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Discussione: Cronache dalla diocesi di Pavia - 2013

  1. #1
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    Cronache dalla diocesi di Pavia - 2013

    CRONACHE
    DALLA DIOCESI DI PAVIA

    anno 2013



    Archivio delle cronache
    dalla diocesi di Pavia:

    anni 2010 - 2012
    Se giudicate la gente, non avrete il tempo di amarla. (Madre Teresa di Calcutta)

  2. #2
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    Ultima modifica di lella64; 02-01-2013 alle 12:47
    Se giudicate la gente, non avrete il tempo di amarla. (Madre Teresa di Calcutta)

  3. #3
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    "Il Natale di Gesù riguarda la nostra vita di oggi"

    Ecco l’omelia del vescovo di Pavia S.E. Mons. Giovanni Giudici per la S.Messa di mezzanotte celebrata in Cattedrale:

    Ritroviamo la gioia. In una notte come questa, il Natale! Avvertiamo una sproporzione di sentimenti: abbiamo dentro di noi il desiderio di dire la sorpresa per l’avvenimento di cui facciamo memoria, ma le parole che diciamo ci sembrano sempre inadeguate alla realtà che intuiamo e vogliamo vivere autenticamente. Avvertiamo così che le parole ‘auguri’, che i regali che ci scambiamo esprimono sì qualche cosa che abbiamo nel cuore, ma né le espressioni che pure moltiplichiamo, né i sentimenti che esprimiamo ci tolgono da un certo imbarazzo.
    In questa notte vorremmo ritrovare la gioia di qualcosa divero, di genuino, di semplice; non possiamo accontentarci del ricordo di una tradizione; facciamo festa, ma avvertiamo che vi sono attorno a noi ragioni di qualche incertezza in più, di qualche stanchezza più pronunciata nei confronti del nostro vivere sociale.
    Eppure l’avvenimento che ricordiamo con il nostro far festa, con la tradizione dei regali scambiati e con l’abitudine di porre dovunque segni della luce ha una consistenza singolare, anche se fatichiamo a comprenderla; e vorremmo vedere quale conseguenza di significato per noi e per tutti. Si tratta di accogliere il Natale di Gesù come un fatto che riguarda la nostra vita di oggi. La nascita che sta all’origine della nostra festa è avvenuta in quell’anno, e in quel luogo, Betlemme di Giudea. Non basta però avvicinarci a questo fatto con la ragione che indaga e chiede prove; dopo aver accolto le prove della storia, occorre entrare nell’avvenimento con la fede. Come ci ricorda il Pontefice in ‘Porta Fidei’ “La fede cresce quando è vissuta come esperienza di unamore ricevuto e quando viene comunicata come esperienza digrazia e di gioia”.
    Noi siamo qui radunati questa notte perché il Vangelo del Natale ci offra la luce di un annunzio chiaro ed esplicito, provato e argomentato, dell’amore di Dio. Allora, crescendo nell’esperienza della fede, accettiamo la sfida contenuta nella proposta del Papa, e ci domandiamo: «…ma che cosa ci annuncia la fede a proposito della nascita di Gesù?».
    Notiamo anzitutto gli avvenimenti che il Vangelo di Luca ci narra: sono tutti parte di un disegno sapiente. Il censimento che muove Maria e Giuseppe da Nazaret, è ‘il primo dei censimenti’. Si tratta dunque di un caso, per chi guarda alla storia solo con lo sguardo della cronaca. Tuttavia, in ragione di quella disposizione della potenza imperiale, lontana e certo disattenta ai piccoli vissuti delle persone, i due, più il bimbo nel seno della madre, giungono a Betlemme.
    Ma questo villaggio è la terra d’origine di Davide, il grande re, che ha ricevuto una promessa di alleanza. ‘Latua progenie sarà per sempre legata a me, fino a che giunga un Re ancora più grande di te, che pure sei generoso e fedele, capace e intraprendente’. Nulla ha potuto infrangere quell’alleanza, e nessuna dimenticanza o delitto, tragedia militare o tracollo politico ha potuto dichiararla conclusa. Ecco ora un discendente di quel re. E ora a Betlemme non c’è posto per loro nell’alloggio; se nasce il Figlio dell’Altissimo, non vi è un ambiente adatto per lui. Forse Egli è troppo grande per abitare le case degli uomini? E non basta; solo tra i poveri deve trovare posto questo Figlio di Dio. Non è affascinante questo segreto? Egli viene per tutti, ma chi è più inclinato a dubitare di essere una creatura di Dio è proprio il povero. E se vi è qualcuno che possa accogliere il frutto di una nascita così singolare, è proprio il gruppo dei pastori, che vegliano nella notte, e hanno l’indicazione di un segno incredibile: nell’abbandono di una mangiatoia, giace un bimbo accolto con tanto amore da essere avvolto in fasce.
    Accogliamo la verità di fede e siamo così nella condizione di comprendere il manifestarsi dell’amore di Dio per noi. Ecco perché, secondo quanto ci insegna il Pontefice, cresce in noi la fede.
    E’ la fiducia in Dio che ci fa accogliere la testimonianza dell’ammirato sguardo dei pastori; con loro anche noi vediamo la gloria di Dio, cioè la sua presenza visibile operante nelle vicende umane.
    Ritorniamo alla nostra vita quotidiana interiormente mossi alla gioia, perché credendo all’opera di Dio, superiamo incertezze e timori.
    Facciamo esperienza di pace, come ci è promesso dai cori delle creature celesti; infatti siamo incoraggiati da questa Natività a riconoscere che è possibile la pienezza della vita, persino nell’incertezza e nel dolore. Infatti crediamo, proprio a partire dal Natale di Gesù, alla volontà di Dio di amare concretamente le sue creature. Sia dunque buono il Natale dell’anno della fede, perché impariamo a riconoscere quanta fiducia e quanta gioia il credere introduce nella vita delle persone, e attraverso di loro nelle dimensioni sociali della nostra vita comune.

