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Discussione: I Santi e Beati Martiri della Guerra civile spagnola

  1. #21
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    Beati 26 martiri Cappuccini. Amato: cristiani perseguitati e dimenticati

    Sono stati beatificati oggi nella Cattedrale di Barcellona 26 martiri Cappuccini uccisi in odio alla fede durante la guerra civile spagnola. Si tratta di padre Federico da Berga e 25 compagni, sacerdoti e fratelli laici. A presiedere il rito, il prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, il cardinale Angelo Amato, che ci parla dei nuovi Beati al microfono di Roberto Piermarini:

    R. - Le uccisioni avvennero durante la persecuzione religiosa del 1936-37, quando la Chiesa spagnola divenne un tragico campo di morte con la soppressione violenta di migliaia e migliaia di vittime innocenti, vescovi, sacerdoti, consacrati e consacrate, laici. In questo tempo di terrore furono uccisi religiosi e religiose, tutti appartenenti a congregazioni benemerite della società spagnola e delle persone più bisognose. Erano Benedettini, Agostiniani, Francescani, Domenicani, Carmelitani, Trinitari, Mercedari, Gesuiti, Figlie della Carità, Figlie di Maria Ausiliatrice, Scolopi, Fratelli dell'Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, Maristi, Marianisti, Claretiani, Salesiani e tanti altri.

    D. - Quale fu la sorte di questi martiri cappuccini?

    R. - L'Ordine dei Frati Minori Cappuccini, il cui unico scopo era quello di beneficare i fedeli con l'eterno messaggio evangelico e francescano di "Pace e Bene", pagò anch'esso un elevato tributo di sangue, con l'uccisione di molti religiosi e, nel nostro caso, con il martirio di padre Federico da Berga e 25 confratelli sacerdoti e laici, dediti alla preghiera, allo studio, alla predicazione e alla carità verso i più poveri.

    D. - Come avvenne il loro martirio?

    R. - Scoppiata la rivoluzione alla fine di luglio del 1936 i cappuccini furono cacciati dai loro conventi, che vennero saccheggiati e bruciati. Andarono distrutti mobili, biblioteche, dipinti preziosi, oggetti di culto. I religiosi si dispersero presso parenti, amici e conoscenti. Trentasei furono uccisi. Di essi, ventisei vengono proclamati beati come martiri della fede. La maggior parte di loro erano giovani entusiasti con un avvenire pieno di sogni apostolici. Fra Jordi de Santa Pau, ad esempio, era un diciannovenne buono, allegro, aperto alla vita. Disegnava bene e amava la pittura. Fu ucciso il 28 luglio del 1936. Fra Pacià Maria da Barcellona, anch'egli diciannovenne, da ragazzo era stato attivo nella Federazione dei Giovani Cristiani. Aveva emesso i voti nel marzo del 1936. Durante i primi mesi della persecuzione con coraggio portava la comunione agli ammalati e alle persone minacciate. Fu assassinato il 24 gennaio del 1937. Un altro diciannovenne, Fra Marçal de Vilafranca si congedò da sua madre dicendo: «Sta' tranquilla, mamma; la mia coscienza è in pace con Dio». I persecutori non risparmiarono nemmeno il più giovane, il diciottenne Fra Lluís d'Igualada, rifugiatosi in casa dei suoi parenti. Nato nel 1918, fu ucciso nel cimitero del villaggio di Claramunt il 31 ottobre del 1936.

    Cacciati dai loro conventi bruciati e devastati, i frati erano consapevoli della loro sorte martiriale e abbracciarono «sorella morte» con la stessa serenità e gioia del loro patriarca San Francesco: «Laudato si', mi' Signore, per sora nostra morte corporale».

    D. - Cosa dice oggi a noi tutti il martirio di questi Beati cappuccini?

    R. - Il martirio di questo gruppo di Cappuccini ricorda a tutti noi che la ferocia anticristiana è viva ancora oggi. Secondo un rapporto dell'Aiuto alla Chiesa che soffre (ACS), pubblicato un mese fa, i cristiani sono il gruppo religioso più perseguitato, ma anche più dimenticato al mondo. I mezzi di comunicazione sociale, purtroppo, non parlano delle gravi limitazioni della libertà religiosa subite dai cristiani. Oggi sono almeno 22 i Paesi in cui i battezzati soffrono espulsioni, persecuzioni e uccisioni. Solo per fare un esempio, nell'aprile scorso, a Garissa, in Kenya, sono stati uccisi 147 studenti africani, solo perché erano cristiani e non conoscevano il Corano. Sono stati assassinati come animali da macello, per un odio insanabile verso la croce di Cristo, primo martire della Chiesa.

