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Discussione: Charlie Gard il bambino che scuote le coscienze

  1. #1
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    Charlie Gard il bambino che scuote le coscienze

    Citazione Originariamente Scritto da Messa Visualizza Messaggio
    Si,lo so,anzi trovo sempre interessanti i tuoi interventi sul forum.Però,a mio modo di vedere,se il parametro di riferimento è la sofferenza,in passato ve ne era un oceano in più di oggi...
    se invece il parametro è la lunghezza dell'agonia,bè,non mi sentirei in grado di confrontare sempre passato e presente.Se non morivi di peste,vedevi morire tutti i tuoi cari,amici,parenti,la sofferenza psicologica non era poca,rimanevi solo.Tanto meglio morire penso quasi...

    Oggi,a parte situazioni rare come quelle di Dj Fabo,quali altre patologie sono così lunghe da sfinirti?Il coma potrebbe essere reversibile,e resta un evento raro.I tumori uccidono oggi come facevano ieri,anzi prima peggio non disponendo di cure palliative.
    Anche prima si poteva rimanere lesi a vita.Ad esempio,lo sai che i primi studi sulla digestione umana furono fatti su un soggetto che durante la guerra di secessione americana rimase con una fistola che connetteva l'esterno del suo corpo all'interno dello stomaco?Un medico,cui era andato per curarsi,lo notò,e fece esperimenti legandovi ad uno spago del cibo,e annotando quanto osservava.Il bello è che questo soggetto visse a lungo,e morì a 89 anni!
    Allo stesso modo,vi erano persone che sopravvivevano senza arti,o ciechi.

    Anche per le patologie psichiatriche:sicuri che non fossero diffuse pure al tempo,più di oggi?C'erano anche più ragioni per soffrire:morti di parenti,figli,genitori,amici per malattie infettive,fame,carestie,guerre (con stupri e saccheggi),assalti dei turchi e scomparsa di molti ridotti in schiavitù...mah,vi erano mille ragioni per deprimersi.
    Forse è cambiata la tolleranza al dolore... forse si cresce con minori capacità ad affrontarlo.
    Oppure è cambiata la percezione della dignità della vita in qualunque forma essa si manifesti. Quest'ultima problematica si ripropone in diversi ambiti nella nostra società, come nell'aborto. Con la differenza sostanziale e allarmante che non solo gli altri non la riconoscono, ma io stesso arrivo a metterla in discussione quando la sofferenza diventa soggettivamente insopportabile. Tu cosa ipotizzi?

    (Anch'io leggo sempre con piacere i tuoi interventi )
    Per aspera sic itur ad astra.

  2. #2
    Phantom
    visitatore
    Citazione Originariamente Scritto da Messa Visualizza Messaggio
    mah,vi erano mille ragioni per deprimersi.
    Però non si parlava mai di depressione. Le mie zie, che furono adolescenti nella II Guerra Mondiale, mi dicono sempre che i deboli venivano eliminati o dall'avversario o dalle malattie e non c'era tempo per deprimersi, anzi neppure sapevano cosa fosse.

  3. #3
    CierRino
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    Citazione Originariamente Scritto da Apok Visualizza Messaggio
    Forse è cambiata la tolleranza al dolore... forse si cresce con minori capacità ad affrontarlo.
    Oppure è cambiata la percezione della dignità della vita in qualunque forma essa si manifesti. Quest'ultima problematica si ripropone in diversi ambiti nella nostra società, come nell'aborto. Con la differenza sostanziale e allarmante che non solo gli altri non la riconoscono, ma io stesso arrivo a metterla in discussione quando la sofferenza diventa soggettivamente insopportabile. Tu cosa ipotizzi?

    (Anch'io leggo sempre con piacere i tuoi interventi )
    Si,deve essere come dici tu.Molti oggi negano la morte,i legami sono più deboli,un malato viene vissuto come un peso,non come un caro (non sempre,per carità,anzi non è così moltissime volte.Però questo pensiero si insinua nella mente del malato).Sai invece come farebbe bene a me,se mi trovassi in quello stato (Dio non voglia)sapere che i miei fratelli o la mia futura (a Dio piacendo) moglie mi vengono a visitare non per accudirmi (ciò mi sembrerebbe quasi un obbligo),ma per stare del tempo con me?
    Spesso la malattia diventa un'occasione per ricordarsi di qualcuno.La sofferenza unisce.La perdita poi della religione,di un Cristo cui affidarsi,sapendo che ha sofferto come te,diventa un'ulteriore peso su di te,che non hai il conforto della fede.

    Il fatto di vedersi inseriti in una società,in un gruppo,di essere importanti per qualcuno o qualcosa,è uno stimolo enorme ad andare avanti.Forse prima,dato che la vita era molto più effimera,si cercava di viverla tutti affianco,vicini,perchè ogni secondo era prezioso,del domani non v'era davvero certezza.

