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Discussione: La situazione dei cristiani in Ucraina

  1. #191
    CierRino L'avatar di Verbum Domini
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    Custodia della Santa Croce in Ucraina: Comunicato
    lunedì, 28 Febbraio 2022548
    Pace e bene!

    Giovedì 24 Febbraio 2022, nelle prime ore del mattino, le truppe russe hanno invaso l’Ucraina. Da quattro giorni, i soldati russi entrano nel nostro paese da sud (dalla Repubblica Autonoma di Crimea annessa nel 2014), da est (dalla Federazione Russa e dal Donbass annesso nel 2014) e da nord (dalla Repubblica di Bielorussia). Finora non è stato registrato l’ingresso di truppe russe dalla Repubblica della Transnistria, cioè dalla parte della Moldavia annessa dai russi nel 1991. Oltre ai combattimenti per le città dell’est, del nord e del sud, sono sotto attacco i punti strategici di tutte le città ucraine. In tutto il paese un problema sono le persone operante le diversioni che si trovano in quasi tutte le grandi città. Si occupano di disinformazione, contrassegnano i luoghi strategici con vernice fluorescente e informano le truppe nemiche delle azioni delle autorità locali. Molti di loro vengono neutralizzati dalle autorità di sicurezza locali. Alle entrate di ogni città ci sono stazioni di polizia, dell’esercito e di difesa territoriale civile. Nel paese è stata annunciata una mobilitazione generale degli uomini tra i 18 e i 60 anni. Le armi sono date a tutte persone disposte. Nelle città funziona il trasporto elettronico, cioè treni, tram e filobus. Gli autobus urbani e quelli a lunga distanza non circolano per mancanza di carburante, che è riservato ai servizi medici, alla polizia e all’esercito.
    Nessuno dei nostri cinque conventi si trova nella zona di combattimento diretto.
    Ci sono due frati a Kremenchuk. Visitano i parrocchiani con il ministero sacramentale e nel convento servono i pasti ai senzatetto. Hanno fatto una scorta di cibo per questo scopo. Poiché il convento è un edificio nuovo, i frati preparano una sala come rifugio antiaereo coprendo le pareti con sacchi di sabbia. Kremenchuk è una città strategica perché si trova sul fiume Dnepr. C’è una diga in città e ci sono molti importanti stabilimenti industriali.
    Il convento di Mackivci è situato in un villaggio lontano dalla strada principale ed è quindi un luogo più sicuro della città. Per questo motivo, le Suore Serve dello Spirito Santo, insieme alle loro postulante, si sono trasferite nel nostro convento. Attualmente, nei locali del convento vivono due famiglie di rifugiati di Kiev. Poiché il convento è un edificio nuovo, i frati preparano una stanza per un rifugio antiaereo coprendo le pareti con sacchi di sabbia e lastre di cemento. Molte famiglie della parrocchia, temendo la guerra, partirono per la Polonia e la Romania. Vicino al villaggio c’è un aeroporto, che è stato distrutto il primo giorno di guerra.
    Nel convento di Boryspil è rimasto un frate e il suo compito è quello di difendere il nostro convento e il convento delle Suore Serve dello Spirito Santo. Le suore hanno lasciato la città perché nella vicina Kiev, capitale dello stato, sono in corso battaglie con l’esercito russo, e vicino al convento delle suore si trova un aeroporto civile. La base militare accanto all’aeroporto è stata distrutta il primo giorno di guerra.
    Il convento di Bilshivtsi si trova in un villaggio ai piedi dei Carpazi. È un luogo molto sicuro. Lì abbiamo un grande edificio del convento, dove ora vivono i frati anziani (prima della guerra hanno lasciato i conventi di Kremenchuk e Boryspil) e alcune famiglie di profughi di Kiev. Nel prossimo futuro è previsto l’acquisto di un secondo generatore di energia, perché uno è sufficiente solo per far funzionare il riscaldamento dell’edificio. Il convento ha scorte di cibo per un lungo periodo di tempo.
    Leopoli è una grande città regionale, la capitale dell’Ucraina occidentale. Abbiamo un convento nel centro della città. È sicuro in città. Il primo giorno di guerra un parrocchiano che è stato chiamato alle armi si è sposato nella nostra chiesa, e inoltre è stato amministrato il sacramento del battesimo al figlio di un altro parrocchiano che è impegnato nella difesa della città. Già il primo giorno di guerra, molti dei nostri parrocchiani – temendo per se stessi e per i propri figli – partirono per la Polonia. I frati e i fedeli sono coinvolti nel coordinamento, nel trasporto di persone al confine nazionale e nel portare aiuti umanitari dal confine alla città.