    D. - Come reagire di fronte a questa carneficina?

    R. - Guardando al Crocifisso. Il Signore ha perdonato i suoi carnefici, la Chiesa perdona i suoi nemici, i martiri spagnoli sono morti perdonando. Anche noi siamo chiamati a perdonare. Come dice la Lettera agli Ebrei, «manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza [...], cercando di stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone» (Eb 10,23-24). I Beati cappuccini catalani conoscevano bene l'insegnamento di Gesù: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà» (Mt 16,24-25).

    D. - È un messaggio duro e controcorrente, anche tenendo conto dei tragici fatti di questi giorni avvenuti a Parigi.

    R. - Ma è il cuore del Vangelo di Gesù. La Chiesa celebra il martirio dei suoi figli, consapevole che il Signore ha chiamato beati coloro che soffrono persecuzione e morte per il suo nome: «Beati voi, quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi» (Mt 5,11-12). E Gesù aggiunge: «Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Gv 15,20). Alla banalità del male di ieri e di oggi siamo tutti chiamati a rispondere con la nobiltà del bene, del perdono, della misericordia, della riconciliazione. I martiri cappuccini ci invitano a non serbare rancore né odio, ma a pregare, anzi ad amare. É Gesù Maestro che ci dà l'eterno insegnamento della carità senza confini: «Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico, amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano» (Mt 5,43-44). Sull'esempio del Crocifisso risorto, i cristiani sono gli uomini della magnanimità assoluta, della generosità sconfinata, della misericordia senza distinzione di persone. Solo così si può essere perfetti e veri figli del Padre nostro celeste, «che fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti» (Mt 5,45). In tal modo i cristiani bonificano l'umanità dal fumo tossico della inimicizia, della divisione e della vendetta. Per questo, i cristiani sono oggi più che mai indispensabili per una umanità riconciliata e fraterna.


    fonte: Radio Vaticana
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  2. #22
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    A Burgos la beatificazione di don Valentín Palencia Marquina e quattro compagni martiri
    Una vita spesa per i bambini abbandonati

    Padre degli orfani e dei ragazzi poveri, esempio di carità, maestro di tanti emarginati e invalidi, il sacerdote diocesano di Burgos, Valentín Palencia Marquina (1871-1937), venne martirizzato insieme con quattro suoi collaboratori laici il 15 gennaio 1937, sul monte Tramalón di Ruiloba. Sabato mattina 23 aprile, nella cattedrale di Burgos, sua città natale, il prete e i quattro suoi compagni saranno beatificati dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, in rappresentanza di Papa Francesco.

    Don Palencia Marquina era arrivato in Cantabria il 13 luglio 1936. Vi aveva portato i ragazzi del patronato di San Giuseppe per farli stare all’aria aperta e trascorrere le giornate sulla spiaggia di Suances. Il sacerdote si occupava da tempo dei bambini orfani, emarginati e invalidi. Era stato nominato dall’arcivescovo di Burgos, direttore, cappellano e professore del patronato per l’insegnamento e l’educazione dei bambini poveri. Nel centro venivano accolti fino a 110 ragazzi, dei quali 30 o 40 interni e gli altri esterni.

    Dopo appena cinque giorni dal suo arrivo in Cantabria, scoppiò la guerra civile. A metà agosto, gli fu proibito di celebrare la messa e di indossare l’abito talare. Gli chiusero anche la cappella di Nostra Signora del Carmen, così fu costretto a celebrare nella sua abitazione. La stessa chiesa parrocchiale era stata adibita a garage. Passava le giornate a visitare i malati e a portare la comunione alle monache.

    Un giovane indisciplinato, che egli aveva accolto nel patronato, per non aver ricevuto una mancia (una peseta di argento) a causa del suo comportamento egoista nei confronti degli altri compagni, all’inizio di febbraio accusò don Palencia Marquina al Fronte Popolare di Suances. Non pago, cercò il modo di denunciarlo alla Federazione anarchica iberica (Fai) di Torrelavega.

    Questa volta riuscì a ottenere l’effetto sperato, perché venne fatta una perquisizione nella casa dove il prete viveva con i ragazzi. Vennero presi i libri e gli ornamenti. Il sacerdote supplicò solo che gli lasciassero almeno il libro delle Ore, ma uno dei suoi persecutori rispose sprezzante: «Questo vecchio ha già pregato tutto quello che doveva pregare... Portatelo via!».

    Don Valentín, prevedendo che sarebbero tornati a prenderlo e a portarlo «a spasso», raccomandò ai bambini: «siate sempre molto buoni e lavoratori, come vi ho insegnato», e rimase lunghe ore a pregare. Nel silenzio della sua ultima veglia, come raccontarono alcune donne, poté celebrare l’Eucaristia e nascose un’ostia consacrata in un purificatoio per comunicarsi qualora lo avessero messo a morte. Il giorno dopo, fu costretto ad andare con sei ragazzi maggiorenni alla Casa del popolo. Di questi, quattro vollero condividere la sorte del loro maestro, il cui “crimine” era di celebrare ogni giorno la messa, confessare e distribuire la comunione.

