Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Omelie, discorsi e messaggi di Papa Francesco - ANNO 2014

  1. #21
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    LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS, 19.01.2014

    Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Francesco si è affacciato alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

    Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

    ● PRIMA DELL’ANGELUS

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Con la festa del Battesimo del Signore, celebrata domenica scorsa, siamo entrati nel tempo liturgico chiamato "ordinario". In questa seconda domenica, il Vangelo ci presenta la scena dell’incontro tra Gesù e Giovanni Battista, presso il fiume Giordano. Chi la racconta è il testimone oculare, Giovanni Evangelista, che prima di essere discepolo di Gesù era discepolo del Battista, insieme col fratello Giacomo, con Simone e Andrea, tutti della Galilea, tutti pescatori. Il Battista dunque vede Gesù che avanza tra la folla e, ispirato dall’alto, riconosce in Lui l’inviato di Dio, per questo lo indica con queste parole: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!» (Gv 1,29).

    Il verbo che viene tradotto con "toglie" significa letteralmente "sollevare", "prendere su di sé". Gesù è venuto nel mondo con una missione precisa: liberarlo dalla schiavitù del peccato, caricandosi le colpe dell’umanità. In che modo? Amando. Non c’è altro modo di vincere il male e il peccato se non con l’amore che spinge al dono della propria vita per gli altri. Nella testimonianza di Giovanni Battista, Gesù ha i tratti del Servo del Signore, che «si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori» (Is 53,4), fino a morire sulla croce. Egli è il vero agnello pasquale, che si immerge nel fiume del nostro peccato, per purificarci.

    Il Battista vede dinanzi a sé un uomo che si mette in fila con i peccatori per farsi battezzare, pur non avendone bisogno. Un uomo che Dio ha mandato nel mondo come agnello immolato. Nel Nuovo Testamento il termine "agnello" ricorre più volte e sempre in riferimento a Gesù. Questa immagine dell’agnello potrebbe stupire; infatti, un animale che non si caratterizza certo per forza e robustezza si carica sulle proprie spalle un peso così opprimente. La massa enorme del male viene tolta e portata via da una creatura debole e fragile, simbolo di obbedienza, docilità e di amore indifeso, che arriva fino al sacrificio di sé. L’agnello non è un dominatore, ma è docile; non è aggressivo, ma pacifico; non mostra gli artigli o i denti di fronte a qualsiasi attacco, ma sopporta ed è remissivo. E così è Gesù! Così è Gesù, come un agnello.

    Che cosa significa per la Chiesa, per noi, oggi, essere discepoli di Gesù Agnello di Dio? Significa mettere al posto della malizia l’innocenza, al posto della forza l’amore, al posto della superbia l’umiltà, al posto del prestigio il servizio. È un buon lavoro! Noi cristiani dobbiamo fare questo: mettere al posto della malizia l’innocenza, al posto della forza l’amore, al posto della superbia l’umiltà, al posto del prestigio il servizio. Essere discepoli dell’Agnello significa non vivere come una "cittadella assediata", ma come una città posta sul monte, aperta, accogliente, solidale. Vuol dire non assumere atteggiamenti di chiusura, ma proporre il Vangelo a tutti, testimoniando con la nostra vita che seguire Gesù ci rende più liberi e più gioiosi.

    [00077-01.01] [Testo originale: Italiano]

    ● DOPO L’ANGELUS

    Cari fratelli e sorelle,

    oggi si celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, sul tema "Migranti e rifugiati: verso un mondo migliore", che ho sviluppato nel Messaggio pubblicato già da tempo. Rivolgo un saluto speciale alle rappresentanze di diverse comunità etniche qui convenute, in particolare alle comunità cattoliche di Roma. Cari amici, voi siete vicini al cuore della Chiesa, perché la Chiesa è un popolo in cammino verso il Regno di Dio, che Gesù Cristo ha portato in mezzo a noi. Non perdete la speranza di un mondo migliore! Vi auguro di vivere in pace nei Paesi che vi accolgono, custodendo i valori delle vostre culture di origine. Vorrei ringraziare coloro che lavorano con i migranti per accoglierli e accompagnarli nei loro momenti difficili, per difenderli da quelli che il beato Scalabrini definiva "i mercanti di carne umana", che vogliono schiavizzare i migranti! In modo particolare, intendo ringraziare la Congregazione dei Missionari di San Carlo, i padri e le suore Scalabriniani che tanto bene fanno alla Chiesa e si fanno migranti con i migranti.

    In questo momento pensiamo ai tanti migranti, tanti rifugiati, alle loro sofferenze, alla loro vita, tante volte senza lavoro, senza documenti, tanto dolore; e possiamo tutti insieme rivolgere una preghiera per i migranti e i rifugiati che vivono situazioni più gravi e più difficili: Ave Maria…

    Saluto con affetto tutti voi, cari fedeli provenienti da diverse parrocchie d’Italia e di altri Paesi, come pure le associazioni e i vari gruppi. In particolare, saluto i pellegrini spagnoli di Pontevedra, La Coruña, Murcia e gli studenti di Badajoz. Saluto gli ex-allievi dell’Opera Don Orione, l’Associazione Laici Amore Misericordioso e la Corale "San Francesco" di Montelupone.

    A tutti auguro una buona domenica e buon pranzo. Arrivederci!

    [00078-01.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0041-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  2. #22
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    VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA "SACRO CUORE DI GESÙ A CASTRO PRETORIO", 19.01.2014

    Alle ore 16 di oggi il Santo Padre Francesco si è recato in visita pastorale alla Parrocchia Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio, nel settore centro della diocesi di Roma.
    Al suo arrivo il Papa ha salutato i fedeli nel cortile dell’Oratorio, quindi ha incontrato le diverse realtà della parrocchia, in particolare i poveri e i senza fissa dimora che gravitano nella zona della stazione ferroviaria di Roma Termini, i rifugiati, poi i bambini battezzati negli ultimi mesi, con i loro genitori, gli sposi novelli e le famiglie giovani. Successivamente ha confessato cinque penitenti.
    Poco prima delle ore 18 il Santo Padre ha presieduto nella Basilica del Sacro Cuore la Celebrazione Eucaristica, al termine della quale ha salutato i malati, incontrando poi la comunità salesiana, cui è affidata la parrocchia, con il parroco don Valerio Baresi, S.D.B., e le suore Missionarie del Cristo Risorto.
    Infine, prima di rientrare in Vaticano, Papa Francesco ha incontrato i giovani della parrocchia.
    Di seguito riportiamo la trascrizione dell’omelia che il Papa ha tenuto nel corso della Santa Messa, dopo la proclamazione del Vangelo:

    ● OMELIA DEL SANTO PADRE

    E’ bello, questo brano del Vangelo. Giovanni che battezzava; e Gesù, che era stato battezzato prima – alcuni giorni prima – veniva, ed è passato davanti a Giovanni. E Giovanni ha sentito dentro di sé la forza dello Spirito Santo per dare testimonianza di Gesù. Guardandolo, e guardando la gente che era attorno a Lui, dice: "Ecco l’Agnello di Dio, Colui che toglie il peccato del mondo". E dà testimonianza di Gesù: questo è Gesù, questo è Colui che viene a salvarci; questo è Colui che ci darà la forza della speranza.

    Gesù è chiamato l’Agnello: è l’Agnello che toglie il peccato del mondo. Uno può pensare: ma come, un agnello, tanto debole, un agnellino debole, come può togliere tanti peccati, tante cattiverie? Con l’Amore. Con la sua mitezza. Gesù non ha mai smesso di essere agnello: mite, buono, pieno d’amore, vicino ai piccoli, vicino ai poveri. Era lì, fra la gente, guariva tutti, insegnava, pregava. Tanto debole Gesù, come un agnello. Ma ha avuto la forza di portare su di sé tutti i nostri peccati, tutti. "Ma, Padre, Lei non sa la mia vita: io ne ho uno che…, non posso portarlo nemmeno con un camion…". Tante volte, quando guardiamo la nostra coscienza, ne troviamo alcuni che sono grossi! Ma Lui li porta. Lui è venuto per questo: per perdonare, per fare la pace nel mondo, ma prima nel cuore. Forse ognuno di noi ha un tormento nel cuore, forse ha un buio nel cuore, forse si sente un po’ triste per una colpa… Lui è venuto a togliere tutto questo, Lui ci dà la pace, Lui perdona tutto. "Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato": toglie il peccato con la radice e tutto! Questa è la salvezza di Gesù, con il suo amore e con la sua mitezza. E sentendo ciò che dice Giovanni Battista, il quale dà testimonianza di Gesù come Salvatore, dobbiamo crescere nella fiducia in Gesù.

    Tante volte abbiamo fiducia in un medico: è bene, perché il medico c’è per guarirci; abbiamo fiducia in una persona: i fratelli, le sorelle ci possono aiutare. E’ bene avere questa fiducia umana, tra di noi. Ma dimentichiamo la fiducia nel Signore: questa è la chiave del successo della vita. La fiducia nel Signore, affidiamoci al Signore! "Signore, guarda la mia vita: io sono nel buio, ho questa difficoltà, ho questo peccato…"; tutto quello che noi abbiamo: "Guarda questo: io mi affido a te!". E questa è una scommessa che dobbiamo fare: affidarci a Lui, e mai delude. Mai, mai! Sentite bene, voi ragazzi e ragazze, che incominciate la vita adesso: Gesù mai delude. Mai. Questa è la testimonianza di Giovanni: Gesù, il buono, il mite, che finirà come un agnello, ucciso. Senza gridare. Lui è venuto per salvarci, per togliere il peccato. Il mio, il tuo e quello del mondo: tutto, tutto.

