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Discussione: La situazione dei cristiani in Ucraina

  1. #11
    Fedelissimo di CR L'avatar di Amatrixian
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    Citazione Originariamente Scritto da Clericale Visualizza Messaggio
    E allora dovresti rivedere un pò le tue posizioni, perchè in questo momento l'unica potenza in grado di contrastare l'Europa delle banche e delle ideologie anticristiane è proprio la Russia.
    Se negli Stati Uniti ci fosse stato il rischio di un colpo di stato ti pare che il liberale Obama si sarebbe fatto scrupoli a usare la forza?

    Con tutto il male che si può dire della UE (e ce n'è parecchio), sinceramnte se pororpio devo scegliere un "protettore" fra USA, Russia e UE,.. 1000 e poi ancora 1000 volte UE!


    (ma se posso farne a meno, ancora meglio.
    Che fo, me ne vo in Nuova Zelanda?
    "Che vuol ch'io faccia del suo latinorum?"

  2. #12
    Fedelissimo di CR L'avatar di fenix
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    Eviterei gli assolutismi e consiglio la lettura di questo articolo, fotografa bene la reale situazione:

    http://temi.repubblica.it/limes/lucr...-balcani/58353


    p.s.
    Ci preoccupiamo giustamente per le vittime degli scontri in Ucraina,ma chiudiamo gli occhi davanti al subdolo bollettino di guerra che falcia la nostra nazione?
    Ieri,ennesima tragedia a causa della guerra invisibile
    http://www.ilmattino.it/NAPOLI/CRONA...e/531164.shtml

  3. #13
    CierRino L'avatar di Miserere mei
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    Una disgrazia così grande come quella di entrare nella U.E. non mi sento proprio di auspicarla per la povera Ucraina.
    Nunc dimittis servum tuum, Domine, secundum verbum tuum in pace

  4. #14
    Veterano di CR
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    Bah non saprei chi sciegliere.
    In effetti la BCE,tutti questi economisti che controllano l'Europa non mi convincono tanto.
    Ogni Stato dovrebbe essere indipendente economicamente a mio avviso,anche l'Impero Romani nel passato ce ne ha dato la prova

  5. #15
    Moderatore tomista L'avatar di Deoiuvante
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    Citazione Originariamente Scritto da Melbo Visualizza Messaggio
    Bah non saprei chi sciegliere.
    In effetti la BCE,tutti questi economisti che controllano l'Europa non mi convincono tanto.
    Ogni Stato dovrebbe essere indipendente economicamente a mio avviso,anche l'Impero Romani nel passato ce ne ha dato la prova
    Stato e Impero sono concetti ben distinti, però...
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  6. #16
    Veterano di CR
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    Citazione Originariamente Scritto da Deoiuvante Visualizza Messaggio
    Stato e Impero sono concetti ben distinti, però...
    Beh si,ma lo Stato in teoria è un invenzione messa nei libri giuridici,in pratica chi ci governa non ci rappresenta
    I concetti un pò li ho,io parlo di economia:dicevo solo è che l'UE sta prendendo troppi poteri e le repubbliche sono allo sfascio(Un paragone molto doverso ovvio,però non sottovaluterei )
    Comunque,qua non vogliono a parlare di politica mi sembra

  7. #17
    Nathaniel
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    Ucraina, la condanna storica di confini sbagliati
    di Massimo Introvigne
    22-02-2014

    «La nuova Bussola quotidiana» ha pubblicatoparecchi articoli, bene informati, di Stefano Magni sul dramma dell’Ucraina. Intervengo con un contributo da sociologo, che conosce qualcosa dell’Ucraina anche perché nell’anno del mandato all’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) ho condotto una visita ufficiale in quel Paese – si chiamano così, ma hanno un evidente aspetto ispettivo – e sono co-autore del successivo rapporto prodotto dall’OSCE in tema di diritti umani in Ucraina.

