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Discussione: cronaca della Diocesi di Treviso - 2019

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    cronaca della Diocesi di Treviso - 2019

    cronache degli anni precedenti
    2009-2017
    2018



  2. #2
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    Nome: Tarvisin(us), Treviso
    Regione Ecclesiastica: suffr. di Venezia
    Provincia: Treviso (ma le parrocchie si trovano anche nelle province di Venezia, Padova, Vicenza)
    Attestazione/fondazione: VI sec.
    Cattedrale: S. Pietro apostolo
    Patrono: S. Liberale
    Estensione: 2.194 kmq
    Popolazione: 886.015 (dato del 2017)
    Parrocchie: 265

    Il territorio che oggi comprende la diocesi di Treviso agli inizi del primo millennio dell’era cristiana era inserito nella X regione dell’impero romano in cui era suddivisa l’Italia: la Venetia et Histria. Un’antica tradizione fa risalire già al prim o secolo l’evangelizzazione delle terre venete per opera di Prosdocimo, discepolo di san Pietro e primo vescovo di Padova, che avrebbe costituito ed organizzato le chiese locali. Probabilmente la prima presenza cristiana a Treviso risale al secolo IV, anche se non ancora tale da divenire sede episcopale.
    Ad una ventina di chilometri da Treviso esisteva l’importante municipio di Altino, il cui vescovo Eliodoro, formatosi alla scuola di Aquileia insieme agli amici Cromazio e Girolamo, partecipò colà al concilio del 381. Il tramonto di questo centro, devastato dalle invasioni barbariche, come pure quello della vicina sede episcopale di Oderzo, determinarono lo sviluppo di Treviso. Qui, provenienti da Altino, vennero trasferite le reliquie di san Liberale, discepolo laico di Eliodoro e confessore della fede autentica contro gli ariani, che divenne poi patrono della della città e della diocesi trevigiana.
    Il primo vescovo di Treviso storicamente accertato è Felice: ad attestarlo sono l’amico e compagno di studi Venanzio Fortunato e lo storico dei Longobardi Paolo Diacono. Felice nel 569 andò incontro a Lovadina, presso il fiume Piave, ad Alboino, re dei Longobardi. Il gesto permise a Felice di veder risparmiata, a differenza di altre, la propria chiesa dalla devastazione ed anzi di vederne aumentare il territorio, inglobando parte delle diocesi di Altino e di Oderzo.
    L’epoca medievale si caratterizzò per la diffusione e la strutturazione territoriale a partire dai primi quattro arcipresbiterati, nei quali la diocesi era suddivisa in periodo carolingio (Quinto, Cornuda, Godego, Mestre), dai qual i dipendevano pievi e cappelle. Il territorio diocesano si estese ulteriormente nel 969 quando l’imperatore Ottone I fece dono della diocesi di Asolo a Rozo, vescovo di Treviso.
    Contemporaneamente, nel sec. VIII, iniziavano i primi insediamenti monastici benedettini: gli zeniani a Casier (monastero dei SS. Pietro e Teonisto) e i nonantolani (a Lanzago prima e a S. Maria e S. Fosca in Treviso poi) e andava pure prendendo forma il Capitolo della Cattedrale.
    Nel X secolo sorsero in diocesi nuovi monasteri benedettini, tra cui quelli di S. Maria Assunta a Mogliano e S. Maria del Pero a Monastier; altre fondazioni monastiche, maschili e femminili, si aggiunsero nei sec. XI e XII.
    A rivitalizzare la vita cristiana della città prima e poi della diocesi giunsero fin dai primi decenni del Duecento gli ordini mendicanti, i francescani prima, i domenicani e gli agostiniani a pochi anni di distanza, cui seguirono nell’arco di un secolo i secondi ordini femminili di clausura. Con il loro arrivo si svilupparono la predicazione, lo studio e la spiritualità laicale, con la nascita dei Terzi Ordini.
    Il rinnovamento provocò una fioritura di santità che si espresse nelle figure del domenicano trevigiano Nicolò di Boccasio, divenuto il beato papa Benedetto XI (1303-1304), successore di Bonifacio VIII, già generale dell’ordine e cardinale; di san Parisio (1150 ca. -1267), monaco camaldolese originario di Bologna, inviato come confessore e direttore spirituale del locale monastero del ramo femminile dell’ordine a Santa Cristina, trasferitosi successivamente in città; e del beato Enrico da Bolzano, laico, coniugato, operaio e penitente (†1315).
    Tra la fine del XII sec. e gli inizi del XIII la suddivisione territoriale in pievi e parrocchie aveva ormai raggiunto una st abile strutturazione capillare. Dal 1389 al 1797 il territorio diocesano fu ininterrottamente sotto il dominio della Serenissima. Alla fine del XIV secolo nacquero e si svilupparono in città e in diocesi le congregazioni del clero per diffondere lo spirito di fraternità sacerdotale; esse sorsero anche per contrastare, in tempi di stabilità politica e di progresso culturale ed economico, il clima di rilassamento e di degrado della vita cristiana. Un’azione di riforma venne intrapresa sotto la spinta di grandi vescovi, come Giovanni Benedetto (1418-1437), domenicano, e Ludovico Barbo (1437-1443), già abate di S. Giustina di Padova, iniziatore della riforma congregazionale, che si diffuse in tutto l’ordine benedettino. Nell’ultimo Quattrocento e nel primo Cinquecento la diocesi conobbe un nuovo periodo di decadenza anche per la scarsa residenza dei vescovi e dei parroci; questo consentì il sorgere di alcuni germi di eresia.
    La partecipazione al Concilio di Trento del vescovo Giorgio Corner, in relazione con san Carlo Borromeo, inaugurò per la diocesi una nuova stagione pastorale, contrassegnata dalla fondazione del seminario diocesano, dalla convocazione di numerosi sinodi, da frequenti visite pastorali effettuate dai vescovi che si avvicendarono, tutti di origine veneziana sino alla fine del Settecento, tra cui emerge la figura di Augusto Zacco (1723-1739), che nel 1727 indisse un importante sinodo. La Chiesa di Treviso tra Sei e Settecento stava lentamente assimilando le scelte tridentine. Le novità pastorali introdotte dal concilio coesistevano con il lassismo morale e l’ ignoranza religiosa. Nella Chiesa tutto era fortemente sottoposto al controllo della Serenissima: dal conferimento dei benefici all’amministrazione delle confraternite; le immunità riguardanti persone, cose, luoghi non venivano rispettate; non vi era libertà di relazione con Roma. Tuttavia i sempre più forti segni di impegno e di rinnovamento spirituale, il costante e capillare impegno catechistico nei confronti di fanciulli ed adulti, lo zelo del clero e l’attività delle confraternite laicali irrobustirono la fede e la pietà nel popolo cristiano. Il Seminario, sorto tra i primi in Italia all’indomani del Concilio di Trento, accolse alla fine del 1566 i primi diciassette alunni. Subì numerosi trasferimenti di sede all’interno delle mura cittadine e molteplici interventi di ristrutturazione, dalla primitiva residenza alle Canoniche nuove fino all’attuale, situata dal 1841 presso l’ex convento domenicano di san Nicolò. Dalla fine del ‘600 fino ai primi del ‘900 oltre ai chierici il Seminario fu frequentato anche da alunni laici, contraddistinguendosi quale istituto cittadino di formazione superiore per la classe dirigente civile e per gli ecclesiastici . Alcuni tra i maestri provenivano dal clero diocesano, altri dagli ordini religiosi presenti in città. Dagli inizi del ‘700 venne dato maggiore impulso alla formazione intellettuale: cominciarono ad essere attivati i corsi teologici interni. A metà del secolo si accrebbe il numero e la qualificazione dei docenti, e gli insegnamenti si estesero alle discipline scientifiche e teologiche positive; anche il fondo librario della biblioteca cominciò a diventare significativo.
    L’episcopato del veneziano Bernardino Marin (1788-1817) coincise con l’ultimo periodo della Serenissima. Ebbe appena il tempo di terminare la visita pastorale prima che dal 1797 al 1813 il territorio cambiasse per ben sette volte il governo politico, tra municipalisti, francesi e austriaci. Non preparato per affrontare tali eventi, si comportò in maniera non difforme dagli altri pastori delle diocesi vicine, proteggendo per quanto possibile, il suo clero, svolgendo una funzione di mediazione presso le differenti autorità politiche, perché attività pastorali da un lato, e situazione della popolazione dall’altro, ricevessero il minor numero di danni possibile. Il clero diocesano in questo periodo passò da quasi 900 componenti a 650, compresi gli ex religiosi incardinatisi dopo le soppressioni. Il seminario subì una grave crisi, pur continuando senza sospensioni la propria attività; minacciato di chiusura dall’autorità austriaca, conobbe una ripresa numerica e qualitativa durante la Restaurazione. Dopo il breve episcopato di Giuseppe Grasser (1823-1829), succeduto ad una vacanza di sede durata quasi sei anni la diocesi fu affidata per un ventennio alla guida di Sebastiano Soldati, proveniente dal clero diocesano. Se la stabilità politica creò le condizioni per un rinnovamento pastorale, come lo sviluppo delle parrocchie e l’inserimento in diocesi di nuovi ordini religiosi, soprattutto femminili (canossiane, dorotee), il controllo pressante, pedante e pesante dell’amministrazione austriaca su ogni atto ecclesiastico provocava nel clero, e persino nel vescovo, fastidio e irritazione. Si ritiene che un terzo del clero, tra cui molti parroci e cappellani, vicini ai sentimenti della popolazione, sia stato coinvolto negli eventi rivoluzionari del 1848. In città alunni e professori del seminario furono implicati, e altri fecero parte del governo provvisorio rivoluzionario. successivamente non fu facile ricondurre il clero trevigiano ad un atteggiamento legittimista.
