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Discussione: Notizie dai Musei vaticani

  1. #31
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    Question Una notizia deludente..

    Il crollo nei Musei Vaticani
    Una notizia deludente


    di Antonio Paolucci
    Nella notte fra il 7 e l'8 giugno scorsi circa duecento metri quadri di controsoffitto hanno ceduto nella Sala Polifunzionale dei Musei Vaticani.
    Bisogna prima spiegare che cos'è la Sala Polifunzionale. È uno spazio coperto sopraelevato che, in prossimità dell'ingresso, è stato progettato e realizzato dieci anni fa in occasione del Grande Giubileo. Doveva servire e ancora serve per ospitare mostre (il "Laocoonte", nel 2006, "Astrum" l'anno scorso, le "Oreficerie" dell'Aquila scampate al terremoto l'ultima esposizione, rimasta aperta al pubblico fino al 31 maggio scorso) oppure raduni del personale, attività didattiche e così via. Da ciò il titolo "polifunzionale".
    Il soffitto collassato è di cartongesso, e quindi è improbabile che qualcuno si possa fare seriamente male anche se gli cadesse in testa. Nessun danno in ogni caso hanno subito le oreficerie e gli arredi che erano esposti in quella zona.
    Mi rendo conto che così com'è la notizia è deludente. Ben altro effetto mediatico avrebbe il crollo di un bel soffitto storico magari con stucchi di Daniele da Volterra e affreschi di Federico Zuccari. In realtà i Musei del Papa sono saldissimi. Portano nelle loro vecchie ossa parecchi secoli, sono percorsi (e consumati) ogni anno da quattro milioni e mezzo di persone (nove milioni di piedi che strisciano, nove milioni di mani che toccano o possono toccare) eppure continuano a fare egregiamente il loro mestiere.
    Evidentemente fanno meno bene il loro mestiere i materiali messi in opera dieci anni fa; il controsoffitto della Sala Polifunzionale e anche quello della moderna aula d'ingresso ora interessato da una attenta sistematica revisione, subito disposta.
    Resta il mistero dei segni. Perché le oreficerie delle povere Chiese dell'Aquila e provincia hanno subito due terremoti a meno di un anno di distanza l'uno dall'altro? Vero e devastante il primo, simbolico e virtuale il secondo? Un giorno, come ci insegna san Paolo nella seconda lettera ai Corinzi (nunc videmus per speculum et in enigmate) lo capiremo.
    (©L'Osservatore Romano - 17 giugno 2010)
    Manifestavi nomen tuum hominibus, quos dedisti mihi de mundo (Jo 17.6)

  2. #32
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    Ai Musei Vaticani l’anteprima della mostra unica sugli arazzi e i cartoni di Raffaello

    Grande anteprima mercoledì 14 luglio, presso i Musei Vaticani, per la mostra "Raffaello-cartoni e arazzi dalla Cappella Sistina", che sarà allestita al Victoria and Albert Museum di Londra dall’8 settembre al 17 ottobre prossimi, in concomitanza con la visita di Benedetto XVI in Gran Bretagna. Ad introdurla, tra gli altri, il direttore dei Musei Vaticani, il prof. Antonio Paolucci. I dettagli nel servizio di Roberta Barbi:
    Gli splendidi arazzi realizzati nella bottega fiamminga di Pieter van Aelst a Bruxelles e i cartoni che servivano da studio preparatorio, disegnati dalla mano di Raffaello, finalmente insieme in una mostra unica, realizzata in collaborazione con i Musei Vaticani, che sarà aperta al pubblico al Victoria and Albert Museum di Londra per oltre un mese, in occasione della visita pastorale di Benedetto XVI, dal 16 al 19 settembre. Gli arazzi esposti vengono dalle due serie delle Storie di San Pietro e di San Paolo, conservate in Vaticano, e furono realizzati nelle Fiandre su commissione di Papa Leone X, il quale desiderava "bilanciare" gli affreschi con scene tratte dall’Antico Testamento e dalla vita di Gesù, dipinti da Michelangelo, con immagini dagli Atti degli Apostoli, che avrebbero dovuto abbellire ulteriormente la Cappella Sistina in occasione di cerimonie solenni.

    I lavori vennero poi esposti per la prima volta nel 1531, durante il Pontificato di Clemente VII, ma l’attuale collocazione nella suggestiva Galleria degli Arazzi risale al 1838. Oltre a quelle vaticane, ne esistono altre due serie: una completa conservata nell’Appartamento degli Arazzi del Palazzo Ducale di Mantova, antica residenza dei Gonzaga, e una incompleta a Urbino, città natale di Raffaello. Molto interessanti anche i cartoni - in tutto pare una decina - anche se solo sette sono arrivati fino a noi: vennero disegnati dal maestro con acquarelli e tempera su pezzi grandi come fogli protocollo, che avrebbero dovuto essere montati, poi, nelle Fiandre, per la tessitura degli arazzi. Sono conservati in Inghilterra dal 1623, quando furono acquistati dal principe del Galles, figlio di re Giacomo I d’Inghilterra.