    E adesso vi invito a fare una cosa: chiudiamo gli occhi, immaginiamo quella scena lì, sulla riva del fiume, Giovanni mentre battezza e Gesù che passa. E sentiamo la voce di Giovanni: "Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo". Guardiamo Gesù e in silenzio, ognuno di noi, dica qualcosa a Gesù dal suo cuore. In silenzio. [Pausa di silenzio]

    Il Signore Gesù, che è mite, è buono – è un agnello – che è venuto per togliere i peccati, ci accompagni nella strada della nostra vita. E così sia.

    [00079-01.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0042-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  3. #23
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    UDIENZA AI DIRIGENTI E AGLI AGENTI DELL’ISPETTORATO DI PUBBLICA SICUREZZA PRESSO IL VATICANO, 20.01.2014

    Alle ore 12.20 di oggi, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i Dirigenti, i Funzionari e gli Agenti dell’Ispettorato di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano, per la presentazione degli auguri per il nuovo anno.

    Nel corso dell’incontro il Papa ha rivolto ai presenti le parole di saluto che pubblichiamo di seguito:

    ● PAROLE DEL SANTO PADRE

    Signor Capo della Polizia,

    Illustri Signori,

    cari Funzionari e Agenti,

    vi do il benvenuto e rivolgo a ciascuno il mio saluto cordiale, che estendo alle vostre famiglie e a tutti i vostri cari. Ringrazio il Dirigente Generale per le cortesi espressioni che mi ha indirizzato a nome dei presenti e di quanti fanno parte dell’Ispettorato di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano. Questo incontro tradizionale, per me il primo, mi offre l’occasione per esprimervi la mia gratitudine per il vostro servizio, specialmente quello che svolgete in Piazza San Pietro: col freddo, col caldo, con la pioggia, col vento, sempre... Questo conta tanto! Tutti siamo consapevoli della necessità di operare sempre affinché sia tutelata la peculiarità di questo luogo singolare, preservandone il carattere di spazio sacro e universale. E per questo ci vuole una vigilanza discreta ma attenta. In effetti, in Piazza San Pietro la gente è serena, si muove tranquilla, gusta un senso di pace. E questo anche grazie a voi, che vigilate sull’ordine pubblico.

    Penso anche al vostro impegno durante i momenti di maggiore concorso di fedeli, che giungono da tutto il mondo per incontrare il Papa, per pregare vicino alla tomba di san Pietro e a quelle dei suoi Successori, specialmente di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.

    Il vostro lavoro richiede preparazione tecnica e professionale, congiunta a vigilanza attenta, a gentilezza e dedizione. I pellegrini e i turisti, come anche quanti lavorano nei vari uffici della Santa Sede, sanno di poter contare sulla vostra cordiale assistenza.

    Vi ringrazio specialmente per la vostra efficace attività svolta durante i giorni che hanno preceduto il Conclave, a seguito della rinuncia di Papa Benedetto. Approfitto di questo incontro per rinnovare il grazie più sincero, mio e dei miei collaboratori, a tutti coloro che in quelle circostanze hanno offerto il loro apporto perché tutto si svolgesse con ordine e tranquillità.

    E vorrei augurare che il periodo trascorso nel servizio presso il Vaticano sia per ognuno di voi un’opportunità per crescere nella fede. La fede è il più prezioso tesoro che le vostre famiglie vi hanno affidato e che voi siete chiamati a trasmettere ai vostri figli. È importante riscoprire il messaggio del Vangelo e accoglierlo in profondità nella propria coscienza e nel concreto della vita quotidiana, testimoniando con coraggio l’amore di Dio in ogni ambiente, anche in quello del lavoro.

    Vi affido tutti alla Vergine Maria, perché, quale Madre premurosa, protegga ciascuno di voi, le vostre famiglie, il vostro lavoro. Vi domando per favore di pregare per me - ne ho bisogno -, e di cuore vi benedico.

    [00081-01.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0043-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  4. #24
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    MESSAGGIO DEL SANTO PADRE AL PRESIDENTE ESECUTIVO DEL WORLD ECONOMIC FORUM IN OCCASIONE DEL MEETING ANNUALE A DAVOS-KLOSTERS (SVIZZERA), 21.01.2014

    Pubblichiamo di seguito il Messaggio che il Santo Padre Francesco ha inviato al Prof. Klaus Schwab, Fondatore e Presidente esecutivo del World Economic Forum, in occasione dell’apertura del 44° incontro annuale, in programma in questi giorni a Davos-Klosters (Svizzera).
    Latore del Messaggio è il Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace:

    ● MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

    (...)

    ● TESTO IN LINGUA ITALIANA

    Al Professor Klaus SCHWAB
    Presidente esecutivo del World Economic Forum

    La ringrazio vivamente per il Suo cortese invito a rivolgermi all’incontro annuale del World Economic Forum, che, come al solito, si terrà a Davos-Klosters alla fine del mese corrente. Confidando che l’incontro sarà un’occasione per una più approfondita riflessione sulle cause della crisi economica che ha interessato tutto il mondo negli ultimi anni, vorrei offrire alcune considerazioni nella speranza che possano arricchire i dibattiti del Forum e fornire un utile contributo al suo importante lavoro.

    Il nostro è un tempo caratterizzato da notevoli cambiamenti e da significativi progressi in diversi campi, con importanti conseguenze per la vita degli uomini. In effetti, «si devono lodare i successi che contribuiscono al benessere delle persone, per esempio nell’ambito della salute, dell’educazione e della comunicazione» (Evangelii gaudium, 52), come pure in tanti altri campi dell’agire umano, e occorre riconoscere il ruolo fondamentale che l’imprenditoria moderna ha avuto in tali cambiamenti epocali, stimolando e sviluppando le immense risorse dell’intelligenza umana. Tuttavia, i successi raggiunti, pur avendo ridotto la povertà per un grande numero di persone, non di rado hanno portato anche ad una diffusa esclusione sociale. Infatti, la maggior parte degli uomini e delle donne del nostro tempo continua a vivere ancora una quotidiana precarietà, con conseguenze spesso drammatiche.

    In questa sede, desidero richiamare l’importanza che hanno le diverse istanze politiche ed economiche nella promozione di un approccio inclusivo, che tenga in considerazione la dignità di ogni persona umana e il bene comune. Si tratta di una preoccupazione che dovrebbe improntare ogni scelta politica ed economica, ma a volte sembra solo un’aggiunta per completare un discorso. Coloro che hanno incombenze in tali ambiti hanno una precisa responsabilità nei confronti degli altri, particolarmente di coloro che sono più fragili, deboli e indifesi. Non si può tollerare che migliaia di persone muoiano ogni giorno di fame, pur essendo disponibili ingenti quantità di cibo, che spesso vengono semplicemente sprecate. Parimenti, non possono lasciare indifferenti i numerosi profughi in cerca di condizioni di vita minimamente degne, che non solo non trovano accoglienza, ma non di rado vanno incontro alla morte in viaggi disumani. Sono consapevole che queste parole sono forti, persino drammatiche, tuttavia esse intendono sottolineare, ma anche sfidare, la capacità di influire di codesto uditorio. Infatti, coloro che, con il loro ingegno e la loro abilità professionale, sono stati capaci di creare innovazione e favorire il benessere di molte persone, possono dare un ulteriore contributo, mettendo la propria competenza al servizio di quanti sono tuttora nell’indigenza.

    Occorre, perciò, un rinnovato, profondo ed esteso senso di responsabilità da parte di tutti. «La vocazione di un imprenditore è – infatti – un nobile lavoro, sempre che si lasci interrogare da un significato più ampio della vita» (Evangelii gaudium, 203). Ciò consente a tanti uomini e donne di servire con più efficacia il bene comune e di rendere più accessibili per tutti i beni di questo mondo. Tuttavia, la crescita in equità esige qualcosa di più della crescita economica, benché la presupponga. Essa esige anzitutto «una visione trascendente della persona» (Benedetto XVI, Caritas in veritate, 11), poiché «senza la prospettiva di una vita eterna, il progresso umano in questo mondo rimane privo di respiro» (ibid.). Parimenti, richiede decisioni, meccanismi e processi volti a una più equa distribuzione delle ricchezze, alla creazione di opportunità di lavoro e a una promozione integrale dei poveri che superi il mero assistenzialismo.

    Sono convinto che a partire da tale apertura alla trascendenza potrebbe formarsi una nuova mentalità politica ed imprenditoriale, capace di guidare tutte le azioni economiche e finanziarie nell’ottica di un’etica veramente umana. La comunità imprenditoriale internazionale può contare su molti uomini e donne di grande onestà e integrità personale, il cui lavoro è ispirato e guidato da alti ideali di giustizia, generosità e preoccupazione per l'autentico sviluppo della famiglia umana. Vi esorto, perciò, ad attingere a queste grandi risorse morali e umane, e ad affrontare tale sfida con determinazione e con lungimiranza. Senza ignorare, naturalmente, la specificità scientifica e professionale di ogni contesto, vi chiedo di fare in modo che la ricchezza sia al servizio dell’umanità e non la governi.

    Signor Presidente, cari amici,
    Confidando che in queste mie brevi parole possiate scorgere un segno di sollecitudine pastorale e un contributo costruttivo affinché le Vostre attività siano sempre più nobili e feconde, desidero rinnovare il mio augurio per il felice esito dell’incontro, mentre invoco la benedizione divina su di Lei, sui partecipanti al Forum, come pure sulle Vostre famiglie e attività.

    Vaticano, 17 gennaio 2014

    FRANCISCUS PP.

