Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: L'attività del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale

  1. #21
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    S.E. Mons. Marcello Semeraro, Vescovo di Albano e Segretario del Consiglio di Cardinali per la riforma della Curia Romana, in un articolo per la rivista Il Regno del quale Avvenire offre oggi un riassunto, fornisce una spiegazuione in merito al nome dato al nuovo Dicastero:

    Scegliendo per titolo 'Sviluppo umano integrale' il Papa ha voluto indicare l’orizzonte entro cui il dicastero è chiamato a operare, costituito dai tre grandi documenti che oggi esprimono la dottrina sociale della Chiesa e sono richiamati dalle tre parole: la Populorum progressio di Paolo VI per l’insegnamento sullo sviluppo; la Caritas in veritate di Benedetto per il tema della dimensione umana integrale; l’enciclica Laudato si’ per il profilo solidale e di ecologia integrale.
    Sinceramente non vedo come questa possa essere una spiegazione circa il nome. Al massimo si tratta di una spiegazione circa lo scopo, il riferimento o l'ispirazione. Anzi, proprio per questo, se si fosse ispirata ai nomi delle tre encicliche o almeno a parti di esse o alcune di esse sarebbe stato decisamente molto meglio.

  2. #22
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    Nasce adesso il tanto atteso Dicastero per lo sviluppo umano integrale, risultano così aboliti i Pontifici consigli Giustizia e pace, cor unum, migranti ed itineranti e pastorale per gli operatori sanitari.

  3. #23
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    Comunicato del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale: Missione ad Aleppo del Segretario Delegato, Mons. Giampietro Dal Toso, 24.01.2017


    Per incarico del Santo Padre, dal 18 al 23 gennaio, il Segretario Delegato del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, Mons. Giampietro Dal Toso, ha svolto una visita ad Aleppo, insieme al Card. Mario Zenari, Nunzio Apostolico in Siria, e al Consigliere della Nunziatura, Mons. Thomas Habib. Si è trattato della prima visita ufficiale da parte di Rappresentanti della Santa Sede dopo la fine delle ostilità ad Aleppo.

    La delegazione ha potuto incontrare le comunità cristiane e i loro pastori, che hanno espresso gratitudine al Papa per la sua costante sollecitudine verso l’amata Siria. Inoltre ha fatto visita a istituzioni di carità cattoliche e ad alcuni campi di rifugiati. In particolare si è dato avvio ad un centro di assistenza umanitaria gestito da Caritas Aleppo nel quartiere di Hanano. Nel corso della missione si è partecipato a un momento di preghiera ecumenico organizzato in occasione della settimana per l’unità dei cristiani e si sono verificate le condizioni di alcune strutture ospedaliere cattoliche, alla luce di un futuro progetto di ricostruzione e rimessa in opera delle stesse. Inoltre vi sono stati incontri con rappresentanti dell’Islam, durante i quali si è sottolineata la responsabilità delle religioni nell’educare alla pace e alla riconciliazione. Nel corso della visita le autorità civili e religiose hanno reso omaggio alla delegazione, manifestando particolare gratitudine per il gesto del Santo Padre di elevare alla dignità cardinalizia il Rappresentante Pontificio nel Paese e riconoscendo in esso la speciale vicinanza del Papa alla martoriata popolazione siriana.

    Negli incontri con gli organismi di carità cattolici, infine, è emersa l’importanza dell’assistenza da questi fornita a beneficio di tutta la popolazione siriana. Con il sostegno della Chiesa universale e grazie al generoso contributo della comunità internazionale, tale aiuto potrà intensificarsi in futuro per far fronte alle crescenti necessità delle persone. Tra le immediate urgenze, vanno specialmente segnalate quelle relative ai bisogni alimentari, al vestiario, all’educazione, all’assistenza sanitaria e agli alloggi.

    [00119-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0052-XX.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
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  4. #24
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    Comunicato del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale: Missione ad Aleppo del Segretario Delegato, Mons. Giampietro Dal Toso, 24.01.2017


    Ma esattamente quando vi era stata la comunicazione del fatto che Mons. Dal Toso avesse assunto questa carica?

