Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: La drammatica situazione dei cristiani in Nicaragua

  1. #1
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    Exclamation La drammatica situazione dei cristiani in Nicaragua

    19/08/2009 14.29.22
    Nicaragua: cresce l'intolleranza anticattolica. Tre vescovi minacciati di morte


    “La Chiesa nicaraguense continuerà a svolgere la sua missione evangelizzatrice nonostante il clima di violenza verbale, intimidazione e le minacce di morte pervenute a tre vescovi”. Con queste parole l’arcivescovo di Managua, mons. Leopoldo Brenes, presidente della Conferenza episcopale, ha commentato le minacce di morte fatte arrivare con lettere ed e-mail a mons. Juan Abelardo Mata, vescovo di Estelí e vicepresidente dell’episcopato, a mons. Bernardo Hombach vescovo di Granada e a mons. René Sándigo, vescovo di Chontales. “In realtà, ha aggiunto mons. Brenes, queste minacce non ci preoccupano più di tanto. Noi continueremo il nostro lavoro, sempre e ovunque, soprattutto in questo anno dedicato al sacerdote”. In Nicaragua, da giorni si acuisce il clima di violenza verbale e intolleranza che si vive da diversi mesi, in particolare dal novembre scorso, quando le elezioni amministrative vinte dal partito al governo (“Frente Sandinista”) sono state dichiarate, da più parti, fuori e dentro il Paese, “poco trasparenti e viziate da frodi”. Dopo che giorni fa alcuni vescovi hanno condannato duramente le aggressioni contro alcune persone di una Ong locale, che nelle vicinanze della cattedrale di Managua, manifestavano a favore delle loro iniziative, gli attacchi sulla stampa contro la Chiesa e contro i suoi pastori sono aumentati notevolmente. Da parte sua mons. Juan Abelardo Mata Guevara, ha definito questa situazione come “molto pericolosa” per l’intero Paese che ha “tanto bisogno di vivere e lavorare in armonia” e perciò, ha spiegato, sarà opportuno trasmettere alla Santa Sede tramite la persona del nunzio apostolico tutte le informazioni su quanto sta accadendo. Intanto, l’altro ieri Omar Cabezas, procuratore generale per i diritti umani, ha attaccato il vescovo di Granada, mons. Bernardo Hombach, accusandolo di essere “agente della Cia e di lavorare per destabilizzare il governo”. Il presule, che non ha voluto prendere parte alla polemica, si è limitato a dire che si tratta di “parole insensate”. Parte della stampa locale sottolinea il termine “insensato” proprio perché sono in molti, e sicuramente la stragrande maggioranza del Paese, a ritenere dissennati i comportamenti di alti funzionari di governi e di alcuni giornalisti che, gratuitamente e senza nessun motivo, sembrano voler aumentare la polemica, l’odio e lo scontro quasi a voler evitare di parlare dei gravi problemi del Paese. Su questi problemi, e soprattutto sul necessario ampio consenso sociale per affrontarli, l’Episcopato ha chiesto diverse volte al presidente Daniel Ortega l’apertura di un “dialogo nazionale”, nel quale coinvolgere tutti i settori del Paese, per “trovare insieme, nel dialogo e nell’intesa il miglior modo per risolverli”. Dalle autorità non è mai arrivata una risposta negativa, anzi, alcuni collaboratori del capo di Stato si sono dichiarati d’accordo con la proposta e alcuni parlamentari sandinisti, mesi fa, hanno parlato di “incontro imminente”. Mons. Brenes, tempo fa, illustrando una dichiarazione dell’Episcopato ha rilevato: “Ci preoccupano le ferite che cominciavano a guarire, che stavano cicatrizzando e che oggi si sono aperte nuovamente. Ora tocca ai dirigenti politici trovare una soluzione alla situazione. I politici hanno nelle loro mani la soluzione. A noi, come Chiesa, ci resta solo un unico cammino: pregare perché non si riaprano le nostre ferite e quelle che ci sono ancora si possano chiudere". (A cura di Luis Badilla)