    La lettura corrente della situazione ucraina prescinde spesso dal dato demografico e geografico, che è invece fondamentale. La storia si ripete sempre finché la geografia non cambia. Si dimentica quello che i sociologi sanno: che la nozione stessa di «Ucraina» è stata socialmente costruita e spesso politicamente contestata. La Crimea per quasi quattro secoli è stata governata da un Khanato erede diretto di Gengis Khan (1162-1227), finché come risultato del «colonialismo via terra» russo fu conquistata a trasformata nel Governatorato della Tauride, prima di essere incorporata dai comunisti nella Repubblica Russa e poi in quella ucraina. Una buona parte di quella che oggi è chiamata Ucraina Occidentale è stata parte della Polonia fino alla Seconda guerra mondiale. La Bessarabia del Sud è stata storicamente parte della Moldavia e della Romania, fino a essere annessa alla repubblica sovietica dell’Ucraina nel 1940. Questa «invenzione dell’Ucraina» risponde alla logica leninista e stalinista di costruire repubbliche tagliando e cucendo sulla carta geografica, ma anche al tentativo di isolare la resistenza armata anticomunista – che in Ucraina è durata fino agli anni 1950 – facendo diminuire nella Repubblica la percentuale di ucrainofoni rispetto a quella dei russofoni, e la percentuale dei cattolici (quasi tutti anticomunisti) rispetto agli ortodossi. Il risultato è uno dei tanti Paesi con frontiere ampiamente artificiali.

    Molti russofoni sono emigrati in Russia o altrove – il Paese dove sono emigrati più ucraini (200.000) oggi è l’Italia, e molti sono russofoni – così che oggi sono meno di un tempo: si dice 18% ma i censimenti sono a loro volta un atto politico, l’ultimo è stato fatto nel 2001 e il prossimo sarà nel 2016. Quella che è certa è la contrapposizione fra le regioni orientali, in maggioranza russofone e ortodosse, e le regioni occidentali, in maggioranza ucrainofone, e con una robusta presenza cattolica accanto agli ortodossi, che peraltro sono spaccati in due patriarcati rivali, uno leale a quello di Mosca e uno nazionalista, oggi maggioritario, che incentra la sua esistenza sull’indipendenza dalla Russia.

    L’Ucraina ha in assoluto uno dei più bassi tassi di fertilità del mondo (1,53), ma questo è la media di un tasso più alto nelle regioni occidentali e di uno da record del mondo negativo nelle regioni orientali russofone (una è addirittura a 1,24 – ricordo che il tasso minimo per assicurare il ricambio generazionale è 2,1). In compenso, tutta l’Ucraina non è particolarmente ricca, ma il tasso di povertà è significativamente più alto nell’Ucraina occidentale (49% nelle campagne e 45% nelle città) rispetto a quella orientale (35%). Questo si deve anche a maggiori investimenti nell’epoca comunista nella zona orientale e russofona.

    Ci sono molte Ucraine: si dovrebbe ancora parlare dei musulmani tatari di Crimea e bulgari, dei rom – che hanno gravi problemi di diritti umani – e del fatto che i quattro quinti degli ebrei ucraini, che erano ancora 500.000 nel 1989, sono emigrati dopo l’indipendenza, ma il quinto che rimane (100.000 persone) costituisce ancora una minoranza ebraica tripla rispetto a quella italiana in un Paese meno popolato (45 milioni). Tuttavia le Ucraine principali sono sostanzialmente due: quella occidentale, con città principale Leopoli (Lviv, 760.000 abitanti), e quella orientale, dove il centro più grande è Kharkov (1.400.000 abitanti), culla del comunismo ucraino e prima capitale della Repubblica sovietica dell’Ucraina. Kiev (2.800.000 abitanti), con moltissimi immigrati inurbati dal resto del Paese, sta nel mezzo. Non a caso abbiamo ascoltato nei giorni scorsi dichiarazioni separatiste sia a Leopoli sia a Kharkov.

    Uno dei problemi, che ho personalmente constatato nella visita OSCE, è che i russofoni dell’Ucraina orientale, teoricamente in minoranza (ma più ricchi), occupano un numero sproporzionato di posizioni politiche, amministrative e di governo. Il presidente Yanukovytch viene dall’Est del Paese e parla un ucraino stentato, così come il primo ministro Arbuzov. Perché mai gli ucraini in maggioranza ucrainofoni eleggono dei russofoni dell’Est? La risposta della maggior parte degli osservatori delle elezioni, OSCE compresa, è che non li eleggono e le elezioni sono truccate. Indire nuove elezioni sposta dunque i problemi ma non li risolve, a meno di garantire agli ucraini che il prossimo voto sarà senza brogli.

