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Discussione: 24 ottobre 2021: XCV Giornata Missionaria Mondiale.

  1. #1
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    24 ottobre 2021: XCV Giornata Missionaria Mondiale.

    Messaggio del Santo Padre Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale, 29.01.2021


    [...].

    Pubblichiamo di seguito il Messaggio del Santo Padre Francesco per la 95.ma Giornata Missionaria Mondiale che si celebra domenica 24 ottobre 2021:

    Messaggio del Santo Padre

    «Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,20)

    Cari fratelli e sorelle,

    quando sperimentiamo la forza dell’amore di Dio, quando riconosciamo la sua presenza di Padre nella nostra vita personale e comunitaria, non possiamo fare a meno di annunciare e condividere ciò che abbiamo visto e ascoltato. La relazione di Gesù con i suoi discepoli, la sua umanità che ci si rivela nel mistero dell’Incarnazione, nel suo Vangelo e nella sua Pasqua ci mostrano fino a che punto Dio ama la nostra umanità e fa proprie le nostre gioie e le nostre sofferenze, i nostri desideri e le nostre angosce (cfr CONC. ECUM. VAT. II, Cost. past. Gaudium et spes, 22). Tutto in Cristo ci ricorda che il mondo in cui viviamo e il suo bisogno di redenzione non gli sono estranei e ci chiama anche a sentirci parte attiva di questa missione: «Andate ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli» (Mt 22,9). Nessuno è estraneo, nessuno può sentirsi estraneo o lontano rispetto a questo amore di compassione.

    L’esperienza degli Apostoli

    La storia dell’evangelizzazione comincia con una ricerca appassionata del Signore che chiama e vuole stabilire con ogni persona, lì dove si trova, un dialogo di amicizia (cfr Gv 15,12-17). Gli Apostoli sono i primi a riferirci questo, ricordando perfino il giorno e l’ora in cui lo incontrarono: «Erano circa le quattro del pomeriggio» (Gv 1,39). L’amicizia con il Signore, vederlo curare i malati, mangiare con i peccatori, nutrire gli affamati, avvicinarsi agli esclusi, toccare gli impuri, identificarsi con i bisognosi, invitare alle beatitudini, insegnare in maniera nuova e piena di autorità, lascia un’impronta indelebile, capace di suscitare stupore e una gioia espansiva e gratuita che non si può contenere. Come diceva il profeta Geremia, questa esperienza è il fuoco ardente della sua presenza attiva nel nostro cuore che ci spinge alla missione, benché a volte comporti sacrifici e incomprensioni (cfr 20,7-9). L’amore è sempre in movimento e ci pone in movimento per condividere l’annuncio più bello e fonte di speranza: «Abbiamo trovato il Messia» (Gv 1,41).

    Con Gesù abbiamo visto, ascoltato e toccato che le cose possono essere diverse. Lui ha inaugurato, già oggi, i tempi futuri ricordandoci una caratteristica essenziale del nostro essere umani, tante volte dimenticata: «siamo stati fatti per la pienezza che si raggiunge solo nell’amore» (Enc. Fratelli tutti, 68). Tempi nuovi che suscitano una fede in grado di dare impulso a iniziative e plasmare comunità, a partire da uomini e donne che imparano a farsi carico della fragilità propria e degli altri, promuovendo la fraternità e l’amicizia sociale (cfr ibid., 67). La comunità ecclesiale mostra la sua bellezza ogni volta che ricorda con gratitudine che il Signore ci ha amati per primo (cfr 1 Gv 4,19). La «predilezione amorosa del Signore ci sorprende, e lo stupore, per sua natura, non può essere posseduto né imposto da noi. […] Solo così può fiorire il miracolo della gratuità, del dono gratuito di sé. Anche il fervore missionario non si può mai ottenere in conseguenza di un ragionamento o un calcolo. Il mettersi “in stato di missione” è un riflesso della gratitudine» (Messaggio alle Pontificie Opere Missionarie, 21 maggio 2020).

    Tuttavia, i tempi non erano facili; i primi cristiani incominciarono la loro vita di fede in un ambiente ostile e arduo. Storie di emarginazione e di prigionia si intrecciavano con resistenze interne ed esterne, che sembravano contraddire e perfino negare ciò che avevano visto e ascoltato; ma questo, anziché essere una difficoltà o un ostacolo che li avrebbe potuti portare a ripiegarsi o chiudersi in sé stessi, li spinse a trasformare ogni inconveniente, contrarietà e difficoltà in opportunità per la missione. I limiti e gli impedimenti diventarono anch’essi luogo privilegiato per ungere tutto e tutti con lo Spirito del Signore. Niente e nessuno poteva rimanere estraneo all’annuncio liberatore.

