Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
Risultati da 1 a 1 di 1

Discussione: Il Tempo Pasquale

  1. #1
    Fedelissimo di CR L'avatar di Anselmo
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    Nel cuore della ben rotonda verità, che non trema, ma palpita della Sapienza eterna.
    Messaggi
    4,872

    Il Tempo Pasquale

    IL TEMPO PASQUALE


    Si dà il nome di Tempo Pasquale al periodo formato dalle settimane che decorrono dalla Domenica di Pasqua alla Domenica di Pentecoste inclusa. Questa è certo la parte più sacra dell'anno, perché ad essa converge l'intero ciclo liturgico. Ce ne renderemo conto facilmente considerando l'importanza della festa di Pasqua, chiamata fin dagl'inizi del Cristianesimo la "Festa delle feste", la "Solennità delle solennità": è infatti nel giorno di Pasqua che la missione del Verbo incarnato, fino ad ora sempre tesa a questa meta, raggiunge la pienezza del suo compimento; è nel giorno di Pasqua che il genere umano viene risollevato dalla sua caduta e rientra in possesso di tutto ciò che aveva perduto per il peccato di Adamo.

    La Pasqua è il punto centrale di tutta la storia e della vita della Chiesa, è prova della divinità di Cristo, infatti solo Dio può lasciare la sua vita e riprenderla di nuovo, è l'inizio della vita gloriosa di Cristo e, per partecipazione, dei cristiani. La Pasqua è anniversario del trionfo del Signore e della Chiesa, che è il suo Corpo Mistico. Il riflesso di questo periodo sacro si riassume nella gioia spirituale che esso deve produrre nelle anime risuscitate assieme a Cristo, gioia che è una pregustazione della felicità eterna e che il Cristiano deve, d'ora in avanti, conservare in sé, cercando sempre più con ardore quella Vita che è nel nostro divin Salvatore e fuggendo, con costante energia, la morte, figlia del peccato.

    Il Tempo Pasquale è l'irradiarsi della luce della Pasqua in cui si pregusta la gioia della risurrezione. Cristo è uscito dal Padre, è venuto del mondo, quindi è andato a preparare un posto per i suoi e ha donato lo Spirito Santo in ordine al conseguimento di questo posto. Non ci dobbiamo meravigliare del fatto che l'evento di salvezza che celebriamo nella festa pasquale occupi per un così lungo tratto di tempo la liturgia: nel ricordo della morte e risurrezione di Cristo possiamo attingere alla sua infinita ricchezza. I prefazi ambrosiani parlano del "giorno senza tramonto, il giorno della risurrezione e della vita, il giorno della gloria di Cristo".

    Tutto il tempo pasquale è come un solo giorno di festa, in cui si celebrano la Risurrezione, l'Ascensione e la discesa dello Spirito Santo sulla Chiesa. Una sola Domenica, scrive sant'Agostino. Tertulliano nel III secolo rimprovera certi cristiani che per la loro sensualità si dolevano di aver dovuto rinunziare, dopo il Battesimo, a tante gaie solennità del mondo pagano. Così loro diceva: "Se amate le feste, ne trovate certamente da noi; e feste di molti giorni, non di uno solo come nel paganesimo, dove, una volta avvenuta la celebrazione, non si ripete più per tutto l'anno. Per voi adesso tante settimane, altrettante feste! Addizionate pure tutte le solennità dei gentili: non arriverete mai ai nostri cinquanta giorni della Pentecoste" (De Idololatria, c. XIV).

    S. Ambrogio, sul medesimo soggetto, scrivendo ai suoi fedeli, fa questa osservazione: "Se gli Ebrei, non contenti del loro sabato settimanale, ne celebrano un altro che dura tutto un anno, quanto più dovremo fare noi per onorare la Resurrezione del Signore! per questo che ci hanno insegnato a celebrare i cinquanta giorni della Pentecoste quale parte integrante della Pasqua. Sono sette settimane complete e la Pentecoste ne comincia l'ottava. Come in ogni domenica, che è il giorno della Resurrezione dei Signore, anche durante questo periodo la Chiesa vieta il digiuno, perché simili ad una sola ed unica domenica sono considerati tutti questi giorni" (Comm. in Lucam, I. VIII, c. XXV).

