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Discussione: Giornata Alzheimer

  1. #31
    CierRino L'avatar di Heribert Clemens
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    Il centro Alzheimer aprirà anche di notte

    San Giorgio di Nogaro:

    l’iniziativa punta ad aiutare le famiglie dei 20 malati ospitati nella struttura di Francesca Artico



    di Francesca Artico

    SAN GIORGIO DI NOGARO. Il Centro Alzheimer dell’Azienda per i servizi alla persona “Giovanni Chiabà”, si dota del servizio “Modulo del sollievo”, ovvero nell’accoglimento degli ospiti anche di notte per uno o più giorni la settimana e brevi periodi, che si prefigge l’obiettivo di dare sollievo alle famiglie.

    Il Centro Alzheimer di San Giorgio, unico del suo genere nella Basa Friulana, è strutturato per accogliere 20 ospiti, ed è operativo da luglio per due giorni la settimana, il lunedì e venerdì dalle 8 alle 19, si tratta di uno spazio per la comunità specializzato e dedicato alle famiglie che vivono il disagio e l’esperienza dell’Alzheimer.

    Gli ospiti e le loro famiglie sono seguiti dal supporto della psicologa Leila Gasparotto, e partecipano al gruppo psicoeducativo di cui fanno parte oltre alla dottoressa anche il dottor Roberto Danielis già primario di neurologia all’Ospedale di Palmanova e la presidente dell’Associazione malari di Alzheimer Bassa Friulana- Veneto Orientale, Ausilia Zuppichin.

    A seguire gli utenti del Centro sono degli operatori sociosanitari appositamente formati e dal servizio di animazione che hanno come fine il far interagire queste persone con gli altri.

    La quotidianità viene infatti riempita di attività estremamente significative per la persona malata, le cui attività vengono improntate sui ruoli e sulle attitudini che ne hanno caratterizzato la vita, verificando che la persona, in parte, possa svolgerle effettivamente traendone tranquillità ed utilità nella gestione del tempo quotidiano ritmato dalla demenza.

    Da poco è stato anche fruibile in “Giardino sensoriale”, spazio sensoriale progettato su misura per persone affette da questa patologia.

    Ora la struttura dell’Asp si è dotata anche di camere appositamente predisposte per l’accoglimento dei malati anche di notte per qualche giorno o per brevi periodi con il “Modulo del sollievo”.

    La struttura che ospita il Centro è stata pensata proprio nell’esclusivo interesse degli ospiti-utenti con questa patologia.

    Il Centro per l’Alzheimer è costato circa un milione di euro, e per la sua realizzazione ha visto la partecipazione economica della Fondazione. Il Centro diurno è rivolto a tutti gli anziani che soffrono di tale malattia degenerativa, ma anche ai loro familiari e più in generale a coloro i quali se ne prendono cura.

    L’obiettivo prioritario dell’Asp è stato infatti quello di fornire agli operatori che devono assistere le persone ammalate e ai loro cari una struttura in grado di dare risposte adeguate ai loro bisogni in un ambiente appositamente progettato per le necessità proprie del morbo di Alzheimer e la demenza senile.


  2. #32
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    Apre l'Alzheimer Caffè, nuovo spazio dedicato ai malati e alle loro famiglie


    Incontri mensili per andare in contro alle esigenze di malati e famiglie


    L'Alzheimer Caffè è uno spazio inserito all'interno del Centro Diurno a cura della Fondazione Casa di Soggiorno per Anziani onlus.

    Una realtà unica nella zona, voluta dal presidente Gianbat tista Guerrini, che ogni primo e terzo sabato del mese offrirà gratuitamente un locale dove i malati e i loro famigliari potranno trascorrere un paio d'ore in compagnia di altre persone con gli stessi problemi sotto la guida di personale qualificato.