    Già Samuel Huntington (1927-2008) aveva individuato la «linea di faglia» ucraina nel suo libro sugli scontri di civiltà, e per lui in questi casi una soluzione ragionevole è il taglio: gli ucraini che si sentono occidentali ed europei in uno Stato e quelli che si sentono orientali e russi in un altro. Tuttavia il regime sovietico ha spostato popolazioni come pedine su una scacchiera per evitare che si consolidassero nazionalismi insurrezionali, e oggi questa soluzione, che pure emerge in diversi articoli di studiosi internazionali, è molto difficile da mettere in pratica. Il rischio è di una «super-Jugoslavia», con una guerra civile seguita dall’emergere da più di due Stati (la Crimea è un mondo a parte, con la flotta russa che staziona nel porto di Sebastopoli).

    Quanto allo scenario geopolitico, la Russia ha le idee chiare: ricostruire uno spazio euro-asiatico di Paesi satelliti, versione moderna degli imperi zarista primo e sovietico poi – ed è disponibile a mobilitare grandi risorse per mettere queste idee in pratica (15 miliardi di dollari al governo ucraino, un esborso non indolore neppure per il ricco Tesoro russo). Gli Stati Uniti di Obama sono sempre più disimpegnati dallo scacchiere europeo, e forse da tutti gli scacchieri. L’Unione Europea avrebbe un interesse teorico ad acquisire il mercato ucraino, che è strategico, per non parlare dei gasdotti (quarantamila chilometri di tubi, fra gasdotti e oleodotti, anche se Putin e la Germania, che diffidano dell’Ucraina, privilegiano percorsi alternativi) e dei cereali, di cui l’Ucraina, granaio dell’Europa e non più della Russia, è un fornitore sempre più importante anche per l’Italia. Tuttavia l’Unione Europea non ha una politica estera comune – la diplomatica americana Victoria Nuland intercettata mentre mandava l’Unione Europea a quel Paese non a caso è la moglie del teorico neoconservatore (oggi però avvicinatosi a Obama) Robert Kagan, quello per cui gli Europei vengono da Venere, la dea delle mollezze e dei piaceri, e gli americani da Marte, il dio del lavoro e della guerra –, ognuno persegue il suo interesse particolare, e soprattutto la Germania non vuole farsi carico di quel cinquanta per cento o quasi della popolazione ucraina che vive sotto la soglia di povertà.

    È vero, gran parte degli attacchi a Putin sono ideologici: danno fastidio le sue posizioni non «politicamente corrette» sull’omosessualità e non solo. Ma è anche vero che l’Ucraina com’è stata disegnata dai drammi della storia, con pezzi di Polonia cattolica strappati alla Polonia e distretti prevalentemente cattolici, e con un tenace sentimento anti-russo alimentato da decenni di resistenza anti-sovietica che contagia anche una parte degli ortodossi (con frange che identificano il potere russo con il potere di oligarchi in buona parte di origine ebraica, e usano toni effettivamente antisemiti e inaccettabili), non può essere trattata semplicemente come un satellite russo se non dispiegando una feroce repressione militare, i cui costi sarebbero altissimi anche per la stessa Russia. Per evitare la Jugoslavia occorre sedersi a un tavolo, dove gli occidentali – ammesso che ve ne siano capaci di visioni strategiche, e non interessati solo allo spread o ai gasdotti, che peraltro non sono irrilevanti – depongano i loro pregiudizi contro Putin, e Putin accetti dal canto suo di rinunciare a qualcosa.

    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-...liati-8509.htm

  8. #18
    Nathaniel
    visitatore
    La rivolta di piazza ha scavalcato i suoi leader
    di Stefano Magni
    23-02-2014

    La crisi Ucraina non finisce mai di riservare sorprese. Ogni giorno, ogni ora, rivolgimenti improvvisi e colpi di scena cambiano radicalmente la situazione. Segno che la situazione è realmente fuori da ogni controllo, dunque totalmente imprevedibile.