    Abbiamo la testimonianza viva di tutto questo negli Atti degli Apostoli, libro che i discepoli missionari tengono sempre a portata di mano. È il libro che narra come il profumo del Vangelo si diffuse al suo passaggio suscitando la gioia che solo lo Spirito ci può donare. Il libro degli Atti degli Apostoli ci insegna a vivere le prove stringendoci a Cristo, per maturare la «convinzione che Dio può agire in qualsiasi circostanza, anche in mezzo ad apparenti fallimenti» e la certezza che «chi si offre e si dona a Dio per amore, sicuramente sarà fecondo (cfr Gv 15,5)» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 279).

    Così anche noi: nemmeno l’attuale momento storico è facile. La situazione della pandemia ha evidenziato e amplificato il dolore, la solitudine, la povertà e le ingiustizie di cui già tanti soffrivano e ha smascherato le nostre false sicurezze e le frammentazioni e polarizzazioni che silenziosamente ci lacerano. I più fragili e vulnerabili hanno sperimentato ancora di più la propria vulnerabilità e fragilità. Abbiamo vissuto lo scoraggiamento, il disincanto, la fatica; e perfino l’amarezza conformista, che toglie la speranza, ha potuto impossessarsi dei nostri sguardi. Noi, però, «non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore: quanto a noi, siamo i vostri servitori a causa di Gesù» (2 Cor 4,5). Per questo sentiamo risuonare nelle nostre comunità e nelle nostre famiglie la Parola di vita che riecheggia nei nostri cuori e ci dice: «Non è qui, è risorto» (Lc 24,6); Parola di speranza che rompe ogni determinismo e, a coloro che si lasciano toccare, dona la libertà e l’audacia necessarie per alzarsi in piedi e cercare con creatività tutti i modi possibili di vivere la compassione, “sacramentale” della vicinanza di Dio a noi che non abbandona nessuno ai bordi della strada. In questo tempo di pandemia, davanti alla tentazione di mascherare e giustificare l’indifferenza e l’apatia in nome del sano distanziamento sociale, è urgente la missione della compassione capace di fare della necessaria distanza un luogo di incontro, di cura e di promozione. «Quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,20), la misericordia che ci è stata usata, si trasforma nel punto di riferimento e di credibilità che ci permette di recuperare la passione condivisa per creare «una comunità di appartenenza e di solidarietà, alla quale destinare tempo, impegno e beni» (Enc. Fratelli tutti, 36). È la sua Parola che quotidianamente ci redime e ci salva dalle scuse che portano a chiuderci nel più vile degli scetticismi: “tanto è lo stesso, nulla cambierà”. E di fronte alla domanda: “a che scopo mi devo privare delle mie sicurezze, comodità e piaceri se non posso vedere nessun risultato importante?”, la risposta resta sempre la stessa: «Gesù Cristo ha trionfato sul peccato e sulla morte ed è ricolmo di potenza. Gesù Cristo vive veramente» (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 275) e vuole anche noi vivi, fraterni e capaci di ospitare e condividere questa speranza. Nel contesto attuale c’è bisogno urgente di missionari di speranza che, unti dal Signore, siano capaci di ricordare profeticamente che nessuno si salva da solo.

    Come gli Apostoli e i primi cristiani, anche noi diciamo con tutte le nostre forze: «Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,20). Tutto ciò che abbiamo ricevuto, tutto ciò che il Signore ci ha via via elargito, ce lo ha donato perché lo mettiamo in gioco e lo doniamo gratuitamente agli altri. Come gli Apostoli che hanno visto, ascoltato e toccato la salvezza di Gesù (cfr 1 Gv 1,1-4), così noi oggi possiamo toccare la carne sofferente e gloriosa di Cristo nella storia di ogni giorno e trovare il coraggio di condividere con tutti un destino di speranza, quella nota indubitabile che nasce dal saperci accompagnati dal Signore. Come cristiani non possiamo tenere il Signore per noi stessi: la missione evangelizzatrice della Chiesa esprime la sua valenza integrale e pubblica nella trasformazione del mondo e nella custodia del creato.