  5. #25
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    Ma esattamente quando vi era stata la comunicazione del fatto che Mons. Dal Toso avesse assunto questa carica?
    Penso si tratti di un incarico informale quale fu quello assunto dall'Arcivescovo Silvano Maria Tomasi nel periodo di transizione tra il Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace e il nuovo Dicastero. Anch'egli, come si evince dal bollettino dello scorso 28 ottobre, veniva definito "Segretario delegato" del citato Consiglio senza che vi fosse stata una nomina ufficiale.
    Ora, dato che il Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale non ha ancora un segretario (mi chiedo anche cosa si aspetti a nominarlo) può essere che ad interim le sue funzioni vengano espletate da Mons. Dal Toso, già Segretario del Pont. Cons. Cor Unum.
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  6. #26
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    Messaggio del Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale per la 64.ma Giornata Mondiale di Lotta alla Lebbra, 28.01.2017

    Pubblichiamo di seguito il Messaggio del Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, l’Em.mo Card. Peter Kodwo Appiah Turkson, in occasione della 64.ma Giornata Mondiale di Lotta alla Lebbra (Morbo di Hansen) che si celebra domenica, 29 gennaio 2017:

    Messaggio del Card. Peter Kodwo Appiah Turkson

    Eradicazione della lebbra e reinserimento delle persone colpite dall’hanseniasi:
    una sfida non ancora vinta.

    La messa a punto di efficaci terapie farmacologiche e il forte impegno a livello planetario profuso da molti organismi e realtà nazionali ed internazionali, con la Chiesa Cattolica in prima linea, hanno inferto, negli ultimi decenni, un colpo durissimo al Morbo di Hansen, più noto come Lebbra. L’hanseniasi, che ancora nel 1985 affliggeva nel mondo oltre 5 milioni di persone, oggi annovera circa 200mila nuovi casi l’anno ma c’è ancora molto, moltissimo da fare.

    Come fra l’altro evidenziato nel giugno scorso, a conclusione del Simposio “Per una cura olistica delle persone affette dal Morbo di Hansen rispettosa della loro dignità”, organizzato dall’allora Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari: ogni nuovo caso di malattia di Hansen è di troppo, lo è anche ogni forma residua di stigma per questa malattia. Di troppo è ogni legge discriminante i malati affetti dal morbo di Hansen, così come ogni tipo di indifferenza. Nell’ambito dell’iniziativa, realizzata in collaborazione con la Nippon Foundation-Sasakawa Health Foundation e col contributo dell’Ordine di Malta e delle fondazioni Raoul Follereau e Il Buon Samaritano, è stato inoltre sottolineato che: dato il loro ruolo, è importante che i leader di tutte le religioni, nei loro insegnamenti, scritti e discorsi contribuiscano all'eliminazione della discriminazione contro le persone colpite dal Morbo di Hansen. È d’altro lato necessario, come anche ribadito successivamente dall’OMS durante il Forum Mondiale sull’hanseniasi tenuto a Seul nel mese di novembre, garantire cure fisiche e psicologiche ai pazienti durante e dopo la fine del trattamento.

    Dobbiamo inoltre impegnarci tutti e a tutti i livelli perché, in tutti i Paesi, vengano modificate le politiche familiari, lavorative, scolastiche, sportive e di ogni altro genere che discriminano direttamente o indirettamente queste persone; perché i Governi mettano a punto piani attuativi che coinvolgano le persone malate.

    Infine è fondamentale rafforzare la ricerca scientifica per sviluppare nuovi farmaci e ottenere migliori strumenti diagnostici così da aumentare le possibilità di diagnosi precoce. In larga parte, infatti, i nuovi casi vengono identificati solamente quando l’infezione ha già provocato delle lesioni permanenti e segnati, oramai a vita, l’adulto e il bambino o la bambina ammalatisi. D’altro lato accade che, specialmente nelle aree più remote, sia difficile garantire l’assistenza necessaria a terminare la cura oppure che gli stessi pazienti possano comprendere l’importanza o dare comunque la priorità al proseguimento del trattamento farmacologico eventualmente iniziato.

    Ma le cure non bastano. Bisogna reinserire a pieno titolo la persona guarita nel tessuto sociale originario: nella famiglia, nella comunità, nella scuola o nell’ambiente di lavoro. Per promuovere e contribuire a tale processo di reintegrazione, peraltro ancora quasi impossibile in molte realtà, è necessario sostenere e incoraggiare ulteriormente l’associazionismo tra gli ex-malati; al contempo, insieme a loro, promuovere la diffusione delle comunità che, come già realizzato ad esempio in India, in Brasile e in Ghana, diventano delle vere famiglie che comprendono e accolgono le persone, offrendo un terreno fertile al mutuo aiuto, ad un’autentica fratellanza.

