Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Convegno “Difendere la famiglia per difendere la comunità” (Milano, 17/01/2015)

  1. #1
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    Convegno “Difendere la famiglia per difendere la comunità” (Milano, 17/01/2015)

    Difendere la famiglia per difendere la comunità
    Milano, Auditorium Testori, 17 gennaio 2015

    controifalsimitidelprogresso.jpg

    Introduce
    Massimo Introvigne – Presidente Comitato “Sì alla Famiglia”

    Modera
    Luigi Amicone direttore del settimanale “Tempi”


    Intervengono
    Costanza Miriano – Giornalista
    Mario Adinolfi – Direttore del quotidiano “La Croce”
    Padre Maurizio Botta – Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri
    Marco Scicchitano – Ricercatore clinico ITCI, coordinatore progetto Pioneer

    Conclusioni
    Massimiliano Romeo – Primo firmatario mozione Giornata della famiglia
    Roberto Maroni – Presidente di Regione Lombardia

    **************************************** *********************************

    Il convegno è stato trasmesso anche in diretta straming. L'avete visto?


    Ringrazio l'utente Ichthys che, nella discussione sul nuovo quotidiano "La Croce" ha già trovato e postato l'interessantissimo intervento di Introvigne, che riporterò anche qui sotto.

    Chi riuscisse a trovare le tracce degli altri interventi e i video online per poterlo rivedere, potrebbe cortesemente segnalarli qui? Grazie!
    Ultima modifica di Sofia; 17-01-2015 alle 19:22
    Volo quidquid vis,
    volo quia vis,
    volo quomodo vis,
    volo quamdiu vis.

    Voglio tutto ciò che vuoi Tu, perchè lo vuoi Tu, nel modo in cui lo vuoi Tu, fino a quando lo vuoi Tu.
    (dalla "Preghiera universale" attribuita a Clemente XI)

  2. #2
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    Intervento di Massimo Introvigne

    17 gennaio 2015 alle ore 16.04
    Intervento di Massimo Introvigne, presidente del comitato Sì alla famiglia e reggente nazionale vicario di Alleanza Cattolica, al convegno Difendere la Famiglia per difendere la Comunità, promosso e organizzato dalla Regione Lombardia. Milano, 17 gennaio 2015

    Buon pomeriggio dai mostri di Milano.
    Grazie alla Regione Lombardia per avere promosso e organizzato questa iniziativa, e ancora di più per avere tenuto duro di fronte a una colossale mistificazione che ha trasformato un convegno sulla famiglia in una sorta di clinica degli orrori dove si accusano gli omosessuali di essere malati e se ne organizza a forza la cura. Ma grazie anche ai mistificatori. Temevo di trovarmi di fronte a un convegno sulla famiglia come se fanno tanti, forse anche un po' noioso, e - da sociologo - mi si offre invece un'occasione straordinaria per studiare quello che ho sempre studiato, i panici morali alimentati dalla diffusione di notizie false.

    Il pubblico però è qui per sentir parlare del tema del convegno, cioè della famiglia. Lo introduco proponendo quattro tesi.
    La prima è che la famiglia non è solo - come ha detto Papa Francesco - «il motore del mondo e della storia» ma è anche, forse più modestamente, l'ancora di salvezza dell'Italia. Le statistiche sul nostro Paese sono terrificanti. Siamo ai primi posti tra i Paesi industrializzati nelle classifiche sul debito pubblico, sulla corruzione, sull'inefficienza della pubblica amministrazione, sui ritardi burocratici, sul cattivo funzionamento della scuola. Nonostante tutto questo, il nostro tenore di vita e la nostra economia, pure aggredite dalla crisi, rimangono tra le prime dieci al mondo. Com'è possibile questo? È la nostra fortuna, il famoso stellone d'Italia? No, c'è una spiegazione. Finora ci ha salvato la famiglia. Il debito pubblico mostruoso è stato compensato dal credito privato, cioè dal risparmio di tante famiglie, e la famiglia si è fatta carico delle inefficienze dello Stato, tanto spesso assistendo in casa i suoi anziani e curando i suoi malati. In Italia non abbiamo né oro né argento, ma abbiamo l'oro del XXI secolo che non è il petrolio, ma la famiglia: non l'oro nero, ma l'oro blu, blu come i nostri cieli e i nostri mari e blu, per i cattolici, come il manto della Madonna Regina della Famiglia.

