Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: cronaca della Diocesi di Treviso - 2019

  1. #81
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    MUSEO ZOOLOGICO "GIUSEPPE SCARPA "
    SEMINARIO VESCOVILE DI TREVISO

    Propongono un ciclo di conferenze dedicate alla valorizzazione delle collezioni naturalistiche di Giuseppe Scarpa e alla riscoperta di reperti provenienti da tutto il mondo e presenti nei musei del Seminario Vescovile di Treviso.

    Primo incontro
    Sabato 14 dicembre 2019 dalle 17,30 alle 18,30

    RELAZIONE
    " I Cari Estinti"
    L'Antropocene e la Crisi della Biodiversità.

    RELATORE
    Dr. Giannantonio Zanata Santi

    Presso il Seminario Vescovile di Treviso, piazzetta Benedetto XI, 2, Sala San Domenico, con ostensione di reperti.


    https://www.facebook.com/events/714462782296007/

  2. #82
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  3. #83
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    Riposavano sotto la chiesa: l'ultimo viaggio dei caduti di Pero verso Fagarè

    I recenti lavori di sistemazione dell’ingresso della chiesa parrocchiale di Pero, che hanno comportato anche la rimozione di una vecchia pietra tombale, posta all’ingresso dell’edificio, hanno permesso di aprire un’urna in zinco che racchiudeva i resti di cinque soldati della frazione bredese caduti durante la Prima guerra mondiale.


    Le targhette militari, grazie alle quali si è potuto risalire ai loro nomi, hanno smosso alcuni cittadini affinché a questi poveri resti fosse riconosciuta degna sepoltura con gli onori conseguenti. Ovviamente non è apparsa cosa onorevole, a lavori edili ultimati, rimettere i poveri resti sotto il pavimento di accesso alla chiesa e perciò le ossa di questi cinque militi sono state raccolte in attesa di una sistemazione definitiva in un luogo adatto.
    Perché che questi resti fossero stati tumulati proprio nella gradinata antistante la chiesa di Pero non è dato a sapersi. Ricerche accurate non hanno dato alcun esito; infatti nessun documento né religioso né civile attesta la motivazione di tale collocazione. Grazie all’interessamento di un ex ufficiale dell’esercito, il colonello Carmelo Raccuia, presidente dei Fanti della sezione di Treviso, il ministero della Difesa e Onor caduti, hanno disposto che i resti dei cinque soldati, di cui quattro appartenenti alla Fanteria e uno ai reparti di Cavalleria, fossero traslati al vicino sacrario di Fagarè della Battaglia, dove riposano le spoglie di ben 5.191 soldati italiani riconosciuti e 5.350 combattenti rimasti ignoti.


    Il Comune di Breda si sta attivando in questi giorni per organizzare una solenne cerimonia per la sistemazione definitiva dei cinque militi a Fagarè.


    Sabato 7 dicembre, alla presenza delle massime autorità dell’esercito italiano della regione nord est, di un picchetto interforze, di molti congiunti dei soldati esumati, di una grandissima rappresentanza delle sezioni dei fanti, degli alpini, dei bersaglieri e di altre specialità dell’esercito, si è tenuta una cerimonia a Pero per gli onori a queste salme e la loro successiva e definitiva traslazione nel sacrario militare di Fagarè. Dopo la messa celebrata da un cappellano militare, le cinque urne sono partite alla volta di Fagarè, dove sono state riposte in uno spazio loro riservato per l’eterna memoria. Molti gli interventi delle autorità presenti tra cui il Prefetto di Treviso, Maria Rosaria Laganà, sindaci, assessori e rappresentanti di diverse associazioni.


    I resti dei soldati esumati rispondono ai nomi di: Buosi Giovanni, Buosi Umberto, Moro Luigi, Romanello Giovanni, Vido Pietro, tutti appartenenti a famiglie storiche di Pero. Se si esclude Romanello Giovanni deceduto nel 1918, i rimanenti 4 soldati sono deceduti tutti nel 1916.

    https://www.lavitadelpopolo.it/Paesi...o-verso-Fagare

  4. #84
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    Il presepio e le battaglie ideologiche

    Ogni anno ritorna la polemica sull’allestimento o meno del presepe nelle scuole. Ultima, in ordine di tempo, quella legata alla scuola primaria di Zerman, con l’intromissione a gamba tesa della politica. A volte si possono capire le difficoltà in cui incorrono tanti insegnanti, in particolare quelli di religione, consapevoli di trovarsi ogni anno a dover camminare su una polveriera, la cui miccia è spesso accesa dall’esterno.