    Anche riflettendo sulla guarigione operata da Gesù su di un malato di lebbra, come riportato nel capitolo 1 del Vangelo di Marco, il Cristo, “mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!». Subito la lebbra scomparve ed egli guarì”. Poi “gli disse: «Guarda di non dir niente a nessuno, ma va’, presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato, a testimonianza per loro».

    Ecco che Gesù, dunque, non solamente sana la persona nella sua interezza ma sollecita l’uomo da Lui guarito a presentarsi a colui che poteva decretarne il pieno reinserimento nella società, la riammissione nel ‘consorzio umano’.

    È forse questo, oggi come oggi, l’ostacolo maggiore da superare per chi è stato segnato dall’hanseniasi e chi opera in suo favore. Le disabilità, i segni inconfondibili lasciati dalla malattia sono ancora oggi simili a dei marchi a fuoco. La paura del Morbo, tra i più temuti nella storia umana, vince sulla ragione, la mancanza di conoscenza della patologia da parte della comunità esclude i guariti che, a loro volta, a causa della sofferenza e delle discriminazioni subite hanno perso il senso della dignità che gli è propria, inalienabile anche se il corpo presenta mutilazioni. “Per” loro e, soprattutto, “con” le persone rimaste vittime della lebbra dobbiamo impegnarci ancora più a fondo affinché possano trovare accoglienza, solidarietà, giustizia.

    [00144-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    (...)


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  7. #27
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    Presentazione del Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2017, 04.02.2017


    Si informano i giornalisti accreditati che martedì 7 febbraio 2017, alle ore 11, presso la Sala Stampa della Santa Sede in Via della Conciliazione 54, si terrà la presentazione del Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2017 sul tema: “La Parola è un dono. L’altro è un dono.

    Interverranno:

    - Em.mo Card. Peter Kodwo Appiah Turkson, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale;

    - Sig.ra Chiara Amirante, Fondatrice della Comunità Nuovi Orizzonti.

    (...)


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
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  8. #28
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    Quello che ho sempre detto anche io.

    Un altro nome che avrebbero potuto dare al futuro organismo curiale poteva essere: etica, carità ed assistenza.

    Per quanto riguarda la tua domanda sulle due segreterie, esse sono al di sopra delle congregazioni e si affiancano alla Segreteria di stato; quindi attualmente abbiamo tre segreterie nella curia romana.
    In realtà il termine "sviluppo umano integrale" è un termine mutuato dal Magistero della Chiesa:

    Scriveva così San Giovanni Paolo II (Sollecitudo Rei Socialis):
    L'autentico sviluppo umano
    27. Lo sguardo che l'Enciclica ci invita a rivolgere al mondo contemporaneo ci fa costatare, anzitutto, che lo sviluppo non è un processo rettilineo, quasi automatico e di per sé illimitato, come se, a certe condizioni, il genere umano debba camminare spedito verso una specie di perfezione indefinita. 49 Simile concezione, legata ad una nozione di «progresso» dalle connotazioni filosofiche di tipo illuministico, piuttosto che a quella di «sviluppo», 50 adoperata in senso specificamente economico-sociale, sembra posta ora seriamente in dubbio, specie dopo la tragica esperienza delle due guerre mondiali, della distruzione pianificata e in parte attuata di intere popolazioni e dell'incombente pericolo atomico. Ad un ingenuo ottimismo meccanicistico è subentrata una fondata inquietudine per il destino dell'umanità.
    28. Al tempo stesso, però, è entrata in crisi la stessa concezione «economica» o «economicista», legata al vocabolo sviluppo. Effettivamente oggi si comprende meglio che la pura accumulazione di beni e di servizi, anche a favore della maggioranza, non basta a realizzare la felicità umana. Né, di conseguenza, la disponibilità dei molteplici benefici reali, apportati negli ultimi tempi dalla scienza e dalla tecnica, compresa l'informatica, comporta la liberazione da ogni forma di schiavitù. Al contrario, l'esperienza degli anni più recenti dimostra che, se tutta la massa delle risorse e delle potenzialità, messe a disposizione dell'uomo, non è retta da un intendimento morale e da un orientamento verso il vero bene del genere umano, si ritorce facilmente contro di lui per opprimerlo. Dovrebbe essere altamente istruttiva una sconcertante costatazione del più recente periodo: accanto alle miserie del sottosviluppo, che non possono essere tollerate, ci troviamo di fronte a una sorta di supersviluppo, egualmente inammissibile, perché, come il primo, è contrario al bene e alla felicità autentica. Tale supersviluppo, infatti, consistente nell'eccessiva disponibilità di ogni tipo di beni materiali in favore di alcune fasce sociali, rende facilmente gli uomini schiavi del «possesso» e del godimento immediato, senza altro orizzonte che la moltiplicazione o la continua sostituzione delle cose, che già si posseggono, con altre ancora più perfette. É la cosiddetta civiltà dei «consumi», o consumismo, che comporta tanti «scarti» e «rifiuti». Un oggetto posseduto, e già superato da un altro più perfetto, è messo da parte, senza tener conto del suo possibile valore permanente per sé o in favore di un altro essere umano più povero. Tutti noi tocchiamo con mano i tristi effetti di questa cieca sottomissione al puro consumo: prima di tutto, una forma di materialismo crasso, e al tempo stesso una radicale insoddisfazione, perché si comprende subito che -se non si è premuniti contro il dilagare dei messaggi pubblicitari e l'offerta incessante e tentatrice dei prodotti -quanto più si possiede tanto più si desidera mentre le aspirazioni più profonde restano insoddisfatte e forse anche soffocate.
    L'Enciclica di Papa Paolo VI segnalò la differenza, al giorno d'oggi così frequentemente accentuata, tra l'«avere» e l'«essere», 51 in precedenza espressa con parole precise dal Concilio Vaticano II. 52 L'«avere» oggetti e beni non perfeziona di per sé il soggetto umano, se non contribuisce alla maturazione e all'arricchimento del suo «essere», cioè alla realizzazione della vocazione umana in quanto tale. Certo, la differenza tra «essere» e «avere», il pericolo inerente a una mera moltiplicazione o sostituzione di cose possedute rispetto al valore dell'«essere» non deve trasformarsi necessariamente in un'antinomia. Una delle più grandi ingiustizie del mondo contemporaneo consiste proprio in questo: che sono relativamente pochi quelli che possiedono molto, e molti quelli che non possiedono quasi nulla. É l'ingiustizia della cattiva distribuzione dei beni e dei servizi destinati originariamente a tutti . Ecco allora il quadro: ci sono quelli - i pochi che possiedono molto - che non riescono veramente ad «essere», perché, per un capovolgimento della gerarchia dei valori, ne sono impediti dal culto dell'«avere»; e ci sono quelli - i molti che possiedono poco o nulla -, i quali non riescono a realizzare la loro vocazione umana fondamentale, essendo privi dei beni indispensabili. Il male non consiste nell'«avere» in quanto tale, ma nel possedere in modo irrispettoso della qualità e dell'ordinata gerarchia dei beni che si hanno. Qualità e gerarchia che scaturiscono dalla subordinazione dei beni e dalla loro disponibilità all'«essere» dell'uomo ed alla sua vera vocazione. Con ciò resta dimostrato che, se lo sviluppo ha una necessaria dimensione economica, poiché deve fornire al maggior numero possibile degli abitanti del mondo la disponibilità di beni indispensabili per «essere», tuttavia non si esaurisce in tale dimensione. Se viene limitato a questa, esso si ritorce contro quelli che si vorrebbero favorire. Le caratteristiche di uno sviluppo pieno, «più umano», che-senza negare le esigenze economiche-sia in grado di mantenersi all'altezza dell'autentica vocazione dell'uomo e della donna, sono state descritte da Paolo VI. 53
