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Discussione: Omelie, discorsi e messaggi di Papa Francesco - ANNO 2020

  1. #11
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    L’Udienza Generale, 15.01.2020


    L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 9.15 nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre Francesco ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

    Nel discorso in lingua italiana il Papa, concludendo il ciclo di catechesi sugli Atti degli Apostoli, ha incentrato la sua meditazione sul tema: «Paolo accoglieva tutti quelli che venivano da lui, annunciando il regno di Dio…con tutta franchezza e senza impedimento» (At 28,30-31). La prigionia di Paolo a Roma e la fecondità dell’annuncio (Brano biblico: Dagli Atti degli Apostoli, 28, 16.30-31).

    Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

    L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

    Catechesi del Santo Padre in lingua italiana

    Cari fratelli e sorelle!

    Concludiamo oggi la catechesi sugli Atti degli Apostoli, con l’ultima tappa missionaria di San Paolo: cioè Roma (cfr At 28,14).

    Il viaggio di Paolo, che è stato un tutt’uno con quello del Vangelo, è la prova che le rotte degli uomini, se vissute nella fede, possono diventare spazio di transito della salvezza di Dio, attraverso la Parola della fede che è un fermento attivo nella storia, capace di trasformare le situazioni e di aprire vie sempre nuove.

    Con l’arrivo di Paolo nel cuore dell’Impero termina il racconto degli Atti degli Apostoli, che non si chiude con il martirio di Paolo, ma con la semina abbondante della Parola. La fine del racconto di Luca, imperniato sul viaggio del Vangelo nel mondo, contiene e ricapitola tutto il dinamismo della Parola di Dio, Parola inarrestabile che vuole correre per comunicare salvezza a tutti.

    A Roma, Paolo incontra anzitutto i suoi fratelli in Cristo, che lo accolgono e gli infondono coraggio (cfr At 28,15) e la cui calda ospitalità lascia pensare a quanto fosse atteso e desiderato il suo arrivo. Poi gli viene concesso di abitare per conto proprio sotto custodia militaris, cioè con un soldato che gli fa da guardia, era agli arresti domiciliari. Malgrado la sua condizione di prigioniero, Paolo può incontrare i notabili giudei per spiegare come mai sia stato costretto ad appellarsi a Cesare e per parlare loro del regno di Dio. Egli cerca di convincerli riguardo a Gesù, partendo dalle Scritture e mostrando la continuità tra la novità di Cristo e la «speranza d’Israele» (At 28,20). Paolo si riconosce profondamente ebreo e vede nel Vangelo che predica, cioè nell’annuncio di Cristo morto e risorto, il compimento delle promesse fatte al popolo eletto.

    Dopo questo primo incontro informale che trova i Giudei ben disposti, ne segue uno più ufficiale durante il quale, per un’intera giornata, Paolo annuncia il regno di Dio e cerca di aprire i suoi interlocutori alla fede in Gesù, a partire «dalla legge di Mosè e dai Profeti» (At 28,23). Poiché non tutti sono convinti, egli denuncia l’indurimento di cuore del popolo di Dio, causa della sua condanna (cfr Is 6,9-10), e celebra con passione la salvezza delle nazioni che si mostrano invece sensibili a Dio e capaci di ascoltare la Parola del Vangelo della vita (cfr At 28,28).

    A questo punto della narrazione, Luca conclude la sua opera mostrandoci non la morte di Paolo ma il dinamismo della sua predica, di una Parola che «non è incatenata» (2Tm 2,9) – Paolo non ha la libertà di muoversi ma è libero di parlare perché la Parola non è incatenata - è una Parola pronta a lasciarsi seminare a piene mani dall’Apostolo. Paolo lo fa «con tutta franchezza e senza impedimento» (At 28,31), in una casa dove accoglie quanti vogliono ricevere l’annuncio del regno di Dio e conoscere Cristo. Questa casa aperta a tutti i cuori in ricerca è immagine della Chiesa che, pur perseguitata, fraintesa e incatenata, mai si stanca di accogliere con cuore materno ogni uomo e ogni donna per annunciare loro l’amore del Padre che si è reso visibile in Gesù.

