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Discussione: Visita Pastorale di Papa Francesco ad Assisi (4 ottobre 2013)

  1. #21
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    Il vescovo di Assisi: dal Papa un forte messaggio a ritornare al Vangelo

    “Ci stiamo preparando a questa giornata da tempo camminando come comunità sulle orme di Francesco”. E’ entusiasta mons. Domenico Sorrentino, ormai prossimo ad accogliere il Papa nella sua diocesi a pochi mesi dall’invito, fatto al Pontefice nell’aprile scorso, insieme agli altri vescovi umbri durante la visita ad limina. Mons. Sorrentino sarà al fianco del Papa, per la prima volta pellegrino ad Assisi, in ognuna delle tappe di questa intensa giornata. Gabriella Ceraso ha raccolto la testimonianza del vescovo.

    R. - L’esultanza è grande. C’è grande emozione e, in chi organizza, anche un po’ di trepidazione, perché i numeri che si prevedono sono tanti, ma la gioia è davvero immensa! Dunque, non vediamo l’ora di aver Papa Francesco tra di noi.

    D. - Lei sarà sempre al suo fianco in questa giornata così intensa e in un tragitto pieno di tappe. Che significherà questa visita: ripercorrere l’esistenza di Francesco e riscoprire l’azione dello spirito in quella terra?

    R. - Direi proprio questo, perché è una visita abbastanza singolare, non soltanto perché chi la fa è - per la prima volta nella storia - un Papa che porta il nome del nostro santo, ma perché il Papa ha dato un indirizzo al suo percorso che indubbiamente ci fa già riflettere. Comincia con l’istituto che si occupa di ragazzi con pluridisabilità; vuole essere presente per dare un segno alla giornata. Poi sarà qui in vescovado, la prima volta nella storia, per visitare la Sala della spoliazione. Qui il Papa vorrà incontrare i poveri perché ci si spoglia per Gesù Cristo e ci si spoglia per essere fratello universale, per non avere più l’idolo del denaro ma la concretezza dell’amore. Poi correrà - per cosi dire - a mangiare con i poveri nel nostro centro di accoglienza. Diciamo che all’interno del percorso francescano ha messo questi accenti che ci impegnano a riflettere sul messaggio che egli ci vuole dare.

    D. - Quando ha scelto il suo nome Papa Francesco ha sottolineato di Francesco proprio i temi della povertà, della pace, della custodia del Creato. Ritiene che questi saranno anche i temi di fondo di questa presenza ad Assisi?

    R. - Immagino che egli li toccherà; sono le sue grandi motivazioni e credo che se le porti nel cuore.

    D. - La preparazione di tutta la sua diocesi è iniziata già da tempo con preghiere, incontri, pellegrinaggi … A cosa ha voluto dare più importanza in questa preparazione spirituale e cosa ha detto alla sua comunità?

    R. - Ci siamo trovati su una naturale lunghezza d’onda con il Papa, perché sono anni che stiamo facendo un percorso diocesano proprio sulle orme di san Francesco; adesso stiamo facendo il Sinodo diocesano. Spero che il Papa voglia benedire il nostro Sinodo. Il filo conduttore è nella sostanza, sulle orme di Francesco e di Papa Francesco ritorniamo al Vangelo e a Gesù Cristo. Questo mi sembra il programma che noi ci siamo dati e che vogliamo tener fermo. In questa visita penso sia questa la grande eredità che Papa Francesco ci lascerà.

    D. - Il Papa sta chiedendo e sta parlando di una Chiesa che lui vorrebbe povera, coraggiosa, centrata sul popolo … Una Chiesa che profuma di Vangelo e che è aperta a tutti. La Chiesa che il Papa trova da voi, che tipo di Chiesa è? Luci e ombre …

    R. - Direi che trova una chiesa cosciente di doversi rimboccare le maniche per ritrovare in maniera ancora più puntuale il sapore del Vangelo. Lo stiamo facendo nelle piccole comunità, all’interno del cammino parrocchiale e diocesano. E questo sta cominciando a portare dei frutti. E poi naturalmente ci sono anche le ombre; è una Chiesa che, come tante altre, vive la sfida della secolarizzazione, della crisi della fede. All’interno, tante volte dobbiamo batterci il petto, perché potremmo essere più generosi e testimonianti …

    D. - Quindi per tutta la comunità i frutti che lei vorrebbe, dopo questa tappa di un Papa che si chiama Francesco, quali sono?