    [00090-01.01] [Testo originale: Italiano]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  5. #25
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    L’UDIENZA GENERALE, 22.01.2014

    L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.15 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre Francesco ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.
    Nel discorso in lingua italiana, il Papa si è soffermato sulla Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani che è in corso e che ha per tema: "Cristo non può essere diviso" (cfr. 1 Cor 1, 1-17).
    Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti. Quindi ha rivolto un appello in occasione dell’apertura a Montreux, in Svizzera, della Conferenza internazionale di sostegno alla pace in Siria, che continuerà poi da venerdì 24 con i negoziati che si svolgeranno a Ginevra.
    L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

    ● CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno.

    Sabato scorso è iniziata la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che si concluderà sabato prossimo, festa della Conversione di san Paolo apostolo. Questa iniziativa spirituale, quanto mai preziosa, coinvolge le comunità cristiane da più di cento anni. Si tratta di un tempo dedicato alla preghiera per l’unità di tutti i battezzati, secondo la volontà di Cristo: «che tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21). Ogni anno, un gruppo ecumenico di una regione del mondo, sotto la guida del Consiglio Ecumenico delle Chiese e del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, suggerisce il tema e prepara sussidi per la Settimana di preghiera. Quest’anno tali sussidi provengono dalle Chiese e Comunità ecclesiali del Canada, e fanno riferimento alla domanda rivolta da san Paolo ai cristiani di Corinto: «È forse diviso il Cristo?» (1 Cor 1,13).

    Certamente Cristo non è stato diviso. Ma dobbiamo riconoscere sinceramente e con dolore, che le nostre comunità continuano a vivere divisioni che sono di scandalo. Le divisioni fra noi cristiani sono uno scandalo. Non c'è un'altra parola: uno scandalo. «Ciascuno di voi – scriveva l’Apostolo – dice: "Io sono di Paolo", "Io invece sono di Apollo", "E io di Cefa", "E io di Cristo"» (1,12). Anche quelli che professavano Cristo come loro capo non sono applauditi da Paolo, perché usavano il nome di Cristo per separarsi dagli altri all’interno della comunità cristiana. Ma il nome di Cristo crea comunione ed unità, non divisione! Lui è venuto per fare comunione tra noi, non per dividerci. Il Battesimo e la Croce sono elementi centrali del discepolato cristiano che abbiamo in comune. Le divisioni invece indeboliscono la credibilità e l’efficacia del nostro impegno di evangelizzazione e rischiano di svuotare la Croce della sua potenza (cfr 1,17).

    Paolo rimprovera i corinzi per le loro dispute, ma anche rende grazie al Signore «a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza» (1,4-5). Queste parole di Paolo non sono una semplice formalità, ma il segno che egli vede prima di tutto – e di questo si rallegra sinceramente – i doni fatti da Dio alla comunità. Questo atteggiamento dell’Apostolo è un incoraggiamento per noi e per ogni comunità cristiana a riconoscere con gioia i doni di Dio presenti in altre comunità. Malgrado la sofferenza delle divisioni, che purtroppo ancora permangono, accogliamo, le parole di Paolo come un invito a rallegrarci sinceramente delle grazie concesse da Dio ad altri cristiani. Abbiamo lo stesso Battesimo, lo stesso Spirito Santo che ci ha dato la Grazia: riconosciamolo e rallegriamoci.

    È bello riconoscere la grazia con cui Dio ci benedice e, ancora di più, trovare in altri cristiani qualcosa di cui abbiamo bisogno, qualcosa che potremmo ricevere come un dono dai nostri fratelli e dalle nostre sorelle. Il gruppo canadese che ha preparato i sussidi di questa Settimana di preghiera non ha invitato le comunità a pensare a quello che potrebbero dare ai loro vicini cristiani, ma le ha esortate ad incontrarsi per capire ciò che tutte possono ricevere di volta in volta dalle altre. Questo richiede qualcosa di più. Richiede molta preghiera, richiede umiltà, richiede riflessione e continua conversione. Andiamo avanti su questa strada, pregando per l'unità dei cristiani, perché questo scandalo venga meno e non sia più tra noi.

    [00092-01.01] [Testo originale: Italiano]

    ● SINTESI DELLA CATECHESI E SALUTI NELLE DIVERSE LINGUE

    ○ Sintesi della catechesi e saluto in lingua francese


    Speaker :


    Frères et sœurs, nous sommes dans la semaine de prière pour l’unité des chrétiens, qui a pour thème cette année : « Le Christ, est-il divisé ? ». Certainement, le Christ n’est pas divisé. Mais nous devons reconnaître avec douleur les divisions entre des communautés qui professent le nom du Christ. Or le nom du Christ crée la communion et l’unité, et non la division. Le Baptême et la Croix sont les éléments centraux du chrétien que nous avons en commun. L’apôtre Paul désapprouvait les querelles, mais il rendait grâce pour les dons faits par Dieu à la communauté. Il nous encourage à reconnaître les grâces accordées aux autres chrétiens, et à nous en réjouir. Nous sommes fils de Dieu par le Baptême, nous sommes disciples de Jésus qui portons la Croix et le suivons. Mais au-delà de nos communautés, d’autres fils de Dieu, d’autres disciples sont, comme nous, appelés à la sainteté.

    Santo Padre :

    Saluto cordialmente i fedeli di lingua francese. Cari amici, vi invito a pregare per l’unità dei battezzati e ad accogliere da parte degli altri cristiani ciò che possiamo ricevere come un dono. Buon pellegrinaggio!

    Speaker :

    Je salue bien cordialement les pèlerins francophones. Chers amis, je vous invite à prier pour l’unité entre baptisés et à accueillir ce que nous pourrons recevoir comme un don de la part d’autres chrétiens.

    Bon pèlerinage !


    [00093-03.01[Texte original: Français]

    ○ Sintesi della catechesi e saluto in lingua inglese

    Speaker:


    Dear Brothers and Sisters: in these days we celebrate the Week of Prayer for Christian Unity. This year’s theme is a question taken from the First Letter to the Corinthians: "Has Christ Been Divided?". We know that Christ has not been divided; yet we must sincerely recognize that our communities continue to experience divisions which are a source of scandal and weaken our witness to the Gospel. In reproaching the Corinthians for their divisions, Paul reminds them to rejoice in the great spiritual gifts which they have received. His words encourage us to rejoice in the gifts God has given to other Christians, gifts which we can receive from them for our enrichment. To be able to do this calls for humility, discernment and constant conversion. As we reflect on Paul’s teaching during this Week of Prayer for Christian Unity, may we be confirmed, together with all Christ’s followers, in our pursuit of holiness and fidelity to the Lord’s will.

    Santo Padre:

    In questa Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani mi è particolarmente gradito poter salutare gli studenti provenienti dall’Istituto Universitario di Bossey. Mi auguro che i vostri studi aiutino a promuovere la comprensione e il dialogo ecumenico. Saluto inoltre il gruppo di Cappellani Militari Britannici e la delegazione della Federazione Ebrea di Chicago. Su tutti i pellegrini di lingua inglese presenti a questa Udienza invoco la gioia e la pace del Signore!

    Speaker:

    During this Week of Prayer for Christian Unity I am particularly pleased to greet the students of the ecumenical Graduate School of Bossey. May your studies help to advance ecumenical dialogue and understanding. I also greet the pilgrimage of British Army Chaplains and the delegation from the Jewish Federation of Chicago. Upon all the English-speaking pilgrims present at today’s Audience I cordially invoke God’s blessings of joy and peace!

    [00094-02.01] [Original text: English]

    ○ Sintesi della catechesi e saluto in lingua tedesca

    Speaker:


    Liebe Brüder und Schwestern, am letzten Samstag hat die Gebetswoche für die Einheit der Christen begonnen. Sie wird in diesem Jahr von den Kirchen und kirchlichen Gemeinschaften Kanadas ausgerichtet und steht unter dem Leitwort eines Zitats des heiligen Paulus aus dem 1. Korintherbrief: „Ist denn Christus zerteilt?" (1,13). Für Paulus bilden die Gläubigen in Korinth zwar eine eigenständige Gemeinde, sie sind aber innerlich vereint mit allen, die den Namen des Herrn anrufen. Der Name Christi schafft Gemeinschaft und Einheit. Zudem haben wir auch die Taufe und das Kreuz als zentrale Merkmale der Jüngerschaft gemeinsam. Dennoch müssen wir der Tatsache ins Auge sehen, dass wir Christen in eine Vielfalt unterschiedlicher Gemeinschaften gespalten sind. Blicken wir auf den heiligen Paulus, der Gott für die Gaben anderer Gemeinden dankt. Auch wir dürfen die Gaben anderer christlicher Gemeinschaften als Bereicherung erfahren. Die Initiative der Gebetswoche bietet so eine Gelegenheit, andere Christen zu treffen, um immer wieder zu sehen, was wir einander schenken können. Dies verlangt aber auch Demut, Nachdenken und ständige Umkehr des Herzens.

    Santo Padre:

    Saluto con affetto i pellegrini di lingua tedesca. Carissimi, il Signore Gesù ha detto che dove sono due o tre riuniti nel suo nome, lì è in mezzo a loro (cfr Mt 18,20). Prendiamo a cuore le parole del Signore incontrandoci con i nostri fratelli e sorelle delle altre comunità cristiane per la preghiera comune. Lo Spirito Santo vi accompagni nel vostro cammino.

