, pubblicato il 3 gennaio 2012).
    Ultima modifica di Vox Populi; 11-02-2012 alle 12:04

  5. #5
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    L’UDIENZA GENERALE , 04.01.2012

    L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di fedeli e pellegrini provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.
    Nel discorso in lingua italiana, il Papa si è soffermato ancora sul tempo liturgico del Natale e sul mistero di Dio fatto uomo.
    Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.
    L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

    CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA


    Cari fratelli e sorelle,

    sono lieto di accogliervi in questa prima Udienza generale del nuovo anno e di tutto cuore porgo a voi e alle vostre famiglie i miei affettuosi voti augurali: Dio, che nella nascita di Cristo suo Figlio ha inondato di gioia il mondo intero, disponga opere e giorni nella sua pace. Siamo nel tempo liturgico del Natale, che inizia la sera del 24 dicembre con la vigilia e si conclude con la celebrazione del Battesimo del Signore. L’arco dei giorni è breve, ma denso di celebrazioni e di misteri e si raccoglie tutto intorno alle due grandi solennità del Signore: Natale ed Epifania. Il nome stesso di queste due feste ne indica la rispettiva fisionomia. Il Natale celebra il fatto storico della nascita di Gesù a Betlemme. L’Epifania, nata come festa in Oriente, indica un fatto, ma soprattutto un aspetto del Mistero: Dio si rivela nella natura umana di Cristo e questo è il senso del verbo greco epiphaino, farsi visibile. In tale prospettiva, l’Epifania richiama una pluralità di eventi che hanno come oggetto la manifestazione del Signore: in modo particolare l’adorazione dei Magi, che riconoscono in Gesù il Messia atteso, ma anche il Battesimo nel fiume Giordano con la sua teofania – la voce di Dio dall’alto - e il miracolo alle Nozze di Cana, come primo "segno" operato da Cristo. Una bellissima antifona della Liturgia delle Ore unifica questi tre avvenimenti intorno al tema delle nozze tra Cristo e la Chiesa: "Oggi la Chiesa si unisce al suo Sposo celeste, perché nel Giordano Cristo ha lavato i suoi peccati; i Magi corrono con doni alle nozze regali, e i convitati gioiscono vedendo l’acqua mutata in vino" (Antifona delle Lodi). Possiamo quasi dire che nella festa del Natale si sottolinea il nascondimento di Dio nell’umiltà della condizione umana, nel Bambino di Betlemme. Nell’Epifania, invece, si evidenzia il suo manifestarsi, l’apparire di Dio attraverso questa stessa umanità.

    In questa Catechesi, vorrei richiamare brevemente qualche tema proprio della celebrazione del Natale del Signore affinché ciascuno di noi possa abbeverarsi alla fonte inesauribile di questo Mistero e portare frutti di vita.

    Anzitutto, ci domandiamo: qual è la prima reazione davanti a questa straordinaria azione di Dio che si fa bambino, si fa uomo? Penso che la prima reazione non può essere altro che gioia. "Rallegriamoci tutti nel Signore, perché è nato nel mondo il Salvatore": così inizia la Messa della notte di Natale, e abbiamo appena sentito le parole dell’Angelo ai pastori: "Ecco. Io vi annuncio una grande gioia" (Lc 2,10). E’ il tema che apre il Vangelo, ed è il tema che lo chiude perché Gesù Risorto rimprovererà agli Apostoli proprio di essere tristi (cfr Lc 24,17) – incompatibile con il fatto che Lui rimane Uomo in eterno. Ma facciamo un passo avanti: da dove nasce questa gioia? Direi che nasce dallo stupore del cuore nel vedere come Dio ci è vicino, come Dio pensa a noi, come Dio agisce nella storia; è una gioia, quindi, che nasce dal contemplare il volto di quell’umile bambino perché sappiamo che è il Volto di Dio presente per sempre nell’umanità, per noi e con noi. Il Natale è gioia perché vediamo e siamo finalmente sicuri che Dio è il bene, la vita, la verità dell’uomo e si abbassa fino all’uomo, per innalzarlo a Sé: Dio diventa così vicino da poterlo vedere e toccare. La Chiesa contempla questo ineffabile mistero e i testi della liturgia di questo tempo sono pervasi dallo stupore e dalla gioia; tutti i canti di Natale esprimo questa gioia. Natale è il punto in cui Cielo e terra si uniscono, e varie espressioni che sentiamo in questi giorni sottolineano la grandezza di quanto è avvenuto: il lontano – Dio sembra lontanissimo – è diventato vicino; "l’inaccessibile volle essere raggiungibile, Lui che esiste prima del tempo cominciò ad essere nel tempo, il Signore dell’universo, velando la grandezza della sua maestà, prese la natura di servo" - esclama san Leone Magno (Sermone 2 sul Natale, 2.1). In quel Bambino, bisognoso di tutto come lo sono i bambini, ciò che Dio è: eternità, forza, santità, vita, gioia, si unisce a ciò che siamo noi: debolezza, peccato, sofferenza, morte.

    La teologia e la spiritualità del Natale usano un’espressione per descrivere questo fatto, parlano di admirabile commercium, cioè di un mirabile scambio tra la divinità e l’umanità. Sant’Atanasio di Alessandria afferma: "il Figlio di Dio si è fatto uomo per farci Dio" (De Incarnatione, 54, 3: PG 25, 192), ma è soprattutto con san Leone Magno e le sue celebri Omelie sul Natale che questa realtà diventa oggetto di profonda meditazione. Afferma, infatti, il santo Pontefice: "Se noi ci appelliamo alla inesprimibile condiscendenza della divina misericordia che ha indotto il Creatore degli uomini a farsi uomo, essa ci eleverà alla natura di Colui che noi adoriamo nella nostra" (Sermone 8 sul Natale: CCL 138,139). Il primo atto di questo meraviglioso scambio si opera nell’umanità stessa del Cristo. Il Verbo ha assunto la nostra umanità e, in cambio, la natura umana è stata elevata alla dignità divina. Il secondo atto dello scambio consiste nella nostra reale ed intima partecipazione alla divina natura del Verbo. Dice San Paolo: "Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli" (Gal 4,4-5). Il Natale è pertanto la festa in cui Dio si fa così vicino all’uomo da condividere il suo stesso atto di nascere, per rivelargli la sua dignità più profonda: quella di essere figlio di Dio. E così il sogno dell’umanità cominciando in Paradiso - vorremmo essere come Dio - si realizza in modo inaspettato non per la grandezza dell’uomo che non può farsi Dio, ma per l’umiltà di Dio che scende e così entra in noi nella sua umiltà e ci eleva alla vera grandezza del suo essere. Il Concilio Vaticano II in proposito ha detto così: "In realtà, soltanto nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo" (Gaudium et spes, 22); altrimenti rimane un enigma: che cosa vuole dire questa creatura uomo? Solo vedendo che Dio è con noi possiamo vedere luce per il nostro essere, essere felici di essere uomini e vivere con fiducia e gioia. E dove si rende presente in modo reale questo meraviglioso scambio, perché operi nella nostra vita e la renda un’esistenza di veri figli di Dio? Diventa molto concreta nell’Eucaristia. Quando partecipiamo alla Santa Messa noi presentiamo a Dio ciò che è nostro: il pane e il vino, frutto della terra, perché Egli li accetti e li trasformi donandoci Se stesso e facendosi nostro cibo, affinché ricevendo il suo Corpo e il suo Sangue partecipiamo alla sua vita divina.

