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Discussione: La drammatica situazione dei CRISTIANI IN SIRIA

  1. #31
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    Catechismo a Damasco, per sentirsi vivi


    I religiosi della Custodia di Terra Santa in Siria hanno scelto – non a caso - la data di nascita di san Francesco per ricominciare l’attività educativa

    “Il 4 ottobre iniziamo finalmente il catechismo con i bambini. Sono quasi 200 gli iscritti”. Quelle che potrebbero essere le parole di un parroco milanese sono invece di un frate francescano di Damasco, una delle città logorate dalla guerra civile. I religiosi della Custodia di Terra Santa in Siria hanno scelto – non a caso - la data di nascita di san Francesco per ricominciare l’attività educativa con i bambini.

    Una festa che dentro a tante difficoltà riesce ancora a mettere la gioia nel cuore. In Siria, come in tutta la Terra Santa, la devozione per il poverello d’Assisi risale a quasi 800 anni fa. Quando nel 1219, dopo la quarta – e disastrosa – crociata, san Francesco arrivò in Terra Santa, e ottenne di parlare con il sultano Malek al-Kamel. E proprio lo stile dell’incontro, del dialogo e dell’apertura all’altro è parte fondamentale del carisma di chi ha raccolto l’eredità di Francesco e la vive quotidianamente in Siria.

    La Custodia è presente ancora oggi, al servizio di tutti – cristiani e musulmani - tra le grandi difficoltà. “Non possiamo più andare a trovare i confratelli di Aleppo raccontano - ed è passato almeno un anno dall’ultima volta che ci siamo sentiti per telefono.” Da Damasco le notizie del padre guardiano mostrano un quadro triste della realtà quotidiana. Anche se, confida, “la situazione è migliore rispetto ad altre città”. I suoi confratelli invece, se si esclude quelli di Lattakieh dove ancora si vive una situazione di “normalità”, vivono in condizioni ben peggiori”.

    Il Nord del paese è impossibile da raggiungere, è tutto in mano a i ribelli”. Sono le zone più colpite dalla violenza, e dove i francescani ospitano il maggior numero di rifugiati. “Ma il costo della vita è inevitabilmente aumentato, e dar da mangiare a tutti diventa ogni giorno più difficile”. A crescere però, è anche la fede della gente. “Le messe nei conventi sono regolari, e sempre più partecipate. Noi vogliamo che tutti rimangano Siria, e cerchiamo di stargli vicino per come possiamo”.

    I frati continuano – instancabili - a pagare gli affitti delle case e a curare i malati. A volte però diventa un’impresa. “Ci hanno raccontato di una parrocchiana morta l’altro giorno per la febbre alta seguita alla frattura del femore. Non aveva medicine in casa e per diversi giorni nessuno è riuscito a trovarle. Noi ci stiamo attrezzando, e abbiamo cominciato a produrre medicine artigianali per far fronte alle emergenze”.

    Ma su ciò che accadrà in Siria, e su cosa possiamo aspettarci nel prossimo periodo, taglia corto: “Senta, come faccio a sapere cosa accadrà tra qualche mese, dato che non ho certezze neanche sulle prossime settimane? La nostra certezza rimane la preghiera. Quella sì, che può fare miracoli.” E il carisma francescano che vive ancora oggi, in tutti quei frati che cercano di rispondere, con la vita, all’invito del loro fondatore: “Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile”.


    L'APPELLO
    ATS pro Terra Sancta


    http://vaticaninsider.lastampa.it/ne...damasco-28328/


  2. #32
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    Siria. «Hanno saccheggiato le chiese di Raqqa e distrutto la croce perché suonavamo le campane»
    I residenti della città siriana di Raqqa raccontano le violenze dei terroristi islamici: «Ci obbligano a convertirci, vogliono trasformare una chiesa in moschea»

    Pogrom in Orissa: ergastolo per i sette cristiani innocenti

  3. #33
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    Continuiamo a pregare


    Siria, attacco a quartiere cristiano 8 morti


    Ancora una domenica di sangue a Damasco

    È di almeno 8 morti e 24 feriti il bilancio delle vittime del fuoco di mortaio che ha colpito un quartiere cristiano a Damasco.