    29. Uno sviluppo non soltanto economico si misura e si orienta secondo questa realtà e vocazione dell'uomo visto nella sua globalità, ossia secondo un suo parametro interiore. Egli ha senza dubbio bisogno dei beni creati e dei prodotti dell'industria, arricchita di continuo dal progresso scientifico e tecnologico. E la disponibilità sempre nuova dei beni materiali, mentre viene incontro alle necessità, apre nuovi orizzonti. Il pericolo dell'abuso consumistico e l'apparizione delle necessità artificiali non debbono affatto impedire la stima e l'utilizzazione dei nuovi beni e risorse posti a nostra disposizione; in ciò dobbiamo, anzi, vedere un dono di Dio e una risposta alla vocazione dell'uomo, che si realizza pienamente in Cristo. Ma per conseguire il vero sviluppo e necessario non perder mai di vista detto parametro, che è nella natura specifica dell'uomo, creato da Dio a sua immagine e somiglianza (Gen 1,26). Natura corporale e spirituale, simboleggiata nel secondo racconto della creazione dai due elementi: la terra, con cui Dio plasma il fisico dell'uomo, e l'alito di vita, soffiato nelle sue narici (Gen 2,7). L'uomo così viene ad avere una certa affinità con le altre creature: è chiamato a utilizzarle a occuparsi di esse e sempre secondo la narrazione della Genesi (Gen 2,15) è posto nel giardino col compito di coltivarlo e custodirlo, al di sopra di tutti gli altri esseri collocati da Dio sotto il suo dominio (Gen 1,25). Ma nello stesso tempo l'uomo deve rimanere sottomesso alla volontà di Dio, che gli prescrive limiti nell'uso e nel dominio delle cose (Gen 2,16), così come gli promette l'immortalità (Gen 2,9); (Sap 2,23). L'uomo, pertanto, essendo immagine di Dio, ha una vera affinità anche con lui.
    Sulla base di questo insegnamento, lo sviluppo non può consistere soltanto nell'uso, nel dominio e nel possesso indiscriminato delle cose create e dei prodotti dell'industria umana, ma piuttosto nel subordinare il possesso, il dominio e l'uso alla somiglianza divina dell'uomo e alla sua vocazione all'immortalità. Ecco la realtà trascendente dell'essere umano, la quale appare partecipata fin dall'origine ad una coppia di uomo e donna (Gen 1,27) ed è quindi fondamentalmente sociale.
    30. Secondo la Sacra Scrittura, dunque, la nozione di sviluppo non è soltanto «laica» o «profana», ma appare anche, pur con una sua accentuazione socio-economica, come l'espressione moderna di un'essenziale dimensione della vocazione dell'uomo. L'uomo, infatti, non è stato creato, per così dire, immobile e statico. La prima raffigurazione, che di lui offre la Bibbia, lo presenta senz'altro come creatura e immagine, definita nella sua profonda realtà dall'origine e dall'affinità, che lo costituiscono. Ma tutto questo immette nell'essere umano, uomo e donna, il germe e l'esigenza di un compito originario da svolgere, sia ciascuno individualmente sia come coppia. Il compito è di «dominare» sulle altre creature, «coltivare il giardino», ed è da assolvere nel quadro dell'ubbidienza alla legge divina e, quindi, nel rispetto dell'immagine ricevuta, fondamento chiaro del potere di dominio, riconosciutogli in ordine al suo perfezionamento (Gen 1,26); (Gen 2,12); (Sap 9,2). Quando l'uomo disobbedisce a Dio e rifiuta di sottomettersi alla sua potestà, allora la natura gli si ribella e non lo riconosce più come «signore», perché egli ha appannato in sé l'immagine divina. L'appello al possesso e all'uso dei mezzi creati rimane sempre valido, ma dopo il peccato l'esercizio ne diviene arduo e carico di sofferenze (Gen 3,17). Infatti, il successivo capitolo della Genesi ci mostra la discendenza di Caino, la quale costruisce «una città», si dedica alla pastorizia, si dà alle arti (la musica) e alla tecnica (la metallurgia), mentre al tempo stesso si comincia «ad invocare il nome del Signore» (Gen 4,17). La storia del genere umano, delineata dalla Sacra Scrittura, anche dopo la caduta nel peccato è una storia di realizzazioni continue, che, sempre rimesse in questione e in pericolo dal peccato, si ripetono, si arricchiscono e si diffondono come risposta alla vocazione divina, assegnata sin dal principio all'uomo e alla donna (Gen 1,26) e impressa nell'immagine, da loro ricevuta.
    É logico concludere, almeno da parte di quanti credono nella Parola di Dio, che lo «sviluppo» di oggi deve essere visto come un momento della storia iniziata con la creazione e di continuo messa in pericolo a motivo dell'infedeltà alla volontà del Creatore, soprattutto per la tentazione dell'idolatria; ma esso corrisponde fondamentalmente alle premesse iniziali. Chi volesse rinunciare al compito, difficile ma esaltante, di elevare la sorte di tutto l'uomo e di tutti gli uomini, sotto il pretesto del peso della lotta e dello sforzo incessante di superamento, o addirittura per l'esperienza della sconfitta e del ritorno al punto di partenza, verrebbe meno alla volontà di Dio creatore. Sotto questo aspetto nell'Enciclica Laborem exercens ho fatto riferimento alla vocazione dell'uomo al lavoro, per sottolineare il concetto che e sempre lui il protagonista dello sviluppo. 54 Anzi, lo stesso Signore Gesù, nella parabola dei talenti, mette in rilievo il severo trattamento riservato a chi osò nascondere il dono ricevuto: «Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso [...]. Toglietegli, dunque, il talento e datelo a chi ha dieci talenti» (Mt 25,26). A noi, che riceviamo i doni di Dio per farli fruttificare, tocca «seminare» e «raccogliere». Se non lo faremo, ci sarà tolto anche quello che abbiamo. L'approfondimento di queste severe parole potrà spingerci a impegnarci con più decisione nel dovere, oggi per tutti urgente di collaborare allo sviluppo pieno degli altri: «Sviluppo di tutto l'uomo e di tutti gli uomini».