    R. - Io auspico che questa forte accentuazione attraverso il Papa, il suo nome, il suo tratto, della figura di Francesco, non si fermi a lui, né a Francesco, né a Papa Francesco, ma vada a Gesù Cristo. E dunque, che la Parola di Dio torni ad essere punto di riferimento con tutto quello che ne consegue, una Parola di Dio che forma una comunità eucaristica, capace di comunione forte, una Parola di Dio che ci spinga nella missione verso tutti, e soprattutto verso i più poveri. Ecco, io mi auguro questo, e sono sicuro che il Papa ci darà delle indicazioni importanti.


    fonte: Radio Vaticana
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  2. #22
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    Adesso sta girando la voce che si tratterà di spoliazione di "beni immateriali" della Chiesa. Domani ci sarà da ridere! Se è cosi l'Arcivescovo di Venezia è avanti

    (se il post criptico non piace cancellatelo! Lo scopo vuole essere quello di denunciare come internet a volta sia veramente uno spasso.)
    Ogni giorno che passa è un giorno in meno - COMING SOON!

  3. #23
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    Citazione Originariamente Scritto da lucpip Visualizza Messaggio
    Adesso sta girando la voce che si tratterà di spoliazione di "beni immateriali"
    Ah beh...
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  4. #24
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    Il Papa ad Assisi, incontro con i bambini disabili: ascoltare e riconoscere le piaghe di Gesù



    Papa Francesco ha iniziato la sua visita pastorale ad Assisi in occasione delle celebrazioni per il Patrono d'Italia. L’elicottero papale è atterrato nel campo sportivo dell’Istituto Serafico alle 7.30, in anticipo di un quarto d’ora sul programma, vista anche l’intensissima giornata fitta di appuntamenti. Ad accoglierlo il presidente del Senato Piero Grasso e quello della Regione Umbria, Catiuscia Marini. Primo incontro del Papa con i bambini disabili e malati, ospiti dell’istituto. Commovente l'abbraccio del Santo Padre con i piccoli.

    “Noi siamo fra le piaghe di Gesù” - ha detto il Papa commentando il saluto della presidente dell’istituto Francesca Maolo, mettendo da parte il testo scritto e parlando a braccio. “Queste piaghe – ha proseguito - hanno bisogno di essere ascoltate, di essere riconosciute. E mi viene in mente quando il Signore Gesù, quando andava in cammino con quei due discepoli tristi. Il Signore Gesù alla fine ha fatto vedere le sue piaghe e loro hanno riconosciuto Lui. Poi il pane, dove Lui era lì. Mio fratello Domenico (mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi, ndr) mi diceva che qui si fa l’Adorazione. Anche quel pane ha bisogno di essere ascoltato, perché Gesù è presente e nascosto dietro la semplicità e la mitezza di un pane. E qui è Gesù nascosto in questi ragazzi, in questi bambini, in queste persone. Sull’altare adoriamo la Carne di Gesù, in loro troviamo le piaghe di Gesù. Gesù nascosto nell’Eucaristia e Gesù nascosto in queste piaghe… Hanno bisogno di essere ascoltate. Forse non tanto sui giornali, come notizie… Quello è un ascolto che dura uno-due-tre giorni, poi viene un altro, un altro…Devono essere ascoltati da quelli che si dicono cristiani”.

    “Il cristiano – ha aggiunto - adora Gesù; il cristiano cerca Gesù; il cristiano sarà riconoscere le piaghe di Gesù. E oggi tutti noi, qui, abbiamo la necessità di dire: ‘Queste piaghe devono essere ascoltate!’. Ma c’è un’altra cosa che ci dà speranza. Gesù è presente nell’Eucaristia, qui è la Carne di Gesù; Gesù è presente fra voi: e la Carne di Gesù sono le piaghe di Gesù in queste persone”.

    “Ma è interessante – ha aggiunto il Papa - Gesù, quando è Risorto era bellissimo. Non aveva nel suo corpo dei lividi, le ferite… Niente! Era più bello! Soltanto ha voluto conservare le piaghe e se le è portate in Cielo. Le piaghe di Gesù sono qui e sono in Cielo davanti al Padre. Noi curiamo le piaghe di Gesù qui e Lui, dal Cielo, ci mostra le sue piaghe e ci dice a tutti noi, a tutti noi: ‘Ti sto aspettando!. Così sia”.

