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Discussione: I Santi e Beati Martiri della Guerra civile spagnola

  1. #11
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    Se non ho sbagliato i calcoli, si tratta di 11 Santi e 989 Beati
    Fonti: http://www.santiebeati.it/dettaglio/93991 (aggiornato al 2007)
    http://www.zenit.org/it/articles/spa...-guerra-civile (ultima Beatificazione di martiri della Guerra Civile, avvenuta il 18 dicembre 2011)
    Dopo la celebrazione di ieri, il numero dei Beati è salito a 1511.
    Sommando gli 11 Santi, il numero di Martiri della guerra civile spagnola già saliti agli onori degli altari è 1522
    Tota pulchra es, Maria,
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  2. #12
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    Davanti alla morte....Martín Martínez Pascual



    A vedere questa foto sembra un ragazzo che sta facendo una scampagnata, invece sta davanti al plotone di esecuzione e sarà fucilato dopo pochi secondi....
    Si tratta del Beato Martin Martinez Pascual, sacerdote spagnolo fucilato a soli 25 anni durante la guerra civile negli anni trenta, durante la quale furono uccisi migliaia di sacerdoti e religiosi.
    Le sue ultime parole furono di perdono per i suoi assassini e poi grido "viva Cristo Re"...
    Come ho letto da qualche parte, questo non è lo sguardo di un uomo davanti alla morte ma davanti a Cristo
    Non prendetevi questo mondo come padrone,altrimenti sarà lui a prendervi come servi!

  3. #13
    Fedelissimo di CR L'avatar di Giovy
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    PRIMA CHE LA PIOGGIA DEL TEMPO CANCELLI LE LORO TRACCE
    Vicente Carcel Orti - Osservatore Romano 23 gennaio 2014


    Giovedi 23 gennaio a Roma, nel Centro Espanol de Estudios Ecclesiasticos lo storico Vicente Carcel Orti ha presentato il suo libro”Martires del siglo XX en Espana”. L’autore ha sintetizzato per il nostro giornale il suo intervento.
    (http://www.rassegnastampa-totustuus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=5 879 )

  4. #14

  5. #15
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    Beatificazione di don Pedro Asúa Mendía, martire nella guerra civile spagnola



    Viene beatificato questo primo novembre in Spagna, il sacerdote basco don Pedro Asúa Mendía, martire nella guerra civile spagnola. Al rito, celebrato nella co-cattedrale di Maria Immacolata a Vitoria, nei Paesi Baschi, partecipa, in rappresentanza del Santo Padre, il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Il servizio di Roberta Barbi:

    Ci sono chiamate vocazionali che esigono di mettere i talenti che si posseggono al servizio della propria missione: accadde questo anche a Pedro Asúa Mendía, che dopo la laurea in architettura conseguita a Madrid, rispose al Signore prendendo i voti nel 1924. L’allora vescovo di Vitoria, Mateo Múgica, ne riconobbe immediatamente la bravura, come ricorda il cardinale Amato:

    “Fu subito nominato architetto ufficiale della diocesi, con l’incarico di curare il restauro di molti immobili e di edificarne di nuovi. La sua opera principale fu il seminario di Vitoria, la cui costruzione ebbe un’eco anche al di fuori della Spagna”.

    Dopo questo vennero la scuola di Getxo, la chiesa di Nostra Signora degli Angeli a Romo, la chiesa di San Cristoforo a Vitoria conosciuta come “la quinta parrocchia”. Don Asúa Mendía era un lavoratore instancabile che non trascurava i suoi compiti di pastorale giovanile: aiutava il parroco di Balmaseda nella catechesi con i giovani, organizzò un gruppo di Azione cattolica, dirigeva ritiri ed esercizi spirituali, oltre a dedicarsi ad assistere i poveri e gli ammalati. Fu un vero predicatore sociale e questo non passò inosservato. In Spagna erano anni di tensione tra nazionalisti e repubblicani, che sfociarono nella guerra civile che come sempre tutto trascina via con sé. Il cardinale Amato ci aiuta a inquadrare quel periodo storico:

    “Nella prima metà del XX secolo, la Chiesa cattolica in Spagna fu oggetto di un feroce attacco, sia sul piano fisico sia sotto l’aspetto giuridico e amministrativo. La libertà di culto fu limitata e perfino soppressa; le chiese e i cimiteri vennero profanati e distrutti. Numerose furono le vittime del terrore rivoluzionario, che giunse al culmine nell’estate del 1936”.