    fonte: Radio Vaticana
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  2. #2
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    Nicaragua: sacrilegio a Managua
    Profanata la chiesa di Sant'Agostino e attentato ai fedeli

    di Nieves San Martín

    MANAGUA, lunedì, 20 giugno 2011.- Il 18 giugno ha avuto luogo nella Cattedrale di Managua un atto di riparazione per l'attentato sacrilego perpetrato da alcuni delinquenti contro la chiesa di Sant'Agostino della capitale del Nicaragua. I Vescovi hanno esortato la società nicaraguense e le autorità a lottare contro la delinquenza che flagella il Paese.
    Alcuni sconosciuti hanno rubato una custodia del Santissimo nella chiesa di Sant'Agostino e beni del sacerdote del tempio, l'italiano Benito Pitito, ha denunciato il 15 giugno l'Arcidiocesi di Managua.
    L'Arcivescovo della città, monsignor Leopoldo Brenes, ha detto che i ladri hanno fatto irruzione nel luogo di preghiera all'alba di quel giorno e, dopo aver minacciato delle persone che stavano pregando, hanno portato via la custodia del Santissimo, che, come ha indicato monsignor Brenes, non è d'oro, ma “bagnata d'oro”.
    Sono stati portati via anche un anello, un telefono cellulare e del denaro, la cui quantità non è stata precisata, di padre Pitito.
    L'Arcivescovo di Managua, il Vescovo ausiliare, il vicario generale, monsignor Silvio Báez, e il clero arcidiocesano “lamentano e condannano” in un comunicato “i fatti deplorevoli e sacrileghi contro il Santissimo Sacramento” (cc. 1367 e 1376 del Codice di Diritto Canonico).
    L'Arcidiocesi chiede “alle autorità di polizia di porre tutti i loro buoni uffici di indagine per portare alla cattura di quanti turbano la sicurezza cittadina, in particolare in questo caso”, ed esprime “vicinanza ai fedeli di questa amata parrocchia”, invitandoli “a offrire preghiere e atti di riparazione a Gesù Sacramentato e a continuare a pregare in ogni momento con e alla maniera di Maria nel Magnificat, scoprendoci amati da Dio, vivendo con gioia e speranza, collaborando con saggezza per costruire un Paese più umano e sviluppato, più giusto e pacifico”.
    Il Movimento di Preghiera per i Sacerdoti e i Religiosi (MOSAYRE), dal canto suo, ha espresso il suo “dolore per la profanazione e il sacrilegio contro il Santissimo Sacramento” e “ribadisce l'impegno dei suoi membri nella preghiera che ci unisce come Chiesa”.
    Il comunicato, firmato dal sacerdote Guillermo A. Majewsky, assesore arcidiocesano, solidarizza con l'Arcivescovo, il Vescovo ausiliare e il parroco della chiesa profanata.
    La Chiesa cattolica ha chiesto questo giovedì alle autorità di “essere più belligeranti” contro la delinquenza, e ha esortato la cittadinanza a “fare attenzione” di fronte agli ultimi fatti di violenza registrati nella capitale.
    Per l'Arcivescovo, bisogna “lavorare per una società che difenda i valori e rispetti la vita, perché attentare contro la vita è non avere il concetto del rispetto per la vita, che ci dà solo Dio, che è l'unico che ha la possibilità di togliercela”.
    [Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]



    http://www.zenit.org/article-27148?l=italian

  3. #3
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    Nicaragua. Trovato assassinato padre Pupiro Garcia, scomparso il 20 agosto scorso

