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Discussione: Anania e Saffira

  1. #1
    Iscritto L'avatar di Maria09
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    Anania e Saffira

    Buongiorno a tutti,

    Spero di scrivere nella sezione giusta. Vorrei parlarvi dell'episodio di Anania e Saffira. Negli atti degli apostoli si parla di questo episodio un po' controvero o oscuro (secondo me) per cui ho pensato di parlarne in questo forum per avere maggiori delucidazioni (sen e' possibile). Leggendo l' episodio mi colpisce il fatto che questi due personaggi, pur essendo in cattiva fede, siano morti entrambi, ma non si capisce se sia stata provocata da Pietro (condanna a morte), se Pietro, invece e' stato il tramite della volonta' di Dio, oppure non so cosa altro...
    Lascia un po' perplessi, per cio' che mi riguarda, non so voi...

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Maria09 Visualizza Messaggio
    Buongiorno a tutti,

    Spero di scrivere nella sezione giusta. Vorrei parlarvi dell'episodio di Anania e Saffira. Negli atti degli apostoli si parla di questo episodio un po' controvero o oscuro (secondo me) per cui ho pensato di parlarne in questo forum per avere maggiori delucidazioni (sen e' possibile). Leggendo l' episodio mi colpisce il fatto che questi due personaggi, pur essendo in cattiva fede, siano morti entrambi, ma non si capisce se sia stata provocata da Pietro (condanna a morte), se Pietro, invece e' stato il tramite della volonta' di Dio, oppure non so cosa altro...
    Lascia un po' perplessi, per cio' che mi riguarda, non so voi...
    Certamente il racconto di At 5, 1-11 lascia basiti: di fatto è l'atteggiamento che si genera anche tra quelli che hanno assistito prima alla morte di Anania, poi della consorte, e quindi di quelli che hanno saputo il fatto.
    L'episodio però vuole sottolineare non tanto la morte in sè, ma la contrapposizione tra lo Spirito e Satana (che Pietro richiama ben due volte distintamente), in quanto la Chiesa è guidata dallo Spirito. Chi non agisce secondo lo Spirito, è già morto spiritualmente, e la morte è fisica è una conseguenza naturale e scontata. Anania e Saffira si sono contrapposti, con il loro atteggiamento furbo, allo Spirito che dà la vita.
    Dirige nos, Domine, ad augusta per angusta, sic itur ad astra excelsior!

  3. #3
    Collaboratore di "Dottrina della Fede" e Saggio del Forum. L'avatar di Fidei Depositum
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    Il tema mi sembrerebbe più attinente alla sezione dedicata alla Sacra Scrittura. In ogni caso, provvederanno eventualmente i moderatori.
    Per quanto riguarda l'episodio, è certamente molto particolare.
    Siamo all'inizio del capitolo quinto degli Atti degli Apostoli. In questa prima parte del testo (fino all'inizio del capitolo ottavo), lo scrittore sacro si concentra sulla prima comunità cristiana, quella di Gerusalemme (quella che nella storiografia tedesca è nota come Jerusalemer Urgemeinde), che in un certo qual modo funge già da modello ispiratore per le altre esperienze del cristianesimo nascente.
    Il testo è molto duro ed è anche particolare da inquadrare. Normalmente Luca presenta negli At una Chiesa primitiva in sviluppo, salda, ripiena di Spirito Santo, fervorosa, in continua crescita. Una descrizione, insomma, a tinte rosa (tanto che qualcuno ha parlato di "irenismo lucano"). Qui però, per la prima volta in At, fa il suo ingresso Satana (5,3): e non tramite una persecuzione esterna (come potrebbe essere quella verso Stefano), ma in certi comportamenti dei membri stessi della comunità, che mettono in discussione la coesione e il lievitare della stessa. Pietro attribuisce l'ispirazione dell'azione di Anania e Saffira al διάβολος, cioè al divisore: ed è evidente che qui la sua azione è proprio di questo genere, cioè portare rottura nell'armonia dei cristiani. Contrapposta a Satana è l'azione del παράκλητος, dello Spirito, che difende e aiuta (5,3; 5,9), a cui però Anania e Saffira non hanno dato ascolto. In Luca lo Spirito, del resto, è estremamente importante: la sua azione pervade tutto il Vangelo e tutti gli Atti.
    La morte dei due coniugi viene piuttosto chiaramente proposta come un castigo. Pietro ne è responsabile? Secondo san Girolamo, no: qui Pietro non sembra tanto invocare una maledizione o un castigo sui mentitori, quanto piuttosto annunciare loro le conseguenze delle loro azioni.
    Proprio di recente (5 aprile 2016), papa Francesco ha accennato a quest'episodio in una meditazione mattutina affermando che "il Signore punisce con la morte questi due, perché Gesù chiaramente ha detto che non si può servire Dio e il denaro: sono due padroni, il cui servizio è irriconciliabile." Nella visione del Santo Padre, dunque, il castigo non è dovuto tanto alla menzogna, quanto piuttosto all'origine delle loro bugie, cioè al fatto di aver attaccato il cuore al proprio denaro. A questo proposito, rinvio al sito della Santa Sede, dove con una semplice ricerca si potranno trovare diversi riferimenti del Papa a questi due coniugi e all'interpretazione del loro gesto.
    È ormai tempo di svegliarci dal sonno (Rm 13,11)