    fonte: Radio Vaticana
    Venit Ioannes Baptista praedicans in deserto Iudaeae et dicens:
    «Paenitentiam agite; appropinquavit enim regnum caelorum».
    (Matth. 3, 1-2)

  3. #33
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    La mostra «Raphael cartoons and tapestries for Sistine Chapel»
    al Victoria and Albert Museum in collaborazione con i Musei Vaticani


    Raffaello vola a Londra

    Il 14 luglio nella Sala Regia del Palazzo Apostolico Vaticano viene presentata la mostra "Raphael cartoons and tapestries for the Sistine Chapel", che sarà allestita, in collaborazione con i Musei Vaticani, al Victoria and Albert Museum di Londra dall'8 settembre al 17 ottobre, in occasione del viaggio apostolico di Benedetto XVI in Gran Bretagna. Alla conferenza stampa seguirà una visita alla Cappella Sistina dove si potranno ammirare, per una sola sera - grazie all'apertura notturna straordinaria - una selezione di arazzi di Raffaello esposti nel luogo della loro originaria collocazione cinquecentesca. Alcuni di questi sono stati realizzati nella bottega fiamminga di Pieter van Aelst a Bruxelles e verranno esposti a Londra assieme ai cartoni che servivano da studio preparatorio, disegnati dalla mano di Raffaello. I quattro arazzi, più le due bordure esposti, appartengono alle due serie delle Storie di San Pietro e di San Paolo, conservate nella Pinacoteca dei Musei Vaticani. Furono realizzate nelle Fiandre su commissione di Leone X, che desiderava affiancare agli affreschi michelangioleschi e alle scene a opera dei quattrocenteschi tratte dall'Antico Testamento e dalla vita di Gesù, anche immagini ispirate agli Atti degli Apostoli. Avrebbero ulteriormente abbellito la Cappella Sistina in occasione di cerimonie solenni. Anticipiamo l'intervento del delegato per i dipartimenti scientifici e i laboratori dei Musei Vaticani e, a destra, quello del direttore degli stessi Musei.

