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Discussione: Proposte per una nuova riforma dell'Ordo Missæ e del Calendario Romano

  1. #721
    Veterano di CR L'avatar di Caietanus
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    Un’ipotesi di fantaliturgia che consenta alla PE II ritrovasse la sua originaria unità, senza rinunciare al Sanctus (acclamazione presente in tutte le anafore d’Occidente e d’Oriente), e all’epiclesi antecedente sui doni (caratteristica della tradizione romana) potrebbe essere questa (tra l'altro, consentirebbe l'uso di tutti i prefazi variabili, come già avviene nella pratica):

    Dialogo introduttivo
    Prefazio del giorno o del tempo
    Sanctus

    Padre veramente santo,
    fonte di ogni santità,
    santifica questi doni
    con l'effusione del tuo Spirito
    perché diventino per noi
    il corpo e il sangue di Gesù Cristo
    nostro Signore,
    tuo dilettissimo Figlio.

    Egli è la tua Parola vivente,
    per mezzo di lui hai creato tutte le cose,
    e lo hai mandato a noi salvatore e redentore,
    fatto uomo per opera dello Spirito Santo
    e nato dalla Vergine Maria.

    Per compiere la tua volontà
    e acquistarti un popolo santo,
    egli stese le braccia sulla croce,
    morendo distrusse la morte
    e proclamò la risurrezione.

    Egli, offrendosi liberamente alla sua passione,
    prese il pane e rese grazie,
    lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli, e disse […].

    Nota: per comodità ho usato pressoché integralmente la traduzione italiana oggi in vigore.
    Non male davvero, però io avrei posizionato le aggiunte prima dell'epiclesi per non separare quest'ultima dal racconto istituzionale dell'Eucaristia.
    Mors et Vita duello conflixere mirando: Dux Vitæ mortuus, regnat vivus.

  2. #722
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    Non male davvero, però io avrei posizionato le aggiunte prima dell'epiclesi per non separare quest'ultima dal racconto istituzionale dell'Eucaristia.
    Ci avevo pensato anche io (un preambolo Vere sanctus, vere benedictus, come nella nuova formulazione della PE V, la proclamazione del mistero di Cristo, l'epiclesi e il racconto dell'ultima Cena), ma così facendo si sarebbe creata una specie di secondo prefazio; inoltre, volevo, per quanto possibile, rispettare la successione della Tradizione Apostolica: creazione e incarnazione, passione e risurrezione, consegna del memoriale eucaristico.

  3. #723
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    Ci avevo pensato anche io (un preambolo Vere sanctus, vere benedictus, come nella nuova formulazione della PE V, la proclamazione del mistero di Cristo, l'epiclesi e il racconto dell'ultima Cena), ma così facendo si sarebbe creata una specie di secondo prefazio; inoltre, volevo, per quanto possibile, rispettare la successione della Tradizione Apostolica: creazione e incarnazione, passione e risurrezione, consegna del memoriale eucaristico.

    La mia perplessità nasce dal fatto che seguendo questo schema sulle varie strutture esistenti delle preghiere eucaristiche, quelle romane seguono l'ordine:

    Prefazio
    Sanctus
    Post-Sanctus
    Epiclesi sulle offerte
    Istituzione
    Anamnesi
    Seconda epiclesi
    Intercessioni
    Dossologia

    Ma, procedendo con il tuo schema, avremmo:

    Prefazio
    Sanctus
    Epiclesi sulle offerte
    Post-Sanctus*
    Istituzione
    Anamnesi
    Seconda epiclesi
    Intercessioni
    Dossologia

    Da qui la mia volontà di spostare la tua aggiunta, ma in effetti è difficile conciliare la struttura peculiare dell'anafora di Ippolito con la tradizione liturgica romana.

    * Ho scritto Post-Sanctus perché la parte inserita ne ha le caratteristiche e ho mantenuto questo nome, che qui viene usato impropriamente, per sottolineare che va spostato dopo il Sanctus per rispettare l'ordine della tradizione romana.
    Mors et Vita duello conflixere mirando: Dux Vitæ mortuus, regnat vivus.

  4. #724
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    Ho spostato i post riguardanti le considerazione sull'Epiclesi del Canone nella discussione sulle Preghiere Eucaristiche.

  5. #725
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    Visto che questa è la discussione dell’impossibile, butto là un’ipotesi sulle quali mi piacerebbe conoscere la vostra opinione.
    Ci penso da un po’ di tempo, anche osservando le pie donne della mia parrocchia, che vanno a ricevere la comunione in piedi, ma non disdegnano di stare inginocchiate, anche quando non sarebbe previsto:
    e se ci si inginocchiasse alla Preghiera dei fedeli?
    Il gesto non sarebbe così estemporaneo come potrebbe sembrare, poiché è già previsto:
    1. facoltativamente, per la Preghiera universale del Venerdì Santo, la madre della Preghiera dei fedeli nel Rito Romano
    2. obbligatoriamente, per le Litanie dei Santi, che costituiscono una forma particolare di Preghiera universale.
    Come per le Litanie, tale atteggiamento si potrebbe mantenere fuori dalla domenica e dal tempo pasquale.

    Ho notato che il Messale Ambrosiano (o meglio, l'estratto che ho trovato qui sul Forum) dice così:
    Nelle comunità più preparate, secondo l'opportunità, il diacono o un ministro dice la seguente ammonizione:
    Mettiamoci in ginocchio.
    Il popolo si mette in ginocchio.
    Terminate le intenzioni della preghiera universale, il diacono o un ministro dice:
    Alziamoci per la preghiera del sacerdote.
    Il popolo si alza, rispondendo:
    Ci eleviamo a te, Signore.