    Fra Stanislaw PEKALA Segretario custodiale

    Fonte: https://www.ofmconv.net/custodia-del...na-comunicato/
    Cantate al Signore un canto nuovo perchè ha compiuto meraviglie! (Salmo 98)

  2. #192
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    Citazione Originariamente Scritto da westmalle Visualizza Messaggio
    la chiesa greco-cattolica in Ucraina che corrisponde a circa il 6% degli abitanti
    I cattolici ucraini sono almeno il doppio.
    Vi chiameranno papisti, retrogradi, intransigenti, clericali: siatene fieri! Papa Pio X

  3. #193
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    Da Roma, il segretariato dell’arcivescovo maggiore di Kiev della Chiesa greco-cattolica ucraina lancia l’allarme: «Sono giunte informazioni che le truppe russe stanno preparando un attacco aereo sul santuario più importante del popolo ucraino dai tempi della Rus’ di Kyiv: la cattedrale di Santa Sofia di Kyiv».

    La nota prosegue informando che «Sua Beatitudine Sviatoslav, Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina, invita tutti i cristiani a pregare per il santuario spirituale dei popoli slavi ed esorta l’aggressore ad astenersi da questo orribile atto di vandalismo. “Possa Santa Sofia – la Sapienza Divina – far rinsavire coloro che hanno deciso di commettere questo crimine”, ha detto Sua Beatitudine Sviatoslav. Chiediamo di aiutarci – scrive il segretariato – a salvare Santa Sofia».
    Vi chiameranno papisti, retrogradi, intransigenti, clericali: siatene fieri! Papa Pio X

  4. #194
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    Bombardata la sede della diocesi cattolica di Kharkiv

    Padre Gregorio Semenkov, cancelliere della diocesi di rito latino di Charkiv-Zaporižžja, ha commentato: “Questa mattina è stato un inferno, la bomba è caduta sulla curia. Ci sono stati attentati nel centro della città. Gli attacchi hanno preso di mira gli uffici governativi. Le bombe hanno colpito anche le persone che aspettavano il pane e proprio in quel momento una bomba è caduta sulla curia." Ha poi aggiunto: “In curia in questi giorni ci sono tante persone, tante mamme con i bambini. Siamo un totale di 40 persone. Li mettiamo in un luogo sicuro. Il mio messaggio è breve perché siamo sotto costante bombardamento e sono un po' nervoso, ma cerchiamo di agire normalmente. Dio vi benedica!”.
    Vi chiameranno papisti, retrogradi, intransigenti, clericali: siatene fieri! Papa Pio X

  5. #195
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    Povera gente! Che tristezza.
    «Chi ha conservato la fede in Dio non ha perduto niente,
    quand’anche avesse perduto il resto del mondo» (Axel Oxenstierna).



  6. #196
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    Citazione Originariamente Scritto da Michele Ghislieri Visualizza Messaggio
    I cattolici ucraini sono almeno il doppio.
    E invece andando a leggere le statistiche i numeri dicono proprio una cifra simile alla mia 6-7 %.
    Se vuoi una fonte neutra o cmq più affidabile di wikipedia ti linko l'Enciclopedia Britannica:

    https://www.britannica.com/place/Ukraine/Languages

  7. #197
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    Citazione Originariamente Scritto da westmalle Visualizza Messaggio
    E invece andando a leggere le statistiche i numeri dicono proprio una cifra simile alla mia 6-7 %.
    Se vuoi una fonte neutra o cmq più affidabile di wikipedia ti linko l'Enciclopedia Britannica:

    https://www.britannica.com/place/Ukraine/Languages
    E' una statistica del 2004. Al 2016 erano già cresciuti del 3-4%
    https://www.catholicnewsagency.com/n...rch-in-ukraine
    Vi chiameranno papisti, retrogradi, intransigenti, clericali: siatene fieri! Papa Pio X

  8. #198
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    Nell'immagine è raffigurata la chiesa cattolica di Sant'Antonio a Kharkiv, danneggiata il 3 marzo 2022, all'indomani degli attacchi missilistici russi che hanno colpito altre tre chiese. (foto CNS/cortesia risu.ua)