    di Arnold Nesselrath


    In occasione della sua visita ufficiale, Papa Benedetto XVI porterà alla Gran Bretagna un grande regalo. Per la prima volta sarà possibile vedere quattro dei dieci arazzi con scene degli Atti degli apostoli ideati da Raffaello per la Cappella Sistina, ora conservati nella Pinacoteca Vaticana, accanto ai sette cartoni originali tuttora conservati, ovvero i modelli preparatori a colori in scala originale, in prestito al Victoria and Albert Museum dalla Collezione della Casa Reale britannica.
    Da quando, poco prima del 1520 e dunque quasi 500 anni or sono, gli arazzi furono tessuti a Bruxelles nella manifattura di Pieter van Aelst, non è più stato possibile un confronto tra le straordinarie pitture di Raffaello e le sottili trasposizioni nella magnifica tecnica dell'arazzo; lo stesso pittore non ha mai visto tale raffronto. I Gabinetti di disegni del Louvre a Parigi e della Biblioteca Reale a Windsor Castle porteranno in mostra i disegni preparatori di mano di Raffaello. Con l'aiuto del plastico in scala 1 a 20 della Cappella Sistina la cappella maior del Palazzo apostolico in Vaticano prenderà vita a Londra. In origine, durante le celebrazioni solenni, gli arazzi venivano appesi nella Cappella ai vecchi ganci ancora esistenti nel registro inferiore delle pareti. A Londra, nel prossimo autunno, gli arazzi dopo molto tempo eserciteranno nuovamente la loro funzione di addobbi festivi e annunceranno in modo nuovo e finora unico l'arrivo di un Papa.
    I cartoni sono stati annoverati per secoli tra i beni artistici più preziosi dell'Inghilterra, a lungo sono stati per il Paese motivo di grande orgoglio. All'inizio del XVIII secolo i due pittori e critici d'arte inglesi Jonathan Richardson, padre e figlio, avevano elogiato i cartoni più degli affreschi di Raffaello nelle Stanze vaticane. Ne scaturì una sorta di competizione su chi possedesse le migliori creazioni del maestro. Fino al XX secolo la rivalità continuò a riaccendersi ciclicamente. Da parte di qualcuno si arrivò al punto di liquidare i cartoni come "mediocri derivazioni" (Guida della Pinacoteca Vaticana, 1933). Nella mostra londinese dell'autunno prossimo le opere saranno appese per la prima volta le une accanto alle altre, quando la regina inglese e il Papa uniranno due parti complementari delle loro collezioni e le presenteranno come contributo delle comuni tradizioni culturali dell'eredità europea. Il fatto che gli arazzi siano stati realizzati a Bruxelles, all'epoca la roccaforte dell'arte tessile, aggiunge una ulteriore dimensione e li rende nella loro multiforme fortuna paradigma della cultura europea.
    Quando Giovanni de' Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, nel 1513, all'età di soli 37 anni, salì sul soglio di Pietro col nome di Leone X, due dei suoi predecessori, i Papi della Rovere Sisto IV e Giulio II, avevano interamente corredato il centro spirituale del Palazzo Apostolico Vaticano con pitture parietali. Il primo aveva raffigurato alle pareti - negli affreschi di Botticelli, Domenico Ghirlandajo, Perugino e Cosimo Rosselli e dei loro aiuti, - la storia della salvezza con scene della vita di Mosè e della vita di Cristo così come una galleria dei primi Papi all'altezza delle finestre; l'altro ne aveva fatto, con i nove episodi dalla Genesi, i profeti e le sibille affrescati da Michelangelo nella volta, un compendio della fede cristiana. Papa Leone X volle inserirsi in questa sinfonia per immagini. Poiché tutte le possibili superfici adatte alla pittura erano già coperte di decorazioni, decise di arricchire gli arredi. All'epoca gli arazzi avevano una lunga tradizione come scenografie per feste laiche ed ecclesiastiche ed erano usati come addobbi per le apparizioni in pubblico di imperatori, re, principi e regnanti così come per i raduni importanti. Nella Cappella Sistina avevano forse inoltre anche un effetto sulla musica, tanto amata da Leone X, migliorando probabilmente l'acustica del coro nella sala.
    Leone X commissionò i suoi arazzi a Raffaello al più tardi nel 1515. Il 15 giugno 1515 l'artista ricevette un pagamento per dei progetti, un secondo pagamento è documentato il 20 dicembre 1516. In totale a Raffaello per i cartoni furono corrisposti 1.000 ducati. La tessitura di un arazzo costava 1.500 ducati, cosicché le commissioni di Leone X a Raffaello e Pieter van Aelst alla fine sono costate cinque volte più delle pitture di Michelangelo nella volta Sistina.
    Alla fine di luglio del 1517 il cardinale Luigi d'Aragona si recò in visita a Bruxelles. Il suo segretario annotò nel diario di viaggio che avevano visto le manifatture tessili di van Aelst e avevano potuto ammirare finito l'arazzo con la scena del Pasce oves meas, primo di una serie di sedici raffigurazioni da tessere. Il 26 dicembre dell'anno 1519 la felicità del Papa al pensiero dei nuovi arredi per le feste era tale che non volle più attendere la spedizione completa dei parati fiamminghi e per la messa di santo Stefano, che avrebbe cantato insieme a 30 cardinali, fece appendere nella Cappella Sistina i primi sette consegnati fino a quel momento. Il maestro delle cerimonie Paride de Grassis e altri testimoni oculari dell'epoca annotarono le loro impressioni dirette e la loro ammirazione. Si sforzarono di trovare parole appropriate per esprimere la loro meraviglia per la dovizia di particolari che vedevano in termini di paesaggi, animali, edifici, specchi d'acqua e personaggi interagenti tra loro, di finezze mai realizzate prima in arazzi intessuti nella resa di capigliature e barbe o nelle bordure ornamentali delle vesti fino al modellato fine e alle sfumature delicate degli incarnati delle singole figure o nelle stoffe cangianti alla luce, alla magnificenza delle raffinate minuscole lamine d'oro e d'argento con cui sono in parte avvolti i fili di lana e di seta e per mezzo delle quali a lume di candela i tappeti rilucono ed emanano bagliori. Gli osservatori dell'epoca parlano più di un miracolo che di un'opera d'arte realizzata da mano umana. Paride de Grassis infine culmina il suo elogio con una variazione sul motto riferito alla medievale cappella palatina del Sancta Sanctorum al Laterano: Non est in toto sanctior orbe locus attestando a Leone X e Raffaello rispettivamente per la commissione e per la nuova creazione che: Non est aliquod in orbe nunc pulcherius.
    Dopo i primi sette arazzi con la Pesca miracolosa, il Pasce oves meas, la Guarigione dello storpio, la Lapidazione di Santo Stefano, la Conversione di Saulo, la Conversione del Proconsole dopo l'accecamento di Elymas e il Sacrificio di Lystra, prima della morte del Papa, avvenuta il primo dicembre 1521, giunsero da Bruxelles a Roma solo altri tre esemplari con la Morte di Anania, San Paolo in prigione e la Predica di San Paolo all'Areopago di Atene. Dopo di essi non ci furono più consegne e non si ha notizia delle corrispondenti invenzioni di Raffaello. Mancano ad esempio raffigurazioni della Liberazione di San Pietro dal carcere o dei martirii di entrambi i principi degli apostoli. A oggi non è ancora chiaro se il motivo sia da ricercare nella morte di Raffaello il 6 aprile 1520, quindi meno di mezzo anno dopo la prima esposizione degli arazzi nella Cappella Sistina, o nelle difficoltà finanziarie del Papa o semplicemente nella sua prematura scomparsa. Dopo la morte di Leone X gli arazzi sono stati impegnati per sostenere i costi del conclave. Il nuovo Papa Adriano VI riscattò le opere di Raffaello cosicché per la sua incoronazione, il 31 agosto 1522, potessero ornare la Cappella Sistina.