    Nella loro avversione verso la fede, gli anarchici non si preoccuparono del fatto che il prete era il maestro e il protettore degli orfani. Eliminandolo potevano ottenere meriti per la causa rivoluzionaria. Il sacerdote e i quattro ragazzi morirono insieme con un colpo di fucile alla testa. Dettero la vita per Cristo la sera del 15 gennaio 1937. Gli altri dieci minori che rimasero abbandonati e senza cibo furono portati via da un battaglione. Si progettava di mandarli in Russia. Di loro si interessò il deputato socialista di Burgos, Luis Labín Besuita, che riuscì a farli riparare in Francia. Il comune di Burgos, al ricevere la notizia della morte di don Valentín, all’inizio di settembre, fece registrare negli atti pubblici il sentimento della popolazione per la morte «del virtuoso sacerdote e apostolo della carità cristiana», e nel 1941 gli dedicò una strada.

    Quattro i giovani che diedero la vita con lui per Cristo. Donato Rodríguez García, 25 anni, di Santa Olalla de Valdivielso, poliomielitico, di grande intelligenza, si era diplomato in piano al conservatorio nazionale. Era l’organista, dirigeva la banda e svolgeva anche le funzioni del maestro. Germán García García, 24 anni, di Villanueva de Argaño, parlava varie lingue e suonava il clarinetto. Zacarías Cuesta Campo, 20 anni, di Villasidro, previdente e servizievole, zoppo da una gamba, era anche lui musicista, così come l’ultimo dei quattro, Emilio Huidobro Corrales, 19 anni, di Villaescusa del Butrón. (Saturnino López Santidrián)


    fonte: L’Osservatore Romano (edizione cartacea del 23 aprile 2016, pag. 8)
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  3. #23
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    Spagna. A Oviedo beati 4 martiri della persecuzione anni ’30



    Sono stati beatificati questa mattina nella cattedrale di Oviedo, in Spagna, i 4 martiri di Nembra, vittime della persecuzione religiosa del 1936. Si tratta di un sacerdote e di tre suoi parrocchiani che vanno ad aggiungersi ai 193 martiri il cui tributo di sangue l’arcidiocesi versò al tempo del terrore rivoluzionario degli anni ’30. A Oviedo, in rappresentanza del Papa, c’era il Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, card. Angelo Amato. Il servizio di Roberta Barbi:

    Un bilancio spaventoso: 13 vescovi, 6.838 tra sacerdoti, religiosi e seminaristi, decine di migliaia di laici assassinati solo perché cattolici praticanti. Questa era la Spagna degli anni Trenta del secolo scorso, teatro di una persecuzione religiosa senza precedenti e senza sconti, il cui unico obiettivo era l’annientamento della Chiesa cattolica dalla società, come spiega il prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, card. Angelo Amato:

    “Fu proibito l'insegnamento cattolico nelle scuole pubbliche e fu ritirato il Crocifisso. Fu vietato agli ordini religiosi di esercitare la loro missione educatrice e si requisirono i loro edifici. Furono nazionalizzati gli immobili della Chiesa e si emanarono leggi contro l'istituzione familiare. Fu una feroce tirannia a favore dell'ateismo sociale”.

    Moltissimo il sangue innocente versato in quella che fino ad allora era definita “la cattolicissima Spagna”, non da ultimo quello dei quattro martiri da oggi beati a Oviedo.

    Tra loro don Jenaro Fueyo Castaňon, parroco di Nembra, ad Aller, nelle Asturie: un sacerdote zelante, premuroso nel visitare i malati e nel promuovere nuove vocazioni missionarie. Con lui morirono due parrocchiani: Segundo Alonso Gonzáles e Isidro Fernández Cordero, entrambi padri di famiglie numerose, membri dell’Adorazione notturna e del Sindacato cattolico dei minatori. Il più giovane, appena 24 anni, era Antonio Gonzáles Alonso, che per pochi anni vestì l’abito dominicano, al quale dovette rinunciare per una grave forma di tubercolosi.

    Per tutti loro, che rifiutarono di abiurare e di calpestare gli oggetti sacri, una morte fra atroci sofferenze. Ma perché la Chiesa ancora oggi ricorda le stragi di questi innocenti? Ci risponde ancora il card. Amato:

    “Se si dimentica il passato si è condannati a ripeterlo. Il ricordo è necessario nella vicenda dei nostri martiri, perché, uccisi in odio alla fede, risposero ai loro assassini con il perdono, diventando così eroi di autentica umanità e vincitori inermi di una diabolica e cieca violenza. A distanza di tempo il loro ricordo evidenzia la sublimità della mitezza cristiana e la fragilità del male. Solo la pietà rende umana la società”.