    Speaker:

    Von Herzen begrüße ich die Pilger deutscher Sprache. Liebe Freunde, Jesus hat gesagt, wo zwei oder drei in seinem Namen versammelt sind, da ist er mitten unter ihnen (vgl. Mt 18,20). Nehmen wir uns die Worte des Herrn zu Herzen und kommen wir mit den Brüdern und Schwestern der anderen christlichen Gemeinschaften zum gemeinsamen Gebet zusammen. Der Heilige Geist begleite euch auf euren Wegen.

    [00095-05.01] [Originalsprache: Deutsch]

    ○ Sintesi della catechesi e saluto in lingua spagnola

    Queridos hermanos y hermanas:
    Estamos celebrando la semana de oración por la unidad de los cristianos, que concluirá el próximo sábado, fiesta de la Conversión de san Pablo. Se trata de un tiempo dedicado a la oración para que, como quiere el Señor, todos los bautizados seamos una sola familia (cf. Jn 17,21). El tema propuesto para este año se refiere a la pregunta que san Pablo dirigió a los cristianos de Corinto, que se encontraban divididos en distintas facciones: «¿Acaso está dividido Cristo? (1 Co 1,13) así dijo san Pablo. No, Cristo no está dividido. Sin embargo, debemos reconocer con dolor que en nuestras comunidades se dan divisiones que son un escándalo y que afectan a la credibilidad y eficacia de nuestro compromiso evangelizador. Ahora bien, Pablo no sólo les reprende por sus disputas, sino que también da gracias a Dios por los dones que ha derramado en ellos. También nosotros, a pesar del sufrimiento causado por las divisiones, debemos aprender a reconocer con gozo los dones que Dios ha concedido a otros cristianos, y a recibirlos con un corazón grande y generoso. Para esto se requiere mucha oración, humildad, reflexión y una continua conversión.

    Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos venidos de España, Argentina, México y otros países latinoamericanos. Invito a todos a que llenos de gozo por el don de la filiación divina que hemos recibido en el bautismo, sepamos reconocer con alegría y humildad los dones que Dios concede a otros cristianos. Que Dios los bendiga.

    [00096-04.01] [Texto original: Español]

    ○ Sintesi della catechesi e saluto in lingua portoghese

    Speaker:


    «Estará Cristo dividido?» De certeza que não. O nome de Cristo cria comunhão e unidade, não divisão. Com este tema, decorre em 2014 a Semana de Oração pela Unidade dos Cristãos, tendo os instrumentos de apoio sido preparados pelas Igrejas e comunidades cristãs do Canadá. Elas convidam as comunidades, não a pensar naquilo que poderiam dar aos seus vizinhos cristãos, mas a encontrar-se para compreenderem aquilo que cada uma das comunidades pode receber das outras. Para isso, requer-se humildade, reflexão e contínua conversão. O Baptismo e a Cruz são elementos centrais do discipulado cristão que temos em comum. São Paulo recorda-nos que somos filhos de Deus, por meio do Baptismo, e somos discípulos de Jesus que carregam a cruz e O seguem. Mas, além das nossas comunidades, há ainda outros filhos de Deus, outros discípulos de Jesus que são chamados, como nós, a ser santos. É coisa boa reconhecer a graça com que Deus nos abençoa e, mais ainda, encontrar nos outros cristãos algo de que temos necessidade, algo que podemos receber como um dom dos nossos irmãos e irmãs.

    Santo Padre:

    Saluto cordialmente i pellegrini di lingua portoghese, in modo speciale i sacerdoti della diocesi brasiliana di Catanduva: grazie per la vostra presenza e soprattutto per le vostre preghiere! Alla Vergine Maria affido i vostri passi al servizio della crescita verso l’unità del Popolo di Dio. Su di voi e sulle vostre famiglie e parrocchie scenda la Benedizione del Signore.

    Speaker:

    Saúdo cordialmente os peregrinos de língua portuguesa, especialmente os sacerdotes da diocese brasileira de Catanduva: obrigado pela vossa presença e sobretudo pelas vossas orações! À Virgem Maria confio os vossos passos ao serviço do crescimento rumo à unidade do Povo de Deus. Sobre vós, vossas famílias e paróquias desça a Bênção do Senhor!

    [00097-06.01[Texto original: Português]

    ○ Sintesi della catechesi e saluto in lingua polacca

    Speaker:


    Drodzy Bracia i Siostry,

    W minioną sobotę rozpoczął się Tydzień modlitw o jedność chrześcijan. Jest to cenna inicjatywa, która od ponad stu lat angażuje wspólnoty chrześcijańskie. W tym roku temat tego tygodnia, zaproponowany przez wspólnoty kanadyjskie, stanowią słowa św. Pawła: „Czyż Chrystus jest podzielony?" (1 Kor 1,13).

    Na pewno Chrystus nie jest podzielony. Imię Chrystusa tworzy wspólnotę i jedność a nie podział! Chrzest i krzyż są elementami centralnymi naszego życia w Chrystusie, które dzielimy z naszymi braćmi. Podziały natomiast osłabiają wiarygodność i skuteczność naszego zaangażowania w ewangelizację i mogą ogołocić krzyż z jego mocy. Św. Paweł kierując list do wiernych Kościoła w Koryncie, dziękuje Panu za łaskę, jaką otrzymali w Chrystusie Jezusie i za to, że w Nim zostali „wzbogaceni we wszystko: we wszelkie słowo i wszelkie poznanie" (1,4-5). Te dary Ducha Świętego są fundamentem naszej jedności.

    Santo Padre:

    Saluto cordialmente le suore di Santa Elisabetta, i bambini cechi di Laski e tutti i pellegrini polacchi. Cari fratelli e sorelle, mercé la grazia del Battesimo siamo diventati figli di Dio e discepoli di Cristo, chiamati alla santità e arricchiti dei doni dello Spirito. Pertanto rallegriamoci con sincerità di questi doni e preghiamo per l’unità dei cristiani. Vi benedico di cuore.

    Speaker:

    Serdecznie pozdrawiam siostry elżbietanki, niewidome dzieci z Lasek i wszystkich polskich pielgrzymów. Drodzy bracia i siostry, przez łaskę chrztu staliśmy się dziećmi Bożymi i uczniami Jezusa Chrystusa, powołanymi do świętości i ubogaconymi darami Ducha Świętego. Dlatego szczerze cieszmy się z tych darów i módlmy się o jedność chrześcijan. Z serca wam błogosławię.

    [00098-09.01] [Testo originale: Polacco]

    ○ Sintesi della catechesi e saluto in lingua araba

    Speaker:


    [تكلم قداسة البابا في هذه المقابلة العامة عن "أسبوع الصلاة من أجل وحدة المسيحيين"، تحت عنوان: "أترى المسيح انقسم؟". وقد أكد قداسته أن الانقسامات هي سبب عثرة لأنها تضعف مصداقية الشهادة المسيحية؛ وتحجب بهاء صليب المسيح ونور البشارة بإنجيله؛ وتعرقل عمل الروح القدس في تحقيق رغبة المسيح وصلاته من أجل أن "يكونوا بأجمعهم واحدا". ودعا البابا للعمل وللصلاة من أجل الوحدة كي يكتشف الجميع أننا بفضل المعمودية نصبح تلاميذا للمسيح، مدعوين لحمل صليبه واتباعه، وللابتهاج بالنعم التي وهبها الله لكنيسته وللجماعات الأخرى].

    Santo Padre:

    Cari fratelli e sorelle di lingua araba, specialmente i provenienti dall’Egitto: la fede non sia un motivo di divisione ma uno strumento di unità e di comunione con Dio e con i fratelli. L’invocazione del nome del Signore non sia ragione di chiusura ma via per aprire il cuore all’amore che unisce e arricchisce. Preghiamo perché il Signore conceda l’unità ai cristiani vivendo la differenza come ricchezza; vedendo nell’altro un fratello da accogliere con amare. Il Signore vi custodisca e ci guidi tutti verso l’unità!

    Speaker:

    الأخوات والإخوة الأحباء الناطقون باللغة العربية، لا سيما القادمون من مصر: ليكن الإيمان، لا سببا في الانشقاق، بل وسيلة للوحدة وللشركة مع الله ومع الإخوة. ليكن دعاء اسم الرب، لا دافعًا للانغلاق، بل طريقًا لانفتاح القلب على المحبة التي توحد وتثري. فلنصلي للرب كي يوحد المسيحيين فيعيشوا الاختلاف كثراء؛ ويروا في الآخر أخًا ينبغي استقباله بمحبة. ليحفظ الرب حياتكم وليقودنا جميعا نحو الوحدة!

    [00099-08.01] [Testo originale: Arabo]

    ● SALUTO IN LINGUA ITALIANA

    Porgo un cordiale benvenuto ai fedeli di lingua italiana. In particolare, saluto i partecipanti all’incontro dei Coordinatori regionali dell’Apostolato del Mare, con il Cardinale Antonio Maria Vegliò, esortandoli ad essere voce dei lavoratori che vivono lontani dai loro cari ed affrontano situazioni di pericolo e difficoltà; i membri della Polizia Locale di Macherio e Sovìco con il Cardinale Dionigi Tettamanzi e il Rotary Club di Lanciano con il Vescovo Emidio Cipollone. Saluto inoltre i membri della Comunità Amore e Libertà, i bambini delle scuole dell’Infanzia di Latina e i numerosi pensionati della Confederazione Coldiretti. Tutti incoraggio ad essere fedeli a Cristo, affinché nella Chiesa possa risplendere la gioia del Vangelo.

