Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Cronache dall'Arcidiocesi di Torino - 2013

  1. #211
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    Il 16 dicembre la Messa di Natale dell'Arcivescovo per i settori giovanili delle squadre di calcio Torino e Juventus



    Lunedì 16 dicembre 2013, nella Basilica di Maria Ausiliatrice, Mons. Nosiglia ha celebrato la S. Messa per i settori giovanili delle squadre di calcio Torino e Juventus. In allegato il testo integrale d
    ell’omelia dell’Arcivescovo.

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    Quid quaeritis viventem cum mortuis? (Lc 24, 5)

  2. #212
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    Messa di Natale per mondo del lavoro con Arcivescovo
    Giovedì 12 dicembre 2013 al Santo Volto



    Giovedì 12 dicembre 2013, ore 21, alla parrocchia Santo Volto in via Val della Torre 3 a Torino, l'Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro organizza la Santa Messa di Natale per il mondo del lavoro e la formazione professionale. Presiede la celebrazione S.E.R. ma Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino.

    Quest’anno un’attenzione particolare sarà data al ruolo della formazione professionale come risorsa straordinaria di educazione, accompagnamento al lavoro dei giovani e di riqualificazione degli adulti. La preghiera e il messaggio dell’Arcivescovo avranno come sfondo le preoccupazioni di tanti imprenditori e lavoratori dipendenti con le loro famiglie, insieme alle ragioni di speranza presenti di cui è importante ringraziare il Signore.

    «La dignità non ce la dà il potere, il denaro, la cultura, no!. La dignità ce la dà il lavoro! e un lavoro degno» Papa Francesco.

    Per informazioni:
    Ufficio per la Pastorale Sociale e del Lavoro, via Val della Torre 3 - 10149 Torino, tel. 011.5156355 - fax 011.5156459 - e-mail:
    lavoro@diocesi.torino.it.

    fonte


    In
    allegato il testo integrale dell'omelia.

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  3. #213
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    «Il carcere non sia luogo di pena, ma di redenzione»
    L’Arcivescovo alla Messa di Natale tra i detenuti e il personale del carcere di Torino




    Martedì 24 dicembre, alle 8,30, presso il carcere di Torino, Mons. Nosiglia ha incontrato i detenuti e il personale e ha presieduto la S. Messa. In allegato il testo della sua omelia
    .

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  4. #214
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    Nomine e trasferimenti (18 dicembre 2013)

    Nomine

    Padre Paul NDE, della Congregazione dello Spirito Santo, mantenendo gli incarichi precedenti è stato anche nominato collaboratore parrocchiale nella parrocchia S. Giovanni Battista-Cattedrale Metropolitana in Torino;
    il signor Enzio FAVINI è stato nominato presidente dell’Opera Federativa Trasporto Ammalati a Lourdes (O.F.T.A.L.) per il quinquennio 2014-2018.

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  5. #215
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    «Ritorno al futuro!»: campo giovani a Sestriere con l'Arcivescovo
    Dal 4 al 6 gennaio 2014.




    Forte dell'entusiasmo della prima edizione del campo invernale con la presenza dell'Arcivescovo Mons. Cesare Nosiglia, il nuovo appuntamento per i giovani over 18 è dal 4 al 6 gennaio 2014, a Bessen Haut, Sestriere, a quota 2000 mt.

    In continuità con il percorso dell'Anno della Fede e del Sinodo dei Giovani, il tema sarà la «Chiesa. (Non solo) flash (non solo) mob».

    Costo: 60 euro tutto compreso.

    Per iscrizioni e informazioni:
    giovanintralci@upgtorino.it; www.upgtorino.it.

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  6. #216
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    Mons. Nosiglia in visita ai bambini e alle famiglie rom
    Sabato 28 dicembre 2013 in corso Tazzoli



    Sabato 28 dicembre, alle ore 10.00, Mons. Cesare Nosiglia si è recato in visita ai bambini e alle famiglie rom che vivono nel campo al fondo di corso Tazzoli, al Centro Europa.

