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Discussione: Vita di san Benedetto - Vita Sancti Benedicti

  1. #21
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    4. Essi, tenuto consiglio, mescolarono il veleno al vino. E, dopo che, secondo l'usanza del monastero, ebbero offerto il vaso di vetro nel quale si trovava quella bevanda letale all'abate che si trovava a tavola, Benedetto, stesa la mano, tracciò il segno di croce e il vaso che era tenuto a distanza fu rotto da quel gesto e spezzato, come se verso quel vaso di morte fosse stata mandata una pietra al posto del segno di croce. Subito l'uomo di Dio comprese che si trattava di una bevanda di morte, dato che non aveva potuto sopportare il segno della vita, e immediamente si alzò e, con il volto placido, la mente tranquilla, convocò i fratelli e parlò loro dicendo: “Dio onnipotente abbia pietà di voi, fratelli. Perché avete fatto queste cose verso di me? Non vi avevo forse detto che i vostri costumi e i miei non possono accordarsi? Andate e cercatevi un abate secondo i vostri costumi, perché d'ora in poi non potete più avere me.”
    4. Qui, inito consilio, venenum vino miscuerunt. Et cum vas vitreum, in quo ille pestifer potus habebatur, recumbenti patri ex more monasterii ad benedicendum fuisset oblatum, Benedictus, extensa manu, signum crucis edidit, et vas quod longius tenebatur eodem signo rupit sicque confractum est, ac si in illo vase mortis pro cruce lapidem dedisset. Intellexit protinus vir Dei quia potum mortis habuerat, quod portare non potuit signum vitae, atque ilico surrexit et vultu placido, mente tranquilla, convocatus fratres adlocutus est, dicens: “Misereatur vestri, fratres, omnipotens Deus. Quare in me facere ista voluistis? Numquid non prius dixi quia vestris ac meis moribus non conveniret? Ite, et iuxta mores vestros vobis patrem quaerite, quia me posthac habere minime potestis”.




  2. #22
    Fidei Depositum
    visitatore
    5. Allora ritornò al luogo della diletta solitudine e solo abitò con se stesso sotto gli occhi di Colui che, posto in alto, lo osservava.
    PIETRO Non capisco bene cosa voglia dire abitare con se stesso.
    GREGORIO Se il santo uomo avesse voluto tenere a lungo sotto di se, obbligandoli, coloro che cospiravano unanimemente contro di lui, essi che erano molto dissimili nel modo di vita, forse oltrepassando le sue forze e la misura della sua tranquillità, avrebbe distolto l'occhio della sua mente dalla luce della contemplazione, mentre quotidianamente, stanco nel correggerli, avrebbe curato meno se stesso, e forse avrebbe abbandonato se stesso non riuscendo a ritrovare loro. Infatti ogni volta che veniamo condotti eccesivamente fuori di noi su impulso del pensiero, siamo noi stessi e contemporaneamente non siamo con noi stessi, perché non vedendo noi stessi vaghiamo di qua e di là.
    5. Tunc ad locum dilectae solitudinis rediit, et solus in superni spectatoris oculis habitavit secum.
    PETRUS Minus patenter intellego quidnam sit: habitavit secum.
    GREGORIUS Si sanctus vir contra se unanimiter conspirantes suique conversationi longe dissimiles, coactus diu sub se tenere voluisset, fortasse sui vigoris usum et modum tranquillitatis ecscederet, atque a contemplationis lumine mentis suae oculum declinasset, dumque cotidie illorum in correctione fatigatus minus curaret sua, et se forsitan relinqueret et illos non inveniret. Nam quotiens per cogitationis motum nimie extra nos ducimur, et nos sumus et nobiscum non sumus, quia nosmetipsos minime videntes per alia vagamur.



    San Gregorio Magno (+604)

  3. #23
    Fidei Depositum
    visitatore
    6. E diciamo forse che era in se stesso, colui che andò in una regione lontana, dilapidò la parte di eredità che aveva ricevuto, si mise al servizio di uno dei cittadini di là, pascolò i porci, vedendoli mangiare mentre lui era affamato? (Lc 15,11 ss.) Quando in seguito iniziò a pensare ai beni che aveva perduto, di lui venne scritto: “Ritornato in sé, disse: quanti salariati nella mia casa abbondano di pane”. Se quindi fosse già stato con sé stesso, da dove ritornò in sé?
    6. An illum secum fuisse dicimus, qui in longinquam regionem abiit, portionem quam acceperat consumpsit, uni in ea civium adhaesit, porcos pavit, quos et manducare aliquas videret et esuriret? Qui tamen, cum postmodum coepit rogitare bona quae perdidit, scriptum de illo est: “In se reversus, dixit: Quanti mercenarii in domo patris mei abundant panibus”. Si igitur secum fuit, unde ad se rediit?