    Vorrei soffermarmi, infine, su un altro aspetto del Natale. Quando l’Angelo del Signore si presenta ai pastori nella notte della Nascita di Gesù, l’Evangelista Luca annota che "la gloria del Signore li avvolse di luce" (2,9); e il Prologo del Vangelo di Giovanni parla del Verbo fatto carne come della luce vera che viene nel mondo, la luce capace di illuminare ogni uomo (cfr Gv 1,9). La liturgia natalizia è pervasa di luce. La venuta di Cristo dirada le tenebre del mondo, riempie la Notte santa di un fulgore celeste e diffonde sul volto degli uomini lo splendore di Dio Padre. Anche oggi. Avvolti dalla luce di Cristo, siamo invitati con insistenza dalla liturgia natalizia a farci illuminare la mente e il cuore dal Dio che ha mostrato il fulgore del suo Volto. Il primo Prefazio di Natale proclama: "Nel mistero del Verbo incarnato è apparsa agli occhi della nostra mente la luce nuova del tuo fulgore, perché conoscendo Dio visibilmente, per mezzo suo siamo rapiti all’amore delle realtà invisibili". Nel Mistero dell’Incarnazione Dio, dopo aver parlato ed essere intervenuto nella storia mediante messaggeri e con segni, "è apparso", è uscito dalla sua luce inaccessibile per illuminare il mondo.

    Nella Solennità dell’Epifania, 6 gennaio, che celebreremo tra pochi giorni, la Chiesa propone un brano molto significativo del profeta Isaia: "Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te splende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere" (60,1-3). E’ un invito rivolto alla Chiesa, la Comunità di Cristo, ma anche a ciascuno di noi, a prendere ancora più viva coscienza della missione e della responsabilità verso il mondo nel testimoniare e portare la luce nuova del Vangelo. All’inizio della Costituzione Lumen gentium del Concilio Vaticano II troviamo le seguenti parole: "Essendo Cristo la luce delle genti, questo santo Concilio, adunato nello Spirito Santo, ardentemente desidera con la luce di Lui, splendente sul volto della Chiesa, illuminare tutti gli uomini annunziando il Vangelo a ogni creatura" (n. 1). Il Vangelo è la luce da non nascondere, da mettere sulla lucerna. La Chiesa non è la luce, ma riceve la luce di Cristo, la accoglie per esserne illuminata e per diffonderla in tutto il suo splendore. E questo deve avvenire anche nella nostra vita personale. Ancora una volta cito San Leone Magno che ha detto nella Notte Santa: "Riconosci, cristiano, la tua dignità e, reso partecipe della natura divina, non voler ricadere alla condizione spregevole di un tempo con una condotta indegna. Ricordati chi è il tuo Capo e di quale Corpo sei membro. Ricordati che, strappato dal potere delle tenebre, sei stato trasferito nella luce e nel Regno di Dio" (Sermone 1 sul Natale, 3,2: CCL 138,88).

    Cari fratelli e sorelle, il Natale è fermarsi a contemplare quel Bambino, il Mistero di Dio che si fa uomo nell’umiltà e nella povertà, ma è soprattutto accogliere ancora di nuovo in noi stessi quel Bambino, che è Cristo Signore, per vivere della sua stessa vita, per far sì che i suoi sentimenti, i suoi pensieri, le sue azioni, siano i nostri sentimenti, i nostri pensieri, le nostre azioni. Celebrare il Natale è quindi manifestare la gioia, la novità, la luce che questa Nascita ha portato in tutta la nostra esistenza, per essere anche noi portatori della gioia, della vera novità, della luce di Dio agli altri. Ancora a tutti l’augurio di un tempo natalizio benedetto dalla presenza di Dio!

    [00008-01.01] [Testo originale: Italiano]

    SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE

    ○ Sintesi della catechesi in lingua francese


    Chers frères et sœurs, en cette première audience générale de l’année, je suis heureux de vous adresser, ainsi qu’à vos familles, mes vœux affectueux. Ce matin, je voudrais souligner quelques aspects propres à la fête de Noël. La première réaction devant cet événement extraordinaire de Dieu qui se fait petit enfant, est la joie. Celle-ci naît de la contemplation du visage de cet humble enfant, parce que nous savons que c’est le Visage de Dieu présent pour toujours dans notre humanité. Noël est joie parce que Dieu qui est le bien, la vie, la vérité de l’homme, s’abaisse vers l’homme pour l’élever jusqu’à Lui. La réalité de Noël est aussi un « admirable échange entre la divinité et l’humanité ». Le Christ, Verbe de Dieu, a assumé notre humanité et, en échange, la nature humaine a été élevée à la dignité divine. À Noël, Dieu révèle à l’homme sa dignité la plus profonde : celle d’être enfant de Dieu. Enfin, nous voyons que cette fête est pénétrée de lumière. La venue du Christ dissipe les ténèbres du monde et répand sur le visage des hommes la splendeur de Dieu. Sœurs et frères, laissons la lumière du Christ illuminer notre cœur et notre esprit. En la fête de l’Épiphanie que nous célébrerons dans quelques jours, prenons une conscience plus vive de notre mission et de notre responsabilité envers le monde pour témoigner de la lumière de l’Évangile.

    Je suis heureux d’accueillir les pèlerins de langue française. Je salue particulièrement les Oblates Missionnaires de Marie Immaculée, à l’occasion du cinquantième anniversaire de leur fondation. À travers toute votre existence, soyez des porteurs de la joie, de la nouveauté et de la lumière de Dieu parmi les autres ! Qu’en ce temps de Noël Dieu vous bénisse de sa présence !

    [00009-03.01] [Texte original: Français]

    ○ Sintesi della catechesi in lingua inglese

    Dear Brothers and Sisters,

    In this Christmas season, the Church celebrates the mystery of the incarnation of the Son of God and his revelation as the Saviour of the world. From the witness of Scripture and the Church’s tradition, we see that our first reaction to the birth of Jesus should be one of joy, in the knowledge that God has assumed our humanity in order to make us sharers in his own divine life. The contemplation of this "wondrous exchange", which we experience most powerfully in the Eucharist, invites us to recognize our lofty dignity as God’s adopted sons and daughters. The liturgy teaches us that Christmas is a feast of light, for Christ, the light of the world and the radiance of the Father’s glory, has brought us from darkness into his Kingdom of light and called us to bring the light of the Gospel to every creature. During this Christmas season, may we welcome the Newborn Saviour into our hearts and may our lives be transformed by his gifts of joy, newness and light.

    I am pleased to greet all the English-speaking visitors present, including the pilgrimage groups from Wales, Australia and the United States. I offer a special greeting to the priests and seminarians of the Pontifical College Josephinum. My welcome also goes to the La Salette Brothers taking part in a programme of spiritual renewal. I thank the choirs for their praise of God in song. Upon all of you and your families I invoke the Lord’s blessings of joy, peace and prosperity for the year which has just begun. Happy New Year!

    [00010-02.01] [Original text: English]

    ○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca

    Liebe Brüder und Schwestern!