    Il destino degli arazzi continuò tuttavia a essere pieno di vicissitudini. In due occasioni fu drammatico. Nel 1527 durante il Sacco di Roma caddero nelle mani delle truppe di Carlo V durante le spoliazioni del Palazzo apostolico e solo dopo anni tornarono in modo rocambolesco in Vaticano. Andò così perduta la metà inferiore della Conversione del Proconsole. Dopo le razzie napoleoniche, quando nel 1798 gli arazzi di Raffaello furono sottratti ancora una volta, il cardinale Ercole Consalvi, segretario di Stato di Papa Pio VII, riuscì infine a ricomprarli nel 1808. Dal 1932 sono esposti nella Pinacoteca Vaticana. Un progetto di Paolo VI, di appenderli come sfondo per le udienze pontificie nella nuova aula per le udienze di Pier Luigi Nervi, non fu realizzato, così nel prossimo autunno sono attesi a Londra con grande gioia e attesa.
    La serie di arazzi con scene dagli Atti degli apostoli si articola in due cicli. Uno narra le gesta dell'apostolo Pietro e l'altro quelle dell'apostolo Paolo. Da studi recenti è emerso che le raffigurazioni pietrine erano appese sotto la Vita di Mosè, sul lato sinistro dando le spalle all'entrata, e illustravano la storia degli esordi della Chiesa ex popolo mentre le gesta dell'apostolo delle genti sul lato destro sotto la Vita di Cristo mostrano le origini della Chiesa ex gentibus.
    Con gli arazzi della Sistina Raffaello e Leone X si posero in diretto confronto con i maggiori pittori del Quattrocento fiorentino, quindi dell'epoca del padre di Leone X, Lorenzo de' Medici, e della generazione dei maestri di Raffaello tra cui Perugino e Ghirlandajo e in competizione con Michelangelo e con i suoi affreschi nella volta. Raffaello raccoglie la sfida, citando ad esempio invenzioni proprie come la Scuola di Atene, la cui composizione è alla base dell'arazzo con la Morte di Anania. Egli dimostra la vastità della propria cultura artistica sviluppando nella Predica di san Paolo ad Atene opere nordiche come le xilografie di Albrecht Dürer. Mette a frutto le proprie conoscenze antiquarie quando raffigura Saulo, che giace a terra come il Cristo crocifisso, interamente vestito da soldato romano, e coinvolge le maestranze della sua bottega e i suoi allievi, utilizzando specialisti come Giovanni da Udine per gli animali e per i dettagli antiquari, ma anche apprendisti come Giulio Romano e Giovanfrancesco Penni. Le opere quasi barocche di Raffaello e Leone X hanno superato la sfida. Ancor prima che il primo esemplare fosse esposto a Roma, Agostino Veneziano aveva già pubblicato delle incisioni dai cartoni, e altrettanto fecero negli anni Venti del XVI secolo nella loro produzione grafica Parmigianino e Ugo da Carpi, non appena ebbero visto gli arazzi a Roma. A nord delle Alpi l'effetto non fu minore: i Quattro apostoli di Dürer sono tra le altre cose un riflesso della sua esperienza a Bruxelles.
    Ancora più stupefacenti sono le repliche ad arazzo, per magnificare la maestà di un sovrano. Nel 1533 il re francese Francesco I ne ordinò una serie. Nel 1542 proprio re Enrico viii d'Inghilterra si fece tessere una serie completa di arazzi. Solo pochi anni dopo lo scisma anglicano ordinò le stesse immagini degli Atti degli Apostoli, che ornavano il cuore liturgico della Cappella Palatina. La sua serie approdò nelle collezioni berlinesi, fu vittima delle terribili devastazioni della seconda guerra mondiale e fu probabilmente bruciata nel 1945.
    Nel 1623 il principe ereditario, che poi divenne re col nome di Carlo I, acquistò i sette cartoni ricomparsi a Genova per farsi tessere una propria serie nella neo-istituita manifattura di Mortlake alle porte di Londra. Per questa impresa venne appositamente ingaggiato Franz Klein, uno dei più abili tessitori tedeschi (anche la Pesca miracolosa di Mortlake sarà esposta in mostra). Persino l'oppositore di Carlo, il puritano Oliver Cromwell, non sfuggì al fascino dei cartoni di Raffaello, dal momento che tra tutte le preziose opere della collezione di Carlo I salvò proprio questi.
    Con i suoi cartoni per gli arazzi destinati al centro spirituale della residenza pontificia, la Cappella Sistina, Raffaello attraversando tutte le frontiere confessionali ha creato uno stile o - forse sarebbe più giusto dire - una lingua franca della rappresentazione religiosa, nella quale ciò che era stato diviso dalle parole, dai dogmi o dalla politica poteva vedersi unito. Attraverso le colossali tempere e la loro trasposizione in arazzo il pittore, che è stato troppo spesso identificato soltanto con dipinti di graziose Madonne, ha infuso alle gesta degli apostoli una nuova autenticità unanimemente sentita.
    Per tessere gli arazzi e inserire i modelli sotto il telaio, i tessitori di Pieter van Aelst avevano dovuto tagliare in strisce le pitture di Raffaello. Solo nel 1690 queste sono state ricomposte incollando le diverse parti su tela. Solo da allora vengono esposti e percepiti come fossero quadri. Fino a quando, per proteggerli dalle bombe della seconda guerra mondiale, i cartoni non furono portati nei depositi, ne sono state fatte innumerevoli copie e tutte dovevano essere autorizzate ufficialmente dal lord cancelliere di Westminster. Questo interesse si era spento quando i cartoni nel 1950 tornarono al Victoria and Albert Museum. Mentre Picasso negli anni trenta era ancora fiero di farsi immortalare accanto a Raffaello sul "Burlington Magazine", una delle più famose riviste d'arte inglesi, la seconda guerra mondiale aveva completamente stravolto il mondo e anche la concezione dell'arte. Il vasto interesse degli studiosi, l'attenzione della stampa inglese e internazionale e la gioiosa attesa che accompagnano la progettazione della mostra, annunciano quindi di nuovo un cambiamento di percezione. Ciò dimostra che gli arazzi di Raffaello mantengono ancora oggi la loro originaria forza di persuasione e che la sua arte può sempre servire da lingua franca.
    Alla fine di maggio dell'anno 1787 Johann Wolfgang Goethe lasciò lo straordinario spettacolo naturale dell'eruzione del Vesuvio e dei fiumi di fuoco della lava per assistere a Roma alla esposizione degli arazzi di Raffaello lungo il percorso della processione eucaristica nella festa del Corpus Domini. La sera del 14 luglio qualcosa di questa violenza eruttiva che Goethe sentì più viva nelle creazioni di Raffaello, si potrà vedere nella Cappella Sistina, quando sei dei dieci arazzi faranno ritorno per una sera e un giorno all'originale luogo di destinazione.