    L'arcidiocesi di Managua ha confermato che il corpo trovato ieri mattina al chilometro 16 della Vecchia Strada Statale in direzione di Leon, è quello di padre Marlon Ernesto Pupiro García.
    Padre Marlon era sparito il 20 agosto in circostanze ancora non note. José Ignacio Moraga Sánchez, sagrestano della parrocchia del sacerdote ucciso, ha raccontato alla stampa locale che tutte le mattine padre Marlon arrivava per tempo per aprire la Chiesa. La mattina del 20 agosto non vedendolo arrivare, il sagrestano si è incamminato lungo la strada senza però incontrarlo. In una nota inviata all’Agenzia Fides dall’ufficio stampa dell'arcidiocesi di Managua si afferma che il corpo del sacerdote è stato portato alla Parrocchia La Purisima, nel comune di La Concepción, a Masaya (La Concha) dove lo stesso arcivescovo metropolitano insieme al vescovo ausiliare, mons. Silvio Báez e il clero dell'arcidiocesi hanno celebrato la Eucaristia. I funerali si svolgeranno oggi a Ticuantepe. Mons. Brenes ha spiegato che i resti di padre Pupiro Garcia saranno seppelliti accanto alla madre, morta qualche anno fa. Mons. Leopoldo José Brenes Solórzano, arcivescovo di Managua ha affermato che la notizia dell’uccisione di don Marlon ha sconcertato tutti e che al momento non vi sono dichiarazioni ufficiali su come si sono svolti i fatti.


    fonte: Radio Vaticana
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  4. #4
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    Nicaragua: aggrediti il cardinale Brenes e il nunzio Sommertag
    Tre alti prelati della Chiesa nicaraguense sono stati colpiti da sostenitori del presidente Ortega, per la loro solidarietà ad un gruppo di sacerdoti che aveva dato rifugio ad alcuni oppositori nella chiesa di San Sebastiano a Diriamba. Le violenze anti governative nella scorsa settimana sono state represse nel sangue: almeno 14 le vittime.

    Marco Guerra – Città del Vaticano

    “Assediato da una folla inferocita che voleva entrare nella Basilica di San Sebastián in Diriamba, sono stato ferito al braccio, colpito allo stomaco, mi sono state strappate le insegne episcopali e aggredito verbalmente. Sto bene grazie a Dio. La basilica è stata liberata e anche coloro che si trovavano lì. Grazie a tutti per la vostra solidarietà e preghiere”. Così su Facebook mons. José Silvio Baez, racconta dell’aggressione di cui è stato vittima insieme a cardinale Leopoldo Brenes, arcivescovo di Managua, e al nunzio apostolico, mons. Waldemar Stanisław Sommertag.

    L’assedio dei filogovernativi alla chiesa San Sebastiano
    I fatti sono avvenuti ieri davanti alla chiesa di San Sebastiano di Diriamba, dove i tre erano accorsi insieme ad altri religiosi per aiutare i sacerdoti locali, che avevano accolto un gruppo di oppositori che si erano rifugiati nell’edificio.

    Decine di manifestanti e alcuni paramilitari filogovernativi, urlando “assassini” e “terroristi” al cardinale Brenes e al gruppo che lo accompagnava, hanno colpito i religiosi, ferendo monsignor Baez ad un braccio e mons. Miguel Mantica al collo. Aggrediti anche diversi giornalisti presenti in chiesa, a quali sono stati inoltre rubati cellulari e distrutti apparecchi fotografici.

    La condanna della Conferenza episcopale
    Il cardinale Brenes, che è anche presidente della conferenza episcopale del Nicaragua, ha detto alla stampa che si è sentito "contento degli insulti, delle mie debolezze, di quanto ho sofferto, delle persecuzioni subite, perché sono quelle sofferte da Cristo", aggiungendo che "è quando sono più debole che sono forte".

    La Conferenza episcopale locale ha condannato fermamente l’accaduto: “La Chiesa del Nicaragua ripudia e deplora profondamente l'aggressione fisica e verbale” contro i presuli – si legge nel comunicato - "la delegazione episcopale ha adempiuto la missione di Gesù Cristo, restando al fianco del popolo sofferente, compiendo una visita pastorale a sacerdoti e fedeli di una zona vittima di polizia, paramilitari e scontri che producono morte e dolore”.