    «A Qasaa», riferisce l'agenzia di stampa ufficiale Sana, «sono caduti tre proiettili di mortaio sparati da terroristi». Un altro colpo di mortaio ha centrato la Chiesa della Croce nella stessa area, uno dei siti di fede greco-ortodossa più grandi del Paese mediorientale.

    I colpi provengono dalla periferia di Damasco, nella quale si sono consolidate le posizioni dei ribelli. Lo scorso mese la loro artiglieria aveva colpito il consolato iracheno, che si trova nel centro della capitale siriana, e aveva ucciso una donna.

    http://vaticaninsider.lastampa.it/ne...rticolo/28387/


  4. #34
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    Siria. Gregorios III sui vescovi rapiti: "Si parla di rilascio ma non ci sono conferme"

    Potrebbero essere rilasciati oggi, giorno della festività islamica di Eid al-Adha, i due vescovi ortodossi di Aleppo rapiti in Siria lo scorso 22 aprile. La notizia - riporta l'agenzia Sir - è stata diffusa da quotidiano libanese “The Daily Star” che cita la dirigenza della Lega siriaca in Libano, associazione impegnata al fianco dei cristiani siriani che si sta interessando del caso, e riporta anche la dichiarazione del generale Abbas Ibrahim, responsabile dei servizi di sicurezza libanesi. “Sapevamo di una simile possibilità - dice al Sir il patriarca greco-melkita di Antiochia, Alessandria e Gerusalemme, Gregorios III Laham - anche se notizie di questa mattina sembrerebbero allontanare la data del rilascio. Non ci sono conferme, quindi, di un rilascio oggi. Del vescovo greco ortodosso di Aleppo, Boulos al-Yazigi e del siriaco ortodosso Youhanna Ibrahim, non abbiamo notizie. Ritengo positivo, tuttavia, il fatto che si parli di un accordo per il rilascio, poiché questo vuol dire che sono vivi”. “La Siria - aggiunge il patriarca parlando della situazione interna al Paese - vive in pieno caos”. Vittime ed esplosioni si susseguono ogni giorno. È di ieri la notizia che a Idlib, nella Siria nord-occidentale, nell’esplosione di un’autobomba sono rimaste uccise almeno 20 persone. Ma anche a Damasco, dichiara il Gregorios III, “c’è stata un’esplosione in pieno centro. Ad Aleppo si registra la maggiore violenza, mentre nel villaggio cristiano di Maloula, ormai svuotato, si continua a combattere. Gli abitanti si sono rifugiati a Damasco dove abbiamo anche trasferito tutti gli alunni, oltre 200, di una scuola statale. Abbiamo messo loro a disposizione i locali di una parrocchia e così possono continuare le lezioni”. Le speranze del patriarca melkita in una fine delle ostilità e nell’inizio di un negoziato sono appuntate nella conferenza di Ginevra 2: “spero che la comunità internazionale la possa al più presto organizzare. Sarebbe la risposta migliore alle pressanti richieste di Papa Francesco che chiede di pregare per la Siria”. A tale riguardo Gregorios III esorta il Consiglio nazionale siriano, il gruppo più importante di opposizione al regime all‘interno della Coalizione nazionale siriana, a partecipare alla conferenza di pace Ginevra 2 e di non dare seguito alla minaccia di boicottaggio. “Chiediamo a questi nostri fratelli siriani di partecipare e di avere, come chiede il Corano, una parola comune. Questo è molto importante per il futuro della Siria”. (R.P.)


    fonte: Radio Vaticana
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  5. #35
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    Siria, due bombe in un confessionale
    Lo ha rivelato il patriarca Gregorios III in visita a Londra


    Maria Teresa Pontara Pederiva
    Roma


    E’ di martedì mattina il rinvenimento degli ordigni all’interno della Cattedrale di Costantino ed Elena nella cittadina di Yabroud ora in mano alle forse ribelli. Le bombe, con comando a distanza, erano state collocate in un confessionale di una delle chiese più antiche del mondo, in una città siriana che era considerata come l’ultimo baluardo della storica tolleranza religiosa che caratterizzava la Siria dei decenni scorsi. Una cittadina dove cristiani e musulmani sunniti hanno finora resistito agli sforzi da parte dei gruppi ribelli di al- Qaeda di porli uno contro l’altro.