    Un pensiero speciale rivolgo ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Sabato prossimo celebreremo la Festa della Conversione di San Paolo. Cari giovani, la figura di Paolo sia per tutti voi modello del discepolato missionario. Cari ammalati, offrite le vostre sofferenze per la causa dell’unità della Chiesa di Cristo. E voi, cari sposi novelli, ispiratevi all’esempio dell’Apostolo delle genti, riconoscendo il primato a Dio e al suo amore nella vostra vita familiare.

    [00100-01.01] [Testo originale: Italiano]

    ● APPELLO DEL SANTO PADRE

    Oggi si apre a Montreux, in Svizzera, una Conferenza internazionale di sostegno alla pace in Siria, alla quale faranno seguito i negoziati che si svolgeranno a Ginevra a partire dal 24 gennaio corrente. Prego il Signore che tocchi il cuori di tutti perché, cercando unicamente il maggior bene del popolo siriano, tanto provato, non risparmino alcuno sforzo per giungere con urgenza alla cessazione della violenza e alla fine del conflitto, che ha causato già troppe sofferenze. Auspico alla cara nazione siriana un cammino deciso di riconciliazione, di concordia e di ricostruzione con la partecipazione di tutti i cittadini, dove ognuno possa trovare nell’altro non un nemico, non un concorrente, ma un fratello da accogliere e da abbracciare.

    [00102-01.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0048-XX.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  6. #26
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    MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA XLVIII GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI, 23.01.2014

    Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro è il tema scelto dal Santo Padre Francesco per la 48a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.
    Di seguito pubblichiamo il Messaggio del Papa per la Giornata che quest’anno si celebra domenica 1° giugno:

    ● MESSAGGIO DEL SANTO PADRE


    Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro


    Cari fratelli e sorelle,

    oggi viviamo in un mondo che sta diventando sempre più "piccolo" e dove, quindi, sembrerebbe essere facile farsi prossimi gli uni agli altri. Gli sviluppi dei trasporti e delle tecnologie di comunicazione ci stanno avvicinando, connettendoci sempre di più, e la globalizzazione ci fa interdipendenti. Tuttavia all’interno dell’umanità permangono divisioni, a volte molto marcate. A livello globale vediamo la scandalosa distanza tra il lusso dei più ricchi e la miseria dei più poveri. Spesso basta andare in giro per le strade di una città per vedere il contrasto tra la gente che vive sui marciapiedi e le luci sfavillanti dei negozi. Ci siamo talmente abituati a tutto ciò che non ci colpisce più. Il mondo soffre di molteplici forme di esclusione, emarginazione e povertà; come pure di conflitti in cui si mescolano cause economiche, politiche, ideologiche e, purtroppo, anche religiose.

    In questo mondo, i media possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri; a farci percepire un rinnovato senso di unità della famiglia umana che spinge alla solidarietà e all’impegno serio per una vita più dignitosa. Comunicare bene ci aiuta ad essere più vicini e a conoscerci meglio tra di noi, ad essere più uniti. I muri che ci dividono possono essere superati solamente se siamo pronti ad ascoltarci e ad imparare gli uni dagli altri. Abbiamo bisogno di comporre le differenze attraverso forme di dialogo che ci permettano di crescere nella comprensione e nel rispetto. La cultura dell’incontro richiede che siamo disposti non soltanto a dare, ma anche a ricevere dagli altri. I media possono aiutarci in questo, particolarmente oggi, quando le reti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi. In particolare internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti, e questa è una cosa buona, è un dono di Dio.

    Esistono però aspetti problematici: la velocità dell’informazione supera la nostra capacità di riflessione e giudizio e non permette un’espressione di sé misurata e corretta. La varietà delle opinioni espresse può essere percepita come ricchezza, ma è anche possibile chiudersi in una sfera di informazioni che corrispondono solo alle nostre attese e alle nostre idee, o anche a determinati interessi politici ed economici. L’ambiente comunicativo può aiutarci a crescere o, al contrario, a disorientarci. Il desiderio di connessione digitale può finire per isolarci dal nostro prossimo, da chi ci sta più vicino. Senza dimenticare che chi, per diversi motivi, non ha accesso ai media sociali, rischia di essere escluso.

    Questi limiti sono reali, tuttavia non giustificano un rifiuto dei media sociali; piuttosto ci ricordano che la comunicazione è, in definitiva, una conquista più umana che tecnologica. Dunque, che cosa ci aiuta nell’ambiente digitale a crescere in umanità e nella comprensione reciproca? Ad esempio, dobbiamo recuperare un certo senso di lentezza e di calma. Questo richiede tempo e capacità di fare silenzio per ascoltare. Abbiamo anche bisogno di essere pazienti se vogliamo capire chi è diverso da noi: la persona esprime pienamente se stessa non quando è semplicemente tollerata, ma quando sa di essere davvero accolta. Se siamo veramente desiderosi di ascoltare gli altri, allora impareremo a guardare il mondo con occhi diversi e ad apprezzare l’esperienza umana come si manifesta nelle varie culture e tradizioni. Ma sapremo anche meglio apprezzare i grandi valori ispirati dal Cristianesimo, ad esempio la visione dell’uomo come persona, il matrimonio e la famiglia, la distinzione tra sfera religiosa e sfera politica, i principi di solidarietà e sussidiarietà, e altri.

    Come allora la comunicazione può essere a servizio di un’autentica cultura dell’incontro? E per noi discepoli del Signore, che cosa significa incontrare una persona secondo il Vangelo? Come è possibile, nonostante tutti i nostri limiti e peccati, essere veramente vicini gli uni agli altri? Queste domande si riassumono in quella che un giorno uno scriba, cioè un comunicatore, rivolse a Gesù: «E chi è mio prossimo?» (Lc 10,29). Questa domanda ci aiuta a capire la comunicazione in termini di prossimità. Potremmo tradurla così: come si manifesta la "prossimità" nell’uso dei mezzi di comunicazione e nel nuovo ambiente creato dalle tecnologie digitali? Trovo una risposta nella parabola del buon samaritano, che è anche una parabola del comunicatore. Chi comunica, infatti, si fa prossimo. E il buon samaritano non solo si fa prossimo, ma si fa carico di quell’uomo che vede mezzo morto sul ciglio della strada. Gesù inverte la prospettiva: non si tratta di riconoscere l’altro come un mio simile, ma della mia capacità di farmi simile all’altro. Comunicare significa quindi prendere consapevolezza di essere umani, figli di Dio. Mi piace definire questo potere della comunicazione come "prossimità".

    Quando la comunicazione ha il prevalente scopo di indurre al consumo o alla manipolazione delle persone, ci troviamo di fronte a un’aggressione violenta come quella subita dall’uomo percosso dai briganti e abbandonato lungo la strada, come leggiamo nella parabola. In lui il levita e il sacerdote non vedono un loro prossimo, ma un estraneo da cui era meglio tenersi a distanza. A quel tempo, ciò che li condizionava erano le regole della purità rituale. Oggi, noi corriamo il rischio che alcuni media ci condizionino al punto da farci ignorare il nostro prossimo reale.

    Non basta passare lungo le "strade" digitali, cioè semplicemente essere connessi: occorre che la connessione sia accompagnata dall’incontro vero. Non possiamo vivere da soli, rinchiusi in noi stessi. Abbiamo bisogno di amare ed essere amati. Abbiamo bisogno di tenerezza. Non sono le strategie comunicative a garantire la bellezza, la bontà e la verità della comunicazione. Anche il mondo dei media non può essere alieno dalla cura per l’umanità, ed è chiamato ad esprimere tenerezza. La rete digitale può essere un luogo ricco di umanità, non una rete di fili ma di persone umane. La neutralità dei media è solo apparente: solo chi comunica mettendo in gioco se stesso può rappresentare un punto di riferimento. Il coinvolgimento personale è la radice stessa dell’affidabilità di un comunicatore. Proprio per questo la testimonianza cristiana, grazie alla rete, può raggiungere le periferie esistenziali.

    Lo ripeto spesso: tra una Chiesa accidentata che esce per strada, e una Chiesa ammalata di autoreferenzialità, non ho dubbi nel preferire la prima. E le strade sono quelle del mondo dove la gente vive, dove è raggiungibile effettivamente e affettivamente. Tra queste strade ci sono anche quelle digitali, affollate di umanità, spesso ferita: uomini e donne che cercano una salvezza o una speranza. Anche grazie alla rete il messaggio cristiano può viaggiare «fino ai confini della terra» (At 1,8). Aprire le porte delle chiese significa anche aprirle nell’ambiente digitale, sia perché la gente entri, in qualunque condizione di vita essa si trovi, sia perché il Vangelo possa varcare le soglie del tempio e uscire incontro a tutti. Siamo chiamati a testimoniare una Chiesa che sia casa di tutti. Siamo capaci di comunicare il volto di una Chiesa così? La comunicazione concorre a dare forma alla vocazione missionaria di tutta la Chiesa, e le reti sociali sono oggi uno dei luoghi in cui vivere questa vocazione a riscoprire la bellezza della fede, la bellezza dell’incontro con Cristo. Anche nel contesto della comunicazione serve una Chiesa che riesca a portare calore, ad accendere il cuore.

    La testimonianza cristiana non si fa con il bombardamento di messaggi religiosi, ma con la volontà di donare se stessi agli altri «attraverso la disponibilità a coinvolgersi pazientemente e con rispetto nelle loro domande e nei loro dubbi, nel cammino di ricerca della verità e del senso dell’esistenza umana» (Benedetto XVI, Messaggio per la XLVII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 2013). Pensiamo all’episodio dei discepoli di Emmaus. Occorre sapersi inserire nel dialogo con gli uomini e le donne di oggi, per comprenderne le attese, i dubbi, le speranze, e offrire loro il Vangelo, cioè Gesù Cristo, Dio fatto uomo, morto e risorto per liberarci dal peccato e dalla morte. La sfida richiede profondità, attenzione alla vita, sensibilità spirituale. Dialogare significa essere convinti che l’altro abbia qualcosa di buono da dire, fare spazio al suo punto di vista, alle sue proposte. Dialogare non significa rinunciare alle proprie idee e tradizioni, ma alla pretesa che siano uniche ed assolute.