    Nella giornata di giovedì, l'Unione Europea (rappresentata dai ministri degli Esteri di Francia, Germania e Polonia) era riuscita a premere sul presidente Viktor Yanukovich fino a ottenere da lui una serie di nuove concessioni all'opposizione. Durante i colloqui, nella capitale ucraina (e non solo) la battaglia infuriava, venivano evacuate le sedi di governo e parlamento e la piazza dell'Indipendenza (il Maidan) veniva occupato nuovamente dall'opposizione. Premuto dall'estero e dall'interno, il presidente aveva concesso, praticamente, tutto ciò che era stato richiesto dagli oppositori: formazione di un governo di unità nazionale entro 10 giorni, ritorno alla Costituzione del 2004 (che limita i poteri presidenziali) entro 2 giorni, dimissioni ed elezioni anticipate del presidente. Quali clausole minori, per ottenere un cessate-il-fuoco più efficace, erano previsti il disarmo degli oppositori e il ritiro dello stato di emergenza. Con una mossa prevedibile, venerdì la Rada ucraina ha votato per la scarcerazione di Yulia Tymoshenko, la leader storica della Rivoluzione Arancione, incarcerata nel 2011 per “abuso di potere” dopo un processo di dubbia imparzialità. La sorpresa di questo voto, che ha ribaltato l'esito di un'analoga votazione tenutasi nel 2013, è stato il ribaltamento di decisioni dello stesso Partito delle Regioni, quello del governo e del presidente Yanukovich: 54 suoi deputati hanno scelto di liberare la loro storica avversaria. Fino a venerdì sera la tregua pareva reggere. Ma, come spesso è avvenuto nella storia della Russia zarista e dell'Urss, come nella rivoluzione di febbraio del 1917 e come in quella contro i golpisti di Mosca nel 1991, la piazza ha preso il sopravvento sui suoi stessi leader e qualunque concessione è risultata tardiva.

    Infatti, nel momento in cui le tre anime della rivolta del Maidan, il democratico Arseniy Yatsenyuk, il populista Vitaly Klitschko e l'ultra-nazionalista Oleh Tyahnibok hanno annunciato la firma dell'accordo per il cessate il fuoco, la piazza li ha fischiati e poi disobbediti. La rivolta, insomma, era andata troppo oltre. Le Gli scontri, infatti, sono ricominciati ieri, con l'occupazione, da parte degli insorti, del quartiere governativo e delle residenze private di Viktor Yanukovich. Residenze in cui avrebbero trovato tesori degni di un Ceausescu, il dittatore rumeno detronizzato dalla rivoluzione del 1989: auto e moto d'epoca, uno zoo privato, bagni in oro massiccio, lingotti a non finire. I racconti dei rivoltosi si moltiplicano e si stanno diffondendo in tutto il mondo, dando l'impressione che sia finita una tirannia di tipo orientale e non semplicemente il governo di un presidente eletto pochi anni fa. Alla spoliazione materiale si accompagnava anche quella politica. La maggioranza del parlamento ucraino, infatti, votava per l'impeachment del presidente e fissava la data delle elezioni al prossimo 25 maggio.

    Le residenze e la sede presidenziale erano comunque vuote. Viktor Yanukovich era già nell'Est ucraino, protetto dai suoi fedelissimi e circondato dai suoi più fedeli elettori. C'era andato nella mattinata, per non precisate “consultazioni politiche”. Ma c'è chi, da Kiev, teme che stia organizzando una controffensiva, non solo politica ma anche militare. Non è un mistero, infatti, che quel che l'Ucraina occidentale e Kiev vivono come una rivoluzione democratica, in Ucraina orientale e in Crimea, russofone e prevalentemente post-comuniste, viene vissuto come un golpe filo-occidentale ai danni di un presidente democraticamente eletto, soprattutto grazie ai loro voti. Da giovedì, il parlamento autonomo della Crimea sta valutando, nemmeno troppo velatamente, l'ipotesi di una secessione, nel caso a Kiev vincano gli oppositori del Maidan. E, in generale, nell'Est post-sovietico discorsi incendiari dei leader locali del Partito delle Regioni arrivano ad auspicare l'intervento militare russo. Cosa, per altro, che i russi non negano. In caso di ostilità in Crimea, dove è stazionata la Flotta del Mar Nero, fonti militari del Financial Times affermano che sarebbero pronte a un intervento armato.

    Quale ultimo colpo di scena, alla fine di una giornata molto confusa, Yulia Tymoshenko è stata liberata con dieci giorni di anticipo rispetto al previsto. Pur malata alla spina dorsale e costretta sulla sedia a rotelle, si è subito presentata alla folla del Maidan, diventando lei, improvvisamente, la nuova/vecchia leader della rivoluzione, scavalcando di colpo i vari Yatsenyuk, Klitschko e Tyahnibok, ormai compromessi dal compromesso (con Yanukovich). E la Tymoshenko non ha certo lanciato un appello alla calma o alla non-violenza. Ha semmai invitato gli insorti a “proseguire la rivoluzione”. Guerra civile? Se fino a ieri era un'ipotesi possibile, adesso è molto più probabile.