    Il Patriarca melchita greco-cattolico Gregorios III ,79 anni, il più anziano leader cristiano in Siria, secondo quanto riferisce il Telegraph, ne ha dato notizia ieri a Londra dove si trova per partecipare, presso la Camera dei Lord, ad un incontro organizzato dall’Aiuto alla Chiesa che Soffre - un’organizzazione umanitaria cattolica che sostiene i cristiani perseguitati nel mondo - in occasione della pubblicazione di un nuovo Rapporto.

    Gregorios ha anche aggiunto che in caso di vittoria dei ribelli nella guerra civile che scuote da 2 anni il Paese, la vita per i cristiani potrebbe diventare ancora più difficile a causa degli elementi islamisti intransigenti nelle file anti-governative e "gli estremisti sono contro anche la normale opposizione ribelle ".

    "Questo potrebbe rivelarsi un problema per i musulmani e cristiani. Non ho paura dell’ Islam , ma temo il caos , che consentirà a questi gruppi di svolgere un ruolo che tenderà a distruggere la Siria”. Secondo quanto dichiarato dal patriarca al Catholic Herald, quasi mezzo milione di cristiani siriani sono stati costretti a fuggire dalle loro case dall'inizio della guerra civile: praticamente 1/3 dei cristiani possono ora considerarsi dei rifugiati, spesso considerati di aver collaborato con il regime del presidente Assad.

    “Ma non è vero dice il patriarca, sono solo cittadini siriani, e preghiamo per tutti. E, anche se fossimo dalla parte del regime , sarebbe un nostro diritto come persone libere".

    Ma la guerra civile non ha risparmiato nessuno e finora, dice Gregorios, sono centinaia di migliaia le persone sfollate durante i combattimenti negli ultimi due anni, con circa 1.000 morti, più fra i musulmani che fra i cristiani, che costituiscono una minoranza.

    Nonostante i timori di una presa di potere islamista , una volta caduto il regime di Assad, il patriarca ritiene che la comunità cristiana continuerà a rimanere neutrale e che la riconciliazione sia l' unica via percorribile: "Sono disposto a dare la mia vita”, ha dichiarato. Poi una battuta al Catholic Herlad: “se entrambe le parti sono disposte ad andare fino in fondo , dovremmo aspettarci un “happy end”, una conclusione migliore” affermando altresì di ritenere che le preghiere di papa Francesco per la pace hanno certamente contribuito a fermare le potenze occidentali dal bombardare Damasco.

    Il nuovo Rapporto di Aiuto alla Chiesa che Soffre, rivela che la persecuzione dei cristiani sta peggiorando in tutto il mondo, soprattutto in paesi a maggioranza islamica e alcuni stati marxisti autoritari.

    John Pontifex , uno degli autori del rapporto, ha dichiarato: " La principale conclusione della relazione è che in due terzi dei paesi dove la persecuzione dei cristiani è più grave , la situazione è andata peggiorando, tanto che è in gioco la stessa sopravvivenza della Chiesa in alcune parti del mondo, in particolare il Medio Oriente".


    fonte: Vatican Insider
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  6. #36

  7. #37
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    Orrore in Siria: cristiani
    nelle fosse comuni







    Sono stati rinvenuti in due distinte fosse comuni i corpi di trenta civili cristiani, inclusi donne e bambini, uccisi dalle milizie islamiste in Siria nella città di Sadad. Nel complesso sono 45 i civili cristiani uccisi nella cittadina a metà strada fra Homs e Damasco. La notizia è stata data all’agenzia Fides dal Patriarcato Siro-ortodosso di Damasco.

    La città di Sadad, insediamento cristiano, è stata invasa e occupata dalle milizie islamiste il 21 ottobre ed è stata riconquistata nei giorni scorsi dall’esercito regolare siriano. I rappresentanti del Patriarcato e le famiglie delle vittime, rientrati in città, vi hanno trovato, nell’orrore generale, due fosse comuni, dove hanno rinvenuto i cadaveri dei loro parenti e amici. In una atmosfera di lutto, sdegno e commozione, i funerali dei trenta cristiani sono stati celebrati dall’arcivescovo Selwanos Boutros Alnemeh, Metropolita siro-ortodosso di Homs e Hama, che ha fornito a Fides l’elenco delle vittime.