    Il vescovo ha incontrato gli 85 bambini del campo di corso Tazzoli, incoraggiando le famiglie a sostenere il loro inserimento nella scuola e i bambini a frequentare le lezioni. Afferma il direttore dell’Ufficio per la pastorale dei Migranti Sergio Durando: «Lo sforzo di tutti è quello di costruire alternative alle situazioni di degrado e alle discariche a cielo aperto in cui molte volte vivono le popolazioni rom. La presenza del Vescovo e la sua attenzione ai bambini ci spinge a lavorare per costruire città in cui nessun bambino debba crescere nel fango e tutti possano trovare nella scuola un’occasione di socializzazione, di crescita, di costruzione del futuro».

    Particolare attenzione è stata dedicata all'inserimento/accoglienza dei minori all’interno della scuola dell’obbligo, attraverso progetti appositi con i Servizi Educativi della città, e con il coinvolgendo di bambini e ragazzi nelle attività di doposcuola, corsi di lingua italiana, grazie alla presenza di alcuni educatori che svolgono un importante ruolo di accoglienza e mediazione sul territorio.

    L’esperienza di accompagnamento all'inserimento scolastico di minori rom si sviluppa a partire dall'analisi delle situazioni in ciascuna scuola e nelle singole classi, dove è concordato l’intervento. Spesso queste situazioni sono caratterizzate da: bassi livelli di frequenza di molti allievi rom; ritardi nella preparazione didattica degli alunni rom rispetto ai compagni; difficoltà di inserimento relazionale nei gruppi-classe, anche per coloro che sono al secondo o terzo anno di media inferiore.

    Gli interventi prevedono dunque una serie di azioni volte da un lato a riportare i minori rom a scuola e dall'altro a favorire le condizioni di una loro positiva permanenza all'interno delle classi.

    Per simboleggiare l'importanza della scuola nel percorso di crescita, il Vescovo ha regalato a ogni bambino un quaderno e si è intrattenuto con loro per un momento conviviale e per gli scambi di auguri. La Nascita di Gesù, che abbiamo appena celebrato è un dono per tutti, che va annunciato e condiviso.

    Al termine Il Vescovo ha continuato la sua visita ad un altro campo rom in Lungo Stura Lazio.

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  7. #217
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    OMELIA DELLA NOTTE DI NATALE 2013
    DELL’ARCIVESCOVO DI TORINO, MONS. CESARE NOSIGLIA
    Cattedrale, Torino 24 dicembre 2013


    «Hai moltiplicato la gioia e hai aumentato la letizia, perché ci hai dato un figlio, un bambino che è nato per noi». Così il profeta Isaia preannunciava la nascita di Gesù. E gli angeli hanno ripreso questo annuncio cantando ai pastori l’inno della gloria di Dio e della pace che Gesù il suo Figlio ha portato sulla terra.

    Il Natale è dunque la festa della gioia, non quella che deriva dal chiasso di una discoteca o
    dall'esplosione di una festa dove si mangia, si beve e si balla, non dall'avere ricevuto un regalo costoso e che ci fa felici. No: la gioia del Natale sta nelle cose semplici e povere, ma che hanno in se stesse il sigillo di Dio. È la gioia di Dio che ci fa sentire amati e non più soli a lottare e sperare in questi tempi difficili e faticosi. Dio è sceso per stare con noi come amico, si è fatto uno di noi, povero e umile, ma come ogni bambino che nasce fonte per i suoi cari e tutti di tanta letizia e amore.

    Non lasciamoci espropriare il Natale cari amici, rendendola una festa esteriore, chiassosa e consumistica o ideologica, quasi fosse un intervento di Dio venuto a contrastare le ingiustizie che sono nel mondo, una festa contro qualcuno e non per tutti, ricchi e poveri grandi e piccoli, deboli e forti, santi e peccatori. Il Natale è la festa della vera gioia di cui ha bisogno il nostro cuore e a cui anela nel profondo il nostro animo: la cerchiamo tale gioia e la desideriamo, perché siamo stati fatti per questo: creati da un Dio, che è pienezza della gioia, non possiamo sfuggire al suo fascino e al suo desiderio. Diceva bene sant’Agostino: «Tu ci hai fatti per Te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non trova il suo riposo in Te».