    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-...eader-8516.htm

  9. #19
    Nathaniel
    visitatore
    "Nazisti a chi?" Professoressa ucraina risponde ai pregiudizi
    di Stefano Magni
    25-02-2014

    Kiev, si insedia oggi il nuovo governo. Il presidente ad interim è Olexander Turchynov e il nuovo corso è già iniziato. Prima di tutto sono iniziati i contatti con l'Ue. Poi si pensa a Viktor Yanukovych è stato privato del suo potere dopo un voto a maggioranza della Rada (parlamento) ucraina. Ed ora è ricercato: su di lui pende un mandato di cattura, da ieri. La sua residenza di lusso è stata esposta al mondo. Le foto mostrano la magione di un politico arricchito, con un lusso sfrenato, da satrapo orientale. Nel frattempo, la Piazza dell’Indipendenza, teatro di una rivolta ormai portata a compimento, si è trasformata in un luogo di commemorazione delle vittime.

    Non tutti reagiscono con giubilo alla cacciata dal potere del presidente Yanukovych. In Russia, il premier Dmitri Medvedev protesta contro l’“ammutinamento armato” delle opposizioni ucraine. I media russi puntano il dito contro la “deriva nazista” ucraina. E molti, in Italia, danno più retta alla campana del Cremlino, sottolineando la presenza di Svoboda, il partito di destra che ha preso parte alla rivolta.

    Ma è facile strumentalizzare un evento che abbiamo visto da lontano, nelle nostre televisioni. Tutt’altra cosa è essere presenti, come la professoressa Olena Ponomareva, docente di Ucrainistica all’Università La Sapienza di Roma. Era presente a Kiev al momento dello scoppio dell’insurrezione, nel “martedì di sangue”, il 18 febbraio scorso, di cui ha dato una drammatica testimonianza scritta in presa diretta. Abbiamo contattato telefonicamente la professoressa Ponomareva.

    La prima notte di violenza, il 18 febbraio, è scoppiata all'improvviso dopo una settimana di calma. Lei c'era, ci può spiegare cosa sia successo?
    Il 18 febbraio al Parlamento ucraino si sarebbe dovuta discutere la riforma costituzionale, ovvero il ritorno alla costituzione del 2004, per ridurre i poteri del presidente. Questo era uno dei punti cardine del Piano di pacificazione nazionale proposto dall’opposizione durante la profonda crisi politica ucraina: essa avrebbe spianato la strada, inizialmente, alla nomina di un nuovo governo tecnico per arrivare poi a nuove elezioni. Inoltre, il ritorno alla Costituzione del 2004 era stata la condizione indispensabile alla tregua tra il governo e la Piazza, in seguito agli scontri di gennaio scorso. Per sostenere le rivendicazioni politiche delle opposizioni e fornire loro un supporto psicologico durante le votazioni in Parlamento, decine di migliaia di manifestanti del Maidan (la piazza dell’Indipendenza, ndr) hanno preso parte a un corteo pacifico verso la sede del Parlamento. Sono stati fermati da un cordone di agenti delle forze speciali “Berkut” che ha impedito ai dimostranti di avvicinarsi all’edificio. Alcuni, però, sono riusciti ad aprirsi un varco e passare attraverso il cordone. Allora le forze speciali hanno cominciato a colpire i manifestanti con manganellate e pallottole di gomma, usando i lacrimogeni e persino ordigni esplosivi. Molti agenti sono saliti sui tetti dei palazzi per mirare con più precisione. Nel frattempo, dentro il Parlamento, l’opposizione tentava invano di far votare il progetto di legge sulla riforma costituzionale. I deputati del Partito delle Regioni di Yanukovych e i comunisti hanno semplicemente abbandonato la sala e la sede del Palramento. Alle quattro del pomeriggio l’assalto al Maidan è iniziato. Verso sera iniziava l’operazione delle forze speciali per ‘ripulire’ la Piazza. Vengono incendiate le tende dei dimostranti e la sede dei sindacati diventata il quartier generale del Maidan. Si parla di decine di morti e centinaia di feriti. Dal sito del Servizio di Sicurezza Nazionale viene annunciata una “operazione antiterroristica”, si fermano tutte le stazioni della metropolitana a causa della ‘minaccia terroristica’, viene bloccato il traffico nel centro di Kiev e tutte strade principali che portano alla capitale. Nonosante ciò, il Maidan, con diecimila manifestanti, resiste tutta la notte. Il giorno successivo a migliaia cominciano ad arrivare in rinforzo, corraggiosi da tutte le parti dell’Ucraina. L’“operazione antiterroristica”, che doveva finire in un’ora, in pratica dura tre giorni (è sintomatico che l’annuncio dell’operazione, dopo poche ore, sia sparito dal sito ufficiale del governo), decine di persone vengono uccise (la maggior parte colpite dai cecchini appostati nei palazzi governativi) e migliaia di persone ferite in modo grave. Il paese è il mondo intero è sotto shock. Il tentativo del presidente di reprimere nel sangue la protesta popolare è diventato la fine del suo regime.