    Il figliol prodigo a pascolare i porci

  4. #24
    Fidei Depositum
    visitatore
    7. Ho detto che questo uomo venerabile abitava con se stesso perché, attento sempre alla propria custodia, vedendosi sempre davanti agli occhi del Creatore, esaminandosi sempre, non permise all'occhio della sua mente di vagare fuori.
    8. PIETRO E che pensare quindi di ciò che è scritto dell'apostolo Pietro, mentre veniva condotto fuori dal carcere dall'angelo: “Il quale tornato in se, disse: Ora so veramente che il Signore ha mandato il Suo angelo e mi ha liberato dalla mano di Erode e da ogni aspettativa della folla dei Giudei”? (At 12,11)
    7. Hunc ergo venerabilem virum secum habitasse dixerim quia in sua semper custodia circumspectus, ante oculos conditoris se semper aspiciens, se semper examinans, ecstra se mentis suae oculum non devulgavit.
    8. PETRUS Quid ergo quod de Petro apostolo scriptum est, dum de carcere ab angelo eductus fuisset: “Qui se reversus, dixit: Nunc scio vere quia misit Dominus angelum suum, et eripuit me de manu Herodis et de omni expectatione plebis Iudaeorum”?




  5. #25
    Fidei Depositum
    visitatore
    9.GREGORIO Pietro, noi siamo condotti fuori da noi in due modi: o perché cadiamo sotto di noi per un errore del pensiero, o perché siamo sollevati sopra noi stessi attraverso la grazia della contemplazione. Colui perciò che pascolò i porci (=figliol prodigo), cadde sotto sé stesso per il vagare della mente e per la sua immoralità, questo (=san Pietro) invece che l'angelo liberò e attrasse la sua mente all'estasi, fu fuori di sé stesso e sopra sé stesso. Entrambi dunque ritornarono in sé, quello (=il figliol prodigo) quando dall'errore delle sue azioni si raccolse nel suo cuore, e questo (=san Pietro) quando dal culmine della contemplazione è tornato al punto di pensiero in cui si trovava in precedenza. Per cui il venerabile Benedetto abitò con se stesso in quella solitudine, in quanto custodì se stesso nei recinti del pensiero. Infatti ogni volta che l'ardore della contemplazione lo attrasse in alto, senza dubbio lasciò se stesso sotto di sé.
    9. GREGORIUS Duobus modis, Petre, extra nos ducimur, quia aut per cogitationis lapsum sub nosmetipsos recidimus, aut per contemplationis gratiam super nosmetipsos levamur. Ille itaque qui porccos pavit, vagatione mentis et inmunditia sub semetipso cecidit, iste vero quem angelus solvit eiusque mentem in extasi rapuit, extra se quidem se super semetipsum fuit. Uterque ergo ad se rediit, quando et ille ab errore operis se collegit ad cor, et iste a contemplationis culmine ad hoc rediit in quod intellectu communi et prius fuit. Venerabilis igitur Benedictus in illa solitudine habitavit secum, in quantum se intra cogitationis claustra custodivit. Nam quotienscumque hunc contemplationis ardor in altum rapuit, se procul dubio sub se reliquit.

  6. #26
    Fidei Depositum
    visitatore
    10. PIETRO Mi è chiaro ciò che dici. Ma ti prego di rispondermi se Benedetto doveva abbandonare i fratelli la cui cura si era una volta assunto.
    GREGORIO Io credo, Pietro, che i cattivi raccolti siano da sopportarsi serenamente, quando si trovino alcuni buoni da aiutare. Infatti quando in ogni modo manca il frutto dei buoni, diventa un lavoro superfluo occuparsi dei cattivi, soprattutto se ci fossero nei pressi altre cause che potrebbe procurare a Dio un frutto migliore. Perciò quell'uomo santo per difendere chi avrebbe dovuto restare lì, vedendo che tutti unanimemente lo perseguitavano?
    10. PETRUS Patet quod dicis. Sed quaeso, respondeas si deserere fratres debuit, quos semel suscepit.
    GREGORIUS Ut ego, Petre, existimo, ibi adunati aequanimiter portandi sunt mali, ubi inveniuntur aliqui qui adiuventur boni. Nam ubi omnimodo fructus de bonis deest, fit aliquando de malis labor supervacuus, maxime si e vicino causae subpetant, quae fructum Deo valeant ferre meliorem. Vir itaque sanctus propter quem custodientem staret, qui omnes unanimiter se persequentes cerneret?