    Non temete, dicono ancora gli angeli, ai pastori «vi annunciamo una grande gioia che
    sarà di tutto il popolo, oggi nella città di Davide vi è nato un Salvatore».

    Questa notte risuona in tutto il mondo questa buona notizia, che rallegra il cuore di chi è solo, malato o ingiustamente condannato, immigrato e rifugiato, sottoposto a violenza e miseria morale o materiale. Oggi: non solo oltre duemila anni fa, perché anche nel nostro tempo c’è bisogno di un Salvatore. Per ogni uomo, debole e peccatore, povero o ricco, sofferente o solo, il Natale ha un dono, che è fonte di amore e di speranza: quello di poter contare su Dio, che si fa nostro fratello, amico e Redentore.

    Ciascuno di noi ha nel cuore tante speranze e attese e, pur sapendo che spesso la loro
    realizzazione sarà difficile perché sono fragili ed esposte al rischio dell’insuccesso, continua a coltivarle, convinto che nessuno può vivere senza speranza. Proprio per questo siamo qui, per sentirci dire che Gesù è venuto ad aiutarci a compiere le nostre speranze, vivendole con noi, solidale e vicino, ogni giorno. Lui, infatti, oltre che un sincero amico è anche il Dio con noi. Solo chi conosce e incontra questo Dio con noi può nutrire una speranza certa e definitiva: quella di essere amato, perdonato, accolto sempre e comunque. Sì, solo l’esperienza di questo amore forte e assoluto, che nemmeno la morte può distruggere, garantisce la realizzazione delle speranze umane; e questo amore è Gesù Cristo. Lui è il nome della grande speranza a cui ogni cuore anela, lui è la pienezza della pace e della giustizia, lui è il compimento ultimo della felicità.

    Di questa speranza ha bisogno oggi l’umanità, perché senza il Salvatore, nato a Betlemme,
    è illusorio pensare di costruire un mondo diverso, dove la dignità e i diritti di ogni uomo e donna, bambino o adolescente, disabile o malato terminale, immigrato o senza dimora vengano non solo rispettati, ma promossi e garantiti, e dove proprio chi meno conta nella società e appare per molti un peso inutile diventa il più fecondo di frutti abbondanti di amore per tutti.

    E questo pensiero mi porta davanti agli occhi il volto di tante persone, che incontro nella
    Visita pastorale, dedite a condividere la loro vita e le loro risorse di tempo e di solidarietà nella catechesi ed animazione educativa dei ragazzi, nella cura e visita domiciliare ai malati e anziani, negli impegni pastorali delle parrocchie, nel farsi carico delle sofferenze e necessità dei poveri, dei carcerati, dei senza dimora, di chi - emarginato o solo - subisce ingiuste discriminazioni. Tra essi non pochi sono giovani, come tanti di voi. Essi hanno trovato nel dono di sé agli altri la ragione di una vita bella, ricca di felicità e di amore. La noia, la ricerca spasmodica del piacere e del divertimento o di illusori paradisi artificiali, per coprire la propria solitudine interiore, hanno lasciato il posto a una gioia vera e profonda, che solo l’amore può offrire.

    Penso, in particolare, a quei giovani che incontro in Seminario e hanno deciso di camminare
    verso una meta oggi difficile, ma affascinante, quella del sacerdozio, o alle ragazze, giovani e professionalmente preparate, che vivono una scelta di amore assoluto a Cristo nei 14 Monasteri della nostra Diocesi o in altri istituti religiosi dediti ai più poveri. Penso ai giovani, alle ragazze e alle famiglie che dedicano i mesi estivi nei vari Paesi del mondo missionario e che ho più volte incontrato, dove dedicano parte della loro giovane vita al lavoro con i più poveri.