    Die ersten Tage des Jahres stehen in der Liturgie der Kirche ganz im Zeichen von Weihnachten und Epiphanie: In Jesus Christus wird der ewige Gott Mensch in unserer Zeit und zeigt uns sozusagen greifbar seine Liebe. Die Liturgie der Kirche lädt uns angesichts dieses Geheimnisses zur Freude ein, so wie auch der Engel den Hirten in der Heiligen Nacht kundgetan hat: »Ich verkünde euch eine große Freude« (Lk 2,10). Wir freuen uns, daß Gott da ist, daß es ihn gibt, und nicht nur irgendwo gibt, sondern daß er zu uns kommt, der wirkliche Gott, bei uns bleibt; daß der Ewige, Starke und Heilige, das Leben und die Freude sich mit uns verbindet, die wir von uns aus schwach, sündig, leidend und sterblich sind. Und voll Freude staunen wir über den wunderbaren Tausch zwischen Gott und Mensch. Gott nimmt das Unsrige, unsere Schwachheit, an, damit wir das Seinige, seine Größe, annehmen können, damit Gottes Natur in unsere menschliche Existenz hereinreicht und sie hinaufhebt zur Höhe Gottes. Ein weiteres Schlüsselwort der weihnachtlichen Texte in Schrift und Liturgie ist »Licht«. Die Hirten, so haben wir eben gehört, wurden bei der nächtlichen Erscheinung des Engels vom Licht der Herrlichkeit des Herrn umstrahlt (vgl. Lk 2,9). Christus, der als Kind gekommen ist – das wirkliche Licht, das in der Finsternis leuchtet (vgl. Joh 1,5.9) –, und uns sagt, was es mit dem Menschen ist, was es mit der Welt ist, daß sie nicht einfach aus Zufall und Notwendigkeit besteht, daß eine Idee dahintersteht, und eine Idee die Liebe ist, und daß wir uns darauf verlassen können. Dies ist das Licht, das wir haben und dem wir nachgehen in unserem Leben, damit wir uns in der richtigen Richtung bewegen. Durch Christus erstahlt der Glanz Gottes auf dem Angesicht des Menschen. Er will, daß wir selbst in unserem Innern hell werden, wahr werden, gut werden, licht werden und daß wir so von uns aus Licht zu den Menschen hinbringen. Er sagt, ein Licht stellt man nicht unter einen Scheffel, sondern auf den Leuchter (vgl. Mt 5,15). Es soll aus uns herausleuchten, daß wir Gott begegnet sind, und so die Welt heller machen. Bitten wir den Herrn dazu, daß dieses Weihnachten in uns etwas von seiner Helligkeit wieder neu entzündet, von der Zuversicht und der Freude des Glaubens, und daß davon etwas ausstrahlt in diese Welt hinein, die dessen so sehr bedarf.

    Mit Freude grüße ich die deutschsprachigen Pilger und Besucher und danke den Allgäuer Bläsern für ihre wunderschöne Musik. Nehmen wir Christus, das Kind, in dem Gott Mensch geworden ist, immer wieder neu in uns selber, in unsere Herzen auf. Lassen wir ihn in uns leben, damit seine Gedanken unsere Gedanken, sein Handeln unser Handeln wird. Dann werden auch wir von seiner Freude und seinem Licht erfüllt sein. Euch allen wünsche ich ein gesegnetes und gutes neues Jahr.

    [00011-05.02] [Originalsprache: Deutsch]

    ○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola

    Queridos hermanos y hermanas:

    En esta primera Audiencia del nuevo año quisiera detenerme a considerar dos temas propios de este tiempo litúrgico natalicio. El primero es la alegría, que nace del asombro del corazón al contemplar la extraordinaria acción de Dios que se hace niño. La teología y la espiritualidad de la Navidad hablan de este misterio como de un admirable intercambio entre Dios y el hombre: el Verbo asume nuestra humanidad y la naturaleza humana, por su parte, es elevada a la dignidad divina. En la Eucaristía se hace presente de modo real este asombroso intercambio. En ella, el Señor se entrega a sí mismo como nuestro alimento, para que recibiendo su cuerpo y su sangre participemos en su vida divina y llevemos una existencia de auténticos hijos de Dios. Otro aspecto característico de la Navidad es la luz. La venida de Cristo rasga las tinieblas del mundo, llena la noche santa de un resplandor celeste y difunde sobre el rostro de los hombres el esplendor de Dios Padre. En estos días santos, se nos invita a dejar que Cristo ilumine la mente y el corazón con la luz de su nacimiento, para que mediante el testimonio de nuestra vida la difundamos por todo el mundo.

    Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos venidos de España, México, Bolivia y otros países latinoamericanos. Deseo a todos que en este tiempo de Navidad os detengáis a contemplar este Misterio de Dios que se hace hombre en la humildad y pobreza, y que lo acojáis en vuestros corazones viviendo de su misma vida y manifestando a los demás la alegría, la novedad y la luz que su nacimiento ha traído a nuestra existencia y al mundo entero. Felices Fiestas.

    [00012-04.01] [Texto original: Español]

    ○ Sintesi della catechesi in lingua portoghese

    Queridos irmãos e irmãs,

    É com grande alegria que vos recebo nesta primeira Audiência Geral do novo ano. Estamos no tempo litúrgico do Natal. Por isso, gostaria de tratar hoje de alguns temas particulares desta celebração. Primeiramente, do tema da alegria. De fato, a alegria é a primeira reação diante da extraordinária ação de Deus que se faz homem. Esta alegria nasce da admiração de ver que Deus age na história permitindo-nos contemplar o Seu rosto ao olhar para aquele menino humilde. Outro tema característico deste tempo é o chamado "admirável intercâmbio", ou seja, que o Filho de Deus se fez homem para nos tornar filhos de Deus. Por fim, está o tema da luz. Com efeito, a liturgia natalina está toda permeada de luz: a vinda de Cristo dissipa as trevas do mundo, difundindo no rosto dos homens o esplendor de Deus Pai, convidando-nos a receber esta luz e levá-la aos demais.

    Queridos peregrinos de língua portuguesa, sede bem-vindos! O Natal é um convite a contemplar no Menino Jesus o Mistério de Deus que se faz homem na humildade e pobreza, e, sobretudo, a acolher em nós mesmos este Menino, que é o Cristo Senhor, para fazer com que os seus sentimentos, pensamentos e ações sejam também os nossos. Portanto, sede portadores da alegria, novidade e luz de Deus manifestadas no Natal. De todo o coração, desejo-vos um Ano Novo abençoado!

    [00013-06.01] [Texto original: Português]

    SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE

    ○ Saluto in lingua polacca


    Witam serdecznie Polaków, uczestników pierwszej w nowym roku audiencji. Nasze serca przenika radość z narodzin Zbawiciela. W Chrystusie Bóg Ojciec okazał nam swą miłość. W Nim zostaliśmy nazwani dziećmi Bożymi i rzeczywiście nimi jesteśmy (por. 1 J 3,1). Niech światło Chrystusa płynące z Betlejem rozjaśnia drogi waszego życia, niech umacnia wasze serca nadzieją, miłością i pokojem. Wam i waszym bliskim z serca błogosławię.

    [Saluto cordialmente i Polacchi partecipanti a questa prima udienza dell’anno nuovo. I nostri cuori sono pieni di gioia per la nascita del Salvatore. In Cristo, Dio Padre ci ha mostrato il Suo amore. In Lui siamo chiamati figli di Dio e lo siamo realmente (cfr. 1 Gv 3,1). Che la luce di Cristo che proviene da Betlemme illumini le vie della vostra vita, rafforzi i vostri cuori con la speranza, con l’amore e con la pace. A voi tutti e ai vostri cari imparto una benedizione di cuore.]


