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Discussione: Il pericolo del "carrierismo" nella Chiesa

  1. #1
    Nathaniel
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    Il pericolo del "carrierismo" nella Chiesa

    Sui trasferimenti dei vescovi da una sede all'altra.

    http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350531

  2. #2
    Campione di Passaparola di Cattolici Romani L'avatar di Gerensis
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    Citazione Originariamente Scritto da AM89 Visualizza Messaggio
    Sui trasferimenti dei vescovi da una sede all'altra.

    http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350531


    Quanto al compianto (e rimpianto) cardinale Bernardin Gantin: santo sùbito !

  3. #3
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    Dato che l'argomento non è affatto di secondaria importanza, tanto che sia Benedetto XVI che Francesco (quest'ultimo anche oggi stesso, ricevendo gli alunni della Pontificia Accademia Ecclesiastica) hanno più volte messo in guardia dal pericolo del carrierismo da parte di Vescovi e Sacerdoti, ho ritenuto opportuno scorporare i messaggi dal thread delle nomine e creare una discussione a sé stante.
    Tota pulchra es, Maria,
    et macula originalis non est in te

  4. #4
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    Dall'intervista rilasciata il 18/11/2011 a Avvenire dal Card. Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi (testo completo qui):
    Le è capitato di incrociare casi di carrierismo ecclesiastico?
    Capita di vedere sacerdoti che aspirano a essere promossi. Può anche accadere che ci siano movimenti e pressioni per suggerire e insistere per questa promozione. Per questo è molto importante valutare non solo la maturità umana e affettiva, ma anche la maturità spirituale dei candidati all’episcopato. Un vescovo infatti deve sapere per Chi lavora, cioè per il Signore e per la Chiesa. E non per se stesso. Quando questo avviene si percepisce dal modo con cui la personalità si manifesta. In chi è carrierista è l’interesse proprio che domina o che tende a dominare.

    Ma tutti possiamo subire la tentazione dell’ambizione…
    In effetti piace essere apprezzati o promossi. E questo è legittimo. Ma essere vescovo di una diocesi - piccola, media o grande che sia, questo non importa, in tutte si serve ugualmente il Signore e la Sua Chiesa - è un’altra cosa. Ogni mattina ciascun vescovo deve ricominciare chiedendo a se stesso: per Chi lavoro? A Chi ho donato la mia vita? E deve rimanere autocritico verso le sue motivazioni, desideri e ambizioni personali.

    (...)

    Anni fa un suo predecessore, il compianto cardinale Bernardin Gantin, auspicò, anche come antidoto al carrierismo, il ritorno alla vecchia disciplina della Chiesa che impediva il trasferimento da una diocesi ad un’altra. Cosa pensa a riguardo?
    Non sento di avere ancora una esperienza sufficiente per rispondere adesso a questa domanda. Posso aggiungere, però, che quando un vescovo è nominato dovrebbe dire: ecco il mio posto che ricevo dal Signore al servizio della Sua Chiesa, che è Suo Corpo e Sua Sposa, e mi dono totalmente a questa Chiesa particolare. Ogni vescovo non dovrebbe avere personalmente altre preoccupazioni. Quando bisogna provvedere a qualche grande e importante arcidiocesi metropolitana è ragionevole però che si cerchi tra i vescovi che hanno dato già buona prova di sé e potrebbero essere chiamati a una responsabilità maggiore. Certamente questa prassi in sé ragionevole può ingenerare in qualcuno l’attesa di una qualche promozione. Ma in questo caso il problema non è il trasferimento da una sede all’altra ma la maturità spirituale del presule, il quale, se coltiva questo tipo di aspettative è bene che rimanga dove è.
    Tota pulchra es, Maria,
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  5. #5
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    Il carrierismo è una lebbra, siate uomini interiormente liberi: così il Papa ai futuri diplomatici vaticani

    “Il carrierismo è una lebbra”: sono le parole forti di Papa Francesco che oggi, in Vaticano, ha ricevuto la comunità della Pontificia Accademia Ecclesiastica. Si tratta dell’istituzione in cui si formano i sacerdoti che si preparano a far parte del servizio diplomatico della Santa Sede. Il servizio di Benedetta Capelli:

    “Una grande libertà interiore”: è questa la peculiarità, secondo Papa Francesco, per chi si prepara a diventare un futuro nunzio apostolico. Pertanto alla comunità della Pontificia Accademia Ecclesiastica chiede di vivere gli anni della formazione con “impegno, generosità e grandezza d’animo” in modo che la libertà prenda forma all’interno di ognuno:

    “Che cosa significa avere libertà interiore? Anzitutto significa essere liberi da progetti personali: da alcune delle modalità concrete con le quali forse, un giorno, avevate pensato di vivere il vostro sacerdozio, dalla possibilità di programmare il futuro; dalla prospettiva di permanere a lungo in un ‘vostro’ luogo di azione pastorale”.

    Libertà – aggiunge il Papa – vuol dire anche essere lontani dalla mentalità del nostro tempo, “non per dimenticarla e tanto meno per rinnegarla, ma per aprirvi – soggiunge - nella carità, alla comprensione di culture diverse e all’incontro con uomini appartenenti a mondi anche molto lontani dal vostro”:

    “Soprattutto, significa vigilare per essere liberi da ambizioni o mire personali, che tanto male possono procurare alla Chiesa, avendo cura di mettere sempre al primo posto non la vostra realizzazione, o il riconoscimento che potreste ricevere dentro e fuori la comunità ecclesiale, ma il bene superiore della causa del Vangelo e il compimento della missione che vi sarà affidata”.