    La seconda tesi - cito ancora Papa Francesco, nel suo discorso al Movimento di Schoenstatt - è che oggi la famiglia è "bastonata da tutte le parti". Anche qui non cedo alla tentazione professionale di proporvi delle statistiche, ma vi assicuro che fanno paura. Anche a Milano e in Lombardia, come in tutta Italia, diminuiscono a vista d'occhio i matrimoni, aumentano i divorzi, e quello della denatalità, con l'Italia fanalino di coda del mondo per numero di figli per donna, è ormai un dramma che giustifica la definizione di san Giovanni Paolo II, «suicidio demografico». Non è solo un problema morale, è il problema centrale della politica e dell'economia. Meno figli oggi significa domani meno produttori, meno consumatori, meno contributori per pagare le pensioni degli anziani, se non vogliamo ammazzarli tutti con l'eutanasia. E meno matrimoni significa meno figli. Trovo spesso, quando espongo questa tesi, chi alza la mano per comunicarmi che una donna non sposata ha la stessa capacità di fare figli di una donna sposata. Ringrazio sempre l'interlocutore per la rivelazione: se non me lo avesse detto lui, non lo avrei mai sospettato. Però questa è una verità da ginecologi. I sociologi hanno invece anche loro una rivelazione da fare: le donne sposate fanno più figli di quelle non sposate. Negli Stati Uniti il governo tiene serie statistiche da cento anni, e il dato è fra i più sicuri che conosca. Non perché siano fatte diversamente dalle donne non sposate, ma perché la stabilità del matrimonio aiuta a resistere alle sirene del «non conviene fare figli» e dell'aborto.

    Terza tesi. La famiglia non si bastona da sola. C'è qualcuno che la aggredisce. Qui fuori stanno manifestando per assicurarci che il primo nemico della famiglia non sono i gay. Sono d'accordo anch'io. È il fisco. La Banca Mondiale ci informa che le famiglie italiane - calcolando tutte le forme di imposte dirette e indirette - hanno pagato in media negli ultimi cinque anni al fisco il 67% del loro reddito, contro il 46% degli Stati Uniti e della Germania e il 25% della Svizzera. Il nostro fisco è quello meno a misura di famiglia di tutta l'Europa Occidentale. Non vinciamo più i campionati del mondo di calcio, ma quelli per il fisco più vorace è più ostile alle famiglie sì.

    Quarta tesi. Il 12 gennaio il Papa ha ricevuto il Corpo Diplomatico e ha denunciato le «legislazioni che privilegiano diverse forme di convivenza piuttosto che sostenere adeguatamente la famiglia per il bene di tutta la società». Lo stesso Papa Francesco l'11 aprile 2014, ricevendo l'Ufficio Internazionale Cattolico dell’Infanzia, ha affermato che «occorre ribadire il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con un papà e una mamma capaci di creare un ambiente idoneo al loro sviluppo e alla loro maturazione affettiva. Continuando a maturare in relazione alla mascolinità e alla femminilità di un padre e di una madre». Si dirà che sono citazioni del Papa: che c'entrano con lo Stato o la regione che sono laici? Ma sono citazioni del buon senso, che non è né laico né cattolico né buddhista.

    So che questo è il tema più controverso. Ne dirò tre cose.
    Primo: non so voi, ma io mi identifico con la famosa battuta dello stesso Papa Francesco, «chi sono io per giudicare le persone omosessuali?». Come cattolico so che le persone non vanno mai giudicate in quanto persone. Abbiamo spiegato fino alla noia che l'omosessualità in quanto tale non è mai stata e non è il tema del convegno, ma - come si dice - mi è gradita l'occasione di dire che non considero l'omosessualità una malattia. Ne avessi avuto bisogno, questa tesi me l'hanno insegnata, per il poco che conosco la loro associazione, gli amici di Obiettivo Chaire e anche un medico straordinario e indimenticabile, un amico che non c'è più, il dottor Bruto Bruti, che ha fatto tanto per spiegare i problemi dell'omosessualità all'interno della mia associazione, Alleanza Cattolica. Qualche mese fa, intervistata da me per un quotidiano, un'esponente di Obiettivo Chaire ha dichiarato di considerare «ridicola» la tesi che equipara l'omosessualità a una malattia. Bruti scriveva nel libro che ci ha lasciato in preziosa eredità: «l'orientamento omosessuale non è dovuto a una malattia fisica, né mentale». Se poi invece si vuole impedire a quella frazione di omosessuali che si sentono a disagio con la loro omosessualità di rivolgersi a Obiettivo Chaire per un accompagnamento pastorale e spirituale allora sì, c'è in giro una malattia, ma non è né l'omosessualità né l'omofobia, è una vecchia malattia e si chiama totalitarismo, dittatura del pensiero unico, negazione della libertà religiosa.