    Un invito a ciascuno di noi

    Il tema della Giornata Missionaria Mondiale di quest’anno, «Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,20), è un invito a ciascuno di noi a “farci carico” e a far conoscere ciò che portiamo nel cuore. Questa missione è ed è sempre stata l’identità della Chiesa: «essa esiste per evangelizzare» (S. PAOLO VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 14). La nostra vita di fede si indebolisce, perde profezia e capacità di stupore e gratitudine nell’isolamento personale o chiudendosi in piccoli gruppi; per sua stessa dinamica esige una crescente apertura capace di raggiungere e abbracciare tutti. I primi cristiani, lungi dal cedere alla tentazione di chiudersi in un’élite, furono attratti dal Signore e dalla vita nuova che Egli offriva ad andare tra le genti e testimoniare quello che avevano visto e ascoltato: il Regno di Dio è vicino. Lo fecero con la generosità, la gratitudine e la nobiltà proprie di coloro che seminano sapendo che altri mangeranno il frutto del loro impegno e del loro sacrificio. Perciò mi piace pensare che «anche i più deboli, limitati e feriti possono essere [missionari] a modo loro, perché bisogna sempre permettere che il bene venga comunicato, anche se coesiste con molte fragilità» (Esort. ap. postsin. Christus vivit, 239).

    Nella Giornata Missionaria Mondiale, che si celebra ogni anno nella terza domenica di ottobre, ricordiamo con gratitudine tutte le persone che, con la loro testimonianza di vita, ci aiutano a rinnovare il nostro impegno battesimale di essere apostoli generosi e gioiosi del Vangelo. Ricordiamo specialmente quanti sono stati capaci di mettersi in cammino, lasciare terra e famiglia affinché il Vangelo possa raggiungere senza indugi e senza paure gli angoli di popoli e città dove tante vite si trovano assetate di benedizione.

    Contemplare la loro testimonianza missionaria ci sprona ad essere coraggiosi e a pregare con insistenza «il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe» (Lc 10,2); infatti siamo consapevoli che la vocazione alla missione non è una cosa del passato o un ricordo romantico di altri tempi. Oggi, Gesù ha bisogno di cuori che siano capaci di vivere la vocazione come una vera storia d’amore, che li faccia andare alle periferie del mondo e diventare messaggeri e strumenti di compassione. Ed è una chiamata che Egli rivolge a tutti, seppure non nello stesso modo. Ricordiamo che ci sono periferie che si trovano vicino a noi, nel centro di una città, o nella propria famiglia. C’è anche un aspetto dell’apertura universale dell’amore che non è geografico bensì esistenziale. Sempre, ma specialmente in questi tempi di pandemia, è importante aumentare la capacità quotidiana di allargare la nostra cerchia, di arrivare a quelli che spontaneamente non li sentiremmo parte del “mio mondo di interessi”, benché siano vicino a noi (cfr Enc. Fratelli tutti, 97). Vivere la missione è avventurarsi a coltivare gli stessi sentimenti di Cristo Gesù e credere con Lui che chi mi sta accanto è pure mio fratello e mia sorella. Che il suo amore di compassione risvegli anche il nostro cuore e ci renda tutti discepoli missionari.

    Maria, la prima discepola missionaria, faccia crescere in tutti i battezzati il desiderio di essere sale e luce nelle nostre terre (cfr Mt 5,13-14).

    Roma, San Giovanni in Laterano, 6 gennaio 2021, Solennità dell’Epifania del Signore.

    FRANCESCO

    [00117-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [...].

    [B0056-XX.02]


    [Fonte: Bollettino quotidiano del: 29.01.2021 – Sala Stampa della Santa Sede. Papa Francesco, Libreria Editrice Vaticana].
    Ultima modifica di Vox Populi; 16-10-2021 alle 21:09
    «Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato,
    perché siano una sola cosa, come noi» (Gv 17, 11).



  2. #2
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    Avviso di Conferenza Stampa, 18.10.2021


    Si avvisano i giornalisti accreditati che giovedì 21 ottobre 2021, alle ore 11.30, avrà luogo in diretta streaming dalla Sala Stampa della Santa Sede la Conferenza Stampa di presentazione della Giornata Missionaria Mondiale che si celebra domenica 24 ottobre 2021 sul tema “Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato” (At 4,20).

    Interverranno:

    - Em.mo Card. Luis Antonio G. Tagle, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli;

    - S.E. Mons. Giampietro Dal Toso, Presidente delle Pontificie Opere Missionarie (POM) e Segretario aggiunto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli;

    - Suor Alessandra Dalpozzo, Madre Generale delle Francescane Ancelle di Maria.