    Mons.Giovanni Giudici
    (Vescovodi Pavia)

    http://www.diocesi.pavia.it/pls/pavi...est&rifp=guest
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  4. #4
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    "Cristo apre il nostro cuore alla gioia del Natale"

    L’editoriale di Natale del vescovo Giovanni Giudici pubblicato su “il Ticino”:

    A Natale vi è un’atmosfera di luce e di gioia: è come se ciascuno sentisse che abbiamo bisogno di un domani nuovo, e che questa data precisa ce ne dà la garanzia. Il furbo intuito del consumismo sa leggere e approfittare dell’attesa, e fornisce i segni della festa. Noi però facciamo riferimento alla liturgia, ed in essa ricorrono immagini e promesse forti, impegnative. Ecco la parola del profeta Isaia: Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Nel tempo che ci è dato vivere, quelle parole valgono anche per noi. Fatica di relazioni personali e tra gruppi sociali; cuori segnati da tristezze per limiti e per povertà; incapacità a fare passi significativi, sia come singoli che come società, che ci consentano di superare gli ostacoli, di aprire varchi verso un futuro positivo.
    E tuttavia la Chiesa non si stanca di celebrare il Signore che con i suoi messaggeri ci ripete: Non temete, ecco io vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è Cristo Signore. Noi, per via della ripetizione amabilmente ostinata della liturgia, riascoltiamo queste promesse, anzi le consideriamo vere, attuali, capaci di cambiare le nostre prospettive e di sperimentare la gioia.
    E’ giusto e opportuno comportarsi a questo modo? Non c’è forse illusione in noi? Attenti a tutti gli aspetti che racchiude in sé il Natale. Anzitutto badiamo: la storia si ripete. Nel giorno natale di Gesù, sullo sfondo c’è l’impero di Roma, segnato da ingiustizie e soprusi, ma che ordina un censimento per misurare il suo dominio. E nel disagio che comporta per molti quell’inutile conta, Maria e Giuseppe non trovano posto in una casa, ma in un locale inadatto. Solo la loro preveggenza e cura consentono che nasca tranquillo e in luogo dignitoso il figlio della Donna, Gesù.
    La narrazione che ci presenta il Natale continua: poco distante c’è un campo di pastori, persone semplici, capaci di accogliere con stupore sì, ma senza pregiudizi, sia la novità quotidiana di una nascita di un figlio, che la incredibile festa del cielo; le cure premurose di quelle bende preparate per fasciare l’infante sono del tutto inadatte alla povertà della semplice dimora dove giace il bambino. Ma essi intuiscono quale è il modo di agire di Dio, e hanno incontrato la gioia, e hanno visto il futuro illuminato da luce nuova.
    Che faremo noi? Come sarà il nostro Natale? Non chiudiamoci su noi stessi, intristiti e scontenti, per contare le nostre ferite, o per considerare le sconfitte nel nostro organizzare la società; è inutile soffermarci su ciò che sembra non cambiare mai, sul ripetersi degli avvenimenti e degli errori umani. Facciamo anche noi un passo, come i pastori. …andate a vedere; abbiate il coraggio di credere, muovetevi con il cuore e ascoltatelo, in modo da esclamare: «Mio Dio, quanto sei grande nel segno del Bambino; quanto sei grande nei piccoli segni della mia vita».(C.M.Martini)
    E aprendo il cuore al perdono, alla gratuità, alla matura attenzione al bene della società, sperimentiamo con il Cristo bambino la gioia del Natale.
    Mons. Giovanni Giudici
    Vescovo di Pavia