    Nella seconda metà dell’Ottocento la diocesi fu guidata da pastori eminenti: il vicentino beato Giovanni Antonio Farina (1850-1860), apostolo della carità e fondatore delle Suore Maestre di S. Dorotea Figlie dei Sacri Cuori, successivamente trasferito a Vicenza a causa di u grave dissidio con il Capitolo, e beatificato nel 2001, e il veneziano Federico Maria Zinelli (1861-1879), teologo illustre che al Concilio Vaticano I fu uno dei relatori in aula della Costituzione “Pastor Aeternus”. Gli ultimi decenni sono contraddistinti dallo sviluppo di un fiorente movimento cattolico, particolarmente attivo nel settore sociale ed economico tramite una rete di associazioni e di iniziative cattoliche ad indirizzo religioso e sociale, cresciute attorno all’Opera dei Congressi (organi di stampa, società di mutuo soccorso, casse rurali, assicurazioni, cooperative di consumo, latterie sociali): Treviso è la diocesi che ha il maggior numero di comitati parrocchiali dell’Opera nel Veneto.
    Il secolo XX si apre con un trevigiano eletto alla cattedra di Pietro: è Giuseppe Sarto (1835-1914), Pio X (1903-1914), canonizzato nel 1954, grande riformatore della vita della Chiesa e coraggioso difensore della dottrina della fede, che nella diocesi fu cappellano a Tombolo, parroco a Salzano, cancelliere e direttore spirituale in Seminario, prima di diventare vescovo di Mantova e patriarca di Venezia.
    A Pio X si deve la scelta nel 1904 per la guida della sua diocesi di origine il giovane provinciale dei cappuccini veneti, Andrea Giacinto Longhin (1904-1936), beatificato da Giovanni Paolo II il 20 ottobre 2002.
    Attraverso un’intensa attività apostolica, le visite pastorali e il sinodo, Longhin intraprese una grande opera di formazione spirituale per il clero e il laicato. Durante la I guerra mondiale fu riferimento religioso, morale e civile per tutte le comunità travolte dal conflitto; provvide all’assistenza dei soldati, dei malati e dei poveri. La sua azione pastorale favorì il sorgere di figure significative tra i preti, i religiosi e i laici.
    Tra di essi vanno ricordati: S. Maria Bertilla Boscardin, (1888-1922), religiosa dorotea canonizzata nel 1961, per 15 anni a servizio nell’ospedale di Treviso; la serva di Dio madre Maria Oliva Bonaldo (1893-1976), fondatrice delle Figlie della Chiesa; la serva di Dio Lucia Schiavinato (1900-1976), fondatrice dei Piccoli Rifugi per l’accoglienza dei disabili e dell’istituto secolare delle Volontarie della Carità; Giuseppe Corazzin (1890-1925), esponente del movimento cattolico, direttore del settimanale diocesano e organizzatore del sindacato veneto dei contadini; Luigi Stefanini (1891-1956), attivissimo organizzatore della Gioventù Cattolica, filosofo esponente dello spiritualismo e del personalismo cristiano. Se negli anni del fascismo la Chiesa trevigiana aveva dovuto limitarsi a svolgere solo un’ampia e diffusa opera catechetica e formativa, particolarmente attraverso l’Azione Cattolica, significativa fu la partecipazione dei cattolici alla lotta di liberazione. Durante la seconda guerra mondiale, dopo l’occupazione tedesca, il vescovo Mantiero fu un autentico defensor civitatis. La sua azione fu di tipo caritativo nei confronti dei sinistrati e degli sfollati di difesa presso i comandi germanici per strappare alla morte e alla prigione sacerdoti e vittime innocenti di ogni colore politico e di ogni condizione ; di sostegno ai sacerdoti in cura d’anime perché rimanessero strettamente uniti alle loro popolazioni.
    Il periodo postbellico si caratterizzò per il contributo sostanziale dato alla ricostruzione morale, culturale e materiale, profuso a tutto campo nell’impegno sociale e politico dei cattolici nel partito e nel sindacato di ispirazione cristiana, nelle Acli e nella Coldiretti, delle quali il primo assistente e consulente ecclesiastico nazionale nel dopoguerra fu Pietro Pavan, poi cardinale. La pastorale diocesana, di forte impianto tradizionale, si fa attenta alla dimensione sociale, per essere in grado di far fronte alle trasformazioni in atto.
    Notevole in questi decenni è pure l’impegno missionario della diocesi. Sono certamente oltre il migliaio i religiosi, le religiose, i laici e, a partire dall’enciclica di Pio XII “Fidei Donum” i sacerdoti diocesani, che nel sec. XX sono partiti per la missione; sei di essi vi hanno trovato il martirio.
    Gli anni dell’episcopato del vicentino mons. Antonio Mistrorigo (1958-1988) accompagnano la preparazione, la celebrazione, l’applicazione e la recezione del Concilio Vaticano II. Il post-concilio rivela, con i fermenti di rinnovamento, una ricca vitalità pastorale.
    Le settimane di aggiornamento pastorale, gli annuali convegni ecclesiali, gli organismi di partecipazione divengono manifestazioni della comunione ecclesiale ed insieme luoghi di programmazione e di verifica, a partire dai piani pastorali decennali della Conferenza Episcopale Italiana. Il Sinodo del 1983-1987 “Una Chiesa che cammina insieme” costituisce l’espressione più significativa del periodo post-conciliare.
    L’attuazione del Sinodo, nelle tre dimensioni della vita cristiana: evangelizzazione, culto e carità, costituisce l’oggetto d ei primi piani pastorali dell’episcopato di mons. Paolo Magnani (1989-2003), originario di Pavia. Nel 1996, al termine della visita pastorale, egli indice un Convegno ecclesiale che individua nella formazione e nella missione, in particolare nell’ambito dei giovani, della famiglia e della parrocchia le priorità pastorali ed apre una nuova fase del rinnovamento conciliare. La preparazione al Grande Giubileo del 2000 è contrassegnata per la Diocesi di Treviso anche dalla preparazione del XIV Sinodo, che ha per tema: “La parrocchia centro di vita spirituale per la missione”, che viene celebrato nell’anno giubilare. Gli anni successivi vedono la diocesi trevigiana impegnata ad assimilare gli orientamenti sinodali per rinnovare la propria vita spirituale in vista di un annuncio e una testimonianza significativa per l’uomo d’oggi . Bibl. Diocesi di Treviso; a cura di Luigi Pesce, Padova, Giunta Regionale del Veneto, Gregoriana Libreria Editrice, 1994; Treviso cristiana : 2000 anni di fede. Percorso storico, iconografico, artistico nella Diocesi; a cura di Lucio Bonora, Cornuda (TV) : Antiga, 2000; P. A. Passolunghi, Il Monachesimo benedettino della Marca Trevigiana, Villorba (TV), Grafiche Marini, 1980; L. Pesce, La Chiesa di Treviso nel primo Quattrocento, Roma, Herder, 1987; G. Liberali, Documentari sulla riforma cattolica pre e post-tridentina a Treviso (1527-1577) Treviso, Biblioteca del Seminario vescovile di Treviso, 1971-1975; La visita pastorale di Sebastiano Soldati nella diocesi di Treviso (1832-1838), a cura di Luigi Pesce, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1975; F. Ferreton, Annali del movimento cattolico in diocesi di Treviso dall’anno 1874 al 1906, Treviso, 1907; Scritti del Beato Andrea Giacinto Longhin Vescovo di Treviso (1904-1936). I. Le relations ad Limina. Parte Prima, a cura di Lucio Bonora, Treviso, Editrice San Liberale, 2002.
    Asolo, Acelum (Treviso). Già municipium romano di una certa importanza, situato nella parte a Nord-Ovest dell’attuale provincia di Treviso, collegato a Padova tramite la via Aurelia, in epoca longobarda, probabilmente divenne sede episcopale, suffraganea di Aquileia, verso la fine del sec. VI. Il primo vescovo attestato è Agnello, che partecipò nel 590 o 591 al sinodo di Marano, vicino ad Aquileia, che ribadì l’adesione allo scisma tricapitolino. Un secondo vescovo Artemio è annoverato tra i presenti al sinodo di Mantova dell’827. Dopo che parti periferiche di territorio erano già passate alle diocesi finitime, l’imperatore Ottone I nel 969 fece dono della diocesi asolana a Rozo, vescovo di Treviso. Bibl. L. Comacchio, Storia di Asolo. IX. L’antica diocesi di Asolo prima del Mille, Asolo (Tv), 1987.



