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Discussione: Come vorrei una Chiesa che sfida la cultura dello scarto

  1. #1
    CierRino L'avatar di Heribert Clemens
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    Come vorrei una Chiesa che sfida la cultura dello scarto





    "Come vorrei una Chiesa che sfida la cultura dello scarto con la gioia traboccante di un nuovo abbraccio tra i giovani e gli anziani!"

    - Papa Francesco -
    11-03-2015



    Onu, Mons. Auza: anziani scartati, difendiamo i loro diritti

    In un momento in cui gli anziani “sono abbandonati” e scartati a livello sociale, fondamentale è promuovere politiche “che abbiano un approccio alternativo alla ‘cultura e usa e getta’ dominante che giudica gli esseri umani semplicemente per ciò che producono”. È uno dei passaggi principali del recente discorso all’Onu di New York dell’osservatore permanente della Santa Sede, mons. Bernardito Auza, sui diritti degli anziani. Il servizio di Alessandro De Carolis:

    Alla base c’è un’evidenza demografica – il mondo occidentale sta invecchiando di più rispetto al passato perché si fanno pochi figli – e una, per così dire, mentalità prevalente, per cui l’anziano, dato che non produce, è un peso morto sociale.

    Quest’ultimo modo di pensare fa inorridire Papa Francesco, che da un angolo all’altro del pianeta sta riaffermando a gran voce il suo “no” alla cultura dello scarto. E lo stesso ha fatto l’arcivescovo Bernardito Auza, nella sua veste di rappresentante vaticano all’Onu di New York, quando nei giorni scorsi ha preso la parola durante una sessione di lavoro dedicata ai diritti delle persone anziane.

    Come di consueto, il presule ha inquadrato le sue considerazioni in un contesto di cifre e tendenze. In Occidente, ha detto, “700 milioni di persone, ovvero il 10% della popolazione mondiale, sono al di sopra di 60 anni. Entro il 2050, si stima che questo numero sarà doppio”. Tuttavia, constata, la consapevolezza di ciò non ha finora prodotto politiche mirate in particolare alla tutela degli anziani. “Fondamentale”, ha affermato mons. Auza, è “che si promuovano politiche e sistemi di formazione che abbiano un approccio alternativo alla ‘cultura dell'usa e getta’ dominante che giudica gli esseri umani semplicemente per ciò che producono”. In quest’ottica, “spesso, gli anziani si sentono inutili e soli perché hanno perso il proprio posto nella società”.

    Proteggere gli anziani dal rischio dell’emarginazione o dell’esclusione è invece la “sfida”, ha indicato il presule, che va raccolta ora che è in crescita non solo la fascia della cosiddetta terza età ma anche l’aspettativa media di vita. Quello che occorre, ha chiesto, è “promuovere un atteggiamento di accettazione e apprezzamento verso gli anziani per integrarli meglio nella società”, sottolineando che per la Santa Sede “l'ideale per gli anziani è ancora quello di rimanere all'interno della famiglia, con la garanzia di un’effettiva assistenza sociale per le esigenze maggiori che l'età o la malattia comportano”.

    A mons. Auza poi non è sfuggita la varietà e variabilità delle scuole di pensiero sul tema della tutela degli anziani. Alcuni, ha elencato, “hanno parlato di stabilire nuovi meccanismi simili alla Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, altri hanno sottolineato la necessità di attuare bene gli impegni che gli Stati hanno già sottoscritto in materia, altri ancora pensano che il Piano internazionale di Madrid per l’azione sull'invecchiamento contenga già le misure da adottare per tutelare i diritti degli anziani”. Quale che sia, ha rilevato il presule, va riconosciuto che “un approccio basato esclusivamente sul rispetto dei diritti umani non sarà sufficiente se non sarà accompagnato da politiche e programmi che affrontino le cause sottostanti alle violazioni che intendono prevenire”.

    In ogni caso, ha sintetizzato, si eviti che le politiche che promuoviamo “ripetano la stanca narrazione che riduce il nostro valore di esseri umani a ciò che produciamo, ignorando la nostra dignità intrinseca e gli innumerevoli altri modi in cui i più vulnerabili tra noi possono contribuire al bene superiore della società”. Gli anziani, ha concluso mons. Auza, “sono una risorsa e punto essenziale di riferimento in un'epoca in cui molti lottano per trovare la loro identità e hanno perso la speranza” e con la “loro memoria collettiva e la ricchezza delle esperienze” possono essere di sostegno proprio “alle generazioni future, che non devono affrontare le lotte della vita da soli”.