    Questa unità d’offerta si pone in continuità con il “Servizio Caffè Alzheimer”attualmente gestito dal Comune, il quale però viene ampliato ed integrato con altri servizi, ad esempio con la possibilità di usufruire di due ore anche il mercoledì pomeriggio dedicate ad un percorso di stimolazione gestito dalla psicologa della Fondazione Anna Palmerini. Accanto alle attività per gli anziani affetti dal morbo degenerativo, verrà creato il gruppo di mutuo aiuto per famigliari e caregivers (badanti e assistenti).

    Una volta al mese il gruppo, che verrà avviato con almeno 6 adesioni, si riunirà per confrontarsi sui problemi comuni che comporta il prendersi curadi una persona affetta di decadimento cognitivo.

    Gli incontri saranno coordinati da una figura specializzata e vedranno anche la partecipazione professionisti come il geriatra, lo psicologo, il fisioterapista, l’infermiere e l‘operatore dell’assistenza, per coprire a 360 gradi il mondo che ruota attorno al malato. Per ulteriori informazioni è possibile contattare la Casa di Soggiorno.


  3. #33
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    Anziani e Alzheimer: cosa manca alla nostra società.

    La parola al Prof. Marco Trabucchi





    Il 16 e 17 novembre si terrà a Bologna il Forum della Non Autosufficienza, l’evento di riferimento nazionale per professionisti ed operatori dei servizi alla persona, che metterà a confronto la realtà politica e sociale della disabilità e della anzianità con le immagini che il mondo della comunicazione ci trasmette incessantemente.

    Ospite ormai abituale, e voce di rilievo anche di questa VIII edizione, il Prof. Marco Trabucchi, Presidente dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria e Direttore Editoriale della rivista scientifica “Psicogeriatria” che interverrà con una Lectio Magistralis su Storia ed evoluzione della malattia di Alzheimer.
    Ne abbiamo parlato insieme.

    Nel suo libro L’Anziano Attivo lei sostiene che “Invecchiare non è una malattia”: l’uomo contemporaneo vive sempre più a lungo, non soltanto chi è sano ma anche chi ha forme di fragilità in quanto è sempre più possibile ridurre l’impatto della malattia sulla durata della vita. Di fronte a questo allungamento anagrafico dell’uomo contemporaneo quali e come sono le risposte dell’organizzazione sociale?

    I cambiamenti in tal senso sono avvenuti con tale velocità da impedire un’evoluzione graduale per cui l’organizzazione sociale è entrata in crisi. Questa crisi, quindi, si è manifestata concretamente nelle risposte che l’organizzazione elabora di fronte all’allungamento costante della vita.

    I punti ‘deboli’ toccano principalmente 4 ambiti.

    – Nella società non c’è uno status per la persona anziana. Si tende, infatti, a non trovare spazio per questa categoria sociale che in questo modo viene relegata ad un ruolo marginale, passivo. Gli anziani non sono ritenuti in grado di poter avere autonomia, sia decisionale che comportamentale, e quindi sono visti come incapaci di apportare un proprio contributo attivo all’organizzazione sociale, niente di più sbagliato.

    – La dimensione del lavoro è incerta, anche dal punto di vista della gestione occupazione, infatti, non si hanno le idee chiare. Da un lato vi è la necessità per determinate categorie (precoci, lavori usuranti, disabili) di poter andare in pensione prima, dall’altro invece si deve far fronte all’allungamento della vita e alle ripercussioni che inevitabilmente questo implica anche a livello lavorativo. A ciò si aggiunge il problema del cosiddetto turn over e dell’esigenza di far spazio alle nuove generazioni nel mercato del lavoro senza tuttavia penalizzare i lavoratori più anziani. Capire che ruolo questi possono avere nella gestione e organizzazione del lavoro è un fattore molto importante per quanto riguarda le risposte che deve mettere in atto la società di fronte all’allungamento anagrafico generale della popolazione.