    Secondo il racconto di testimoni oculari, molti dei civili sono stati uccisi dai miliziani delle bande di al-Nusra e Daash mentre cercavano di fuggire o di mettersi in salvo, il giorno dell’invasione improvvisa. La città risulta oggi distrutta e saccheggiata. Alcuni dei militanti che hanno invaso la città si erano rintanati nella chiesa siro-ortodossa di San Teodoro, che è stata profanata. Sadad è un antico villaggio risalente al 2000 a. C., situato nella regione del Qalamoon, 160 chilometri a nord di Damasco. Conta 14 chiese e un monastero, icone storiche e siti archeologici. La cittadina, di 15.000 abitanti in maggioranza cristiani siro-ortodossi, finora era rimasta fuori dal conflitto.

    “Quello avvenuto a Sadad è il più grave e ampio massacro di cristiani avvenuto in Siria da due anni e mezzo”: è perentorio l’arcivescovo Selwanos Boutros Alnemeh, metropolita siro-ortodosso di Homs e Hama, nell’illustrare a Fides il tragico bilancio di vittime a Sadad. “I civili innocenti, martirizzati senza alcun motivo, sono 45, e fra loro diverse donne e bambini, molti buttati in fosse comuni. Altri civili sono stati minacciati e terrorizzati. I feriti sono 30 e le persone scomparse sono tuttora 10. Per una settimana, 1.500 famiglie sono state tenute come ostaggi e scudi umani. Fra loro bambini, vecchi, giovani, uomini e donne. Alcuni di loro sono fuggiti a piedi percorrendo 8 chilometri da Sadad ad al-Hafer per trovare rifugio. Circa 2.500 famiglie sono fuggite da Sadad, portando con sé solo i vestiti che avevano indosso, a causa dell’irruzione dei gruppi armati e oggi sono profughi sparsi tra Damasco, Homs, Fayrouza, Zaydal, Maskane, e Al-Fhayle”.

    L’arcivescovo manifesta tutta la sua amarezza: “In città mancano del tutto elettricità, acqua e telefono. Tutte le case di Sadad sono state derubate e le proprietà saccheggiate. Le chiese sono danneggiate e dissacrate, private di libri antichi e arredi preziosi, imbrattate di scritte contro il cristianesimo. Le scuole, gli edifici governativi, gli edifici comunali sono distrutti, insieme con l'ufficio postale, l'ospedale e la clinica. Ai bambini di Sadad è stato rubato il futuro. Molte case non potranno nemmeno essere ricostruite”. “Quanto accaduto a Sadad – afferma – è il più grande massacro dei cristiani in Siria e il secondo in tutto il Medio Oriente, dopo quello nella Chiesa di Nostra Signora della Salvezza in Iraq nel 2010”.

    L’arcivescovo conclude: “Abbiamo gridato soccorso al mondo ma nessuno ci ha ascoltati. Dov'è la coscienza cristiana? Dov'è la coscienza umana? Dove sono i miei fratelli? Penso a tutte le persone sofferenti, oggi nel lutto e nel disagio: ho un nodo alla gola e mi piange il cuore per quanto è successo nella mia arcidiocesi. Quale sarà il nostro futuro? Chiediamo a tutti di pregare per noi”.




    http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/...i-a-sadad.aspx


  8. #38
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    Siria: cresce il numero dei cristiani uccisi nel drammatico
    bilancio globale di oltre 120 mila morti








    E' salito ad oltre 120.000 morti il bilancio delle violenze in Siria a partire dal primo manifestante ucciso a Daraa, nel marzo del 2011. E tra questi negli ultimi tempi si sono moltiplicati i cristiani. Oltre a tre preti e una suora uccisi e due vescovi ortodossi e padre Paolo dall’Oglio rapiti da mesi, ci sono decine di fedeli massacrati, non solo a Malula ma anche a Sadad, cittadina tra Homs e Damasco. Il nunzio apostolico in Siria, mons. Mario Zenari, spiega che la comunità cristiana è bersaglio da quando il conflitto non è più solo tra esercito e ribelli ma vede protagoniste forze qaediste. Il servizio di Marina Calculli:

    "I pericoli per i cristiani sono cominciati da quando il conflitto non è più stato tra siriani" ha detto il nunzio apostolico a Damasco monsignor Mario Zenari in un’intervista rilasciata ieri all’ANSA. Da quando cioè “gli attori coinvolti sono stati, oltre ai siriani, fondamentalisti venuti da fuori”. Per il fondamentalisti, infatti, questa è prima di tutto una guerra religiosa con il fine di perseguire il Califfato in Siria. Ci sono potenze esterne che hanno contribuito a questo mutamento di scenario – assicura Zenari, che cita in primis l’Arabia Saudita. Intanto appaiono sempre più sfumate le speranze che la conferenza di pace sulla Siria, la cosiddetta Ginevra 2, prevista per la fine di novembre, possa tenersi e portare ad una reale risoluzione del conflitto. Lakhdar Brahimi al termine di un tour regionale per catalizzare gli sforzi per la conferenza, si è detto per nulla certo che l’opposizione possa giungevi con un fronte unitario. E lapidario ha aggiunto “Senza l'opposizione l'iniziativa non potrà svolgersi”.

    http://it.radiovaticana.va/news/2013...cio/it1-742881




  9. #39
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    Siria: colpo di mortaio sulla nunziatura a Damasco. Mons. Zenari: solo danni, nessun ferito

    Siria. Un colpo di mortaio ha colpito stamane la nunziatura a Damasco, nel quartiere centrale di Malki, non lontano dalla piazza degli Omayyadi. La testimonianza del nunzio apostolico in Siria, l’arcivescovo Mario Zenari, al microfono di Giada Aquilino:

    R. – E’ successa una cosa imprevista, anche se qui tutto può capitare. Stavo proprio alzandomi – erano le 6.35, più o meno – quando ho sentito un grosso botto e mi sono gettato subito a terra, cercando di evitare le finestre perché abbiamo già sperimentato che a volte non cade solo un mortaio, ma ne cadono due, tre. Dopo un po’, mi ha chiamato il mio consigliere, poi anche le suore della nunziatura e mi hanno detto che era caduto un colpo di mortaio, un rocket, sulla sede della nunziatura. Siamo usciti ed abbiamo constatato i danni che, per fortuna, sono limitati: non ci sono feriti. Devo dire che se fosse stato più tardi nella giornata, per esempio anche mezz’ora dopo, quando di solito in questa stagione ancora mite e soleggiata io celebro le Lodi su un piccolo terrazzino proprio lì, vicinissimo a dove è caduto il colpo di mortaio, si può immaginare cosa avrei potuto incontrare. E, come me, gli operai, gli impiegati che vengono verso le 8-8.30: avremmo potuto avere qualche ferito per le schegge o le tegole che sono cadute sopra l’ingresso della nunziatura; diverse tegole, infatti, sono state danneggiate o sono cadute. Quindi, grazie a Dio, non c’è stato alcun ferito, ci sono stati solo danni materiali alla sede della nunziatura, anche abbastanza limitati.

    D. – Si è capito da dove potesse venire e da chi era stato sparato questo colpo di mortaio?

    R. – E’ difficile dirlo. Qui subito è arrivata la polizia, la gente che vive nel quartiere si è affacciata per guardare. Lasciamo agli esperti dire la potenza di questo mortaio. Mi sembra di aver capito che sia stato abbastanza potente, ma poi chi l’ha tirato, da dove venga naturalmente noi non abbiamo la possibilità di saperlo. Devo dire che, purtroppo, qui queste cose capitano giornalmente: sabato scorso, sul convento dei Padri Francescani ad Aleppo sono caduti due-tre mortai che hanno danneggiato il tetto e per fortuna non hanno fatto vittime, né feriti. Nelle ultime settimane, nella zona della Damasco vecchia, dove abbiamo i quartieri cristiani, sono caduti e con una certa frequenza questi rockets, questi colpi di mortaio. E proprio ieri mi è stato detto che dall’inizio del conflitto ad oggi, sono caduti nel quartiere popolare di Jaramana un numero incredibile come 2.800 mortai. Quindi, siamo tutti nella stessa barca, sia a Damasco sia in altre parti del Paese. E, ancora, devo precisare che attorno alla nunziatura non è la prima volta che cadono questi rockets, questi colpi di mortaio.