  7. #27
    Fidei Depositum
    visitatore
    11. E spesso accade nell'animo dei perfetti (e questo non è da tralasciarsi) che, quando constatano che la loro fatica è senza frutto, migrano in un altro luogo ad un'altra fatica che possa portare frutto. Per cui anche quel distinto missionario (=san Paolo), che desiderava sciogliersi ed essere con Cristo, per il quale vivere era Cristo e morire un guadagno (Fil 1, 21.23), che sopportò le passioni e spinse gli altri a farlo, patendo la persecuzione a Damasco, come poté evadere, cercò un muro, una fune e una sporta e volle essere deposto fuori di nascosto (At 9,24-25; 2 Cor 11, 32-33). Forse diciamo che Paolo temette la morte, che egli stesso attesta di desiderare per amore di Gesù? Ma vedendo che nello stesso luogo vi era minore frutto per sé e gran fatica, si conservò per un altro lavoro fruttuoso altrove. Infatti il forte combattente di Dio non volle essere tenuto all'interno dell'accampamento, ma cercò un campo di battaglia.

    12. Per quanto riguarda lo stesso venerabile Benedetto, se mi ascolterai volentieri riconoscerai presto che egli stesso da vivo abbandonò gli indocili e risuscitò molti, in altri luoghi, dalla morte dell'anima.
    PIETRO Che sia come tu insegni, lo dichiara sia la manifesta ragione che la congrua testimonianza che hai offerto. Ma ti prego di tornare all'ordine della narrazione della vita di un padre così grande.
    11. Et saepe agitur in animo perfectorum, quod silentio praetereundum non est, quia cum laborem suum sine fructu esse considerant, in loco alio ad laborem cum fructu migrant. Unde ille quoque egregius praedicator, qui dissolvi cupit et cum Christo esse, cui vivere Christus est et mori lucrum, qui haec et alios accendit, Damasci persecutionem passus, ut potuisset evadere, murum funem sportamque quaesivit, seque latenter deponi voluit. Numquidnam Paulum mortem dicimus timuisse, quam se ipse pro Iesu amore testatur appetere? Sed cum in eodem loco minorem sibi fructum adesse conspiceret et gravem laborem, ad laborem se alibi cum fructu servavit. Fortis etenim praeliator Dei teneri intra castra noluit, certaminis campum quaesivit.

    12. Unde isdem quoque venerabilis Benedictus, si libenter audis, citius agnoscis quia vivus ipse indociles deseruit, quantos in locis aliis ab animae morte suscitavit.
    PETRUS Ita esse ut doces, et manifesta ratio et prolatum congruum testimonium declarat. Sed quaeso, ut de vita tanti patris ad narrationis ordinem redeas.



    San Paolo lascia Damasco

  8. #28
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    Benedetto e Totila




    Di tanti gesti, tanti miracoli, tanti insegnamenti contenuti nella Sancta Regula, vorrei oggi ricordare un episodio della vita di san Benedetto, che mi ha sempre commossa profondamente.
    San Gregorio Magno, nei Dialoghi, racconta:


    «Al tempo dei Goti, il loro re Totila, avendo sentito dire che il santo era dotato di spirito di profezia, si diresse al suo monastero. Si fermò a poca distanza e mandò ad avvisare che sarebbe tra poco arrivato. Gli fu risposto dai monaci che senz’altro poteva venire.
    Insincero però com’era, volle far prova se l’uomo del Signore fosse veramente un profeta. Egli aveva con sé come scudiero un certo Riggo: gli fece infilare le sue calzature, lo fece rivestire di indumenti regali e gli comandò di andare dall’uomo di Dio, presentandosi come fosse il re in persona. Come seguito gli assegnò tre conti tra i più fedeli e devoti: Vul, Ruderico e Blidino, i quali, in presenza del servo di Dio, dovevano camminare ai suoi fianchi, simulando di seguire veramente il re Totila. A questi aggiunse anche altri segni onorifici ed altri scudieri, in modo che, sia per gli ossequi di costoro, sia per i vestiti di porpora, fosse giudicato veramente il re.
    Appena Riggo entrò nel monastero, ornato di quei magnifici indumenti, e circondato dagli onori del seguito, l’uomo di Dio era seduto in un piano superiore. Vedendolo venire avanti, appena fu giunto a portata di voce, gridò forte verso di lui: “Deponi, figliolo, deponi quel che porti addosso: non è roba tua!”. Impaurito per aver presunto di ingannare un tal uomo, Riggo si precipitò immediatamente per terra e, come lui, tutti quelli che l’avevan seguito in questa gloriosa impresa.
    Poco dopo si rialzarono in piedi, ma di avvicinarsi al santo nessuno più ebbe il coraggio. Ritornarono al loro re e ancora sbigottiti gli raccontarono come a prima vista, con impressionante rapidità, erano stati immediatamente scoperti.
    Totila allora si avviò in persona verso l’uomo di Dio. Quando da lontano lo vide seduto, non ebbe l’ardire di avvicinarsi: si prosternò a terra. Il servo di Dio per due volte gli gridò: “Alzati!”, ma quello non osava rialzarsi davanti a lui. Benedetto allora, questo servo del Signore Gesù Cristo, spontaneamente si degnò avvicinarsi al re e lui stesso lo sollevò da terra. Dopo però lo rimproverò della sua cattiva condotta e in poche parole gli predisse quanto gli sarebbe accaduto. “Tu hai fatto molto male – gli disse – e molto- ne vai facendo ancora; sarebbe ora che una buona volta mettessi fine alle tue malvagità. Tu adesso entrerai in Roma, passerai il mare, regnerai nove anni, al decimo morirai”. Lo atterrirono profondamente queste parole, chiese al santo che pregasse per lui, poi partì. Da quel giorno diminuì di molto la sua crudeltà.
    Non molto tempo dopo andò a Roma, poi ritornò verso la Sicilia; nel decimo anno del suo regno, per volontà del Dio onnipotente, perdette il regno e la vita».