  4. #4
    P.Willigisius carm
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    Tutto più che giusto. Mi piace pensare,però, che ai due coniugi sia stata sufficiente la morte fisica come punizione esemplare davanti agli altri Frateli di fede e che però non si siano dannati, per quanto la cupidigia delle cose terrene sia una cosa grave per un Cristiano.

  5. #5
    Collaboratore di "Dottrina della Fede" L'avatar di evergreen
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    La punizione inflitta ad Anania e Saffira, se viene analizzata dal punto di vista umano, può essere vista come esagerata, orribile ed inquietante.

    Il peccato di Anania e Saffira non è umanamente così grave: se Dio dovesse far morire tutti coloro che elargiscono elemosine alla Chiesa, trattenendo qualcosa per se del proprio legittimo ricavato, dicendo una bugia, probabilmente nella Chiesa, nel corso della storia, ben pochi sarebbero rimasti in vita, sia tra i ministri che tra i laici.


    Da punto di vista umano penso che potrebbe essere condivisbile la durissima critica di Voltaire nel suo Dizionario Filosofico:


    Tratto da:

    Dizionario filosofico - Voltaire

    Casaubon non poteva approvare la maniera in cui Pietro aveva trattato quel brav'uomo di Anania e sua moglie Safira. Con quale diritto, dice Casaubon, un ebreo schiavo dei romani ordinava o tollerava che tutti coloro che credevano in Gesù vendessero i loro beni e ne portassero il ricavato ai suoi piedi? Se qualche anabattista a Londra facesse deporre ai suoi piedi tutto il denaro dei suoi confratelli, non lo arresterebbero come un seduttore sedizioso, come un ladrone? Non sarebbe immancabilmente spedito a Tyburn? Non è orribile far morire Anania perché, venduto il suo fondo e portato a Pietro il denaro, s'era tenuto, senza dirlo, qualche scudo per sovvenire alle necessità sue e di sua moglie? Appena morto Anania, arriva sua moglie.

    Pietro, invece di avvertirla caritatevolmente che ha fatto morire suo marito d'apoplessia perché s'era tenuto qualche obolo, invece di dirle di badare a se stessa, la fa cadere nel tranello. Le chiede se il marito abbia dato tutto il suo denaro ai santi. La brava donna risponde di sì, e muore di colpo. Questa è dura.

    Coringius si chiede perché Pietro, che ammazzava tanto tranquillamente quelli che gli avevano fatto l'elemosina, non era andato piuttosto ad ammazzare i dottori che avevano fatto morire Gesù Cristo, e che più di una volta avevano fatto frustare anche lui. O Pietro! fai morire due cristiani che ti han fatto l'elemosina, e lasci vivere quelli che hanno crocifisso il tuo Dio!


    fonte






    Invece, dal punto di vista spirituale, possiamo constatare che il giudizio cambia totalmente.


    - Innanzitutto occorre dire che agli albori della Chiesa lo Spirito Santo agiva con una certa forza nell'operare miracoli, anche nelle visibili punizioni, e tutto questo perché la Chiesa delle origini, non avendo alle spalle una storia e una solida tradizione, aveva bisogno di manifestazioni visibili molto forti per imporsi, stabilirsi e crescere nel mondo. L’epoca apostolica era fortemente carismatica: tutti i carismi erano erano racchiusi nelle mani degli apostoli, e gradualmente venivano poi distribuiti a tutta la Chiesa con l'istituzione dei diaconi, lettori, esorcisti, teologi ecc. ecc.
    Al termine dell’epoca apostolica, la Chiesa è ormai ben istituita e solida, pertanto terminerà anche la manifestazione così straordinaria ed impetuosa dello Spirito Santo. Lo stesso ed identico fenomeno possiamo osservarlo nell'epoca di Mosè, quando occorreva stabilire e far nascere Israele, il popolo dell’antica Alleanza.