    (©L'Osservatore Romano - 14 luglio 2010)
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  4. #34
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    DA OTTOBRE “INCONTRI TRA UOMINI, ARTI E CULTURE” PER LE APERTURE SERALI


    “L'arte è sempre numine afflato, è Dio che la ispira”, racconta a L’Osservatore Romano Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, spiegando l'idea di fondo dei “Venerdì dei Musei Vaticani, incontri tra uomini, arti e culture”, in occasione delle aperture serali di ottobre. “L'arte – prosegue Paolucci - è un tutto inscindibile e in nessun altro posto al mondo questo è così evidente come in questi luoghi: c'è Raffaello, Michelangelo, c'è il continuo dialogo con l'architettura, c'è il cielo di Roma. La bellezza è dovunque e pervade tutto”. L'importante, si legge nel comunicato che presenta l'iniziativa, è non perdere di vista la sua natura di domanda della bellezza, una “provocazione” che sollecita l'uomo a uscire da se stesso. In quest'ottica il programma di ottobre dei Venerdì dei Musei Vaticani “fornisce un ventaglio di ipotesi; è anche la domanda che sorge di fronte a certe forme d'arte non conosciute, come alcune di quelle proposte in queste serate. Decidere di assistere a uno spettacolo può nascere dal bisogno di conoscere”. “Le stesse opere d'arte custodite nei Musei Vaticani — continua il comunicato — anelano al trascendente, si giustificano con esso, sono la risultante del bisogno perenne di comunicare con il soprannaturale. Le altre arti che, attraverso gli spettacoli proposti, testimonieranno la stessa origine, nascono dalla medesima necessità

    Mentre le aperture serali dei Musei Vaticani cominciano già stasera, il programma delle serate speciali, in cui la visita notturna è abbinata a particolari programmazioni culturali, avrà inizio il 1° ottobre con una serie di esecuzioni musicali sulla Terrazza della Pinacoteca ispirate al tema “Arte della leggerezza e leggerezza nell'arte”. “Che c'è di Bello? Incontri tra uomini, arti e culture”: questo il titolo degli intrattenimenti culturali programmati in occasione delle aperture serali. L'intento è “promuovere l'arte attraverso l'arte”. L'8 ottobre il Salone di Raffaello ospiterà una lettura, con accompagnamento musicale, di pagine tratte da “Il portico del mistero della seconda virtù” di Charles Péguy. Titolo della serata “Spes mea cara. Omaggio a Maria”. Una “Notte australiana” è quella programmata per il 15 ottobre con uno spettacolo di aborigeni australiani e isolani dello stretto di Torres e a una lezione di Nereda White (“Spiritualità della musica e della danza aborigena”). Il coro della cattedrale cattolica di Mosca terrà, il 22 ottobre nel Cortile della Pigna, un concerto di musica tradizionale russa (sarà aperta, per l'occasione, la Sala delle Icone della Pinacoteca). Infine, il 29 ottobre, chiusura della programmazione culturale con la serata “Il Bel Canto ai Musei”: esecuzione, al Braccio Nuovo, di brani scelti da “Il trovatore”.

