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Discussione: S. Benedetto e l'uccello nero

  1. #1
    Hijo del Hombre
    visitatore

    S. Benedetto e l'uccello nero

    Perché a volte s. Benedetto viene ritratto con un uccello nero ai suoi piedi? Che significato ha?

  2. #2
    CierRino L'avatar di anacleto
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    Si tratta del corvo, che secondo la Vita scritta da San Gregorio Magno si cibava dalle mani di San Benedetto e anche lo salvò da un tentativo di omicidio ai suoi danni. Questa è la storia:

    Un corvo viveva negli anfratti rocciosi dei monti circostanti al monastero di S. Benedetto, e all’ora dei pasti era solito scendere al refettorio del monastero per ricevere la propria razione giornaliera di cibo.
    Quindi afferratala col becco, andava a gustarsela nelle nude cavità rupestri, sotto i caldi raggi del sole.
    Nei dintorni dell’Abbazia dimorava anche un prete di nome Fiorenzo, però nel vedere affluire ogni giorno di più i fedeli verso Benedetto e nel contempo, diminuire la frequenza alla sua Chiesa, fu assalito da forte invidia, e reso ormai cieco da quella tenebrosa passione, progettò una orrenda decisione: inviò al servo dell’Onnipotente Signore un pane avvelenato, presentandolo come pane benedetto segno di amicizia.
    L’uomo di Dio lo accettò con vivi ringraziamenti ma non gli rimase nascosta la pestifera insidia che il pane celava. All’ora della refezione, veniva abitualmente, dalla vicina selva, un corvo e beccava poi il pane dalle mani di lui. Venne anche quel giorno e l’uomo di Dio gli gettò innanzi il pane ricevuto in dono dal sacerdote e gli comandò: « In nome del Signore Gesù Cristo prendi questo pane e gettalo in un luogo dove nessun uomo lo possa trovare ». Il corvo spalancato il becco e aperte le ali, prese a svolazzare intorno a quel pane e gracchiando pareva volesse dire che era pronto ad eseguire il comando ma una forza glielo impediva. Il servo di Dio dovette ripetutamente rinnovare il comando: « Prendilo, su prendilo senza paura e vallo a gettare dove non possa trovarsi più ». Dopo un’altra esitazione finalmente l’afferrò e volò via; tornò circa tre ore dopo, senza più il pane e allora come sempre prese il suo cibo dalla mano dell’uomo di Dio.
    Il venerabile Padre comprese da questa vicenda come l’animo del sacerdote si accanisse contro la sua vita, ne proò un immenso dolore, non tanto per sé quando per il povero sventurato.

    (dalla Vita di S. Benedetto di S. Gregorio Magno – Città Nuova Roma 1975)
    CANTABO DOMINO IN VITA MEA

  3. #3
    Hijo del Hombre
    visitatore
    Ti ringrazio per le delucidazioni.

  4. #4
    Partecipante a CR L'avatar di Organicvs
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    Quel volatile rappresenta un corvo.
    San Gregorio Magno nei suoi Dialoghi, precisamente nel libro II, scrive quanto segue:

    In tutte le zone circostanti alla dimora del Santo si era andato sviluppando un grande fervore religioso verso il Signore Gesù Cristo, nostro Dio; e molti abbandonavano la vita del secolo per curvare la superbia del cuore sotto il giogo leggero del Redentore.

    Purtroppo però c'è stato sempre il tristo costume dei cattivi di urtarsi della virtù che altri hanno e che essi non si curano minimamente di avere.
    Il prete di una chiesa vicina, di nome Fiorenzo - antenato di Fiorenzo suddiacono nostro - istigato dallo spirito maligno, cominciò a bruciare d'invidia per i progressi virtuosi dell'uomo di Dio, a spargere dubbi sulla sua santità e a distogliere quanti poteva dall'andarlo a trovare. Si accorse però che non solo non poteva impedirgli i progressi, ma che anzi la fama della sua santità si diffondeva sempre di più e che molti proprio per questa reputazione di santità sceglievano la via della perfezione.
    Per questo si rodeva sempre più per l'invidia e diventava ognor più cattivo, anche perché avrebbe voluto anche lui le lodi per una condotta lodevole, senza però vivere una vita lodevole.
    Reso ormai cieco da quella tenebrosa invidia, progettò infine un'orrenda decisione: inviò al servo dell'onnipotente Signore un pane avvelenato, presentandolo come pane benedetto e segno di amicizia.