    – L’ambito assistenziale è carente, ci sono sempre più vecchi poveri che vivono al di sotto della soglia di povertà. Le condizioni, poi, si complicano ulteriormente per chi non è autosufficiente. In tal senso risposte concrete e uniformi da parte dell’organizzazione sociale ancora mancano.

    – La dimensione dell’assistenza sanitaria presenta non pochi problemi a fronte dell’allungamento progressivo della durata della vita dell’uomo contemporaneo che, invece, richiede non soltanto nuovi modelli assistenziali, ma anche nuove risorse. Al momento, anche in questo ambito, non si è trovata una risposta unitaria.

    Alcuni parlano di una lenta ma progressiva riduzione dello stigma sociale verso l’Alzheimer, uno dei grandi tabù della nostra epoca di cui pare comunque crescere il livello di sensibilizzazione e conoscenza da parte della società civile e politica. Crede sia realmente così? Di contro, lo stigma sociale verso l’anziano, che ne vorrebbe ridurre l’autonomia e il ruolo sociale, pare restare immutato, perché?

    Ritengo che lo stigma sociale verso l’Alzheimer sia ancora troppo forte per essere una società civile. Sì, se ne parla di più ma è ancora percepito come un macigno, una vergogna che pesa sulla vita delle persone malate e delle rispettive famiglie e che impedisce loro, allontanando la diagnosi, di attuare provvedimenti e comportamenti adeguati alla gestione della demenza.

    Per quanto riguarda, invece, gli anziani non parlerei tanto di stigma, ma più che altro di competizione. Questo perché la società civile tende a guardali con diffidenza, a volte paura, a volte vergogna. Quello che ne deriva è una marginalizzazione ingiusta e assolutamente sfavorevole per l’intera organizzazione sociale.

    Altro aspetto delicato dell’organizzazione sociale riguarda i servizi per gli anziani, a che punto siamo in Italia?

    Prendiamo l’esempio delle case di riposo: in alcune Regioni (soprattutto al Nord) funzionano molto bene, costituiscono esempi virtuosi di cura e assistenza agli anziani; in altre tuttavia lo scenario è esattamente all’opposto pur in presenza di uguali finanziamenti.

    Si tratta, quindi, di un risultato che deriva da un atteggiamento culturale di disinteresse. In Italia il gap che esiste nell’organizzazione e predisposizione dei servizi alla persona anziana scaturisce in gran parte dalla difficoltà, ancora molto diffusa, di capire che l’anziano deve essere posto al centro delle cure e dell’attività assistenziale che ne ruota intorno, sia a livello di risorse economiche ma anche e soprattutto umane.

    Secondo i dati del Rapporto Mondiale Alzheimer 2015, nel 2050 le persone affette da demenza, a livello globale, raggiungeranno i 131,5 milioni. Cosa pensa di questi dati che delineano uno scenario così allarmante?

    Non credo nelle profezie a lunghissimo termine. Oggi l’incidenza della malattia è diminuita, mi auguro che entro il 2050 si possa trovare un farmaco, magari non risolutivo, ma comunque in grado di prevenire la demenza o migliorarne la qualità della vita. Dati così allarmanti servono solo ad enfatizzare l’attenzione sulla malattia, ma umanamente ritengo siano inaccettabili.

    http://www.leggioggi.it/2016/10/25/a...rco-trabucchi/


  4. #34
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    Un corso di formazione per approfondire la conoscenza della patologia e offrire la migliore assistenza ai malati di Alzheimer:

    dal 7 novembre al 5 dicembre a Milano si terrà "Prendersi cura del malato di Alzheimer. Una proposta di best practice".

    Il ciclo è rivolto a tutti gli operatori del settore. Per informazioni e iscrizioni, basta contattare Alzheimer Milano: iscrizioni@alzheimer.it.









  5. #35
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    Tavole natalizie in favore di Varese Alzheimer


    Tradizionale appuntamento nel Salone di Villa Estense in occasione del Natale.