    Non per documentare fatti di odio, dunque, ma per evocare la fede e l’amore di quei cristiani che hanno dentro di sé la forza di Dio che non ha bisogno di usare violenza, ma parla attraverso la bellezza e la Verità, come afferma Papa Francesco e come ci ricorda il porporato:

    “Il sangue versato dai cristiani — afferma Papa Francesco — è la rugiada che feconda la Chiesa”.


    fonte: Radio Vaticana
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  4. #24
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    Beatificati 4 monaci Benedettini, martiri nella guerra civile spagnola



    Sono stati beatificati questa mattina a Madrid quattro monaci benedettini, uccisi in odio alla fede nel 1936 durante la guerra civile spagnola. Il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha presieduto il rito nella Cattedrale dell’Almudena. Ascoltiamo le parole del porporato al microfono di Roberto Piermarini:

    R. - Si tratta dell'ennesimo eccidio perpetrato contro il clero cattolico durante quei tristi anni della persecuzione della Chiesa. Anche i Beati Benedettini hanno mostrato di non aver paura del martirio, subito con fortezza cristiana e con animo mite e perdonante. Avevano bene in mente le raccomandazioni della Regola benedettina, che dice: «Non rendere male per male. Non fare ingiuria, ma sopportare pazientemente l'ingiuria ricevuta. Amare i nemici. Non rimaledire, ma piuttosto benedire quelli che ci maledicono. Soffrire le persecuzioni per la giustizia». Così si comportarono i nostri martiri. Furono fucilati nella loro patria, uccisi a sangue freddo non perché erano malfattori, ma perché erano sacerdoti. Uno di loro, Padre Antolín, già sfuggito nel 1918 alla persecuzione messicana, fu catturato e condotto al supplizio con altre quattrocento trenta persone. Mori gridando «Viva Cristo Re!».

    D. – Com’è possibile che uomini miti, inermi e innocenti siano stati brutalmente maltrattati e barbaramente uccisi?

    R. - È il grande enigma del male, che abbrutisce il cuore dell'uomo. Il clima socio-politico degli anni '30 del secolo scorso in Spagna fu caratterizzato da una manifestazione senza precedenti di terrore contro la Chiesa cattolica. Credo che con gli occhi della fede, si possa vedere in questo orrore la momentanea supremazia del regno del male, fatto di odio e di conflitti, sul regno di Dio, che è regno di pace, di giustizia e di amore. In quel periodo, come ci ricorda il Vangelo prima della morte di Gesù, «il sole si eclissò e si fece buio sulla terra» (Lc 23,44). Il nemico di Dio per breve tempo riuscì a dispiegare la sua fredda ala di morte e di ostilità fratricida, bagnando di sangue innocente la terra spagnola, patria benedetta di martiri, di santi, di missionari.

    D. - Perché la Chiesa riapre questa tragica pagina di storia?

    R. - La risposta è semplice. La Chiesa rilegge quegli anni di sangue per un duplice motivo. Anzitutto, perché vuole conservare la memoria dei giusti, il ricordo della loro testimonianza di bene. I quattro monaci erano, infatti, persone buone e miti. Di Padre José Antón Gómez un suo biografo dice che era una persona sorridente, arguta, colta, che si prodigava per gli altri. Dice un teste: «In confessionale era per le anime il maestro, il padre, il santo». Anche di Padre Antolín Pablos, si dice che era monaco nella cella, nel confessionale e nella biblioteca. Come missionario in Messico, era già sfuggito miracolosamente alla persecuzione scoppiata in quel paese nel 1914. Era sempre disponibile per i numerosi fedeli che chiedevano il suo consiglio. Il madrileno Juan Rafael Mariano Alcocer Martínez, uomo colto e amante della liturgia, era un brillante oratore e scrittore. Anche Padre Luis Eulogio Vidaurrázaga Gómez, il più giovane dei quattro, era di carattere nobile e sincero. Apprezzato predicatore era soprattutto un apostolo dell'Eucaristia. I quattro benedettini di Silos, del monastero madrileno di Montserrat, si aggiungono oggi ai 1.600 martiri spagnoli beatificati dalla Chiesa a partire dal 1987. È una schiera immensa di fedeli, che hanno sacrificato la loro vita per impedire la scristianizzazione della Spagna.