    VARSAVIA, Polonia (CNS) — I leader della Chiesa nell'Ucraina assediata hanno avvertito che i missionari stranieri potrebbero essere presi di mira dalle forze d'invasione russe, mentre molti potrebbero essere bollati come "spie della NATO" se la Russia occupasse il Paese.
    "Il clero dei paesi occidentali sarà sicuramente a rischio: i governanti sovietici vedevano sacerdoti e suore come spie vaticane, e ora saranno spie della NATO e dell'Unione europea", ha detto al Catholic News Service il vescovo ausiliare Jan Sobilo di Kharkiv-Zaporizhia.
    “A giudicare da quello che è successo in altre aree occupate, possiamo aspettarci anche restrizioni su messe e altre attività. Difendendo l'Ucraina, difendiamo anche la Chiesa cattolica", ha affermato.

    "Date le restrizioni e i controlli posti alla libertà e alla democrazia in Crimea e in altre regioni, possiamo chiaramente aspettarci lo stesso qui", ha affermato. "Ma ciò che conta ora è che questa guerra finisca e che le persone possano tornare alle loro case e chiese".
    “Nella stessa Russia, la Chiesa cattolica non è ben vista e ha continui problemi”, ha detto al CNS. "Quindi possiamo essere sicuri che ci troveremmo in una situazione molto difficile e brutta se la Russia dovesse vincere".

    I bombardamenti hanno danneggiato la cattedrale ortodossa dell'Assunzione a Kharkiv, con finestre e altre decorazioni rotte, secondo quanto riportato dall'Associated Press.
    Nel suo discorso nazionale, il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy si è impegnato a restaurare la cattedrale di Kharkiv.
    "Anche se distruggerete tutte le nostre cattedrali e chiese, non distruggerete la nostra sincera fede nell'Ucraina e in Dio", ha detto il presidente ai russi.
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  9. #199
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    SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE_Nota Informativa

    Missione in Ucraina

    La Santa Sede si è messa a servizio per il raggiungimento della pace in Ucraina. Con un gesto straordinario, Papa Francesco ha annunciato all'Angelus in Piazza San Pietro, domenica 6 marzo, di aver inviato due Cardinali come espressione della solidarietà della Chiesa verso il popolo ucraino sofferente: il Cardinale Konrad Krajewski, l’Elemosiniere, e il Cardinale Michael Czerny, Prefetto ad interim del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.

    Il Cardinale Krajewski è in viaggio ora (7 marzo) verso il confine tra Polonia e Ucraina, dove visiterà i rifugiati e i volontari nei rifugi e nelle case.

    Il Cardinale Czerny arriverà in Ungheria martedì (8 marzo) per visitare alcuni centri di accoglienza per i migranti provenienti dall'Ucraina.

    Entrambi sono diretti in Ucraina e a seconda della situazione intendono raggiungere il Paese nei prossimi giorni.

    I Cardinali porteranno aiuti ai bisognosi e rappresenteranno non solo il Papa ma tutto il popolo cristiano che vuole esprimere la solidarietà al popolo dell’Ucraina e dire: “La guerra è una pazzia! Fermatevi, per favore! Guardate questa crudeltà! In Ucraina scorrono fiumi di sangue e di lacrime. Non si tratta solo di un’operazione militare, ma di guerra, che semina morte, distruzione e miseria”.

    Papa Francesco ha dichiarato: “Le vittime sono sempre più numerose, così come le persone in fuga, specialmente mamme e bambini. In quel Paese martoriato cresce drammaticamente di ora in ora la necessità di assistenza umanitaria. Rivolgo il mio accorato appello perché si assicurino davvero i corridoi umanitari, e sia garantito e facilitato l’accesso degli aiuti alle zone assediate, per offrire il vitale soccorso ai nostri fratelli e sorelle oppressi dalle bombe e dalla paura. Ringrazio tutti coloro che stanno accogliendo i profughi. Soprattutto imploro che cessino gli attacchi armati e prevalga il negoziato – e prevalga pure il buon senso –. E si torni a rispettare il diritto internazionale!”.

    Il gesto di Papa Francesco vuole anche richiamare l'attenzione sulle molte situazioni simili in tutto il mondo. Come ha detto il Santo Padre la domenica precedente, “Con il cuore straziato per quanto accade in Ucraina – non dimentichiamo le guerre in altre parti del mondo, come nello Yemen, in Siria, in Etiopia… –, ripeto: tacciano le armi! Dio sta con gli operatori di pace, non con chi usa la violenza”. (Angelus, 27.02).