    Solidarietà della Chiesa del Costa Rica
    Ai vescovi nicaraguensi è giunta anche la solidarietà della Conferenza episcopale del Costa Rica, guidata dall’arcivescovo di San Josè, mons. José Rafael Quirós Quirós, che condanna “la costante recrudescenza della repressione da parte del governo nicaraguense contro il suo popolo”.

    Le violenze del fine settimana, 14 morti
    Le località di Diriamba e Jinotepe sono state lo scenario di violenti attacchi da parte di unità antisommossa della polizia e gruppi irregolari durante lo scorso fine settimana, che hanno lasciato un bilancio di almeno 14 morti, che si aggiungono agli oltre 300 uccisi dall'inizio delle proteste di piazza, nell'aprile scorso. Nel loro ruolo di mediatori, i vescovi hanno chiesto nuove elezioni. Dal canto suo il capo dello Stato, Daniel Ortega, ha reso noto che non intende tornare alle urne, frenando così il dialogo nazionale avviato in precedenza per cercare di porre fine alle proteste.

    I motivi delle tensioni
    All’origine delle violenze, la riforma delle pensioni proposta dal governo sandinista di ispirazione marxista del presidente Ortega, che prevedeva l’aumento dei contributi e assegni pensionistici ridotti rispetto al passato. Anche se poi è stato ritirato, il provvedimento ha scatenato le proteste popolari che chiedono chiaramente le dimissioni del capo dello Stato, al potere dal 2006, dopo aver cambiato la costituzione per abolire il limite dei due mandati.


    fonte: Vatican News
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  5. #5
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    Nicaragua. Card. Brenes: Chiesa perseguitata dal regime
    Oggi i vescovi del Paese latino americano decideranno se continuare il dialogo nazionale mentre la situazione politico-sociale peggiora e le manifestazioni contro il Presidente non cessano

    La Chiesa cattolica in Nicaragua è perseguitata dal regime del Presidente Daniel Ortega. Ad affermarlo ieri il cardinale Leopoldo Brenes Solorzano presidente della Conferenza episcopale del Paese e della Commissione per il dialogo nazionale, nella domenica che ha visto l’America latina tutta unita in preghiera per la pace per il Nicaragua colpito da una crisi che dallo scorso aprile ha provocato oltre 360 morti.

    Oggi la decisione dei vescovi
    “La Chiesa è perseguitata in varie parti del mondo oggi” – ha detto Brenes - "fa parte della chiesa, che è sempre stata perseguitata. Noi non siamo estranei" a questo fatto. Sono infatti almeno sette gli episodi di profanazione e diversi gli attacchi ai vescovi registrati da quando l'episcopato ha chiesto ad Ortega di anticipare le elezioni del 2021 al marzo 2019 per porre fine alla crisi sociale e politica. Brenes ha anche annunciato che oggi l'episcopato nicaraguense analizzerà se continuare il dialogo nazionale anche dopo le dichiarazioni del Presidente che ha accusato i vescovi di “manovre golpiste”.

    Pericolo di una guerra civile
    Da parte sua, il senatore statunitense Marco Rubio ha avvertito da Washington che "la possibilità di una guerra civile in Nicaragua è reale", e ha accusato Ortega di "riempirsi le mani di sangue", con la repressione, rifiutando di anticipare le elezioni.

    Prigioni luoghi di tortura
    L'Associazione nicaraguense per i diritti umani (Anpdh) ha affermato ieri che i sostenitori del governo nicaraguense "non sono sensibili al dolore", riferendosi all'intimidazione contro le madri dei manifestanti rinchiusi nelle prigioni di El Chipote, a Managua, diventate luoghi di tortura secondo l’opposizione. Nel frattempo, le manifestazioni contro Ortega sono continuate tra sabato e domenica in alcuni comuni del Nicaragua, senza vittime, e gli studenti hanno annunciato una marcia per oggi. La Commissione interamericana per i diritti dell'uomo (Cidh) ha denunciato "omicidi, esecuzioni extragiudiziali, maltrattamenti, torture e detenzioni arbitrarie perpetrati contro la maggioranza della popolazione giovane del paese": il governo nicaraguense respinge le accuse.