    Come ritiene che abbia reagito l'Italia agli eventi di Kiev?
    Sono appena tornata da Kiev dove il 21 febbraio ho partecipato alla cerimonia funebre a Maidan in memoria dei caduti negli scontri. Alla cerimonia si sono riuniti i ministri degli Esteri della Polonia e della Germania che si trovavano a Kiev per una mediazione tra Yanukovych e l’opposizione ucraina. Dal palcoscenico, i leader del Maidan hanno ringraziato l’Unione Europea e alcuni singoli paesi per la soliedarità nei confronti del popolo ucraino, citando anche l’Italia. Purtroppo, per sbaglio (nel quale è manifesta la simpatia degli ucraini per l’Italia), visto che non c’è mai stata alcuna dichiarazione ufficiale del governo italiano. Mentre altri governi europei, tra cui quelli della Germania, della Francia, del Regno Unito, della Svezia, della Polonia, della Lituania e molti altri, esprimevano la condanna delle violente repressioni e il cordoglio per le numerose vittime, il nuovo ministro degli Esteri Mogherini si è limitata a esprimere la preoccupazione sulla situazione in Ucraina. È ovvio che la signora Mogherini abbia appena ricevuto la sua nomina, ma a Kiev lavorano diplomatici italiani di altissima professionalità, a cominciare dall’ambasciatore Fabrizio Romano che sta aggiornando in continuazione la Farnesina sulle decisioni del Parlamento ucraino e sugli sviluppi della situazione politica nel paese. Si ha avuto impressione che le loro relazioni non fossero state lette con dovuta attenzione.

    Come avrà visto dalla stampa italiana, qui si teme una deriva neo-nazista della rivolta in Ucraina a causa della presenza di Svoboda fra i partiti che erano in piazza. Timori fondati?
    Mi sento di nuovo sconvolta (e non meno di quando vedevo gli scontri di qualche giorno fa a Kiev), questa volta da cittadina italiana, dall’insensibilità e, mi permetta, dall’incompetenza. L’insensibilità non soltanto politica, ma anche umana. Tra i morti a Maidan c’erano un ragazzo di origine armena, uno di origine bielorussa, c’erano gli ucraini originari della parte occidentale dell’Ucraina (c’era, per esempio, un ragazzo di Leopoli, di 23 anni, appena tornato da Roma dove studiava all’Università Pontificia), ma anche del centro e dell’Est del Paese. Sono morti giornalisti, medici, un deputato, un attore... Molti di loro parlavano russo, ma sono scesi in Piazza per ottenere giustizia e libertà oppresse dal regime antidemocratico e profondamente corrotto. Peccato che alcuni politici in Italia (che è, lo dimentichiamo spesso, la patria dell’umanesimo) non siano stati in grado di capire gli ideali di Maidan, ma hanno visto nelle proteste ucraine una ‘deriva neo-nazista’. Simili definizioni di fenomeni complessi con le ‘eticchette’ semplicistiche e prevalentemente denigratorie sembrano riecheggiare la retorica anti-ucraina del governo russo, a cominciare da quella ben nota del ministro degli Esteri Lavrov, che più volte ha parlato qui in Occidente (una delle più memorabili è stata la sua dichiarazione alla Conferenza sulla sicurezza internazionale a Monaco di Baviera): talvolta di estremisti di piazza, altre volte di terroristi e radicali, e poi ancora di nazionalisti, fascisti e così via. Ma ogni persona ragionevole si rende conto che non possono essere estremisti (terroristi, nazionalisti, fascisti ecc.) decine di milioni di persone in Ucraina che chiedevano le dimissioni del presidente Yanukovych, già delegittimato agli occhi del popolo a causa di una pessima gestione della crisi politica e sociale, macchiato di sangue dopo l’ordine che ha impartito di usare la forza contro i manifestanti già un mese fa. Il problema maggiore, a mio avviso, è la mancanza delle informazioni oggettive sull’Ucraina e sugli altri Paesi dell’Est europeo: non soltanto l’ignoranza delle problematiche di questi paesi da parte dei politici e, di conseguenza (purtroppo) da una grande parte dell’opinione pubblica, ma anche l’assenza di interesse verso queste problematiche. E poi gli italiani “si svegliano” in mezzo a qualche ‘rivoluzione’ e i politici cominciano a eticchettare gli eventi a loro sconosciuti. Una delle cose che andrebbe fatta subito per ovviare queste incomprensioni, oltre che alle informazioni approssimative e, spesso, tendenziose, è mandare un corrispondente fisso a Kiev. Ai tempi della rivoluzione arancione di 10 anni fa in Ucraina noi con Giovanna Brogi, professore ordinario dell’Università di Milano abbiamo inviato una lettera aperta ai direttori dei Tg Rai (pubblicata sul “Corriere della Sera”) con la proposta di cercare di ‘variare’ i corrispondenti in Ucraina, magari chiedendo i servizi a quelli di Varsavia e non solo a quelli a Mosca, almeno per avere anche un punto d’osservazione diverso. Nessuna risposta dai direttori e un distratto commento di Sergio Romano sul Corriere, che adesso si lamenta di non sapere chi siano i manifestanti.