    Secondo: chi sono io per giudicare le persone omosessuali? Ma chi sono io per non giudicare le leggi, venendo meno al mio dovere di cristiano e di cittadino? Non si manca di rispetto a nessuno se si ripete, con lo stesso Papa Francesco del «chi sono io per giudicare?» - non è un altro, non è un omonimo - che i bambini hanno diritto a crescere con un papà è una mamma.

    Terzo: ma allora i conviventi sono figli di un dio minore? Nossignore. Il cartello di associazioni che rappresento, Sì alla famiglia, ha presentato mercoledì a Roma un disegno di legge in trentatré articoli. Un testo unico che mette insieme tutti i diritti di cui i conviventi già godono in Italia, coordinandoli con piccoli aggiustamenti ma senza introdurre nulla di nuovo rispetto alle leggi e alla giurisprudenza della Corte Costituzionale e della Cassazione. Sono elencati tutti i diritti dei conviventi relativi agli ospedali, alle carceri, ai contratti di locazione. Perfino i risarcimenti per le vittime della mafia defunte vanno al convivente, anche omosessuale. Ci sono già queste cose nelle leggi? Ci sono. Pochi le conoscono? È vero. Volete questi diritti - s'intende per tutte le convivenze stabili perché non c'è nessuna ragione di discriminare chi convive con una persona di sesso diverso? Li vogliamo anche noi, ecco qui la nostra proposta di testo unico.

    Se invece volete il «matrimonio» omosessuale, con le adozioni di bambini che avranno due mamme e due papà, anziché un papà e una mamma, allora non siamo d'accordo. Se volete impedirci di dirlo, introducendo nelle vostre leggi sull'omofobia norme non contro chi picchia le persone omosessuali - quelle sono sacrosante - ma contro chi organizza convegni come il nostro o ne sostiene le tesi, allora non siamo d'accordo e siamo tutti Sentinelle in piedi. Se volete chiamare «unioni civili» i matrimoni omosessuali non siamo d'accordo, e per questo noi parliamo di convivenze e non di unioni civili. Lo diciamo noi? No, lo dite voi, lo dice l'onorevole Scalfarotto intervistato da «Repubblica» il 16 ottobre 2014: «L’unione civile non è un matrimonio più basso, ma la stessa cosa. Con un altro nome per una questione di realpolitik».

    Noi vogliamo riconoscere i diritti e i doveri che nascono dalla convivenze, nel rispetto delle persone conviventi omosessuali e non. Ma non vogliamo il «matrimonio» omosessuale con le adozioni, né sotto vero nome né sotto falso nome. Perché la compresenza di diversi tipi di matrimonio - ci sarebbe anche quello poligamo, praticato in Europa da tanti musulmani, ma ne parliamo un'altra volta - fa male al matrimonio. Perché parlare di famiglie e non di famiglia fa male alla famiglia. E chi fa male alla famiglia fa male alla società e fa male all'Italia, che è stata salvata dalla famiglia e sarà salvata solo dalla famiglia.

    Ieri il Papa nelle Filippine ha denunciato le «colonizzazioni ideologiche che cercano di distruggere la famiglia» e che pretendono di «ridefinire la stessa istituzione del matrimonio mediante il relativismo». Ha anche esaltato una figura molto legata a Milano e alla Lombardia, il beato Paolo VI, che nella sua enciclica «Humanae vitae», da buon pastore, «allertò le sue pecore sui lupi in arrivo». Ora i lupi sono arrivati.

    È sempre Papa Francesco, ma non quello dei giornali: quello vero. Che dalle Filippine ci manda una cartolina, ci lancia un appello. Ascoltiamolo: «Proclamate la bellezza e la verità del matrimonio cristiano ad una società che è tentata da modi confusi di vedere la sessualità, il matrimonio e la famiglia. Come sapete queste realtà sono sempre più sotto l’attacco di forze potenti che minacciano di sfigurare il piano creativo di Dio e di tradire i veri valori che hanno ispirato e dato forma a quanto di bello c’è nella vostra cultura». Questo convegno vuole parlare esattamente di queste cose. Sì alla famiglia!

    https://www.facebook.com/notes/massi...52972715636328
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  3. #3
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    di Lorenzo Ciampoli

    Il convegno di Milano





    Alla fine, come era nelle intenzioni di chi ha organizzato il convegno, è stata una bella occasione per riflettere, dialogare e testimoniare la nostra cura verso ogni persona debole e dimenticata.

    Hanno provato a chiuderci la bocca da settimane, inventando bugie e illazioni; certo ‘giornalismo’ non si è arreso anche di fronte all’evidenza di tre sale piene ad ascoltare i nostri moschettieri (più tante altre fuori dalla Sala Testori a seguire la diretta in streaming) raccontandoci come poche centinaia di persone. Né ci hanno intimidito i tentativi di creare tensione nel corso del convegno da parte di contestatori vari.