    Le proteste contro Ortega e sua moglie, il vicepresidente Rosario Murillo, sono iniziate il 18 aprile a causa del fallimento delle riforme sulla sicurezza sociale e sono diventate una richiesta di dimissioni del Presidente, dopo undici anni di potere, con accuse di abusi e corruzione.


    fonte: Vatican News
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  6. #6
    P.Willigisius carm
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    Purtroppo questi nostro Fretelli vengono perseguitati sotto gli occhi di tutti,ma nessuno Stato protesta per questo! E la persecuzione dei Cristiani nel mondo di sta espandendo ed è presente in molte nazioni in mood evidente. Senza contare la persecuzione subdola e strisciante che è presente anche in Europa, dove in alcuni casi persino un simbolo religioso tenuto al collo desta proteste a non finire. Menomale che si sperava che l'Europa almeno facesse cenno delle radici Cristiane.. Neppure questo ,perchè a certi Signori la cosa da molto fastidio.

  7. #7
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    Il cardinale Brenes: «Le chiese del Nicaragua sono ospedali da campo»

    Lucia Capuzzi
    lunedì 6 agosto 2018

    L’arcivescovo di Managua commenta le accuse del presidente e chiede chiarezza sulla mediazione. «Quando ho sentito le sue parole ho pensato a Matteo: pregate per quanti vi insultano»

    «Pensavo fossero mediatori. E, invece, complottavano con i golpisti». Ha scandito l’ultima parola con decisione. Poi, in una Plaza de la fé tinta di rosso e nero per il 39esimo anniversario della rivoluzione anti-Somoza del 19 luglio – ma non così affollata come gli anni scorsi –, il presidente Daniel Ortega si è lanciato in una raffica di insulti contro la Conferenza episcopale nicaraguense. Quegli stessi vescovi a cui il governo – d’accordo con l’opposizione – aveva chiesto ad aprile di fare da garanti di un processo di dialogo per uscire dalla crisi. Il pubblico “je accuse” non ha tolto il sonno al cardinale Leopoldo Brenes, arcivescovo di Managua e presidente della Conferenza episcopale. «Perché farmi amareggiare da affermazioni prive di fondamento?». Non gli ha fatto perdere lo slancio neppure l’aggressione subita a Diriamba, insieme al nunzio Waldemar Stanislaw Sommertag, all’ausiliare Silvio Báez e a vari sacerdoti. Dopo oltre cento giorni di tensioni che dilaniano il Paese, il cardinale Brenes conserva la sua serenità disarmante.

    Eminenza come fa?
    Mi dà forza sapere che, in tutto il mondo, la gente prega per il Nicaragua. L’ondata di solidarietà spinge me e i miei fratelli vescovi a proseguire nel cammino intrapreso al servizio della nazione.

    Si riferisce al sostegno al dialogo nazionale tra governo e opposizione?
    Non c’è altra via d’uscita.

    L’ultima riunione è avvenuta 49 giorni fa. Crede che le parti torneranno al tavolo?

    Magari non ha dato i frutti sperati, ma il dialogo è vivo. E ci sono stati passi avanti. Il fatto stesso che il presidente si senta messo in discussione, lo dimostra. Non dimentichiamo che solo il negoziato ha permesso la realizzazione di un’indagine internazionale sulle violenze. Sempre grazie a quest’ultimo, una commissione indipendente ha potuto entrare nelle carceri per tutelare i diritti dei giovani arrestati, sebbene negli ultimi tempi stiano cercando di impedirlo.