    [00014-09.01] [Testo originale: Polacco]

    ○ Saluto in lingua croata

    Srdačnopozdravljamhrvatskehodočasnike! GospodinIsus, kojinam je svojimrođenjemdarovaospasenje,nekavassvo jimblagoslovom i mirom prati krozsvedane nove godine! Hvaljen Isus i Marija!

    [Saluto cordialmente i pellegrini croati! Il Signore Gesù, che con la sua nascita ci ha donato la salvezza, vi accompagni con la sua benedizione e la sua pace in tutti i giorni dell’Anno Nuovo! Siano lodati Gesù e Maria!]

    [00015-AA.01] [Testo originale: Croato]

    ○ Saluto in lingua italiana

    Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini italiani, ed auguro a tutti voi serenità e pace per il nuovo anno. In particolare saluto i ministranti della diocesi di Asti e li esorto a svolgere con amore e devozione l’importante servizio all’altare che permette di essere particolarmente vicini al Signore e di crescere in un’amicizia vera e profonda con Gesù. Saluto le Suore Figlie della Misericordia e della Croce che celebrano in questi giorni il loro Capitolo Generale, ed assicuro la mia preghiera affinché esso susciti nell’intero Istituto un rinnovato ardore apostolico. Saluto i gruppi dell’Azione Cattolica di Pompei e di San Marzano sul Sarno, invitando ciascuno a rendere dappertutto una incisiva testimonianza cristiana. E saluto con particolare affetto i giovani dell’Oratorio inter-parrocchiale di Mortara e li incoraggio ad affrontare le importanti tappe della vita fondando ogni progetto sulla fedeltà a Dio e al Vangelo.

    Il mio pensiero va, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. A voi, cari giovani, auguro di saper considerare ogni giorno come un dono di Dio, da accogliere con riconoscenza e vivere con rettitudine. Per voi, cari malati, il nuovo anno porti consolazione nel corpo e nello spirito. E voi, cari sposi novelli, sforzatevi di imitare la Santa Famiglia di Nazareth, realizzando un’autentica comunione d’amore e di vita.

    [00016-01.02] [Testo originale: Italiano]

    [B0005-XX.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

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    CAPPELLA PAPALE NELLA SOLENNITÀ DELLA EPIFANIA DEL SIGNORE, CON IL RITO DI ORDINAZIONE EPISCOPALE , 06.01.2012

    Alle ore 9.30 di oggi, Solennità dell’Epifania del Signore, il Santo Padre Benedetto XVI celebra nella Basilica Vaticana la Santa Messa nel corso della quale conferisce l’Ordinazione episcopale ai presbiteri: Mons. Charles John Brown, eletto Arcivescovo titolare di Aquileia e nominato Nunzio Apostolico in Irlanda e Mons. Marek Solczyński, eletto Arcivescovo titolare di Cesarea di Mauritania e nominato Nunzio Apostolico in Georgia e Armenia.
    Concelebrano con il Santo Padre i Vescovi co-ordinanti: il Card. Tarcisio Bertone, S.D.B., e il Card. William Joseph Levada, e i due Vescovi eletti.
    Il rito di Ordinazione ha luogo dopo la proclamazione del Santo Vangelo e l’annunzio del giorno della Pasqua, che quest’anno si celebra l’8 aprile.
    Nel corso della Santa Messa, il Papa pronuncia l’omelia che riportiamo di seguito:


    OMELIA DEL SANTO PADRE

    Cari fratelli e sorelle!

    L’Epifania è una festa della luce. "Àlzati, [Gerusalemme,] rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te" (Is 60,1). Con queste parole del profeta Isaia, la Chiesa descrive il contenuto della festa. Sì, è venuto nel mondo Colui che è la vera Luce, Colui che rende gli uomini luce. Egli dona loro il potere di diventare figli di Dio (cfr Gv 1,9.12). Il cammino dei Magi d’Oriente è per la liturgia soltanto l’inizio di una grande processione che continua lungo tutta la storia. Con questi uomini comincia il pellegrinaggio dell’umanità verso Gesù Cristo – verso quel Dio che è nato in una stalla; che è morto sulla croce e che, da Risorto, rimane con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (cfr Mt 28,20). La Chiesa legge il racconto del Vangelo di Matteo insieme con la visione del profeta Isaia, che abbiamo ascoltato nella prima lettura: il cammino di questi uomini è solo un inizio. Prima erano venuti i pastori – le anime semplici che dimoravano più vicino al Dio fattosi bambino e che più facilmente potevano "andare di là" (cfr Lc 2,15) verso di Lui e riconoscerLo come Signore. Ora, però, vengono anche i sapienti di questo mondo. Vengono grandi e piccoli, re e servi, uomini di tutte le culture e di tutti i popoli. Gli uomini d’Oriente sono i primi, ai quali tanti, lungo tutti i secoli, vengono dietro. Dopo la grande visione di Isaia, la lettura tratta dalla Lettera agli Efesini esprime la stessa cosa in modo sobrio e semplice: le genti condividono la stessa eredità (cfr Ef 3,6). Il Salmo 2 l’aveva formulato così: "Ti darò in eredità le genti e in tuo dominio le terre più lontane" (Sal 2,8).

    I Magi d’Oriente precedono. Inaugurano il cammino dei popoli verso Cristo. Durante questa santa Messa conferirò a due sacerdoti l’Ordinazione episcopale, li consacrerò Pastori del popolo di Dio. Secondo le parole di Gesù, precedere il gregge fa parte del compito del Pastore (cfr Gv 10,4). Quindi, in quei personaggi che come primi pagani trovarono la via verso Cristo, possiamo forse cercare – nonostante tutte le differenze nelle vocazioni e nei compiti – indicazioni per il compito dei Vescovi. Che tipo di uomini erano costoro? Gli esperti ci dicono che essi appartenevano alla grande tradizione astronomica che, attraverso i secoli, si era sviluppata nella Mesopotamia e ancora vi fioriva. Ma questa informazione da sola non basta. C’erano forse molti astronomi nell’antica Babilonia, ma solo questi pochi si sono incamminati e hanno seguito la stella che avevano riconosciuto quale stella della promessa, quale indicatore della strada verso il vero Re e Salvatore. Essi erano, possiamo dire, uomini di scienza, ma non soltanto nel senso che volevano sapere molte cose: volevano di più. Volevano capire che cosa conta nell’essere uomini. Probabilmente avevano sentito dire della profezia del profeta pagano Balaam: "Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele" (Nm 24,17). Essi approfondirono quella promessa. Erano persone dal cuore inquieto, che non si accontentavano di ciò che appare ed è consueto. Erano uomini alla ricerca della promessa, alla ricerca di Dio. Ed erano uomini vigilanti, capaci di percepire i segni di Dio, il suo linguaggio sommesso ed insistente. Ma erano anche uomini coraggiosi e insieme umili: possiamo immaginare che dovettero sopportare qualche derisione, perché si incamminarono verso il Re dei Giudei, affrontando per questo molta fatica. Per essi non era decisivo ciò che pensava e diceva di loro questo o quello, anche persone influenti ed intelligenti. Per loro contava la verità stessa, non l’opinione degli uomini. Per questo affrontarono le rinunce e le fatiche di un percorso lungo ed incerto. Fu il loro coraggio umile a consentire ad essi di potersi chinare davanti al bambino di gente povera e di riconoscere in Lui il Re promesso, la cui ricerca e il cui riconoscimento era stato lo scopo del loro cammino esteriore ed interiore.