    Torna il concorso "A tavola per i 200 anni di Varese Città"



    Martedì 8 e mercoledì 9 novembre il Salone Estense in Comune a Varese
    ospita la 16esima edizione della Mostra Tavole Addobbate, organizzata daVarese Alzheimer, il cui ricavato andrà a finanziare le attività assistenziali dell’associazione.

    “A tavola per i 200 anni di Varese Città“ questo il titolo dell’iniziativa che ritorna puntuale a ridosso dell’atmosfera del Natale, proponendo il tradizionale mercatino di oggetti natalizi.

    Due giornate intense che si concludono mercoledi’ 9 novembre con la premiazione della migliore tavola addobbata. ( ore 16 )
    Ma quest’anno c’è una novità: la presentazione martedì 8 novembre dalle 17.00 alle 18.00 del libro “ Se i nonni si ammalano” curato dalla dottoressa Emma Luciani, specialista in neurologia e psichiatria, una pubblicazione dedicata alle patologie che purtroppo colpiscono le persone anziane , fra queste proprio l’Alzheimer.

    Orari della mostra: martedi’ 8 dalle 10.00 alle 18.00 e mercoledi’ 9 dalle 10.00 alle 16.00.

    Un appuntamento importante la mostra delle Tavole Addobbate diventato ormai una tradizione per Varese Alzheimer, l’associazione che dal 1995 aiuta i malati e le famiglie a migliorare la qualità della vita e a promuovere la dignità della persona attraverso l’assistenza, l’informazione, la formazione e le manifestazioni sociali.
    Varese Alzheimer, formata da malati, famigliari, operatori socio–sanitari e volontari, svolge la propria attività nella sede di Casa Alzheimer presso l’Istituto Molina in Viale Borri a Varese. Qui operano e hanno sede il Nucleo Alzheimer di istituzione regionale, il Centro Diurno Integrato e il Giardino Alzheimer.

    Fra le principali attività di Varese Alzheimer Pronto Alzheimer e il Centro di Ascolto con contatti telefonici diretti o su appuntamento proprio con i familiari chiamando lo 0332/ 81.32.95 e la collaborazione con il Centro Diurno Integrato della Fondazione Molina.

    Dal 2007 è attivo l’Ambulatorio della Memoria che ha sede presso Casa Alzheimer e collabora con l’unità operativa di Neurologia dell’Università dell’Insubria. I servizi offerti dall’Ambulatorio, rivolto alle persone con disturbi alla memoria, sono l’Ambulatorio Diagnostico con 395 nuove visite effettuate nel 2015, lo sportello informativo d’orientamento e il Servizio di Sostegno Psicologico con 7 famigliari che nel 2015 hanno usufruito del percorso di sostegno attraverso colloqui individuali. Questo servizio è attivo non solo a Varese ma anche da settembre a Sesto Calende e dalla metà di novembre partirà nella sede di Gavirate.

    Dal 2011 Varese Alzheimer offre anche il servizio del Circolo della Memoria, il Centro Riabilitativo e Ricreativo per persone con lievi disturbi di memoria o cognitivi, con l’obiettivo di favorire la socializzazione e le relazioni interpersonali e rallentare e contenere il declino cognitivo. Attualmente sono una ventina le persone che si affidano all’attività del Circolo della Memoria tra le sedi di Varese e Sesto Calende.

    Continua il Progetto Aqualung, il servizio domiciliare per i malati di Alzheimer e i loro familiari, nato dalla collaborazione tra Varese Alzheimer, il Comitato Locale di Gallarate della Croce Rossa, con il supporto dell’ Assessorato ai Servizi Sociali della Provincia di Varese. Il progetto ha la funzione di favorire il mantenimento, l’integrazione e l’eventuale reinserimento dell’anziano nel proprio contesto sociale.