    Ma è ancora possibile una mediazione dei vescovi dopo che il presidente vi ha definiti golpisti? Sembra che Ortega sia determinato a togliervi l’incarico…
    Il governo non ci ha detto niente in modo diretto. Escono delle mezze frasi sui giornali. Non vi presto troppa attenzione. Abbiamo ricevuto una precisa richiesta, scritta, di assumere il ruolo di mediatori e garanti. Sarebbe corretto che un’eventuale “rimozione” dal tale incarico avvenisse nella medesima forma.

    Come ha reagito alle accuse del presidente?
    Quando ho sentito il discorso, mi sono inginocchiato di fronte al Santissimo Sacramento. Ho chiesto al Signore di aiutarmi a non lasciarmi turbare. E mi è tornato in mente il brano di Matteo: «Pregate per quanti vi insultano». Allora ho sentito una pace profonda.

    È, però, vero che molte parrocchie hanno aperto le porte ai manifestanti. La Chiesa sostiene l’opposizione?
    Nel 1979, nell’apice della lotta contro la dittatura di Somoza, molti giovani sandinisti hanno trovato rifugio nelle chiese. Addirittura ci sono state “occupazioni” di templi da parte dei ragazzi in fuga dalla polizia. È toccato anche alla parrocchia di Jinotepe dove stavo. Allora come oggi, i sacerdoti prestano un aiuto di tipo umanitario e non politico. Papa Francesco dice sempre che, di fronte alle troppe guerre nel mondo, la Chiesa deve essere un ospedale da campo. Le parrocchie del Nicaragua sono ospedali da campo. Aperti a tutti, senza differenza di posizioni politiche. Spesso lo sono nel senso letterale del termine. Abbiamo creato piccoli ambulatori di emergenza per curare i feriti. Ribadisco: qualunque ferito: poliziotto o dimostrante.

    Perché avete chiesto al governo di anticipare le elezioni al marzo del 2019?
    Lo abbiamo fatto il 7 giugno, durante un colloquio molto cordiale con il presidente e la sua famiglia. Abbiamo chiarito che non si trattava di una nostra proposta. La Conferenza episcopale, bensì, gli sottoponeva un’istanza condivisa da gran parte della popolazione. Cinque giorni dopo, il capo dello stato ci ha risposto con una lettera garbata, in cui si diceva disposto a esaminare la richiesta. Per questo siamo rimasti sorpresi dal tono del discorso del 19 luglio.

    Ortega sostiene che la crisi è finita e il Paese è tornato alla normalità. È così?
    Una normalità sui generis: dal primo pomeriggio le città sono deserte. Abbiamo perfino dovuto sospendere le celebrazioni serali. Il malcontento c’è. Anche se le marce sono meno intense. L’Alleanza civica – che riunisce le diverse forze sociali d’opposizione – sta cercando nuove strategie per ottenere il cambiamento voluto dalla gente.


    fonte: Avvenire
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  8. #8
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    Nicaragua.Telefonata tra il card. Parolin e il vice presidente Usa Pence

    La situazione in Nicaragua al centro di una telefonata tra il Segretario di Stato il cardinale Pietro Parolin e il vice presidente degli Stati Uniti Mike Pence. La conferma arriva dalla Sala Stampa della Santa Sede.


    fonte: Vatican News
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  9. #9
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    Papa scrive a Ortega: riconciliazione e pacifica convivenza per il Nicaragua
    In un messaggio al presidente del Nicaragua in occasione della festa nazionale del 15 settembre, il Papa prega per i figli e le figlie dell’amata Nazione. L'arcivescovo di Managua, il cardinale Brenes, ha intanto ribadito come ai vescovi interessi che “si allarghi” il dialogo per la pace

    Giada Aquilino - Città del Vaticano

    Gesù, “Principe della pace”, conceda a tutti “i doni di una fraterna riconciliazione e una pacifica e solidale convivenza”. Lo scrive il Papa in un messaggio al presidente del Nicaragua Daniel Ortega in occasione della festa nazionale del Paese centroamericano, il prossimo 15 settembre. Nel testo, con data del 31 agosto scorso, Francesco invia pure un cardiale saluto e assicura le sue preghiere per i figli e le figlie di “quest’amata Nazione”.