    Sono questi giovani e adulti gli uomini e le donne di speranza, che celebrano il Natale ogni
    giorno riconoscendo Gesù nel loro prossimo e che gli angeli sulla grotta di Betlemme hanno proclamato «di buona volontà», perché amati da Dio e ai quali lui riserva la sua pace. Essi sono i veri operatori di pace, che non alzano la voce “contro”, perché non hanno nemici o avversari e non cercano di farsi propaganda attraverso i mass media, ma agiscono, giorno per giorno, senza chiasso, nel silenzio, come i pastori, portando i loro doni al divino Bambino che riconoscono in ogni persona accolta come un fratello e sorella della stessa casa.

    Li possiamo chiamare gli uomini e le donne del «sì», perché mostrano, con le loro scelte di
    vita, che in questo Dio dal volto umano, che Gesù ci ha rivelato e donato, non ci sono dei «no» a quanto di più bello, vero, giusto e desiderabile c’è nel cuore di ogni uomo e di ogni donna. In Gesù Cristo c’è il più grande «sì» di Dio all'umanità, che cerca la pace e l’unità e la trova non nello scontro e nella contrapposizione di opposte frontiere di stampo ideologico o politico, ma nel dialogo e nell'incontro fraterno tra persone e popoli, diversi per cultura, religione e nazionalità, ma impegnati nella comune volontà di realizzare insieme un mondo nuovo.

    Il mio augurio, cari amici, è dunque che in questo Natale rinnoviamo la nostra preghiera
    affinché la fede in Cristo e la speranza in lui, che dà risposta ai bisogni più profondi del nostro cuore, ci sostengano nel cammino della vita e ci diano il coraggio di costruire, nella luce di Dio, rapporti di pace e di amore, in famiglia e nella società.

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    Quid quaeritis viventem cum mortuis? (Lc 24, 5)

  8. #218
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    OMELIA DELLA MESSA NEL GIORNO DI NATALE 2013
    DELL’ARCIVESCOVO DI TORINO, MONS. CESARE NOSIGLIA
    Cattedrale, Torino 25 dicembre 2013



    Cari amici,

    in questo giorno di Natale risuona l’annuncio dell’apostolo Giovanni: «Il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare tra noi». Egli è venuto tra i suoi, ma essi non lo hanno accolto. Chi lo ha accolto è diventato in lui Figlio di Dio. Di questo, la Chiesa rende testimonianza come Giovanni
    Battista l’ha resa di Cristo.

    Luce e tenebre, dunque, vita e morte, accoglienza e rifiuto si intrecciano in questa festa, che,
    carica di gioia, ci pone anche di fronte all'impegno di accoglierla nella fede e di viverla nella testimonianza di un’esistenza rinnovata nell'amore.

    Il Dio con noi è anche il Dio per noi, che si fa umile e povero per elevare l’uomo, sua
    creatura, a figlio di Dio. Con noi si fa compagno di viaggio nella storia di ogni giorno, assumendo le nostre esperienze umane più vere e profonde: famiglia, lavoro, amicizia, sofferenza. Per noi si fa salvatore potente, che libera dalla schiavitù del peccato e dalla paura della morte.

    San Leone Magno ci esorta con queste parole: «Riconosci, o cristiano, la tua dignità e
    reso partecipe della natura divina non voler tornare all'abiezione di un tempo con una condotta indegna. Ricordati che sei stato strappato dal potere delle tenebre e sei stato trasferito nella luce del Regno di Dio. Con il sacramento del Battesimo sei diventato tempio dello Spirito Santo».

    Le nostre comunità cristiane sapranno annunciare e testimoniare questo Vangelo, vivendo il
    Natale come incontro e accoglienza del Figlio di Dio? E le famiglie potranno sperimentare in esse che si diventa cristiani riconoscendo giorno per giorno la presenza del Signore nel tessuto concreto della loro unità e della loro vita donata per amore, come la sua?

    Credo che su queste domande si misuri oggi la nostra testimonianza di credenti e lo stile
    natalizio delle nostre celebrazioni, incontri, iniziative caritative e di fraternità.

    Il Natale è una grande sfida missionaria, come ci ricordano le parole dell’evangelista Luca
    riferite ai pastori, che, tornati a casa dopo essere stati a Betlemme, riferirono a tutti con stupore e gioia grande quanto avevano visto e udito.