    L’icona del buon samaritano, che fascia le ferite dell’uomo percosso versandovi sopra olio e vino, ci sia di guida. La nostra comunicazione sia olio profumato per il dolore e vino buono per l’allegria. La nostra luminosità non provenga da trucchi o effetti speciali, ma dal nostro farci prossimo di chi incontriamo ferito lungo il cammino, con amore, con tenerezza. Non abbiate timore di farvi cittadini dell’ambiente digitale. È importante l’attenzione e la presenza della Chiesa nel mondo della comunicazione, per dialogare con l’uomo d’oggi e portarlo all’incontro con Cristo: una Chiesa che accompagna il cammino sa mettersi in cammino con tutti. In questo contesto la rivoluzione dei mezzi di comunicazione e dell’informazione è una grande e appassionante sfida, che richiede energie fresche e un’immaginazione nuova per trasmettere agli altri la bellezza di Dio.

    Dal Vaticano, 24 gennaio 2014, memoria di san Francesco di Sales

    FRANCISCUS

    [00091-01.02] [Testo originale: Italiano]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  7. #27
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    UDIENZA AL TRIBUNALE DELLA ROTA ROMANA IN OCCASIONE DELL’INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO, 24.01.2014

    Alle ore 12.30 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i Prelati Uditori, gli Officiali e gli Avvocati del Tribunale della Rota Romana in occasione della solenne inaugurazione dell’Anno giudiziario.

    Dopo il saluto del Decano, S.E. Mons. Pio Vito Pinto, il Papa ha rivolto ai presenti il discorso che pubblichiamo di seguito:

    ● DISCORSO DEL SANTO PADRE


    Cari Prelati Uditori, Officiali e Collaboratori del Tribunale Apostolico della Rota Romana,

    vi incontro per la prima volta, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Saluto cordialmente il collegio dei Prelati uditori, ad iniziare dal Decano, Mons. Pio Vito Pinto, che ringrazio per le parole che mi ha rivolto a nome dei presenti. Saluto poi gli Officiali, gli Avvocati e gli altri collaboratori, come pure i membri dello Studio rotale. Questo incontro mi offre l’opportunità di ringraziarvi per il vostro prezioso servizio ecclesiale. La mia riconoscenza va in particolare a voi, Giudici rotali, che siete chiamati a svolgere la vostra delicata opera in nome e per mandato del Successore di Pietro.

    La dimensione giuridica e la dimensione pastorale del ministero ecclesiale non sono in contrapposizione, perché entrambe concorrono alla realizzazione delle finalità e dell’unità di azione proprie della Chiesa. L’attività giudiziaria ecclesiale, che si configura come servizio alla verità nella giustizia, ha infatti una connotazione profondamente pastorale, perché finalizzata al perseguimento del bene dei fedeli e alla edificazione della comunità cristiana. Tale attività costituisce un peculiare sviluppo della potestà di governo, volta alla cura spirituale del Popolo di Dio, ed è pertanto pienamente inserita nel cammino e nella missione della Chiesa. Ne consegue che l’ufficio giudiziario è una vera diaconia, cioè un servizio al Popolo di Dio in vista del consolidamento della piena comunione tra i singoli fedeli,e fra di essi e la compagine ecclesiale. Inoltre, cari Giudici, mediante il vostro specifico ministero, voi offrite un competente contributo per affrontare le tematiche pastorali emergenti.

    Vorrei ora tracciare un breve profilo del giudice ecclesiastico. Anzitutto il profilo umano: al giudice è richiesta una maturità umana che si esprime nella serenità di giudizio e nel distacco da vedute personali. Fa parte anche della maturità umana la capacità di calarsi nella mentalità e nelle legittime aspirazioni della comunità in cui si svolge il servizio. Così egli si farà interprete di quell’animus communitatis che caratterizza la porzione di Popolo di Dio destinataria del suo operato e potrà praticare una giustizia non legalistica e astratta, ma adatta alle esigenze della realtà concreta. Di conseguenza, non si accontenterà di una conoscenza superficiale della realtà delle persone che attendono il suo giudizio, ma avvertirà la necessità di entrare in profondità nella situazione delle parti in causa, studiando a fondo gli atti e tutti gli elementi utili per il giudizio.

    Il secondo aspetto è quello giudiziario. Oltre ai requisiti di dottrina giuridica e teologica, nell’esercizio del suo ministero il giudice si caratterizza per la perizia nel diritto, l’obiettività di giudizio e l’equità, giudicando con imperturbabile e imparziale equidistanza. Inoltre nella sua attività è guidato dall’intento di tutelare la verità, nel rispetto della legge, senza tralasciare la delicatezza e umanità proprie del pastore di anime.

    Il terzo aspetto è quello pastorale. In quanto espressione della sollecitudine pastorale del Papa e dei Vescovi, al giudice è richiesta non soltanto provata competenza, ma anche genuino spirito di servizio. Egli è il servitore della giustizia, chiamato a trattare e giudicare la condizione dei fedeli che con fiducia si rivolgono a lui, imitando il Buon Pastore che si prende cura della pecorella ferita. Per questo è animato dalla carità pastorale; quella carità che Dio ha riversato nei nostri cuori mediante «lo Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5). La carità – scrive san Paolo – «è il vincolo della perfezione» (Col 3,14),e costituisce l’anima anche della funzione del giudice ecclesiastico.

    Il vostro ministero, cari giudici e operatori del Tribunale della Rota Romana, vissuto nella gioia e nella serenità che vengono dal lavorare là dove il Signore ci ha posti, è un servizio peculiare a Dio Amore, che è vicino ad ogni persona. Siete essenzialmente pastori. Mentre svolgete il lavoro giudiziario, non dimenticate che siete pastori! Dietro ogni pratica, ogni posizione, ogni causa, ci sono persone che attendono giustizia.

    Cari fratelli, vi ringrazio e vi incoraggio a proseguire il vostro munus con scrupolosità e mitezza. Pregate per me! Il Signore vi benedica e la Madonna vi protegga.

    [00114-01.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0055-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  8. #28
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    UDIENZA ALLE PARTECIPANTI AL CONGRESSO NAZIONALE PROMOSSO DAL C.I.F. (CENTRO ITALIANO FEMMINILE), 25.01.2014

    Alle ore 12.15 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza le partecipanti al 29° Congresso nazionale promosso dal C.I.F. (Centro Italiano Femminile) sul tema: "Cif: quel passo in più - ri-generare la vita, coltivare la speranza" (Roma, Domus Mariae, 24-26 gennaio 2014).

    Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha loro rivolto:

    ● DISCORSO DEL SANTO PADRE


    Care amiche del Centro Italiano Femminile,

    in occasione del Congresso della vostra Associazione vi do il mio benvenuto e vi saluto cordialmente. Ringrazio la vostra Presidente per le parole con cui ha introdotto questo nostro incontro.

    Rendo grazie con voi al Signore per tutto il bene che il Centro Italiano Femminile ha compiuto durante i suoi quasi settant’anni di vita, per le opere che ha attuato nel campo della formazione e della promozione umana, e per la testimonianza che ha dato circa il ruolo della donna nella società e nella comunità ecclesiale. Infatti, nell’arco di questi ultimi decenni, accanto ad altre trasformazioni culturali e sociali, anche l’identità e il ruolo della donna, nella famiglia, nella società e nella Chiesa, hanno conosciuto mutamenti notevoli, e in genere la partecipazione e la responsabilità delle donne è andata crescendo.

    In questo processo è stato ed è importante anche il discernimento da parte del Magistero dei Papi. In modo speciale va menzionata la Lettera apostolica del 1988 Mulieris dignitatem, del beato Giovanni Paolo II, sulla dignità e vocazione della donna, documento che, in linea con l’insegnamento del Concilio Vaticano II, ha riconosciuto la forza morale della donna, la sua forza spirituale (cfr n. 30); e ricordiamo anche il Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1995 sul tema "La donna: educatrice di pace".

    Ho ricordato l’indispensabile apporto della donna nella società,in particolare con la sua sensibilità e intuizione verso l’altro, il debole e l’indifeso;mi sono rallegrato nel vedere molte donne condividere alcune responsabilità pastorali con i sacerdoti nell’accompagnamento di persone, famiglie e gruppi, come nella riflessione teologica; ed ho auspicato che si allarghino gli spazi per una presenza femminile più capillare ed incisiva nella Chiesa (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 103).

    Questi nuovi spazi e responsabilità che si sono aperti, e che auspico vivamente possano ulteriormente espandersi alla presenza e all’attività delle donne, tanto nell’ambito ecclesiale quanto in quello civile e delle professioni, non possono far dimenticare il ruolo insostituibile della donna nella famiglia. Le doti di delicatezza, peculiare sensibilità e tenerezza, di cui è ricco l’animo femminile, rappresentano non solo una genuina forza per la vita delle famiglie, per l’irradiazione di un clima di serenità e di armonia, ma una realtà senza la quale la vocazione umana sarebbe irrealizzabile. E questo è importante. Senza questi atteggiamenti, senza queste doti della donna, la vocazione umana non può essere realizzata.