    Nato nel luglio 1965 a Bolzano, terzo di tre fratelli, don Michele Tomasi ha studiato a Bolzano e a Udine (nel periodo delle scuole medie). Dopo la maturità classica, ha frequentato a Milano l’Università Bocconi e si è laureato in Discipline economiche e sociali. Perfettamente bilingue, dopo un anno di servizio civile, è entrato in Seminario ed è stato ordinato sacerdote il 28 giugno 1998 a Bressanone. Gli incarichi in Diocesi: 1998-2006: cooperatore e parroco nella parrocchia di Santo Spirito a Merano 2006-2010: cooperatore nel decanato di Vipiteno. In questo periodo ha anche frequentato gli studi di dottorato all’Università di Innsbruck, sempre in dottrina sociale (dottorato concluso nel 2017) 2005-2008: assistente spirituale delle Acli 2007-2008: consulente spirituale dell’Ucid (imprenditori cristiani) 2010-2016: Rettore del Seminario maggiore a Bressanone e responsabile diocesano per la pastorale vocazionale 2012-2016: Vicario generale di lingua italiana Dal 2016: Vicario episcopale per il clero, cura i rapporti con i sacerdoti e i diaconi, gli avvicendamenti, la formazione e il loro inserimento nei nuovi incarichi Dal 2000 è docente di Dottrina sociale della Chiesa allo Studio teologico-accademico di Bressanone e dal 2011 canonico del Duomo di Bressanone. Dal 2018 è anche assistente spirituale de “La Strada-Der Weg“ e incaricato diocesano Faci (Federazione delle associazioni italiane del clero). Dal 2019 docente di Morale sociale all’Istituto superiore di Scienze religiose “Romano Guardini” di Trento.


    Serie cronologica dei Vescovi di Treviso

    SECONDO MONS. C. AGNOLETTI
    CORRETTA DA MONS. DOTT. LUIGI PESCE E AGGIORNATA


    Sec. IV
    1. Giovanni il Pio (a. 396)

    Sec. V
    2. Giocondo (a. 421)
    3. Elviando (a. 451) (vi è lacuna di un secolo)

    Sec. VI
    4. Felice I (aa. 564-568) Pilumno (Pillon) di Valdobbiadene, amico e conterraneo di San Venanzio Fortunato, trasferito da Belluno
    5. Rustico (a. 579)
    6. Felice II (a. 590) (segue una lacuna di oltre un secolo)

    Sec. VIII
    7. Tiziano (a. 743) portò dalla Corsica i Corpi dei Santi Fiorenzo e Vendemiale.
    8. Fortunato (aa. 777-803) di Trieste, trasferito Patriarca di Grado.

    Sec. IX
    9. Landolo (a. 810)
    10. Lupo (a. 814)
    11. Adeodato (aa. 826-859)
    12. Domenico (a. 866)
    13. Aladono (a. 880)

    Sec. X
    14. Adalberto I (aa. 904-930)
    15. Martino (a. 961)
    16. Adalberto II (a. 962)
    17. Felice III (a. 966)
    18. Rozzone Calza (aa. 969-1002)

    Sec. XI
    19. Almerigo I (a. 1003)
    20. Arnaldo (aa. 1014-1024)
    21. Rotari I (aa. 1025-...)
    22. Ulderigo I (Oderigo), (a. 1045)
    23. Rotari II (aa. 1047-1052) tenne un Sinodo Diocesano ad Altino.
    24. Volfranco (aa. 1065-...)
    25. Acelino (aa. 1070-1080)
    26. Rolando (aa. 1083-...) di Parma
    27. Corrado (aa. 1090-1096)
    28. Ulderico (a. 1097)

    Sec. XII
    29. Gumboldo (a. 1114)
    30. Almerigo II (a. 1116)
    31. Gregorio (aa. 1131-1150) Giustiniani, di Mestre
    32. Bonifacio (a. 1152)
    33. Biancone (aa. 1153-1156)
    34. Ulderico III (aa. 1157-1179)
    35. Corrado II (aa. 1179-1197)
    36. Enrico di Ragione (aa. 1197-1199), trevigiano

    Sec. XIII
    37. Ambrogio (aa. 1199-1207)
    38. Tisone da Vidor (aa. 1209-1245)
    39. Gualtieri (aa. 1245-1255) priore di San Nicolò
    40. Adalberto III Ricco (aa. 1255-1272). Durante il suo episcopato morirono la Beata Giuliana dei Collalto (a Musestre 1264) e San Parisio monaco camaldolese (a Treviso 1267), trevigiano o vicentino
    41. Presavio Novello (aa. 1279-1291) di Camposampiero, trasferito da Ceneda
    42. Tolberto Calza (aa. 1292-1305) trevigiano, contemporaneo del Beato Benedetto XI

    Sec. XIV
    43. Pandolfo da Lusia (aa. 1306-1310)
    44. Salomone de’ Salomoni (aa. 1310-1322) veneziano. Nel 1315 moriva il Beato Enrico da Bolzano
    45. Ubaldo de’ Gabrielli (aa. 1323-1336) di Gubbio, traslato da Forlimpopoli
    46. Pier Paolo Dalla Costa (aa. 1336-1351) di Valdobbiadene
    47. Giovanni Malabayla (aa. 1351-1354) di Asti, trasferito ad Asti
    48. Azzone de’ Maggi (aa. 1355-1357) di Reggio Emilia
    49. Pileo de’ Conti di Prata (aa. 1357-1359) traslato a Padova, Ravenna e Tours
    50. Pierdomenico di Baone (aa. 1359-1384) trevigiano. Scrisse la vita del Beato Enrico da Bolzano, da lui conosciuto
    51. Niccolò Beruti (aa. 1384-1394) domenicano, trasferito a Massa di Toscana e poi a Oristano in Sardegna
    52. Lorenzo Gambacorta (aa. 1394-1407) di Pisa