    D. - Lei parlava anche di un secondo motivo per tenere sempre in evidenza questa pagina tragica della storia della Chiesa…

    R. - Certo. Con il ricordo dei martiri la Chiesa intende ammonire tutti, credenti e non credenti, a non ripetere più questa vicenda di orrore e di morte, ma a creare ogni giorno gesti di vita, opportunità di incontro, atteggiamenti di accoglienza e di comprensione. Seguendo l'esempio dei martiri, la Chiesa oggi invita tutti a vivere secondo le beatitudini evangeliche, dissetando la città dell'uomo con l'acqua benefica del perdono, della mitezza, della fraternità, della gioia. Infine, la testimonianza dei martiri ci ricorda la parola di Gesù che ci esorta a non avere paura: «Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno il potere di uccidere l'anima» (Mt 10,28).


    fonte: Radio Vaticana
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  5. #25
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    Recenti ricerche han scoperto che la famosa foto che ho postato sopra non raffigura il beato Martinez Pascual che affronta sorridente la morte, ma un miliziano comunista....il sacrificio del reale Martinez Pascual resta comunque ovviamente.

    Non prendetevi questo mondo come padrone,altrimenti sarà lui a prendervi come servi!

  6. #26
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    Almería: beatificazione di 115 martiri della guerra civile spagnola

    Oggi ad Almería, in Spagna, il card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, presiede la Messa di beatificazione di 115 martiri della guerra civile spagnola: sacerdoti e laici, uomini e donne, torturati e uccisi nel 1936 per la loro fede. Tra di loro il sacerdote Álvarez* Benavides y de la Torre, decano della cattedrale di Almería. Sono morti perdonando i loro assassini. Ascoltiamo il cardinale Amato nell’intervista di Giada Aquilino:

    R. - In quegli anni, in Spagna si scatenò contro la Chiesa, i suoi ministri e i suoi fedeli, la grande persecuzione, che costò la vita a migliaia di persone, uomini e donne, laici e consacrati, uccisi solo perché cattolici. Tutte le diocesi diedero il loro contributo martiriale. Oggi Papa Francesco eleva agli onori degli altari 115 martiri della diocesi di Almería uccisi in odio alla fede. Li ricordiamo, perché a noi incombe il dovere della memoria, per non disperdere questo patrimonio incomparabile di obbedienza al Dio della vita e alla sua parola di carità. Li ricordiamo, perché intendiamo ripetere che il cristianesimo è la religione della carità e della vita e si oppone a ogni forma di prevaricazione e di violenza.

    D. - Certo è difficile dar conto di ognuno dei nuovi Beati. Chi era, ad esempio, don José Álvarez- Benavides de la Torre, decano della cattedrale di Almería, capofila di questo gruppo di martiri?

    R. - I testimoni affermano che era un pastore di grande personalità, di eccezionale prestigio e di specchiata virtù. Preso negli ultimi giorni di luglio del 1936, la sua prigione fu una barca per il trasporto del ferro. I suoi vestiti e quelli degli altri prigionieri erano diventati neri come il carbone e il clima, data la stagione estiva, era asfissiante. Ciononostante don José riuscì a creare tra i prigionieri un clima di raccoglimento e di preghiera. Richiesto, sotto innumerevoli e crudeli forme di tortura, di rinnegare la fede e di bestemmiare il nome di Cristo, egli si oppose fino alla fine. Mori fucilato, confessando Cristo Re e perdonando i suoi aguzzini.

    D. - Ci sono anche dei laici in questo gruppo di martiri?

    R. - Oltre ai sacerdoti c'erano anche dei laici. Tra i laici ad esempio posso menzionare il signor Luis Belda y Soriano de Montoya, di 34 anni, appartenente all'Azione cattolica e avvocato di stato. Era una persona pia, preoccupata di aiutare i bisognosi che si rivolgevano a lui. Era di messa e comunione quotidiana. Aveva un grande spirito apostolico: visitava gli ammalati, teneva conferenze sulla famiglia, sull'educazione dei figli, sulla difesa dei non nati. Educava tutti al rispetto del prossimo. Devoto della Beata Vergine, recitava quotidianamente il Rosario. Amava la Chiesa, era fedele al Papa e obbediente al Vescovo. Si consegnò volontariamente ai miliziani, per non compromettere la sua famiglia. L'unico motivo della sua prigionia era quello di essere cattolico. Le sue ultime parole, gridate alla moglie dalla barca, prima della fucilazione, furono: «Perdono di cuore tutti coloro che mi hanno offeso e coloro che mi possono far male». I suoi resti mortali furono trovati che galleggiavano sulle onde vicino alla spiaggia.

    D. - Un'ultima domanda: nel gruppo dei nuovi Beati ci sono anche delle donne?

    R. - Si. Tra le donne uccise in odio alla fede c'è, ad esempio, la signora Carmen Godoy Calvache, di 49 anni. Era una persona caritatevole, che utilizzava il denaro in opere di carità e lo faceva con generosità. A chi aveva problemi di salute con i figli, inviava il medico e pagava le spese. All'inizio della persecuzione, fu privata di tutti i suoi beni. I miliziani si impossessarono del denaro, dei conti bancari e delle proprietà. Occuparono anche la sua casa. Imprigionata, fu sottoposta a ogni possibile maltrattamento, soprattutto da parte delle miliziane, che si divertivano a torturarla, condannandola alla fame e alla sete. Fu ferita con colpi di pugnale, fu mezzo affogata in mare, infine, l'ultima notte dell'anno 1936, dopo essere stata maltrattata e mutilata al petto, fu seppellita ancora viva. nella taverna del porto, i suoi aguzzini si ubriacarono, vantandosi delle scelleratezze commesse verso la povera vittima.

