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Discussione: Movimento Apostolico di Schoenstatt

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    Post Movimento Apostolico di Schoenstatt

    Il Movimento di Schoenstatt è tra i più antichi dei grandi movimenti e delle nuove comunità religiose della Chiesa Cattolica.
    È stato fondato dal sacerdote pallottino Joseph Kentenich (1885 - 1968).
    Il suo nome deriva dal luogo dove è sorto: Schoenstatt, un rione del paese di Vallendar, nei pressi di Coblenza. La fondazione è avvenuta il 18 ottobre 1914, nel cosidetto "Santuario Originale", una semplice cappella consacrata alla Madonna.
    Schoenstatt interpreta questa fondazione, come un'Alleanza d'Amore secondo il modello biblico dell'Alleanza di Dio con gli uomini.

    La Santissima Vergine, la Donna che sta accanto a Dio e agli uomini, svolge un ruolo centrale in quest'Alleanza d'Amore. Si chiede alla Madonna, per mezzo di questa Alleanza in cui è molto importante la responsabilità dei contraenti, che operi specialmente in Schoenstatt come madre ed educatrice dei cristiani, e li conduca verso un amore per Dio e per gli uomini, che sia profondo e vitale e capace di proiettarsi nella vita quotidiana.

    L'Alleanza d'Amore con la Santissima Vergine ed il conseguente vincolo con il "Santuario Originale", sono diventati il nucleo fondante, in quanto centro della spiritualità, del Movimento apostolico internazionale di Schoenstatt.

    Schoenstatt è ora il centro internazionale e spirituale del Movimento che è presente in più di 110 paesi. Sono sorti in tutto il mondo più di 200 centri di Schoenstatt con i loro rispettivi "Santuari", copie fedeli del Santuario Originale, ubicato a Schoenstatt/Vallendar.
    "Sospetterete ciò che pretendo, vorrei convertire questo luogo in un luogo di pellegrinaggio, in un luogo di grazia per la nostra casa e tutta la provincia tedesca e chissà oltre...
    "

    Questo era l'audace progetto che P. Giuseppe Kentenich, Direttore Spirituale del Seminario Minore dei Padri Pallottini, proponeva ai suoi giovani alunni, quel 18 ottobre 1914, nella valle di Schoenstatt, Germania. L'invitava a lavorare per trasformare l'antica piccola cappella di S. Michele in un Santuario mariano ("il Santuario che era da un tempo immemorabile abbandonato, in parte demolito e vuoto, è stato restaurato per noi e per nostra iniziativa dedicato alla Madonna"). Erano due mesi che era scoppiata la gran guerra europea: la Prima Guerra Mondiale.

    Quella piccola cappella dedicata a S. Michele Arcangelo è attualmente il Santuario "originale" che si è moltiplicato in Germania, in Europa e nel mondo, attraverso una rete di più di 200 Santuari filiali. È stato riconosciuto dalla Chiesa ufficialmente come Santuario nel 1947.

    P. Kentenich capì che ci si trovava di fronte ad un cambiamento radicale nel mondo. E nel centro della problematica, contemplava l'uomo. Vedeva un crescente processo di massificazione, intravedeva il problema del suo sradicamento di valori, delle persone e delle tradizioni. Intravedeva il crescente fenomeno dell'ateismo, già in sviluppo. Captava che tempi nuovi richiedevano un nuovo tipo di uomo. La Madonna doveva essere sua Madre, dare alla luce nuovamente Cristo nel cuore degli uomini. A Schoenstatt e da Schoenstatt, voleva soprattutto manifestarsi, come Educatrice di "quell'uomo nuovo" e di quella "nuova comunità".

    Quando P. Kentenich e gli studenti hanno suggellato l'Alleanza d'Amore con Maria nella piccola cappella nella valle di Schoenstatt, è nato un luogo di grazie, che si è convertito nell'origine di un Movimento che sarebbe cresciuto e si sarebbe diffuso, ma anche avrebbe sperimentato severe prove e tormente.

    P. Kentenich voleva essenzialmente creare una vita spirituale che si adeguasse ai cambiamenti veloci del mondo moderno. I propositi e i progetti dei giovani studenti erano stati messi alla dura prova, quando molti di loro erano stati chiamati alle armi nella Prima Guerra Mondiale. E così questa nuova visione e vita hanno superato la prova, e la vita e la testimonianza dei giovani membri di Schoenstatt - appoggiati dalla rivista MTA, che portava le loro esperienze oltre i loro ranghi - hanno attratto più persone di differenti tipi di vita.

    Schoenstatt tra una guerra e l'altra ha cominciato a crescere come un centro di ritiri, che serviva a distinguere i gruppi di persone di differenti categorie di vita. Lo stesso Padre Kentenich ha tenuto molti dei ritiri e delle conferenze, riguardanti il tema dell'Alleanza d'Amore con Maria. Lui dava una grand'importanza a quanto il mondo si muoveva verso una nuova era, e quanto la Chiesa doveva dare una risposta convincente alla necessità del tempo.

    Le attività del Movimento sono state seguite durante gli anni trenta molto da vicino dai Nazisti. Al contempo P. Kentenich ha cominciato ad inviare le Sorelle di Maria ad altri continenti per diffondere il movimento in differenti paesi. Era molto comune che antichi studenti della generazione fondatrice, che ora lavoravano con i Padri Pallottini in altre nazioni aprissero le porte alle Sorelle.

    Nel 1941 P. Kentenich è stato arrestato e rinchiuso nel campo di concentramento di Dachau per 4 anni. Lui ha cominciato a diffondere Schoenstatt tra i prigionieri, anche italiani, polacchi, cechi e di altre nazionalità. Nel 1944 ha fondato con i suoi seguaci nel campo la "Internazionale".

    Il primo Santuario filiale è stato inaugurato il 18 ottobre 1943 da Mons Alfredo Viola, vescovo di Salto a Nueva Helvetia, Uruguay.

    I Santuari filiali sono sorti per iniziativa delle Sorelle di Maria tedesche che erano state mandate come missionarie ai paesi sudamericani.

    "Le Sorelle in Uruguay si erano rese conto quanto fosse difficile creare un vincolo tra un paese e un Santuario tanto lontano, ed inoltre in un territorio tedesco in tempo di guerra e dominato dal nazismo. Hanno avuto l'iniziativa di costruire una replica del Santuario Originale, che è stata inaugurata il 18 ottobre1943 a Nueva Helvetia. In quell'anno P. Giuseppe Kentenich era a Dachau, perciò non era stato possibile chiedere espressamente il suo consenso. Al ricevere la notizia P. Kentenich ha percepito un'azione divina e assunto l'idea di costruire un Santuario filiale in ogni luogo dove Schoenstatt sorgeva.

    Oggi Schoenstatt non è solo un luogo di grazie sulle sponde del Reno in Germania. Schoenstatt è anche intorno ad ogni Santuario filiale (200 attualmente) anche un luogo bello, dove tanti possono sperimentare la presenza di Dio. Schoenstatt è una rete di "Santuari" che vuole essere un ponte tra la terra e il cielo, affinché il mondo si converta in un "luogo bello".

    P. Kentenich ha potuto sperimentare a Dachau in se stesso e nella vita di quegli schoenstattiani che lo accompagnavano, la forza trasformatrice e vittoriosa dell'Alleanza d'Amore con la Madonna., con la Madre Tre Volte Ammirabile di Schoenstatt. L'Alleanza d'Amore vissuta certamente all'altezza dell'"Inscriptio", ossia, con una preparazione positiva nei confronti alla realtà della Croce e della sofferenza. In quel banco di prove ha vissuto lo scontro frontale tra il "potere delle tenebre" (cfr. Col 1, 13) e il Gran Segnale "la Donna avvolta di sole" (Apoc. 12, 1) E lì ha ricevuto una doppia conferma: da una parte, la catastrofe antropologica verso cui marciava l'Occidente; dall'altra il marchio divino dell'Opera che aveva formato. Ed inoltre ha percepito che il "fenomeno Dachau" non era un fatto isolato, bensì piuttosto il preludio di quello che nell'una o nell'altra maniera, sarebbe avvenuto un giorno in tutto il mondo. I campi di concentramento - affermerà - sono stati al contempo "campi di preparazione"., perciò uscendo da Dachau cambierà la strategia della direttiva della Famiglia di Schoenstatt. Se fino a quel momento, cioè, durante trenta anni, la sua azione era caratterizzata piuttosto da uno stile silenzioso e prudente, da quel momento il suo agire porterà l'impronta del rischio, dell'audacia ed una dinamica Internazionale più forte.

