Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Risultati da 51 a 60 di 63

Discussione: Il pericolo del "carrierismo" nella Chiesa

  1. #51
    CierRino d'oro L'avatar di ITER PARA TUTUM
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    Per quanto mi riguarda, non intendo mandare alcun "curriculum" anzi, almeno per ora, e sino a se e quando le cose non cambieranno, non accetto nemmeno incarichi di responsabilità (laicali, beninteso) che un tempo detenevo, ben inferiori a quelli di un Vescovo.
    Resta il fatto, piaccia o no, che una parte dell'episcopato (non certo tutti!) è inadeguata all'incarico ricoperto e che ho l'impressione che a sistemare le cose dovrà presto o tardi intervenire Qualcuno che abita ai "piani superiori"...

    Per quanto riguarda il nuovo Arcivescovo di Genova che tra qualche giorno sarà ordinato Vescovo dal predecessore, ho per ora sospeso qualsiasi mio giudizio, proprio perchè non avevo mai sentito parlare di P. Marco Tasca, vedremo poi.
    Del resto, sino al 16 ottobre 1978 non avevo mai sentito parlare nemmeno del card. Karol Wojtyla, poi si capì immediatamente da che parte il vento tirava!

  2. #52
    Collaboratore di "Dottrina della Fede" L'avatar di SantoSubito
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    In questi discorsi giuridici e amministrativi si scorda sempre che si parla di un Vescovo, cioè un uomo che ontologicamente non è fatto per fare il passacarte. Un Vescovo ha ragione di esistere se esiste un popolo da guidare, bene o male che lo faccia. É ovvio a questo punto che si aprono vari discorsi: come lo si sceglie o chi lo sceglie, ad esempio; ma anche discorsi sull'ontologia sacramentale di un Vescovo ausiliare o di un nunzio (non parlo di un coaudiutore perché è già ontologicamente legato alla Diocesi per altre questioni).

    Ridurre la realtà sacramentale a semplice realtà giuridica è pericoloso, come pericoloso è il contrario. Ci vuole equilibrio.
    Crediamo in un solo Dio, non in un Dio solo!

  3. #53
    Veterano di CR L'avatar di Ulell
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    Citazione Originariamente Scritto da SantoSubito Visualizza Messaggio
    In questi discorsi giuridici e amministrativi si scorda sempre che si parla di un Vescovo, cioè un uomo che ontologicamente non è fatto per fare il passacarte. Un Vescovo ha ragione di esistere se esiste un popolo da guidare, bene o male che lo faccia. É ovvio a questo punto che si aprono vari discorsi: come lo si sceglie o chi lo sceglie, ad esempio; ma anche discorsi sull'ontologia sacramentale di un Vescovo ausiliare o di un nunzio (non parlo di un coaudiutore perché è già ontologicamente legato alla Diocesi per altre questioni).

    Ridurre la realtà sacramentale a semplice realtà giuridica è pericoloso, come pericoloso è il contrario. Ci vuole equilibrio.
    La consacrazione non rende una persona migliore, è sempre la stessa persona.
    Fedele al Papa!

  4. #54
    Collaboratore di "Dottrina della Fede" L'avatar di SantoSubito
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    Citazione Originariamente Scritto da Ulell Visualizza Messaggio
    La consacrazione non rende una persona migliore, è sempre la stessa persona.
    Ci mancherebbe. Ma c'è il discorso "grazia di stato", "grazia della consacrazione", "grazia di Dio" che, ammesso che la persona in questione se ne serva e la accetti, non va trascurato. E anche il popolo di Dio vive dinanzi al Vescovo questa grazia di stato, che si chiama figliolanza. Un po' di docilità non guasta, seppur nel legittimo confronto.
    Crediamo in un solo Dio, non in un Dio solo!

  5. #55
    Cronista di CR L'avatar di Laudato Si’
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    Citazione Originariamente Scritto da bingen2 Visualizza Messaggio
    [...] non è la stessa cosa essere Vescovi di Genova o Vescovi di Tortona, Vescovi di Milano o Vescovi di Crema. O dici che è la stessa cosa?
    Non è forse la stessa cosa come “popolarità” e come “fama”, nel senso che l’Arcivescovo Metropolita di Milano sicuramente è più conosciuto e stimato dalla gente rispetto al Vescovo di Crema, ma un Vescovo non è ordinato tale per far carriera: è il successore degli Apostoli, il pastore di una determinata porzione del popolo di Dio, che è sotto la sua guida, e non ha importanza se questa porzione del popolo santo è formata da duecento anime di fedeli oppure da cinque milioni: è sempre una parte del gregge di Dio che il Signore affida alla cura del Vescovo perché la curi come pastore. Davanti all’Altissimo tutte le Sue pecorelle sono uguali, che risiedano a Milano, a Crema, a Tortona o a Genova. Il rischio del carrierismo, con frasi del tipo: «Io sono Vescovo di Tortona, ma è solo una cosa temporanea, in attesa di diventare Arcivescovo di Genova», è una cosa da scongiurare assolutamente, perché non fa altro che danni alla piccola diocesi che è affidata al Vescovo. Se Iddio ha scelto questo Suo figlio da mandare come pastore alla parte del gregge che sta a Tortona, quella per adesso è la sua missione. E non è una missione che “vale meno” perché Tortona è una piccola diocesi.
    «Vigilate ergo, quia nescitis qua die Dominus vester venturus sit».
    (Matth. 24, 42).