    D. - Vuole aggiungere altro?

    R. - Abbiamo citato solo tre esempi. Ma tutti i martiri erano persone buone, inermi e del tutto innocenti, che come agnelli dovettero sottostare agli abusi perversi di uomini e donne, che, in realtà, disonorano la natura umana con le loro azioni malvage. Siamo di fronte, da una parte, alla dignità del bene, e, dall'altra, alla stupidità irrazionale del male. Oggi siamo grati ai nuovi Beati per la loro testimonianza di fedeltà a Cristo e di coerenza alle promesse battesimali. Li ammiriamo e onoriamo come esempi di perdono e ispiratori di bene.


    fonte: Radio Vaticana
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  7. #27
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    Beati 7 Missionari del Sacro Cuore, uccisi nella guerra civile spagnola



    06/05/2017 12:57

    A Girona, in Spagna, Messa di Beatificazione oggi di Antonio Arribas Hortigüela e sei Compagni Martiri, membri della Congregazione dei Missionari del Sacro Cuore, uccisi nel 1936 durante la guerra civile spagnola. A presiedere il rito, in rappresentanza del Santo Padre, il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Il porporato ricorda la vicenda al microfono di Giada Aquilino:

    R. - Nel 1936 allo scoppio della rivoluzione anticattolica in Spagna, alcuni Missionari del Sacro Cuore di Gesù, abbandonarono, per ordine dei loro superiori, il collegio apostolico di Canet de Mar, in Catalogna, per cercare di mettersi in salvo. Alcuni ci riuscirono, altri, intercettati alla frontiera francese, furono portati a Seririá, in provincia di Girona, e giustiziati. Il gruppo di questi giovani martiri è formato da quattro sacerdoti e tre fratelli laici. Il più anziano era Padre Hortigüela, di 28 anni, il più giovane Fratel José del Amo, di vent'anni.

    D. - Come commenta questo evento così tragico?

    R. - Il ricordo dei martiri — ha detto recentemente Papa Francesco — «ci conferma nella consapevolezza che la Chiesa è Chiesa, se è Chiesa di martiri. E i martiri sono coloro che cercano di amare e aiutare i fratelli e di amare Dio senza riserve». La parola di Gesù è una parola di amore non di odio. L'amore genera bontà e comprensione. L'odio, invece, fa nascere divisioni e persecuzioni. La società umana non ha bisogno di odio, ma di amore. È la misteriosa forza dell'amore che fa vivere e crescere l'umanità nella pace e nella concordia.

    D. - È questo il messaggio dei Martiri di Canet de Mar, oggi Beatificati?

    R. - Certamente. La loro vicenda ci fa rivivere una pagina tragica della storia di Spagna, ma anche una pagina gloriosa di eroismo cristiano. Negli anni trenta i cattolici furono oggetto di una discriminazione arbitraria e intollerante. Si proibì il Crocifisso nelle scuole, si soppressero le congregazioni religiose e se ne confiscarono i beni, si distrussero edifici e chiese, si incendiarono tesori inestimabili di suppellettili sacre, eredità dell'ingegno artistico dei secoli passati. Dovunque passavano, i miliziani lasciavano cadaveri e macerie. Il male sa solo distruggere. È il bene che costruisce. Per la prima volta nella storia della Spagna sembrò prevalere la falsa ideologia che la Chiesa fosse un pericolo e non, invece, una preziosa risorsa sociale e culturale per lo sviluppo della nazione. Si programmò la sua eliminazione non solo giuridica, ma fisica, uccidendo senza pietà vescovi, sacerdoti e laici. E tutto ciò — lamentava papa Pio XI nel 1937 — veniva attuato «con un odio, una barbarie e una crudeltà, che non si sarebbero creduti possibili nel nostro secolo». A ragione si potrebbe parlare di vero e proprio olocausto cattolico in Spagna.

