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Discussione: Convegno “Difendere la famiglia per difendere la comunità” (Milano, 17/01/2015)

  1. #31
    CierRino d'oro L'avatar di Stefano79
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    Citazione Originariamente Scritto da Sofia Visualizza Messaggio
    Capisco quello che vuoi dire, però considera che la tua interpretazione di "famiglia tradizionale" non è né quella comunemente intesa nel linguaggio comune, né quella del Codice di Diritto Canonico.
    Il Codice, infatti, non usa MAI l'aggettivo "tradizionale" riferito alla famiglia.
    Per quanto riguarda l'aggettivo "naturale", lo riferisce al matrimonio: parla di "matrimonio naturale", per distinguerlo dal "matrimonio sacramentale" (peraltro quest'ultimo non è altro che il matrimonio naturale elevato da Cristo alla dignità di Sacramento).

    Non si tratta di disquisizioni terminologiche: a noi interessa la famiglia, come promuoverla e tutelarla.
    Uno degli attacchi che riceve, dopo quelli fiscali e legislativi, è quello culturale. E l'attacco culturale passa proprio per il linguaggio con cui la cultura si trasmette.

    Bisogna essere consapevoli che accettare (cioè utilizzare nei propri discorsi) l'espressione "famiglia tradizionale" comporta dei pericoli: è frutto di una logica che vuole cambiare la mentalità delle persone manipolando il linguaggio. Se usi quel termine, sei già entrato in quella logica.


    Non "scegliere il linguaggio" sarebbe da scriteriati. Lo scopo non dev'essere quello "pacifista" di evitare dissidi, ma quello di fare un servizio alla verità che si vuole comunicare.
    Dio stesso si è adattato, nella Rivelazione, al linguaggio dei destinatari.
    E si capisce: quello che vuoi dire è inseparabile dal mezzo con cui lo dici: il linguaggio non è meno importante del messaggio
    Siccome il metodo è importante (anche io sono convinto che non si tratti di "mere disquisizioni terminologiche") sviluppo solo due osservazioni, che a questo punto mi vengono spontanee.
    La prima riguarda l'impostazione adottata finora dai cattolici. Quando ha iniziato a propagarsi l'ideologia "gender", in sostanza i cattolici hanno dapprima evitato di reagire (sembrava quasi non esistessero più ), poi pian piano si sono organizzati secondo un metodo. Sono sorte le sentinelle e sono sorti tanti altri gruppi "silenziosi". Però, di primo acchito, il problema è stato reagire proprio alle terminologie usate dall'altra parte. Dal tuo discorso, mi pare quasi di capire che il Convegno di Milano abbia ristabilito l'ordine anche metodologico. Come dire:"Finora abbiamo sbagliato ad approcciarci usando espressioni e concetti che fossero di tipo *difensivo*; ora vogliamo ripartire dai concetti originari, che già da soli bastano a smentire e smontare l'ideologia avversa". Ho interpretato bene quello che vuoi dire? Perchè, se così fosse, è innegabile che:
    - c'è stato un cambio di rotta;
    - il cambio di rotta è nel senso di ristabilire le terminologie originarie e non quello di inventare nuovi approcci.
    In questo senso, quindi, hai risposto ampiamente al mio dubbio iniziale. Quello che io interpretavo come una sorta di "timidezza" dei linguaggi (soprattutto al convegno di Milano) è invece il tentativo di Introvigne e di tanti altri di ristabilire il linguaggio essenziale "pre-ideologico", di riancorare la famiglia alla tradizione ma senza per questo coniare nuovi linguaggi che ci farebbero cadere nella trappola degli avversari della famiglia.
    Poi, però, c'è un secondo aspetto, che riguarda la terminologia stessa.
    Tu dici, in sostanza, che il matrimonio sacramentale è un "proprio" del battezzato. In pratica, esiste solo un matrimonio nel mondo, quello naturale tra un uomo e una donna. Semplicemente, nel caso dei battezzati, questo si arricchisce del sacramento e quindi del valore sacramentale. Io, peraltro, non ho mai detto che nel diritto canonico si parla di matrimonio tradizionale, ho solo detto che questa espressione, sicuramente foriera di problemi, è più specifica di tante altre. Tuttavia, non è vero che l'espressione "matrimonio naturale" ancora all'oggettività tout court. Infatti, questo avviene solo a condizione che si accolga a priori l'accezione aristotelica di "natura" come modello ideale e fine oggettivo. Il problema, quindi, sta nel fatto che tu reagisci alla famiglia omosessuale, adottando un linguaggio (che sicuramente è fondato sui documenti canonici), che sostieni essere oggettivo, ma che però si avvale della qualifica di "naturale", la stessa su cui si fondano le speculazioni gender per dimostrare che in natura, appunto, esiste l'omosessualità e quindi è tutto lecito, compreso il matrimonio omosessuale.
    Io non so se mi sono spiegato bene su questo punto, ma mi piacerebbe proprio capire in che modo si possa aggirare questa obiezione.
    Sintetizzando questa seconda osservazione, tu correttamente preferisci usare il solo termine "famiglia", quando ciò sia possibile e poi l'espressione "famiglia naturale", ove non possibile il semplice termine famiglia, tuttavia affermi che questo è un ancoraggio oggettivo e quindi è il solo modo per non scendere e cadere nel tranello avverso. Io, però, ti obietto che l'aggettivo naturale è frutto di speculazioni gender. Loro, per esempio, affermerebbero che è naturale la pedofilia perchè "esiste in natura". Insomma, in che modo puoi dire che è oggettiva quella espressione?
    E qui torno al primo tema. Se è vero che tutto questo accade, a questo punto perchè non utilizzare espressioni più connotate, e concetti più "cattolici"?
    L'idea che la teologia debba parlare linguaggi "laici" non so se ha pagato molto, dopo il Concilio Vaticano II.
    Comunque, attendo volentieri le tue osservazioni. Faccio notare che nella maggior parte dei documenti della Chiesa (ad es. in Gaudium et Spes) non fa che parlarsi di matrimonio sacro e di amore "coniugale".
    "E' morto fra Tommaso d'Aquino, figlio mio in Cristo, luce della Chiesa"