    Cari amici, come non vedere in tutto ciò alcuni tratti essenziali del ministero episcopale? Anche il Vescovo deve essere un uomo dal cuore inquieto che non si accontenta delle cose abituali di questo mondo, ma segue l’inquietudine del cuore che lo spinge ad avvicinarsi interiormente sempre di più a Dio, a cercare il suo Volto, a conoscerLo sempre di più, per poterLo amare sempre di più. Anche il Vescovo deve essere un uomo dal cuore vigilante che percepisce il linguaggio sommesso di Dio e sa discernere il vero dall’apparente. Anche il Vescovo deve essere ricolmo del coraggio dell’umiltà, che non si interroga su che cosa dica di lui l’opinione dominante, bensì trae il suo criterio di misura dalla verità di Dio e per essa s’impegna: "opportune – importune". Deve essere capace di precedere e di indicare la strada. Deve precedere seguendo Colui che ha preceduto tutti noi, perché è il vero Pastore, la vera stella della promessa: Gesù Cristo. E deve avere l’umiltà di chinarsi davanti a quel Dio che si è reso così concreto e così semplice da contraddire il nostro stolto orgoglio, che non vuole vedere Dio così vicino e così piccolo. Deve vivere l’adorazione del Figlio di Dio fattosi uomo, quell’adorazione che sempre di nuovo gli indica la strada.

    La liturgia dell’Ordinazione episcopale interpreta l’essenziale di questo ministero in otto domande rivolte ai Consacrandi, che iniziano sempre con la parola: "Vultis? – volete?". Le domande orientano la volontà e le indicano la strada da prendere. Vorrei qui brevemente menzionare soltanto alcune delle parole-chiave di tale orientamento, nelle quali si concretizza ciò su cui poc’anzi abbiamo riflettuto a partire dai Magi dell’odierna festa. Compito dei Vescovi è il "praedicare Evangelium Christi", il "custodire" e "dirigere", il "pauperibus se misericordes praebere", l’"indesinenter orare". L’annuncio del Vangelo di Gesù Cristo, il precedere e dirigere, il custodire il sacro patrimonio della nostra fede, la misericordia e la carità verso i bisognosi e i poveri, in cui si rispecchia l’amore misericordioso di Dio per noi e, infine, la preghiera continua sono caratteristiche fondamentali del ministero episcopale. La preghiera continua che significa: non perdere mai il contatto con Dio; lasciarsi sempre toccare da Lui nell’intimo del nostro cuore ed essere così pervasi dalla sua luce. Solo chi conosce personalmente Dio può guidare gli altri verso Dio. Solo chi guida gli uomini verso Dio, li guida sulla strada della vita.

    Il cuore inquieto, di cui abbiamo parlato rifacendoci a sant’Agostino, è il cuore che, in fin dei conti, non si accontenta di niente che sia meno di Dio e, proprio così, diventa un cuore che ama. Il nostro cuore è inquieto verso Dio e rimane tale, anche se oggi, con "narcotici" molto efficaci, si cerca di liberare l’uomo da questa inquietudine. Ma non soltanto noi esseri umani siamo inquieti in relazione a Dio. Il cuore di Dio è inquieto in relazione all’uomo. Dio attende noi. È in ricerca di noi. Anche Lui non è tranquillo, finché non ci abbia trovato. Il cuore di Dio è inquieto, e per questo si è incamminato verso di noi – verso Betlemme, verso il Calvario, da Gerusalemme alla Galilea e fino ai confini del mondo. Dio è inquieto verso di noi, è in ricerca di persone che si lasciano contagiare dalla sua inquietudine, dalla sua passione per noi. Persone che portano in sé la ricerca che è nel loro cuore e, al contempo, si lasciano toccare nel cuore dalla ricerca di Dio verso noi. Cari amici, questo era il compito degli Apostoli: accogliere l’inquietudine di Dio verso l’uomo e portare Dio stesso agli uomini. E questo è il vostro compito sulle orme degli Apostoli: lasciatevi colpire dall’inquietudine di Dio, affinché il desiderio di Dio verso l’uomo possa essere soddisfatto.

    I Magi hanno seguito la stella. Attraverso il linguaggio della creazione hanno trovato il Dio della storia. Certo, il linguaggio della creazione da solo non basta. Solo la Parola di Dio che incontriamo nella Sacra Scrittura poteva indicare loro definitivamente la strada. Creazione e Scrittura, ragione e fede devono stare insieme per condurci al Dio vivente. Si è molto discusso su che genere di stella fosse quella che guidò i Magi. Si pensa ad una congiunzione di pianeti, ad una Super nova, cioè ad una di quelle stelle inizialmente molto deboli in cui un’esplosione interna sprigiona per un certo tempo un immenso splendore, ad una cometa, e così via. Continuino pure gli scienziati questa discussione. La grande stella, la vera Super nova che ci guida è Cristo stesso. Egli è, per così dire, l’esplosione dell’amore di Dio, che fa splendere sul mondo il grande fulgore del suo cuore. E possiamo aggiungere: i Magi d’Oriente di cui parla il Vangelo di oggi, così come generalmente i Santi, sono diventati a poco a poco loro stessi costellazioni di Dio, che ci indicano la strada. In tutte queste persone il contatto con la Parola di Dio ha, per così dire, provocato un’esplosione di luce, mediante la quale lo splendore di Dio illumina questo nostro mondo e ci indica la strada. I Santi sono stelle di Dio, dalle quali ci lasciamo guidare verso Colui al quale anela il nostro essere. Cari amici, voi avete seguito la stella Gesù Cristo, quando avete detto il vostro "sì" al sacerdozio e al ministero episcopale. E certamente hanno brillato per voi anche stelle minori, aiutandovi a non perdere la strada. Nelle Litanie dei Santi invochiamo tutte queste stelle di Dio, affinché brillino sempre di nuovo per voi e vi indichino la strada. Venendo ordinati Vescovi, siete chiamati ad essere voi stessi stelle di Dio per gli uomini, a guidarli sulla strada verso la vera Luce, verso Cristo. Preghiamo dunque in quest’ora tutti i Santi, affinché voi possiate sempre rispondere a questo vostro compito e mostrare agli uomini la luce di Dio. Amen.


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    LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 06.01.2012

    Al termine della Santa Messa celebrata con il rito di ordinazione episcopale nella Basilica Vaticana in occasione della Solennità dell’Epifania del Signore, il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

    Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

    PRIMA DELL’ANGELUS

    Cari fratelli e sorelle!

    Oggi, nella solennità dell’Epifania del Signore, ho ordinato, nella Basilica di San Pietro, due nuovi Vescovi, e così perdonate il ritardo. Questa festa dell’Epifania è una festa molto antica, che ha la sua origine nell’Oriente cristiano e mette in risalto il mistero della manifestazione di Gesù Cristo a tutte le genti, rappresentate dai Magi che vennero ad adorare il Re dei Giudei appena nato a Betlemme, come narra il Vangelo di san Matteo (cfr 2,1-12). Quella "luce nuova" che si è accesa nella notte di Natale (cfr Prefazio di Natale I), oggi incomincia a risplendere sul mondo, come suggerisce l’immagine della stella, un segno celeste che attirò l’attenzione dei Magi e li guidò nel loro viaggio verso la Giudea.