    Cari fratelli e sorelle, al termine di questo itinerario, vissuto insieme seguendo la corsa del Vangelo nel mondo, lo Spirito ravvivi in ciascuno di noi la chiamata ad essere evangelizzatori coraggiosi e gioiosi. Renda capaci anche noi, come Paolo, di impregnare le nostre case di Vangelo e di renderle cenacoli di fraternità, dove accogliere il Cristo vivo, che «viene incontro a noi in ogni uomo e in ogni tempo» (cfr II Prefazio di Avvento).

    [00050-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

    In lingua francese

    Speaker:


    Frères et sœurs, nous arrivons aujourd’hui à la conclusion de notre catéchèse consacrée aux Actes des Apôtres avec la dernière étape missionnaire de saint Paul qui arrive enfin à Rome après un voyage marqué par les menaces et les dangers. Ce voyage de l’Apôtre des nations est la preuve que la vie de l’homme vécue dans la foi peut devenir un canal du salut de Dieu. La vie de Paul, dans sa fragilité et ses péripéties, a mis en lumière la puissance de Dieu et la force de l’Esprit Saint qui féconde l’action missionnaire de l’Eglise. L’arrivée de Paul au cœur de l’empire met fin au récit des Actes des Apôtres qui se conclut par une annonce féconde de la Parole de Dieu. En effet, le dynamisme de celle-ci imprègne la fin du récit de Luc; cette Parole est irrésistible et se déploie pour annoncer le salut à tous. A Rome, Paul va à la rencontre de ses frères en Christ. Son état de prisonnier ne l’empêche pas de leur parler du règne de Dieu. Dans la conclusion de son œuvre, au lieu de montrer la mort de Paul, Luc nous montre plutôt le dynamisme d’une Bonne Nouvelle qui n’est pas enchaînée, mais qui est prête à être semée à pleines mains.

    Santo-Padre:

    Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese, specialmente i giovani di Lione. Con Paolo, siamo invitati a impregnare le nostre case di Vangelo e a trasformarle in cenacoli di fraternità. Possa lo Spirito Santo ravvivare in ognuno di noi la chiamata ad essere evangelizzatori coraggiosi e gioiosi. Dio vi benedica!

    Speaker:

    Je salue cordialement les pèlerins de langue française, en particulier les jeunes venus de Lyon. Avec Paul, nous sommes invités à imprégner nos maisons de l’Evangile et à les transformer en cénacles de fraternité. Que l’esprit Saint ravive en chacun de nous l’appel à être des évangélisateurs courageux et joyeux. Que Dieu vous bénisse!

    [00051-FR.01] [Texte original: Français]

    In lingua inglese

    Speaker:


    Dear Brothers and Sisters: Today we conclude our catechesis on the Acts of the Apostles with Paul’s arrival in Rome, in chains, to appeal his case to Caesar. As we have seen, Saint Luke’s account of the spread of the Gospel largely coincides with Paul’s missionary journeys. In Rome, Paul is welcomed by the Christian community and permitted to remain under house arrest. Luke ends the Book of Acts not with Paul’s martyrdom but by describing his tireless proclamation of the Gospel, showing the power of God’s word which can never be chained (cf. 2 Tim 2:9). Paul’s missionary journeys, culminating in this City, reveal the power of God’s grace to open hearts to the Gospel and its saving message. Having in these past months followed the spread of the Good News throughout the world, let us ask the Holy Spirit to renew in each one of us the call to be courageous and joyful missionary disciples of Christ. In this way, we – in the footsteps of Paul – will fill our world with the Gospel and make our communities places of fraternity where all can encounter the risen Lord.

    Santo Padre:

    Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti all’odierna Udienza, specialmente i gruppi provenienti da Finlandia e Stati Uniti d’America. Su di voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace del Signore Gesù Cristo. Dio vi benedica!

    Speaker:

    I greet the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, especially the groups from Finland and the United States of America. Upon you and your families, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. May God bless you!