    Fonte: www.agensir.it
    In Cristo l'universo è creato e tutto sussiste in lui.

  5. #35
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    Antonio Paolucci illustra la nuova didattica dei Musei Vaticani

    Se i ciechi vedono
    e i sordi odono


    di RAFFAELE ALESSANDRINI

    "Per ammirare i ciliegi in fiore, accompagnato dalla madre giunge il piccolo cieco". Recita così un haiku del poeta giapponese Kikaku Takarai (1661-1707). Far apprezzare la bellezza ai ciechi, come pure ai sordi o ad altre categorie di disabili però non è solo struggente poesia, ma è un'idea concreta e ben strutturata che oggi si traduce in alcune delle innovazioni che andranno ad arricchire l'offerta didattica dei Musei Vaticani per il 2011.
    Ne parliamo col direttore dei Musei Antonio Paolucci.
    Tre anni fa, nel dicembre del 2007, al momento del suo insediamento, il neo direttore, aveva dichiarato a "La Stampa" che la nuova esperienza poteva essere paragonabile al raggiungimento del "Paradiso in terra", non diversamente peraltro, da quando egli era stato responsabile del polo museale fiorentino - con riguardo specifico agli Uffizi e al Bargello.
    Oggi però il professor Paolucci appare più che mai convinto nel rivendicare la proprietà di quella sua metafora paradisiaca.
    Certo, osserva sorridendo, "quello vaticano è un mondo oggettivamente speciale, con tempi e regole molto diversi rispetto a quelli di altri contesti da me conosciuti in passato. I Musei Vaticani, però, oltre che per la loro storia unica al mondo, e con il loro patrimonio incredibile e variegatissimo - da Michelangelo agli aborigeni australiani - nella loro universalità e pluralità di splendide realizzazioni compiute dall' homo faber in tutto il mondo e in tutti i tempi, intendono esprimere attraverso il linguaggio dell'arte e della bellezza l'identità profonda della Chiesa romana e cattolica. Identità derivante dalla sua missione e dal suo stesso destino". E qui non si può non cogliere in modo evidente l'allusione alla Chiesa quale emerge dal prologo della Lumen gentium: "segno e sacramento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano".
    "Io continuo a fare il mio mestiere, prosegue Paolucci, che è soprattutto quello dell'affabulatore. Mi piace spiegare quello che so; e mi piace coinvolgere ed entusiasmare le diverse categorie di visitatori; soprattutto i più giovani". Le Gallerie sono un tesoro tutto da scoprire.
    La prospettiva didattica peraltro non rappresenta una novità dell'ultimo periodo, sottolinea Paolucci. Quando sono arrivato ho già trovato un ambiente valido e preparato guidato dalla dottoressa Maria Serlupi e animato da molti giovani, per lo più donne.
    È indubbio però - vien fatto di osservare - che in questi ultimi tre anni si sia lavorato molto in questa direzione. Già nel 2009, a esempio, furono concepite talune offerte e facilitazioni per gruppi di anziani e per le università della Terza età.
    Quest'anno la proposta didattica si arricchisce attraverso una multiformità di offerte di visite studiate a seconda delle diverse fasce d'età e scolastiche. "Il cittadino - afferma convinto il direttore dei Musei Vaticani - diventa tale quando ha la consapevolezza della sua storia". E qui due soggetti didattici devono agire di costante intesa in senso formativo: la scuola e il museo.
    A tale scopo sono state organizzate anche delle "visite didattiche con laboratorio" che si articolano in due momenti. Il primo consisterà nella visita e nella spiegazione delle sale museali, poi, nel laboratorio, i ragazzi saranno guidati ad attivarsi per recuperare quanto ammirato in precedenza in una prospettiva diversa. Vedranno, ad esempio come si preparano tecnicamente un affresco o una tavola dipinta.
    Ma le più importanti novità, come si è detto, sono costituite dalle visite didattiche per i non vedenti e per i sordi. Oltre alla possibilità di potersi accostare tattilmente alla raccolta di sculture classiche del Museo Gregoriano profano, quest'anno un innovativo percorso didattico plurisensoriale consente a persone non vedenti di conoscere alcuni selezionati capolavori della Pinacoteca vaticana tramite l'aiuto di operatori didattici specializzati in grado di affiancare la comunicazione verbale con forme di comunicazione tattili, uditive, olfattive e gestuali.
    Dopo aver seguito la descrizione di un'opera come la Deposizione del Caravaggio - dice Paolucci - al visitatore non vedente sarà sottoposta una tela della stessa trama dell'opera, con i diversi colori e manufatti a rilievo per cui sarà possibile al tatto distinguere i diversi colori e seguire i tratti del Cristo deposto.
    Diverso ovviamente il discorso per i visitatori non udenti che saranno assistiti da spiegazioni gestuali. Il tutto è reso possibile grazie alla formazione specialistica di un gruppo di operatori didattici sordi: nuova figura professionale concepita appositamente per andare incontro alle particolari esigenze di chi ha problemi di udito che inoltre mira a promuovere lo sviluppo di una nuova professionalità di alto livello culturale, che non ha precedenti né eguali, almeno in Italia.
    I Musei Vaticani già quest'anno saranno in grado di allargare l'offerta di visite guidate consentendo ai sordi di prenotare due itinerari condotti da un operatore sordo in grado di esprimersi nella lingua dei segni italiana (Lis). Anche i portatori di altre invalidità potranno comunque essere accompagnati fin sotto l'opera d'arte.