    http://www.diocesi.pavia.it/pls/pavi...est&rifp=guest
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  5. #5
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    “La speranza non abbandoni mai chi soffre”

    Intervista al vescovo di Pavia S.E. Mons. Giovanni Giudici

    “Pavia sia sempre più aperta al dialogo con tutti ed attenta ai rapporti umani: solo così potremo raggiungere quel bene collettivo che ci farà vivere meglio e farà rinascere la speranza nei nostri giovani”. E’ l’augurio di mons. Giovanni Giudici ai pavesi per il 2013.

    Mons. Giudici, ci siamo lasciati alle spalle un anno difficile. Il 2012 è stato segnato dalla crisi economica che condiziona la vita di tante famiglie anche a Pavia e nel territorio della nostra diocesi. Che pensiero vuole rivolgere a chi sta soffrendo per la mancanza di lavoro e ha davanti a se un futuro carico di incognite?
    “A questi fratelli e sorelle voglio dire: non smettete di cercare. Capisco che è umiliante, talvolta, bussare alle porte o avviare discorsi che poi non hanno esiti confortanti. Ma il fatto di “bussare” e “cercare” significa che rimaniamo uomini e donne di speranza, che sanno di poter contare sulla presenza misteriosa di Dio e anche sull’attenzione dei fratelli e delle sorelle che incontriamo. L’invito resta quello di non disperare mai: guardiamo al futuro con la persuasione che, finalmente, qualche porta si aprirà”.

    L'anno che si è chiuso è stato caratterizzato anche da continui focolai di guerra: basti pensare a quanto è successo in Siria, in Medio Oriente con il conflitto israelo-palestinese e, più recentemente, in Egitto. Segnali preoccupanti alla vigilia della Giornata Mondiale della Pace che celebriamo il 1 gennaio. Ma, in questo mondo così diviso e con diseguaglianze sociali sempre più marcate, c'è ancora una speranza di pace?
    “Noi cristiani siamo persuasi che la Storia non è abbandonata a se stessa. Vi è una giustizia più alta che afferma cosa è bene e cosa è male, sia nei comportamenti umani che nelle scelte delle nazioni. Questo è un grande criterio di speranza per noi. Si deve perseguire sempre un principio di equità sia nei rapporti interni alla società in cui viviamo, sia nelle relazioni fra gli Stati. E’ anche un problema di rapporto bilanciato tra diritti e doveri: i doveri fioriscono là dove si seminano i diritti. Sono due aspetti della vita che devono essere portati avanti assieme”.

    Il 2012 è stato un anno importante per la nostra diocesi. Iniziamo dalla riapertura della Cattedrale, un evento che ha coinvolto tutta la comunità e non soltanto i fedeli.
    “Due aspetti sono evidenti nella riapertura del nostro Duomo. Il primo riguarda la maggiore presa di coscienza sul ruolo di una diocesi: è una comunità in cammino che ha come origine il Signore e i suoi apostoli, e che vuole indicare la strada ad ogni uomo e donna di buona volontà che si affidano al Vangelo. Ma la Cattedrale è anche importante per aiutarci a trovare il nostro posto nella società. Il Duomo riaperto ci invita a vivere con intensità il presente perché c’è un sostegno comune da garantire a ciascuno in una società con maggiore giustizia, attenta al rispetto della salute, con una cultura che sia davvero patrimonio di tutti”.