    Prima di lasciare l’Istituto il Papa ha poi rivolto questo saluto: “Grazie tante … e pregate per tutti i bambini, i ragazzi, le persone che sono qui, per tutti quelli che lavorano qui. Per loro! … Che il Signore vi benedica! Pregate anche per me, eh! Ma sempre pregate a favore, non contro, eh… Il Signore vi benedica”.


    fonte: Radio Vaticana
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  5. #25
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    VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE FRANCESCO AD ASSISI (I), 04.10.2013

    ● INCONTRO CON BAMBINI DISABILI E AMMALATI OSPITI DELL’ISTITUTO SERAFICO DI ASSISI


    Alle ore 7.00 di questa mattina, il Santo Padre Francesco è partito in elicottero dall’eliporto del Vaticano per recarsi in visita pastorale ad Assisi. Tra i membri del suo Seguito, gli otto Cardinali prescelti per consigliarLo nel governo della Chiesa universale.

    All’atterraggio dell’elicottero, alle ore 7.45 nel campo sportivo dell’Istituto Serafico di Assisi, il Papa è stato accolto dall’Arcivescovo-Vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, S.E. Mons. Domenico Sorrentino, dal Presidente della Regione Umbria, On. Catiuscia Marini, dall’Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, S.E. Francesco Maria Greco, dal Nunzio Apostolico in Italia, S.E. Mons. Adriano Bernardini, dal Prefetto di Perugia, Dott. Antonio Reppucci, dal Sindaco di Assisi, Dott. Claudio Ricci, dal Presidente della Provincia di Perugia, Dott. Marco Vinicio Guasticchi.

    Quindi Papa Francesco ha raggiunto a piedi l’Istituto Serafico dove, alle ore 8.00, ha incontrato nella cappella i bambini disabili e ammalati ospiti dell’Istituto.

    Dopo le parole di benvenuto del Sindaco di Assisi, Dott. Claudio Ricci, e la presentazione della realtà dell’Istituto Serafico da parte della Presidente, Dott.ssa Francesca di Maolo, il Papa ha rivolto ai presenti un discorso a braccio, dando per letto quello preparato. Ne riportiamo di seguito il testo:


    DISCORSO DEL SANTO PADRE

    Noi siamo fra le piaghe di Gesù, ha detto lei, signora. Ha anche detto che queste piaghe hanno bisogno di essere ascoltate, di essere riconosciute. E mi viene in mente quando il Signore Gesù andava in cammino con quei due discepoli tristi. Il Signore Gesù, alla fine, ha fatto vedere le sue piaghe e loro hanno riconosciuto Lui. Poi il pane, dove Lui era lì. Il mio fratello Domenico mi diceva che qui si fa l’Adorazione. Anche quel pane ha bisogno di essere ascoltato, perché Gesù è presente e nascosto dietro la semplicità e la mitezza di un pane. E qui è Gesù nascosto in questi ragazzi, in questi bambini, in queste persone. Sull’altare adoriamo la Carne di Gesù; in loro troviamo le piaghe di Gesù. Gesù nascosto nell’Eucaristia e Gesù nascosto in queste piaghe. Hanno bisogno di essere ascoltate! Forse non tanto sui giornali, come notizie; quello è un ascolto che dura uno, due, tre giorni, poi viene un altro, un altro… Devono essere ascoltate da quelli che si dicono cristiani. Il cristiano adora Gesù, il cristiano cerca Gesù, il cristiano sa riconoscere le piaghe di Gesù. E oggi, tutti noi, qui, abbiamo la necessità di dire: "Queste piaghe devono essere ascoltate!". Ma c’è un’altra cosa che ci dà speranza. Gesù è presente nell’Eucaristia, qui è la Carne di Gesù; Gesù è presente fra voi, è la Carne di Gesù: sono le piaghe di Gesù in queste persone.

    Ma è interessante: Gesù, quando è Risorto era bellissimo. Non aveva nel suo corpo dei lividi, le ferite… niente! Era più bello! Soltanto ha voluto conservare le piaghe e se le è portate in Cielo. Le piaghe di Gesù sono qui e sono in Cielo davanti al Padre. Noi curiamo le piaghe di Gesù qui e Lui, dal Cielo, ci mostra le sue piaghe e dice a tutti noi, a tutti noi: "Ti sto aspettando!". Così sia.

    Il Signore vi benedica tutti. Che il suo amore scenda su di noi, cammini con noi; che Gesù ci dica che queste piaghe sono di Lui e ci aiuti a dare voce, perché noi cristiani le ascoltiamo.