    Tutto il periodo del Natale e dell’Epifania è caratterizzato dal tema della luce, legato anche al fatto che, nell’emisfero nord, dopo il solstizio d’inverno il giorno riprende ad allungarsi rispetto alla notte. Ma, al di là della loro posizione geografica, per tutti i popoli vale la parola di Cristo: "Io sono la luce del mondo; chi segue me, non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita" (Gv 8,12). Gesù è il sole apparso all’orizzonte dell’umanità per illuminare l’esistenza personale di ognuno di noi e per guidarci tutti insieme verso la meta del nostro pellegrinaggio, verso la terra della libertà e della pace, in cui vivremo per sempre in piena comunione con Dio e tra di noi.

    L’annuncio di questo mistero di salvezza è stato affidato da Cristo alla sua Chiesa. "Esso – scrive san Paolo – è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo" (Ef 3,5-6). L’invito che il profeta Isaia rivolgeva alla città santa Gerusalemme, si può applicare alla Chiesa: "Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te" (Is 60,1-2). E’ così, come dice il Profeta: il mondo, con tutte le sue risorse, non è in grado di dare all’umanità la luce per orientare il suo cammino. Lo riscontriamo anche ai nostri giorni: la civiltà occidentale sembra avere smarrito l’orientamento, naviga a vista. Ma la Chiesa, grazie alla Parola di Dio, vede attraverso queste nebbie. Non possiede soluzioni tecniche, ma tiene lo sguardo rivolto alla meta, e offre la luce del Vangelo a tutti gli uomini di buona volontà, di qualunque nazione e cultura.

    E’ questa anche la missione dei Rappresentanti Pontifici presso gli Stati e le Organizzazioni internazionali. Proprio stamani, come ho già detto, ho avuto la gioia di conferire l’Ordinazione episcopale a due nuovi Nunzi Apostolici. Affidiamo alla Vergine Maria il loro servizio e l’opera evangelizzatrice di tutta la Chiesa.

    [00022-01.01] [Testo originale: Italiano]

    DOPO L’ANGELUS

    Cari fratelli e sorelle,

    sono lieto di rivolgere i più cordiali auguri alle Chiese Orientali che, secondo il calendario giuliano, domani celebreranno il Santo Natale. Ogni famiglia ed ogni comunità sia colma della luce e della pace di Cristo Salvatore!

    Ricordo inoltre che l’Epifania è anche la Giornata Missionaria dei Bambini, promossa dalla Pontificia Opera della Santa Infanzia. Bambini di tutto il mondo, riuniti in gruppi, si formano ad una sensibilità missionaria e sostengono tanti progetti di solidarietà per i loro coetanei. Cari bambini e ragazzi! Il vostro cuore sia aperto al mondo, come il cuore di Gesù, ma siate anche attenti a chi vive accanto a voi, sempre pronti a dare una mano.

    Je suis heureux de vous saluer, chers frères et sœurs francophones présents pour la prière de l’Angélus. En ce jour de l’Épiphanie, avec les Mages, nous sommes tous invités à marcher pleins de confiance vers le Christ, Lumière des nations. Comme eux laissons-nous guider par l’étoile lumineuse de la Parole qui sauve. En adorant le Seigneur n’ayons pas peur de lui offrir cette nouvelle année, afin qu’elle soit remplie de Foi, d’Espérance et de Charité. En ce jour, j’adresse aussi mes vœux cordiaux à nos frères et à nos sœurs des Églises d’Orient qui célèbrent le Saint Noël ! Avec ma Bénédiction Apostolique !

    I am happy to greet all the English-speaking pilgrims and visitors present for this Angelus. Today we celebrate the Epiphany, in which the Lord is made known to the nations. Let us give thanks for the gift of faith and support the world-wide mission of the Church by bearing generous witness, in word and deed, to Jesus our Saviour. I wish you a pleasant stay in Rome. God bless all of you!

    Mit Freude grüße ich am heutigen Hochfest der Erscheinung des Herrn alle Pilger und Gäste deutscher Sprache. „Völker wandern zu deinem Licht" (Jes 60,3), so haben wir in der ersten Lesung aus dem Propheten Jesaja gehört. Und seine Vision hat sich erfüllt: Die Weisen aus dem Morgenland finden durch den Stern zum wahren Licht, zum menschgewordenen Gottessohn. Seitdem hat sich eine große Schar von Menschen und Völkern auf den Weg zu Jesus Christus gemacht. Wie die Sterndeuter wollen auch wir immer wieder innerlich aufbrechen und nach dem wirklichen Licht suchen, das unser Leben hell und leuchtend macht. Euch allen einen gesegneten Festtag!

    En esta solemnidad de la Epifanía del Señor, saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española aquí presentes y a cuantos participan en el rezo del Ángelus a través de la radio y la televisión. Con el fervor y la humildad de los Magos de oriente, abramos nuestros corazones ante el Niño Dios y presentémosle lo mejor que haya en nosotros mismos, sobre todo el deseo de acoger su Evangelio y, a su luz, edificar un mundo en el que brille la solidaridad, la concordia y la justicia. Que Dios os bendiga.

    Serdecznie pozdrawiam Polaków, a szczególnie uczestników Orszaków Trzech Króli, które dzisiaj przemierzają polskie miasta. Są one symbolem pokoleń ludzi, którzy śladem mędrców ze Wschodu idą do Betlejem w poszukiwaniu Boga. Niech ta inscenizacja przybliży wszystkich do Chrystusa, który nam się objawił i żyje w swoim Kościele. Waszym modlitwom polecam wyświęconego dziś nowego arcybiskupa nuncjusza, waszego rodaka i z serca wam błogosławię.

    [Saluto cordialmente tutti i Polacchi e in modo particolare i partecipanti dei Cortei dei Magi che oggi attraversano le città della Polonia. Sono simbolo di tutti coloro che sulle orme dei magi d’Oriente si dirigono a Betlemme in cerca di Dio. Questa rappresentazione avvicini tutti a Cristo che si è manifestato a noi e vive nella Sua Chiesa. Affido alle vostre preghiere un vostro connazionale, il nuovo nunzio apostolico che questa mattina è stato consacrato vescovo. Vi benedico di cuore.]

    E saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare quanti danno vita al corteo storico-folcloristico, dedicato quest’anno alla città di Pomezia e ai territori del Litorale e dell’Agro Pontino. A tutti auguro una buona festa dell’Epifania! Buona festa a tutti voi!

    [00023-XX.01] [Testo originale: Plurilingue]

    [B0010-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  8. #8
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    Annuncio di Concistoro per la creazione di nuovi Cardinali dato dal Santo Padre Benedetto XVI durante l'Angelus della solennità dell'Epifania del Signore.

  9. #9
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    SANTA MESSA NELLA CAPPELLA SISTINA CON IL RITO DEL BATTESIMO DEI BAMBINI , 08.01.2012

    Alle ore 9.45 di oggi, Festa del Battesimo del Signore, il Santo Padre Benedetto XVI presiede nella Cappella Sistina la Santa Messa nel corso della quale amministra il Sacramento del Battesimo a 16 neonati.
    Dopo la lettura del Santo Vangelo, il Papa pronuncia le seguente omelia:

    OMELIA DEL SANTO PADRE

    Cari fratelli e sorelle!