    Se nel mondo del lavoro e nella sfera pubblica è importante l’apporto più incisivo del genio femminile, tale apporto rimane imprescindibile nell’ambito della famiglia, che per noi cristiani non è semplicemente un luogo privato, ma quella "Chiesa domestica", la cui salute e prosperità è condizione per la salute e prosperità della Chiesa e della società stessa. Pensiamo alla Madonna: la Madonna nella Chiesa crea qualcosa che non possono creare i preti, i vescovi e i Papi. E’ lei l’autentico genio femminile. E pensiamo alla Madonna nelle famiglie. A cosa fa la Madonna in una famiglia. La presenza della donna nell’ambito domestico si rivela quanto mai necessaria, dunque, per la trasmissione alle generazioni future di solidi principi morali e per la stessa trasmissione della fede.

    A questo punto viene spontaneo chiedersi: come è possibile crescere nella presenza efficace in tanti ambiti della sfera pubblica, nel mondo del lavoro e nei luoghi dove vengono adottate le decisioni più importanti, e al tempo stesso mantenere una presenza e un’attenzione preferenziale e del tutto speciale nella e per la famiglia? E qui è il campo del discernimento che, oltre alla riflessione sulla realtà della donna nella società, presuppone la preghiera assidua e perseverante.

    E’ nel dialogo con Dio, illuminato dalla sua Parola, irrigato dalla grazia dei Sacramenti, che la donna cristiana cerca sempre nuovamente di rispondere alla chiamata del Signore, nel concreto della sua condizione. Una preghiera, questa, sempre sostenuta dalla presenza materna di Maria. Lei, che ha custodito il suo Figlio divino, che ha propiziato il suo primo miracolo alle nozze di Cana, che era presente sul Calvario ed alla Pentecoste, vi indichi la strada da percorrere per approfondire il significato e il ruolo della donna nella società e per essere pienamente fedeli al Signore Gesù Cristo e alla vostra missione nel mondo. Grazie!

    [00121-01.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0058-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  9. #29
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    CELEBRAZIONE DEI VESPRI NELLA SOLENNITÀ
    DELLA CONVERSIONE DI SAN PAOLO APOSTOLO

    OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO


    Basilica di San Paolo fuori le Mura
    Sabato, 25 gennaio 2014

    «E’ forse diviso il Cristo?» (1 Cor 1,13). Il forte richiamo che san Paolo pone all’inizio della sua Prima Lettera ai Corinzi, e che è risuonato nella liturgia di questa sera, è stato scelto da un gruppo di fratelli cristiani del Canada come traccia per la nostra meditazione durante la Settimana di Preghiera di quest’anno.

    L’Apostolo ha appreso con grande tristezza che i cristiani di Corinto sono divisi in diverse fazioni. C’è chi afferma: “Io sono di Paolo”; un altro dice: “Io invece sono di Apollo”; un altro: “Io invece di Cefa”; e infine c’è anche chi sostiene: “E io di Cristo” (cfr v. 12). Neppure coloro che intendono rifarsi a Cristo possono essere elogiati da Paolo, perché usano il nome dell’unico Salvatore per prendere le distanze da altri fratelli all’interno della comunità. In altre parole, l’esperienza particolare di ciascuno, il riferimento ad alcune persone significative della comunità, diventano il metro di giudizio della fede degli altri.

    In questa situazione di divisione, Paolo esorta i cristiani di Corinto, «per il nome del Signore Nostro Gesù Cristo», ad essere tutti unanimi nel parlare, perché tra di loro non vi siano divisioni, bensì perfetta unione di pensiero e di sentire (cfr v. 10). La comunione che l’Apostolo invoca, però, non potrà essere frutto di strategie umane. La perfetta unione tra i fratelli, infatti, è possibile solo in riferimento al pensiero e ai sentimenti di Cristo (cfr Fil 2,5). Questa sera, mentre siamo qui riuniti in preghiera, avvertiamo che Cristo, che non può essere diviso, vuole attirarci a sé, verso i sentimenti del suo cuore, verso il suo totale e confidente abbandono nelle mani del Padre, verso il suo radicale svuotarsi per amore dell’umanità. Solo Lui può essere il principio, la causa, il motore della nostra unità.

    Mentre ci troviamo alla sua presenza, diventiamo ancora più consapevoli che non possiamo considerare le divisioni nella Chiesa come un fenomeno in qualche modo naturale, inevitabile per ogni forma di vita associativa. Le nostre divisioni feriscono il suo corpo, feriscono la testimonianza che siamo chiamati a rendergli nel mondo. Il Decreto del Vaticano II sull’ecumenismo, richiamando il testo di san Paolo che abbiamo meditato, significativamente afferma: «Da Cristo Signore la Chiesa è stata fondata una e unica, eppure molte comunioni cristiane propongono se stesse agli uomini come la vera eredità di Gesù Cristo. Tutti invero asseriscono di essere discepoli del Signore, ma hanno opinioni diverse e camminano per vie diverse, come se Cristo stesso fosse diviso». E, quindi, aggiunge: «Tale divisione non solo si oppone apertamente alla volontà di Cristo, ma è anche di scandalo al mondo e danneggia la più santa delle cause: la predicazione del Vangelo ad ogni creatura» (Unitatis redintegratio, 1). Tutti noi siamo stati danneggiati dalle divisioni. Tutti noi non vogliamo diventare uno scandalo. E per questo tutti noi camminiamo insieme, fraternamente, sulla strada verso l’unità, facendo unità anche nel camminare, quell’unità che viene dallo Spirito Santo e che ci porta una singolarità speciale, che soltanto lo Spirito Santo può fare: la diversità riconciliata. Il Signore ci aspetta tutti, ci accompagna tutti, è con tutti noi in questo cammino dell’unità.

    Cari amici, Cristo non può essere diviso! Questa certezza deve incoraggiarci e sostenerci a proseguire con umiltà e con fiducia nel cammino verso il ristabilimento della piena unità visibile tra tutti i credenti in Cristo. Mi piace pensare in questo momento all’opera del beato Giovanni XXIII e del beato Giovanni Paolo II. Entrambi maturarono lungo il proprio percorso di vita la consapevolezza di quanto fosse urgente la causa dell’unità e, una volta eletti Vescovi di Roma, hanno guidato con decisione l’intero gregge cattolico sulle strade del cammino ecumenico: Papa Giovanni aprendo vie nuove e prima quasi impensate, Papa Giovanni Paolo proponendo il dialogo ecumenico come dimensione ordinaria ed imprescindibile della vita di ogni Chiesa particolare. Ad essi associo anche Papa Paolo VI, altro grande protagonista del dialogo, di cui ricordiamo proprio in questi giorni il cinquantesimo anniversario dello storico abbraccio a Gerusalemme con il Patriarca di Costantinopoli Atenagora.

    L’opera di questi Pontefici ha fatto sì che la dimensione del dialogo ecumenico sia diventata un aspetto essenziale del ministero del Vescovo di Roma, tanto che oggi non si comprenderebbe pienamente il servizio petrino senza includervi questa apertura al dialogo con tutti i credenti in Cristo. Possiamo dire anche che il cammino ecumenico ha permesso di approfondire la comprensione del ministero del Successore di Pietro e dobbiamo avere fiducia che continuerà ad agire in tal senso anche per il futuro. Mentre guardiamo con gratitudine ai passi che il Signore ci ha concesso di compiere, e senza nasconderci le difficoltà che oggi il dialogo ecumenico attraversa, chiediamo di poter essere tutti rivestiti dei sentimenti di Cristo, per poter camminare verso l’unità da lui voluta. E camminare insieme è già fare unità!

    In questo clima di preghiera per il dono dell’unità, vorrei rivolgere i miei cordiali e fraterni saluti a Sua Eminenza il Metropolita Gennadios, rappresentante del Patriarcato ecumenico, a Sua Grazia David Moxon, rappresentante a Roma dell’Arcivescovo di Canterbury, e a tutti i rappresentanti delle diverse Chiese e Comunità ecclesiali, qui convenuti questa sera. Con questi due fratelli, in rappresentanza di tutti, abbiamo pregato nel Sepolcro di Paolo e abbiamo detto fra noi: “Preghiamo perché lui ci aiuti in questa strada, in questa strada dell’unità, dell’amore, facendo strada di unità”. L’unità non verrà come un miracolo alla fine: l’unità viene nel cammino, la fa lo Spirito Santo nel cammino. Se noi non camminiamo insieme, se noi non preghiamo gli uni per gli altri, se noi non collaboriamo in tante cose che possiamo fare in questo mondo per il Popolo di Dio, l’unità non verrà! Essa si fa in questo cammino, in ogni passo, e non la facciamo noi: la fa lo Spirito Santo, che vede la nostra buona volontà.

    Cari fratelli e sorelle, preghiamo il Signore Gesù, che ci ha reso membra vive del suo Corpo, affinché ci mantenga profondamente uniti a Lui, ci aiuti a superare i nostri conflitti, le nostre divisioni, i nostri egoismi; e ricordiamo che l’unità è sempre superiore al conflitto! E ci aiuti ad essere uniti gli uni agli altri da un’unica forza, quella dell’amore, che lo Spirito Santo riversa nei nostri cuori (cfr Rm 5,5). Amen.


    fonte: http://www.vatican.va/holy_father/fr...-paolo_it.html

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    LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS, 26.01.2014

    Alle ore 12 di oggi, il Santo Padre Francesco si è affacciato alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano, per recitare l’Angelus con i pellegrini e i fedeli convenuti in Piazza San Pietro. Presenti oggi, tra gli altri, i Ragazzi dell’Azione Cattolica della diocesi di Roma che concludono con la "Carovana della Pace" il mese di gennaio da loro tradizionalmente dedicato al tema della pace.