    Di seguito riportiamo le altre parole che Papa Francesco aveva preparato per questa occasione e che ha consegnato dandole per lette:

    Cari fratelli e sorelle,

    voglio iniziare la mia visita ad Assisi con voi, vi saluto tutti! Oggi è la festa di San Francesco, e io ho scelto, come Vescovo di Roma, di portare il suo nome. Ecco perché oggi sono qui: la mia visita è soprattutto un pellegrinaggio di amore, per pregare sulla tomba di un uomo che si è spogliato di se stesso e si è rivestito di Cristo e, sull’esempio di Cristo, ha amato tutti, specialmente i più poveri e abbandonati, ha amato con stupore e semplicità la creazione di Dio. Arrivando qui ad Assisi, alle porte della città, si trova questo Istituto, che si chiama proprio "Serafico", un soprannome di san Francesco. Lo fondò un grande francescano, il Beato Ludovico da Casoria.

    Ed è giusto partire da qui. San Francesco, nel suo Testamento, dice: «Il Signore dette a me, frate Francesco, di incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi: e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo» (FF, 110).

    La società purtroppo è inquinata dalla cultura dello "scarto", che è opposta alla cultura dell’accoglienza. E le vittime della cultura dello scarto sono proprio le persone più deboli, più fragili. In questa Casa invece vedo in azione la cultura dell’accoglienza. Certo, anche qui non sarà tutto perfetto, ma si collabora insieme per la vita dignitosa di persone con gravi difficoltà. Grazie per questo segno di amore che ci offrite: questo è il segno della vera civiltà, umana e cristiana! Mettere al centro dell’attenzione sociale e politica le persone più svantaggiate! A volte invece le famiglie si trovano sole nel farsi carico di loro. Che cosa fare? Da questo luogo in cui si vede l’amore concreto, dico a tutti: moltiplichiamo le opere della cultura dell’accoglienza, opere anzitutto animate da un profondo amore cristiano, amore a Cristo Crocifisso, alla carne di Cristo, opere in cui si uniscano la professionalità, il lavoro qualificato e giustamente retribuito, con il volontariato, un tesoro prezioso.

    Servire con amore e con tenerezza le persone che hanno bisogno di tanto aiuto ci fa crescere in umanità, perché esse sono vere risorse di umanità. San Francesco era un giovane ricco, aveva ideali di gloria, ma Gesù, nella persona di quel lebbroso, gli ha parlato in silenzio, e lo ha cambiato, gli ha fatto capire ciò che vale veramente nella vita: non le ricchezze, la forza delle armi, la gloria terrena, ma l’umiltà, la misericordia, il perdono.

    Qui, cari fratelli e sorelle, voglio leggervi qualcosa di personale, una delle più belle lettere che ho ricevuto, un dono di amore di Gesù. Me l’ha scritta Nicolás, un ragazzo di 16 anni, disabile fin dalla nascita, che abita a Buenos Aires. Ve la leggo: «Caro Francesco: sono Nicolás ed ho 16 anni; siccome non posso scriverti io (perché ancora non parlo, né cammino), ho chiesto ai miei genitori di farlo al posto mio, perché loro sono le persone che mi conoscono di più. Ti voglio raccontare che quando avevo 6 anni, nel mio Collegio che si chiama Aedin, Padre Pablo mi ha dato la prima Comunione e quest’anno, in novembre, riceverò la Cresima, una cosa che mi dà molta gioia. Tutte le notti, da quando tu me l’hai chiesto, io domando al mio Angelo Custode, che si chiama Eusebio e che ha molta pazienza, di custodirti e di aiutarti. Stai sicuro che lo fa molto bene perché ha cura di me e mi accompagna tutti i giorni!! Ah! E quando non ho sonno… viene a giocare con me!! Mi piacerebbe molto venire a vederti e ricevere la tua benedizione e un bacio: solo questo!! Ti mando tanti saluti e continuo a chiedere ad Eusebio che abbia cura di te e ti dia forza. Baci. NICO».

    In questa lettera, nel cuore di questo ragazzo c’è la bellezza, l’amore, la poesia di Dio. Dio che si rivela a chi ha il cuore semplice, ai piccoli, agli umili, a chi noi spesso consideriamo ultimi, anche a voi, cari amici: quel ragazzo quando non riesce ad addormentarsi gioca con il suo Angelo Custode; è Dio che scende a giocare con lui.

    Nella Cappella di questo Istituto, il Vescovo ha voluto che ci sia l’adorazione eucaristica permanente: lo stesso Gesù che adoriamo nel Sacramento, lo incontriamo nel fratello più fragile, dal quale impariamo, senza barriere e complicazioni, che Dio ci ama con la semplicità del cuore.

    Grazie a tutti di questo incontro. Vi porto con me, nell’affetto e nella preghiera. Ma anche voi pregate per me! Il Signore vi benedica e la Madonna e san Francesco vi proteggano.