    La polemica si è ulteriormente rinfocolata per le presunte dichiarazioni “possibiliste” e poco “categoriche” del nostro vescovo Michele verso coloro che non fanno il presepe. Egli ha semplicemente detto che il presepe è un segno profondo di fede e di umanità; che è molto importante ma, che al tempo stesso, non può essere imposto: “A me dispiace quando questo segno profondo della mia fede non viene accolto, ma bisogna accettare le scelte degli altri”, ha dichiarato.


    Purtroppo, come sempre più spesso accade, sui social sono apparsi alcuni commenti sarcastici e sguaiati. Evidentemente la difesa di una tradizione è per certa gente molto più importante del rispetto che si deve alle persone, soprattutto quando queste sono pastori della Chiesa. Sappiamo bene che certe reazioni inconsulte e spesso violente contro papa, vescovi e preti, nascono dal rifiuto di ogni apertura e dialogo con la modernità e con le altre religioni, perché questo viene ritenuto un “tradimento” della fede e della vera Chiesa di Cristo.


    Purtroppo, queste sono visioni e posizioni così perentorie che sono impossibili un confronto e un dialogo sereni, tanta è la sicumera e la violenza verbale che le accompagnano.


    Va detto, però, che certe visioni laiciste, con derive anticlericali, riguardo le tradizioni e la cultura cristiana, sono a volte così speciose e intransigenti, da provocare in tanta gente comune incomprensione e irritazione.


    C’è da chiedersi dove può approdare la rivendicazione da parte di alcuni del “rispetto” della interculturalità e della presenza anche nel nostro Paese di sensibilità religiose diverse. Forse alla cancellazione di simboli, nomi e processi storici che richiamano esplicitamente la nostra identità religiosa e culturale, in nome di una asettica neutralità o in forza dell’ambiguo principio laico di tolleranza? O forse alla definizione di un sapere “laico”, multietnico ma a-religioso (universale?) che possa andar bene per tutti e sia rispettoso di tutti?


    Comprendiamo bene come in questa logica diventi un problema non solo il presepe ma anche i contenuti dello studio, che viene fatto nella scuola, della storia, della letteratura e dell’arte. Non se ne esce proprio. Alla fin fine è evidente che la querelle attorno al presepe, al di là di sempre possibili motivazioni anticlericali o laiciste di stampo ottocentesco, mai sopite in Italia, mette a nudo il complesso e, forse, irrisolvibile problema della laicità dello Stato (e, quindi, della scuola) e del suo rapporto con le istituzioni religiose, in particolare con la Chiesa cattolica e una tradizione culturale che affonda le sue radici nel cristianesimo.


    Reazioni scomposte


    Di contro ci troviamo di fronte a frange consistenti di cattolici e a movimenti politici che su problemi così complessi imboccano la scorciatoia, invocando e pretendendo, tout court, la difesa ad oltranza di qualunque simbolo religioso, in nome dell’identità culturale e religiosa del nostro popolo, ingaggiando per questo vere battaglie “di religione” e non lesinando forme verbali a volte violente e tracotanti (“chi non è d’accordo, immigrati, terzomondisti, sardine o «gretini» che siano, prendano pure uno dei tanti aerei per espatriare dall’Italia...”) e pressioni politiche. Dimenticando, volutamente o per ristrettezze culturali, che il problema non è tanto o primariamente sollevato da immigrati di altre religioni ma, come scrivevo sopra, da una incalzante mentalità laicista che trova ospitalità anche dentro tali movimenti, e ignorando pure che la tradizione cristiana si difende anzitutto vivendo la fede e testimoniando il Vangelo della carità verso tutti, indistintamente. I simboli della fede si difendono anzitutto vivendo ciò che rappresentano, come ci ricorda papa Francesco nella sua bella lettera apostolica dedicata al presepe. Altrimenti, diventa evidente che una intenzione in sé buona (fare il presepe o esporre il crocifisso) può diventare oggetto di strumentalizzazione politica, al fine di intercettare i voti di cristiani in dissenso con l’attuale magistero della Chiesa e, più a monte, con il Concilio Vaticano II.