    La crisi socio-politica
    L’appuntamento di sabato prossimo, per celebrare i 197 anni d’indipendenza, giunge nel pieno della crisi socio-politica che dal mese di aprile attanaglia il Nicaragua, con un bilancio stimato dalle organizzazioni per i diritti umani in circa 400 vittime. Le autorità di Managua parlano invece di 198 morti. Ad innescare le tensioni, con proteste duramente represse nella capitale e non solo, la riforma sulla sicurezza sociale, poi ritirata.

    Il ruolo della Chiesa
    All’Angelus del 3 giugno scorso il Papa, unendosi ai vescovi locali, aveva espresso dolore “per le gravi violenze, con morti e feriti, compiute da gruppi armati per reprimere proteste sociali” e aveva pregato per la fine di ogni spargimento di sangue. La Conferenza episcopale del Nicaragua (Cen) nei mesi scorsi si era proposta come mediatrice nel dialogo nazionale tra l'Alleanza civica - in rappresentanza della società civile - e il governo, chiedendo al presidente Ortega di anticipare a marzo del 2019 le elezioni previste per il 2021, con l’obiettivo di superare la crisi. Proposta rifiutata dal presidente.

    Card. Brenes: il dialogo si allarghi
    L'arcivescovo di Managua e presidente del Cen, il cardinale Leopoldo Brenes, nelle ultime ore ha ribadito come ai vescovi interessi “che il dialogo si allarghi”: “noi - ha detto - abbiamo offerto la nostra disponibilità, quando il presidente ce lo ha chiesto come servizio, ma non per ottenere ricompense o cercando applausi. Abbiamo continuato ad insistere sul fatto - ha proseguito - che il dialogo non debba essere solo con chi andiamo d'accordo, ma anche con quanti hanno idee contrarie alle nostre”.

    Licenziamenti arbitrari
    Il porporato ha ricordato pure l’attenzione del mondo sul Nicargua, proprio quando la crisi è stata portata all'attenzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, in base ad un rapporto dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani. Ad intervenire anche la Commissione interamericana per i diritti umani, che ha denunciato il licenziamento nelle ultime settimane di personale medico in tutto il Paese: nel settore sanitario sarebbero 300 i licenziamenti. Stessa situazione all’Università nazionale autonoma del Paese, dove risultano “licenziamenti arbitrari” di professori e amministrativi, oltre all’espulsione di 80 studenti.

    Lo sciopero generale
    Venerdì scorso si è tenuto il terzo sciopero generale contro il governo di Ortega. Manifestazioni - informa l’agenzia Sir - si sono tenute in tutto il Nicaragua pure nel week end e in particolare domenica molte migliaia di persone hanno partecipato alla “Marcia de los globos” per la liberazione dei prigionieri politici.

    Gli attacchi alla Chiesa
    E la Chiesa continua a rimanere nel mirino dei sostenitori del potere. Sabato su un muro nei pressi della cattedrale di Managua sono apparse scritte con espressioni ingiuriose nei confronti della Chiesa e dei sacerdoti. Lo stesso cardinale Brenes ha denunciato che spesso, “durante l’Eucaristia”, in alcune chiese “ci sono persone che arrivano con altoparlanti” e disturbano le celebrazioni. Il porporato ha quindi chiesto di avere “rispetto” per la fede e i credenti, esortando al contempo a “pregare per coloro che ci insultano”. Il vescovo di Granada, mons. Jorge Solórzano Pérez, ha invece denunciato via Twitter che sabato pomeriggio, mentre si celebrava la Messa in una parrocchia locale, alcuni simpatizzanti del governo sono entrati in chiesa gridando. “Chiedo - ha scritto il presule - che si rispettino le nostre chiese e le celebrazioni liturgiche”. Lo scorso 10 luglio un centinaio di sostenitori del presidente Ortega e gruppi di paramilitari avevano aggredito il cardinale Brenes, il suo ausiliare, mons. Silvio José Báez, e il nunzio apostolico, l’arcivescovo Waldemar Stanisław Sommertag, nella chiesa di San Sebastiano di Diriamba, circa 40 chilometri a ovest di Managua. I presuli erano accorsi per aiutare i sacerdoti locali che avevano accolto un gruppo di oppositori al regime rifugiatosi nella chiesa.