    L’intervento dei 20 volontari consiste nell’interagire col malato, favorire la socializzazione e le relazioni interpersonali, nel tentativo di offrire loro una qualità di vita migliore. Nel 2015 sono state effettuate dal medico 30 visite domiciliari e assistite 22 famiglie. Per informazioni contattare la segreteria di Varese Alzheimer.

    Ogni secondo martedi del mese infine nella sede di Casa Alzheimer si tengono gli incontri con i familiari curati da uno psicologo, i cosiddetti Gruppi ABC, incontri che sempre da novembre verranno ospitati anche nella sede di Gavirate.

    «Non posso che essere soddisfatto del lavoro svolto dall’associazione nell’ultimo anno – sottolinea il dottor Pier Maria Morresi, presidente di Varese Alzheimer, – dopo diverse difficoltà siamo usciti dal tunnel, ristabilendo le giuste condizioni per operare in serenità con un importante lavoro di organizzazione interna».
    «Abbiamo investito sulle nostre professionalità e abbiamo posto le basi per un futuro solido e duraturo, ringrazio comunque chi ogni giorno si adopera al meglio per Varese Alzheimer» conclude Morresi.


  6. #36
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    Il centro Alzheimer di Lovaria cerca il rilancio

    La struttura è tra le più moderne della regione, ma è sottoutilizzata. Le famiglie chiedono l'apertura nelle 24 ore, mentre i nuovi vertici studiano come migliorare i servizi


    Ci sono tutti i presupposti per rilanciare il centro Alzheimer inaugurato nel 2014 e farlo crescere, mettendo a disposizione delle famiglie nuovi servizi, ma serve tempo e, soprattutto, l’attenzione della Regione.

    Cristina Nazzi, dirignte del distretto sanitario, dalla fine dell’agosto scorso presidente dell’Azienda per i servizi alle persone Muner de Giudici, a Lovaria di Pradamano, non vuole parlare delle polemiche che tuttora accompagnano il cambio della guardia deciso dall’amministrazione comunale, quanto delle potenzialità e delle prospettive di una struttura che è attualmente otto utilizzata e potrebbe invece diventare un punto di riferimento per un vasto territorio.

    Ora il centro Alzheimer, strutturato per 18 persone, si prende cura di appena cinque pazienti, ai quali vanno aggiunti i 12 del centro diurno. Nei mesi scorsi le famiglie dei malati più gravi, confermando l’ottima qualità del lavoro svolto nella struttura, avevano chiesto in una lettera inviata ai vertici dell’Azienda, che gestisce anche la casa di riposo con ottanta ospiti, di ampliare il servizio e garantire in pianta stabile l’ospitalità anche notturna, ora possibile solo per brevi periodi.

    Il problema di fondo è che attualmente il centro Alzheimer è in forte perdita e i nuovi vertici stanno cercando di elaborare un piano di rilancio: “Ampliare il servizio sulle 24 ore - conferma Nazzi – è non solo auspicabile, per fornire alle famiglie un servizio più ampio, ma permetterebbe anche di ottenere le risorse necessarie a migliorare ulteriormente l’offerta di una struttura moderna e ben dotata, che però soffre per un certo isolamento. Serve tuttavia l’accreditamento della Regione per l’avvio dei posti dedicati alla residenza e stiamo muovendo i passi necessari ad ottenerlo.

    Sulla stessa struttura abbiamo anche ricevuto di recente, dopo una visita compiuta dal direttore del distretto, Luigi Canciani, l’interessamento del primario di neurologia dell’Ospedale di Udine, Roberto Eleopra, che avrebbe bisogno di alcuni posti letto per pazienti che non necessitano di cure ospedaliere, ma personalmente penso che sarebbe molto importante garantire una risposta alle famiglie che già ora si rivolgono al nostro centro. Contiamo di avviare con la Regione, nei prossimi mesi un dialogo proficuo, e che le difficoltà attuali siano presto superate”.