    - Pertanto nell'epoca apostolica era necessario mostrare visibilmente l’azione dello Spirito Santo anche nelle punizioni dei peccati.



    - La morte di Anania e Saffira colpisce duramente solo gli osservatori della vicenda ma non certo i soggetti. Infatti, Anania e Saffira sono morti sul colpo, entrando nella vita eterna senza alcun tipo di sofferenza. Questo era l'intento pedagogico del Signore. La vicenda doveva avere un valore prettamente simbolico.



    - Una vicenda simile è quella della morte dei primogeniti di Egitto. Infatti, dal punto di vista umano, è orribile punire degli innocenti bambini egiziani anzichè il faraone e tutti suoi ministri, responsabili delle gravi ingiustizie sugli ebrei. In realtà, se analizziamo anche quest'altra vicenda dal punto di vista spirituale, possiamo constatare che è vero l’esatto contrario, perchè quei primogeniti sono morti improvvisamente nel sonno e sono entrati nella vita eterna senza alcun tipo di sofferenza, mentre invece la sofferenza ricadde sul faraone e su tutto l’Egitto. Quindi possiamo constatare anche in questo caso l’azione pedagogica del Signore, una vicenda con un valore prettamente simbolico.



    - Di fatti, Gesù avverte nel vangelo di non temere la perdita del corpo terreno, bensì occorre temere la perdita dell’anima, ed è proprio questo l’insegnamento che scaturisce da queste vicende.


    Mt 10,28 E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l'anima e il corpo.







    Gianfranco Ravasi
    Cardinale arcivescovo e biblista


    Una coppia avara



    Presenteremo questa volta il comportamento di una coppia di sposi aspramente condannato nel capitolo 5 degli Atti degli Apostoli, la seconda opera lucana. Possiamo, così, illustrare in negativo il tema della misericordia che ormai da mesi stiamo sviluppando nel suo nesso con la vita familiare. Per comprendere la colpa dei due protagonisti bisogna prima di tutto ricostruire una sorta di fondale spirituale in cui era immersa la prima comunità cristiana di Gerusalemme.

    Poche righe prima della storia di quella coppia si legge che «la moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune… Nessuno tra loro era bisognoso perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l’importo di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno» (4,32-35). Ebbene, che cosa fecero Anania e Saffira, gli sposi di cui stiamo parlando?

    Il marito Anania – un nome ebraico molto diffuso (almeno dieci personaggi biblici lo portano) il cui significato è “Il Signore mi ha concesso la sua grazia” – decide di vendere un podere ma, d’intesa con la moglie Saffira (il nome è quello di una pietra preziosa azzurra, sia il nostro “zaffiro” sia il “lapislazzulo”), tiene per sé una parte dell’importo ricavato, mentre il resto lo consegna agli apostoli per la destinazione comune. Si violava, così, quella norma di piena comunione dei beni che reggeva la Chiesa gerosolimitana.

    San Pietro s’accorge dell’inganno e reagisce con veemenza: «Anania, perché mai satana si è così impossessato del tuo cuore che tu hai mentito allo Spirito Santo e ti sei trattenuto parte del prezzo del terreno?» (5,3). La condanna ha uno sbocco terrificante, sul modello di certi giudizi divinianticotestamentari: «Anania cadde a terra e spirò» (5,5). Certo, come ha fatto notare un esegeta, è un po’ strano che “la buona novella” del Vangelo si attui proprio con un miracolo di morte, al contrario di quanto aveva fatto Cristo.

    Tra l’altro, la vicenda si ripete anche per la moglie Saffira che, ignara dell’accaduto, si presenta tre ore dopo, ribadendo la stessa versione: essa riceve la stessa condanna, spirando ai piedi di Pietro (5,7-10). La scena può anche avere un suo valore storico, forse basato sulla morte improvvisa di due coniugi cristiani, “chiacchierati” per un loro comportamento egoistico.

    Tuttavia, agli occhi di Luca e secondo lo stile biblico, la vicenda ha soprattutto un valore simbolico. Chi viola per smania di possesso e per egoismo il precetto dell’amore misericordioso e generoso nei confronti del prossimo è uno “scomunicato”, è come se fosse morto per la comunità, è fuori dal cerchio vitale della comunione ecclesiale e della grazia divina. Un appello severo che, però, non cancella la costante certezza che la Bibbia dichiara riguardo alla conversione-rinascita e al perdono-risurrezione.
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  6. #6
    CierRino L'avatar di S.Stefano
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    Citazione Originariamente Scritto da evergreen Visualizza Messaggio

    Il peccato di Anania e Saffira non è umanamente così grave: se Dio dovesse far morire tutti coloro che elargiscono elemosine alla Chiesa, trattenendo qualcosa per se del proprio legittimo ricavato, dicendo una bugia, probabilmente nella Chiesa, nel corso della storia, ben pochi sarebbero rimasti in vita, sia tra i ministri che tra i laici.