    Sec. XV
    53. Giacomo da Treviso (aa. 1409-1418)
    54. Giovanni Benedetto (aa. 1418-1437) domenicano, trasferito da Ravenna. Morì a Bologna
    55. Lodovico Barbo (aa. 1437-1443) veneto, benedettino. Riformatore dell’Ordine Benedettino, morto in concetto di santità e sepolto nel coro dei Monaci Benedettini del Monastero di Santa Giustina in Padova
    56. Ermolao Barbaro (aa. 1443-1453) veneziano, trasferito a Verona
    57. Marino Contarini (aa. 1454-1455) veneziano, traslato da Cattaro
    58. Marco Barbo (aa. 1455-1464) veneziano, trasferito a Vicenza, Aquileia e creato Cardinale
    59. Teodoro Lelio (aa. 1464-1466) di Terni o Teramo, trasferito da Feltre. Revisionò il processo e riabilitò Santa Giovanna d’Arco. Morì a Roma
    60. Francesco Barozzi (aa. 1466-1471) canonico di Bergamo
    61. Pietro Riario (aa. 1471-1474) di Saona, dei Frati Minori. Patriarca di Costantinopoli, Arcivescovo di Firenze, Vescovo di Sinigallia, di Metz e Cardinale di Santa Sabina
    62. Lorenzo Zane (aa. 1474-1476) Patriarca di Antiochia
    63. Giovanni o Zanetto (aa. 1476-1486) di Saona, detto anche da Udine per essere stato superiore dei Frati Minori in quella città, poi Arcivescovo di Spalatro e Tebe
    64. Niccolò Franco (aa. 1486-1499) Vescovo di Parenzo, Nunzio in Spagna e Cardinale Legato a latere

    Sec. XVI
    65. Bernardo Rossi (aa. 1499-1527) di Corniglio di Parma, trasferito da Belluno, morto a Padova
    66. Francesco Pisani (aa. 1528-1564) veneziano, Cardinale di San Marco, Vescovo di Albano, Tusculano
    67. Giorgio Corner (aa. 1564-1577) veneziano, Vescovo ausiliare dal 1552, amico di San Carlo Borromeo, partecipò al Concilio di Trento, fondò il Seminario, morì in concetto di santità
    68. Francesco Corner (aa. 1577-1595) veneziano, trasportò il Seminario in Castel Menardo, morì Cardinale
    69. Lodovico Molin (aa. 1595-1604) veneziano, pievano di Mogliano, già Arcivescovo di Zara. Morì a Venezia

    Sec. XVII
    70. Francesco Giustiniani (aa. 1605-1623) veneto, benedettino. Rinunciò e fu creato Cardinale
    71. Vincenzo Giustiniani (aa. 1623-1633) veneziano. Trasferito a Brescia
    72. Silvestro Morosini (aa. 1633-1636) veneziano, benedettino
    73. Marco Morosini (aa. 1639-1645) veneziano. Trasferito a Brescia
    74. Giovanni Antonio Lupi (aa. 1645-1668) bergamasco
    75. Bartolomeo Gradenigo (aa. 1668-1682) veneziano. Trasferito da Concordia e traslato poi a Brescia
    76. Giovanni Battista Sanudo (aa. 1684-1709) di Venezia. Ripristinò il culto di San Liberale (1686)

    Sec. XVIII
    77. Fortunato Morosini (aa. 1710-1723) veneto, benedettino. Trasferì il Seminario nella parrocchia di San Bartolomeo. Fu trasferito a Brescia
    78. Augusto Zacco (aa. 1723-l739) padovano, già Arcivescovo di Corfù.
    79. Benedetto De Luca (aa. 1739-1750) veneziano trasferito da Ceneda
    80. Paolo Francesco Giustiniani (aa. 1750-1787) veneziano, cappuccino. Trasterito da Chioggia, esonerato nel 1787, fu eletto Arcivescovo titolare di Calcedonia
    81. Bernardino Marini (aa. 1788-1817) veneziano, abate lateranense

    Sec. XIX
    82. Giuseppe Grasser (aa. 1822-1829) tirolese, trasferito a Verona
    83. Sebastiano Soldati (aa. 1829-1849) di Padova, arciprete di Noale. Comperò l’ex convento dei Domenicani di San Nicolò e lo destinò a Seminario diocesano e Collegio per laici
    84. Giovanni Antonio Farina (aa. 1850-1860) di Gambellara (Vicenza). Nel 1858 ordinò sacerdote Giuseppe Sarto (San Pio X), nel Duomo di Castelfranco Veneto
    85. Federico Maria Zinelli (aa. 1861-1879) di Venezia. Nel Concilio Vaticano I partecipò alla Commissione De Fide
    86. Giuseppe Callegari (aa. 1880-1882) di Venezia, amico intimo di Pio X. Traslato alla sede di Padova e creato Cardinale nel 1903
    87. Giuseppe Apollonio (aa. 1882-1903) di Venezia, trasferito da Adria. Durante il suo episcopato il cancelliere Mons. Giuseppe Sarto fu eletto e consacrato Vescovo di Mantova (1884), Cardinale e Patriarca di Venezia (1893) e Sommo Pontefice (1903)

    Sec. XX
    88. Andrea Giacinto Longhin (aa. 1904-1936) di Fiumicello di Campodarsego (Padova), cappuccino, Arcivescovo titolare di Patrasso. A Treviso, durante il suo episcopato, morì (1922) suor Maria Bertilla Boscardin, delle Figlie dei SS. Cuori (Dorotee di Vicenza), e si iniziarono i processi canonici per la causa di beatificazione e canonizzazione di Pio X
    89. Antonio Mantiero (aa. 1936-1956) di Novoledo di Villaverla (Vicenza), trasferito da Patti (Sicilia). Durante il suo episcopato avvennero: il bombardamento del Seminario, la sua riedificazione, la costruzione del Seminario minore, la beatificazione e canonizzazione di Pio X e la beatificazione di suor Maria Bertilla Boscardin
    90. Egidio Negrin (aa. 1956-1958) di Santa Maria di Camisano (Vicenza). Trasferito dalla Sede Arcivescovile di Ravenna e Cervia conservò il titolo di Arcivescovo-Vescovo di Treviso
    91. Antonio Mistrorigo (aa. 1958-1989), di Chiampo (Vicenza), trasferito dalla diocesi di Troia (Puglia). Partecipò al Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965). Assistente al Soglio Pontificio. Durante il suo episcopato furono fatti i processi canonici per la beatificazione del vescovo di Treviso Andrea Giacinto Longhin, cappuccino (1964; 1982); di fratel Federico Cionchi, laico somasco (1981); di Padre Basilio Martinelli, dei Cavanis (1985). Tenne il Sinodo diocesano del dopo Concilio (1984-1987). Dalla rinuncia (1988) è vescovo emerito di Treviso
    92. Paolo Magnani (a. 1989) di Pieve Porto Morone (Pavia), trasferito dalla diocesi di Lodi, ha dato una nuova configurazione ai Vicariati della diocesi. Nel 1991 ha iniziato la Visita pastorale alle parrocchie con particolare attenzione alla promozione dei fedeli laici e delle vocazioni sacerdotali e religiose in attuazione del Sinodo diocesano, completata nel 1999. Ha indetto in data 1 novembre 1998 il XIV Sinodo Diocesano sul tema “La parrocchia centro di vita spirituale”, chiuso ufficialmente in data 5 gennaio 2001.


    fonte: diocesitv.it






  3. #3
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    Nomine: mons. Cevolotto vicario generale e mons. Salviato vicario per la Pastorale

    Il vescovo, mons. Michele Tomasi, ha nominato mons. Adriano Cevolotto vicario generale della Diocesi di Treviso, e mons. Mario Salviato vicario episcopale per il coordinamento della Pastorale. Il Vescovo, inoltre, ha confermato don Daniele Fregonese come vicario giudiziale.
    Nei giorni scorsi mons. Tomasi ha prorogato fino alla naturale scadenza il Consiglio presbiterale e il Consiglio pastorale diocesano.