    In Italia, come sa, c'è una crescente ostilità per l'Unione Europea. Pochi capiscono il senso di una rivolta per l'Europa. Come viene vista e vissuta l'Europa in Ucraina?
    È sintomatico che le proteste in Ucraina siano cominciate tre mesi fa, dopo che l’allora presidente aveva rifiutato di firmare l’accordo di libero scambio con l’Ue. I primi a protestare sono stati i giovani, gli studenti universitari di Kiev e delle altre città del Paese. Dopo la prima repressione del 30 novembre 2013, quando gli studenti sono stati brutalmente picchiati dalla polizia, la protesta pro-europea si è trasformata nella rivolta generale anti-Yanukovych, per difendere i propri diritti civili e morali garantiti dalla Costituzione. Gli ucraini, specialmente dopo le tragiche vicende degli ultime settimane, sanno distinguere l’Europa dall’Unione europea. La concezione dell’Europa per gli ucraini non è dissimile da quella che avevano le altre nazioni dell’Est europeo separate dagli altri europei dalla cortino di ferro. Ma per gli ucraini che conobbero, oltre al totalitarismo, la condizione coloniale e post-coloniale, il significato dell’Europa è ancora piu’ profondo: oltre alla libertà e alla giustizia, la dignità umana e nazionale.

    Adesso che c'è un mandato di cattura per Yanukovych come pensa che reagiranno le regioni dell'Est e la Crimea che lo hanno votato nelle ultime elezioni?
    La situazione in Ucraina dopo la destituzione di Yanukovych è molto tesa e nessuno scenario è escluso, compreso il rischio dello smembramento del Paese e di una guerra, alimentata però dall’esterno. Bisognerebbe sfatare un altro mito sulle due Ucraine ‘contrapposte’: quella orientale contro quella occidentale. Qui però, per non sembrare ‘di parte’ a causa delle mie origini ucraine, preferisco rimandare i lettori a un’analisi del politologo britannico Uilleam Blacker intitolata “Ukraine–Divided or Diverse” (Ucraina - divisa o diversa”). Dalla mia esperienza personale posso dire soltanto che, nonstante le differenze regionali che esistono in tutti i Paesi territorialmente grandi, la gente dell’Est dell’Ucraina condivide con l’Ucraina occidentale e centrale gli stessi valori civili e morali che, volendo, possiamo chiamare anche ‘europei’. Ma nel senso di ideali e principi di Jean Monnet et Robert Schuman e con grande delusione per le incertezze e titubanze di alcuni politici occidentali e degli euroburocrati di Bruxelles che non condividono più gli stessi ideali.

    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-...udizi-8527.htm

  10. #20
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