    [01407-01.01] [Testo originale: Italiano]

    Dopo avere lasciato la cappella dell’Istituto Serafico, il Santo Padre, affacciandosi ad una finestra, ha rivolto le seguenti parole alle persone presenti all’esterno dell’edificio:

    Buongiorno! Vi saluto. Grazie tante per tutto questo. E pregate per tutti i bambini, i ragazzi, le persone che sono qui, per tutti quelli che lavorano qui. Per loro! Tanto bello! Che il Signore vi benedica! Pregate anche per me! Ma sempre! Pregate a favore, non contro! Il Signore vi benedica.

    [01407-01.02] [Testo originale: Italiano]

    Al termine, il Santo Padre ha lasciato l’Istituto Serafico e si è trasferisto in auto al Santuario di San Damiano.

    ● VISITA AL SANTUARIO DI SAN DAMIANO AD ASSISI


    Alle ore 9.00, il Santo Padre Francesco si è recato in visita privata al Santuario di San Damiano. Al Suo arrivo, è stato accolto dal Ministro Generale dell’Ordine Francescano dei Frati Minori, Fr. Michael Anthony Perry, e dalla Comunità religiosa del Convento. Nella chiesa il Papa ha sostato in preghiera. Quindi si è recato in auto al Vescovado.

    [01415-01.01]

    [B0629-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
    Ultima modifica di Vox Populi; 04-10-2013 alle 14:04

  6. #26
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    La Chiesa si spogli del cancro della mondanità: così il Papa nell'incontro con i poveri

    Seconda tappa della visita del Papa ad Assisi è stata la Chiesa di San Damiano. In questo luogo, San Francesco, pregando davanti al crocifisso, lo sente parlare e chiedergli di "riparare la sua casa". Questo evento segnerà profondamente Francesco. Sempre qui, negli ultimi anni della sua vita, compose il Cantico delle Creature. Il crocifisso di San Damiano ha gli occhi aperti e non mostra sofferenza. Risale al 1100 circa.

    Il Papa si è poi recato al vescovado, nella Sala della spoliazione di San Francesco, dove ha incontrato i poveri assistiti dalla Caritas. Anche in questo caso ha aprlato a braccio, dicendo che in questi giorni i giornali ipotizzavano quanto avrebbe detto in questo luogo: “Il Papa andrà a spogliare la Chiesa, lì!”, “spoglierà gli abiti dei vescovi, dei cardinali; spoglierà se stesso…”. “Questa – ha detto - è una buona occasione per fare un invito alla Chiesa a spogliarsi. Ma la Chiesa siamo tutti, eh! Tutti! Dal primo battezzato, tutti siamo Chiesa. E tutti dobbiamo andare per la strada di Gesù, che ha fatto una strada di spogliazione, lui stesso. E’ diventato servo, servitore; ha voluto essere umiliato, fino alla Croce. E se noi vogliamo essere cristiani non c’è un’altra strada. 'Ma non possiamo fare un cristianesimo un po’ più umano?' dicono: senza Croce, senza Gesù, senza spogliazione. E diventeremo cristiani di pasticceria, come belle torte, come belle cose dolci… Bellissimo, ma non cristiani davvero! Qualcuno dirà: ‘Ma di che cosa deve spogliarsi la Chiesa?’. Ma deve spogliarsi oggi di un pericolo gravissimo, che minaccia ogni persona nella Chiesa, tutti: il pericolo della mondanità. Il cristiano non può convivere con lo spirito del mondo. La mondanità che ci porta alla vanità, alla prepotenza, all’orgoglio. E questo è un idolo, non è Dio. E’ un idolo! E l’idolatria è il peccato più forte, eh!".
    “Quando nei mezzi, nei media si parla della Chiesa – ha aggiunto - credono che la Chiesa siano i preti, le suore, i vescovi, i cardinali e il Papa. Ma la Chiesa siamo tutti noi, come ho detto. E tutti noi dobbiamo spogliarci di questa mondanità: lo spirito contrario allo spirito delle beatitudini; lo spirito contrario allo spirito di Gesù. La mondanità ci fa male. E’ tanto triste trovare un cristiano mondano, sicuro di quella sicurezza che gli dà - sicuro secondo lui! - la fede e sicura della sicurezza che gli dà il mondo. Non si può lavorare dalle due parti. La Chiesa, tutti noi, deve spogliarsi della mondanità, che la porta alla vanità, all’orgoglio; che è l’idolatria”.