    Dobbiamo ricordare anche un altro fatto decisivo: P. Kentenich ha fondato nel campo di concentramento la "Internazionale" di Schoenstatt, cui è stato condotto da una lettura credente delle circostanze, dei segni del tempo. Lì si sono incontrati sacerdoti di diversi paesi d'Europa. In quell'avvenimento, Dio non gli stava indicando un cammino per dare una dimensione e dinamica internazionali all'Opera che aveva cominciato? Il 18 ottobre 1944, sotto la pioggia, P. Kentenich ha fatto un passo decisivo avanti: "...Oggi vogliamo formare qui una "internazionale". Tutti siete rappresentati. Finora Schoenstatt era un'Opera limitata. Oggi rompe il cerchio e diventa internazionale".

    Tra il 1947 e il 1952 p. Kentenich ha visitato l'Africa del Sud, il Brasile, l'Argentina, l'Uruguay, il Cile e gli Stati Uniti.
    Prove

    Durante questo periodo ha scritto una lunga lettera alle autorità della Chiesa in Germania, che ha messo sull'altare del Santuario di Bellevista, Cile, il 31 maggio 1949. P. Kentenich fa notare in questa lettera i pericoli che affronta la Chiesa, dovuti ad alcuni modelli di pensiero teologico, che separavano la vita di Dio dalla sua creazione e la nostra umanità dallo Spirito, un atteggiamento che lui descrive come un "pensare, vivere e amare meccanicistico". La lettera non è stata compresa, anzi considerata come offensiva e la risposta è stata la visitazione a Schoenstatt da parte delle autorità ecclesiali, dopo di che P. Kentenich è stato esiliato agli Stati Uniti per 14 anni. Il Movimento a Schoenstatt e in altri paesi ha sofferto durante quel periodo una severa pressione, ed è stato molto vicino ad essere sciolto in varie occasioni. Questo tempo ha condotto il Movimento ad una dedicazione eroica e a molti sacrifici, seguendo l'esempio dell'amore per la Chiesa del suo Fondatore.

    Il Concilio Vaticano II ha aperto una nuova visione della Chiesa che ha compreso meglio l'opera di P. Kentenich e nel 1965 il nostro Fondatore è stato chiamato di ritorno alla sua terra e pienamente restituito da Papa Paolo VI. Durante i tre anni seguenti gli è stato possibile continuare il suo lavoro con il Movimento. È morto il 15 settembre 1968.

    Dopo la morte di P. Kentenich, il Movimento di Schoenstatt è rimasto permanente legato alla persona del Fondatore, lavorando nello sviluppo di una fedeltà creativa alla sua missione e al suo carisma, adeguandosi a nuovi ambienti culturali e a sfide storiche.

    Da quella piccola cappella nella valle è sorto un forte movimento di rinnovamento spirituale, una grande onda religiosa, che diventando sempre più grande all'avanzare, va in cerca di "nuove sponde" del futuro. Un movimento che cerca la trasformazione in Cristo, attraverso un'Alleanza con Maria. Una corrente di dedizione eroica e di santità (questa era un'esigenza del piano originale: "Accelerazione dello sviluppo della propria santificazione, e in questa maniera trasformazione della nostra piccola cappella in un luogo di pellegrinaggio.").
    Alla Famiglia di Schoenstatt appartengono gli Istituti, le Federazioni, i gruppo della Lega e il Movimento popolare e dei pellegrini.
    Questi gruppi si distinguono tra loro per il grado del vincolo che li lega a Schoenstatt, come dal loro impegno apostolico e comunitario.
    Gli Istituti Secolari sono comunità di vita consacrata, cioè, che si sono impegnati a dedicarsi a Dio nello spirito dei Consigli Evangelici secondo il loro stato di vita (verginale o matrimoniale) Posseggono un carattere marcatamente secolare, ossia, realizzano il loro ideale di dedicazione a Dio in mezzo al mondo.
    Ne fanno parte:

    l'Istituto Secolare dei Padri di Schoenstatt
    l'Istituto Secolare dei Sacerdoti Diocesani
    l'Istituto Secolare dei Fratelli di Maria
    l'Istituto Secolare delle Sorelle di Maria
    l'Istituto di Nostra Signora di Schoenstatt e
    l'Istituto Secolare delle Famiglie.

    Le Federazioni Apostoliche sono comunità che aspirano al più alto grado di santità in virtù di uno sforzo libero e magnanimo. S'impegnano, riguardo all'apostolato, a conservare uno spirito apostolico permanente ed universale, a livello di dirigenti, che si estende a tutti gli ambienti.

    Comprendono anche:

    la Federazione Apostolica di Sacerdoti Diocesani,
    la Federazione Apostolica di Famiglie,
    la Federazione Apostolica di Madri,
    la Federazione Apostolica di Donne (nubili) e
    la Federazione Apostolica di Uomini.

    Le Leghe apostoliche sono costitute da quelle persone che aspirano alla santità, si lasciano educare da Schoenstatt e così si sforzano di realizzare un servizio apostolico nel loro ambito. Sono di carattere diocesano.

    Comprendono:

    la Lega Apostolica di Famiglie
    la Lega Apostolica di Diaconi Permanenti
    la Lega Apostolica di Uomini
    la Lega Apostolica di Donne (nubili)
    la lega Apostolica di Madri
    e la Campagna della Madonna Pellegrina di Schoenstatt.

    Il Movimento popolare e dei pellegrini è la base più ampia della Famiglia di Schoenstatt, cui appartengono tutte quelle persone che hanno aderito personalmente alle fonti vitali di Schoenstatt: la Madre Tre Volte Ammirabile di Schoenstatt, il Santuario e Padre Kentenich. Non assumono nessun tipo d'impegno apostolico, né comunitario, né ascetico.

    In ultimo ci sono i gruppi della Gioventù Maschile e Femminile organizzati separatamente.

    La Gioventù Maschile comprende la Gioventù Universitaria e la Gioventù Secondaria, che si divide in categorie secondo l'età (8 -18).

    La Gioventù Femminile comprende la Gioventù Universitaria e la Gioventù Secondaria, che si divide in categorie secondo l'età (8 - 18).

    I gruppi di gioventù si assimilano organizzativamente a livello della Lega Apostolica, nonostante abbiano le loro forme proprie di vita apostolica, comunitaria ed ascetica.

    Membri del Movimento si occupano di diverse azioni umanitarie: assistenza agli infermi negli ospedali, Missioni familiari e Giovanili, Workshop di arti e mestieri per giovani, e diverse Case del Bambino, Centri per bambini con capacità differenti, la campagna della soia, assistenza pedagogica a scuole, corsi e workshop di formazione, tra tante altre iniziative.

    Uno degli apostolati più caratteristici del movimento di Schoenstatt è la "Campagna della Madonna Pellegrina", sorta nel 1950 in Brasile.
    La Chiesa, mediante questa Campagna, cerca uomini con una pastorale missionaria e d'incontro.
    La Campagna consiste in portare l'immagine di Nostra Signora di Schoenstatt:

    Dal Santuario e uniti al Santuario,
    a molti uomini, specialmente alle famiglie,
    secondo lo spirito di Giovanni Pozzobon e secondo il suo esempio,
    affinché mediante il Rosario,
    l'Alleanza d'Amore e l'Adorazione Eucaristica,
    la Madonna possa agire come la Gran Missionaria,
    al servizio del rinnovamento delle famiglie, della Chiesa e della società.

    I membri del movimento promuovono la diffusione di immagini ausiliarie copie esatte della Madonna Pellegrina Originale.
    Queste immagini trasportate personalmente dai membri del movimento partono dal Santuario di Santa Maria, Brasile, e creano un vincolo tra la Campagna e la fonte d'origine. Presiedono i pellegrinaggi e gli eventi speciali nelle diocesi.

    La campagna della Madonna Pellegrina è cominciata nell'anno 1950, quando una Sorella di Maria consegnava a Giovanni Pozzobon, un membro del Movimento di Schoenstatt di origine italiana ma residente in Brasile, un'immagine della Madre Tre Volte Ammirabile di Schoenstatt, domandandogli che la portasse alle famiglie per pregare con loro il Rosario.

    Giovanni Pozzobon ha assunto questo compito e lo ha fatto suo per ben 35 anni fino il giorno della sua morte, camminando più di 140.000 chilometri con l'Immagine. L'ha portata a case, scuole, ospedali e carceri, e ha incentivato dappertutto il vincolo con la Madonna e la preghiera del Rosario.

    Nel 1979 Giovanni Pozzobon ha visitato Schoenstatt in Germania, il luogo d'origine della devozione della Madre Tre volte Ammirabile. Da lì ha proseguito per Roma, dove Giovanni Paolo II ha benedetto l'Immagine della Madre Pellegrina e con Lei il suo Apostolato.

    Questa "Campagna" - come piaceva chiamarla a Pozzobon .- ha avuto un inizio modesto, come tutte le cose di Dio. Gli argentini hanno cominciato a conoscerla e ad impegnarsi con Lei dal 1984. Padre Stefano Uriburu ha avuto un ruolo importante nella diffusione della Campagna e nella riflessione sulla sua importanza, e ne ha fatto la missione della sua vita. Oggi la Campagna è presente in 110 paesi del mondo, avvicinando le grazie del Santuario a vari milioni di persone.
    Madonna Pellegrina Originale

    La città di Santa Maria si è convertita così nella culla di un'iniziativa originale.