    Marco Scicchitano ci ha ricordato che la differenza maschile/femminile è qualcosa che va ben oltre le costruzioni culturali, ma la sostanza stessa del nostro essere umani, del nostro rimanere umani.

    Costanza Miriano, partendo dalla sua esperienza di madre lavoratrice, ha fatto un appello accorato ad istituzioni e datori di lavoro, perchè le donne non siano costrette a mettere da parte la famiglia e i propri figli per dedicarsi ossessivamente alla carriera.

    Padre Maurizio Botta ha saputo come sempre coinvolgerci e spiegarci quanto siano vere le parole di Papa Francesco, che in più occasioni ha condannato questa società votata all’esaltazione del dio denaro a danno dell’uomo, riducendolo a prodotto che si può scartare.

    Il nostro direttore Mario Adinolfi, partendo dal doloroso racconto della compravendita di un bambino da parte di Elton John, ha gridato forte e chiaro che le persone non sono cose, facendo anche un chiaro appello al governo perché non si lasci influenzare da club che vogliono negare ai bambini di avere un padre e una madre, che vogliono scartare ed uccidere persone perchè ritenute ‘difettose’ ed inutili, che vogliono farci tornare a duemila anni fa, quando un bambino poteva essere buttato da una rupe o un uomo venduto come schiavo ad altre persone. Quel tempo è finito con l’arrivo di un segno, una Croce, e non accetteremo che qualcuno possa farlo ritornare duemila anni dopo.

    Ringraziamo tutti coloro che ci hanno seguito, a Milano come in streaming, tutti gli organizzatori e anche a chi ha contestato e diffuso, anche di fronte all’evidenza dei fatti, notizie false, perchè non hanno fatto altro che autoaccusarsi della loro malafede.

    Come ricordato in ogni intervento dei relatori di oggi continueremo con orgoglio a difendere le nostre idee, che non vogliono giudicare alcuna persona, verso cui avremo sempre il rispetto e il sorriso, ma piuttosto svegliarci dal sonno in cui i falsi miti di progresso vogliono portare tutti noi.
    17/01/2015


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  4. #4
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    «Il nemico numero uno della famiglia non sono i gay, è il fisco». Cronaca di un convegno «banale» in un clima surreale
    gennaio 17, 2015 Leone Grotti

    A Palazzo Lombardia di omofobia e violenza non ce n’è stata. Solo 1.500 persone che hanno discusso di famiglia, «esprimendo le proprie idee. Noi non possiamo?»

    Il premier Matteo Renzi, il capo dello Stato, magari anche papa Francesco. Se un passante, ignaro di tutto, fosse capitato oggi per caso a Milano, davanti a Palazzo Lombardia, intorno alle 15, avrebbe pensato che all’interno della sede della Regione ci fosse una di queste personalità. Transenne dappertutto, servizio d’ordine per controllare chi entra e chi esce, una grande folla, cori, contestazioni, camionette delle forze dell’ordine, centinaia di poliziotti, molti in assetto antisommossa. E invece in auditorium Giovanni Testori c’era un convegno sulla famiglia. Anzi, un «convegno banale con contenuti semplici», come sottolinea il presidente della Regione Roberto Maroni intervenuto a fine incontro. Il governatore ha proposto al direttore di Tempi Luigi Amicone di prendersi la responsabilità di promuovere un forum permanente sulla famiglia, e, in barba alle polemiche sull’uso del logo Expo, ha lanciato l’idea di organizzare un convegno simile durante la rassegna espositiva internazionale.
    1500 PARTECIPANTI. E perché i circa 1.500 partecipanti, molti dei quali sono dovuti restare fuori dalle tre sale allestite dentro la Regione per mancanza di posti, sono stati costretti ad assistere come se fossero gente pericolosa, «come partigiani davanti al totalitarismo», come affermato in apertura da Amicone? Perché una campagna stampa che va avanti dal 3 gennaio, portata avanti da Repubblica e altri quotidiani, ha definito a priori questo convegno come “omofobo” e “violento”.