    Soltanto per puntualizzare che quel che si rimprovera ai due coniugi non è tanto di aver trattenuto qualcosa, quanto di aver detto che quel che donavano alla Chiesa era la totalità. Potevano anche tenersi tutto per loro e non sarebbe successo niente.
    Andate in tutto il mondo ad annunziare il Vangelo.

  7. #7
    Collaboratore di "Dottrina della Fede" L'avatar di evergreen
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    Un altra vicenda simile è quella dei bambini maledetti dal profeta Eliseo:


    2Re 2,23 Di lì Eliseo salì a Betel. Mentre egli andava per strada, uscirono dalla città alcuni ragazzetti che si burlarono di lui dicendo: «Sali, calvo! Sali, calvo!». Egli si voltò, li guardò e li maledisse nel nome del Signore. Allora uscirono dalla foresta due orse, che sbranarono quarantadue di quei bambini. Di là egli andò al monte Carmelo, e quindi tornò a Samaria.


    Anche questa vicenda, decontestualizzata, potrebbe sembrare molto dura.

    In primis, è necessario specificare che le traduzioni "bambini" oppure "ragazzetti" non sono precise, perchè in ebraico, la parola esatta è "giovani uomini".

    Questi giovani avevano probabilmente sentito parlare del rapimento di Elia in cielo, e adesso, nel beffare Eliseo con quel grido "Sali, calvo" vorrebbero ridicolizzare l'opera dello Spirito.

    Questi giovani in un attimo sono finiti nel seno di Abramo, pagando velocemente in questa terra il loro peccato, e la vicenda diventa un insegnamento molto forte per i viventi: Con i profeti non si scherza.

    1Cr 16,22 «Non toccate i miei consacrati, non fate alcun male ai miei profeti».

    Non bisogna dimenticare che nella vecchia alleanza venivano condannati con pene molto dure, inclusa la pena di morte, numerosi peccati, e questo perché, come spiegò bene un anziano sacerdote passionista, Dio agisce in modo pedagogico nella storia umana, e con un popolo selvaggio, in un epoca selvaggia, vengono utilizzati anche metodi duri.

    Come possiamo notare, è molto importante contestualizzare alcune vicende bibliche, eventi del tutto straordinari con un significato prettamente simbolico e pedagogico.

    Dio non vuole nemmeno la morte del malvagio, figuriamoci se vuole la morte di chi commette peccati veniali o di innocenti bambini.


    Ez 33,11 Di' loro: Com'è vero che io vivo - oracolo del Signore Dio -, io non godo della morte del malvagio, ma che il malvagio si converta dalla sua malvagità e viva.


    Fin dall’Antico Testamento Dio dichiara di voler essere clemente, discutere con il peccatore, e voler perdonare peccati di qualsiasi genere.


    Is 1,18 "Su, venite e discutiamo
    - dice il Signore.
    Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto,
    diventeranno bianchi come neve.
    Se fossero rossi come porpora,
    diventeranno come lana".



    Alcune vicende delle Bibbia, come quelle indicate, sono eventi del tutto eccezionali, che servono da lezione per i viventi. La morte di Anania e Safira, dei giovani di Bethel o la morte immediata dei primogeniti di Egitto, rappresentano uno shock e una sofferenza per i viventi ma non per chi è entrato velocemente nella vita eterna, pagando già in questa vita l'errore.

  8. #8
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    Vita eterna non significa, comunque, vita beata. Le due cose possono auspicabilmente coincidere ma non sappiamo con certezza se i bambini di Bethel e compagnia siano beati in paradiso.
    "L'anima che si dà tutta a Dio è tutta di Dio" San Filippo Neri

  9. #9
    P.Willigisius carm
    visitatore
    Credo, molto modestamente, che per loro sia stata sufficiente la morte fisica, come punizione ed esempio. Altrimenti raffiguriamo Dio come Giove con i fulmini in mano e questo non credo che sia compatibile con al nostra Fede. Ma questo è solo il mio pensiero e io non sono un teologo o un esperto in Sacra Scrittura.

  10. #10
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    Leggendolo ho sempre avuto l'impressione che fu san Pietro ad ammazzarli. Possibile?

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