    E’ sempre una gioia celebrare questa Santa Messa con i Battesimi dei bambini, nella Festa del Battesimo del Signore. Vi saluto tutti con affetto, cari genitori, padrini e madrine, e tutti voi familiari e amici! Siete venuti – l’avete detto ad alta voce – perché i vostri neonati ricevano il dono della grazia di Dio, il seme della vita eterna. Voi genitori avete voluto questo. Avete pensato al Battesimo prima ancora che il vostro bambino o la vostra bambina venisse alla luce. La vostra responsabilità di genitori cristiani vi ha fatto pensare subito al Sacramento che segna l’ingresso nella vita divina, nella comunità della Chiesa. Possiamo dire che questa è stata la vostra prima scelta educativa come testimoni della fede verso i vostri figli: la scelta è fondamentale!

    Il compito dei genitori, aiutati dal padrino e dalla madrina, è quello di educare il figlio o la figlia. Educare è molto impegnativo, a volte è arduo per le nostre capacità umane, sempre limitate. Ma educare diventa una meravigliosa missione se la si compie in collaborazione con Dio, che è il primo e vero educatore di ogni uomo.

    Nella prima Lettura che abbiamo ascoltato, tratta dal Libro del profeta Isaia, Dio si rivolge al suo popolo proprio come un educatore. Mette in guardia gli Israeliti dal pericolo di cercare di dissetarsi e di sfamarsi alle fonti sbagliate: "Perché - dice - spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia?" (Is 55,2). Dio vuole darci cose buone da bere e da mangiare, cose che ci fanno bene; mentre a volte noi usiamo male le nostre risorse, le usiamo per cose che non servono, anzi, che sono addirittura nocive. Dio vuole darci soprattutto Se stesso e la sua Parola: sa che allontanandoci da Lui ci troveremmo ben presto in difficoltà, come il figlio prodigo della parabola, e soprattutto perderemmo la nostra dignità umana. E per questo ci assicura che Lui è misericordia infinita, che i suoi pensieri e le sue vie non sono come i nostri – per nostra fortuna! – e che possiamo sempre ritornare a Lui, alla casa del Padre. Ci assicura poi che se accoglieremo la sua Parola, essa porterà frutti buoni nella nostra vita, come la pioggia che irriga la terra (cfr Is 55,10-11).

    A questa parola che il Signore ci ha rivolto mediante il profeta Isaia, noi abbiamo risposto con il ritornello del Salmo: "Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza". Come persone adulte, ci siamo impegnati ad attingere alle fonti buone, per il bene nostro e di coloro che sono affidati alla nostra responsabilità, in particolare voi, cari genitori, padrini e madrine, per il bene di questi bambini. E quali sono "le sorgenti della salvezza"? Sono la Parola di Dio e i Sacramenti. Gli adulti sono i primi a doversi alimentare a queste fonti, per poter guidare i più giovani nella loro crescita. I genitori devono dare tanto, ma per poter dare hanno bisogno a loro volta di ricevere, altrimenti si svuotano, si prosciugano. I genitori non sono la fonte, come anche noi sacerdoti non siamo la fonte: siamo piuttosto come dei canali, attraverso cui deve passare la linfa vitale dell’amore di Dio. Se ci stacchiamo dalla sorgente, noi stessi per primi ne risentiamo negativamente e non siamo più in grado di educare altri. Per questo ci siamo impegnati dicendo: "Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza".

    E veniamo ora alla seconda Lettura e al Vangelo. Essi ci dicono che la prima e principale educazione avviene attraverso la testimonianza. Il Vangelo ci parla di Giovanni il Battista. Giovanni è stato un grande educatore dei suoi discepoli, perché li ha condotti all’incontro con Gesù, al quale ha reso testimonianza. Non ha esaltato se stesso, non ha voluto tenere i discepoli legati a sé. Eppure Giovanni era un grande profeta, la sua fama era molto grande. Quando è arrivato Gesù, si è tirato indietro e ha indicato Lui: "Viene dopo di me colui che è più forte di me… Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo" (Mc 1,7-8). Il vero educatore non lega le persone a sé, non è possessivo. Vuole che il figlio, o il discepolo, impari a conoscere la verità, e stabilisca con essa un rapporto personale. L’educatore compie il suo dovere fino in fondo, non fa mancare la sua presenza attenta e fedele; ma il suo obiettivo è che l’educando ascolti la voce della verità parlare al suo cuore e la segua in un cammino personale.

    Ritorniamo ancora alla testimonianza. Nella seconda Lettura, l’apostolo Giovanni scrive: "E’ lo Spirito che dà testimonianza" (1 Gv 5,6). Si riferisce allo Spirito Santo, lo Spirito di Dio, che rende testimonianza a Gesù, attestando che è il Cristo, il Figlio di Dio. Lo si vede anche nella scena del battesimo nel fiume Giordano: lo Spirito Santo scende su Gesù come una colomba per rivelare che Lui è il Figlio Unigenito dell’eterno Padre (cfr Mc 1,10). Anche nel suo Vangelo Giovanni sottolinea questo aspetto, là dove Gesù dice ai discepoli: "Quando verrà il Paraclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio" (Gv 15,26-27). Questo ci è di grande conforto nell’impegno di educare alla fede, perché sappiamo che non siamo soli e che la nostra testimonianza è sostenuta dallo Spirito Santo.

    E’ molto importante per voi genitori, e anche per i padrini e le madrine, credere fortemente nella presenza e nell’azione dello Spirito Santo, invocarlo e accoglierlo in voi, mediante la preghiera e i Sacramenti. E’ Lui infatti che illumina la mente, riscalda il cuore dell’educatore perché sappia trasmettere la conoscenza e l’amore di Gesù. La preghiera è la prima condizione per educare, perché pregando ci mettiamo nella disposizione di lasciare a Dio l’iniziativa, di affidare i figli a Lui, che li conosce prima e meglio di noi, e sa perfettamente qual è il loro vero bene. E, al tempo stesso, quando preghiamo ci mettiamo in ascolto delle ispirazioni di Dio per fare bene la nostra parte, che comunque ci spetta e dobbiamo realizzare. I Sacramenti, specialmente l’Eucaristia e la Penitenza, ci permettono di compiere l’azione educativa in unione con Cristo, in comunione con Lui e continuamente rinnovati dal suo perdono. La preghiera e i Sacramenti ci ottengono quella luce di verità grazie alla quale possiamo essere al tempo stesso teneri e forti, usare dolcezza e fermezza, tacere e parlare al momento giusto, rimproverare e correggere nella giusta maniera.

    Cari amici, invochiamo dunque tutti insieme lo Spirito Santo, perché scenda in abbondanza su questi bambini, li consacri ad immagine di Gesù Cristo, e li accompagni sempre nel cammino della loro vita. Li affidiamo alla guida materna di Maria Santissima, perché crescano in età, sapienza e grazia e diventino veri cristiani, testimoni fedeli e gioiosi dell’amore di Dio. Amen.

    [00028-01.01][Testo originale: Italiano]

    [B0014-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  10. #10
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    LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 08.01.2012

    Conclusa la Santa Messa con l’amministrazione del Battesimo ad un gruppo di bambini nella Cappella Sistina, il Santo Padre a mezzogiorno si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.
    Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

    PRIMA DELL’ANGELUS

    Cari fratelli e sorelle!