    In ogni caso, non è un buon servizio al presepe e al suo messaggio di fede e di umana fratellanza ingaggiare battaglie tra di noi, delegittimandoci a vicenda.

    https://www.lavitadelpopolo.it/Edito...ie-ideologiche

  5. #85
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    «Un prete che ha amato Cristo e il Vangelo e, grazie a questo, è riuscito ad amare tutti soprattutto gli ultimi. Un uomo che ha saputo costruire qualcosa di grande anche a livello civile, che ha saputo leggere la storia riuscendo a interpretare i bisogni delle persone. Un uomo che ha allargato lo sguardo di volta in volta ai più deboli e ai più fragili per fortificarli ridando loro dignità. Questo è uno dei grandi doni che il Signore ci ha donato attraverso la Chiesa».


    Così il vescovo di Treviso mons. Michele Tomasi martedì 10 dicembre al Centro di Formazione professionale (Cfp) Opera Monte Grappa è intervenuto alla serata che ha celebrato la figura di mons. Erasmo Pilla, fondatore della scuola oltre 60 anni fa, a cento anni dalla nascita. Per l’occasione, il presidente dell’Opera Monte Grappa don Paolo Magoga,ha presentato il libro che ripercorre la straordinaria opera di questo sacerdote e che ha dato il titolo alla serata: “Un prete, una storia, una scuola”.


    Sono intervenuti anche il sindaco di Fonte Luigino Ceccato che ha sottolineato come mons. Pilla sia stato «sempre disponibile al confronto ma determinato nelle sue idee». Lo storicoGiancarlo Cunial, citando alcuni scritti del sacerdote, ha ricordato che «uomini come don Pilla si possono considerare come delle querce per questo territorio. Uomini come pochi che crescono piano ma con la loro chioma invadono il cielo». Il presidente della Scuola centrale di formazione Bruno Emilio Gandini, ha sottolineato l’impegno educativo di mons. Pilla anche a livello nazionale. Egli ha creduto fortemente nella rete di relazioni tra educatori e ha creato per primo l’alternanza scuola-lavoro. Il presidente don Paolo Magoga, scrivendo il libro, ha scoperto, pur non avendolo conosciuto di persona, come mons. Pilla avesse «un’anima forte e tenera, ardita e paziente, un uomo che credeva nel lavoro di squadra sapendo “giocare” a seconda delle occasioni in panchina, in attacco o in difesa». l direttore della fondazione Opera Monte Grappa Andrea Mangano ha quindi ringraziato i suoi predecessori perché, anche grazie a loro, «oggi il Cfp di Fonte è una scuola all’avanguardia che investe in tecnologia e didattica, con apertura all’Europa attraverso stage all’estero proposti agli allievi». Ha condotto la serata il giornalista del settimanale “La Vita del popolo” Bruno Desidera. La serata è stata accompagnata dalla musica del Quartetto d’archi femminile“MusicalMente Orchestra” con brani letti da don Gabriele Fregonese parroco di Onè di Fonte.