    Quello che ci manca, forse, è proprio lo stupore e il coraggio di far vedere a tutti che
    l’incontro con il Salvatore sta cambiando profondamente la nostra vita e ci rende carichi di gioia e di speranza per il domani.

    La crudezza di quanto sta avvenendo nel mondo, dove tanti cristiani sono perseguitati a
    motivo della loro fede in Gesù Cristo e dove la cronaca quotidiana della crescente fatica e sofferenza - che segnano la vita di tante persone e famiglie nel nostro Paese a causa della crisi in corso - tarpa le ali alla speranza. Ma proprio qui subentra la fede, che, sola, ci conduce a riconoscere che abbiamo bisogno di un salvatore e che non bastiamo a noi stessi, per cui la nascita nella carne del Figlio di Dio è fonte di nuova luce e di vigore spirituale, che può cambiare profondamente il nostro cuore e la vita di ciascuno come la storia del mondo.

    Sì, è ricuperando la centralità della fede in Gesù Cristo che possiamo non solo accogliere
    ma testimoniare con forza che è possibile edificare un mondo nuovo e che, malgrado le difficoltà e le resistenze, quello vecchio, sottomesso alla caducità del peccato e della morte, è stato vinto e sarà sconfitto per sempre. Se stemperiamo la fede o se la sua tiepidezza penetra nel nostri cuori, non potremo mai accogliere quel Bambino di Betlemme come Salvatore di ognuno di noi e di tutti gli uomini, e ogni speranza resterà un vano desiderio impossibile da realizzare.

    Egli, il Verbo che si è fatto carne, era la vita, ci ha annunciato l’apostolo Giovanni ed è venuto perché ogni uomo possa averla in abbondanza. In queste parole si capisce che la radice del dono della vita è Cristo stesso e che in ogni persona c’è dunque lui, la sua presenza. Accogliere una persona significa accogliere il figlio di Dio che rinasce con noi e per noi. Aiutare a vivere chi ha una vita disgraziata o debole, malata e indifesa, è rendere possibile la rinascita di Gesù Cristo, oggi nel mondo.

    In una società dove la stessa vita nascente o quella terminale sono considerate un peso e,
    dunque, per molti votate alla morte o dove si vive tranquillamente accanto a tanta gente che soffre condizioni miserevoli e prive di dignità e di diritti o, ancora, dove il terrorismo e la guerra uccidono ogni giorno persone innocenti, il messaggio del Natale risuona come forte e rinnovato appello di Dio all'uomo e a ogni società a rispettare, amare, proteggere e promuovere ogni persona, perché in essa c’è la scintilla stessa dell’amore di Dio, c’è lui, il Figlio di Dio, che l’ha assunta come sua e l'ha resa sacra ed inviolabile per tutti.

    Festa di Gesù che è venuto perché abbiamo la vita di Dio in noi, il Natale è anche la festa
    che ci rivela la gratuità dell’amore di Dio, perché Lui ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito e lo ha fatto per puro dono d’amore e senza richiedere niente in cambio. Si spoglia della sua divinità e si fa umile e povero, perché ogni uomo sulla terra, anche il più misero e infelice possa trovare in lui un fratello, un amico, un Salvatore.

    Fin dalla sua nascita infatti egli, come ci racconta il Vangelo, è stato rifiutato, ha dovuto
    nascere in una stalla, fuggire dal suo Paese profugo in Egitto, crescere nella povera famiglia di Nazaret dove si è guadagnato il pane con il lavoro nella bottega di falegname di Giuseppe. E tutto ciò per amore nostro e senza pretendere niente in cambio, ma solo la gioia di servire ogni persona e donarle amicizia, perdono e guarigione dal suo male.

    Anche qui vediamo lo stridente contrasto con il nostro mondo, dove non si fa niente per
    niente e dove il profitto, l’utilità e il proprio tornaconto o comunque l’essere riconosciuti e stimati per il bene che si compie o temuti per quel piccolo o grande potere che si ha nei confronti degli altri, sembrano guidare le scelte delle persone. Al contrario, il fare qualcosa per gli altri senza volere niente in cambio, rendendosi umili servi per puro dono d’amore, come fa Dio con la nascita del suo Figlio, è sorprendente e alternativo alla cultura dell’avere e dell’apparire.