    IENE E DISTURBATORI. E invece di omofobo e violento non c’è stato proprio niente, se si vuole eccettuare l’intervento di un giornalista delle Iene e quello di un giovane disturbatore che ha cercato di orientare il convegno sulle «teorie riparative», delle quali nessuno ha parlato e nessuno voleva parlare. Perché il tema dell’incontro, come ben inquadrato dal sociologo Massimo Introvigne citando il Papa, è «il motore del mondo e della storia: la famiglia. O, più in piccolo, ciò che tiene ancora in piedi l’Italia, nonostante la crisi e il debito pubblico».
    «IL NEMICO È IL FISCO». E in barba ai contestatori che fuori dalla sede della Regione cercavano di far credere che il nemico della famiglia fossero le persone omosessuali, ha aggiunto: «Il nemico numero uno della famiglia è il fisco, perché una famiglia italiana paga in media al fisco il 67 per cento del suo reddito, contro il 46 per cento della Germania». Eccoli i pericolosi contenuti.
    MASCHI E FEMMINE SONO DIVERSI. Neanche di discriminazione se n’è vista né sentita, a meno che non si consideri discriminatoria la «banale» affermazione che «maschi e femmine sono diversi». E non solo «a causa della cultura, ma anche biologicamente, umanamente e caratterialmente». Questo è stato il cuore degli interventi di Marco Scicchitano, ricercatore clinico ITCI e coordinatore Progetto Pioneer, e della giornalista Costanza Miriano, che ha denunciato alcuni «falsi miti di progresso»: «Ci hanno venduto la contraccezione come un modo per dare potere alle donne e invece glielo toglie, perché generare la vita è il più grande potere che esista».



    «LE PERSONE NON SONO COSE». Gli applausi in sala, anzi nelle tre sale, si sprecano, anche da parte di chi si è accomodato sugli scalini o per terra. Soprattutto quando prende la parola Mario Adinolfi, direttore del quotidiano La Croce. Lui li ferma: «Perché ci esaltiamo quando dico che tutti siamo nati da un uomo e una donna? È un’affermazione banale, ovvia, anche se oggi lo è sempre di meno». Semplicissimo anche il concetto espresso dal fondatore del Partito Democratico: «I bambini non sono cose e non si possono comprare con l’utero in affitto. Questo è un dato di verità e la politica deve sempre difendere i soggetti più deboli. Ci dicono che siamo medievali, ma se non riconosciamo più queste cose torniamo molto più indietro, a duemila anni fa, quando gli schiavi si compravano al mercato e i bambini difettosi venivano gettati dalla rupe».
    «PERCHÉ NOI NO?». Al microfono e in sala c’è spazio anche per quei politici che «non si sono fatti intimidire da campagne stampa fasulle». Roberto Formigoni, Ignazio La Russa, Raffaele Cattaneo, Maurizio Lupi assistono in sala alla conferenza promossa da Regione Lombardia, Alleanza Cattolica e Fondazione Tempi. Uscendo dalla sala, tutti devono passare attraverso tunnel ricavati tra le transenne e presidiati dalle forze dell’ordine. Viene in mente la frase con cui l’incontro è stato salutato dall’assessore lombardo Cristina Cappellini: «Noi non siamo contro nessuno, difendiamo la famiglia per difendere la comunità. Tutti hanno diritto a esprimere le proprie idee. Perché noi no?».

    Leggi di Più: Milano, convegno famiglia. «Gay? Nemico è fisco» | Tempi.it
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    Fonte: http://www.tempi.it/il-nemico-numero...e#.VLqx5C50dpl
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    Avvenire Home Page > Cronaca > "A Milano un Forum sulla famiglia all'Expo"
    "A Milano un Forum sulla famiglia all'Expo"

    Francesco Ognibene
    17 gennaio 2015

    In un clima di grande entusiasmo tra le centinaia di partecipanti, ma anche di tensione per il presidio di contestatori all’esterno della Regione Lombardia, si è svolto come da programma il convegno «Difendere la famiglia per difendere la comunità», organizzato a Palazzo Lombardia dopo settimane di polemiche sulla presunta matrice omofoba dell’iniziativa. Un’accusa pregiudiziale e del tutto infondata, ma che ha pesato sul convegno disturbato anche dall’incursione di un giovane che ha tentato di prendere la parola per attaccare organizzatori e partecipanti.

    Tra i relatori, Costanza Miriano, padre Maurizio Botta, Massimo Introvigne, Costanza Miriano, Mario Scicchitano e Mario Adinolfi, moderati da Luigi Amicone, direttore di Tempi, il settimanale la cui sede è stata imbrattata nella notte di giovedì 15 con scritte ingiuriose. I contenuti degli interventi, nei quali è stata costantemente rivendicata la libertà di espressione e il doveroso rispetto per opinioni tanto radicate nel Paese come quelle sull’istituto familiare, sono stati tutti orientati a sostenere in positivo che esiste solo una famiglia, quella composta da un uomo e una donna e i figli nati dalla loro unione, scolpita nella Costituzione, replicando punto per punto e tra gli applausi del pubblico ai principali argomenti presentati dai sostenitori della pluralità di modelli familiari. Di toni omofobi neppure l’ombra, anche se l’ampio schieramento di forze dell’ordine per prevenire incidenti, insieme alla manifestazione esterna di movimenti Lgbt, rappresentanti di sindacati e partiti di sinistra, ha creato attorno all’evento un clima stonato rispetto agli effettivi contenuti.