    Da novembre è iniziata la sua visita pastorale nelle parrocchie della diocesi. Che bilancio può trarre dopo le prime tappe del suo viaggio?
    “Prima di tutto ho avuto la conferma che sul territorio operano persone generose e dedicate, che offrono un contributo fondamentale alla vita delle comunità parrocchiali. C’è anche un aspetto interessante, tipico della nostra terra: trovare l’equilibrio tra l’appartenenza alla propria parrocchia, che è molto forte e a volte si configura quasi come un campanilismo, e la collaborazione con le altre comunità. La nostra società, che vede ridotto il numero di cristiani attivi nelle parrocchie, ha bisogno di ritrovare l’entusiasmo sia dell’appartenenza alla propria comunità che nel rapporto con le altre realtà parrocchiali a noi vicine”.

    A fine novembre è partita la scuola di formazione dei laici e da gennaio inizierà anche la scuola di cittadinanza. Due iniziative sulle quali si punta molto in diocesi.
    “E’ stata recepita con molta generosità la proposta della scuola di formazione: è il segno della crescita di coscienza da parte dei laici, che hanno una responsabilità nella comunità cristiana. Solo quando si è responsabili si può anche essere corresponsabili, ovvero collaborare in maniera positiva e creativa. Speriamo che la stessa strada possa essere percorsa anche per la scuola di cittadinanza: anche in questo caso si tratta di affrontare i problemi della società con maggiore competenza e migliore capacità di agire, attraverso una presenza critica”.

    Nei primi mesi del 2013 saremo chiamati alle urne per rinnovare il Parlamento e il consiglio regionale della Lombardia. Si può sperare che la politica, dopo tanti esempi negativi, torni finalmente ad occuparsi del bene comune delle persone?
    “L’importante è che i cittadini scelgano di partecipare. La società è di tutti: non si può, con un atteggiamento semplicistico e superficiale, affermare “si arrangino gli altri”. Insieme agli altri viviamo e camminiamo: se una parte di noi, con la scusa di non riconoscersi nell’attuale dibattito politico, decide di non partecipare, produce un effetto negativo per tutta la società. Certo, la complessità del presente è dovuta al fatto che entriamo in una società plurale nella quale convivono impostazioni ideali diverse. Occorre trovare linguaggi comuni che ci aiutino a riconoscere quali sono i beni per l’oggi ed i presìdi di dignità per ogni cittadino e quindi conseguirli, trovando parole e posizioni di equilibrio tra posizioni ideali diverse”.

    Che augurio vuole rivolgere ai pavesi in vista del nuovo anno?
    “L’augurio è semplice: desiderare, ricercare e conseguire, come cittadini, l’interesse di tutti. Cerchiamo di costruire una città attenta alla creazione di rapporti umani buoni, rispettosi, generosi, nella persuasione che solo attraverso un dialogo con tutti, e con il rispetto per ciascuno, potremo raggiungere quel bene collettivo che ci farà vivere meglio e farà rinascere la speranza nei nostri giovani”.

    Alessandro Repossi
    (twitter @alerepossi)

    http://www.diocesi.pavia.it/pls/pavi...est&rifp=guest
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  6. #6
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    «Nessuno sia escluso dalla nostra tavola»

