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Discussione: Considerazioni su una musica liturgica per i nostri tempi

  1. #271
    CierRino di platino L'avatar di Pellegrina
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    92 minuti di applausi!! Santo subito!
    Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla (Salmo 23)

  2. #272
    Moderatore Globale L'avatar di Ambrosiano
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    Sono incappato proprio per caso in questo video (dura 53 minuti) riguardante l'intervento di mons. Sequeri al Simposio teologico di Budapest 2021.
    Il quale monsignore non dice mai cose banali, nè quando parla, nè quando compone.

    Il titolo è significativo: La celebrazione dell’Eucaristia e la musica sacra

    La prima parte del video è molto didascalica e dal minuto 29:30 ci sono conclusioni dette "a braccio", molto interessanti.
    Consiglio l'ascolto, almeno della seconda parte.

  3. #273
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
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    https://www.youtube.com/watch?v=78sTis4Asb8
    Nel video da me linkato ieri, don Manuel Belli citava il canto "eucaristico" (tra virgolette proprio per i motivi illustrati nel video) Silenzioso Dio.
    Un altro canto che viene spesso eseguito durante adorazioni e altri momenti di preghiera "giovanili" è Verbum panis, il quale presenta anch'esso una notevole criticità dal punto di vista teologico.
    Propongo pertanto un'analisi di detto canto da parte di Mons. Daniele Gianotti, Vescovo di Crema e musicista (a partire dal minuto 1:51):

    Oboedientia et Pax

  4. #274
    Collaboratore di "Dottrina della Fede" L'avatar di SantoSubito
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    Come al solito mi permetto di "rompere le uova nel paniere", ma solo perché spero di portare la discussione a livello di "discussione", appunto. Quindi palesemente provoco.

    Io, da organista (e da quasi liturgista) non sono d'accordo con il prete, di più. Sono d'accordissimo. Ma mi verrebbe da far notare a tutti noi che, ad esempio, "Giovane donna" è un canto del repertorio de "La casa del Padre", come per esempio il Gloria detto "di Lourdes" è nel Repertorio Nazionale, entrambi (il primo dalla Commissione Liturgica Piemontese; il secondo, invece direttamente) imprimatur CEI.

    Brutti quanto volete, "antiliturgici" quanto volete, ma approvati dai nostri Vescovi. Ora, in quale punto della macchina organizzativa si è fermato l'ingranaggio? Perché, ripeto, se mi si dice che il Gloria di Lécot non è nella forma liturgica (sacrosanta verità, sottolineo) io informo lorsignori che i nostri Vescovi, di fatto, ne hanno sdoganato l'uso approvandolo nel repertorio di uso liturgico italiano.

    La mia domanda, direttamente, provocatoriamente, è: obbediamo al gusto o ai Vescovi? E soprattutto, ripeto, cosa si è fermato nelle nostre parrocchie? Che ruolo ha un compositore oggi, che criteri deve seguire e (invece) segue? E soprattutto, i nostri Vescovi come fanno a deliberare un Repertorio?

    Non è questione di Frisina o Liberto, Miserachs o Giombini, è una questione forse un po' più alta.
    Crediamo in un solo Dio, non in un Dio solo!

  5. #275
    Gran CierRino di Platino e Diamanti L'avatar di sere85
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    Citazione Originariamente Scritto da Vox Populi Visualizza Messaggio
    Nel video da me linkato ieri, don Manuel Belli citava il canto "eucaristico" (tra virgolette proprio per i motivi illustrati nel video) Silenzioso Dio.
    Un altro canto che viene spesso eseguito durante adorazioni e altri momenti di preghiera "giovanili" è Verbum panis, il quale presenta anch'esso una notevole criticità dal punto di vista teologico.
    Propongo pertanto un'analisi di detto canto da parte di Mons. Daniele Gianotti, Vescovo di Crema e musicista (a partire dal minuto 1:51):

    Siccome è un canto che proprio non mi piace e che, aimè, si cantà anche troppo l'ho girato sul mio gruppo del coro, magari cambiano idea la prossima volta

    Silenzioso Dio lo cantavamo una volta con il vecchio coro, ma sono secoli che non si canta più
    Chi vuol esser lieto sia, di doman non c'è certezza

  6. #276
    Iscritto L'avatar di Sacro Collegio
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    Le osservazioni del giovane sacerdote youtuber sono condivisibili e presentate in maniera accattivante.
    In molti onesti anni di servizio alla liturgia mi rendo sempre più conto che, oltre al crollo verticale nella partecipazione fisica, c'è un crollo anche nella qualità della partecipazione.
    Il canto ha un valore comunitario molto marcato, la disaffezione nei confronti del canto ricalca una triste mentalità che ci allontana dalla dimensione comunitaria della fede e la restringe in un perimetro intimistico.
    La qualità di molte liturgie é ormai triste, o perché rilegate ad un passato che non dice più nulla o perché svolte senza nessun coinvolgimento.
    La musica é in grado di realizzare un coinvolgimento molto forte: non si pensi ai puerili battiti di mani, ma alle emozioni che la giusta musica sacra ha sempre suscitato nei cuori dei Cristiani.
    Pochi giorni fa mi sono imbattuto in un articolo di giornale che si domandava come mai nelle grandi chiese monumentali spesso capita di essere accolti con dei dischi di musica gregoriana in sottofondo e non con quelle schitarrate che invece invadono gli stessi ambienti in occasione delle Messe. Ovviamente la domanda era retorica e potete immaginare la risposta.
    Non meno illuminante il Caffé di Gramellini sul Corriere di qualche giorno fa in cui ci ricordava, di fronte al prete che canta in predica le canzonette di Sanremo, che la Chiesa ha una tradizione gloriosa di committenza musicale e non di appropiazione di musica "altra".
    Capisco che negli ingenti problemi della Chiesa di oggi, la musica sia vista come qualcosa di marginale, eppure ha sempre occupato un ruolo centrale, pensate a S. Ambrogio.
    All'estero la situazione é molto, molto più sana almeno in ambito musicale.

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