  6. #56
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    Citazione Originariamente Scritto da Laudato Si’ Visualizza Messaggio
    Non è forse la stessa cosa come “popolarità” e come “fama”, nel senso che l’Arcivescovo Metropolita di Milano sicuramente è più conosciuto e stimato dalla gente rispetto al Vescovo di Crema, ma un Vescovo non è ordinato tale per far carriera: è il successore degli Apostoli, il pastore di una determinata porzione del popolo di Dio, che è sotto la sua guida, e non ha importanza se questa porzione del popolo santo è formata da duecento anime di fedeli oppure da cinque milioni: è sempre una parte del gregge di Dio che il Signore affida alla cura del Vescovo perché la curi come pastore. Davanti all’Altissimo tutte le Sue pecorelle sono uguali, che risiedano a Milano, a Crema, a Tortona o a Genova. Il rischio del carrierismo, con frasi del tipo: «Io sono Vescovo di Tortona, ma è solo una cosa temporanea, in attesa di diventare Arcivescovo di Genova», è una cosa da scongiurare assolutamente, perché non fa altro che danni alla piccola diocesi che è affidata al Vescovo. Se Iddio ha scelto questo Suo figlio da mandare come pastore alla parte del gregge che sta a Tortona, quella per adesso è la sua missione. E non è una missione che “vale meno” perché Tortona è una piccola diocesi.
    Ah, ok, capito, grazie

  7. #57
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    Capisco tutto e molto condivido. Io non credo però si possano paragonare le diocesi di oggi a quelle dei primi secoli cristiani, tutte più o meno uguali, con il vescovo autentico e vero capo di una piccola comunità. Oggi le diocesi sono realtà molto diverse e la saggezza della Chiesa ha fatto sì, nei tempi moderni, che, con poche eccezioni (vedi Martini a Milano, lo stesso Tasca a Genova), un metropolita o comunque arcivescovo di grande diocesi potesse “prepararsi” come vescovo in realtà più piccole. Fermo restando che a decidere è sempre il Papa, non ho dubbio che tale prassi possa essere concepita “ad maiorem Dei gloriam” e non solo come esempio di carrierismo.

  8. #58
    Moderatore e Cronista di CR L'avatar di Abbas S:Flaviae
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    Una cosa è dire "per una diocesi più grande e impegnativa (che poi l'essere impegnativa non dipende dalla grandezza) si permette che un vescovo faccia la gavetta in una più piccola" e un'altra è dire "meritava una diocesi più prestigiosa" o "gli auguro che sia solo di passaggio". La mentalità che sottostà alle tre affermazioni, infatti, è molto diversa.
    Noi misuriamo l'importanza o le capacità di una persona con metro errato, perché, senza nulla togliere a nessuno, penso che il parroco di una difficile parrocchia di periferia, abbia più esperienza pastorale di un cerimoniere pontificio o di un segretario di Curia; stare in Vaticano non rende pastoralmente più idonei i soggetti. Questo in linea generale, perché non conosciamo poi l'intimo di ogni persona.
    Inoltre io considererei veramente una promozione se un vescovo fosse trasferito dalla caotica e occidentale Milano alla terremotata e difficile Haiti, perché in quel caso realmente gli sono state riconosciute capacità tali da "meritare" una diocesi la cui gestione (in termini spirituali e temporali) è più complessa e, quindi, più adatta a un vescovo con grande esperienza e abilità.
    vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.

  9. #59
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    Eppure ci sarebbe il canone 2 del Concilio di Sardica che decreta la scomunica per il vescovo che si trasferisce da una sede a un'altra... purtroppo questa prassi anticanonica è invalsa da diverso tempo nella Chiesa Cattolica (e pure nelle Chiese Ortodosse più grandi)...

  10. #60
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    Citazione Originariamente Scritto da Abbas S:Flaviae Visualizza Messaggio
    Una cosa è dire "per una diocesi più grande e impegnativa (che poi l'essere impegnativa non dipende dalla grandezza) si permette che un vescovo faccia la gavetta in una più piccola" e un'altra è dire "meritava una diocesi più prestigiosa" o "gli auguro che sia solo di passaggio". La mentalità che sottostà alle tre affermazioni, infatti, è molto diversa.
    Noi misuriamo l'importanza o le capacità di una persona con metro errato, perché, senza nulla togliere a nessuno, penso che il parroco di una difficile parrocchia di periferia, abbia più esperienza pastorale di un cerimoniere pontificio o di un segretario di Curia; stare in Vaticano non rende pastoralmente più idonei i soggetti. Questo in linea generale, perché non conosciamo poi l'intimo di ogni persona.
    Inoltre io considererei veramente una promozione se un vescovo fosse trasferito dalla caotica e occidentale Milano alla terremotata e difficile Haiti, perché in quel caso realmente gli sono state riconosciute capacità tali da "meritare" una diocesi la cui gestione (in termini spirituali e temporali) è più complessa e, quindi, più adatta a un vescovo con grande esperienza e abilità.
    Caro Abbas S:Flaviae, è uno splendido esempio, al quale io non avevo pensato, e sono d'accordo con te al mille per mille, al diecimila per diecimila.
    Secondo te, se proponessimo a ciascuno dei Vescovi italiani di chiedere di venir trasferito dalla propria caotica (più o meno lo sono tutte) ed occidentale diocesi italiana alla terremotata e difficile Haiti, quanti Vescovi troveremmo d'accordo con noi due? (non nel senso che voglio rubarti metà dell'idea, l'idea è tua al 100%, io mi sono associata)
    Ultima modifica di bingen2; 29-08-2021 alle 20:00

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