    Dopo la morte di Giovanni Il 27 giugno 1985, La Madonna Pellegrina Originale, quella che lui portava sulle spalle, si trova nella Casa del Movimento, a Santa Maria.

    Giovanni ha vissuto nella sua vita il "Sì" di Maria semplice e umile, totalmente dedicato alla sua famiglia, a Schoenstatt e alla missione mariana. Grazie alla sua fedeltà, migliaia di famiglie del mondo intero ricevono oggi l'Immagine della Madonna Pellegrina, si uniscono in preghiera, scoprono meglio a Gesù e godono delle grazie del Santuario di Schoenstatt.

    Giovanni Pozzobon ha espresso l'obiettivo della Campagna in tre punti principali:

    "Salvare la famiglia mediante la grand'Opera di Schoenstatt..
    "L'incontro con la Santissima Vergine"L'incontro con Gesù Cristo, con suo Figlio e con il Dio Trino.
    "Essere un riflesso della giustizia cristiana: l'uno per l'altro, per una nuova conquista della dignità e del rispetto della persona umana. con i suoi valori, incontrandoci con i più bisognosi".

    La spiritualità di Schoenstatt è marcata notevolmente dalla fede nella conduzione divina della vita quotidiana, e dalla fede in un organismo di vincoli con persone, luoghi ed ideali.

    P. Kentenich, già alcuni decenni prima del Concilio Vaticano II, aveva percepito con chiarezza che la Chiesa aveva bisogno di persone e comunità che fossero formate dall'interno di loro stesse, e non dall'ambiente che le circondava; persone e comunità che nello "spirito dei figli di Dio" sapessero decidersi personalmente per Dio.

    Schoenstatt considera che uno dei suoi principali compiti, è conservare lo spirito del Concilio ed integrarlo nella vita della Chiesa. Si tratta in concreto di creare le condizioni pedagogiche che promuovano una fede che penetri nella vita quotidiana. La spiritualità di Schoenstatt, insieme con altri mezzi pratici per l'educazione della personalità, offre soprattutto una formazione sostenuta nella stessa vita: negli avvenimenti, negli uomini, negli incontri. Il Dio della Vita ci parla e ci chiama ad operare concretamente. Gli uomini, nell'Alleanza d'Amore e nel vincolo con i differenti Santuari di Schoenstatt, incontrano un "focolare domestico", un appoggio nell'amore misericordioso di Dio, che è l'irremovibile fondamento per l'attività apostolica. Si dedicano all'amore redentore di Cristo, che spinge verso l'azione evangelizzatrice.

    L'obiettivo, così come P. Kentenich lo evidenziava in sintonia con il Concilio, è plasmare il mondo dal di dentro e nello Spirito Santo, portare in se stessi l'atmosfera religiosa e indirizzarla verso l'esterno. Schoenstatt, in questo modo, cerca di generare un clima in cui crescano uomini, cristiani che si decidano liberamente, che prendano iniziative, che trattino con responsabilità con se stessi e con il mondo, che si rallegrino della varietà di vocazioni e carismi.

    I membri del Movimento lavorano in una gran quantità di progetti educativi, d'assistenza, nelle attività del campo delle missioni, nella cultura e nella politica, particolarmente in collaborazione con altre comunità religiose e con altre iniziative della Chiesa.

  2. #2
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    La canonizzazione: il sì definitivo della Chiesa

    Il processo per la beatificazione e canonizzazione di Padre Kentenich si è aperto il 10 febbraio 1975 a Treviri.
    A proposito della comunità dei viventi sulla terra e di quelli che già vivono al cospetto di Dio, la chiesa dice: “Se guardiamo veramente alla vita dei fedeli discepoli di Cristo, riceviamo nuovo impulso a cercare la città futura. Allo stesso tempo ci viene indicata una via del tutto sicura, mediante la quale ciascuno di noi, secondo il proprio stato e la propria situazione di vita, attraverso le vicissitudini terrene, può giungere alla piena comunione con Cristo, vale a dire alla santità."

    Perciò è saggio far conoscere il dono divino che Dio ci fa nei santi e nelle persone paragonabili ai santi. Questo accade in una causa di beatificazione. La causa di beatificazione ad opera della chiesa è innanzitutto un atto di riconoscimento: la chiesa riconosce che la persona in questione ha condotto una vita secondo il Vangelo e può allo stesso tempo essere anche un modello di vita conforme al Vangelo. Nel caso di fondatori la causa di beatificazione include anche il riconoscimento della loro fondazione, della loro opera. Si riconosce come opera quella che si fa risalire ad un’ispirazione di Dio.

    Padre Angelo Strada, Postulatore del processo di beatificazione di Padre Kentenich, in una intervista dà un’ occhiata allo stato attuale del processo e a ciò che ancora è in sospeso.

    Qual è lo stato attuale del processo?

    Il processo si è aperto il 10 febbraio 1975 nella diocesi di Treviri, sette anni dopo la morte di Padre Kentenich. Nel corso di questi anni è stata raccolta una documentazione multiforme circa la sua fama di santità. Migliaia di persone di 88 paesi dei cinque continenti hanno detto espressamente di affidarsi alla sua intercessione o di farsi guidare dal suo esempio. I numerosi scritti pubblicati dal Padre sono stati vagliati da quattro teologi, che hanno confermato che in essi non si trova nulla che contraddica la dottrina o la morale della chiesa. Più di cento testimoni hanno rilasciato la loro deposizione dinanzi al tribunale ecclesiastico. Ciò è di particolare rilevanza, giacché il processo è finalizzato a provare l’eroicità delle virtù nella vita del Servo di Dio. Ai testimoni si domanda quali ricordi hanno di Padre Kentenich, quali esperienze abbiano avuto in contatti diretti con lui, spesso decennali. Essi possono deporre a favore o contro di lui, avanzare le loro richieste, esibire materiale documentario, etc...

    Negli ultimi anni il lavoro si è concentrato sulla raccolta e la disamina degli scritti inediti: lettere di o dirette a Padre Kentenich, documenti personali, conferenze e esercizi spirituali non pubblicati, etc… Una commissione di storici della chiesa e archivisti è stata incaricata di questo compito. La grande quantità degli scritti ha richiesto molto tempo ed energia. E’ stato richiesto materiale documentario in ben oltre 110 archivi ecclesiastici e statali. Sia nella selezione degli archivi, sia in quella dei testimoni sono stati presi in considerazione i diversi luoghi nei quali Padre Kentenich visse o svolse la sua attività pastorale: Germania, Roma, Svizzera, USA, Brasile, Cile, Argentina, Uruguay, Sudafrica. Dopo che la commissione degli storici ha terminato il suo lavoro ed è stato emesso il decreto di non venerabilità, mancano adesso solo alcune formalità per chiudere la tappa diocesana del processo. Poi seguirà la fase decisiva a Roma. E’ impossibile dire quando questa si concluderà, tra l’altro perché per la beatificazione è necessario un miracolo. E nessuno può “organizzare” un miracolo, possiamo solo implorarlo.

    Quali sono gli ostacoli che stanno rallentando il processo?


    39 anni non sono assolutamente un periodo troppo lungo per il processo di beatificazione di un confessore. I processi dei martiri non durano in genere così tanto; nel loro caso non è neppure necessario un miracolo. Processi come quello di Madre Teresa o Mons. Escrivá de Balaguer, che per ragioni diverse sono durati solo pochi anni, non possono essere presi come norma. Nel caso del processo di Padre Kentenich la sua lunga vita di 82 anni, ha avuto un peso, oltre all’enorme quantità dei suoi scritti, al fatto che dové confrontarsi con il nazionalsocialismo e ai circa quattro anni di prigionia nel campo di concentramento di Dachau, alle difficoltà che egli ebbe con la sua comunità, i Pallottini, ai quattordici anni di allontanamento dalla sua opera, che gli furono imposti dal Santo Uffizio del tempo, agli impulsi teologici e pastorali che da lui scaturirono e che in parte anticipavano già il Concilio Vaticano II e ad altro ancora. Molti di questi temi hanno richiesto uno studio prolungato ed estremamente approfondito.

    Oltre a ciò ci sono stati anche dei problemi nella conduzione formale del processo. Fu inaugurato quando era ancora in vigore la vecchia Costituzione, che è stata modificata nel 1983 e per questo si rese necessario ovviamente un nuovo avvio. La diocesi di Treviri esitò per molti anni nel nominare un successore del primo delegato vescovile, che era inaspettatamente venuto a mancare. Il successore si ammalava continuamente e ciò gli rendeva più difficile impegnarsi senza riserve. Oltre a ciò sino ad oggi non abbiamo ancora presentato alcun miracolo, che possa essere ricondotto all’intercessione di Padre Kentenich. L’apertura di un processo con miracolo accelera di norma il processo sull’eroicità delle virtù.