    https://www.diocesitv.it/blog/nomine...-la-pastorale/

  4. #4
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    Gruppi vocazionali in Seminario: inizia “Tutto x Te”

    Che ci siano in giro ragazzi che ci tengono all’amicizia con Gesù, che non hanno paura di mettersi in gioco con Lui? Che ci siano ragazzi pronti all’avventura per scoprire la voce di Gesù e seguirlo? Che domande!? Certo che ce ne sono! Per questo domenica 13 ottobre in Seminario inizia il cammino dei gruppi vocazionali, per tutti i ragazzi dalla 5ª elementare alla 2ª media, assieme al gruppo Stella polare dei giovanissimi delle superiori, per condividere la bellezza di un cammino che aiuta a crescere. Con noi ci sarà anche il nostro nuovo pastore, il vescovo Michele Tomasi, che darà il via alla festa con la preghiera e la benedizione alle ore 9.30. Un’occasione da non perdere! La giornata di domenica sarà solo l’inizio del percorso dell’anno, che vedrà i ragazzi ritrovarsi una volta al mese, in Seminario, per fare esperienza di ascolto, amicizia e gioco insieme, con lo stile di Gesù e dei suoi discepoli. Da quest’anno in particolare una domenica al mese sarà “domenica vocazionale per i ragazzi” dei gruppi di 5ª elementare e 1ª e 2ª media mentre un’altra sarà “domenica vocazionale per gli adolescenti” con il gruppo di 3ª media e quello delle superiori. Il titolo del percorso dell’anno è “Tutto x Te!”, parole che vogliono richiamare la generosità di uno dei primi ragazzi “amici di Gesù”, quello di cui ci racconta il Vangelo di Giovanni al capitolo 6, quando di fronte alla folla Gesù sente compassione e spunta un ragazzo pronto a condividere la propria merenda. Sembrerà poco, ma è stato lui il primo a mettersi in gioco col Signore, scoprendo che Gesù assieme a noi vuole dire a ogni fratello e sorella nel mondo: “tutto x te!”. L’appuntamento è alle 9 nella Comunità Ragazzi del Seminario. Alle 14.15 ci sarà la Messa a cui sono invitate tutte le famiglie. Nel sito del seminario si possono trovare altre informazioni e il calendario dell’anno. Ancora meglio però è chiedere ai don della parrocchia, alle catechiste, agli educatori o ai capi scout. Scoprire la voce di Gesù è un’avventura da ragazzi coraggiosi! Vi aspettiamo in tanti!
    (don Andrea Caratozzolo, animatore vocazionale)

    https://www.diocesitv.it/blog/gruppi...io-tutto-x-te/

  5. #5
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    L’Ac pellegrina con il Vescovo a Madona granda

    Lunedì 7 ottobre, già alle prime luci del mattino, la pioggia della notte ha lasciato posto a un bel sole che ha accompagnato i numerosi pellegrini di Azione cattolica, affluiti da tutta la diocesi per partecipare alla tradizionale celebrazione eucaristica nel santuario della “Madona Granda”, la basilica di Santa Maria Maggiore. Qui ogni anno, infatti, nel giorno dedicato alla Madonna del Rosario, l’associazione trevigiana si reca, accolta con generosa ospitalità dai Padri Somaschi, per affidare il proprio cammino alla materna protezione di Maria.
    La chiesa era gremita e l’assemblea particolarmente trepidante, perché a presiedere la messa, assieme al parroco padre Ottavio, gli assistenti don Stefano Chioatto e don Paolo Slompo e altri presbiteri della diocesi, c’era il nuovo vescovo di Treviso, mons. Michele Tomasi, che aveva fatto il suo ingresso appena il giorno prima in cattedrale.
    Già nel saluto iniziale l’Ac trevigiana ha espresso la sua gratitudine al Vescovo per aver accolto l’invito a presiedere la celebrazione eucaristica nel suo primo giorno di presenza nella diocesi; è infatti segno di affetto e di incoraggiamento per l’associazione che nella preghiera, nella formazione, nel sacrificio e nell’apostolato cerca di essere sempre più fedele testimone del Vangelo. Dal canto suo mons. Tomasi ha comunicato immediatamente uno stile sobrio e accogliente che ha scaldato il cuore dei numerosi fedeli presenti, la maggior parte “adultissimi” appartenenti perciò alla fascia di età più alta. “Sono qui per conoscervi e spero di incontrarvi personalmente, ma mi dovete scusare se non ricorderò subito i vostri nomi …” ha detto, richiamando la semplice originalità con cui papa Francesco si è presentato subito dopo la sua elezione. “Siete in molti qui oggi in questo santuario dedicato alla Madonna e questo è il segno della vostra fede semplice, ma grande, segno di devozione e fedeltà alla Chiesa…”.
    “La Parola di oggi ci richiama l’azione dello Spirito Santo nella Chiesa, è Lui che opera ed agisce per noi e ci guida nelle relazioni all’interno della nostra comunità” ha continuato il Vescovo presentando poi Maria come modello: lei si è fidata del Figlio, ha ascoltato la Parola e l’ha accolta nella sua vita senza tirarsi indietro dall’impegno quotidiano. Essere cristiani, ha affermato, non è difficile: è ascoltare la Parola, custodirla nel proprio cuore e lasciare che agisca lo Spirito Santo. Nasceranno, allora, gesti di amore, di fratellanza, di misericordia, di azione “cattolica”, gesti e progetti per tutti, perché cattolica vuol dire proprio universale (non dobbiamo fermarci ai particolarismi, ai campanilismi) è l’Azione del popolo di Dio.
    La messa si è conclusa con la processione del Vescovo e dei presbiteri davanti all’altare della Madonna e la recita assembleare della preghiera di papa Francesco perché custodisca tra le sue braccia materne la vita dei fedeli e li guidi nel cammino della santità verso il Figlio.
    Al termine, nel chiostro del santuario, durante un semplice momento di convivialità, il Vescovo non si è sottratto alla folla dei pellegrini che lo ha assediato: ha stretto la mano a tutti, ascoltato con attenzione e risposto con garbo, dispensato il suo incoraggiante sorriso. Grazie a lui l’Ac inizia l’anno all’insegna della gioia e dell’entusiasmo per il Vangelo.


  6. #6
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    Santa Bertilla, donna innamorata di Cristo: le messe nella Cappella universitaria