    D. - Ci sono caratteri o episodi particolari che si possono mettere in risalto?

    R. - Come già si è accennato, questi sette giovani religiosi furono assassinati a mente fredda, il 29 settembre del 1936 a Pont de Ser. Una ragazza che non li conosceva testimonia che rimase inorridita alla vista dei volti totalmente sfigurati. Non erano più riconoscibili. Erano stati crivellati da una grande quantità di pallottole in ogni parte del corpo. I miliziani obbligarono i religiosi a mettersi di spalle, ma uno di loro si rifiutò dicendo: «I codardi muoiono di spalle e noi non siamo né codardi né criminali. Voi ci ammazzate perché siamo religiosi e amiamo Dio e la patria. Viva Cristo Re"». Non finì la frase che una scarica di pallottole si abbatté su di lui e sui suoi confratelli. Lo strazio continuò con ulteriori raffiche di spari sui poveri cadaveri. Siamo di fronte al mistero tragico della faccia oscura del male. Ma siamo anche di fronte alla straordinaria forza spirituale dei giusti, nei quali risplende la luce del bene, che vince sempre il male. Il Signore ha posto nel cuore il seme del bene. Facciamolo crescere e fruttificare. Facciamo fiorire la bontà, unica arma per contrastare il male. Insomma, facciamo nostra la preghiera semplice attribuita a San Francesco: «Signore, fa di me uno strumento della Tua Pace: Dove è odio, fa ch'io porti l'Amore, Dove è offesa, ch'io porti il Perdono, Dove è discordia, ch'io porti l'Unione, Dove è dubbio, ch'io porti la Fede, Dove è errore, ch'io porti la Verità, Dove è disperazione, ch'io porti la Speranza, Dove è tristezza, ch'io porti la Gioia, Dove sono le tenebre, ch'io porti la Luce».


    fonte: Radio Vaticana
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  8. #28
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    Si parla poco di questo massacro e di questi martiri.

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    Barcellona, beatificazione di 109 martiri Clarettiani



    di Roberto Piermarini


    Sabato 21 ottobre alle ore 10.00, nella Chiesa della Sagrada Familia a Barcellona, vengono proclamati Beati 109 martiri Clarettiani, uccisi durante la guerra civile spagnola degli anni '30 del secolo scorso. A rappresentare il Papa, il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Questa la nostra intervista:

    Cardinale Amato, cosa è stata la persecuzione anticristiana del secolo scorso in Spagna?

    La persecuzione religiosa in Spagna nel secolo scorso è stata come una virulenta epidemia di morte e distruzione, che ha lasciato dietro di sé migliaia e migliaia di vittime inermi e innocenti. Ha fatto, però, emergere il coraggio di migliaia di martiri, uomini e donne, il cui sangue è diventato la linfa vitale per il dinamismo della Chiesa spagnola oggi. Di fronte al diabolico tsunami della persecuzione i 109 religiosi Clarettiani reagirono con l'efficace anima della carità e del perdono. A coloro che volevano annientare la presenza cristiana in Spagna, i martiri risposero perdonando, pregando e gridando: «Non abbiamo paura».

    Qual è il significato del loro sacrificio?

    Il sacrificio della loro vita è il seme di un cristianesimo nuovo, più forte, più consapevole della verità del Vangelo, che insegna ad amare gli amici e anche i nemici, perché l'unica vendetta del cristiano è il perdono dei nemici.

    Cosa dire di questi martiri Clarettiani?

    Si tratta di 109 testimoni eroici del Vangelo, uccisi tra il 1936 e il 1937 in varie città spagnole: Barcellona, Sabadell, Vic, Lérida, Cervera, Valencia, Santander. Il loro capofila è Padre Mateo Casals Mas, che apparteneva alla comunità di Sabadell, vicino a Barcellona. I Padri erano sempre disponibili ad aiutare i bisognosi e sempre pronti all'amministrazione della Parola di Dio e dei sacramenti, secondo l'esempio e il carisma del Fondatore, Sant'Antonio María Claret. Erano quindi conosciuti e benvoluti dal popolo, per la loro semplicità, amabilità, generosità e disponibilità.

    Come avvenne il loro martirio?

    Nel luglio del 1936, quando scoppiò la rivoluzione, l'istituto e la chiesa furono dati alle fiamme e i missionari dispersi in case di conoscenti. Ma questo non fu sufficiente a salvarli. Padre Mateo Casals Mas fu preso, imprigionato e fucilato all'alba del cinque settembre 1936. L'unica sua colpa era quella di essere sacerdote cattolico. Sulla strada che portava alla sua esecuzione più volte ripeté ad alta voce: «Viva Cristo Re! Viva il Sacro Cuore di Gesù!». Gli altri confratelli martiri furono uccisi con analoghe modalità.

    Cosa dire di fronte a questa moderna strage degli innocenti?

    I martiri claretiani erano consapevoli dell'eventualità delle persecuzioni e della morte dalle parole stesse di Gesù: «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia» (Mt 5,11); «Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. [...] Chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. (Mt 10,38-39). E non hanno avuto paura. Erano pronti anche al sacrificio supremo per gridare al mondo, ancora una volta, che il bene vince sul male.

    Perché la Chiesa celebra i martiri?