    Il Vescovo Giovanni Giudici al pranzo di Natale della Comunità di Sant’Egidio

    PAVIA. Natale di solidarietà e festa nella cripta della basilica di San Michele dove, per il secondo anno, la comunità di sant’Egidio pavese ha organizzato un pranzo in grande stile anche per chi non avrebbe potuto festeggiare. Ai tavoli imbanditi e decorati dai volontari erano sedute novanta persone, tra cui molti senzatetto e alcune famiglie dei bambini che frequentano la Scuola della Pace del Crosione, un mix di età, provenienze in cui l’anziano italiano aveva accanto uomini e donne di Ecuador, Senegal, Tunisia, Marocco, Romania. L'assessore provinciale alla cooperazione internazionale Francesco Brendolise è passato a salutare, il vescovo Giovanni Giudici, invece, ha preso parte al pranzo fino alla fine, fermandosi a chiaccherare con gli ospiti che si sono detti onorati della sua presenza.
    Il pranzo è stato preparato da trenta volontari che hanno curato gli allestimenti, la preparazione dei piatti, e il servizio ai tavoli. Alla fine del pranzo ad ogni invitato è stato consegnato un regalo personalizzato con il nome scritto sul pacchetto: «Un piccolo gesto di attenzione reso possibile dalla generosità dei commercianti pavesi, che nelle scorse settimane hanno donato tanti oggetti regalo alla Comunità di Sant'Egidio – spiega Giorgio Musso – Il supermercato Carrefour di Piazza della Vittoria e la parrocchia di San Pietro in Verzolo ci hanno aiutato nella raccolta degli alimenti. E' stato poi grande l'aiuto di tanti pavesi, che donando un'offerta, un regalo, una bottiglia di spumante, hanno contribuito a rendere la nostra festa possibile». Maria Benotti, responsabile della Comunità di Sant'Egidio di Pavia ha ricordato i trent'anni del pranzo di Natale della Comunità, che l'anno scorso ha accolto più di 150mila persone in 72 Paesi: «Come vediamo nel presepe, a Natale ricordiamo la nascita di Gesù, ma anche la non accoglienza degli uomini. Per quella famiglia e il suo neonato, infatti, non ci fu posto in nessun albergo di Betlemme, come si legge nei Vangeli. Noi vogliamo che alla nostra tavola, come in una vera famiglia, ci sia posto per tutti, e oggi nessuno è escluso». (a.gh.)

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/...vola-1.6263306
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  7. #7
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    Aperta a Pavia l'"Oasi Cardinal Martini"

    “Oasi Cardinal Martini”. E’ una nuova iniziativa promossa dalla diocesi di Pavia, che ha come finalità principale quella di comprendere meglio la propria identità cristiana attraverso le altre religioni e culture, soprattutto quella ebraica, ma anche quelle orientali e quella musulmana, ormai parte integrante della civiltà mediterranea. L’iniziativa è stata presentata ufficialmente giovedì 6 dicembre, nella chiesa di San Giovanni Domnarum a Pavia, con un incontro sul tema “L’eredità culturale e spirituale del Card. Martini”, con la presenza del vescovo Giovanni Giudici e del professor Marco Vergottini (docente alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale). A coordinare la serata è stato don Giuseppe Rizzardi, al quale è stato anche affidato il compito di coordinare l’attività dell’ “Oasi Cardinal Martini” la cui sede si trova accanto a San Giovanni Domnarum: gli appuntamenti culturali saranno svolti anche in luoghi diversi.
    Durante l’incontro svoltosi a San Giovanni Domnarum, il vescovo Giudici ha ricordato che “la questione del dialogo interreligioso fa discutere anche oggi la comunità cristiana. E’ un tema particolarmente sentito a Pavia, città universitaria frequentata da giovani e persone che arrivano da diverse parti del mondo. Dobbiamo essere capaci di elaborare proposte che inducano l’opinione pubblica a riflettere”.

    http://www.diocesi.pavia.it/pls/pavi...est&rifp=guest
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    Duomo, il contributo del Comune alla Diocesi

    Un assegno da 100mila euro per sostenere i lavori di restauro

    La promessa è stata mantenuta. Il Comune di Pavia ha sostenuto anche quest'anno l'impegno della Diocesi di Pavia per il restauro della Cattedrale (riaperta definitivamente lo scorso 21 ottobre), donando la cifra di 100mila euro. L'incontro per la consegna simbolica dell'assegno è avvenuto questa mattina a Palazzo Mezzabarba: erano presenti il sindaco Alessandro Cattaneo, il vescovo Giovanni Giudici e don Ernesto Maggi, parroco della Cattedrale. "Avevamo annunciato già da tempo che la città avrebbe fatto la sua parte per tornare nella sua Cattedrale, un simbolo di Pavia" - ha sottolineato il sindaco Alessandro Cattaneo -. L'obiettivo è stato raggiunto. Siamo rientrati con emozione e orgoglio nel Duomo ritrovato. Però la strada resta lunga, perché il restauro ha comportato uno sforzo considerevole. Serve l'impegno del Comune e di tutti i cittadini". "E' positivo - ha affermato il vescovo - che i nostri sforzi, come Chiesa locale, vengano riconosciuti e trovino un sostegno significativo nella cittadinanza e nelle istituzioni".