    Continuava il Papa Emerito Benedetto XVI (Caritas in Veritate):

    17. La vocazione è un appello che richiede una risposta libera e responsabile. Lo sviluppo umano integrale suppone la libertà responsabile della persona e dei popoli: nessuna struttura può garantire tale sviluppo al di fuori e al di sopra della responsabilità umana. I « messianismi carichi di promesse, ma fabbricatori di illusioni » [38] fondano sempre le proprie proposte sulla negazione della dimensione trascendente dello sviluppo, nella sicurezza di averlo tutto a propria disposizione. Questa falsa sicurezza si tramuta in debolezza, perché comporta l'asservimento dell'uomo ridotto a mezzo per lo sviluppo, mentre l'umiltà di chi accoglie una vocazione si trasforma in vera autonomia, perché rende libera la persona. Paolo VI non ha dubbi che ostacoli e condizionamenti frenino lo sviluppo, ma è anche certo che « ciascuno rimane, qualunque siano le influenze che si esercitano su di lui, l'artefice della sua riuscita o del suo fallimento » [39]. Questa libertà riguarda lo sviluppo che abbiamo davanti a noi ma, contemporaneamente, riguarda anche le situazioni di sottosviluppo, che non sono frutto del caso o di una necessità storica, ma dipendono dalla responsabilità umana. È per questo che « i popoli della fame interpellano oggi in maniera drammatica i popoli dell'opulenza » [40]. Anche questo è vocazione, un appello rivolto da uomini liberi a uomini liberi per una comune assunzione di responsabilità. Fu viva in Paolo VI la percezione dell'importanza delle strutture economiche e delle istituzioni, ma altrettanto chiara fu in lui la percezione della loro natura di strumenti della libertà umana. Solo se libero, lo sviluppo può essere integralmente umano; solo in un regime di libertà responsabile esso può crescere in maniera adeguata.


  9. #29
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    Comunicato del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale: Riunione del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel (Dakar, Senegal, 21-25 febbraio 2017), 21.02.2017


    Dal 21 al 25 febbraio si terrà a Dakar, in Senegal, la riunione annuale del Consiglio di Amministrazione (CdA) della Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel che, affidata dal Santo Pontefice, fin dalla sua nascita nel 1984, al Pontificio Consiglio Cor Unum, ora rientra nelle competenze del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Al CdA prenderà parte il Segretario delegato del Dicastero, Mons. Giampietro Dal Toso, in qualità di osservatore della Santa Sede; è altresì prevista la visita del Nunzio Apostolico in Senegal, S.E. Mons. Michael Wallace Banach. Nel corso della riunione, si esamineranno i progetti in attesa di finanziamento; quelli già finanziati nel 2016 sono stati 43 in 6 Paesi, con uno stanziamento totale di circa 550.000 dollari; fino al 2015 sono stati circa 3.200, per un totale di oltre 37.000.000 di dollari.