    Quale vantaggio avrebbe la chiesa dalla canonizzazione di Padre Kentenich?

    “I santi anche quelli anonimi, sono il più grande successo della chiesa”, ha detto di recente il cardinal Lustiger. Infatti essi sono una chiara testimonianza del fatto che i valori del Vangelo sono realizzabili e non possono essere ridotti ad una pura e semplice dichiarazione di buoni principi o ad un ideale irraggiungibile. Cristo ha annunciato che la sua missione è quella di donarci la vita, una vita in pienezza. Si può credere ad una vita simile, se essa non si è mai rivelata potentemente o in nessuno? Nella vita dei santi la forza trasformante della Grazia diviene visibile. Essi sono totalmente differenti l’un l’altro quanto alla personalità, alla loro particolare missione e al loro retroterra culturale. Ma a tutti è comune l’adesione incondizionata a Cristo. In modo del tutto diverso l’uno dall’altro essi ci aprono la strada per accedere al Vangelo e ci stimolano, attraverso il loro esempio, a viverlo.

    La chiesa ne approfitta tutte le volte che può presentare al mondo una personalità che rispecchia l’amore, la solidarietà, la veracità, la bontà e la semplicità di Cristo. Non le è consentito ridurre il proprio messaggio ad un puro e semplice annuncio di verità di fede o di regole morali, bensì deve mostrare piuttosto esempi convincenti di vita condotta secondo il Vangelo. “La vita si accende con la vita” diceva Padre Kentenich. Quanto siamo grati ad un Paolo di Tarso, ad un San Francesco d’Assisi, ad una Teresa D’Avila, ad un S. Ignazio di Loyola! Ma quanto dobbiamo anche a testimoni del tutto modesti, che ci hanno trasmessola fede attraverso le loro parole e le loro opere! Una chiesa senza i santi - quelli noti come anche quelli sconosciuti- sarebbe una chiesa impoverita. Ovviamente è importante evitare un’inflazione di canonizzazioni; la quantità resta sempre di secondaria importanza. Sarebbe desiderabile innanzitutto la canonizzazione di cristiani del nostro tempo, in particolare di laici. A tal proposito si può mettere in rilievo in particolare il processo dell’architetto spagnolo Antonio Gaudì, del politico francese Robert Schumann, dell’ingegnere cileno Mario Hiriart e del padre di famiglia João Pozzobon.

    E in che cosa consiste il contributo originale di Padre Kentenich?

    “I santi sono le risposte dall’alto alle domande che vengono dal basso”, disse una volta Hans Urs von Balthasar. Oggi abbiamo molte domande perché viviamo in un’epoca di cambiamento radicale, che va avanti sempre più velocemente, che ha assunto una dimensione profonda e globale. Un grande impulso di Padre Kentenich per questo tempo è l’accettazione consapevole delle sue grandi sfide. “L’orecchio al cuore di Dio, la mano alle pulsazioni del tempo”, egli così descrive la sua personalità e la sua attività pastorale. Egli non si limitava a lamentare il male presente, né a guardare nostalgicamente ai tempi passati; e neppure preannunciava avveniristiche visioni utopiche. Come fondatore del movimento di Schönstatt egli ha cercato di educare alla libertà, affinché ogni uomo divenga consapevole della propria originalità e plasmi la sua storia personale aprendosi al dio della vita e nella solidarietà con gli altri. Esattamente per questo egli mise in guardia dal pericolo della massificazione. E ben presto si oppose al regime di Hitler, il che ebbe come conseguenza che dové sopportare tre anni e otto mesi di prigionia nel campo di concentramento di Dachau.

    Un altro significativo contributo sta nella sua alta considerazione dei legami umani come via per una profonda unione con Dio. “L’uomo più soprannaturale deve essere il più naturale”, questa era una sua convinzione e ci incoraggiava a vivere in tal modo un cristianesimo, che è capace di unire insieme l’umano e il divino.

    Già nel 1920 egli predicava che la santità dei tempi odierni è la santità del quotidiano. La fede non è qualcosa che esiste separatamente dalla vita familiare, dal lavoro, dall’amicizia, dalle preoccupazioni economiche, dall’arte e dalla politica. E’ necessario costruire ponti tra la realtà della vita quotidiana e la realtà soprannaturale. Rendere gli uomini pronti all’incontro con il Dio della vita e della storia, questa era la grande passione di Padre Kentenich. La sua esperienza personale e i lunghi anni di accompagnamento spirituale di moltissimi uomini e donne lo hanno portato ad elaborare una pedagogia ed una spiritualità fatta su misura per l’epoca odierna.

    La figura della Madre di Dio occupa un ruolo di spicco nel contributo di Padre Kentenich. Nessuno come lei ha fornito l’esempio di sequela a Cristo in mezzo alla vita quotidiana, nessuno, tra i redenti, ha mostrato un’apertura maggiore alla volontà di Dio Padre, nessuno ha vissuto in questa solidarietà con i propri simili. Incontrare Maria significa incontrare i valori che oggi sono necessari per una testimonianza cristiana credibile e autentica. Padre Kentenich era convinto – come pure Giovanni Paolo II - che Maria ha la missione di imprimere i lineamenti di Cristo nel cuore degli uomini e nella cultura dei popoli. Perciò già da giovane strinse un’alleanza d’amore con lei e si mise completamente a sua disposizione. Maria lo ha educato alla sequela di Cristo e avrà cura che il suo contributo alla chiesa sia fruttuoso.

    Come è possibile sostenere il processo:

    pregare per il buon svolgimento
    vivere e annunciare il carisma di Padre Kentenich
    trasmettere materiale informativo e testi di preghiere
    trasmettere resoconti di testimonianze, preghiere esaudite e richieste di preghiera
    sostenere finanziariamente con offerte libere

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    Un'oasi di Schoenstatt nel cuore di Roma