    La Chiesa nel Tempo Pasquale intona un canto dell'allegrezza, come quello che san Giovanni aveva sentito in Cielo: udii nel Cielo come una grande voce di una folla immensa che diceva Alleluja (Ap, 19,21).I paramenti sono bianchi, il cero pasquale è acceso ed illumina l'assembea con la sua fiamma radiosa, segno della presenza di Cristo sulla terra.

    Da quando Cristo si è incarnato non ha fatto un passo senza di noi. Quando è nato a Betlemme, noi nascevamo con lui; quando è stato crocifisso a Gerusalemme, l'antico uomo che era in noi, secondo la dottrina di San Paolo, è stato con Lui inchiodato alla Croce; quando è stato posto nel sepolcro, anche noi siamo stati sepolti assieme con Lui. Ne consegue che quando Egli risuscita da morte, anche noi dobbiamo vivere di una nuova vita (Rm 6, 6-8).

    La memoria della Chiesa di così grandi misteri non può essere una semplice evocazione astratta, che parla solo all'intelligenza, è necessario rivivere nelle opere di giustizia quanto viene celebrato, lasciando la somiglianza con Adamo e quindi ogni sorta di peccato, per crescere in conformità a colui che ci dona la vita, per partecipare un giorno della sua gloria.

    La Pentecoste avviene cinquanta giorni dopo la Pasqua, è il giorno della nascita della Chiesa, in cui lo Spirito Santo completa l'opera di Cristo. Con la Resurrezione Cristo acquista per noi il diritto alla vita divina, con la Pentecoste i diritti acquistati da Cristo vengono donati alle nostre anime, comunicandoci lo Spirito. Questi due avvenimenti sono quindi strettamente collegati, tra di essi si colloca l'Ascensione, con la glorificazione del Figlio, necessaria alla comunicazione dello Spirito.

    Lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio e si è rivelato dall'inizio della creazione con segni visibili: lingue di fuoco, vento impetuoso e altro ancora. Nel libro della Genesi si afferma che "aleggiava sulle acque" per vivificarle, quindi ha parlato per mezzo dei profeti e si è manifestato come colomba al momento del battesimo di Cristo. Il giorno di Pentecoste lo Spirito Santo colma gli apostoli di luce e di forza, sanando ed elevando le loro anime. La grazia, una certa partecipazione della divinità nella creatura ragionevole, viene dallo Spirito Santo, il quale "soprannaturalizza" il nostro essere. Dove c'è la grazia c'è anche il suo Divino Artefice, per questo la Chiesa parla dello Spirito come dolce ospite dell'anima nostra. Lo Spirito Santo illumina l'intelligenza e purifica i cuori, cioè la volontà. Ritemprando la volontà dà più possibilità di vedere alla stessa intelligenza. Lo Spirito Santo rende testimonianza a Cristo, ispira gli autori sacri, vivifica la Chiesa, donando al Papa e ai vescovi l'infallibilità dottrinale. Lo Spirito Santo procede dalla volontà di Dio, la volontà è santa quando vuole il bene, la volontà di Dio è lo stesso bene: lega quindi la nostra volontà alla volontà di Dio, in un vincolo di libertà che ci rende santi.

    Troviamo qui nel Tempo Pasquale il punto culminante della Redenzione con le tre grandi manifestazioni dell'amore e del potere divino: Resurrezione, Ascensione e discesa dello Spirito Santo. Nell'ordine dei tempi, tutto è servito a preparare questa conclusione, in seguito alla promessa fatta ai nostri progenitori, dopo la loro colpa, dal Signore misericordioso; e nell'ordine della Liturgia, dopo le settimane di attesa dell'Avvento, eccoci giunti al termine; e Dio appare come una potenza e una sapienza che sorpassano infinitamente tutto ciò che noi potevamo prevedere. Gli stessi Spiriti celesti ne rimangono confusi di ammirazione e di stupore, e la Chiesa ce lo esprime in uno dei cantici del Tempo Pasquale.