    Lo è il semplice gesto di saluto e di accoglienza di chi ti trovi accanto sulla strada o nel
    lavoro o in casa; lo è quando ti fai carico delle miserie morali e materiali del prossimo; lo è quando rinunci a qualcosa che hai per metterlo a disposizione di altri e fai sì che essi possano vivere e sperare in un futuro migliore; lo è quando perdoni chi ti ha offeso e ristabilisci la pace anche con chi ti considera un nemico o avversario, lo è quando non pretendi o non chiedi nulla in cambio del tuo amore e attendi solo da Dio la ricompensa.

    Questo non significa solo dare delle cose materiali, ma offrire anzitutto se stessi, la propria
    presenza, il proprio servizio. Il dono del Natale, infatti, è un bambino, una persona, dunque, non una serie di cose e di regali inutili o costosi. È la persona, ogni persona che ci vive accanto, il dono più bello e più grande e noi lo possiamo essere per lui o per lei. Quando scopro questo, allora so vedere nel profondo le attese e le necessità del mio prossimo e valorizzo ogni persona per quello che è, al di là di quello che mi può dare o non dare e di ogni altro rapporto strumentale o puramente esteriore, che non tocca dentro il cuore. Questo è dunque il grande annuncio del Natale: se vuoi vita devi dare vita, se vuoi amore devi donare amore. Il dono gratuito di se stessi è fonte di gioia piena e duratura.

    Il mio augurio si fa ora appello per affrontare con spirito di gratuità e solidarietà due realtà
    particolarmente dolorose per tante persone e famiglie.

    Meditando sul fatto che la famiglia di Nazaret non trovi una casa dove sostare a Betlemme, mi viene in mente il forte richiamo che Papa Francesco ha rivolto nei giorni scorsi perché si faccia tutto il possibile, perché a nessuna famiglia manchi il bene della casa. Incoraggio pertanto le nostre Istituzioni a lavorare ancora più intensamente su questo problema, che è uno dei più acuti oggi nel nostro territorio, in riferimento a quelle famiglie incolpevoli che non sono in grado di pagare l’affitto dell’alloggio della casa popolare dove sono ospitate. Bisogna trovare una soluzione equa che - senza eludere la necessaria responsabilità delle persone - consenta loro di non perdere l’alloggio per non cadere in una situazione di gravissima difficoltà.

    In secondo luogo ho un sogno grande e ve lo voglio comunicare: è quello che durante le
    feste del Natale si svuotino nella nostra città le mense dei poveri, si svuotino le strutture di accoglienza notturna dei senza dimora e ognuno di questi fratelli e sorelle trovi almeno per un giorno o una notte una casa amica che l’accolga e gli faccia sentire il calore di una famiglia.

    Utopie, speranze vane e troppo impegnative? Può darsi, ma il nostro Dio ci rivela nel Natale
    che non ama le vie facili e comode, bensì quelle più ardue e difficili, che conducono però alla vera felicità del cuore.

    Cari amici,

    viviamo nel Natale quella carica positiva e coinvolgente di carità che ci permetta di gustare la stessa gioia di Dio, attraverso il dono gratuito e disinteressato di se stessi per gli altri.

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    Quid quaeritis viventem cum mortuis? (Lc 24, 5)

  9. #219
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    Lettera dell'Arcivescovo per Natale: «Una casa amica»
    Copie disponibili presso la reception della Curia



    È in distribuzione la Lettera dell'Arcivescovo, Mons. Cesare Nosiglia, all'Arcidiocesi in occasione del Santo Natale. Copie del libretto, intitolato «Una casa amica», possono essere ritirate presso la reception della Curia, in via Val della Torre 3, dal lunedì al venerdì ore 9-13 e 14-16 (tel. 011.51.56.300).

    In allegato il testo della Lettera.

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