    Via Aurelia Antica, n. 112. Il traffico incalza nel tratto di strada che risale il Gianicolo lungo i maestosi ruderi dell'Acqua Paola, l'antico acquedotto di Traiano ripristinato nel Rinascimento da Paolo V.
    Un discreto cancello apre uno scenario inatteso nella Roma dei cesari e dei papi. Nascosta tra i secolari alberi ad alto fusto, nel verde di un giardino ben curato, una chiesetta dal tetto aguzzo fa pensare piuttosto alle valli del Nord Europa. Solo che, guardando più in là, oltre la barriera delle piante, dal prospiciente colle Vaticano si intravede nitidamente la cima del Cupolone. E non è un miraggio.
    Un piccolo santuario, poco più di una cappella, del tutto identico a quello di Schoenstatt, nelle vicinanze di Coblenza sul Reno, dove fu fondato il movimento che prende il nome proprio da quella località. Uno degli ormai circa 160 santuari sparsi in tutto il mondo, dall'Australia all'Ecuador, dal Sud Africa al Nord Europa.
    A spiegarmi come sia stato "trapiantato" proprio nel cuore di Roma, sarà Elisabeth Braunbeck, che mi riceve nel centro di Schoenstatt, accanto al santuario. La piccola comunità di cui fa parte anima la famiglia romana del movimento, ancora poco noto in Italia, ma diffuso in molte nazioni, soprattutto in Germania, dove è nato alla vigilia della prima guerra mondiale.
    "All'origine di Schoenstatt - prende a dire Elisabeth - si trova questa piccola cappella, dove il 18 ottobre 1914 ha avuto luogo l'atto di fondazione, che consiste in un'alleanza d'amore con Maria. In ogni santuario si "ripete" questo invito alla Madonna di stabilirsi in quel posto in modo particolare, di farsi guida e maestra della famiglia di Schoenstatt che si va componendo. Essa costituisce il promemoria della grazia dell'inizio, ma anche la fonte che si alimenta alla prima sorgente, sempre attiva".
    Il santuario, così riprodotto, rappresenta dunque in un certo senso il centro d'irradiazione ed il fulcro della spiritualità di Schoenstatt, squisitamente mariana.
    Il santuario romano è direttamente legato alla persona del fondatore, padre Joseph Kentenich, morto nel 1968, di cui è in corso la causa di beatificazione.
    "Nel 1947 soggiornò a Roma, e già da allora - racconta Elisabeth - espresse il desiderio che, accanto alle grandi basiliche, potesse sorgere anche il piccolo santuario di Schoenstatt, che avrebbe avuto un particolare significato ed una missione nella città eterna".
    Sembrava allora un sogno impossibile: dopo il lungo periodo di prigionia dal 1941 al 1945 nel campo di Dachau, dove fu internato dai nazisti, aveva ripreso la direzione del suo movimento, che nel frattempo si era irradiato fuori della Germania, in Africa ed in America Latina. E "andare a Roma" significava per lui allo stesso tempo presentare l'opera di Schoenstatt alla chiesa. Ma doveva ancora attraversare una nuova lunga "prova del fuoco" nella sua storia ed in quella della sua fondazione: l'allontanamento dall'opera che aveva fondato.
    "Ritornò a Roma nel 1965, e fu pienamente riabilitato. Anche in quel secondo viaggio - prosegue Elisabeth - si disse sicuro che sarebbe sorto un santuario all'ombra della cupola di San Pietro".
    E fu proprio così. In quegli stessi anni il primo gruppo di Sorelle di Maria, un istituto da lui fondato, si trasferì a Roma, ed iniziò le ricerche, che durarono oltre vent'anni. Nel 1987, col contributo delle consorelle di tutto il mondo, poté essere finalmente acquistato un villino con un grande giardino nell'Aurelia Antica. Su quel terreno era possibile costruire la cappella, e grande fu la loro meraviglia quando costatarono che l'unico punto ancora edificabile si allineava in linea d'aria con la basilica di San Pietro!
    Il 22 ottobre del 1990 fu inaugurata la cappella. Erano passati esattamente 25 anni da quel viaggio a Roma di padre Kentenich. "Il nostro santuario romano porta il nome di "Cor Ecclesiae": Maria, cuore della chiesa. Non solo perché - prosegue Elisabeth - questo titolo ben si addice al luogo, ma anche perché quest'amore per la chiesa costituisce l'eredità preziosa che il nostro fondatore ci ha lasciato. Un amore che è stato messo alla prova, e ne è uscito affinato, tanto che sulla sua tomba ha voluto che si scrivesse: "Dilexit Ecclesiam", amò la chiesa".
    Tanti membri ed amici di Schoenstatt - o semplicemente occasionali visitatori dei suoi santuari - potrebbero raccontare come la loro vita abbia trovato un nuovo impulso grazie alla spiritualità proposta da padre Kentenich.
    Religioso pallottino, sin dagli inizi della sua attività tra i giovani si era domandato come aiutarli a crescere cristiani autentici e liberi. Contrariamente ai sistemi formativi di quei tempi, sviluppò un programma di "autoeducazione" responsabile e consapevole, in cui la sua funzione fosse di amico, di consigliere, di amico, di padre.
    Aveva sperimentato quanto un profondo legame con Maria, la madre di Gesù, rendesse capaci di un grande amore per Dio e per gli uomini. Di qui il "patto" di affidamento a lei, che segna il primo passo di questo originale itinerario spirituale. "La parola stessa "alleanza" da lui adottata, vuole sottolineare - spiega Elisabeth - che in questo speciale rapporto con Maria sono due i contraenti, ambedue "soggetti", nel dare e nel ricevere, naturalmente su piani diversi. Il nostro fondatore amava ripetere che non riceviamo e non vogliamo intraprendere nulla senza Maria, ma che anche lei conta sulla nostra pur piccola collaborazione.
    Intendendo, ovviamente, che un autentico culto mariano apre alla sequela di Gesù. "In questo senso - conferma Elisabeth - il legame con Maria, a cui ho affidato la mia vita, mi porta ad un legame più profondo col Dio della mia vita".
    Da quel 18 ottobre 1914, in tutto il mondo innumerevoli persone si sono associate ad una tale alleanza, ed hanno trovato la loro patria spirituale nel movimento di Schoenstatt, da loro semplicemente chiamato "famiglia".
    Una famiglia spirituale composta da preti e laici, uomini e donne, bambini, ragazzi e nuclei famigliari, che considerano loro compito rendere sempre più impregnato di spirito cristiano il mondo in cui vivono.
    La quiete della giornata che volge al tramonto invita a fermarsi, almeno per un po', in preghiera davanti a Maria di Schoenstatt: tanta è la sorpresa, e la gratitudine, per la scoperta di un'opera ispirata da Dio. Ripenso ad una frase di padre Kentenich, che ho appena letto: "Chi gioisce delle caratteristiche dell'altro, allarga la mente, il cuore e la vita".

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  4. #4
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    Il Movimento Apostolico di Schoenstatt compie 100 anni di fondazione

    Migliaia di persone attese in Germania e a Roma per la grande celebrazione internazionale del Centenario

    Le celebrazioni si terranno a Schoenstatt, Germania , luogo d’ origine del Movimento, dal 16 al 19 Ottobre, e poi a Roma dal 23 al 26 Ottobre 2014.
    Ad entrambi gli appuntamenti sono attese migliaia di pellegrini , provenienti da 50 paesi diversi.
    Il Movimento di Schoenstatt nacque il 18 ottobre 1914. Il fondatore, Padre Giuseppe Kentenich (1885 - 1968), iniziò questa storia insieme con un gruppo di giovani seminaristi, attraverso un atto chiamato “Alleanza d’Amore con Maria”.
    Rinnovare quell’Alleanza, a 100 anni di distanza, è il principale motivo per cui si celebra quest’anno giubilare.

    Incontro Internazionale a Schoenstatt

    Le comunità religiose, gli sposi, le famiglie e i giovani saranno i protagonisti principali della celebrazione.
    L’evento internazionale prevede un programma di quattro giorni. I pellegrini potranno visitare il “ Santuario Originale”
    – dove è avvenuta la prima Alleanza d’Amore e per questo punto di riferimento della celebrazione
    – partecipare alle diverse Eucaristie, funzioni religiose e agli incontri culturali animati dai rappresentanti dei vari paesi.
    Ogni giorno saranno sempre aperte anche cinque “Tende dell’Alleanza”, cinque ambienti in cui saranno esposti progetti da tutto il mondo e avranno luogo forum e dibattiti su i contributi offerti dal Movimento in relazione ai temi:
    Gioventù,
    Famiglia,
    Pedagogia,
    Chiesa e Società

    Dopo il programma a Schoenstatt, e in accordo con la volontà dello stesso padre Kentenich, il Movimento di Schoenstatt è invitato a proseguire il giubileo internazionale a Roma, per celebrare il Centenario nel cuore della Chiesa ed in comunione con il Papa.

    Schoenstatt a Roma

    “Dilexit Ecclesiam”- ha amato la Chiesa - è la frase che è incisa sulla tomba del Fondatore del Movimento Apostolico, Padre Kentenich. Queste parole hann o un grande significato per la Famiglia di Schoenstatt, perché rappresentano la missione e un desiderio profondo ed essenziale del movimento: essere al servizio della Chiesa.
    Al centro dell’ incontro a Roma ci saranno i progetti del Movimento Apostolico , frutto dei vari Santuari in tutto il mondo, la gioia di essere una famiglia, la gratitudine per una storia benedetta, lo zelo apostolico della Gioventù internazionale
    – oltre 500 giovani impegnati in una missione cittadina per ravvivare la fede nella Capitale del Cristianesimo; e l’incontro con il Santo Padre, Papa Francesco, che nell’ udienza del prossimo 25 ottobre spingerà la famiglia di Schoenstatt nel suo secondo secolo di vita.
    Schoenstatt si prepara alla grande festa e ad accogliere migliaia di pellegrini in visita a questo luogo di grazia.
    Tutti sono invitati ad unirsi e a prendere parte ai 100 anni del Movimento Apostolico.
    Chi non potrà partecipare direttamente potrà seguire le celebrazioni principali attraverso
    EWTN(http://www.ewtn.com/multimedia/live.asp)
    e il canale Cancão Nova(http://tv.cancaonova.com/)
    e via streaming grazie a Domradio (www.domradio.de) e
    SchoenstattTV ( www.schoenstatt-tv.de).


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  5. #5
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    “La Corrente dentro e verso il Santuario Originale sgorgherà tutto il giorno”

    Come si arriva al Santuario Originale? E che cosa succede all'intorno? Suor M. Renata Zürrlein, Responsabile del Team organizzativo per il Santuario Originale, apre uno spiraglio sui programmi.

    Più sul Percorso obbligato ci sarà affollamento e più breve sarà nel Santuario il tempo a disposizione. Suor M. Renata spera nella comprensione dei pellegrini in arrivo. “Se le persone che vorranno entrare con me nel Santuario Originale saranno tante, vuol dire che ciascuna, a sua volta, cederà una parte del tempo che vorrebbe passare volentieri nel Santuario, rendendo così possibile anche agli altri la visita alla Madonna. Noi siamo una grande Famiglia.” La Sorella di Maria prevede il massimo d’affluenza per il 18 Ottobre, Giorno della Fondazione. I Pellegrini potranno pregare ed intrattenersi più a lungo nel Santuario Originale negli altri giorni del Pellegrinaggio giubilare. Parallelamente ci saranno degli orari ben definiti e riservati: il 16 Ottobre ai singoli gruppi di diversi Paesi o anche nella notte tra il Venerdì e il Sabato alla giovane generazione di Schoenstatt.