    Saranno presenti in sala, a disposizione della stampa per interviste, anche i segretari delle quattro Pontificie Opere Missionarie:

    - Suor Roberta Tremarelli, A.M.S.S., Segretario Generale della Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria (in lingua italiana);

    - Padre Tadeusz Jan Nowak, O.M.I., Segretario Generale della Pontificia Opera della Propagazione della Fede (in lingua inglese, italiana e polacca);

    - Padre Guy Bognon, P.S.S., Segretario Generale della Pontificia Opera di San Pietro Apostolo (in lingua francese);

    - Padre Dinh Anh Nhue Nguyen, O.F.M. Conv., Segretario Generale della Pontificia Unione Missionaria (in lingua italiana, inglese, russa e vietnamita).

    La Conferenza Stampa verrà trasmessa in diretta streaming in lingua originale sul canale Youtube di Vatican News, collegandosi al sito https://www.youtube.com/c/VaticanNews.

    [...].


    [Fonte, dal Bollettino quotidiano del: 18.10.2021 della Sala Stampa della Santa Sede.
    Citazioni bibliche:
    La Sacra Bibbia, Conferenza Episcopale Italiana, Fondazione di Religione Santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, 2008)].
    Ultima modifica di Laudato Si’; 18-10-2021 alle 15:04
    «Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato,
    perché siano una sola cosa, come noi» (Gv 17, 11).



  3. #3
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    Conferenza Stampa di presentazione della Giornata Missionaria Mondiale 2021, 21.10.2021


    Alle ore 11.30 di questa mattina, ha avuto luogo in diretta streaming dalla Sala Stampa della Santa Sede la Conferenza Stampa di presentazione della Giornata Missionaria Mondiale che si celebra domenica 24 ottobre 2021, sul tema “Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato” (At 4,20).

    Sono intervenuti alla Conferenza Stampa: l’Em.mo Card. Luis Antonio G. Tagle, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli; S.E. Mons. Giampietro Dal Toso, Presidente delle Pontificie Opere Missionarie (POM) e Segretario aggiunto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli; Suor Alessandra Dalpozzo, Madre Generale delle Francescane Ancelle di Maria.

    Erano presenti in sala, a disposizione della stampa per interviste, anche i segretari delle quattro Pontificie Opere Missionarie: Suor Roberta Tremarelli, A.M.S.S., Segretario Generale della Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria (in lingua italiana); Padre Tadeusz Jan Nowak, O.M.I., Segretario Generale della Pontificia Opera della Propagazione della Fede (in lingua inglese, italiana e polacca); Padre Guy Bognon, P.S.S., Segretario Generale della Pontificia Opera di San Pietro Apostolo (in lingua francese); Padre Dinh Anh Nhue Nguyen, O.F.M. Conv., Segretario Generale della Pontificia Unione Missionaria (in lingua italiana, inglese, russa e vietnamita).

    Pubblichiamo di seguito l’intervento di S.E. Mons. Giampietro Dal Toso:

    Intervento di S.E. Mons. Giampietro Dal Toso

    Buon giorno a tutti,

    ringrazio per la vostra presenza e per l’attenzione con la quale ci seguite. Il mio intervento vorrebbe ampliare lo sguardo oltre questa giornata missionaria mondiale verso il 2022, anno in cui celebreremo diversi anniversari legati al mondo missionario: 400 anni della Congregazione, 200 dalla fondazione della prima Opera missionaria, l’Opera per la Propagazione della Fede, 100 anni dalla elevazione a Pontificie di tre delle quattro delle nostre Opere. In quel grande contesto celebreremo a Lione il prossimo 22 maggio la beatificazione di Pauline Jaricot, la fondatrice della prima Opera.

    Di questo personaggio straordinario abbiamo preparato una breve scheda biografica che vi è stata consegnata. Dei tanti elementi che mi piacerebbe mettere in evidenza, vorrei da parte mia rilevare tre aspetti che rendono moderna questa giovane lionese, morta nel 1862.

    a. Si tratta di una giovane donna. Si parla ampiamente in questi periodi della promozione della donna nella Chiesa. Uno sguardo alla storia ci dice che la donna ha inciso enormemente nella vita della Chiesa e questo è uno di quegli esempi che dimostra come una reale ispirazione trovi spazio nella Chiesa, forse proprio perché viene da una donna. Non dimentichiamo che in quello stesso secolo XIX ci fu una enorme fioritura di istituti religiosi femminili che si dedicavano a scuole, orfanatrofi, catechesi, missione, ospedali; in questo caso abbiamo a che fare con una donna che non è mai entrata in convento.