    La superbia del re goto non sottomessa dalla spada, ma dall’autorità morale di un monaco, il ginocchio delle popolazioni barbariche che si piega davanti alla regalità di Cristo, la mitezza che conquista la forza. Ecco un frammento di ciò che rappresenta san Benedetto, nel passato, presente e – spero – soprattutto nel futuro d’Europa.
    http://perfectioconversationis.wordpress.com/page/2/

  9. #29
    Fidei Depositum
    visitatore
    13. GREGORIO Dato che il sant'uomo in quella solitudine cresceva in virtù e segni, molti uomini furono da lui riuniti in quel luogo per il servizio a Dio onnipotente, tanto che ivi, con l'aiuto dell'onnipotente Signore Gesù Cristo, costruì dodici monasteri, a ciascuno dei quali assegnò dodici monaci, dopo averne stabilito i superiori. Ne trattenne con sé pochi, che giudicò sarebbero stati educati meglio in sua presenza.

    14. Allora anche i nobile della città di Roma che avevano costumi pii cominciarono ad accorrere a lui e a dargli i propri figli perché fossero incoraggiati al servizio del Signore onnipotente. Allora anche Euticio gli affidò Mauro e il patrizio Tertullo gli affidò Placido, che erano figli che davano adito a buone speranze. Dei due, il giovane Mauro, dimostrandosi di buoni costumi, fu l'aiutante del maestro (=di san Benedetto), mentre Placido era ancora ragazzino.
    13. GREGORIUS Cum sanctus vir in eadem solitudine virtutibus signisque succresceret, multi ab eo in loco eodem ad omnipotentis Dei sunt servitium congregati, ita ut illic duodecim monasteria cum omnipotentis Iesu Christi domini opitulatione construeret, in quibus statutis patribus duodenos monachos deputavit, paucos vero secum retinuit, quos adhuc in sua praesentia aptius erudiri iudicavit.

    14. Coepere etiam tunc ad eum Romanae urbis nobiles et religiosi concurrere, suosque ei filios omnipotenti Domino nutriendos dare. Tunc quoque bonae spei suas soboles Euthicius Maurum, Tertullus vero patricius Placidum tradidit. E quibus Maurus iuvenior, cum bonis polleret moribus, magistri adiutor existere, Placidus vero adhuc indolis annos gerebat.



    San Benedetto con san Mauro e san Placido

  10. #30
    Fidei Depositum
    visitatore
    Capitolo quarto
    Del monaco di mente instabile ricondotto alla salute

    1. In uno poi di quei monasteri che aveva costruito tutt'intorno, c'era un monaco che non riusciva a dedicarsi all'orazione e non appena i fratelli si dedicavano alla preghiera, lui usciva fuori e con la mente instabile compiva cose terrene ed effimere. Dopo essere stato ammonito molto spesso dal suo abate, venne condotto all'uomo di Dio (=san Benedetto), il quale biasimò fortemente anch'egli la sua insensatezza. Ritornato al monastero osservò per appena due giorni l'ammonimento dell'uomo di Dio: infatti il terzo giorno tornò alle proprie abitudini e iniziò a gironzolare durante il tempo della preghiera.
    Capitulum quartum
    De monacho vagae mentis ad salutem reducto

    1. In uno autem ex eis monasteriis quae circumquaque construxerat, quidam monachus erat qui ad orationem stare non poterat, sed mox ut se fratres ad studium orationis inclinassent, ipse egrediebatur foras et mente vaga terrena aliqua et transitoria agebat. Cumque ab abbate suo saepius fuisset admonitus, ad virum Dei deductus est, qui ipse quoque eius stultitiam vehementer increpavit, et ad monasterium reversus vix duobus diebus viri Dei admonitionem tenuit: nam die tertio ad usum proprium reversus, vagari tempore orationis coepit.

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