    D. – Perché colpire i cristiani, ora?

    R. – Ma, bisogna vedere. Qualcuno dice: cadono per sbaglio, cadono a caso. Anche qui è difficile: bisogna andare molto adagio. Io posso solo dire che il fatto è che ad esempio un mese fa è caduto un colpo di mortaio proprio nel cortile antistante la cattedrale melkita, due colpi di mortaio in due diverse occasioni sono caduti vicino alla cattedrale maronita, sempre a Damasco; in due occasioni sono caduti dei colpi nella Damasco vecchia, sul convento dei Francescani … Posso solo confermare questi fatti. Poi, che intenzione ci sia dietro, di chi sia, se siano caduti per sbaglio … non saprei dire. E’ difficile, in questo contesto.


    fonte: Radio Vaticana
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  10. #40
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    Siria. Ribelli attaccano cattedrale del IV secolo e distruggono le reliquie di san Simeone lo Stilita


    I terroristi dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante che occupano una parte della città di Aleppo hanno preso di mira per la prima volta la storica cattedrale di San Simeone lo Stilita, distruggendo le reliquie del santo e rubando tutto ciò che di prezioso si trova al suo interno con ogni mezzo. CATTEDRALE ANTICA. La notizia, diffusa da Le veilleur de Ninive, è drammatica dal momento che la cattedrale è tra le più antiche esistenti al mondo. Costruita nel IV secolo, si trova nella zona nord di Aleppo ed è stata intitolata al santo siriano che, vissuto a cavallo tra IV e V secolo, rimase per 37 anni seduto in cima ad una colonna come eremita. Diventato famoso per i suoi miracoli, fu venerato già in vita come un santo dal popolo e da tutta la Chiesa ed era temuto dagli imperatori. La cattedrale ospita anche il basamento della colonna di 15 metri dove il santo rimase per la maggior parte della sua vita.





    IL DRAMMA DI ALEPPO.
    Aleppo vive in una situazione drammatica, come ha testimoniato a tempi.it un suo cittadino cristiano, Claude Z.: «La situazione è critica: non abbiamo la corrente elettrica da dieci giorni, manca il cibo, ribelli ed esercito continuano a darsi battaglia e i terroristi islamici hanno imposto la sharia nella parte della città che controllano».

    «MASSACRO DI CRISTIANI». Intanto sono stati diffusi da Aiuto alla Chiesa che soffre i dettagli dell’uccisione di molti cristiani nel villaggio siriano di Sadad, conquistato dai terroristi islamici e liberato da due settimane dall’esercito. Secondo quanto affermato dall’arcivescovo Selwanos Boutros Alnemeh, metropolita siro-ortodosso di Homs e Hama, «c’è stato il più grande massacro di cristiani dall’inizio della guerra e 45 cristiani innocenti sono stati martirizzati mentre 1.500 famiglie sono state trattenute come ostaggi e scudi umani».

    GETTATI VIVI IN UN POZZO. Come riporta Acs, 30 corpi sono stati ritrovati in due diverse fosse comuni. Molti presentano segni di tortura e strangolamento, tra cui vecchi, handicappati e bambini. Inoltre, sei membri di una stessa famiglia, tra cui una donna di 90 anni, sono stati gettati vivi dai ribelli dentro un pozzo e lì sono morti.
    Il patriarca greco-cattolico di Damasco Gregorio III Laham ha commentato: «Come si possono commettere atti così inumani e bestiali a dei vecchi e alla loro famiglia? Io non capisco perché il mondo non alza la voce contro questi atti di brutalità. Estremismo e fondamentalismo aumentano in Siria, quanto avvenuto a Sadad è l’emblema di quello che tutti i cristiani in Siria stanno affrontando».





    http://www.tempi.it/siria-ribelli-at...a#.Unvwavkgb-A

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