    https://www.lavitadelpopolo.it/Paesi...wLmvdsQtOB4THM

  6. #86
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    Un murales con rappresentati i diritti dei bambini per festeggiare i vent’anni del nido del centro infanzia “Maria Bambina” di Fonte Alto! 20 anni di volti, bambini, genitori, nonni erano presenti domenica 1° dicembre insieme al presidente della Fism, Francis Contessotto. 20 anni di formazione e di crescita! Il nido è nato grazie all’idea del parroco di allora, don Valeriano Mason, che ha visto oltre e ha dato vita a quello che oggi non è solo un nido, ma è diventato nel tempo un luogo di crescita, di formazione, di cultura. Oggi è un centro socio-educativo su basi innovative, che prevede la compenetrazione fra l’esperienza dell’asilo nido a quella dell’infanzia, fondendo e integrando le rispettive metodologie. L’obiettivo primario è sempre il benessere psicofisico del bambino, perseguito attraverso un ambiente sicuro edaccogliente, strutturato sul piano educativo, ponendo attenzione alla pedagogia, agli arredi, al materiale didattico utilizzato. La formazione delle educatrici ha poi innalzato il livello di qualità integrando varie metodologie, dai laboratori col metodo Montessoriano, ai laboratori con pedagogia dei “Cento Linguaggi” dei bambini, introducendo le Loose Parts - l’arte effimera per stimolare il processo creativo. Un nido che è all’avanguardia, il primo sorto nella zona dell’Asolano, che accoglie bambini non solo di Fonte, ma anche dei paesi limitrofi. Il bambino è al centro nel progetto educativo e questo si respira già “varcando la soglia”, con l’accoglienza delle educatrici ai bambini e alle famiglie in un ambiente pulito e colorato.
    Dal gruppetto di 5 bambini di 20 anni fa, siamo giunti oggi a 34 bimbi e 100 iscritti alla scuola dell’infanzia: “Il lavoro educativo non può essere mai considerato un fatto privato, ma rappresenta una responsabilità comune”. Un’attenzione particolare va proprio alle famiglie con momenti dedicati di formazione, laboratori e feste perché il bambino “costruisce il suo sapere attraverso l’esperienza e le relazioni con l’ambiente che lo circonda” (M. Montessori).
    Un centro infanzia è stimolo per i bambini, per le famiglie e crea comunità nel piccolo paese di Fonte Alto: “Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita, vuol dire conservare la curiosità di conoscere, il piacere di capire, la voglia di comunicare”. (S.G.)


    https://www.lavitadelpopolo.it/Paesi...-Maria-Bambina

  7. #87
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    Per rispondere a un’esigenza sempre più emergente nella Chiesa di oggi, come frati abbiamo pensato di avviare, oltre alle diverse iniziative per giovani, anche un nuovo percorso interamente dedicato a coloro che rientrano nell’età adulta – dai 40 ai 65 anni –. VI DARÒ UN CUORE NUOVO è la proposta di un itinerario spirituale alla luce della Parola di Dio, un’opportunità di ascolto e confronto, di approfondimento e crescita nella fede.

    Primo incontro:
    GIOVEDÌ 09 GENNAIO 2020 alle 20.30
    – ingresso dal chiostro –

    info
    frate Andrea Massarin
    tel. 0422 412373
    mail: sanfrancescotv@gmail.com





  8. #88
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    il nostro vescovo Michele incontra la Gioventù Francescana di Treviso durante il loro ritiro d'Avvento





    fonte

  9. #89
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    scambio di auguri tra il Vescovo e i rappresentanti delle amministrazioni locali

    "L’amicizia civile accetta le differenze tra le persone, ne apprezza il valore, coglie lo stimolo alla convivenza che ne proviene e ha fiducia nella reciprocità. Sfida impegnativa, ma che vale la pena almeno di prendere in considerazione: la fatica che porta con sé è costituita dalla disponibilità al dialogo, la disponibilità a superare incomprensioni e contrasti, l’ostinazione alla ricerca del bene possibile; la benedizione che porta è il respiro di un’autentica convivenza, della costruzione di legami di aiuto e di stima, di un mondo più vivibile e bello. È a ben vedere l’atteggiamento stesso nei nostri confronti del Signore che viene. Colui che viene ad abitare tra noi ci chiama amici, non servi (Gv 15,15), ci comunica tutta la profondità dell’amore del Padre per ciascuno di noi e per tutti. Amicizia con Dio come ultimo fondamento dell’amicizia civile fra noi". Questo uno dei passaggi centrali dell'intervento del vescovo Tomasi giovedì sera, 12 dicembre, nel salone dell'Episcopio, per lo scambio di auguri con gli amministratori locali e i politici del territorio diocesano: molti i sindaci presenti, i consiglieri e gli assessori comunali, ma anche i rappresentanti delle Province di Treviso, Padova e Venezia e consiglieri e assessori regionali.


    Una tradizione avviata dai suoi predecessori, che mons. Tomasi ha definito "una bella occasione". Chi amministra la vita di un territorio, e soprattutto delle persone che vi abitano, deve confrontarsi quotidianamente con la concretezza del bene comune, "che è vita ordinata, possibilità di crescita, direi di "fioritura" delle persone che vi vivono e dei gruppi in cui esse sono organizzate e si organizzano - ha ricordato il Vescovo -. Sono tante le esigenze che vi è chiesto di soddisfare, tante le richieste che vi vengono poste, siete vicini a chi vi elegge e che può vedere con una certa facilità i risultati del vostro impegno. Siete parte della comunità che amministrate, dalla quale venite e alla quale tornerete. Ho talvolta l’impressione che voi siate alla vera frontiera del lavoro politico e che la conquista del vostro consenso si misuri sulla concreta capacità di dare risposte a bisogni molteplici, talvolta in competizione tra loro".