    (©L'Osservatore Romano - 2 marzo 2011)
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    Musei Vaticani aperti di notte per la beatificazione di Wojtyła
    Orario prolungato nei giorni 26, 27, 28, 29 aprile e 2 maggio


    ROMA, venerdì, 15 aprile 2011 (ZENIT.org).- Aperture straordinarie notturne dei Musei Vaticani in occasione della beatificazione di Giovanni Paolo II. Il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano ha infatti disposto che nei giorni 26, 27, 28, 29 aprile e 2 maggio, sia prolungato l’orario d’ingresso dei Musei Vaticani con un’apertura straordinaria dalle ore 19,00 alle ore 24,00 (ultimo ingresso alle ore 22,00).

    Secondo quanto si legge su “L'Osservatore Romano”, è prevista una tariffa ridotta (8 euro) anche per i pellegrini che si presenteranno all’ingresso con una lettera della parrocchia, della diocesi o di un’altra istituzione religiosa cui appartengono.

    L’iniziativa nasce dall’intento di assicurare, a quanti affluiranno numerosi a Roma, un ampio servizio e un’accoglienza migliore. Ma l’apertura notturna dei Musei non resterà iniziativa per le sole giornate della beatificazione di Giovanni Paolo II. Infatti, sulla scia del successo registrato gli scorsi anni, da venerdì 6 maggio si rinnoverà l’appuntamento con i Musei Vaticani di notte. Fino al 28 ottobre apriranno i battenti anche al tramonto: dalle 19,00 alle 23,00 di ogni venerdì. L’unica sospensione ci sarà nel mese di agosto.


    fonte: http://www.zenit.org/article-26351?l=italian
    Venit Ioannes Baptista praedicans in deserto Iudaeae et dicens:
    «Paenitentiam agite; appropinquavit enim regnum caelorum».
    (Matth. 3, 1-2)

  7. #37
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    Musei Vaticani: presentata la nuova Sala Matisse, domani l'apertura al pubblico


    È stata presentata questa mattina dal direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, la nuova “Sala Matisse”, dedicata all’unico lavoro di carattere sacro dell’artista francese Henri Matisse: la Cappella del Rosario di Vence, in Provenza, della quale quest’anno ricorrono i 60 anni dall’inaugurazione. Nella Sala, che da domani sarà aperta al pubblico, in mostra i bozzetti preparatori dei lavori, donati 31 anni fa alle Collezioni Pontificie dal figlio del pittore che dedicò loro gli ultimi anni di vita, dal 1948 al 1952. La nuova Sala Matisse è collocata presso le Gallerie Pontificie, nel cuore della sezione dedicata al Novecento, allestita grazie al lavoro prezioso della curatrice della Collezione d’Arte Contemporanea, Micol Forti, tra l’appartamento Borgia e le sale che precedono l’accesso alla Cappella Sistina e offre la visione del cartone preparatorio a grandezza naturale per la ceramica del presbiterio; quelli delle tre vetrate policrome dell’abside, del coro e della navata; e una fusione in bronzo del Crocifisso per l’altare. A breve sarà anche esposta la prima tessitura delle cinque casule colorate e la piccola maquette dell’alta flèche che corona la Cappella. Alla presentazione sono intervenuti anche Vittoria Cimino, dell’Ufficio del Conservatore, e Liana Marabini, dei Patrons of the Arts in the Vatican Museums. Atteso per l’autunno, infine, un volume dedicato alla Cappella e curato dalla Libreria Editrice Vaticana, in cui sarà pubblicato l’inedito scambio epistolare tra Matisse e Suor Agnès de Jesus che nel 1979 donò le preziose lettere. (A cura di Roberta Barbi)


    fonte: Radio Vaticana
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    I Musei Vaticani scoprono un vero Correggio. Due anni dopo Sgarbi

    di Redazione



    Oggi a Roma Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, e Nadia Stefanel, direttrice della Fondazione «Il Correggio», presenteranno in una solenne conferenza stampa una grande scoperta. Ossia che il Cristo in gloria facente parte del trittico di Santa Maria della Misericordia in Correggio, oggi esposto ai Musei Vaticani, è da attribuirsi in maniera definitiva ad Antonio Allegri detto il Correggio (1489-1534). Verrebbe da dire «Che scoop!». In realtà il dipinto era già stato con certezza attribuito al Correggio da Vittorio Sgarbi che a suo tempo aveva denunciato lo scandalo di escludere l’opera dalla grande mostra che Parma dedicò al pittore nel 2009 e curata da Lucia Fornari Schianchi (mostra nella quale era esposta invece una copia spacciata come un vero Correggio, di proprietà del mercante d’arte Clovis Whitfield, lo stesso che ha scoperto il Sant’Agostino di Caravaggio al centro di recenti polemiche). E lo stesso Paolucci, che oggi presenterà il Cristo in gloria come un vero Correggio, ai tempi non ne riconobbe l’autenticità. Complimenti.
    Ecco cosa scriveva Vittorio Sgarbi sul Giornale il 26 gennaio 2009:

    Spiace registrare nella mostra di Parma dedicata al Correggio l’incredibile assenza di un’opera certa del pittore, respinta dal comitato scientifico. Mi riferisco a un capolavoro misconosciuto, ma documentatissimo, il "Cristo in gloria", scomparto sopravvissuto del trittico dell’Umanità di Cristo per la chiesa della Confraternita di Santa Maria della Misericordia in Correggio. Certamente originale e certamente dell’epoca, come attestano i vistosi pentimenti, il "Cristo in gloria" è classificato come opera di maniera nell’augusta sede in cui è pervenuto dopo alcuni passaggi dalla famiglia Gritti all’antiquario Armano, alla collezione Marescalchi di Bologna, dove era tenuto «come originale» come risulta dall’incisione del correggese Giuseppe Asioli. Mantenendo fede in questi dubbi, il comitato della mostra di Parma non ha ritenuto di esporre il dipinto.
    Il dipinto della Pinacoteca Vaticana è l’originale e fu riconosciuto per tale meno di un secolo dopo dalla sua esecuzione dal pittore novellarese Jacopo Borboni. Da allora (1612) a oggi, il dipinto non risulta né copiato né sostituito, ed è quindi quello commissionato al Correggio. In tempi recenti soltanto Nora Clerici Bagozzi e Mauro Lucco hanno riconosciuto l’autenticità e la conseguente autografia dell’opera ed è per questo che, nella certa identità con l’originale, risulta senza senso l’ipotesi che si tratti di una copia «carraccesca».
    Parimenti la composizione appare coerente con la poetica del Correggio, ma anche in relazione alle opere raffaellesche e alla piccola pala di Giulio Romano, detta "La Deesis e i Santi Paolo e Caterina", dipinta per il monastero di San Paolo a Parma, ed esposta in mostra, dove sarebbe stato possibile un utile e istruttivo confronto.
    Allo stato della questione e nonostante la prudenza rinnovata, ma anche attenuata dai Musei Vaticani, l’opera è certamente l’originale di Correggio. Ci sarebbe da chiedersi come sia possibile che un’opera senza storia, con una volatile attribuzione di uno studioso, e di proprietà di un pur prestigioso mercante d’arte, sia preferita a un’opera di certa provenienza e appartenente a uno dei più grandi musei del mondo che pure la cataloga con comprensibile prudenza.


  9. #39
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    COMUNICATO: CELEBRAZIONE DELLE GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO 2011 , 13.09.2011

    La Santa Sede parteciperà anche quest’anno alla celebrazione delle "Giornate Europee del Patrimonio", una manifestazione promossa dal Consiglio d’Europa, che gode attualmente dell’adesione di 50 Stati del Continente.

    La giornata verrà celebrata domenica 25 settembre 2011 sul tema: "La vita oltre la vita".

    All’elaborazione del programma hanno collaborato la Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, i Musei Vaticani e la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.

    Programma delle manifestazioni previste per domenica 25 settembre 2011:

    - Accesso gratuito ai Musei Vaticani per l’intera giornata;

    - Accesso gratuito a tutte le Catacombe di Roma normalmente aperte al pubblico (S. Callisto, Domitilla, Priscilla, S. Agnese e S. Sebastiano).

    [01265-01.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
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  10. #40
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    Musei Vaticani, ecco i preti per i visitatori
    A partire dal mese di agosto due sacerdoti saranno quotidianamente a disposizione dei turisti per il conforto spirituale


    Redazione
    Roma


    Dal mese di agosto due sacerdoti saranno quotidianamente a disposizione dei visitatori dei Musei Vaticani per un dialogo, un consiglio e un aiuto spirituale. L’iniziativa non ha - come spiega all’Osservatore Romano il vescovo Giuseppe Sciacca, Segretario Generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano - «niente di istituzionale, o di pretenzioso». I sacerdoti saranno «in due punti strategici del percorso e chi vorrà potrà avvicinarsi a loro per scambiare due parole, per avere un consiglio, una riflessione, un conforto».

    «I Musei Vaticani - aggiunge Sciacca - sono lo scrigno prezioso nel quale la saggezza dei Romani Pontefici, il loro amore per il “bello” ha inteso accogliere e custodire con gelosa e attenta cura quanto forse di più alto il genio umano ha saputo forgiare nel volgere dei secoli».

    «I Musei del Papa - afferma ancora - non hanno timore di mostrare che sono essi stessi un particolare veicolo attraverso il quale la buona novella del Dio fatto uomo può essere annunciata al mondo».


    fonte: Vatican Insider
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