    Al convegno hanno presenziato anche il ministro Maurizio Lupi, Roberto Formigoni, Ignazio La Russa e numerosi consiglieri regionali. Tra gli interventi istituzionali, anche quelli dell’assessore regionale alle Culture e identità Cristina Cappellini, di Massimiliano Romeo, primo firmatario della mozione per istituire la Giornata regionale della famiglia, del presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo e del presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, che rivendicando il merito di aver resistito agli attacchi e all’invito a rimuovere dall’iniziativa il logo dell’Expo ha rilanciato agli organizzatori del convegno (Alleanza Cattolica, Fondazione Tempi, Obiettivo Chaire e Nonni 2.0, insieme alla Regione) la proposta di allestire proprio durante Expo un Forum nazionale sulla famiglia, per approfondire in chiave valoriale il tema dell’esposizione universale (Nutrire il pianeta).
    © riproduzione riservata

    http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagin...ante-Expo.aspx
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    Per la famiglia si paga prezzo

    di Mario Adinolfi

    E’ stata una festa, prima di tutto una festa. Migliaia di persone, tre sale piene all’inverosimile in Regione Lombardia, con ottocento amici che non sono riusciti a entrare e per loro qui sulle pagine di lacrocequotidiano.it abbiamo subito approntato uno streaming video con un liveblogging condotto dal nostro prezioso Lorenzo Ciampoli. E’ stata la festa dello stare insieme, dell’incontrarci e abbracciarci per darci forza l’un l’altro e dirci: non siamo soli. Non siamo soli nella difesa della famiglia naturale, non siamo soli nel voler prima di tutto tutelare i piccoli, i figli, gli indifesi. Non siamo soli nel dire che non esiste il diritto ad avere figli, esiste il diritto dei figli ad avere una mamma e un papà. Tutto questo lo abbiamo ripetuto con un entusiasmo che è stato contagioso.

    Permettetemi un piccolo inciso. Voglio rivolgere un personale ringraziamento ai tanti lettori de La Croce che si sono fatti decine o centinaia di chilometri per venire a testimoniarci il loro affetto con una copia del quotidiano in mano. E’ stata una emozione non da poco incontrarvi e avere la sensazione che una piccola grande storia sia cominciata.



    E ora cinque brevi considerazioni:



    1. Al convegno di Milano sono state dette cose giuste, è stata fatta la cosa giusta. Ho avuto perplessità iniziali perché ho una qualche esperienza nel ramo e sapevo che la politica avrebbe tentato una forma di strumentalizzazione. Le perplessità sono svanite perché ho visto i politici sorridere, essere toccati davvero da quanto abbiamo detto. C’è un dovere di testimonianza anche presso la politica e con un presidente di Regione, un ministro, diversi parlamentari e senatori presenti abbiamo semplicemente portato la nostra testimonianza, anche la mia di ex parlamentare e di uomo di sinistra: tutte le aree politiche erano rappresentate, trasversalmente. Certo, c’era una distanza tra noi oratori “contro i falsi miti di progresso” e i politici. Ma loro hanno detto le loro parole, noi abbiamo detto le nostre. Tutte le parole dette hanno detto cose giuste. Conta solo questo.


    2. Come partecipante al progetto “Contro i falsi miti di progresso” mi sono entusiasmato nel vedere i miei amici e compagni di viaggio in grande spolvero.
    Marco Scicchitano lucidissimo e quasi spietato nel descrivere scientificamente la differenza tra il maschile e femminile, tanto documentato e preciso che tutti coloro che si sono riferiti a lui negli interventi successivi lo hanno chiamato “professore”. Davvero un bell’intervento.
    Costanza Miriano, che ve lo dico a fare, prima di tutto bellissima (ma dove l’ha trovato quel vestito con spalla scoperta, gliel’ho detto “non temere i gay, tu oggi qui devi temere gli etero”) e poi di una simpatia travolgente, perché con il sorriso ha fatto passare i concetti decisivi sul ruolo della donna, sul bene prezioso della maternità da tutelare.
    Padre Maurizio Botta, il nostro leader, che con puntualità ha riportato le parole di Papa Francesco e ha parlato da prete e allo stesso tempo è stato umanissimo, accogliente, raziocinante come pochi meglio di lui sanno essere e che ha meritato tutti i caldi applausi che i tanti amici, anche arrivati dalla sua Biella, gli hanno tributato.
    E un grazie a Massimo Introvigne che con quattro tesi ha spiegato bene l’idea di famiglia che abbiamo in mente, così come a Luigi Amicone che ha condotto con grazia un convegno difficilissimo e che la mistificazione mediatica aveva trasformato in una potenziale bomba a orologeria.