    Sfuggito più volte all’identificazione, sentiva che il cerchio si stava stringendo intorno a lui. Il 25 agosto 1936, don Pedro si rifugiò presso alcuni parenti, ma venne raggiunto e catturato quattro giorni dopo. Senza alcun processo né detenzione in carcere, fu portato in una località solitaria e immediatamente fucilato. Il suo corpo, gettato in fretta in una cava, fu ritrovato un mese dopo, ma identificato solo dopo due anni. Nel 1956 i suoi resti furono traslati nella cappella del seminario di Vitoria che aveva costruito, ma non poterono riposare in pace: durante la dittatura franchista che seguì il conflitto, la figura di Pedro fu strumentalizzata dal regime che lo indicò come un martire repubblicano, mentre il motivo della sua uccisione, avvenuta in odium fidei, risiedeva solo nell’abito che aveva scelto di indossare:

    “L’unica ragione era il suo status di sacerdote. Le testimonianze concordano nel mettere in risalto la sua profonda serenità di fronte al martirio”.

    Alla notizia, infatti, dell’uccisione di 51 missionari claretiani a Barbastro, che andarono incontro alla morte pregando e cantando, manifestò il desiderio di imitarli. Questi sono i martiri: coloro che accettano la volontà del Signore e sono pronti a sacrificare la propria vita per la fede, come conclude il porporato:

    “La Chiesa celebra i martiri perché sono i testimoni più convincenti del Vangelo. Come vittime inermi del male, essi testimoniano che il perdono e l’amore vincono sempre sul male e sui malvagi. La Chiesa non dimentica questi suoi figli coraggiosi e invita tutti a non rinnovare mai più questi spettacoli disumani di uccisioni fraterne”.


    fonte: Radio Vaticana
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  6. #16
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    Dopo la celebrazione di ieri, il numero dei Beati è salito a 1511.
    Sommando gli 11 Santi, il numero di Martiri della guerra civile spagnola già saliti agli onori degli altari è 1522
    Con la Beatificazione di Don Pedro Asúa Mendía, avvenuta lo scorso 1° novembre, il numero dei Beati martiri della guerra civile spagnola era salito a 1512.
    Nei prossimi mesi salirà a 1533, dato che, come riferito dal bollettino della Sala Stampa vaticana di ieri, in data 22 gennaio il Santo Padre ha approvato i decreti di riconoscimento del martirio di altri 21 Servi di Dio (Fidelia Dolores Oller Angelats e 2 compagne; Pio Heredia e 17 tra compagni e compagne).
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  7. #17
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    Fino alla fine
    accanto ai malati

    · A Gerona la beatificazione di tre martiri della persecuzione del 1936 in Spagna ·



    04 settembre 2015



    Tre martiri, tre vittime della sanguinosa persecuzione religiosa che colpì la Spagna nell’estate 1936. L’azione preziosa di Fidela Oller, Josefa Monrabal Mantaner e Facunda Margenat — che sabato 5 settembre il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, beatifica in rappresentanza di Papa Francesco nella cattedrale di Gerona — si è dipanata nelle corsie degli ospedali e nelle case dove malati e sofferenti cercavano assistenza e conforto.

    Suore dell’istituto delle religiose di san Giuseppe di Gerona, erano tutte e tre infermiere, completamente coinvolte nella missione del loro istituto. Esso infatti — oggi presente in Europa, Africa, America del sud e America centrale — fu fondato nel 1870 dalla venerabile María Gay Tibau con il carisma di dare assistenza agli infermi, alleviare il loro dolore e seminare la pace nei loro cuori smarriti, ponendo l’opera sotto la protezione di san Giuseppe.


    fonte: L’Osservatore Romano
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  8. #18
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    Beatificate tre suore martiri. Amato: silenzio su cristiani perseguitati

    La Chiesa ha tre nuove Beate: sono tre suore spagnole dell'Istituto di San Giuseppe di Gerona, uccise in odio alla fede durante la guerra civile spagnola nel 1936. Il rito di beatificazione si è svolto a Gerona, nella Catalogna: a rappresentare il Papa, c’era il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Il servizio di Sergio Centofanti:

    Suor Fidela Oller, suor Josefa Monrabal Mantaner e suor Facunda Margenat erano tre infermiere dell’Istituto di San Giuseppe di Gerona, fondato nel 1870 dalla venerabile María Gay Tibau: avevano scelto di dedicare tutta la loro vita all’assistenza dei malati. In loro vedevano il volto di Gesù in croce. Tre suore semplici, “donne del popolo” con nessuna missione politica in mente – ha affermato il cardinale Amato – coinvolte nella sanguinosa persecuzione anticristiana che colpì la Spagna nell’estate del 1936, durante la quale furono uccisi più di diecimila cattolici, tra cui oltre seimila tra vescovi, sacerdoti e religiosi, assassinati solo perché religiosi. Più del 70% delle Chiese spagnole vennero distrutte.