    http://it.radiovaticana.va/news/2015...iritti/1159798


  2. #2
    Gran CierRino
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    Il Dio della Bibbia non solo crede nella vita dell’anziano, ma vuole portarlo fino alla vecchiaia, perché pensa di affidargli un compito specifico, che possiamo ritrovare nelle parole del profeta Gioele: «Io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni» (Gl 3,1). La Parola di Dio ci dice che esiste un compito, anzi un sogno, anche per l’anziano: si compirà un futuro di pienezza perchè Dio ha effuso il Suo Spirito su tutti, anche sugli anziani. Nella Bibbia, il sogno – pensiamo a Giuseppe in Egitto o alla profezia di Daniele –, è speranza e responsabilità: il Dio della Bibbia crede nel futuro dell’anziano, e lo fa sperando che, al pari di ogni credente, continui ad essere un discepolo – con un itinerario di fede ancora da compiere, e un testimone – per l’itinerario di fede compiuto. L’anziano ha una vocazione, come un discepolo qualsiasi, e, in virtù della sua età, più di un discepolo qualsiasi: la vocazione della testimonianza, la bellezza della testimonianza. Nel salmo 92 si legge: «Nella vecchiaia daranno ancora frutti, saranno verdi e rigogliosi, per annunciare quanto è retto il Signore mia roccia: in lui non c’è malvagità» (15-16).

    http://www.laporzione.it/2012/10/03/...ia_terzaweb-2/

  3. #3
    CierRino L'avatar di Ariele
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    Ho 57 anni, non sono più giovane ed ancora non anziana ... eppure sto affrontando tutti i problemi tipici degli anziani: senso di inutilità, scarsa considerazione da parte dei più giovani, ostilità da parte della classe lavoratrice giovanile che vede nelle persone della mia generazione un ostacolo alla loro realizzazione, invidia dei giovani perchè io avrò una pensione (magari fosse! ma loro non lo sanno) e loro non l'avranno mai e - dulcis in fundo - ostilità da parte della generazione dei teen ager perchè rappresento l'ordine costituito e colei che mette i paletti alla loro libertà di azione ed espressione, soprattutto perchè Cattolica e quindi portatrice di valori che loro percepiscono come obsoleti e castranti. Insomma, non è un gran che come eredità...
    _____________ Niente è più importante di Dio! _____________

  4. #4
    Gran CierRino
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    "Bisogna piacere a Dio, piuttosto che agli uomini" (Atti 4)

  5. #5
    CierRino L'avatar di Ariele
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    "Bisogna piacere a Dio, piuttosto che agli uomini" (Atti 4)
    Certo, questo è il nostro primo pensiero. Ma allora, mi chiedo: perchè mai il Santo Padre dovrebbe porsi il problema dello scarto? Cosa importa essere scartati se comunque si piace a Dio? Non è che per caso - visto che nessuno uomo è un'isola - il fatto di piacersi gli uni gli altri sia una conditio sine qua non sia possibile combattere la cultura dello scarto? Forse sono stata un po' contorta, spero comunque di essermi spiegata
    _____________ Niente è più importante di Dio! _____________

  6. #6
    CierRino L'avatar di Heribert Clemens
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    Citazione Originariamente Scritto da Heribert Clemens Visualizza Messaggio

    Onu, Mons. Auza: anziani scartati, difendiamo i loro diritti


    ....Proteggere gli anziani dal rischio dell’emarginazione o dell’esclusione è invece la “sfida”, ha indicato il presule, che va raccolta ora che è in crescita non solo la fascia della cosiddetta terza età ma anche l’aspettativa media di vita. Quello che occorre, ha chiesto, è “promuovere un atteggiamento di accettazione e apprezzamento verso gli anziani per integrarli meglio nella società”, sottolineando che per la Santa Sede “l'ideale per gli anziani è ancora quello di rimanere all'interno della famiglia, con la garanzia di un’effettiva assistenza sociale per le esigenze maggiori che l'età o la malattia comportano”.

    http://it.radiovaticana.va/news/2015...iritti/1159798

    A me sembra di intendere da ciò, che bisogna migliorare o rafforzare concretamente anche economicamente le politiche sociali a favore degli anziani e delle famiglie che si prendono cura di loro (degli anziani).

    Concludo ricordando Papa Francesco, accogliendo il suo invito e facendomi le sue stesse domande/riflessioni:

    L’anziano siamo noi: fra poco, fra molto, inevitabilmente comunque, anche se non ci pensiamo. E se noi non impariamo a trattare bene gli anziani, così tratteranno a noi.