    3. A proposito di bomba a orologeria, la trappola è stata fatta scattare dopo il mio intervento. Un ragazzo che si era fatto accreditare da un europarlamentare è salito sul palco e per una cinquantina di secondi si è messo a contestarci le famose “teorie riparative” a cui nessuno sul palco aveva neanche lontanamente fatto cenno e a chiederci se sapevamo se i nostri figli erano omosessuali. Una brutale, premeditata e cattiva provocazione costruita ad arte per avere i trenta secondi da mandare in rete e sui telegiornali e nella puntata di mercoledì de le Iene. Ma davvero è stata una festa troppo bella, la nostra, per attardarci a discutere di questo episodio programmato a tavolino. Non mi ha sorpreso, avevo avvertito che avrebbero provato a salire sul palco, conosco bene le tecniche di disturbo che vengono messe in atto in queste occasioni. La risposta migliore l’ha data un’anziana signora dal pubblico, giustamente irritato: “Noi mai e poi mai andremmo a disturbare un convegno di persone che non hanno le nostre idee”. Basta, non c’è da aggiungere altro.



    4. C’era gente fuori dal palazzo della Regione Lombardia, tanta gente. Gli ottocento nostri amici arrivati da ogni parte d’Italia che non sono riusciti a entrare perché le tre sale del convegno erano zeppe all’inverosimile e anche qualche centinaio di contestatori dell’iniziativa. Mi hanno scritto alcuni lettori che i due gruppi in qualche modo alla spicciolata allo sciogliete le righe hanno finito per parlarsi. E non c’è stato nessuno scontro, forse una provvidenziale forma di dialogo. I giornalisti che hanno mistificato, raccontato senza capire, spiegato male ai loro lettori e telespettatori sui quotidiani e sui telegiornali quel che è davvero accaduto al convegno di Milano, forse avrebbero potuto cogliere quell’occasione per capire che alla fine siamo persone che testimoniano le idee in cui credono. E qualsiasi sia l’idea è meglio della cappa d’indifferenza menefreghista di tutto che incombe su questa disgraziata contemporaneità.



    5. Dopo una settimana di cartelli “io sono Charlie” mi sarei aspettato dai giornalisti più solidarietà verso la libera espressione delle idee che a Milano si è evidentemente, ampiamente, articolatamente manifestata nel convegno in Regione Lombardia. Si è cercato di non far svolgere l’iniziativa, è stato dato l’assalto alla redazione d Tempi, una collaboratrice di Libero è stata aggredita e intimidita (lo racconta il solo Andrea Morigi appunto su Libero, nessun’altra testata), sui giornali è stata data una versione dei fatti a dir poco distorta con la lodevole eccezione del bravo Umberto Folena su Avvenire. Per quanto riguarda l’informazione on line, roba da mani nei capelli, Repubblica.it nel pomeriggio di sabato titolava che noi eravamo quattrocento e i manifestanti duemila, l’ho detto all’inizio del mio intervento e l’urlo ritmato della sala “vergogna, vergogna” spero sia risuonato fin nelle stanze ovattate della redazione diretta da Ezio Mauro. Non si fa così. Se “io sono Charlie” si rispetta il diritto di tutti a parlare e se facciamo i giornalisti riportiamo le notizie, non le mistifichiamo, non le costruiamo a tesi per dimostrare che un convegno sulla famiglia è “omofobo”, non si racconta quel che non è, non si trasforma il falso in vero. Si potevano riportare almeno gli interventi (uno sforzo in questo senso lo hanno fatto la versione on line de La Stampa e Huffington Post, non senza imprecisioni, ma almeno il lavoro giornalistico c’è stato). Non è accaduto. Delle nostre parole sulla famiglia, sulla differenza tra maschile e femminile, sul ruolo della donna nella società e sulla maternità da tutelare, su Papa Francesco, sul no agli uteri in affitto e di conseguenza alla “stepchild adoption” contenuta nel progetto di legge in discussione al Senato sulle unioni omosessuali, perché le persone non sono cose e i figli non si pagano, di tutte queste nostre parole sui giornali nemmeno l’ombra. Ma è anche per questo che è nata La Croce. Per essere un ruolo di informazione vera su questi temi, contro i falsi miti di progresso.