    Nell’esortazione apostolica di papa Francesco Christus Vivit al n. 132 troviamo questa espressione: «Innamorati! (o lasciati innamorare), perché “niente può essere più importante che incontrare Dio. Vale a dire, innamorarsi di Lui in una maniera definitiva e assoluta. Ciò di cui tu ti innamori cattura la tua immaginazione e finisce per lasciare la sua orma su tutto quanto. (…) Innamorati! Rimani nell’amore! Tutto sarà diverso”». Possiamo ben dire che santa Bertilla è stata una donna innamorata, che ha lasciato la sua traccia in molte anime da lei soccorse in corsia dell’ospedale, in comunità tra le sorelle e dovunque ci fosse stata una necessità. Il suo amore vivo per Cristo si coglie dalle sue espressioni: “Gesù si unisce a me e opera con me e forma una sola cosa con me”, “Sempre allegra per quanto mi pesi, perché allora mostro al mio Gesù l’amore che gli porto”, “Anche noi dobbiamo ad imitazione di Gesù aver sete d’amore per Lui ed amarlo alla prova, con i fatti” (Diario spirituale di S. M. Bertilla, p. 54, p. 18, p. 25). Quando si è innamorati si vede ovunque l’immagine dell’amato, si fanno sacrifici e follie che difficilmente si farebbero in altre situazioni comuni. Santa Bertilla ha davvero vissuto un amore appassionato per Gesù, tanto da dimenticare se stessa. Così scrive nel suo piccolo Diario: “Vivere, operare, insomma, fare ogni mia azione alla presenza di Gesù; figurarmelo sempre vicino, ora in un modo ora in un altro; ma sempre pronto ad aiutarmi, soccorrermi, che mi ama moltissimo, e che mi vuole tutta sua senza nessuna riserva” (Diario spirituale, p. 59).
    La sua santità risplende ancora oggi e indica una via possibile a tutti: “Facciamo tutto per Gesù…” soleva ripetere, ovvero trasformiamo i nostri piccoli atti quotidiani in offerta, condiamoli di senso per amore di Colui che ha dato la sua vita per noi e vedremo nascere meraviglie. La nostra cara santa, attratta dall’amore e dalla forza di Dio ha compiuto miracoli. Ancora oggi continua nella sua missione di cura, aiuto e consolazione per tante anime che a lei ricorrono. Cambiano i tempi, ma la santità rimane un faro e una bussola interiore. Essere santi è vivere dentro la storia con generosità, passare dall’«io» al «noi», pensare e agire per il Bene comune umano-spirituale che alimenta l’economia della salvezza, che non ha numeri, non si quantifica in una sorta di “bilancio sociale”, ma sostiene in modo invisibile e accompagna e genera benedizione per tutti. Santa Bertilla aveva intuito che il segreto della felicità vera sta nel donarla agli altri più che nel ricercarla per sé: “A Dio tutta la gloria, al prossimo tutta la gioia, a me tutto il sacrificio”. Ecco le parole buone, che scaturiscono da un cuore amante fecondato dalla Parola, un cuore responsabile che risponde ai bisogni degli altri, che si consuma per portare frutto sull’esempio del Maestro, perché l’Amore vero è dare la vita, non trattenerla per sé. Le sue espressioni sono ancora un monito: “Facciamo presto, facciamo tutto per il Signore: già tutto passa a questo mondo”. Sì, tutto passa, tranne l’Amore di Dio ricevuto e donato. È questa la bella notizia scritta con la sua vita.
    Le celebrazioni
    Nella sua festa, che liturgicamente si celebra sabato 20 ottobre, le messe in sua memoria nella Cappella universitaria a lei dedicata avranno le seguenti date e orari: venerdì 18 ore 18 messa celebrata dal vescovo Michele Tomasi; domenica 20 alle 9 e 10.30; il pomeriggio alle 16 messa con i membri dell’Unitalsi.
    (Suore Maestre di S. Dorotea Figlie dei Sacri Cuori)


  7. #7
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    “Nella sinodalità del cammino la gioia di annunciare e vivere il Vangelo in questo no

    Oltre 1.500 persone si sono ritrovate lunedì 14 ottobre insieme al vescovo Tomasi per l’apertura del nuovo anno pastorale diocesano. Il Vescovo ha invitato a vivere alcune particolari virtù, in una sinodalità che ci coinvolge tutti come “santo popolo di Dio in cammino”.
    “Il Cammino Sinodale ha messo in moto molti processi – ha ricordato mons. Tomasi – ha coinvolto molte persone, e questo sta portando frutti”. Un coinvolgimento, hanno annunciato il Vescovo e mons. Salviato,
    che si allargherà ulteriormente, nelle Collaborazioni e nelle parrocchie, a tutti gli operatori pastorali.
    Pubblichiamo l’intervento del Vescovo:



    “Questa sera, per questo mio primo intervento in occasione dell’apertura dell’anno pastorale, intendo farmi guidare da un passaggio della seconda lettera di Pietro che abbiamo appena ascoltato. La Parola sia lampada ai nostri passi, luce sul nostro cammino.
    Il testo ci dice:
    “Per questo mettete ogni impegno per aggiungere
    alla vostra fede la virtù,
    alla virtù la conoscenza,
    alla conoscenza la temperanza,
    alla temperanza la pazienza,
    alla pazienza la pietà,
    alla pietà l’amore fraterno,
    all’amore fraterno la carità.
    Questi doni, presenti in voi e fatti crescere, non vi lasceranno inoperosi e senza frutto per la conoscenza del Signore nostro Gesù Cristo”. (2 Pietro 5,8)
    Partiamo dalla fede, dal nostro affidamento al Signore Gesù, e “rimettiamo ancora una volta a fuoco la persona di Gesù e l’incontro con lui.” (Gianfranco Agostino Gardin, Per una Chiesa in cammino. Lettera pastorale, Treviso, 2018)

    Il testo prosegue: Per questo mettete ogni impegno (cura) per aggiungere
    …alla vostra fede la virtù…
    L’etica della – o delle – virtù è una risposta adeguata e credo anche necessaria alle esigenze del nostro tempo; non tanto per costruire sistemi normativi dettagliati che possano permetterci di affrontare ogni situazione con indicazioni chiare e distinte, ma piuttosto per la formazione di persone che siano esse stesse soggetti e principi di vita buona, attori della vita comunitaria – ma anche sociale politica ed economica – capaci di “lasciar emergere tutte le conseguenze dell’incontro con Gesù nelle relazioni con il mondo che li circonda” (LS, 217). A partire dalla fede, annunciata, trasmessa, celebrata, vissuta, le nostre comunità si manifestano sempre di più come quel “santo popolo fedele di Dio” di cui il Concilio Vaticano II ha tratteggiato gli elementi costitutivi e che papa Francesco mette al centro del suo messaggio e della sua azione. Insieme le persone si mettono in cammino, insieme si prendono cura gli uni degli altri, per accompagnarsi, sostenersi, consolarsi in questo cammino di crescita e di sevizio, alla Chiesa e a tutta la società. Insieme responsabili del bene donato dall’incontro personale e comunitario con il Signore Gesù siamo in cammino per donare a nostra volta il bene che abbiamo ricevuto e che fonda la nostra stessa esistenza.
    …alla virtù la conoscenza…