  7. #37
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    “L'importanza del presente in chi dimentica il passato”

    A Fivizzano una giornata di riflessione sull'Alzheimer


    La Spezia
    - Domani sabato 12 novembre dalle ore 16.30 nella sala convegni del museo San Giovanni degli Agostiniani a Fivizzano, avrà luogo una giornata di riflessione sulla malattia di Alzheimer, la forma più comune di demenza degenerativa progressivamente invalidante, che compare prevalentemente dopo i 65 anni di età e che, in Italia, colpisce ben 600mila persone, coinvolgendo almeno 3 milioni di persone nella loro assistenza e generando un impegno economico e organizzativo importante, con costi che vanno dai 9mila ai 16mila euro per ogni malato.

    “L'importanza del presente in chi dimentica il passato” è il titolo della giornata di riflessione di domani, organizzata dalla Società della Salute della Lunigiana, in collaborazione con la società cooperativa sociale onlus “G. Di Vittorio” e con il patrocinio del Comune di Fivizzano, giornata che vedrà protagonisti gli operatori dei centri diurni Alzheimer presenti in Lunigiana, gestiti dalla SdS.

    Ed è proprio dai numeri dei tre centri, quelli di Pognana di Fivizzano, di Pontremoli e di Villafranca, che si comprende quanto la malattia di Alzheimer impatti sul tessuto sociale e familiare: infatti, nel centro diurno di Pognana di Fivizzano, inaugurato nel 2010, attualmente vi sono 7 ospiti e dalla sua apertura sono stati assistiti 30 casi; nel centro diurno di Pontremoli, nato nel 2005, in questo momento vi sono 10 ospiti e dalla sua apertura sono stati assistiti 70 casi; nel centro diurno di Villafranca, attivo dal 2000, adesso vi sono 11 ospiti e dalla sua apertura sono stati assistiti 140 casi.

    Numeri certamente di rilievo in una terra dai capelli bianchi come la Lunigiana, una terra in cui le famiglie fanno sicuramente la loro parte, ma, proprio per questo, vanno supportate al meglio.
    Ed è anche a loro che si rivolge l’evento di domani, durante il quale interverranno il sindaco di Fivizzano, Paolo Grassi; il presidente e il direttore della SdS Lunigiana, Riccardo Varese e Rosanna Vallelonga; il presidente della cooperativa “G. Di Vittorio”, Maria Antonella Oronte.

    A seguire le letture dell’attrice Lara Rigotti e un forum di riflessione con il presidente dell’Associazione Italiana Malattia di Alzheimer di Firenze, Manlio Matera; la specialista in geriatria dell’ospedale policlinico di Careggi a Firenze, Caterina Baroncini; la responsabile dei tre centri diurni Alzheimer presenti in Lunigiana, Cristina Magnavacca.

    A moderare la giornata sarà Carmine Di Palma, responsabile dell’area anziani della cooperativa “G. Di Vittorio”.

    Ci sarà spazio anche per il cinema, con la proiezione del cortometraggio “Ti ho incontrato domani” del regista Marco Toscani, e per il teatro, con il monologo interpretato dall’attrice Claudia Torrini.


  8. #38
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    - Aiutare -

    Recanati, un incontro di tre giorni dedicato all’Alzheimer



    Un consesso di professionisti e associazioni proveniente da tutta Italia, si è ritrovato, ieri 11 novembre, a Recanati presso villa Colloredo Mels, per una tre giorni formativa sul tema Alzheimer.

    La presidente Alzheimer Uniti Italia Onlus Manuela Berardinelli, ha fortemente voluto quest’incontro credendo da sempre che solo attraverso la formazione si potrà attuare una palingenesi totale accendendo un focus sulla persona in quanto tale e non esclusivamente concentrandosi sulla malattia a livello clinico.

    Il corso è destinato ad implementare le capacità operative delle diverse sezioni dell’Associazione, favorendo l’incontro culturale tra medici, psicologi, familiari e studenti in un’atmosfera di costruttivo ottimismo.