    Poi ha aggiunto: “Gesù stesso ci diceva: ‘Non si può servire due padroni. O servi Dio o servi il denaro’. Nel denaro c’era tutto questo spirito mondano, no? Denaro, vanità, orgoglio: quella strada. Noi non possiamo… è triste cancellare con una mano quello che scriviamo con l’altra. Il Vangelo è il Vangelo! Dio è l’unico! E Gesù si è fatto servitore per noi e lo spirito del mondo non c’entra qui. E oggi, con voi, tanti di voi, siete stati spogliati di questo mondo selvaggio che non dà lavoro, che non aiuta; non importa, non importa se ci sono bambini che muoiono di fame nel mondo; non importa se tante famiglie non hanno da mangiare, non hanno la dignità di portare pane a casa; non importa che tanta gente debba fuggire dalla schiavitù, dalla fame e fuggire cercando la libertà e con quanto dolore, tante volte, vediamo che trovano la morte, come è successo ieri a Lampedusa. Ma oggi è un giorno di pianto! Queste cose le fa lo spirito del mondo. E’ proprio ridicolo che un cristiano, un cristiano vero, che un prete, che una suora, che un vescovo, che un cardinale, che un Papa vogliano andare sulla strada di questa mondanità, che è un atteggiamento omicida. La mondanità spirituale uccide! Uccide l’anima! Uccide le persone! Uccide la Chiesa!”


    fonte: Radio Vaticana
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  7. #27
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    Citazione Originariamente Scritto da SanPietro Visualizza Messaggio
    Ho appena letto su facebook che venerdì il Papa annuncerà che "ha deciso di vendere tutto l'oro del Vaticano"...
    Citazione Originariamente Scritto da papalino Visualizza Messaggio
    l'articolo di Repubblica promette gesti e parole clamorose e senza precedenti..staremo a vedere.
    Mi sa che tutti coloro che hanno messo in giro quelle voci saranno rimasti un po' delusi...

    Aspettando la trascrizione del discorso (che purtroppo non ho potuto seguire in diretta), segnalo che, stando a quanto scrive Tornielli su Vatican Insider, il Papa avrebbe usato proprio il termine fantasie per indicare le presunte "anticipazioni" del discorso fatte dai media
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  8. #28
    Saggio del Forum L'avatar di lucpip
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    Citazione Originariamente Scritto da Vox Populi Visualizza Messaggio
    Mi sa che tutti coloro che hanno messo in giro quelle voci saranno rimasti un po' delusi...
    Hai dimenticato i beni immateriali, che erano i vari titoli ecclesiastici
    Ogni giorno che passa è un giorno in meno - COMING SOON!

  9. #29
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    VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE FRANCESCO AD ASSISI (II) , 04.10.2013

    ● INCONTRO CON I POVERI NELLA SALA DELLA SPOLIAZIONE DI SAN FRANCESCO DEL VESCOVADO DI ASSISI


    Alle ore 9.30, il Santo Padre Francesco ha incontrato, nella Sala della Spoliazione di San Francesco del Vescovado di Assisi, i poveri assistiti dalla Caritas.
    Dopo le parole di presentazione dell’Arcivescovo-Vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, S.E. Mons. Domenico Sorrentino, il Papa ha rivolto ai presenti un discorso a braccio, dando per letto quello preparato.
    Ne riportiamo di seguito il testo:

    DISCORSO DEL SANTO PADRE

    Ha detto il mio fratello Vescovo che è la prima volta, in 800 anni, che un Papa viene qui. In questi giorni, sui giornali, sui mezzi di comunicazione, si facevano fantasie. "Il Papa andrà a spogliare la Chiesa, lì!". "Di che cosa spoglierà la Chiesa?". "Spoglierà gli abiti dei Vescovi, dei Cardinali; spoglierà se stesso". Questa è una buona occasione per fare un invito alla Chiesa a spogliarsi. Ma la Chiesa siamo tutti! Tutti! Dal primo battezzato, tutti siamo Chiesa, e tutti dobbiamo andare per la strada di Gesù, che ha percorso una strada di spogliazione, Lui stesso. E’ diventato servo, servitore; ha voluto essere umiliato fino alla Croce. E se noi vogliamo essere cristiani, non c’è un’altra strada. Ma non possiamo fare un cristianesimo un po’ più umano – dicono – senza croce, senza Gesù, senza spogliazione? In questo modo diventeremo cristiani di pasticceria, come belle torte, come belle cose dolci! Bellissimo, ma non cristiani davvero! Qualcuno dirà: "Ma di che cosa deve spogliarsi la Chiesa?". Deve spogliarsi oggi di un pericolo gravissimo, che minaccia ogni persona nella Chiesa, tutti: il pericolo della mondanità. Il cristiano non può convivere con lo spirito del mondo. La mondanità che ci porta alla vanità, alla prepotenza, all’orgoglio. E questo è un idolo, non è Dio. E’ un idolo! E l’idolatria è il peccato più forte!