    Il Cardinale Czerny continuerà a tracciare la triste similitudine tra le sofferenze degli ucraini e i prolungati conflitti dimenticati. Inoltre, egli solleverà la preoccupazione che gli Africani e gli Asiatici residenti in Ucraina, che soffrono anche la paura e lo sfollamento si sentano autorizzati a chiedere rifugio indiscriminatamente. Ci sono anche rapporti preoccupanti di crescenti attività di traffico di esseri umani e contrabbando di migranti alle frontiere e nei Paesi vicini. Poiché la maggior parte delle persone in fuga sono credenti, egli dichiarerà che l'assistenza religiosa dovrebbe essere offerta a tutti, avendo riguardo alle differenze ecumeniche e interreligiose. Infine, nonostante i lodevoli sforzi per offrire risposte umanitarie e organizzare corridoi umanitari, c'è un grande bisogno di coordinamento, buona organizzazione e strategia condivisa, al fine di abbracciare le sofferenze delle persone e fornire un aiuto efficace.


    (Fonte, dal sito della Santa Sede.
    Citazioni: © Dicastero per la Comunicazione - Libreria Editrice Vaticana).
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  10. #200
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    Il problema della scissione tra le due chiese ortodosse in Ucraina si inserisce in un più ampio contesto culturale di sfida tra "occidente" e "Rus' ", ho trovato un articolo che fa un po' il punto della vicenda:


    Adalberto Mainardi
    "Le chiese in Ucraina e la sfida della pace"
    Rivista il mulino
    12 marzo 2022


    Il panorama religioso dell’Ucraina contemporanea vede oltre cinquanta religioni ufficialmente registrate. Chiesa maggioritaria è la Chiesa ortodossa ucraina, canonicamente parte del Patriarcato di Mosca, ma con uno statuto di ampia autonomia accordato nel concilio episcopale del 1990 e confermato dal concilio locale della Chiesa ortodossa russa del 2009 (lo stesso che elesse l’attuale patriarca Kirill). Capo della Chiesa ortodossa ucraina è il metropolita di Kiev, consacrato dal patriarca di Mosca ma eletto dall’episcopato ucraino (l’attuale metropolita Onufrij Berezovskii è stato eletto nel 2014).

    Nel 1992 si era però formata la Chiesa ortodossa ucraina-Patriarcato di Kiev, con un seguito di alcuni milioni di fedeli, non riconosciuta dalle altre chiese ortodosse. Inoltre nel 1990, dopo l’incontro con Giovanni Paolo II, Gorba?ev legalizzò la Chiesa greco-cattolica ucraina, che poté uscire dalla clandestinità cui era stata costretta da Stalin nel 1946. La convivenza delle tre comunità negli anni Novanta fu caratterizzata da tensioni ed episodi di violenza, che si riverberarono sullo stesso dialogo teologico cattolico-ortodosso, con una lunga battuta d’arresto fino al 2006.

    Ma è l’autocefalia della Chiesa ucraina il nodo attorno a cui si stringono i problemi dell’ortodossia contemporanea. Nel 2016 il concilio panortodosso di Creta non riusciva ad affrontare il problema di quale Chiesa avesse il diritto di concedere a un’altra l’autocefalia (cioè la piena indipendenza): il patriarca ecumenico di Costantinopoli? O la Chiesa madre? O l’insieme delle Chiese ortodosse? Per motivi diversi, quattro Chiese ortodosse disertarono l’assise di Creta: Mosca, Antiochia, la Chiesa ortodossa bulgara e la Chiesa di Georgia. A livello panortodosso, il problema canonico della concessione dell’autocefalia rimase irrisolto e lo scisma della Chiesa ucraina drammaticamente aperto.

    Dopo l’annessione russa della Crimea e la destabilizzazione del Donbass nel 2014, la spinta politica a creare una Chiesa ucraina autocefala «canonica» crebbe considerevolmente. La metropolia di Kiev, culla storica della Chiesa ortodossa russa, dipendeva canonicamente dal patriarca di Costantinopoli fino alla fine del XVII secolo, quando la situazione politica ne provocò il passaggio al patriarcato di Mosca (eretto nel 1589). Nel 2018, il patriarca ecumenico Bartolomeo ritenne di revocare il tomos patriarcale del 1686 che concedeva al patriarca di Mosca il privilegio di consacrare il metropolita di Kiev. I fedeli fino ad allora ritenuti scismatici della Chiesa ortodossa ucraina-Patriarcato di Kiev e della minoritaria Chiesa ortodossa autocefala ucraina furono accolti nella comunione con Costantinopoli e in un concilio, alla presenza di due esarchi nominati dal patriarca ecumenico, costituirono la Chiesa ortodossa d’Ucraina (15 dicembre 2018).