    La gioia della Pasqua aveva riempito gli Apostoli e i discepoli di una sicurezza profonda ed assoluta: Gesù era ancora vivo. Lo videro per più di quaranta giorni, conversarono con lui e si infuse in loro una certezza che irremovibile. La dipartita di Gesù con l'Ascensione li lascia soli, ma per poco: la Grazia dello Spirito Santo il giorno di Pentecoste fece loro superare ogni debolezza e la sua luce chiarì ogni residua oscurità. La letizia e la certezza degli Apostoli non doveva essere solo per essi; doveva essere comunicata fino ai confini del mondo, secondo il comandamento di Gesù.

    Il libretto intitolato Atti degli Apostoli ci narra la storia di questa testimonianza, portata fino agli estremi confini del mondo e fecondata dal sangue dei Martiri. San Luca, autore preciso e documentato di questo libretto, narra la storia della Chiesa nei suoi primi passi, con le prime persecuzioni, e l'impiantarsi e il crescere della Chiesa tra i pagani. La narrazione si concentra in modo particolare su san Pietro e san Paolo, riferendo quanto fecero per diffondere il cristianesimo in Palestina e in varie province dell'Impero Romano: la buona novella cristiana si diffonde nonostante ostacoli di ogni sorta e diventa portatrice di salvezza a tutto il genere umano.

    Quel Gesù con il quale i discepoli hanno «mangiato e bevuto» continua la sua permanenza invisibile nella Chiesa. Essa è chiamata a continuare la missione e la predicazione di Cristo e riceve il compito di annunciare il Regno e rendere testimonianza al Signore. Per questo gli angeli, dopo l’Ascensione del Risorto, invitano gli apostoli a non attardarsi a guardare il cielo: l’avvenimento a cui hanno assistito non coinvolge solamente loro; al contrario, da esso prende il via un dinamismo universale, «salvifico» e «missionario» che sarà animato dallo Spirito Santo.

    Gli Atti degli Apostoli sono il libro della Chiesa e dello Spirito Santo: della Chiesa che nasce, si manifesta e si sviluppa, e dello Spirito Santo che la sostiene, vivifica e conduce. La Chiesa cresce per la virtù fecondante dello Spirito di Cristo: San Luca sottolinea continuamente la sua presenza dinamica, in tutte le Chiese fondate. La narrazione della discesa dello Spirito Santo sugli apostoli è posta all'inizio del libro, come la pietra feconda dell'edificio ecclesiale, che, come un seme fecondo, si svilupperà meravigliosamente. La Chiesa innestata sulla fede nel Cristo, quale vite feconda, estende poco a poco i suoi rami.

    Le immagini usate da Luca nel raccontare l’evento di Pentecoste permettono di stabilire un parallelo tra la Pentecoste del Sinai (cf Es 19,3-20; 31,18) e quella di Gerusalemme: al Sinai, tutto il popolo era stato convocato in assemblea; fuoco e vento impetuoso avevano manifestato la presenza di Dio sul monte; Dio aveva dato a Mosè la legge dell’Alleanza, a Gerusalemme, gli apostoli sono «tutti insieme nel medesimo luogo» (At 2,1); nella casa in cui sono riuniti si manifestano gli stessi fenomeni del Sinai (vv. 2-3); Dio dà lo Spirito della nuova Alleanza. La Pentecoste cristiana è un'alleanza nuova e definitiva, fondata non più su una legge scritta su tavole di pietra, ma sull’azione dello Spirito di Dio.
    Ultima modifica di Ambrosiano; 07-02-2015 alle 21:31
    Initium sapientiae timor Domini
    Prima di parlare, pensa; dopo aver pensato, taci. (P.M.) A star zitti si fa sempre bella figura

    .

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
>