    "La riflessione della Chiesa su questi temi - ha aggiunto - ci ricorda che per raggiungere questo risultato è necessario impiegare grande capacità e impegno, su un piano che non è meramente materiale. Non basta neppure - anche se si tratta di una dimensione fondamentale ed irrinunciabile - stilare “l'elenco dei diritti e dei doveri della persona”. La convivenza acquista – ci dice il Compendio della Dottrina sociale della Chiesa - tutto il suo significato se basata sull'amicizia civile e sulla fraternità", un campo caratterizzato da disinteresse, distacco dai beni materiali, donazione, disponibilità interiore alle esigenze dell'altro. Una virtù, quella dell’amicizia, che il Vescovo vede come "controcorrente rispetto ad alcune esperienze contemporanee, rispondente però ad un’aspirazione profonda di molti".


    "L’amicizia civile distingue un aggregato casuale di persone da un popolo - ha detto il Vescovo -. Il Natale ci viene incontro come la speranza sempre nuova di un popolo. Il profeta Isaia proclamerà ancora una volta nella notte santa: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse” (Is 9,1). La luce dell’incarnazione si può riverberare anche nella vostra missione - ha ricordato mons. Tomasi agli amministratori - quando questa riesce, tra molte difficoltà e vincoli, a difendere e promuovere la dignità e l’umanità di tutti, partendo dai più umili e fragili, contribuendo alla crescita di relazioni autentiche tra persone e gruppi nei nostri territori".


    Il vescovo ha voluto condividere con i presenti tre parole chiave del cammino della nostra Diocesi: sinodalità, collaborazione, discernimento. "Tre parole che mi sono diventate care in questi due mesi di presenza alla guida della diocesi di Treviso, parole che mi sono state 'consegnate' dal Cammino Sinodale intrapreso dalla nostra diocesi sotto la guida sapiente di mons. Gardin e che volentieri continuiamo insieme. Sono parole che stanno guidando la chiesa di Treviso nel suo cammino a servizio del bene comune - ha aggiunto -. Forse possono esservi di aiuto. Mi fa piacere condividere con voi la cura, le preoccupazioni e la speranza che animano tanti cittadini trevigiani nel loro servizio nella Chiesa".


    Infine, il Vescovo ha citato alcune parole sulla convivenza umana della "Pacem in terris", l'enciclica del papa santo Giovanni XXIII, cui ha dato un forte contributo il trevigiano card. Pietro Pavan. "E’ questa convivenza civile, questa amicizia civile che auguro a voi e a tutti noi di servire e di realizzare, ciascuno con le sue responsabilità; che questo sia il sincero augurio di Buon Natale che rivolgo a voi, alle vostre famiglie, a tutte le vostre comunità. Lavoriamo per il bene, il bello, la giustizia" ha concluso il Vescovo, che ha poi donato a ciascuno il testo di p. Giacomo Costa, Il discernimento.


    Numerosi gli interventi che si sono succeduti da parte degli amministratori, introdotti da Franco Bonesso, a nome dell'Associazione Comuni della Marca. Il sindaco della città, Mario Conte, anche in qualità di presidente regionale dell'Anci, ha ringraziato il Vescovo per i gesti essenziali di positività che sta diffondendo, presentandogli le persone presenti come "amministratori virtuosi, onesti e appassionati, che amano la propria gente e la propria terra e vivono con responsabilità il proprio servizio al bene comune". Il presidente della Provincia Stefano Marcon ha parlato di un Ente che sta tornando a respirare dopo anni di asfissia, e di un territorio impregnato della cultura contadina che è fatta di solidarietà, accoglienza e rispetto delle regole. Il vicepresidente del Consiglio regionale, Bruno Pigozzo, ha sottolineato lo sforzo quotidiano del Consiglio di ascoltare e rispettare le posizioni di tutti, per poi fare sintesi, salvaguardando i rapporti tra le persone di parti politiche diverse, l'umanità e l'amicizia civile. "Lavoriamo con responsabilità e consapevolezza per la Casa comune che ci è affidata, consapevoli che stiamo servendo un bene comune che è più grande di noi", l'auspicio di Pigozzo. Anche il sindaco di San Donà Andrea Cereser ha sottolineato il valore del confronto fra posizioni diverse, evidenziando alcuni problemi complessi di questo tempo, dalla questione ambientale alla denatalità, alla solitudine di anziani e giovani, e messo in luce l'importanza di fare di un Comune una comunità. Ha portato il suo saluto anche l'assessore regionale Roberto Marcato, in rappresentanza della zona padovana della nostra diocesi, che ha auspicato per il Veneto l'autonomia attesa da molto tempo.