    La Chiesa celebra i martiri non per rivincita, ma per riproporre oggi, come ieri e come domani, l'eterna legge cristiana della carità senza confini. Il cristianesimo propone una cultura di pace e di fraternità e non di guerra e di divisione. Il Cristianesimo non produce i fiori del male, ma i fiori del bene.


    fonte: Radio Vaticana
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  10. #30
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    Beati a Madrid 60 martiri della guerra civile spagnola



    di Roberta Barbi

    “È un prete, non ti basta come motivo?”
    . Questa era la risposta che davano le pattuglie marxiste quando uccidevano un sacerdote, solo una delle tante vittime del periodo buio della persecuzione religiosa in Spagna. Erano gli anni Trenta del Novecento, il contesto quel conflitto passato alla storia come guerra civile spagnola che tra il 1936 e il 1939 uccise centinaia non solo di religiosi, ma anche di suore e laici, colpevoli solo di essere cattolici. Questa mattina a Madrid ne sono stati beatificati altri 60, provenienti dalle diocesi di Barcellona, Gerona, Valencia e Cartagena. In rappresentanza del Papa c’era il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi che rievoca così il clima di quegli anni:

    “Dalla documentazione e dalle testimonianze risulta che l’unico motivo della loro uccisione era il fatto di essere cattolici. In quegli anni, perduta l’idea di fraternità e di rispetto delle idee e della vita altrui, in molte regioni spagnole regnarono il sopruso e l’arbitrio più assoluto, con l’unico obiettivo di annientare la Chiesa cattolica”.

    Tra questi nuovi beati, sono molte le figure interessanti, come quella del lazzarista padre Vicente Querault, sacerdote colto, ottimo oratore e gran benefattore. Una vocazione maturata in gioventù, quando era uno dei ragazzi ospiti dell’orfanotrofio delle Figlie della Carità a Barcellona e poi una vita dedicata agli esercizi spirituali, all’associazionismo cattolico giovanile e alla missione popolare che lo condusse fino a Palma di Maiorca. Dopo la sua fucilazione fu seppellito in una fossa comune; i suoi resti mai ritrovati. Aveva appena 19 anni il valenciano Rafael Lluch Garín, appartenente a una famiglia dell’alta borghesia che gli offrì una profonda educazione cattolica. Allegro, intelligente, di fisico atletico e sensibilità artistica, portava sempre con sé un’immagine della Vergine. Quando iniziarono le persecuzioni e si avvertì il pericolo di essere trovati con addosso simboli religiosi, disse: “Mi toglieranno prima la vita, di mia Madre”. In queste poche parole è racchiuso tutto il significato del martirio, che il cardinale Amato evidenzia spiegando il perché la Chiesa tiene molto a queste beatificazioni:

    “La Chiesa volentieri celebra questi eventi per un duplice scopo: invitare i fedeli a rimanere saldi nella fede ed esortare tutti a evitare il terrore di quegli anni oscuri, che coprirono la terra di Spagna del sangue di persone innocenti e inermi. La beatificazione è un'occasione per magnificare la forza del bene, che vince sul male”.

    Del secondo gruppo di martiri beatificati oggi, invece, fanno parte due confratelli di Madrid. Manuel Trachiner Montaňana è la prima vittima delle persecuzioni di quegli anni nella Famiglia Vincenziana: di buon carattere e di fede profonda per la sua giovane età – 21 anni - era un esempio per tutti i novizi come Vicente Cecilia Gallardo, 20 anni, che fu ucciso con lui. Entrato nella congregazione un anno prima, non aveva ancora preso i voti. Entrambi viaggiavano sotto le mentite spoglie di falegnami, ma in valigia, assieme agli abiti, nascondevano un crocifisso. Bastò questo per decretarne la sentenza di morte. Sapeva di dover morire e sentiva che Dio lo chiamava a sé come martire, Roque Catalán Domingo, che prima di parire per il convento della Sacra Famiglia di Hortaleza disse ai suoi confratelli: “Se non torno non vi preoccupate per me, ma cantate un Tedeum di ringraziamento al Signore, perché mi avranno martirizzato e sarò con Lui in Cielo”. Un messaggio forte di eroismo cristiano, di fede salda che annienta la paura e sconfigge la crudeltà gratuita contro gli innocenti. Sempre è così la fede dei martiri che il porporato, in conclusione, invita a non smettere di imitare per evitare che l’odio torni a portare la morte tra i fratelli:

    Siamo invitati tutti a celebrare e imitare i martiri, attingendo al loro esempio fede, speranza e coraggio per nutrire efficacemente la nostra esistenza quotidiana. Siamo anche invitati a pregare per i loro carnefici, donando anche noi — come fecero i Beati Martiri — il dono prezioso del nostro perdono”.


    fonte: Radio Vaticana
    Ultima modifica di Vox Populi; 11-11-2017 alle 13:32
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