    Questo percorso virtuoso rimane però velleitario se non ci attrezziamo a mediare con strumenti conoscitivi semplici ma adeguati tra i contenuti e l’esperienza comunitaria della fede e le situazioni della storia che ci troviamo a vivere, che sono spesso complesse, non di rado contraddittorie, e che sempre richiedono risposte appassionate, sì, ma soprattutto competenti. Il cammino sinodale ha messo in evidenza il metodo ecclesiale del vedere – giudicare – agire: ricordo per la sua sapiente applicazione che più che di un metodo si tratta di un atteggiamento di fondo, le cui dimensioni fondamentali sono l’attenzione ai dati che si presentano alla nostra attenzione, e che dobbiamo essere capaci di cogliere; l’intelligente ricerca dei nessi e delle relazioni possibili tra eventi, spesso così differenti e apparentemente distanti tra loro da renderne difficile la scoperta; il giudizio sulla validità delle ipotesi di spiegazione raggiunte, che possono essere anche molteplici: dobbiamo accettare la fatica di confrontarci sulle differenti soluzioni proposte, per convergere su quelle che più di tutte si dimostrano adeguate a far presa sulla realtà; l’agire responsabile a partire da ciò che abbiamo riconosciuto insieme come valido e vero, adeguato ed opportuno.
    …alla conoscenza la temperanza…
    La sapienza anche solo provvisoriamente raggiunta nel processo di discernimento personale e comunitario passa poi per la temperanza, virtù cardinale che permette di godere dei beni ricevuti, di ogni tipo, sena che questo conduca a un uso smodato delle risorse, ad una relazione di sfruttamento nei confronti delle cose e soprattutto delle persone, ma invece ad una generale sobrietà nelle relazioni che rende significativi e belli tutti i rapporti, feconda la attività pastorale, gioiosa la testimonianza della fede.
    …alla temperanza la pazienza…
    È questo un atteggiamento molto importante: la pazienza! Che è la capacità di stare nelle situazioni, di non rifugiarsi in un altrove che magari si desidera, ma che non esiste, se non in alcune teorie. È anche l’attesa speranzosa, quella che sa vedere pur nelle difficoltà il molto bene seminato e che sta già germogliando, nella logica che nel Signore innalzato sulla croce ci fa guardare in alto, spinti dalla potenza del Risorto glorificato proprio su quella croce. Non rassegnazione dunque, ma accettazione del presente in cui già traspare la forza di novità donata dal Signore Gesù. Il cammino sinodale ha messo in moto processi, ha coinvolto molte persone, sta portando frutto: se accettiamo di non volere tutto subito e continuiamo a coinvolgere sempre più persone in questa conversione pastorale vedremo i frutti giungere a maturazione.
    È pazienza che vi chiedo anche nei miei confronti: non sono in grado, lo capite bene, di dare indicazioni programmatiche, di esprimere valutazioni su direzioni certe che il cammino della nostra chiesa dovrebbe intraprendere. Dopo una settimana appena – e che settimana! – sarei stolto a pensare qualcosa del genere.
    La sinodalità del nostro cammino di Chiesa è meta e strumento al tempo stesso – questo lo posso però dire – e deve essere punto di non ritorno. Non tanto e non certo per quanto riguarda le strutture sinodali – che continueranno fintantoché saranno aiuto e sostegno per rinnovare le forme della collaborazione ordinaria a tutti i livelli – quanto piuttosto nel camminare insieme come santo popolo fedele di Dio, in un atteggiamento di ascolto, di dialogo, di condivisione, consapevoli che in questo continueranno ad esserci guida i principi che papa Francesco dona alla Chiesa nella Evangelii Gaudium: “Il tempo è superiore allo spazio; l’unità prevale sul conflitto; la realtà è più importante dell’idea; il tutto è superiore alla parte (EG, 221-237).
    …alla pazienza la pietà…
    In questo cammino scopriremo quali forme concrete dovrà assumere proprio la pietà, ovvero il giusto rapporto con Dio e degli uomini e delle donne del nostro tempo tra loro, in “quell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” di cui la Chiesa, secondo la Costituzione Lumen Gentium, è “in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento” (LG, 1). Assumendo il passo gli uni degli altri – pazienti i più veloci, solleciti i più lenti – ci verrà donato di vedere il bene già presente, di desiderare e di compiere il bene possibile ed ancora da realizzare, nell’orizzonte non solo delle singole comunità, ma dell’umanità intera. La pietà è anche fondata sulla compassione, sulla capacità umana di lasciarsi ferire dal destino, dalle sofferenze, dai bisogni di tutti i nostri compagni di viaggio, e di far spazio al grido dei poveri e della terra.
    …alla pietà l’amore fraterno…
    Sapremo allora aggiungere la dimensione della fraternità, il dono che la paternità universale di Dio ci fa’ di essere e di coglierci come fratelli ed amici e di ricostruire quotidianamente i vincoli che ci uniscono, nella comunità cristiana, a servizio di quell’amicizia civile che il Compendio della dottrina sociale della Chiesa ci consegna come il campo “del disinteresse, del distacco dai beni materiali, della loro donazione, della disponibilità interiore alle esigenze dell’altro” (CDSC, 390).
    …all’amore fraterno la carità…
    E a questo punto scopriremo che all’opera non sono le nostre capacità, i nostri piani, i nostri progetti, che non inseguiamo una costruzione fatta a tavolino, non lo sforzo di persone anche animate da buona volontà e buoni sentimenti, ma l’amore di Dio, l’agape, Dio stesso.
    Ricordo in proposito le parole di papa Benedetto, nell’enciclica Deus Caritas est: “«Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui» (1 Gv 4, 16). Queste parole della Prima Lettera di Giovanni esprimono con singolare chiarezza il centro della fede cristiana: l’immagine cristiana di Dio e anche la conseguente immagine dell’uomo e del suo cammino. Inoltre, in questo stesso versetto, Giovanni ci offre per così dire una formula sintetica dell’esistenza cristiana: «Noi abbiamo riconosciuto l’amore che Dio ha per noi e vi abbiamo creduto».”
    La Parola ci ha condotti, dunque dalla fede all’amore, facendoci passare attraverso tutta l’esperienza passata, presente e futura della Chiesa di Dio che è in Treviso. Potremmo fare anche il percorso inverso, dall’amore alla fede, e in mezzo sempre noi. Ciascuno, ciascuno, i singoli, ogni comunità, ogni parrocchia, ogni collaborazione, ogni vicariato; gli ordini religiosi, gli istituti di vita consacrata, le associazioni, i movimenti, tutti siamo racchiusi in questa dinamica di uscita da noi stessi, dalle nostre abitudini e dalle nostre paure, ciascuno con la sua specificità, tutti insieme come popolo in cammino. In cammino, appunto. La sinodalità del cammino sarà questa esperienza che non inizia ora, che coinvolgerà sempre più persone e realtà, che ci farà sperimentare fatiche, certo, ma anche la gioia di annunciare e vivere il Vangelo in questo nostro mondo.
    La lettera che il Consiglio pastorale ci consegnerà stasera è il segno, che spero eloquente ed accolto, che il cammino continua, che la scelta chiave fatta dal cammino sinodale della “valorizzazione dei consigli pastorali” rimane indicazione di fondo che ci guiderà, anche nel cammino di realizzazione e concretizzazione delle tre scelte su cui tutti state lavorando, con impegno e competenza.
    Da parte mia pongo un altro segno di impegno, di continuità e di fiducia. Sono convinto che il dono grande che ricevo nell’essere chiamato pastore della Chiesa di Treviso sia il grande patrimonio di uomini e di donne che con passione, competenza, dedizione e impegno sono in cammino. Sono grato al Vescovo padre Agostino per aver sognato, pensato ed avviato questo processo e sono grato a tutti coloro che lui ha chiamato a collaborare nel pensare ed accompagnare questo cammino. Prego tutti voi di continuare su questo percorso.
    Per questo confermo il Consiglio presbiterale e il Consiglio pastorale diocesano fino alla scadenza naturale del loro mandato, e in particolare don Adriano Cevolotto come Vicario generale e don Mario Salviato come Vicario episcopale per la pastorale. Ringrazio tutti i collaboratori a tutti i livelli, per il loro prezioso e competente aiuto.
    Carissimi, vi ringrazio per la disponibilità a questo non facile servizio: la Scrittura ci assicura: “Questi doni, presenti in voi e fatti crescere, non vi lasceranno inoperosi e senza frutto per la conoscenza del Signore nostro Gesù Cristo”.
    https://www.diocesitv.it/blog/nella-...-nostro-mondo/






  8. #8
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    Alla trevigiana suor Anna Bacchion il premio "Andrea Santoro" del vicariato di Roma