    Percorso obbligato dei Pellegrini come nei grandi luoghi di pellegrinaggio dell'America Latina

    Ma come fa un pellegrino ad arrivare nel Santuario Originale durante il Pellegrinaggio Giubilare? Visto che sono attesi dagli 8000 ai 10000 pellegrini, l'accesso al Santuario Originale sarà organizzato in modo diverso da come sono abituati molti pellegrini che conoscono Schoenstatt : durante il Giubileo del Centenario, il Percorso obbligato dei Pellegrini porterà al Santuario Originale partendo dal Parcheggio presso la "Pilgerzentrale" (Centro-Pellegrini) e lungo il pendio presso la "Hochschule" (Istituto Superiore) dei Pallottini . Là i pellegrini potranno disporsi in fila. Nessuno potrà arrivare al Santuario passando per il Prato o per la strada limitrofa. "In attesa di poter entrare nel Santuario, i pellegrini dovranno munirsi di un po' di pazienza . Strada facendo potranno predisporsi interiormente all'incontro con il santo luogo", dice Suor M. Renata. Lungo il Percorso obbligato si potranno acquistare candele ed accenderle negli appositi supporti vicino al Santuario Originale. Inoltre, ciascuno avrà la possibilità di firmare in una tenda il Documento di Fondazione. "Per il servizio d'ordine nei confronti dei visitatori ci siamo consultati presso la Famiglia Internazionale di Schoenstatt, perché proprio nei Paesi sudamericani si deve far fronte spesso a grandi afflussi di visitatori", spiega Suor M. Renata.

    Concludere la visita al Santuario Originale sul Prato dei Pellegrini


    Dopo la visita del Santuario Originale, ogni pellegrino potrà concludere l’incontro nel vicino Prato dei Pellegrini. Là ci saranno a disposizione dei banchi perché essi possano pregare e cantare direttamente vicino al Santuario – per tutto il tempo che vorranno. E affinché il Prato si possa utilizzare senza alcun problema anche in caso di cattivo tempo, l’erba verrà ancora preparata, appositamente per il pellegrinaggio, con una rete da prato. Da un piccolo palcoscenico presso il Santuario Originale si provvederà a creare su tutta l’area “un’atmosfera gioiosa, felice, pacifica, meditativa e familiare”. “Con molti canti internazionali, musica strumentale e preghiera in comune, vogliamo contribuire a rendere tangibile su tutta l’area l’atmosfera naturale-soprannaturale del Santuario Originale”, come si augura Suor M. Renata. Un grande schermo - per coloro che pregano sul Prato dei Pellegrini - proietterà le immagini dall’interno del Santuario Originale.

    Benedizione e Canto

    Nella parte posteriore del Prato dei Pellegrini ci saranno dei sacerdoti a disposizione per benedire gli oggetti portati appresso o acquistati, per impartire la benedizione individuale o come Famiglia o per essere pronti ad un colloquio. ”Con parole personali d’incoraggiamento, specialmente nella benedizione individuale, vogliamo coinvolgere ancor più fortemente i pellegrini di tutto il mondo nelle Celebrazioni Giubilari”, dice Padre Antonio Bracht, Rettore del Santuario Originale e Membro del Team di Coordinamento. Padre Bracht si rallegra già da ora per l’incontro con i pellegrini!

    Ad attendere i pellegrini la sera del 16 Ottobre ci sarà un particolare high light: “Molti, dopo la cerimonia del benvenuto, andranno di nuovo nel Santuario Originale. Il luogo sarà allora immerso nei più diversi canti.” Vari cantori e musicisti della Famiglia Internazionale di Schoenstatt faranno con i loro canti una serenata. “Per il resto, sul posto non è previsto intrattenimento più di tanto”, dice Suor M. Renata . “Il programma principale è l’incontro con la Madonna e l’incontro vicendevole. A questo scopo deve esserci spazio. Tutto ciò che è programmato dovrà servire a rendere possibile l’incontro qui, presso il Santuario Originale.”

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  6. #6
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    Programma Giubilare di Schoenstatt a Roma
    "Si ha bisogno di segni chiari e concreti che parlino di chi siamo", ha risposto P. Alfredo Pereira al parlare di ciò che muove il programma per la Gioventù durante le celebrazioni del Centenario a Roma. Questo giovane sacerdote paraguaiano, membro dei Padri di Schoenstatt che lavora in Italia da un paio di anni, è l'incaricato della cosiddetta "Tenda della Gioventù", il luogo d'incontro dei giovani durante il Giubileo di Schoenstatt. Ha aggiunto che questo è un segno ben concreto, che si unisce alla corrente missionaria, che già da 10 anni muove la Gioventù Internazionale di Schoenstatt nei diversi continenti".

    La Gioventù Internazionale di Schoenstatt terrà dal 23 al 26 ottobre, nei giorni di celebrazioni a Roma, due momenti speciali per incontrarsi e celebrare. Il primo incontro si svolgerà il venerdì 24 ottobre alle ore 20. Sarà un pellegrinaggio dalla Chiesa San Salvatore in Onda, dove è sepolto S. Vincenzo Pallotti, fino a Piazza S, Pietro. Il secondo sarà la missione a Roma, in cui saranno mandati dall’Udienza del Santo Padre Francesco.

    Un pellegrinaggio giovanile per tutta la Famiglia di Schoenstatt

    "Il pellegrinaggio è un'espressione concreta del regalo di Schoenstatt per la Chiesa. Significa sperimentare il 'Tutto per Schoensatt, Schoenstatt per la Chiesa, la Chiesa per la Santissima Trinità', è amare la Chiesa", commenta Manuel Albuquerque della Gioventù del Portogallo, che è il responsabile di questo pellegrinaggio insieme con Maria Villar. Il pellegrinaggio è un regalo della Gioventù a tutti i pellegrini della Famiglia di Schoenstatt. Dopo la gran celebrazione a Schoenstatt, dopo che ogni delegazione avrà percorso le Basiliche di Roma e i Santuari, si riuniranno di nuovo in questo pellegrinaggio. Deilton Coelho, seminarista dei Padri di Schoenstatt ed incaricato di accompagnare il programma dei giovani, definisce lo spirito di questo pellegrinaggio come "un percorrere la nostra storia in maniera grata e portarla come regalo al cuore della Chiesa".

    Missioni nella città di Roma

    Papa Francesco manderà tutto il Movimento in missione. Alla fine dell'incontro con il Santo Padre, i giovani si riuniranno nelle vicinanze dell'Aula Paolo VI e da lì si separeranno in diversi luoghi di Roma, come la Parrocchia dei Padri di Schoenstatt a Roma, il parco Villa Pamphili, Piazza San Pietro, per andare in missione, per fare di Schoenstatt un Movimento pronto ad uscire.

    “Vogliamo consegnare a Roma, nel cuore della Chiesa, come simbolo del Giubileo e della Generazione Missionaria, quel calore che fa parte del nostro carisma”, ha commentato P. Alfredo. “È il nostro modo originale di avvicinarci alla Chiesa di Francesco. La nostra celebrazione così confluisce alla vita che già da molti anni distingue la nostra gioventù e accetta il costante invito di Papa Francesco a condividere ed annunciare Cristo, ad essere una Chiesa nella strada.” Poi ha aggiunto che “tutto ciò parla di chi siamo e chi vogliamo essere. Vogliamo stare nel cuore della Chiesa che si va costruendo, quella Chiesa, cui ci invita il Papa, una Chiesa che esce costantemente alla periferia.

    Il pomeriggio di missione

    Il pomeriggio del 25 ottobre sarà un pomeriggio di missione. I Giovani si riuniranno di nuovo nella Chiesa San Francesco e Santa Caterina (di cui i Padri di Schoenstatt sono incaricati) nella zona di Trastevere per celebrare la Messa alle ore 20 e chiudere le missioni con la posteriore cena. Deilton ha definito il cuore di quest'attività come un "dare lo spazio alla gioventù, come protagonista di un nuovo tempo, dove loro possono portare il fuoco, l'eredità che riceviamo, verso il futuro. Vogliamo celebrare questo protagonismo e questo fuoco che riceviamo".

    Finalmente il gruppo di giovani italiani, che va organizzando quest’attività concorda in che questa missione “è un segno concreto della Mater, affinché la gioventù italiana continui dando passi e il nostro carisma possa essere più conosciuto in Italia”. Il suo desiderio è che “magari da questo escano missionari che vogliano partecipare al progetto di Roma, giovani che vogliano venire a Roma ed aiutare con i progetti che si vanno sviluppando in questa città”.