    Fragili siamo un po’ tutti, i vecchi. Alcuni, però, sono particolarmente deboli, molti sono soli, e segnati dalla malattia. Alcuni dipendono da cure indispensabili e dall’attenzione degli altri.

    Faremo per questo un passo indietro?

    li abbandoneremo al loro destino?

    Una società senza prossimità, dove la gratuità e l’affetto senza contropartita anche fra estranei vanno scomparendo, è una società perversa.

    La Chiesa, fedele alla Parola di Dio, non può tollerare queste degenerazioni.

    Una comunità cristiana in cui prossimità e gratuità non fossero più considerate indispensabili, perderebbe con esse la sua anima. Dove non c’è onore per gli anziani, non c’è futuro per i giovani.

    http://m.vatican.va/content/francesc...-generale.html

  7. #7
    coram Deo
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    Citazione Originariamente Scritto da Ariele Visualizza Messaggio
    Certo, questo è il nostro primo pensiero. Ma allora, mi chiedo: perchè mai il Santo Padre dovrebbe porsi il problema dello scarto? Cosa importa essere scartati se comunque si piace a Dio?
    La solitudine ed il senso di abbandono, alla lunga, possono far cadere anche i più saldi nella disperazione, nell'invidia, nell'ira... tutte cose che a Dio non piacciono.

    Assistere un vecchio è, nel contempo, un'opera di misericordia corporale e spirituale.

  8. #8
    CierRino L'avatar di Heribert Clemens
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    E’ brutto vedere gli anziani scartati, è una cosa brutta, è peccato! Non si osa dirlo apertamente, ma lo si fa!

    C’è qualcosa di vile in questa
    assuefazione alla cultura dello scarto. Ma noi siamo abituati a scartare gente. Vogliamo rimuovere la nostra accresciuta paura della debolezza e della vulnerabilità; ma così facendo aumentiamo negli anziani l’angoscia di essere mal sopportati e abbandonati.

    (PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE Mercoledì, 4 marzo 2015)


    Papa: facciamo opere di misericordia. Mons. Zuppi: ci umanizzano


    D. – Volevo chiederle un ricordo particolare di una sua esperienza come sacerdote, come vescovo, che le ha toccato il cuore “vivendo” le pratiche di misericordia…

    R. – Quando, per grazia del Signore, ho vissuto questa via della misericordia, ho trovato il mio cuore: guardando e facendo propria la miseria del cuore degli altri, si trova anche il nostro. Pensiamo alla visita ai malati. La commozione, l’affetto e l’amore che trovo nelle persone anziane – purtroppo troppo poco, dovrei andarci molto di più – ma ogni tanto, quando riesco ad andare, mi rendo conto che sono loro la vera ricompensa. Lì capisco l’importanza della misericordia e come questa dia vita e la faccia ritrovare. Gli anziani nella visita ritrovano forza, sentono quel calore che fa vivere e fa sentire amata, rivestita di tenerezza e di protezione, la propria vita. Ecco, io credo che il sorriso, il calore, gli occhi soltanto degli anziani che ti guardano, tutto valga più di qualunque altra cosa e faccia capire come, se diamo misericordia, la troveremo a nostra volta.

    Intervista completa:
    http://it.radiovaticana.va/news/2015/08/18/papa_facciamo_opere_di_misericordia,_ten erezza_di_gesù_/1165860




  9. #9
    CierRino L'avatar di Heribert Clemens
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    AMBROSIANEUM, MERCOLEDÌ 11 NOVEMBRE A MILANO INCONTRO SU DISABILITÀ E

    “CULTURA DELLO SCARTO”


    La cultura dello scarto nella società di oggi. La disabilità una questione antropologica e di giustizia”.

    Questo il tema dell’incontro promosso dalla Fondazione culturale Ambrosianeum e dalla Fondazione Matarelli, che si terrà mercoledì 11 novembre a Milano (Ambrosianeum, via delle Ore 3, Sala Falck, ore 17.30).

    L’appuntamento rientra all’interno di un ciclo d’incontri su “La professione medica: un servizio di alleanza sociale”. Interverranno Elena Colombetti (docente di Filosofia morale all’Università Cattolica di Milano), Fabrizio Giunco (direttore medico servizi socio-assistenziali Istituto Palazzolo di Milano e Fondazione Don Carlo Gnocchi Irccs), Patrizia Spadin (presidente Associazione italiana malattia di Alzheimer) e Luigi Tesio (docente di Medicina fisica e riabilitativa all’Università di Milano; direttore Dipartimento di scienze neuroriabilitativa, Istituto Auxologico Italiano, Milano).