    Quando nei media si parla della Chiesa, credono che la Chiesa siano i preti, le suore, i Vescovi, i Cardinali e il Papa. Ma la Chiesa siamo tutti noi, come ho detto. E tutti noi dobbiamo spogliarci di questa mondanità: lo spirito contrario allo spirito delle beatitudini, lo spirito contrario allo spirito di Gesù. La mondanità ci fa male. È tanto triste trovare un cristiano mondano, sicuro – secondo lui – di quella sicurezza che gli dà la fede e sicuro della sicurezza che gli dà il mondo. Non si può lavorare nelle due parti. La Chiesa - tutti noi - deve spogliarsi della mondanità, che la porta alla vanità, all’orgoglio, che è l’idolatria.

    Gesù stesso ci diceva: "Non si può servire a due padroni: o servi Dio o servi il denaro" (cfr Mt 6,24). Nel denaro c’era tutto questo spirito mondano; denaro, vanità, orgoglio, quella strada… noi non possiamo… è triste cancellare con una mano quello che scriviamo con l’altra. Il Vangelo è il Vangelo! Dio è unico! E Gesù si è fatto servitore per noi e lo spirito del mondo non c’entra qui. Oggi sono qui con voi. Tanti di voi sono stati spogliati da questo mondo selvaggio, che non dà lavoro, che non aiuta; a cui non importa se ci sono bambini che muoiono di fame nel mondo; non importa se tante famiglie non hanno da mangiare, non hanno la dignità di portare pane a casa; non importa che tanta gente debba fuggire dalla schiavitù, dalla fame e fuggire cercando la libertà. Con quanto dolore, tante volte, vediamo che trovano la morte, come è successo ieri a Lampedusa: oggi è un giorno di pianto! Queste cose le fa lo spirito del mondo. È proprio ridicolo che un cristiano - un cristiano vero - che un prete, che una suora, che un Vescovo, che un Cardinale, che un Papa vogliano andare sulla strada di questa mondanità, che è un atteggiamento omicida. La mondanità spirituale uccide! Uccide l’anima! Uccide le persone! Uccide la Chiesa!

    Quando Francesco, qui, ha fatto quel gesto di spogliarsi era un ragazzo giovane, non aveva forza per questo. E’ stata la forza di Dio che lo ha spinto a fare questo, la forza di Dio che voleva ricordarci quello che Gesù ci diceva sullo spirito del mondo, quello che Gesù ha pregato al Padre, perché il Padre ci salvasse dallo spirito del mondo.

    Oggi, qui, chiediamo la grazia per tutti i cristiani. Che il Signore dia a tutti noi il coraggio di spogliarci, ma non di 20 lire, spogliarci dello spirito del mondo, che è la lebbra, è il cancro della società! È il cancro della rivelazione di Dio! Lo spirito del mondo è il nemico di Gesù! Chiedo al Signore che, a tutti noi, dia questa grazia di spogliarci. Grazie!

    Al termine dell’incontro, il Papa ha pronunciato le seguenti parole:


    Grazie tante dell’accoglienza. Pregate per me, che ne ho bisogno…. Tutti! Grazie!


    Di seguito riportiamo il discorso che Papa Francesco aveva preparato per questa occasione e che ha consegnato dandolo per letto:

    Cari fratelli e sorelle,

    grazie per la vostra accoglienza! Questo luogo è un luogo speciale, e per questo ho voluto fare una tappa qui, anche se la giornata è molto piena. Qui Francesco si spogliò di tutto, davanti a suo padre, al Vescovo, e alla gente di Assisi. Fu un gesto profetico, e fu anche un atto di preghiera, un atto di amore e di affidamento al Padre che è nei cieli.

    Con quel gesto Francesco fece la sua scelta: la scelta di essere povero. Non è una scelta sociologica, ideologica, è la scelta di essere come Gesù, di imitare Lui, di seguirlo fino in fondo. Gesù è Dio che si spoglia della sua gloria. Lo leggiamo in san Paolo: Cristo Gesù, che era Dio, spogliò se stesso, svuotò se stesso, e si fece come noi, e in questo abbassamento arrivò fino alla morte di croce (cfr Fil 2,6-8). Gesù è Dio, ma è nato nudo, è stato posto in una mangiatoia, ed è morto nudo e crocifisso.