    I membri del CdA sono: S.E. Mons. Sanou Lucas Kalfa, Vescovo di Banfora (Burkina Faso), Presidente; S.E. Mons. Mamba Paul Abel, Vescovo di Ziguinchor (Senegal), Vicepresidente; S.E. Mons. Happe Martin Albert, M.Afr., Vescovo di Nouakchott (Mauritania), Tesoriere; S.E. Mons. Ouédraogo Ambroise, Vescovo di Maradi (Niger); S.E. Mons. Ildo Fortes, Vescovo di Mindelo (Capo Verde); S.E. Mons. Djitangar Edmond, Arcivescovo di N’Djamena (Ciad); S.E. Mons. Ellison Robert Patrick, C.S.Sp.,Vescovo di Banjul (Gambia); S.E. Mons. Pedro Carlos Zilli, P.I.M.E.,Vescovo di Bafatá (Guinea Bissau); S.E. Mons. Traoré Augustin, Vescovo di Segou (Mali).

    Con la collaborazione, in particolare, della Conferenza Episcopale Italiana, della Conferenza Episcopale Tedesca e della Chiesa locale, la Fondazione realizza, a nome del Santo Padre, progetti contro la desertificazione e per la gestione e lo sviluppo delle unità agricole, per gli impianti di pompaggio dell’acqua, per il miglioramento delle acque potabili e per le energie rinnovabili, in favore delle comunità dei Paesi membri (Burkina Faso, Capo Verde, Ciad, Gambia, Guinea Bissau, Mali, Mauritania, Niger e Senegal). La Fondazione si occupa, inoltre, di formare personale tecnico specializzato. Nel corso degli anni, essa ha anche potuto favorire il dialogo inter-religioso: la maggioranza dei beneficiari, infatti, è di religione musulmana.

    Gli ultimi dati dello Human Development Index, che misura l’indice di sviluppo umano per ciascun Paese, evidenziano come, tra gli ultimi 20 della graduatoria, 19 appartengono all’Africa e, di questi, 7 si trovano nella zona del Sahel. Ad aggravare la situazione sono, oggi specialmente, le frequenti crisi alimentari, l’esaurimento delle risorse naturali, soprattutto idriche, e la violenza perpetrata sulla popolazione dell’area, che vede la presenza di gruppi estremisti.

    [00265-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0111-XX.01]


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  10. #30
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    Congresso Internazionale «Prospettive per il servizio dello sviluppo umano integrale: 50 anni dall’Enciclica “Populorum progressio”»


    31.03.2017

    In occasione del 50° anniversario dell’Enciclica Populorum Progressio si terrà, lunedì 3 e martedì 4 aprile 2017, in Vaticano, presso l’Aula Nuova del Sinodo, una conferenza internazionale dal titolo “Prospettive per il servizio dello sviluppo umano integrale: 50 anni dalla Populorum progressio”.

    La conferenza, organizzata dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, si pone l’obiettivo di approfondire le prospettive teologiche, antropologiche e pastorali dell’enciclica, in particolare in relazione al lavoro di chi opera in favore della promozione della persona, e di formulare orientamenti per l’attività del nuovo Dicastero.

    All’incontro prenderanno parte, in particolare, i membri dei Pontifici Consigli che sono confluiti nel Dicastero (Giustizia e Pace, Cor Unum, Migranti e Itineranti, Operatori sanitari), i Rappresentanti delle Conferenze episcopali e delle loro Commissioni sociali e “Giustizia e Pace”, i Rappresentanti degli organismi di carità cattolici a livello internazionale e il Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede.

    Il congresso, dopo l’introduzione di lunedì 3 da parte del Card. Peter K. A. Turkson, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, e la presentazione teologica del tema antropologico da parte del Card. Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, si articola in base alle tre tensioni fondamentali della persona: corpo-anima, uomo-donna, persona-società. Oltre agli interventi di esperti dei diversi settori, sono previste testimonianze di come la Chiesa opera direttamente a favore dei più deboli. Il Cardinale Segretario di Stato presiederà la celebrazione eucaristica lunedì 3 aprile in San Pietro.

    È prevista una Udienza con il Santo Padre, martedì 4 alle ore 11.30.

    Il congresso verrà trasmesso in streaming sul sito www.corunum.va

    I giornalisti e gli operatori media che intendono partecipare devono inviare richiesta di accreditamento “temporaneo” attraverso il modulo disponibile online nella sezione accrediti del sito della Sala Stampa della Santa Sede: press.vatican.va/accreditamenti. Coloro che già dispongono di accredito ordinario valido devono inviare una richiesta di partecipazione secondo le consuete modalità. Tutte le richieste dovranno pervenire entro 48 ore dall’evento.

    La presenza dei giornalisti in Aula non sarà consentita martedì 4 aprile nella fascia oraria dalle ore 9 alle ore 13.30.

    Fonte: S S S S

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