    Questa mi pare una sana "contaminazione" tra i due riti, anche se definirei un po' meglio "le comunità più preparate" .

  6. #726
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    Visto che questa è la discussione dell’impossibile, butto là un’ipotesi sulle quali mi piacerebbe conoscere la vostra opinione.
    Ci penso da un po’ di tempo, anche osservando le pie donne della mia parrocchia, che vanno a ricevere la comunione in piedi, ma non disdegnano di stare inginocchiate, anche quando non sarebbe previsto:
    e se ci si inginocchiasse alla Preghiera dei fedeli?
    Il gesto non sarebbe così estemporaneo come potrebbe sembrare, poiché è già previsto:
    1. facoltativamente, per la Preghiera universale del Venerdì Santo, la madre della Preghiera dei fedeli nel Rito Romano
    2. obbligatoriamente, per le Litanie dei Santi, che costituiscono una forma particolare di Preghiera universale.
    Come per le Litanie, tale atteggiamento si potrebbe mantenere fuori dalla domenica e dal tempo pasquale.

    Ho notato che il Messale Ambrosiano (o meglio, l'estratto che ho trovato qui sul Forum) dice così:
    Nelle comunità più preparate, secondo l'opportunità, il diacono o un ministro dice la seguente ammonizione:
    Mettiamoci in ginocchio.
    Il popolo si mette in ginocchio.
    Terminate le intenzioni della preghiera universale, il diacono o un ministro dice:
    Alziamoci per la preghiera del sacerdote.
    Il popolo si alza, rispondendo:
    Ci eleviamo a te, Signore.

    Questa mi pare una sana "contaminazione" tra i due riti, anche se definirei un po' meglio "le comunità più preparate" .
    Sono d'accordissimo, bisogna ricordare che gli antichissimi formulari ambrosiani per la preghiera dei fedeli nelle domeniche di Quaresima, presenti sia nel Rito Ambrosiano antico che in quello post-riforma, prevedono che si sta in ginocchio.

    Unendo il fatto che dalla preghiera universale del Venerdì Santo, che può essere detta in ginocchio, è nata la preghiera dei fedeli e che la litania dei santi, che va detta in ginocchio tranne che nel Tempo di Pasqua e nelle domeniche, è la preghiera dei fedeli originaria del Rito Romano, direi che sarebbe la cosa più logica che la preghiera dei fedeli sia detta in ginocchio tranne, come dicevi tu, nelle domeniche e nel tempo pasquale.

    Io la risposta "Ci eleviamo a te, Signore" propria del rito ambrosiano non la importerei nel nostro rito
    Mors et Vita duello conflixere mirando: Dux Vitæ mortuus, regnat vivus.

  7. #727
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  8. #728
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    Secondo me ci godi, perché voi ambrosiani le avete e noi romani no.

    Comunque riporto i link di due articoli di Cantuale Antonianum sulle preci litaniche quaresimali ambrosiane:
    http://www.cantualeantonianum.com/20...i-divinae.html
    http://www.cantualeantonianum.com/20...r-la-ii-e.html
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  9. #729
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    .....................
    Questa mi pare una sana "contaminazione" tra i due riti, ...........
    A proposito di sana contaminazione, dopo aver visto un pezzetto della Messa di stamattina del Papa, ne propongo un'altra (o meglio, la ripropongo perchè l'ho già proposta diverse altre volte, ma repetita iuvant).

    Dunque: inquadratura del Lettore che deve leggere la prima lettura. Costui va all'ambone, sta lì impalato incerto se iniziare, poi chiede a qualcuno: "Leggo?".
    In effetti il Papa stava tornando alla sede e quindi era opportuno attendere.
    Ma il poveretto non poteva vedere e per quel che le norme indicano poteva anche iniziare a leggere ( come dico io "alla chetichella" ) e avanti così che vai bene.

    Come sarebbe bello se anche da voi il lettore chiedesse la benedizione al presidente dell'assemblea.
    Quindi in questo caso se ne sarebbe stato sì all'ambone, ma rivolto verso la sede aspettando che il Papa ci arrivasse e poi chiedeva la benedizione per poi leggere senza tentennamenti.

  10. #730
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    A proposito di sana contaminazione, dopo aver visto un pezzetto della Messa di stamattina del Papa, ne propongo un'altra (o meglio, la ripropongo perchè l'ho già proposta diverse altre volte, ma repetita iuvant).

    Dunque: inquadratura del Lettore che deve leggere la prima lettura. Costui va all'ambone, sta lì impalato incerto se iniziare, poi chiede a qualcuno: "Leggo?".
    In effetti il Papa stava tornando alla sede e quindi era opportuno attendere.
    Ma il poveretto non poteva vedere e per quel che le norme indicano poteva anche iniziare a leggere ( come dico io "alla chetichella" ) e avanti così che vai bene.

    Come sarebbe bello se anche da voi il lettore chiedesse la benedizione al presidente dell'assemblea.
    Quindi in questo caso se ne sarebbe stato sì all'ambone, ma rivolto verso la sede aspettando che il Papa ci arrivasse e poi chiedeva la benedizione per poi leggere senza tentennamenti.
    Mi oppongo, anche perché che io sappia non vi è traccia di una simile benedizione nella tradizione romana.
    Nello stesso messale del 1962 non si parla di un gesto del genere, anche se il suddiacono dopo aver cantato l'epistola veniva benedetto dal celebrante, ma non prima.
    Questo uso ambrosiano secondo me è meglio che resti tale.
    Mors et Vita duello conflixere mirando: Dux Vitæ mortuus, regnat vivus.

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