    È intitolato a don Andrea Santoro, il parroco romano fidei donum ucciso in Turchia nel 2006, il Premio che, in questo mese missionario straordinario, mette un suggello di gratitudine e di riconoscimento all’impegno di quanti si sono distinti nel dialogo interreligioso e nell’annuncio missionario ad gentes. Una prima edizione, che arricchisce il programma di iniziative della diocesi di Roma per il mese missionario indetto da Francesco come «straordinario», quasi alla vigilia della Veglia con il cardinale De Donatis che lo concluderà, il 31 ottobre nella basilica di San Giovanni in Laterano.
    L’appuntamento è per sabato 26 nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Lateranense, in piazza San Giovanni in Laterano, alle 10.30. A ricevere il premio saranno suor Anna Bacchion e suor Marzia Feurra, missionarie della Consolata impegnate a Djibuti; padre Sebastiano D’Ambra, del Pime, attivo nelle Filippine; la Comunità Missionaria Intercongregazionale di Haiti; e Isabella Bencetti, che ritira il premio anche a nome del marito Luigi, diacono permanente della diocesi di Roma, deceduto nel 2008. Una storia di missione, la loro, iniziata nel 2001, quando Luigi chiede al cardinale vicario Camillo Ruini di poter svolgere il proprio servizio ministeriale in Perù, precisamente nella diocesi di Carabayllo, alla periferia di Lima (Cono Norte). La zona è poverissima:ai lati della Panamericana, con insediamenti sull’arena, la sabbia del deserto. A Luigi e Isabella è assegnata una piccola casa, con annessa cappellina dedicata alla Vergine di Loreto, per servire circa 40mila persone – famiglie con bambini, anche molto piccoli, e anziani – residenti in modo stabile nella più assoluta precarietà, non solo economica. Condividendo la vita quotidiana con loro, e aprendo l’esperienza all’intera comunità diaconale della diocesi di Roma, a poco a poco nasce un vero e proprio centro pastorale, con una chiesa proprio nel cuore della zona pastorale affidata a Luigi, dedicata al Sagrado Corazon. Un progetto che si realizza anche grazie al generoso contributo di tanti fedeli romani. Luigi e Isabella devono rientrare in Italiana alla fine del 2007: la salute di Luigi non gli permette di restare. Nel marzo 2008 morirà a Roma ma Isabella continuerà a recarsi annualmente in Perù, accompagnata da coppie della comunità del diaconato e da nipoti e amici.
    La sanità, la scuola, il servizio ai disabili e la promozione della donna. Questi i campi in cui si svolge l’impegno di suor Anna Bacchion e suor Marzia Feurra, missionarie della Consolata, a Djibuti. Classe 1944, originaria di Istrana (Treviso), suor Anna inizia la sua missione in Libia, con i bambini disabili gravi. Nel 2004 è fra le sorelle che danno inizio alla nuova presenza missionaria dell’Istituto a Djibouti. Fino al 2017 è nella Capitale del Paese, dove collabora con la Caritas diocesana e parrocchiale, accolta con amore e rispetto da tante famiglie musulmane. Dal 2017 si trova, con altre tre sorelle, ad Ali Sabieh, distante circa 100 km da Djibouti, formando parte di una comunità che si occupa del campo educativo, della promozione della donna e della salute. Suor Marzia, cagliaritana, nata nel 1938, ha vissuto per 40 anni nella Somalia oppressa dalla guerra civile, fino al 2007. Dopo l’uccisione del vescovo, nel 1989, la maggioranza delle suore lasciò il Paese e a Mogadiscio rimasero in 4. Fra loro anche suor Marzia, che nel 1998 venne rapita. «A testimonianza dell’amore del popolo verso di lei e le altre sorelle – ricordano dal Centro missionario diocesano -, furono le donne di Mogadiscio a costringere i rapitori a rilasciarla, circondando la casa in cui era trattenuta da giorni, con un “sit-in” pacifico». Nel 2006, con l’uccisione di suor Leonella Sgorbati, le suore furono costrette a lasciare la Somalia, evacuate verso Nairobi senza poter più farne ritorno. L’anno seguente suor Marzia viene destinata a Djibouti dove presta la sua collaborazione nella pastorale e nella promozione della donna.

    https://www.lavitadelpopolo.it/Chies...ariato-di-Roma


  9. #9
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    Il vescovo Michele ad Asolo: "L'elogio del grazie"

    Un elogio del "grazie" nelle parole del vescovo Michele Tomasi, nuovo vescovo di Treviso e da oggi anche della ex diocesi di Asolo. Commentando oggi il Vangelo durante la messa celebrata nella cattedrale di Maria Assunta alle ore 11:00, dopo il suo ingresso nella città dei 100 orizzonti, monsignor Tomasi ha messo a fuoco la figura del samaritano che, purificato della lebbra, è tornato a ringraziare il Signore. “Urla. Urla il suo grazie e la sua felicità. Anche noi siamo felici con lui, solo perché abbiamo scoperto che Dio ci vuole felici”.
    Ad accogliere il vescovo Tomasi, poco prima, il prevosto di Asolo, monsignor Giacomo Lorenzon, che ha affidato il nuovo vescovo e l’intera comunità a Maria Assunta a cui è dedicata la cattedrale. Presente anche l’ex nunzio apostolico Silvano Maria Tomasi, vescovo titolare di Asolo. Il sindaco Mauro Migliorini nel suo saluto ha ricordato la bellezza di Asolo, ma soprattutto la sua vocazione al dono e alla gratuità rappresentata anche dalle 80 associazioni di volontariato presenti nel comune.

    https://www.lavitadelpopolo.it/Chies...gio-del-grazie

    La tradizione che vuole che il nuovo vescovo venga accolto ad Asolo risale a più di mille anni fa. La diocesi di Asolo è infatti un’antica sede vescovile soppressa: fu abolita con un editto dell’imperatore Ottone I nel 969 - probabilmente era già però abbandonata da tempo - per essere posta sotto la giurisdizione del vescovo di Treviso, che era anche feudatario dell’imperatore.
    https://www.lavitadelpopolo.it/Chies...lla-cattedrale

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    Il saluto di mons. Gardin al vescovo Tomasi: "Questa Chiesa ti ringrazia e ti abbracc

    All'inizio della celebrazione eucaristica di inizio del ministero pastorale a Treviso del Vescovo Michele Tomasi, l'amministratore apostolico, mons. Gianfranco Agostino Gardin, ha rivolto un breve discorso di benvenuto al vescovo Michele, prima che il cancelliere vescovile, mons. Fabio Franchetto, desse lettura della Bolla pontificia di nomina. Al termine del suo saluto, mons. Gardin ha annunciato all'assemblea l'insediamento del vescovo Michele e lo ha invitato a sedere sulla cattedra, con la mitra e il pastorale, dono della nostra Diocesi.
    Un momento molto bello, emozionante, che ha segnato il passaggio tra i due pastori. Mons. Tomasi stesso, durante l'incontro con la stampa, al termine della celebrazione, ha ricordato tra i momenti più emozionanti e più belli, oltre al bacio dell'altare salendo in presbiterio, il lungo applauso che tutta la cattedrale ha fatto a mons. Gardin, al termine della celebrazione. Il riconoscimento di un affetto e di una gratitudine importanti, secondo mons. Tomasi.
    Riportiamo il messaggio di mons. Gianfranco Agostino Gardin:
    "Carissimi confratelli Vescovi, carissimi presbiteri e diaconi, persone consacrate, fedeli tutti, distinte Autorità civili e militari, sentiamo il dovere di esprimere anzitutto la profonda gratitudine della Chiesa di Dio che è in Treviso a Papa Francesco, che ha donato a questa antica e popolosa Diocesi un nuovo Pastore che la guidi, l’accompagni e la serva.
    E a nome di questa Chiesa dico con affetto e con gioia: benvenuto, carissimo Vescovo Michele!Il tuo ‘sì’ al Santo Padre è il tuo ‘sì’ al Signore, che ti ha chiesto di mettere la tua fede, il tuo amore, la tua intelligenza, tutto te stesso a servizio di questa santa Chiesa trevigiana.
    Sappiamo che la tua disponibilità non ti ha impedito di sperimentare, nel ricevere questa nomina, un certo smarrimento e una sana trepidazione, come tutti coloro che il Signore chiama a missioni impegnative, che chiedono dedizione totale. Ma poi ti sei consegnato con fiducia a Colui che, nel chiamarti, ti assicura il suo sostegno e dona la forza di seguirlo con gioia nel dono di sé.
    Questa Chiesa ti ringrazia e ti abbraccia. Essa sa che porti con te una vasta esperienza ed una ricca preparazione. Hai già svolto nella tua Diocesi di origine vari delicati compiti di responsabilità. Ti sappiamo ministro di Dio fedele, dal cuore grande, capace di ascoltare e di porti con semplicità accanto alle persone.
    Grazie di essere qui, per immergerti in questo popolo di Dio e camminare con esso verso il Regno.
    E grazie anche alla tua Chiesa madre di Bolzano e Bressanone, che ti ha generato alla fede, rappresentata dal carissimo Vescovo Ivo, che saluto con fraterna cordialità; mentre esprimo un caloroso benvenuto anche ai numerosi fedeli altoatesini che ti hanno accompagnato a Treviso, come segno della loro stima e del loro affetto verso di te.
    La celebrazione eucaristica che ora presiederai, Mistero pasquale di Cristo crocifisso e risorto, esprima la nostra comune gioia di appartenere a Lui, e sia per noi certezza che il Signore cammina in mezzo a noi".


    https://www.lavitadelpopolo.it/Chies...e-ti-abbraccia

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