    Al termine della preghiera dell’Angelus un bambino e una bambina appartenenti a due diverse parrocchie romane, invitati nell’appartamento pontificio, hanno letto un messaggio a nome dell’ACR di Roma e hanno liberato dalla finestra due colombe, simbolo di pace.

    Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

    ● PRIMA DELL’ANGELUS

    Cari fratelli e sorelle buongiorno,

    il Vangelo di questa domenica racconta gli inizi della vita pubblica di Gesù nelle città e nei villaggi della Galilea. La sua missione non parte da Gerusalemme, cioè dal centro religioso, centro anche sociale e politico, ma parte da una zona periferica, una zona disprezzata dai giudei più osservanti, a motivo della presenza in quella regione di diverse popolazioni straniere; per questo il profeta Isaia la indica come «Galilea delle genti» (Is 8,23).

    E’ una terra di frontiera, una zona di transito dove si incontrano persone diverse per razza, cultura e religione. La Galilea diventa così il luogo simbolico per l’apertura del Vangelo a tutti i popoli. Da questo punto di vista, la Galilea assomiglia al mondo di oggi: compresenza di diverse culture, necessità di confronto e necessità di incontro. Anche noi siamo immersi ogni giorno in una "Galilea delle genti", e in questo tipo di contesto possiamo spaventarci e cedere alla tentazione di costruire recinti per essere più sicuri, più protetti. Ma Gesù ci insegna che la Buona Novella, che Lui porta, non è riservata a una parte dell’umanità, è da comunicare a tutti. È un lieto annuncio destinato a quanti lo aspettano, ma anche a quanti forse non attendono più nulla e non hanno nemmeno la forza di cercare e di chiedere.

    Partendo dalla Galilea, Gesù ci insegna che nessuno è escluso dalla salvezza di Dio, anzi, che Dio preferisce partire dalla periferia, dagli ultimi, per raggiungere tutti. Ci insegna un metodo, il suo metodo, che però esprime il contenuto, cioè la misericordia del Padre. «Ogni cristiano e ogni comunità discernerà quale sia il cammino che il Signore chiede, però tutti siamo invitati ad accettare questa chiamata. Uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 20).

    Gesù comincia la sua missione non solo da un luogo decentrato, ma anche da uomini che si direbbero, così si può dire, "di basso profilo". Per scegliere i suoi primi discepoli e futuri apostoli, non si rivolge alle scuole degli scribi e dei dottori della Legge, ma alle persone umili, alle persone semplici, che si preparano con impegno alla venuta del Regno di Dio. Gesù va a chiamarli là dove lavorano, sulla riva del lago: sono pescatori. Li chiama, ed essi lo seguono, subito. Lasciano le reti e vanno con Lui: la loro vita diventerà un’avventura straordinaria e affascinante.

    Cari amici e amiche, il Signore chiama anche oggi! Il Signore passa per le strade della nostra vita quotidiana. Anche oggi in questo momento, qui, il Signore passa per la piazza. Ci chiama ad andare con Lui, a lavorare con Lui per il Regno di Dio, nelle "Galilee" dei nostri tempi. Ognuno di voi pensi: il Signore passa oggi, il Signore mi guarda, mi sta guardando! Cosa mi dice il Signore? E se qualcuno di voi sente che il Signore gli dice "seguimi" sia coraggioso, vada con il Signore. Il Signore non delude mai. Sentite nel vostro cuore se il Signore vi chiama a seguirlo. Lasciamoci raggiungere dal suo sguardo, dalla sua voce, e seguiamolo! «Perché la gioia del Vangelo giunga sino ai confini della terra e nessuna periferia sia priva della sua luce» (ibid., 288).

    [00124-01.01] [Testo originale: Italiano]

    ● DOPO L’ANGELUS

    Adesso voi vedete che non sono solo: sono in compagnia di due di voi, che sono saliti qui. Sono bravi questi due!

    Si celebra oggi la Giornata mondiale dei malati di lebbra. Questa malattia, pur essendo in regresso, purtroppo colpisce ancora molte persone in condizione di grave miseria. E’ importante mantenere viva la solidarietà con questi fratelli e sorelle. Ad essi assicuriamo la nostra preghiera; e preghiamo anche per tutti coloro che li assistono e, in diversi modi, si impegnano a sconfiggere questo morbo.

    Sono vicino con la preghiera all’Ucraina, in particolare a quanti hanno perso la vita in questi giorni e alle loro famiglie. Auspico che si sviluppi un dialogo costruttivo tra le istituzioni e la società civile e, evitando ogni ricorso ad azioni violente, prevalgano nel cuore di ciascuno lo spirito di pace e la ricerca del bene comune!

    Oggi ci sono tanti bambini in piazza! Tanti! Anche con loro vorrei rivolgere un pensiero a Cocò Campolongo, che a tre anni è stato bruciato in macchina a Cassano allo Jonio. Questo accanimento su un bambino così piccolo sembra non avere precedenti nella storia della criminalità. Preghiamo con Cocò, che sicuro è con Gesù in cielo, per le persone che hanno fatto questo reato, perché si pentano e si convertano al Signore.

    Nei prossimi giorni, milioni di persone, che vivono nell’Estremo Oriente o sparse in varie parti del mondo, tra cui cinesi, coreani e vietnamiti, celebrano il capodanno lunare. A tutti loro auguro un’esistenza colma di gioia e di speranza. L’anelito insopprimibile alla fraternità, che alberga nel loro cuore, trovi nell’intimità della famiglia il luogo privilegiato dove possa essere scoperto, educato e realizzato. Sarà questo un prezioso contributo alla costruzione di un mondo più umano, in cui regna la pace.

    Ieri, a Napoli, è stata proclamata Beata Maria Cristina di Savoia, vissuta nella prima metà del secolo diciannovesimo, regina delle due Sicilie. Donna di profonda spiritualità e di grande umiltà, seppe farsi carico delle sofferenze del suo popolo, diventando vera madre dei poveri. Il suo straordinario esempio di carità testimonia che la vita buona del Vangelo è possibile in ogni ambiente e condizione sociale.

    Saluto con affetto tutti voi, cari pellegrini venuti da diverse parrocchie d’Italia e di altri Paesi, come pure le associazioni, i gruppi scolastici e altri. In particolare, saluto gli studenti di Cuenca (Spagna) e le ragazze di Panamá. Saluto i fedeli di Caltanissetta, Priolo Gargallo, San Severino Marche e San Giuliano Milanese, e gli ex-allievi della Scuola di Minoprio. Vorrei anche esprimere la mia vicinanza alle popolazioni alluvionate in Emilia.

    Mi rivolgo adesso ai ragazzi e ragazze dell’Azione Cattolica della Diocesi di Roma! Cari ragazzi, anche quest’anno, accompagnati dal Cardinale Vicario, siete venuti numerosi al termine della vostra "Carovana della Pace". Vi ringrazio! Vi ringrazio tanto! Ascoltiamo ora il messaggio che i vostri amici, qui accanto a me, ci leggeranno.

    Messaggio di pace letto al Santo Padre da due ragazzi dell’Azione Cattolica dei Ragazzi di Roma - Sara e Matteo - prima del lancio delle colombe della pace:

    « Caro Papa,

    oggi, noi ragazzi dell’ACR, siamo venuti qui in Piazza San Pietro con le famiglie e gli educatori, per portare il nostro messaggio di pace a Te, cosicché possa arrivare a tutto il mondo.

    Quest’anno nei nostri gruppi ACR stiamo riflettendo sull’importanza di rimettersi in gioco e dare il proprio contributo unico e originale, al grido di "Non c'e gioco senza Te!". Superando pregiudizi ed esclusioni, c’è posto per ciascuno di noi, perché più siamo più ci divertiamo. Abbiamo capito che Dio ama ognuno di noi, con tutti i nostri pregi e difetti, e proprio per questo ci invita a far parte della Sua gioia; e noi non possiamo che accogliere il Suo invito mettendoci in gioco nel nostro piccolo, portando il Suo messaggio di amore nei luoghi che frequentiamo tutti i giorni e alle persone che ci sono affianco.

    Con l’ACR abbiamo visto che per far funzionare qualsiasi gioco è fondamentale il rispetto delle regole, delle persone e degli spazi. Ogni bambino ha il diritto di poter giocare e divertirsi in un contesto "a propria misura", ma purtroppo non in tutte le parti del mondo questo può avvenire.

    Per questo abbiamo raccolto delle offerte destinate ai bambini e ai ragazzi di Haiti, per permettere di costruire dei luoghi di svago, di incontro e di sport; in questo modo, in quelle terre distrutte dalle catastrofi naturali, dalla gioia e dai sorrisi dei ragazzi può rinascere la Speranza.

    Affidiamo, dunque, il nostro messaggio di Pace a queste colombe, con l’idea che possa arrivare ovunque; perché la Pace è come il vento, soffia forte, potendo raggiungere tutti, in particolare chi ne ha più bisogno.

    Ti chiediamo di pregare per tutti noi, affinché possiamo essere noi stessi, nella vita di tutti i giorni, Testimoni della Sua pace.

    Vogliamo ricambiare l’affetto che con semplicità dimostri ogni volta a tutti, con l’entusiasmo e la gioia che caratterizza l’ACR.

    Gracias Papa, l’ACR ti abbraccia forte! »

    Ed ora questi due bravi ragazzi lanceranno le colombe, simbolo di pace.

    [lancio delle colombe]

    A tutti auguro buona domenica e buon pranzo. Arrivederci!

    [00125-01.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0061-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

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