    Oggi celebriamo la festa del Battesimo del Signore. Stamani ho conferito il Sacramento del Battesimo a 16 bambini, e per questo vorrei proporre una breve riflessione sul nostro essere figli di Dio. Anzitutto però partiamo dal nostro essere semplicemente figli: questa è la condizione fondamentale che ci accomuna tutti. Non tutti siamo genitori, ma tutti sicuramente siamo figli. Venire al mondo non è mai una scelta, non ci viene chiesto prima se vogliamo nascere. Ma durante la vita, possiamo maturare un atteggiamento libero nei confronti della vita stessa: possiamo accoglierla come un dono e, in un certo senso, "diventare" ciò che già siamo: diventare figli. Questo passaggio segna una svolta di maturità nel nostro essere e nel rapporto con i nostri genitori, che si riempie di riconoscenza. E’ un passaggio che ci rende anche capaci di essere a nostra volta genitori – non biologicamente, ma moralmente.

    Anche nei confronti di Dio siamo tutti figli. Dio è all’origine dell’esistenza di ogni creatura, ed è Padre in modo singolare di ogni essere umano: ha con lui o con lei una relazione unica, personale. Ognuno di noi è voluto, è amato da Dio. E anche in questa relazione con Dio noi possiamo, per così dire, "rinascere", cioè diventare ciò che siamo. Questo accade mediante la fede, mediante un "sì" profondo e personale a Dio come origine e fondamento della nostra esistenza. Con questo "sì" io accolgo la vita come dono del Padre che è nei Cieli, un Genitore che non vedo, ma in cui credo e che sento nel profondo del cuore essere il Padre mio e di tutti i miei fratelli in umanità, un Padre immensamente buono e fedele. Su che cosa si basa questa fede in Dio Padre? Si basa su Gesù Cristo: la sua persona e la sua storia ci rivelano il Padre, ce lo fanno conoscere, per quanto è possibile in questo mondo. Credere che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, consente di "rinascere dall’alto", cioè da Dio, che è Amore (cfr Gv 3,3). E teniamo ancora una volta presente che nessuno si fa uomo: siamo nati senza il nostro proprio fare, il passivo di essere nati precede l’attivo del nostro fare. Lo stesso è anche sul livello dell’essere cristiani: nessuno può farsi cristiano solo dalla propria volontà, anche essere cristiano è un dono che precede il nostro fare: dobbiamo essere rinati in una nuova nascita. San Giovanni dice: "A quanti l’hanno accolto / ha dato potere di diventare figli di Dio" (Gv 1,12). Questo è il senso del sacramento del Battesimo, il Battesimo è questa nuova nascita, che precede il nostro fare. Con la nostra fede possiamo andare incontro a Cristo, ma solo Lui stesso può farci cristiani e dare a questa nostra volontà, a questo nostro desiderio la risposta, la dignità, il potere di diventare figli di Dio che da noi non abbiamo.

    Cari amici, questa domenica del Battesimo del Signore conclude il tempo di Natale. Rendiamo grazie a Dio per questo grande mistero, che è fonte di rigenerazione per la Chiesa e per il mondo intero. Dio si è fatto figlio dell’uomo, perché l’uomo diventi figlio di Dio. Rinnoviamo perciò la gioia di essere figli: come uomini e come cristiani; nati e rinati ad una nuova esistenza divina. Nati dall’amore di un padre e di una madre, e rinati dall’amore di Dio, mediante il Battesimo. Alla Vergine Maria, Madre di Cristo e di tutti coloro che credono in Lui, chiediamo che ci aiuti a vivere realmente da figli di Dio, non a parole, o non solo a parole, ma con i fatti. Scrive ancora san Giovanni: "Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato" (1 Gv 3,23).

    [00029-01.01][Testo originale: Italiano]

    DOPO L’ANGELUS

    Je vous salue cordialement, chers pèlerins de langue française. Alors que dans nombreux pays est célébrée, aujourd’hui, la fête de l’Épiphanie, ici, à Rome, se célèbre, celle du Baptême du Seigneur. Souvenons- nous de notre propre baptême, de ce jour où le regard du Père s’est posé sur chacun de nous, nous inondant de son Esprit et de sa vie. Le Père, désormais, nous appelle par notre nom et nous invite à témoigner de son amour infini pour tout homme. Que la Vierge Marie nous aide à offrir notre vie pour l’annonce de la Bonne Nouvelle ! Avec ma Bénédiction Apostolique !

    I am happy to greet all the English-speaking pilgrims and visitors present for this Angelus prayer. In today’s feast, the Baptism of Jesus, God the Father bears witness to his only-begotten Son, and the Holy Spirit anoints him for his imminent public ministry. Let us ask for the courage to be always faithful to the life of communion with the Holy Trinity which we received in Baptism. May God bless all of you abundantly!

    Von Herzen grüße ich alle deutschsprachigen Pilger und Besucher hier auf dem Petersplatz. Die Kirche feiert heute das Fest der Taufe Jesu: Am Jordan steht Christus mitten unter den sündigen Menschen als einer von ihnen, und zugleich offenbart ihn der Vater im Himmel als seinen geliebten Sohn. Durch das Sakrament der Taufe werden auch wir zu geliebten Kindern Gottes, neugeschaffen nach dem Bild Jesu Christi. Möge der Heilige Geist uns helfen, die Würde der Gotteskindschaft in der Liebe zum Herrn in allen Wirrnissen zu bewahren und in unserem Leben zu bezeugen für die anderen. Der Herr schenke euch dazu seine Gnade.

    Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española que participan en esta oración mariana. Celebramos hoy la fiesta del bautismo del Señor en el Jordán, en el que se revela el misterio del nuevo bautismo del agua y del Espíritu. Os exhorto a hacer memoria del día en que fuimos iluminados sacramentalmente en Cristo y comenzamos nuestra existencia como hijos de Dios. Que el compromiso manifestado entonces y la fe que proclamamos, no dejen de resonar en nuestros corazones y nuestras voces. Muchas gracias.

    Serdeczne pozdrowienie kieruję do Polaków. Liturgia Kościoła wspomina dziś chrzest Jezusa w Jordanie. Był to gest solidarności z grzesznikami wszystkich czasów, którzy przez Jego dzieło odkupienia doznają Bożego usprawiedliwienia i miłosierdzia. Dziękujmy dziś za to, że i my mamy udział w tej tajemnicy dzięki łasce sakramentu chrztu. Niech Bóg wam błogosławi!

    [Un cordiale saluto rivolgo ai polacchi. La liturgia di oggi ricorda il battesimo di Gesù nel Giordano. E’ stato questo un gesto di solidarietà con i peccatori di tutti i tempi, che grazie alla sua opera di redenzione sperimentano la giustificazione e la misericordia di Dio. Rendiamo grazie oggi, perché anche noi partecipiamo a questo mistero per la grazia del sacramento del Battesimo. Dio vi benedica!]

    Rivolgo infine un caloroso saluto ai pellegrini di lingua italiana, in modo speciale alle famiglie e ai gruppi parrocchiali. A tutti auguro una buona domenica e, nuovamente, ogni bene per l’anno da poco iniziato. Buona domenica, buon anno. Auguri, grazie!

    [00030-XX.01][Testo originale: Plurilingue]

    [B0015-XX.03]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

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