    b. Pauline è stata una grande missionaria. Mi sembra importante rilevare che la chiave di comprensione per capire questa donna è stata la sua ansia missionaria. L’Opera per la propagazione della fede, e prima ancora i suoi circoli di preghiera per la missione, il Rosario vivente, il suo tentativo di costruire una fabbrica ideale per venire incontro ai bisogni spirituali e promuovere la dignità degli operai dell’epoca, tutto è stato fatto per evangelizzare l’ambiente francese e per sostenere la missione in un periodo di forte scristianizzazione dopo la rivoluzione francese. Sinteticamente credo si possa dire che voleva coinvolgere nella missione in terre lontane per evangelizzare nelle terre vicine.

    c. Per usare quanto lei stessa ha detto, Pauline è un seme da cui è nato un grande albero. Non è eccezionale solo per la santità della vita, ma per la grandezza dei frutti della sua opera. Ha messo in moto un vero movimento spirituale missionario grazie all’Opera della Propagazione della Fede, che ha avuto una diffusione immediata e capillare, anche perché costruito su un sistema semplice, ma geniale: gruppi di 10 persone, che poi si riunivano in 100 e poi in mille con un responsabile ad ogni livello. Neppure un anno dopo l’Opera è stata riconosciuta da Pio VII e nel 1825 il re di Francia la prendeva sotto la sua protezione con un dono di 4000 franchi. Se nel 1822 raccoglieva 22.915 franchi, nel 1838 erano già 1.343.000 e due anni dopo 2,5 milioni, di cui il 45% raccolti fuori della Francia. Se il Bollettino dell’Opera nel 1825 vendeva 10.000 esemplari, nel 1830 erano già 40.000, senza contare le traduzioni. Fu a Pauline che si rivolse mons. Forbin-Janson per applicare questo modello alla nascente Opera dell’Infanzia Missionaria. Posso dire senza esitazioni che il contributo delle Opere, che da questa intuizione hanno avuto origine, è stato essenziale per la storia delle missioni nel XIX e nel XX secolo, perché hanno coinvolto la base dei fedeli cattolici e li hanno sensibilizzati alla missione. Ma questo non è solo storia, se pensate che nell’anno corrente l’Opera della Propagazione della fede ha sostenuto con un contributo per le spese correnti 893 circoscrizioni ecclesiastiche in territorio di missione ed ha investito più di 10 milioni di $ per la formazione di catechisti, mentre l’Opera di San Pietro Apostolo ha finanziato la formazione di 76.541 seminaristi in 746 seminari. E tale attualità si mostra anche nel fatto che nel 2000 è nata una nuova associazione pubblica di fedeli nella diocesi di Caserta, che si ispira al carisma di Pauline Jaricot. Una ragazza di 23 anni ha messo in moto qualcosa che neppure lei avrebbe immaginato e di cui la Chiesa ha beneficato e continua a beneficare. E sr. Alessandra Dalpozzo, che parlerà dopo di me, illustrerà uno di questi migliaia di progetti di evangelizzazione.

    Vorrei concludere che tutto questo è stato possibile anche per il sostegno dei Papi, che regolarmente hanno promosso il carisma delle Pontificie Opere Missionarie. Così anche Papa Francesco con il Messaggio di quest’anno. Già nel 2016, in occasione del 90.mo anniversario della Giornata Mondiale Missionaria, Papa Francesco scriveva: “Ritengo pertanto opportuno richiamare le sapienti indicazioni dei miei Predecessori, i quali disposero che a questa Opera andassero destinate tutte le offerte che ogni diocesi, parrocchia, comunità religiosa, associazione e movimento ecclesiale, di ogni parte del mondo, potessero raccogliere per soccorrere le comunità cristiane bisognose di aiuti e per dare forza all’annuncio del Vangelo fino agli estremi confini della terra. Ancora oggi non ci sottraiamo a questo gesto di comunione ecclesiale missionaria”.

    [01446-IT.01] [Testo originale: italiano]

    [B0677-XX.02]


    [Fonte, dal Bollettino quotidiano del: 21.10.2021 del sito della Santa Sede.
    Citazioni bibliche:
    La Sacra Bibbia, Conferenza Episcopale Italiana, Fondazione di Religione Santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, 2008].
    «Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato,
    perché siano una sola cosa, come noi» (Gv 17, 11).



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