    Citazione Originariamente Scritto da ******* Visualizza Messaggio
    Però non si parlava mai di depressione. Le mie zie, che furono adolescenti nella II Guerra Mondiale, mi dicono sempre che i deboli venivano eliminati o dall'avversario o dalle malattie e non c'era tempo per deprimersi, anzi neppure sapevano cosa fosse.
    Sono sicuro che vi erano i motivi per deprimersi,ma non lo si diventava.Così come una persona sottoposta ad abusi non necessariamente diventa essa stessa un criminale.Ma la sofferenza e un'impronta nella coscienza restano.


    PS Forse lo stesso Dj Fabo ha trovato negli ultimi mesi più forza nell'andare avanti nel sapere che doveva morire,e nel sapere di essere un importante strumento di qualcuno,piuttosto che nei cari...
    Ultima modifica di Messa; 01-03-2017 alle 23:45

  4. #4
    CierRino d'oro L'avatar di ITER PARA TUTUM
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    Non illudiamoci: presto in Parlamento si parlerà dell'eutanasia, e verrà legalizzata con il voto favorevole determinante dei "cattolici adulti" politicamente corretti.

    E poi sarà la volta dell'abolizione del diritto all'obiezione di coscienza per l'aborto.

    E' già accaduto ed accadrà ancora: "Ho giurato fedeltà alla Costituzione, non al Vangelo". Si tratta di una cattiva interpretazione della malintesa "scelta religiosa".

  5. #5
    Phantom
    visitatore
    Citazione Originariamente Scritto da Messa Visualizza Messaggio
    Sono sicuro che vi erano i motivi per deprimersi,ma non lo si diventava.Così come una persona sottoposta ad abusi non necessariamente diventa essa stessa un criminale.Ma la sofferenza e un'impronta nella coscienza restano.
    Indubbiamente. Però all'epoca si cercava consolazione nella religione (lo vedo con la mia famiglia).
    Però ho notato che le persone che vissero male nella metà degli anni '40 (e quindi oggi hanno un'ottantina d'anni) oggi sono più provate psicologicamente rispetto a quelle che vissero meglio.

  6. #6
    CierRino
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    Charlie Gard il bambino che scuote le coscienze

    Citazione Originariamente Scritto da ITER PARA TUTUM Visualizza Messaggio
    Non illudiamoci: presto in Parlamento si parlerà dell'eutanasia, e verrà legalizzata con il voto favorevole determinante dei "cattolici adulti" politicamente corretti.

    E poi sarà la volta dell'abolizione del diritto all'obiezione di coscienza per l'aborto.

    E' già accaduto ed accadrà ancora: "Ho giurato fedeltà alla Costituzione, non al Vangelo". Si tratta di una cattiva interpretazione della malintesa "scelta religiosa".
    Vedremo ciò che accadrà.E prego e spero che non si realizzi mai lo scenario da te indicato.

    Quel che temo è proprio il fatto che eliminino l'obiezione di coscienza.A tutti quelli che vorrebbero eliminarla,li costringerei a praticare loro un aborto invece del medico e poi a dirmi che è una cosa giusta e sacrosanta.Vorrei vedere quanti resisterebbero nelle loro convinzioni.

    Scusatemi,ma quando si tocca questa corda mi innervosisco in maniera incredibile.Come si può uccidere un bambino?

  7. #7
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    L'ho saputo per puro caso girando in rete e sono rimasta sconcertata perchè ormai siamo alla dittatura in una società che chiaramente vuole solo la morte, tra aborto ed eutanasia.
    Da giorni sto pregando per il tenero Charlie e per i suoi coraggiosissimi genitori: che il Signore li segua e li protegga in questo lungo e doloroso Calvario!
    Comunque, qui a Genova (ma penso anche in altre città) si sono formati gurppi, veglie di preghiera, affinchè la Corte Europea si pronunci favorevolmente.


  8. #8
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    E' stata trasmessa una lettera-appello a Papa Francesco, affinchè intervenga su questa tragica e dolorosa vicenda:

    Lettera al Papa per salvare Charlie

    Speriamo lo faccia perchè c'è bisogno di una voce autorevole che si adoperi contro questa deriva che schiaccia sempre più i deboli e gli inermi.

    Intanto, si è fatto sentire l'Episcopato Britannico:

    Charlie Gard, i vescovi inglesi: «Straziante. Mai agire per porre fine deliberatamente alla vita”

    Ho trovato infine in rete la foto della mamma di Charlie, ieri, alla lettura della sentenza.
    Non c'è bisogno di commenti ma solo di preghiera davanti a questo atroce e insopportabile dolore:







  9. #9
    Cronista di CR L'avatar di sobiesky
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    Citazione Originariamente Scritto da Sunshine Visualizza Messaggio
    E' stata trasmessa una lettera-appello a Papa Francesco, affinchè intervenga su questa tragica e dolorosa vicenda:

    Lettera al Papa per salvare Charlie

    Speriamo lo faccia perchè c'è bisogno di una voce autorevole che si adoperi contro questa deriva che schiaccia sempre più i deboli e gli inermi.