    Ci vediamo martedì in edicola. Oggi è il giorno del Signore e riposiamo con le nostre famiglie, dunque oggi come lunedì il giornale non esce. Martedì non perdetevi l’edizione con foto e commenti sul convegno di Milano, un bellissimo momento di incontro in cui ci siamo abbracciati e abbiamo ribadito chi siamo: persone libere.


    Prima di lasciarvi ed augurarvi una Santa Domenica, un’ultima annotazione. Guardando le centinaia di agenti in tenuta antisommossa che hanno dovuto proteggere il nostro semplicissimo diritto di parola, il nostro banale voler dire che i bambini nascono da un uomo e da una donna, non ho potuto non pensare alla citazione più nota di Chesterton che tante volte ci ripetiamo l’un l’altro: “La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. Sarà una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. E’ una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l’erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto. S’avvicina il tempo in cui una vita normale, una vita da onest’uomo, richiederà sforzi da eroe”.
    Siamo in quel tempo. L’unico problema è che noi non siamo eroi, ma persone con le nostre fatiche e le nostre zoppie. Quel che possiamo prometterci l’un l’altro però è che lo sforzo lo produrremo, a dispetto di ogni mistificatore e di ogni falsificatore della verità. Verità di cui noi saremo, uno per uno, testimoni.


    18/01/2015

    http://www.lacrocequotidiano.it/arti...si-paga-prezzo

    Volo quidquid vis,
    volo quia vis,
    volo quomodo vis,
    volo quamdiu vis.

    Voglio tutto ciò che vuoi Tu, perchè lo vuoi Tu, nel modo in cui lo vuoi Tu, fino a quando lo vuoi Tu.
    (dalla "Preghiera universale" attribuita a Clemente XI)

  7. #7
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    Ho trovato molto chiaro, ragionevole e anche simpatico l'intervento di Massimo Introvigne. Consiglio di leggerlo perchè è stato pubblicato e si trova anche in questa discussione.

    E' stato molto interessante anche l'approfondimento di Marco Schicchitano sulla differenza tra maschio e femmina in quanto argomentabile scientificamente. Ha fornito dati che sono da tenere in considerazione e meditare a fondo... perchè probabilmente in altre sedi non saranno molto volentieri divulgati.

    Costanza Miriano ha affrontato questi temi in modo semplice e con esempi quotidiani ed efficaci, portando il contributo della sua esperienza di sposa e madre.

    Mario Adinolfi ha dato informazioni importantissime, e mai esplicitate nei media, sulla vera realtà della "donazione" degli ovuli e sulle sue gravi implicazioni, inoltre ha mostrato come la sua posizione sia coerente con i più profondi valori della tradizione politica di sinistra (cui appartiene): la difesa dei più deboli (il bimbo abortito, senza mamma, la persona anziana "eutanasizzata" etc...).

    Per quanto riguarda l'intervento di Padre Botta rilevo la sottolineatura della comprensibilità razionale delle verità fondamentali a tema nel convegno. In poche parole: non serve la fede per capire che un bambino deve avere un padre e una madre.

    Ovviamente la maggior parte dei media, evidentemente in mala fede, dopo aver calunniato per settimane gli organizzatori hanno pensato bene di nascondere ogni contenuto del congresso... tranne la contestazione di un ragazzo ventenne, che non aveva capito, o non aveva voluto capire, che il convegno non era sui gay (e sulle "terapie riparative") ma sulla famiglia. Fortunatamente siti come www.cattoliciromani.com, www.tempi.it, www.lanuovabq.it, www.lacrocequotidiano.it forniscono informazioni più valide ed equilibrate.

  8. #8
    Fedelissimo di CR L'avatar di Amatrixian
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    Davvero bello l'intervento di Introvigne, un intellettuale scon cui non sempre sono d'acccordo , ma che val esempre la pena ascoltare.

    Molto brutto l'episodio del "contestatore" insultato e cacciato in malo modo.
    "Che vuol ch'io faccia del suo latinorum?"

  9. #9
    CierRino d'oro L'avatar di Stefano79
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    Qualcuno possiede il video dello streaming, per rivedere tutto?
    "E' morto fra Tommaso d'Aquino, figlio mio in Cristo, luce della Chiesa"

  10. #10
    Fedelissimo di CR L'avatar di Cavariese
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    Vergognosi gli epiteti gridati dall'ex ministro della difesa al contestatore e la bagarre successiva così come i "curati" urlati ai contestatori esterni sono fuori luogo e in netta contrapposizione con il bell'intervento di apertura.
    Un maggiore autocontrollo avrebbe tolto argomenti a chi stava fuori.

    Se questa notizia è confermata conviene fare scorta di antiemetici.

    http://www.corriere.it/cronache/15_g...18e77b90.shtml

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