    Ed è qui il passaggio forte che Papa Francesco aggiunge, parlando a braccio:

    “E questo essere liberi da ambizioni o mire personali per me è importante, è importante. Il carrierismo è una lebbra, una lebbra. Per favore: niente carrierismo”.

    Poi il Pontefice indica la necessità di una sintesi, un’integrazione tra la propria “visione di Chiesa”, comunque “legittima”, “nell’orizzonte dello sguardo di Pietro e della sua peculiare missione al servizio della comunione e dell’unità del gregge di Cristo”. Una carità pastorale che – prosegue Papa Francesco - abbraccia il mondo intero e che, anche grazie all’azione delle Rappresentanze Pontificie, “vuole rendersi presente soprattutto in quei luoghi, spesso dimenticati, dove maggiori sono le necessità della Chiesa e dell’umanità”:

    “In una parola, il ministero al quale vi preparate - perché voi vi preparate ad un ministero! Non a una professione, a un ministero - questo ministero vi chiede un uscire da voi stessi, un distacco da sé che può essere raggiunto unicamente attraverso un intenso cammino spirituale e una seria unificazione della vita attorno al mistero dell’amore di Dio e all’imperscrutabile disegno della sua chiamata”.

    Con la fede, è quindi possibile vivere la libertà dai propri progetti e dalla propria volontà “non come motivo di frustrazione o di svuotamento” ma come “apertura al dono sovrabbondante di Dio, che rende fecondo il sacerdozio”. Un servizio che potrà anche apparire “esigente” ma permetterà – assicura il Papa - “di essere e respirare nel cuore della Chiesa, della sua cattolicità”. Ma per essere liberi interiormente è necessario avere una “grande cura della vita spirituale”, perché “senza preghiera non c’è libertà interiore”.

    Infine Papa Francesco ricorda, a 50 anni dalla sua scomparsa, l’esempio del Beato Giovanni XXIII che fu rappresentante pontificio, un ambito nel quale “la sua santità – sottolinea - prese forma”. Rileggendo uno scritto di Papa Roncalli, il Pontefice evidenzia che “per un ecclesiastico la diplomazia così detta deve sempre essere permeata di spirito pastorale; diversamente non conta nulla, e volge al ridicolo una missione santa”. Poi un nuovo invito ai futuri diplomatici:

    “Ma questo è importante. Sentite bene: quando in nunziatura c’è un segretario o un nunzio che non va per la via della santità e si lascia coinvolgere nelle tante forme, nelle tante maniere di mondanità spirituale si rende ridicolo e tutti ridono di lui. Per favore, non rendetevi ridicoli: o santi o tornate in diocesi a fare il parroco; ma non siate ridicoli nella vita diplomatica, dove per un sacerdote vi sono tanti pericoli per la vita spirituale”.

    Al termine dell’udienza, Papa Francesco rivolge un pensiero al personale laico ma anche alle suore, “buone madri” che accompagnano con la preghiera, la fedeltà e l’amore l’intera comunità della Pontificia Accademia Ecclesiastica. “Presenze nascoste” ma importanti per vivere con serenità e impegno la propria missione.


    fonte: Radio Vaticana
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  6. #6
    Moderatore L'avatar di Mercarte
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    Il carrierismo è sicuramente un male, ma i trasferimenti da diocesi piccole a grandi sono necessari!
    Non si possono mandare vescovi allo sbaraglio in diocesi come ad esempio Milano: non tutti sono come Carlo Maria Martini!
    Anche perchè oltre alla nomina episcopale, certe sedi, hanno anche l'accompagnamento della berretta cardinalizia!

  7. #7
    Vecchia guardia di CR L'avatar di westmalle
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    Citazione Originariamente Scritto da Mercarte Visualizza Messaggio
    Anche perchè oltre alla nomina episcopale, certe sedi, hanno anche l'accompagnamento della berretta cardinalizia!
    Appunto questa è una delle cose che a mio parre andrebbero eliminate, e vedo che è anche l'opinione del card. Gantin, il fatto cioè che alla nomina ad arcivescovo di alcune diocesi corrisponda automaticamente la nomina a cardinale.
    Oramai certe diocesi dell'America Latina o dell'India hanno più fedeli, più sacerdotie consacrati e, forse, più importanza, di alcune diocesi storicamente rilevanti come Monaco di Baviera o Lisbona.

  8. #8
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
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    i trasferimenti da diocesi piccole a grandi sono necessari!
    Certamente. Come diceva il Card. Ouellet nell'intervista citata sopra, è del tutto normale che, quando si deve nominare il pastore di una grande Diocesi, spesso vengano scelti i Vescovi che hanno dimostrato di svolgere al meglio il loro ministero in Chiese più piccole. Ma questo non è carrierismo, bensì il riconoscimento del valore di una persona. Il carrierismo si ha quando un prelato fa "campagna elettorale" per sé (direttamente o indirettamente). In questi casi, sempre per usare le parole del Prefetto della Congr. per i Vescovi, è bene che egli rimanga lì dov'è.
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  9. #9
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    Il carrierismo è sicuramente un male, ma i trasferimenti da diocesi piccole a grandi sono necessari!
    Non si possono mandare vescovi allo sbaraglio in diocesi come ad esempio Milano: non tutti sono come Carlo Maria Martini!
    (...)
    Ecco altri vescovi mandati "allo sbaraglio" (cioè, se non ho interpretato male, senza alcuna esperienza pastorale pregressa) a Milano, prima di Carlo Maria Martini:
    Giovanni Colombo
    Giovanni Battista Montini
    Alfredo Ildefonso Schuster
    Achille Ratti.

    E scusatemi se è poco .

  10. #10
    Fedelissimo di CR L'avatar di fenix
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    Del carrieri mi fa paura il gregge lasciato a se stesso che modella un nuovo vitello d'oro

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