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  7. #7
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    Bergoglio ai preti di Schönstatt: «Siate grandi perdonatori»

    Il Pontefice ha ricevuto in udienza i partecipanti al quinto capitolo generale dei sacerdoti del Movimento Apostolico fondato da padre Josef Kentenich. «Il carisma non si conserva tenendolo al riparo: è necessario aprirlo e farlo uscire, perché entri in contatto con la realtà»

    Spirito di preghiera e di servizio assieme alla grazia di avere “spalle forti” come quelle di Gesù per portarvi gli ultimi dell’umanità. Ricordando che il carisma non si conserva tenendolo al riparo, come se fosse una “bottiglia sigillata”: è necessario aprirlo e farlo uscire. E poi: “Siate grandi perdonatori”. È questo il profilo che deve avere un sacerdote ha affermato Papa Francesco, nel ricevere in udienza i partecipanti al quinto capitolo generale dei sacerdoti del Movimento Apostolico di Schönstatt.
    Sulla torre della “contemplazione”, per essere il tramite fra Dio e il popolo, come Mosè sulla riva del Mar Rosso a proteggere i suoi dall’attacco del Faraone. E poi giù, come Cristo, mischiati alla gente e ai suoi bisogni, in cerca soprattutto di quelli “per i quali nessuno spende uno sguardo”. Un prete deve essere così, afferma ancora una volta il primo fra loro.

    Di fronte a Papa Francesco, nella Sala del Concistoro, si sono radunati i sacerdoti di Schönstatt, appartenenti al Movimento Apostolico fondato da padre Josef Kentenich. Un ramo, quello sacerdotale, di un albero ricco di vocazioni di ogni tipo, istituito per ultimo giusto 50 anni fa:

    “Questo essere ‘ultimo’ – ha detto Francesco - riflette chiaramente il posto che occupano i sacerdoti rispetto ai loro fratelli. Il sacerdote non sta sopra né davanti o altrove, ma cammina con loro, amandoli con l'amore di Cristo (…) Chiediamo al Signore che ci dia spalle come la sue, forti, per caricarvi coloro che sono senza speranza (...) e per liberarci dal ‘carrierismo’ nella nostra vita sacerdotale”.

    L’anniversario a cifra tonda impone uno sguardo al cammino compiuto in forza del carisma. Bene, ribadisce il Papa, il “carisma non è un pezzo da museo, che rimane intatto in una teca di vetro perché sia contemplato e nient’altro”. L’esservi fedeli, il mantenerlo “puro”, “non significa in alcun modo chiuderlo in una bottiglia sigillata, come fosse acqua distillata, perché non si contamini con l'esterno”: “No, il carisma – ha puntualizzato il pontefice - non si conserva tenendolo al riparo: è necessario aprirlo e farlo uscire, perché entri in contatto con la realtà, con le persone, con le loro preoccupazioni e problemi”.

    Il Papa ha insistito come sempre davanti ai sacerdoti sul dovere, sull’urgenza quasi, di non estraniarsi dal vissuto della gente. Per questo, ricorda che per un sacerdote al primo posto deve venire “il contatto con Dio”, il “suo primo amore”, e insieme il gusto di una preghiera ricercata e non vissuta in modo “annoiato” o peggio, dice, tralasciata “con la scusa di un ministero impegnativo”. “Dio – ha esclamato a proposito – ci liberi dallo spirito del funzionalismo”. Invece, rilancia citando il fondatore di Schönstatt, bisogna rimanere “con l'orecchio sul cuore di Dio e la mano sul polso del tempo”.

    “Non abbiate paura alla realtà. La realtà bisogna prenderla come un bene! La realtà bisogna prenderla come un bene! Come il portiere: quando colpiscono la palla, da lì, da dove viene, cerca di prenderla… (…) Ci sono due diverse orecchie, una per Dio e una per la realtà. Quando incontriamo i nostri fratelli, specialmente quelli che agli occhi del mondo o nostri sono meno gradevoli, cosa vediamo? Ci rendiamo conto che Dio li ama, che hanno la stessa carne che Cristo ha assunto o restiamo indifferenti ai loro problemi?”.

    Il terzo consiglio del Papa è stato: “Mai da soli”. Il ministero sacerdotale diventa ancor più bello quando è condiviso, “non può essere concepito – obietta – in modo individuale, o peggio, individualista”. Viceversa, la fraternità “è una grande scuola di discepolato”, osserva Francesco, che conclude con il suo consueto “per favore”: siate dei grandi “perdonatori”.


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  8. #8
    CierRino
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    Gravi accuse di abusi anche sessuali sulle suore, da parte del fondatore.

    http://magister.blogautore.espresso....lle-sue-suore/

    Settimo Cielo di Sandro Magister

    02 lug Padre padrone. Il fondatore del movimento apostolico di Schönstatt abusava delle sue suore