    https://www.lavitadelpopolo.it/Socie...-della-Diocesi
    Ultima modifica di gsimy; 13-12-2019 alle 12:17 Motivo: inserimento immagine

  10. #90
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    Corsi base e per la liturgia proposti dall’Istituto diocesano di Musica sacra

    Procedono anche in quest’anno scolastico 2019/2020 i corsi dell’Istituto diocesano di Musica sacra che offre, tanto a chi intende sviluppare le proprie competenze, quanto a chi non possiede alcuna formazione musicale, corsi teorici e pratici per lo studio del canto e degli strumenti musicali.
    L’offerta formativa (vedi anche locandina a pagina 34) prevede i corsi di organo (liturgico, principale), pianoforte (principale, moderno, per accompagnamento…), flauto traverso, flauto barocco, clarinetto, saxofono, violino, viola, cetra, fisarmonica, chitarra (classica, acustica, ritmica, ecc.), teoria e solfeggio, prima musica (propedeutica musicale dai 5 ai 7 anni), canto, canto solistico, vocalità collettiva, canto gregoriano, direzione di coro, coro voci bianche (con nozioni teoriche).

    Non si può dimenticare che la vocazione principale dell’Istituto diocesano di Musica sacra è quella della formazione degli operatori musicali della liturgia, un servizio importante che richiede di essere sempre ripensato e modificato in linea con le esigenze delle nostre comunità cristiane in un mutato contesto sociale e culturale.

    Quest’anno è già partito il “Corso base per animatori di coro liturgico”: un percorso di formazione liturgico-musicale lungo il corso dell’anno, con l’obiettivo di conoscere gli elementi fondamentali e necessari per l’animazione musicale di base nella liturgia e il repertorio di canti per le celebrazioni.
    E’ possibile frequentare gli “Incontri di formazione sui canti dell’Anno liturgico” dalle 20.15 alle 22.15 (il 17 dicembre sui canti di Avvento e Natale, 4 febbraio, 18 febbraio e 10 marzo i canti di Quaresima, Triduo e Pasqua).

    L’Istituto, in questi ultimi anni, si sta impegnando a mantenere anche un alto profilo di educazione musicale in dialogo con le istituzioni accademiche del territorio, in particolare con il Conservatorio di musica “A. Steffani” che è luogo principale di formazione musicale della nostra provincia. Per questo motivo, a partire da gennaio 2020 l’Istituto di musica sacra, in collaborazione col Conservatorio, offrirà il nuovo Corso di direttore di coro tenuto dal maestro Marco Berrini, direttore di coro, d’orchestra e didatta tra i più attivi oggi, sia in Italia che all’estero.

    Il percorso di formazione si pone come obiettivo quello di offrire a tutti i musicisti interessati – già attivi come direttori e non – l’opportunità di una seria qualificazione nel campo della musica, della cultura, della didattica e della direzione corale. Il superamento dell’esame al termine del percorso di studio conferirà il diploma diocesano di direttore di Coro liturgico, e inoltre il conseguimento delle competenze per sostenere la Prova di ammissione al corso ministeriale di Laurea triennale al Conservatorio “A. Steffani” di Castelfranco Veneto.

    Per ogni informazione: www.istitutomusicasacratreviso.it o contattare la segreteria martedì, mercoledì, venerdì dalle 15.30 alle 18.30 al numero 0422 546796.
    don Stefano Tempesta
    vicedirettore Istituto diocesano
    di Musica Sacra

    https://www.diocesitv.it/blog/corsi-...-musica-sacra/

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