    La loro vita si svolgeva nell’anonimato delle corsie degli ospedali e nelle case dove i malati chiedevano cure e conforto: li portavano “con sacrificio e con gioia – ha detto il porporato - Non facevano il male, ma solo il bene. Erano innocenti. Non erano una minaccia per nessuno”. La violenza e l’odio della persecuzione ha tolto la loro vita dal silenzio. I miliziani repubblicani, d’ispirazione marxista, seviziano e uccidono le tre suore tra l’agosto e il settembre 1936: suor Fidela ha 67 anni, suor Facunda 60, suor Josefa 35. Tutte e tre muoiono perdonando i loro assassini. Sono tra le prime martiri della guerra civile spagnola. Il cardinale Amato ricorda così la loro morte:

    R. - All'inizio della persecuzione del 1936 i miliziani entrarono nel convento, espulsero le religiose e distrussero la casa, bruciando la cappella con tutto quello che vi si trovava, quadri, immagini, libri. Suor Josefa si rifugiò presso i suoi familiari, facendo venire Madre Fidela, anch'essa in pericolo. La notte del 28 agosto del 1936 i miliziani prelevarono le due Suore portandole vicino al villaggio di Xeresa, dove le seviziarono e uccisero.

    D. – E suor Facunda?

    R. - Suor Facunda rimase, invece, in casa di un ammalato grave, Joaquín Morales Martín, su richiesta della famiglia di quest'ultimo. La portinaia dello stabile, però, denunciò la sua presenza ai miliziani, i quali, la sera del 26 agosto del 1936, la prelevarono, la scaraventarono giù per le scale e la trascinarono ferita e sanguinante fino al camion. Portata a un posto defilato, chiamato Ippodromo, la assassinarono. Sono queste le storie di tre donne umiliate e offese dalla follia dei carnefici. L'essere umano, quando non è guidato dalla luce della verità, perde la ragione e commette azioni ignobili.

    D. – Cosa vuole celebrare la Chiesa con questa Beatificazione?

    R. - La madre Chiesa celebra queste sue figlie eroiche non per rancore o per vendetta verso i loro carnefici, ma per rendere grazie a Dio per il coraggio della loro testimonianza. Esse ebbero la sapienza di considerare la vita terrena come il preludio alla vita eterna.

    D. – Anche oggi i cristiani sono perseguitati…

    R. - Ancora in questi nostri giorni i cristiani sono la minoranza più perseguitata del mondo, ma sono quelli di cui i media parlano di meno. Alcune statistiche riportano che i cristiani uccisi a causa diretta o indiretta della loro fede sono oltre centomila all'anno: uno ogni cinque minuti. Questo ci ricorda che i cristiani sono chiamati in ogni epoca a dare una testimonianza di fedeltà e di coraggio. Non si tratta — almeno per quelli che vivono in società libere e pacifiche — della testimonianza suprema, con il sacrificio cruento della propria vita. Si tratta piuttosto della testimonianza quotidiana e feriale di fedeltà a Gesù, di comunione con lui, di ascolto della sua parola di vita e di verità.

    D. - Quale messaggio le tre martiri consegnano alle loro consorelle sparse nel mondo?

    R. - Alle tante Suore di San Giuseppe di Gerona sparse nel mondo — in Spagna, Ruanda, Venezuela, Messico, Colombia, Italia, Francia, Argentina, Guinea Equatoriale, Camerun, Repubblica Democratica del Congo, Ecuador, Perù — le martiri ricordano di rimanere fedeli ai valori umani e cristiani del carisma di fondazione dell'Istituto: rispetto della vita, attenzione integrale al malato, testimonianza evangelica integrale. Sono valori forti che richiedono fatica quotidiana e sacrificio continuo. Sono valori, però, che costituiscono il miglior antidoto contro il virus micidiale della pigrizia, dell'indifferenza, della disumanità.


    fonte: Radio Vaticana
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  9. #19
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    Beatificazione di 18 trappisti uccisi durante guerra civile spagnola



    “Un esempio di perseveranza nella fedeltà alla Chiesa”. Così il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, definisce le figure di 16 monaci trappisti dell’abbazia di Viaceli e di due monache di Algemesì, in Spagna, uccisi durante la guerra civile del 1936. Stamani la Messa di beatificazione nella cattedrale di Santander. A presiederla lo stesso porporato. Benedetta Capelli:

    Un monastero preso di mira perché considerato un covo di reazionari e di nemici della rivoluzione che in realtà custodiva servitori fedeli del Vangelo, innamorati di Dio. E’ così che nell’estate del 1936, in piena guerra civile spagnola, si consumò il martirio di padre Pío Heredia Zubía e dei suoi 15 compagni del monastero cistercense della stretta osservanza (trappista) di Viaceli di Còbreces e di due monache appartenenti al monastero di Fons Salutis di Algemesí. Uccisioni precedute dalla soppressione del culto cattolico e dalla distruzione di molti oggetti sacri. I monaci vennero rapiti e trasferiti a Santander nel collegio dei salesiani, sottoposti ad umiliazioni e torture vennero uccisi in circostanze diverse: alcuni fucilati, altri annegati con le mani legate e la bocca cucita. Il cardinale Angelo Amato:

    “Erano religiosi lontani da ideologie partitiche, desiderosi solo di servire il Vangelo e di edificare il popolo di Dio con la preghiera, il lavoro e il raccoglimento. Erano miti e inermi”.

    Punto di riferimento dei monaci era padre Pío Heredia Zubía considerato un formatore di novizi preparato e attento. Particolare il suo legame con Maria, spesso lo si vedeva intento a dialogare con la Vergine in chiesa. Il volto sorridente e pieno di bontà induceva ad anelare alla sua santità. Il più piccolo tra i nuovi Beati si chiamava fra Ezequiel Álvaro de la Fuente, aveva appena 19 anni; di poco più grande fra Eulogio Álvarez López. Tra gli altri padre Amadeo García Rodríguez, padre Valeriano Rodríguez García, padre Juan Bautista Ferris Llopis, padre Eugenio García Pampliega, padre Vicente Pastor Garrido, fra Álvaro González López, fra Marcelino Martín Rubio, fra Antonio Delgado González, fra Eustaquio García Chicote, fra Ángel de la Vega González, fra Ezequiel Álvaro de la Fuente, fra Bienvenido Mata Ubiern e fra Leandro Gómez Gil.

    Nel gruppo di questi martiri sono state inserite anche due monache cistercensi: María Micaela Baldoví Trull e María Natividad Medes Ferris, originarie di Algemesí, nei pressi di Valencia, appartenenti al monastero di Fons Salutis di Algemesí. Anche la loro fu una morte terribile: furono uccise per strada e decapitate, dei corpi delle due religiose venne fatto scempio. Il cardinale Amato:

    “I Beati Martiri di Viacoeli e di Fons Salutis invitano oggi i loro Confratelli e Consorelle a perseverare nella fedeltà alla loro vocazione, fatta di preghiera, di lode al Signore, di sostegno della Chiesa con il loro sacrificio quotidiano. È questo un vero martirio bianco testimoniato ogni giorno per l'edificazione della Chiesa e per la redenzione del mondo. È l'incenso benedetto che si innalza verso il cielo”.

    Una testimonianza di vita che ancora oggi rappresenta un esempio vivo nell’accoglienza di chi ha più bisogno:

    “Il ricordo della bontà e della generosità dei Martiri verso i bisognosi deve continuare a rivivere con la stessa magnanimità e gentilezza. Sappiamo, ad esempio, che ancora oggi la comunità, che vive del suo proprio lavoro, dà occupazione a non pochi abitanti di Cóbreces, con i quali da sempre si è stabilita una relazione giusta e amichevole. Sappiamo anche che i poveri, come da tradizione, trovano sempre ospitalità ed elemosina nei loro monasteri”.


    fonte: Radio Vaticana
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  10. #20
    Gran CierRino L'avatar di Letizia.3
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    A vedere questa foto sembra un ragazzo che sta facendo una scampagnata, invece sta davanti al plotone di esecuzione e sarà fucilato dopo pochi secondi....
    Si tratta del Beato Martin Martinez Pascual, sacerdote spagnolo fucilato a soli 25 anni durante la guerra civile negli anni trenta, durante la quale furono uccisi migliaia di sacerdoti e religiosi.
    Le sue ultime parole furono di perdono per i suoi assassini e poi grido "viva Cristo Re"...
    Come ho letto da qualche parte, questo non è lo sguardo di un uomo davanti alla morte ma davanti a Cristo


    Grazie di averlo ricordato!
    Davanti ai martiri si può solo piangere e gioire, ringraziando Dio di aver dato la forza di testimoniarLo fino alla fine!


    https://www.google.it/url?sa=t&rct=j...J9fROYtg6LxCxQ
    Ultima modifica di Letizia.3; 18-10-2015 alle 08:48

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