  10. #10
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    "Come vorrei una Chiesa che sfida la cultura dello scarto con la gioia traboccante di un nuovo abbraccio tra i giovani e gli anziani!"

    - Papa Francesco -
    11-03-2015



    Onu, Mons. Auza: anziani scartati, difendiamo i loro diritti

    In un momento in cui gli anziani “sono abbandonati” e scartati a livello sociale, fondamentale è promuovere politiche “che abbiano un approccio alternativo alla ‘cultura e usa e getta’ dominante che giudica gli esseri umani semplicemente per ciò che producono”. È uno dei passaggi principali del recente discorso all’Onu di New York dell’osservatore permanente della Santa Sede, mons. Bernardito Auza, sui diritti degli anziani. Il servizio di Alessandro De Carolis:

    Alla base c’è un’evidenza demografica – il mondo occidentale sta invecchiando di più rispetto al passato perché si fanno pochi figli – e una, per così dire, mentalità prevalente, per cui l’anziano, dato che non produce, è un peso morto sociale.

    Quest’ultimo modo di pensare fa inorridire Papa Francesco, che da un angolo all’altro del pianeta sta riaffermando a gran voce il suo “no” alla cultura dello scarto. E lo stesso ha fatto l’arcivescovo Bernardito Auza, nella sua veste di rappresentante vaticano all’Onu di New York, quando nei giorni scorsi ha preso la parola durante una sessione di lavoro dedicata ai diritti delle persone anziane.

    Come di consueto, il presule ha inquadrato le sue considerazioni in un contesto di cifre e tendenze. In Occidente, ha detto, “700 milioni di persone, ovvero il 10% della popolazione mondiale, sono al di sopra di 60 anni. Entro il 2050, si stima che questo numero sarà doppio”. Tuttavia, constata, la consapevolezza di ciò non ha finora prodotto politiche mirate in particolare alla tutela degli anziani. “Fondamentale”, ha affermato mons. Auza, è “che si promuovano politiche e sistemi di formazione che abbiano un approccio alternativo alla ‘cultura dell'usa e getta’ dominante che giudica gli esseri umani semplicemente per ciò che producono”. In quest’ottica, “spesso, gli anziani si sentono inutili e soli perché hanno perso il proprio posto nella società”.

    Proteggere gli anziani dal rischio dell’emarginazione o dell’esclusione è invece la “sfida”, ha indicato il presule, che va raccolta ora che è in crescita non solo la fascia della cosiddetta terza età ma anche l’aspettativa media di vita. Quello che occorre, ha chiesto, è “promuovere un atteggiamento di accettazione e apprezzamento verso gli anziani per integrarli meglio nella società”, sottolineando che per la Santa Sede “l'ideale per gli anziani è ancora quello di rimanere all'interno della famiglia, con la garanzia di un’effettiva assistenza sociale per le esigenze maggiori che l'età o la malattia comportano”.

    A mons. Auza poi non è sfuggita la varietà e variabilità delle scuole di pensiero sul tema della tutela degli anziani. Alcuni, ha elencato, “hanno parlato di stabilire nuovi meccanismi simili alla Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, altri hanno sottolineato la necessità di attuare bene gli impegni che gli Stati hanno già sottoscritto in materia, altri ancora pensano che il Piano internazionale di Madrid per l’azione sull'invecchiamento contenga già le misure da adottare per tutelare i diritti degli anziani”. Quale che sia, ha rilevato il presule, va riconosciuto che “un approccio basato esclusivamente sul rispetto dei diritti umani non sarà sufficiente se non sarà accompagnato da politiche e programmi che affrontino le cause sottostanti alle violazioni che intendono prevenire”.

    In ogni caso, ha sintetizzato, si eviti che le politiche che promuoviamo “ripetano la stanca narrazione che riduce il nostro valore di esseri umani a ciò che produciamo, ignorando la nostra dignità intrinseca e gli innumerevoli altri modi in cui i più vulnerabili tra noi possono contribuire al bene superiore della società”. Gli anziani, ha concluso mons. Auza, “sono una risorsa e punto essenziale di riferimento in un'epoca in cui molti lottano per trovare la loro identità e hanno perso la speranza” e con la “loro memoria collettiva e la ricchezza delle esperienze” possono essere di sostegno proprio “alle generazioni future, che non devono affrontare le lotte della vita da soli”.

    http://it.radiovaticana.va/news/2015...iritti/1159798

    la chiesa deve essere pura di cuore e semplice come la colomba , ogni uno fà quel che può secondo lo spirito con semplicità

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