    L'uomo di Dio lo accettò con vivi ringraziamenti, ma non gli rimase nascosta la pestifera insidia che il pane celava.
    All'ora della refezione veniva abitualmente dalla vicina selva un corvo e beccava poi il pane dalle mani di lui.

    Venne anche quel giorno; e l'uomo di Dio gli gettò innanzi il pane che aveva ricevuto in dono dal sacerdote e gli comandò: "In nome del Signore Gesù Cristo, prendi questo pane e buttalo in un luogo dove nessun uomo lo possa trovare".
    Il corvo, spalancato il becco e aperte le ali prese a svolazzare intorno a quel pane, e crocidando pareva volesse dire che era pronto ad eseguire il comando, ma una forza glielo impediva.
    Il servo di Dio dovette ripetutamente rinnovare il comando: "Prendilo, su, prendilo senza paura e vallo a gettare dove non possa trovarsi mai più". Dopo aver ancora a lungo esitato, finalmente l'afferrò col becco, lo sollevò e volò via.
    Tornò circa tre ore dopo, senza più il pane, e allora come sempre prese il suo cibo dalla mano dell'uomo di Dio.
    Il venerabile Padre comprese da questa vicenda quanto l'animo del sacerdote si accanisse contro la sua vita e ne provò un immenso dolore, non tanto per sé quanto per il povero sventurato.
    Intanto però Fiorenzo, visto che non era riuscito ad uccidere il Maestro nel corpo, macchinò di rovinare nell'anima i suoi discepoli. A tale scopo fece entrare nell'orto del Monastero sette fanciulle nude che, tenendosi per mano e danzando a lungo sotto i loro occhi, dovevano accendere nel loro animo impuri desideri. Si accorse di questo il santo e temette seriamente che i discepoli, ancor teneri nello spirito, avessero a cadere. Capì benissimo però che tutto questo era diretto a perseguitare lui solo. E allora credette più opportuno cedere alla gelosia altrui: sistemò ben bene l'ordinamento dei monasteri che aveva costruiti, costituendo i superiori e aggiungendo altri fratelli; poi, portando con sé solo alcuni monaci, parti, per andare ad abitare altrove.
    Ma l'uomo di Dio si era appena allontanato evitando umilmente l'odio di quell'uomo, che Dio Onnipotente non tardò a punire costui con un castigo spaventoso. Stava difatti questi sul suo terrazzo tutto gongolante di gioia alla notizia che Benedetto era partito, quando ad un tratto, mentre il resto dell'edificio restava in piedi, il terrazzo dov'era lui precipitò, stritolando tra le macerie il nemico di Benedetto. Il discepolo Mauro credette opportuno comunicare la notizia al venerabile Padre, che forse non era ancora lontano più di dieci miglia di strada. Gli mandò dunque a dire: "Torna indietro, Padre, perché il prete che ti perseguitava è morto".

    Udendo la notizia l'uomo di Dio scoppiò in direttissimo pianto, sia perché era morto il nemico, sia perché il discepolo se ne era rallegrato.
    Anzi allo stesso discepolo impose poi una bella penitenza, perché nel mandargli questo annunzio aveva osato essere troppo lieto per la scomparsa del suo nemico.

    (Traduzione del testo latino in Patrologia Latina, LXVI, 125 ss. a cura dei PP. Benedettini di Subiaco.)
    (Pubblicato nella collana "Spiritualità nei secoli" di Città Nuova Editrice.)

    E' per questo che divenne abitudine rappresentare S. Benedetto con il corvo come testimone del fatto che persino gli animali obbedivano ai comandi di questo grande santo.
    E' un po' come S. Francesco ed il Lupo...
    Sguaineremo spade per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. (Chesterton)

  5. #5
    Partecipante a CR L'avatar di Organicvs
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