  2. #32
    Laus Gloriae L'avatar di Sofia
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    Sul concetto di "naturale" non intendo tornare.
    Ti dico solo questo: non tutto quello che succede in natura è conforme alla legge fondamentale di natura, che dice che ciascuna specie tende alla conservazione di sé stessa.
    La natura è implacabile in questo: ad esempio gli animali deboli, con aberrazioni, ecc... di fatto non sono privilegiati nel tramandare il proprio DNA negli accoppiamenti, e la razza va avanti col DNA degli altri esemplari.
    Ci sono casi, sebbene siano rari ed isolati, di animali con comportamenti omosessuali? O di animali che hanno accoppiamento incestuoso?
    Nel secondo caso tende a nascere prole con tare genetiche. Nel primo non consegue procreazione punto e basta. Il fatto di non poter tramandare il proprio DNA, nella legge di natura, è uno svantaggio che ogni esemplare dovrebbe tendere ad evitare, come Darwin tra i primi intendeva dimostrare. Quindi, se si vuole guardare la natura, bisogna guardare tutta la natura, non solo la parte che può far comodo per sostenere qualche tesi.

    Devo confessarti che per il resto il tuo discorso non mi è chiarissimo, comunque non mi pare ci sia stato un "cambio di rotta" nell'atteggiamento dei cattolici. Forse una maggiore consapevolezza? E in alcuni casi, come quello del nostro Convegno, un livello "sopra media" di impegno. Ma quanto vengono sostenute queste iniziative?
    Da un lato c'è la furia crescente degli attacchi contro la famiglia, dall'altro si nota qualche tentativo di reazione in più, ma allo stato attuale è poca cosa per contrastare la deriva.

    La difesa della famiglia, comunque, è questione di ragione, NON di fede. Al convegno questo è stato ribadito più volte: per difendere la famiglia non è necessario scomodare la Rivelazione o la fede cristiana, basta e avanza il buon senso. Non è affare dei cristiani in quanto cristiani, ma di ogni persona che abbia a cuore il bene della società, a prescindere da qualsiasi appartenenza confessionale e politica.

    Come è stato chiaro al Convegno, se la famiglia dovesse crollare definitivamente, crollerebbe definitivamente l'Italia. Già siamo in condizioni precarie, e per rimediare facciamo pochissimo.
    Se poi non sosteniamo le poche iniziative che ci sono... per questo sarebbe meglio tornare in topic e parlare del Convegno. Ci sono pure i link per rivederlo!
    Ultima modifica di Sofia; 26-01-2015 alle 14:03
    Volo quidquid vis,
    volo quia vis,
    volo quomodo vis,
    volo quamdiu vis.

    Voglio tutto ciò che vuoi Tu, perchè lo vuoi Tu, nel modo in cui lo vuoi Tu, fino a quando lo vuoi Tu.
    (dalla "Preghiera universale" attribuita a Clemente XI)

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