    Francesco si è spogliato di ogni cosa, della sua vita mondana, di se stesso, per seguire il suo Signore, Gesù, per essere come Lui. Il Vescovo Guido comprese quel gesto e subito si alzò, abbracciò Francesco e lo coprì col suo mantello, e fu sempre suo aiuto e protettore (cfr Vita Prima, FF, 344).

    La spogliazione di san Francesco ci dice semplicemente quello che insegna il Vangelo: seguire Gesù vuol dire metterlo al primo posto, spogliarci delle tante cose che abbiamo e che soffocano il nostro cuore, rinunciare a noi stessi, prendere la croce e portarla con Gesù. Spogliarsi dell’io orgoglioso e distaccarsi dalla brama di avere, dal denaro, che è un idolo che possiede.

    Tutti siamo chiamati ad essere poveri, spogliarci di noi stessi; e per questo dobbiamo imparare a stare con i poveri, condividere con chi è privo del necessario, toccare la carne di Cristo! Il cristiano non è uno che si riempie la bocca coi poveri, no! E’ uno che li incontra, che li guarda negli occhi, che li tocca. Sono qui non per "fare notizia", ma per indicare che questa è la via cristiana, quella che ha percorso san Francesco. San Bonaventura, parlando della spogliazione di san Francesco, scrive: «Così, dunque, il servitore del Re altissimo fu lasciato nudo, perché seguisse il nudo Signore crocifisso, oggetto del suo amore». E aggiunge che così Francesco si salvò dal «naufragio del mondo» (FF 1043).

    Ma vorrei, come Pastore, anche chiedermi: di che cosa deve spogliarsi la Chiesa?

    Spogliarsi di ogni mondanità spirituale, che è una tentazione per tutti; spogliarsi di ogni azione che non è per Dio, non è di Dio; dalla paura di aprire le porte e di uscire incontro a tutti, specialmente dei più poveri, bisognosi, lontani, senza aspettare; certo non per perdersi nel naufragio del mondo, ma per portare con coraggio la luce di Cristo, la luce del Vangelo, anche nel buio, dove non si vede, dove può succedere di inciampare; spogliarsi della tranquillità apparente che danno le strutture, certamente necessarie e importanti, ma che non devono oscurare mai l’unica vera forza che porta in sé: quella di Dio. Lui è la nostra forza! Spogliarsi di ciò che non è essenziale, perché il riferimento è Cristo; la Chiesa è di Cristo! Tanti passi, soprattutto in questi decenni, sono stati fatti. Continuiamo su questa strada che è quella di Cristo, quella dei Santi.

    Per tutti, anche per la nostra società che dà segni di stanchezza, se vogliamo salvarci dal naufragio, è necessario seguire la via della povertà, che non è la miseria – questa è da combattere -, ma è il saper condividere, l’essere più solidali con chi è bisognoso, il fidarci più di Dio e meno delle nostre forze umane. Mons. Sorrentino ha ricordato l’opera di solidarietà del vescovo Nicolini, che ha aiutato centinaia di ebrei nascondendoli nei conventi, e il centro di smistamento segreto era proprio qui, nel vescovado. Anche questa è spogliazione, che parte sempre dall’amore, dalla misericordia di Dio!

    In questo luogo che ci interpella, vorrei pregare perché ogni cristiano, la Chiesa, ogni uomo e donna di buona volontà, sappia spogliarsi di ciò che non è essenziale per andare incontro a chi è povero e chiede di essere amato. Grazie a tutti!

    [01408-01.01] [Testo originale: Italiano]

    Al termine dell’incontro con i poveri, il Papa ha lasciato il Vescovado ed è entrato a piedi nella vicina chiesa di Santa Maria Maggiore per una visita in forma privata. All’ingresso della chiesa, il Santo Padre è stato accolto dal Ministro Generale dell’Ordine Francescano dei Frati Minori Cappuccini, Fr. Mauro Jöhri, e dai Religiosi che svolgono servizio pastorale. Quindi Papa Francesco si è trasferito in auto alla Basilica Superiore di San Francesco.

    [B0630-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
    Ultima modifica di Vox Populi; 04-10-2013 alle 14:07

  10. #30
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    Citazione Originariamente Scritto da lucpip Visualizza Messaggio
    Hai dimenticato i beni immateriali, che erano i vari titoli ecclesiastici
    Ah già, è vero, scusa
    Tra l'altro, come volevasi dimostrare, nemmeno nel discorso preparato e poi dato per letto (v. sopra) vi era alcun riferimento a vendite di ori, abolizione di titoli e simili (dato che c'era qualche giornalista che si vantava di averne appreso in anticipo i contenuti...)
    Oboedientia et Pax

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