    La notizia bomba di oggi è che il sacerdote tedesco Josef Kentenich, fondatore del movimento apostolico di Schönstatt, morto a 83 anni nel 1968 e di cui è in corso la causa di beatificazione, negli anni Cinquanta fu riconosciuto colpevole dalla Santa Sede di abusi sessuali su suore del suo movimento.
    A darci la notizia con i suoi dettagli, nella lettera qui di seguito, è la studiosa che l’ha scoperta, Alexandra von Teuffenbach, già docente di teologia e storia della Chiesa alla Pontificia Università Lateranense e all’Ateneo “Regina Apostolorum”, specialista della storia dei concili e curatrice, tra l’altro, della pubblicazione in più volumi dei diari del Concilio Vaticano II del teologo gesuita Sebastiaan Tromp.
    Fu proprio Tromp il visitatore apostolico inviato nel 1951 dalla Santa Sede in Germania, nella località di Schönstatt, a fare luce su ciò che si temeva accadesse nel nascente movimento. Con l’immediato effetto che da Roma un decreto del Sant’Ufficio ordinò a padre Kentenich di separarsi dall’opera da lui fondata e soprattutto delle sue suore.
    Ma in quel decreto non se ne dicevano tutti i motivi. Che però Alexandra von Teuffenbach ha trovato ampiamente documentati nei rapporti redatti da Tromp nel corso della sua ispezione, conservati negli archivi della congregazione per la dottrina della fede.
    Aperti da poco alla consultazione degli studiosi, assieme a tutte le carte del pontificato di Pio XII, questi rapporti sono stati la miniera in cui ha scavato la studiosa.
    Nel 1965 Paolo VI condonò la pena all’ormai anziano fondatore e gli permise di rientrare in Germania, dove morì tre anni dopo.
    Il movimento apostolico di Schönstatt è tuttora uno di più rinomati e diffusi su scala planetaria. Uno dei suoi ultimi superiori generali è stato Francisco Javier Errázuriz Ossa, arcivescovo di Santiago del Cile dal 1998 al 2010, chiamato da papa Francesco nel 2013 nella ristretta cerchia dei cardinali suoi consiglieri nel governo della curia romana e della Chiesa mondiale.
    La biografia di padre Kentenich ha in Wikipedia lo stile di un’agiografia, a sostegno della sua causa di beatificazione. Ma naturalmente, dopo questa scoperta, dovrà essere tutta riscritta da capo.
    *
    Gentilissimo dott. Magister,
    nel corso di mie ricerche condotte in vari archivi sul gesuita olandese Sebastiaan Tromp (1889-1975), professore alla Gregoriana, consultore del Sant’Ufficio e segretario della commissione teologica del Concilio Vaticano II, mi sono imbattuta di recente in alcuni documenti riguardanti una grande opera religiosa.
    Negli anni 1951-1953 Tromp fu infatti incaricato di compiere una visita apostolica a Schönstatt, nella diocesi di Treviri in Germania, dove si trova tuttora la sede principale di un ampio e ramificato movimento, composto anche da suore mariane. Quando fu fondato dal padre pallottino tedesco Josef Kentenich negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale, non esisteva ancora la forma canonica dell’istituto secolare, che l’opera avrebbe poi assunto.
    Quest’opera pionieristica, che trovò subito un alto numero di seguaci, fu dunque oggetto di una visita apostolica da Roma. Perché?
    Gli atti – ora accessibili grazie all’apertura degli archivi fino a tutto il pontificato di Pio XII – raccontano di una precedente visita alle suore di Schönstatt ordinata dal vescovo di Treviri, che inviò sul posto il suo ausiliare Bernhard Stein dal 19 al 28 febbraio 1949. In linea generale, questi apprezzò l’opera, pur evidenziandone alcuni difetti e irregolarità.
    In particolare egli scrisse:
    “Nonostante la chiara visione del grande obiettivo educativo e nonostante l'alto livello di cura spirituale, sembrano esserci solo poche personalità sicure, con un pensiero veramente indipendente e una vera libertà interiore, tra i capi maschili e tra le suore mariane”.
    E poco dopo aggiunse di aver riscontrato una “insoddisfazione interiore così caratteristica delle suore mariane, come anche insicurezza e mancanza di autonomia”.
    Basandosi sulla relazione del suo ausiliare, il vescovo di Treviri scrisse a padre Kentenich, il quale però contestò, distorse e manipolò le disposizioni del vescovo, cosa che quest'ultimo non gradì affatto.
    A questo punto la questione arrivò a Roma e fu disposta una nuova visita apostolica, con l’incarico questa volta affidato a padre Tromp.
    Il gesuita nell’arco di tre anni si recò più volte in Germania e approfondì vari aspetti dell’opera, come si evince dalle centinaia di pagine in tedesco e latino conservate negli archivi.
    Quello che ha attirato la mia attenzione non sono però gli statuti dell’opera, che dovevano essere rielaborati, ma il grave abuso di potere da parte del fondatore a danno delle suore, chiaramente accertato ed evidenziato dal visitatore romano, come d’altronde aveva già fatto quello locale.
    L’obbligo imposto alle suore di confessarsi con il fondatore – almeno in alcune circostanze – è solo un aspetto. Ciò che Tromp raccoglie dalle testimonianze, dalle lettere, dai tanti colloqui avuti, anche con il fondatore stesso, è indicativo di una situazione di totale sudditanza delle suore, in qualche modo celata da una specie di struttura familiare applicata all’opera.
    Kentenich era il “padre”, il fondatore dal potere assoluto, spesso equiparato a Dio, tanto che in molte espressioni e preghiere non si comprende con chiarezza se queste siano rivolte a Dio Padre o al fondatore stesso. Invece la “madre” generale in questa “famiglia” non ha alcun potere e ancora meno lo hanno le “figlie”, cioè le religiose. Un “padre-padrone” quindi, un esempio lampante di ciò che probabilmente intende papa Francesco quando parla di clericalismo, col padre e fondatore dell’opera che si erge a proprietario dell’anima e del corpo delle suore.
    Questa loro condizione si esplicitava anche in atti concreti. Le suore, mensilmente, dovevano inginocchiarsi davanti al “padre”, porgergli le loro mani, donarsi totalmente a lui. Il dialogo che si svolgeva, spesso con la suora da sola e a porte chiuse, era il seguente:
    “Di chi è la figlia?” Risposta: “Del padre!”
    “Che cosa è la figlia?” Risposta: “Nulla!”
    “Che cos’è il padre per la figlia?” Risposta: “Tutto!”
    “A chi appartengono gli occhi?” Risposta: “Al padre!”
    “A chi appartengono le orecchie?” Risposta: “Al padre!”
    “A chi appartiene la bocca?” Risposta: “Al padre!”
    Alcune suore riferirono anche di questa prosecuzione del rito:
    “A chi appartiene il seno?” Risposta: “Al padre!”
    “A chi appartengono gli organi sessuali?” Risposta: “Al padre!”.
    Da questo rito si arriva al racconto fatto in una lettera del 1948, trascritta da padre Tromp, di una suora tedesca, che all’epoca dei fatti si trovava in Cile. Oggetto della lettera è un abuso sessuale. La suora riferisce che dopo ciò che le era successo in occasione di uno di questi riti non aveva più potuto vedere nel “padre” il fondatore, ma solo un “maschio”, raccontando di essersi ribellata e di aver sofferto per un anno prima di riuscire a parlarne con il suo confessore.
    Costui non reagì, come si sarebbe potuto temere, rimproverando la suora per la sua “impurità”. Le disse invece che non le avrebbe dato l’assoluzione fino a che lei non gli avesse dato il permesso di denunciare il comportamento di padre Kentenich a Roma, “poiché non comprendeva come suore intelligenti potessero partecipare a queste cose, ma ancora meno poteva comprendere il padre”.
    La suora, nel suo evidente conflitto interiore, piena di imbarazzo e paura, scrisse alla madre generale in Germania una lettera che quest’ultima inviò in copia a Kentenich, ed ebbe per tutta risposta dalla madre l’accusa di essere posseduta dal demonio. Quando poi il visitatore apostolico chiese alla madre generale, ormai destituita, se di lettere di quel genere ne avesse ricevute altre, la madre generale riferì di sei-otto lettere, a suo dire meno gravi, che però disse di aver buttato via.
    Tutto il clima, tutto l’ambiente descritto dal visitatore è molto sessualizzato. Balletti di suore attorno al padre fondatore, incontri notturni, espressioni ambigue non sono certo ciò che ci si aspetta in una casa religiosa. Ma dopo aver inizialmente negato i fatti, i sostenitori dell’opera – in primo luogo il generale dei pallottini Woicjech Turowski, poiché Kentenich era ancora pallottino – ritennero di poter giustificare tutto: il fondatore avrebbe solo aiutato le suore a liberarsi dalle tensioni sessuali con un “rimedio pastorale psicoterapeutico”.
    Nell’agosto 1951 un decreto del Sant’Ufficio – con conferma pontificia – allontanò padre Kentenich dalla sua opera, esiliandolo e vietandogli ogni ulteriore contatto con le suore. La Chiesa aveva agito velocemente e senza sollevare pubblico scandalo, poiché non si voleva danneggiare l’opera, ma solo aiutare le suore. Ma centinaia di pagine di atti, negli anni seguenti, raccontano di come il fondatore, che si trovava in una casa dei pallottini a Milwaukee negli Stati Uniti, non si attenesse affatto alle disposizioni vaticane, mantenendo i contatti con le suore, le quali – ed è questa forse la cosa più eloquente – non riuscivano a trovare quella libertà e autonomia che i visitatori avevano auspicato.
    Non ci fu alcun nuovo inizio per Schönstatt, perché tante sorelle preferirono il fascino del fondatore alle direttive della Chiesa. Quelle suore non smisero mai di scrivere, di denigrare e calunniare non solo i visitatori ma anche le consorelle che avevano collaborato con loro e i preti che avevano testimoniato contro padre Kentenich. Il Sant’Ufficio dovette intervenire per molti anni ancora, almeno per tutto il periodo la cui documentazione è ora accessibile.
    Questa è la parte buia della storia, ma c’è anche una parte edificante. Ed è la curia romana che operava sotto Pio XII e che – certamente in questo caso – riuscì a dare il meglio di sé.
    Gli atti narrano di una ricerca assidua e meticolosa della verità. Vengono ascoltati tutti, anche gli amici del padre Kentenich, i quali mettono in risalto i pregi dell’opera ma molto meno la persona stessa del fondatore. Pio XII, che segue e approva ogni passo, considera con molta attenzione ogni scritto a lui indirizzato da parte delle suore.
    Oltre al lavoro compiuto come visitatore, che pare ineccepibile anche a distanza di settant’anni, colpisce molto il modo in cui padre Tromp riferisce l’incontro con la suora abusata, quando questa finalmente poté tornare in Germania. Da un gesuita olandese di vecchio stampo non ci si sarebbe probabilmente mai aspettato questo lucido appunto in latino, che così si può tradurre:
    “Disse quasi le stesse cose che si trovano nella lettera. Aggiunse che dopo non fu più molestata da padre Kentenich. È sempre in ansia, per il timore di aver agito male manifestando la cosa. Le ho detto che ha agito correttamente e le ho vietato di avere su questo argomento alcun contatto con padre Kentenich di persona o per iscritto”.
    Quella Chiesa oggi così spesso colpevolizzata per non saper trattare gli abusi sessuali, qui invece ha come precorso i tempi. Siamo nei primi anni Cinquanta, quindi molto lontani da leggi statali che tutelino le vittime di abusi o da una consapevolezza nella società riguardo all’argomento. La Chiesa cattolica invece procede nel senso più giusto per quelle donne, senza però svilirle pubblicizzando i fatti. Nel decreto del Sant’Ufficio non c’è scritto nulla riguardo agli abusi, ma i fatti contestati vengono comunicati per iscritto alle madri superiore, affinché possano accettare più facilmente l’allontanamento del fondatore. Purtroppo le suore non furono in grado di accogliere quella mano che era stata tesa loro; non riuscirono – così si evince dagli atti – a staccarsi da quell’uomo, come tante donne non riescono ad allontanarsi dal marito che le maltratta e che spesso scusano e difendono.
    La storia è tanto più terribile perché, dopo tanti anni dall’avvio nel 1975, la causa di beatificazione di padre Kentenich sta per concludere la fase diocesana ed essere mandata a Roma. Ed è per questo che oggi le scrivo, gentilissimo dott. Magister, per rendere pubblica questa storia, affinché cessi la venerazione di questo “padre” e si possano demolire le tante ricostruzioni di verità alternative proposte, quasi si trattasse solo di debolezze psicologiche davanti a un uomo allo stesso tempo così carismatico, abile e terribile.
    Non me la sentivo di tacere, perché come donna mi sono venute le lacrime leggendo quelle carte e come cristiana penso che solo la Verità ci rende liberi.
    Alexandra von Teuffenbach

  9. #9
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    Il processo di beatificazione di p. Josef Kentenich è stato bloccato dal vescovo di Treviri per le indagini in corso sui presunti abusi:

    https://it.aleteia.org/2022/05/05/so...o-schoenstatt/

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