    In questo momento storico di grave difficoltà del nostro sistema di Welfare, la conoscenza approfondita dei bisogni delle persone affette da demenza e delle loro famiglie permette di predisporre interventi mirati, sia sul piano di azioni dirette su base volontaristica, sia su quello degli stimoli da mettere in atto verso i servizi socio-sanitari.

    E’ intervenuto anche il Rettore dell’UNICAM Flavio Corradini relazionando in merito alle “tecnologie e socialità a supporto delle demenze”, ribadendo assieme alla Presidente Berardinelli il dramma del sisma che ha colpito il nostro territorio in questo periodo.

    A tal proposito sono stati rilevati i problemi sorti post-terromoto, quali difficoltà di gestione di persone affette da demenza nelle tendopoli, persone con demenza che vivevano a domicilio con una badante abbandonate dalle stesse a causa della paura, persone con demenza di grado grave e allettate rimaste a casa nella più totale precarietà delle condizioni di sicurezza. Tali criticità hanno indotto l’Associazione AUI ad attivarsi tempestivamente con un piano di intervento h 24 al fine di garantire la continuità assistenziale in condizioni di grave “precarietà” ed incertezza.

    La Presidente ha voluto esorcizzare la paura evidenziando come nelle situazioni di dramma la comunità riscopra la solidarietà “ in quanto ognuno si adopera per fare qualcosa, per aiutare. Che bello questo verbo: AIUTARE, parola che fino a qualche giorno fa sembrava in disuso o ad appannaggio di pochi…”


  9. #39
    Moderatrice L'avatar di AntonellaB
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    Vorrei ringraziare pubblicamente Heribert Clemens per la pubblicazione di notizie ed eventi riguardante questa terribile malattia che colpisce sempre più persone e purtroppo, c'è una coltre di silenzio che non la evidenzia in modo particolare, se non quando si viene colpiti, attraverso l'infausta diagnosi a qualche nostro familiare.
    E' importante conoscere, sapere a chi rivolgersi, perché quando accade ci si ritrova soli e impotenti e guardando gli occhi smarriti di chi ci sta accanto si comprende quanto grande sia questa sofferenza.
    Finchè....non ritorni....il Signore!

  10. #40
    CierRino L'avatar di Heribert Clemens
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    "Qua la mano"

    Ada tende una mano ai malati di Alzheimer e alle loro famiglie





    A conclusione del progetto sperimentale “Qua la mano”, finanziato da Fondazione Con il Sud, che ha coinvolto l’Ada regionale, l’Ada provinciale di Catanzaro e l’Ada di San Vito sullo Jonio, allo scopo di offrire servizi e supporto alle famiglie con a carico una persona affetta da demenza senile, ed in particolare da Alzheimer, si è tenuto un seminario al quale hanno partecipato soci, familiari ed operatori.

    Nella sede dell’associazione “Ada” di Catanzaro, presieduta da Francesca Migliarese, le psicologhe Stella Biamonte e Grazia Squillace hanno riassunto mesi di lavoro a contatto con i familiari che si sono rivolti ai centri di ascolto attivati presso le sedi dell’Ada coinvolte, facendosi portavoce dei loro bisogni e delle difficoltà che l’assistenza ad una persona affetta da Alzheimer e da demenza senile comporta.

    La semplice organizzazione della giornata, infatti, richiede spesso sforzi enormi, e la vicinanza, anche solo psicologica, di una persona sensibile e preparata può rivelarsi assai preziosa.

    Gli operatori ed i volontari, però, nei centri di ascolto e nei gruppi di auto-mutuo-aiuto condotti, si sono trovati davanti ad un ostacolo ancora più grande da superare: la reticenza a parlare ed a farsi aiutare da parte degli stessi familiari, che forse provano imbarazzo ad ammettere in quali condizioni si trovi il proprio congiunto.


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