    http://www.diocesi.pavia.it/pls/pavi...est&rifp=guest

    PAVIA. L’ultimo assegno da centomila euro per la Cattedrale è stato staccato. Il Comune aveva promesso che per ogni euro donato dai pavesi avrebbe aggiunto un euro dalle casse pubbliche per il recupero della Cattedrale, nel 2010. E così, a Duomo riaperto, ma con ancora tanto da fare, ieri mattina nella sala giunta del Comune il sindaco Alessandro cattaneo ha consegnato al vescovo Giovanni Giudici il regalo della comunità laica alla curia.
    Nonostante i tagli e le difficoltà il Comune di Pavia ha sostenuto anche quest’anno l’impegno della Diocesi di Pavia per il restauro della Cattedrale riaperta definitivamente lo scorso 21 ottobre, donando la cifra di 100mila euro. L’incontro per la consegna simbolica dell’assegno è avvenuto a palazzo Mezzabarba: «Avevamo annunciato già da tempo che la città avrebbe fatto la sua parte per tornare nella sua Cattedrale, un simbolo di Pavia – ha sottolineato il sindaco Alessandro Cattaneo – L’obiettivo è stato raggiunto. Siamo rientrati con emozione e orgoglio nel Duomo ritrovato. Però la strada resta lunga, perché il restauro ha comportato uno sforzo considerevole, anche finanziario, e serve ancora l’impegno del Comune e di tutti i cittadini». «E’ positivo che i nostri sforzi come Chiesa locale vengano riconosciuti e trovino un sostegno significativo nella cittadinanza e nelle istituzioni», ha plaudito il vescovo.
    In queste settimane è in corso da parte della Soprintendenza il restauro degli altari laterali e delle opere d’arte a cura della Soprintendenza. «Manca ancora il pavimento – ha ricordato il parroco don Ernesto Maggi, che sta ridando vita alla Cattedrale e al suo piazzale con innumerevoli iniziative che coinvolgono l’intero quartiere – e per rifarlo servono sette milioni di euro. Dovrà aspettare ancora». Anche perché fino al 2025 la Curia deve trovare i 200mila euro da pagare ogni anno per la rata del mutuo da 3 milioni di euro acceso per contribuire agli interventi di ristrutturazione.
    anna_ghezzi

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/...rale-1.6229882
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  9. #9
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    Il vescovo tra le sarte nordafricane


    Lino bianco e pizzo cucito a mano su amitto, purificatoio, corporale e palla, ovvero quelle componenti la celebrazione della messa che non si vedono, ma sono fondamentali. A preparare questo dono per il vescovo Giovanni Giudici in occasione del Natale le sarte della Sartoria di Francesca, in via fratelli Cervi. Le signore nordafricane che lavorano insieme alle volontarie del centro di promozione sociale Cazzamali hanno voluto con un gesto riassumere il senso del loro lavorare fianco a fianco ogni giorno, a prescindere dalle differenze religiose e culturali. La sartoria di Francesca dà lavoro e insegna una professione alle donne migranti che così hanno un luogo in cui stare, in cui condividere esperienze e progettare un piccolo futuro per loro stesse, anche grazie ai rapporti che si creano con le signore del quartiere. Ieri la consegna del pacchettino al vescovo, in visita al Cazzamali con don Emilio Carrera, il sindaco Alessandro Cattaneo e l’assessore ai servizi sociali Sandro Assanelli. (a.gh.)

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/...cane-1.6225336
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  10. #10
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    Premio Simpatia al vescovo Giudici


    Consegnato al vescovo Giovanni Giudici il Premio simpatia 2012, negli anni scorsi andato a Salvatore Veca e all’attrice Ottavia Piccolo. A decidere ogni anno è una giuria composta, tra gli altri, dai professori Arturo Colombo, Fabio Rugge e Gian Paolo Calchi Novati.
    E' giunto anche un messaggio del Cardinale Ravasi:"In monsignor Giudici brilla la capacità strutturale di generare simpatia per la finezza, la sensibilità e anche il sorriso che scandisce la sua persona".


    http://laprovinciapavese.gelocal.it/...dici-1.6229772

    http://archiviostorico.corriere.it/2...940a112a.shtml
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