    A questa Chiesa, nel gennaio 2019, Bartolomeo concesse l’autocefalia. L’evento fu salutato dall’allora presidente ucraino Petro Poroshenko, che l’aveva fortemente voluto, come un nuovo «battesimo della Rus’», e la nascita di «una Chiesa senza Putin, ma una Chiesa con Dio e con l’Ucraina». Il Patriarcato di Mosca reagì rompendo la comunione eucaristica con Costantinopoli e con le Chiese che successivamente riconobbero la Chiesa ortodossa d’Ucraina (la Chiesa greca, il Patriarcato di Alessandria e la Chiesa di Cipro).

    La Chiesa ortodossa ucraina, rimasta fedele a Mosca, fu oggetto di attacchi e discriminazioni. Un progetto di legge imponeva di rinominarla «Chiesa ortodossa russa in Ucraina» (una disposizione che avrebbe potuto privarla dell’antichissimo monastero delle Grotte di Kiev). Il capo delle relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, metropolita Ilarion Alfeev, nell’aprile 2021 protestò energicamente: «Il centro di questa Chiesa non è Mosca, ma Kiev: è una Chiesa indipendente, elegge i propri vescovi e il proprio primate. Non è una Chiesa di russi, ma di ucraini».

    La guerra di Putin ha agito come detonatore in una situazione ecclesiale attraversata da tensioni irrisolte. Le reazioni delle Chiese le hanno rese manifeste. Non sorprendono i toni del primate della Chiesa ortodossa d’Ucraina, metropolita Epifanij («un cinico attacco […] nostro comune compito è respingere il nemico, difendere la patria, il nostro futuro dalla tirannia dell’aggressore»), o dell’Arcivescovo maggiore della Chiesa greco cattolica ucraina, Svjatoslav Sevchuk («il nemico fraudolento ha invaso il suolo ucraino, portando con sé morte e devastazione […] è sacro dovere di ciascuno difendere la patria […] La vittoria dell’Ucraina sarà la vittoria della potenza di Dio sulla bassezza e l’insolenza dell’uomo»).

    Ma se Putin, che ancora il 21 febbraio definiva la Chiesa ortodossa ucraina «perseguitata» dal regime di Kiev, si aspettava da essa un appoggio, si sbagliava. In un appassionato appello «al presidente della Russia» nel giorno dell’invasione, il metropolita Onufrij chiede di «fermare immediatamente la guerra fratricida […] Una guerra simile non ha giustificazione né per Dio né per l’uomo». Se individua la responsabilità del presidente russo, il messaggio di Onufrij non cede alla tentazione di invocare da Dio la vittoria sul nemico. Non c’è un nemico da distruggere, ma un fratello che non abbiamo il diritto di uccidere.

    Le parole di Onufrij hanno reso più imbarazzante il silenzio del patriarca Kirill, che solo la sera del 24 febbraio si rivolge ai «fedeli figli della Chiesa ortodossa russa» senza parlare di guerra («questi eventi», «sventura») ed esortando «tutte le parti in conflitto a fare il possibile per evitare vittime civili». La cautela di Kirill, del resto, è condivisa. L’Unione dei battisti russi nel suo appello per la pace sostituisce la parola «guerra» con l’espressione «situazione complicata ai confini con l’Ucraina».

    La dichiarazione del patriarca è parsa insufficiente al suo stesso clero, se oltre 250 preti e monaci hanno sottoscritto un appello in cui chiedono «la cessazione della guerra fratricida in Ucraina», di non perseguire per legge chi manifesta per la pace, «perché questo è il comandamento divino: “Beati gli operatori di pace”». Il 28 febbraio il sinodo della Chiesa ortodossa ucraina domanda con insistenza al patriarca di Mosca di «dire la sua parola di primate sulla cessazione del versamento fratricida di sangue in Ucraina». Il 2 marzo il segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese di Ginevra, Ioan Sauca, ortodosso romeno, chiede ufficialmente a Kirill «di mediare perché la guerra possa essere fermata», e di «far sentire la sua voce per i fratelli e le sorelle che soffrono».