    fonte: Vatican News
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    Vescovi Nicaragua: giustizia e verità necessarie per la riconciliazione
    La Conferenza episcopale del Nicaragua (Cen), attraverso un Messaggio di Avvento, ha affermato che giustizia e verità sono requisiti elementari per la riconciliazione tra i nicaraguensi

    I vescovi nel loro Messaggio sottolineano che il dialogo "continua ad essere necessario" per trovare una soluzione pacifica alla crisi socio-politica che il Paese sta attraversando. L'episcopato ha esortato il popolo nicaraguense "a non lasciarsi sedurre da soluzioni immediate. "Le lacrime del nostro popolo sono le lacrime di Dio", dicono i vescovi nel loro pronunciamento. "Dio è stato negato" nella repressione, nella persecuzione e manipolazione subita dai nicaraguensi. "Nella morte, nella scomparsa di qualsiasi essere umano, nella detenzione, nell'ingiusta prigionia, nell'esilio forzato delle famiglie, nella manipolazione della coscienza, soprattutto attraverso alcuni media e reti sociali che spesso promuovono false notizie e nella divisione del popolo, Dio stesso è stato negato", dice la lettera, firmata dai dieci vescovi della Conferenza episcopale, guidata dal cardinale Leopoldo Brenes arcivescovo di Managua.

    La preoccupazione dei vescovi per la crescente violenza nelle strade
    "Ci chiediamo se sia possibile un nuovo orizzonte per un Nicaragua migliore, visto l'allarmante aumento dei tassi di violenza nel Paese e il modo aggressivo che anche tra i fratelli nasconde il desiderio di vendetta". Nonostante il fatto che il Dialogo nazionale non abbia dato frutti e, per alcuni sia addirittura "nato morto", i vescovi continuano a ritenere necessario raggiungere una "soluzione pacifica" alla crisi in cui il Nicaragua si trova immerso. Il dialogo "dovrebbe essere finalizzato ad aprire nuove prospettive dove non ci sono. Questo richiede coraggio, audacia, rispetto per gli altri e, soprattutto, molto amore per il nostro paese”. A questo proposito, i vescovi hanno inviato un chiaro messaggio al governo di Ortega-Murillo: "Un buon politico è colui che, tenendo presenti gli interessi di tutti, coglie l'opportunità di dialogare con spirito aperto. Un buon politico, in questo senso, sceglie sempre di generare processi piuttosto che occupare spazi”.

    I vescovi colpiti dalla crisi sociale
    "Questa triste realtà ci permette di rompere con il velo dell'indifferenza per assumerci la responsabilità che ci spetta come figli di questa patria. Nessuno resti inoperoso davanti al dolore di coloro che, pur essendo avversari, non cessano di essere fratelli", hanno esortato. C'è bisogno di "agire civicamente perché il nuovo Nicaragua ha bisogno di leader non violenti che conquistano, mano nella mano con Dio, obiettivi di libertà e giustizia”. Oggi più che mai, dicono, "dobbiamo tornare alle nostre radici nicaraguensi" e soprattutto alle "radici cristiane"; il che significa che "di fronte alle campagne di discredito e disonore" subite da esponenti della Chiesa, dobbiamo rispondere con maggiore preghiera, penitenza e testimonianza di vita".


    fonte: Vatican News
    «Vigilate ergo, quia nescitis qua die Dominus vester venturus sit».
    (Matth. 24,42)

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