    Intanto, si è fatto sentire l'Episcopato Britannico:

    Charlie Gard, i vescovi inglesi: «Straziante. Mai agire per porre fine deliberatamente alla vita”

    Ho trovato infine in rete la foto della mamma di Charlie, ieri, alla lettura della sentenza.
    Non c'è bisogno di commenti ma solo di preghiera davanti a questo atroce e insopportabile dolore:





    Mi auguro che dalla S. Sede arrivi presto un msg di risposta alla lettera appello sopra indicata. Intanto il perdurare di uno strano silenzio su questa angosciante vicenda, specie delle gerarchie della Chiesa Cattolica, con tanto di incredulità e stupore van serpeggiando sui media.
    L'articolo appresso ne è un eloquente e sferzante esempio, che mi auguro cmq venga smentito nelle prossime ore..

    http://www.libertaepersona.org/wordp...o-dei-pastori/

    Il tremendo silenzio dei pastori

  10. #10
    Saggio del Forum L'avatar di lucpip
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    Riporto il seguente commento di Tosatti, che faccio mio lettera per lettera.

    CHARLIE GARD. LA CHIESA DI ROMA E LA PROFEZIA CHE NON C’E’ STATA.



    MARCO TOSATTI

    Un comunicato della Pontificia Accademia per la Vita tratta del dramma di Charlie Gard, e dei suoi genitori. Lo riportiamo così come lo ha dato la Radio Vaticana:

    “La vicenda del piccolo bambino inglese Charlie Gard e dei suoi genitori colpisce tutti noi per il carico di dolore e di speranza che ci consegna”. Così mons. Vincenzo Paglia che assicura la sua vicinanza ai genitori e a quanti “lo hanno curato e hanno lottato con lui”. Per loro, e per quanti sono chiamati a decidere del loro futuro, si legge nella dichiarazione del presidente dell’Accademia per la Vita, “innalziamo al Signore della vita una preghiera perché nulla vada perduto”.

    La Conferenza Episcopale Cattolica di Inghilterra e Galles, si legge nel documento, ha “emesso un comunicato che anzitutto riconosce la complessità della situazione, il dolore straziante dei genitori, la ricerca del bene per Charlie messo in campo da tutti i soggetti coinvolti”. Il testo, prosegue mons. Paglia, “ribadisce inoltre che non si può mai porre in essere alcun gesto che metta fine intenzionalmente a un’esistenza umana compresa la sospensione della nutrizione e dell’idratazione”. Al tempo stesso, prosegue il presule, vanno purtroppo “riconosciuti anche i limiti di ciò che si può fare, certo dentro un servizio all’ammalato che deve continuare fino alla morte naturale”.

    Riprendendo la Evangelium Vitae di San Giovanni Paolo II, mons. Paglia, sottolinea che “dobbiamo compiere ogni gesto che concorra alla sua salute e insieme riconoscere i limiti della medicina”, va perciò “evitato ogni accanimento terapeutico sproporzionato o troppo gravoso”. Inoltre, riprende il presidente della Pontificia Accademia, “va rispettata e ascoltata anzitutto la volontà dei genitori e, al contempo, è necessario aiutare anche loro a riconoscere la peculiarità gravosa della loro condizione, tale per cui non possono essere lasciati soli nel prendere decisioni così dolorose”.

    “Quando l’alleanza terapeutica tra paziente (in questo caso i suoi genitori) e medici si interrompe – conclude mons. Paglia – tutto diventa più difficile e ci si trova obbligati a percorrere l’estrema ratio della via giuridica, con i rischi di strumentalizzazioni ideologiche e politiche sempre da evitare e di clamori mediatici talvolta tristemente superficiali”.

    Mi hanno lasciato una sensazione strana, queste parole. La prima cosa che mi è venuta in mente che d’ora in avanti bisognerebbe cambiare la dicitura dell’ Accademia: “Pontificia Accademia per la Vita, sì, ma…”. Poi mi sono venute in cuore le cose che da un’Accademia, cattolica, avrei voluto sentire.
    Avrei voluto sentire dire, e magari con forza e dolore, che a fronte della volontà e della possibilità dei genitori di provare a salvarlo è mostruoso che la vita di un bambino sia decisa a maggioranza (!) in un aula di esperti legali.
    Avrei voluto sentire dire che comunque la si voglia mascherare, si tratta di una condanna a morte.
    Avrei voluto sentire dire che accettare come un dato di fatto che un tribunale decida chi vive e chi muore, e come, è un qualche cosa che fa rabbrividire.
    Avrei voluto sentire profeticamente che chi crede nell’amore e nei miracoli, la Chiesa, è al fianco dei genitori, anche in una battaglia disperata.
    Avrei voluto sentire che uccidere la speranza con la legge è tremendo, e apre la strada a un futuro di piccole, grigie sentenze di morte burocratiche.
    Avrei voluto sentire l’angoscia, e il dubbio, se sia giusto che della vita dispongano tribunali ed estranei, anche contro l’amore dei parenti.
    Avrei voluto sentire, nel giorno triste della vittoria dei burocrati, dei legulei e della morte, un sussulto di profezia. Ma evidentemente era già stata spesa tutta per i migranti e le Ong.

    Fonte: http://www.marcotosatti.com/2017/06/29/charlie-gard-la-chiesa-di-roma-e-la-profezia-che-non-ce-stata/

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