    Nell’omelia della Domenica del perdono (6 marzo), che precede l’inizio della Quaresima, il patriarca Kirill sembra rispondere a queste sollecitazioni. Parla del «deterioramento della situazione nel Donbass» e individua come ragione dell’ostilità verso la Repubblica separatista il suo intransigente rifiuto al gay pride, biglietto di ingresso nel felice mondo del consumismo e dell’apparente «libertà» (un’eco del discorso di Ivan Karamazov contro la teodicea della modernità?). La guerra in corso, sembra dire il patriarca, è una lotta escatologica tra il bene e il male, ne va «della salvezza umana, di dove l’umanità si colloca», tra i sommersi o i salvati, «alla destra o alla sinistra di Dio Salvatore, che viene nel mondo come Giudice e Datore della ricompensa». Non tutti se ne rendono conto, prosegue. Bisogna chiamare peccato ciò che è peccato. L’omosessualità è un peccato. Negarlo è defraudare Dio del suo ruolo di giudice. Da otto anni, nel silenzio dell’Occidente, è in corso un genocidio nel Donbass (una guerra dimenticata che ha già fatto 19.000 vittime). La sofferenza degli abitanti del Donbass è la sofferenza dei martiri. Si tratta di «una lotta che non ha un significato fisico ma metafisico».

    L’omelia del patriarca ha lasciato stupefatti molti commentatori. Certo, mentre chiede di pregare per il popolo ortodosso del Donbass, Kirill dimentica che in Ucraina c’è un altro popolo ortodosso che è il suo stesso gregge; quando ricorda che perdonare è cessare di odiare il nemico, non si accorge che sta costruendo un nemico «esterno» (l’Occidente corrotto) addossandogli la responsabilità «più pesante», cioè di allargare «l’abisso tra i fratelli, colmandolo di odio, malizia e morte» (la guerra tra Russia e Ucraina), e sta assolvendo il presidente russo.

    Ma la sua parola non deve stupire. Non è, banalmente, la degradazione dell’ideale evangelico a poltiglia ideologica. È il coerente sviluppo dell’idea del «mondo russo» (Russkij mir), costruita all’inizio degli anni Duemila. Un’idea di civiltà e insieme un’impresa politica, che tiene insieme eredità culturale e valori religiosi, principi etici tradizionali e capacità performativa post-secolare, una versione 2.0 della «Idea russa» combinata con l’ideale romantico della «Santa Rus’», di cui sarebbero portatori i popoli usciti dal battesimo nel Dniepr, russi, ucraini, bielorussi, come un’unica civiltà con una specifica missione: testimoniare un’alternativa valoriale allo smarrimento etico dell’Occidente, che dietro l’ipocrita difesa dei diritti umani nasconde l’idolo unico del profitto. Non è casuale la consonanza con la persuasione putiniana che russi e ucraini (e bielorussi) siano un unico popolo, fratelli che non possono e non devono abitare in case straniere. Il patriarca del resto ha salutato con favore gli emendamenti alla Costituzione russa del 2020, che introducono la menzione di Dio (art. 67,1 comma 2), la difesa del matrimonio come unione tra uomo e donna (72, comma 1), la promozione dei valori tradizionali della famiglia (114, comma 1).

    Il conflitto ucraino sta brutalmente mostrando che il «mondo russo» non è più armonico del mondo occidentale. L’unità religiosa non è rafforzata dalle bombe ma polverizzata. Numerose parrocchie e vescovi della Chiesa ortodossa ucraina hanno cessato di menzionare il nome del patriarca nell’anafora eucaristica. Il solco scavato dalla guerra tra il patriarca di Mosca e la Chiesa ortodossa ucraina sta però anche segnalando che le ragioni della divisione tra le Chiese in Ucraina non sono così profonde. Non toccano l’essenza della fede. Forse la tragedia della guerra può aiutare le Chiese a comprendere che il Vangelo chiede un parlare chiaro: sì, sì, no, no. Chiede di chiamare la guerra «guerra», il peccato «peccato». Di dire che la divisione è un peccato, che la guerra è un peccato. Che solo l’amore salva. Che l’invocazione della pace deve radicarsi nella verità e nella giustizia, nella promozione della libertà e della vita dell’altro.

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