    [00052-EN.01] [Original text: English]

    In lingua tedesca

    Speaker:


    Wir beschließen die Katechesenreihe über die Apostelgeschichte mit der letzten Etappe der Missionsreisen des Apostels Paulus, die ihn nach Rom führt. Obwohl er hier unter Hausarrest steht, kann Paulus doch viele Brüder und Schwestern empfangen und im Glauben bestärken und das Evangelium weiter ungehindert und in allem Freimut verkünden. Sein Haus wird so zu einem Bild für die Kirche, die aller Unbill zum Trotz mit ihrem mütterlichen Herzen allen Menschen die Liebe des himmlischen Vaters bezeugt, die in Jesus Christus sichtbar in dieser Welt erschienen ist. Dabei kommt es auch zu einer Begegnung mit Vertretern der jüdischen Gemeinde, und Paulus, selbst ein Jude, versucht ihnen anhand der Schrift darzulegen, dass Jesus Christus die Erfüllung aller Erwartung und Hoffnung des auserwählten Volkes ist. Der irdische Lebensweg des Apostels Paulus geht hier zu Ende, das Evangelium jedoch, das Paulus von Jerusalem nach Rom gebracht hatte, wird seine Reise zu den Völkern vom Herzen des Reiches aus noch wirkungsvoller fortsetzen. Die Reisen des Paulus sind ein Beweis dafür, dass der Glaube alle Situationen verwandeln und immer neue Wege eröffnen kann, dass selbst menschliche Schwäche und Begrenztheit sowie alle äußeren Hindernisse zum Ort des Heils werden können, weil gerade dort die Kraft und Macht Gottes in besonderer Weise hervortritt.

    Santo Padre:

    Saluto cordialmente i pellegrini di lingua tedesca. Il cammino della Parola di Dio prosegue, anche nei nostri giorni. Il Signore ci chiama come testimoni, nonostante i nostri limiti. Lo Spirito Santo vi accompagni.

    Speaker:

    Herzlich grüße ich die Pilger deutscher Sprache. Die Reise des Wortes Gottes geht weiter – auch in unseren Tagen. Der Herr beruft uns als Zeugen trotz unserer Begrenztheit. Der Heilige Geist begleite euch.

    [00053-DE.01] [Originalsprache: Deutsch]

    In lingua spagnola

    Queridos hermanos y hermanas:

    Concluimos hoy el ciclo de catequesis sobre los Hechos de los Apóstoles reflexionando sobre la última etapa misionera de san Pablo en Roma, a donde llega después de un largo viaje, lleno de amenazas y de peligros, pero también de hospitalidad de los cristianos y consolación del Señor. Este es también el viaje del Evangelio, que desde Jerusalén llega a Roma, de donde se extenderá al mundo entero.

    En esta ciudad, aun siendo prisionero, Pablo recibió de la autoridad el poder vivir por cuenta propia, en una casa particular, “bajo custodia militar”. Esta situación le permitía recibir libremente a todos los que venían a encontrarlo, a los cuales anunciaba el Reino de Dios e instruía en el conocimiento de Cristo Jesús. Entre ellos había también algunos judíos, a quienes trataba de mostrar, a partir de la Ley y los Profetas, la continuidad entre la «esperanza de Israel» y la novedad de Cristo, en quien Dios cumplió sus promesas al Pueblo elegido.

    Los Hechos de los Apóstoles no se cierran con el martirio de Pablo, sino con la siembra abundante de la Palabra de Dios. La casa romana del Apóstol, abierta a todos los que buscaban y querían recibir el anuncio y conocer a Jesús, es imagen de la Iglesia, que no obstante perseguida, incomprendida, pecadora y encadenada, no se cansa de acoger con corazón de madre a todo hombre y mujer, para anunciarles el amor del Padre que se hizo visible en Jesús.

    Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española venidos de España y Latinoamérica —a los paraguayos, uruguayos, nicaragüenses, españoles—. Pidamos al Espíritu Santo que estimule en todos nosotros la llamada a ser evangelizadores valientes y decididos para que, como san Pablo, vivamos la alegría del Evangelio y convirtamos nuestros hogares en cenáculos de fraternidad abiertos a todos los hermanos. Que Dios los bendiga.

    [00054-ES.02] [Texto original: Español]

    In lingua portoghese

    Speaker:


    Com a chegada de Paulo a Roma, termina a narrativa dos Atos dos Apóstolos; e não acaba com o martírio de Paulo, mas referindo uma abundante sementeira da Boa Nova, feita «com o maior desassombro e sem impedimento». De certo modo, esta conclusão contém e recapitula todo o dinamismo da Palavra de Deus: uma Palavra irrefreável na sua corrida para levar a salvação a todos. Na verdade, Lucas consagrara este livro à apresentação do caminho do Evangelho pelo mundo: o seu caminho tivera início em Jerusalém e vemo-lo agora chegar a Roma, donde poderá partir para novos horizontes, conforme os desígnios de Deus. As numerosas tribulações de Paulo não debilitaram o vigor da Palavra; antes pelo contrário, o barro frágil do Apóstolo serviu para pôr ainda em maior realce o tesouro da Boa Nova de Jesus, mostrando que a condução dos acontecimentos não pertence aos homens, mas ao Espírito Santo que torna fecunda a ação missionária da Igreja. No final deste percurso que nos permitiu seguir, juntos, a corrida do Evangelho pelo mundo, peçamos ao Espírito Santo que reavive em cada um de nós a vocação de evangelizadores felizes e corajosos; que nos torne capazes, como Paulo em Roma, de impregnar as nossas casas de Evangelho, fazendo delas cenáculos de fraternidade, onde acolhamos Cristo vivo que não cessa de vir ao nosso encontro em cada homem e em cada tempo.

    Santo Padre:

    Di cuore, saluto i pellegrini brasiliani della parrocchia Nostra Signora di La Salette, i gruppi dei salesiani di San Paolo e dei Focolari, e tutti i presenti di lingua portoghese. Benvenuti! Nulla vi impedisca di vivere e crescere nell’amicizia del Signore Gesù, e testimoniare a tutti la sua grande bontà e misericordia! Scenda generosamente la sua Benedizione su di voi e sulle vostre famiglie.

    Speaker:

    De coração, saúdo os peregrinos brasileiros da paróquia de Nossa Senhora da Salete, os grupos de salesianos de São Paulo e de focolares e todos os presentes de língua portuguesa. Sede bem-vindos! Que nada vos impeça de viver e crescer na amizade do Senhor Jesus, e testemunhar a todos a sua grande bondade e misericórdia! Desça generosamente a sua Bênção sobre vós e vossas famílias.

    [00055-PO.01] [Texto original: Português]

    In lingua araba

    Speaker:


    أيها الإخوة والأخوات الأعزاء، نختتم اليوم التعليم حول أعمال الرسل، مع المرحلة الرسوليّة الأخيرة للقديس بولس: روما. إلى هنا وصل رسول الأمم بعد رحلة طويلة وصعبة مطبوعة بالتهديدات والمخاطر وإنما أيضًا بلقاءات حفيّة وبالشّذا الطيّب لإيمان تلاميذ المسيح وإيحاءات الرب المعزّية والمشجّعة. مع وصول القديس بولس إلى قلب الإمبراطورية تنتهي رواية أعمال الرسل التي لا تُختتم باستشهاد بولس وإنما بزرع الكلمة الوافر، كلمة لا يمكن إيقافها بل تركض لكي تحمل الخلاص للجميع. في روما التقى بولس أولاً بإخوته في المسيح الذين استقبلوه وشدّدوا عزيمته وأظهروا له من خلال استقبالهم له أنّهم كانوا ينتظرون وصوله بشوق. بعدها سُمح لبولس أَن يُقيمَ في مَنزِلٍ خاصٍّ بِه مع الجُندِيِّ الَّذي يَحرُسُه. وبالرغم من كونه سجين تمكن بولس من لقاء أعيان اليهود ليشرح لهم كيف أُجبر على رفَع دَعواه إِلى قَيصَر ويحدّثهم عن ملكوت الله، "بِكُلِّ جُرأَةٍ، لا يَمنَعُه أَحَد" في بيت يستقبل جميع الذين يريدون أن ينالوا إعلان ملكوت الله ويعرفوا المسيح. أيها الإخوة والأخوات الأعزاء، في ختام هذه المسيرة التي عشناها معًا متّبعين مسيرة الإنجيل في العالم، ليعزز الروح القدس في كلِّ فردٍ منا الدعوة لكي نكون مبشّرين شجعان وفرحين. وليجعلنا نحن أيضًا، على مثال بولس، قادرين على أن نخصّب بيوتنا بالإنجيل ونجعلها عليّات أخوّة نستقبل فيها المسيح الحي الذي "للقائنا في كل إنسان وفي كل زمان".

    Santo Padre:

    Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua araba, in particolare a quelli provenienti dal Medio Oriente! Cari fratelli e sorelle, la gioia del Vangelo scaturisce dall’incontro con Gesù. È quando incontriamo il Signore che veniamo inondati da quell’amore di cui Lui solo è capace, e lì sta la sorgente dell’azione evangelizzatrice. Non ci trattenga dunque il timore di sbagliare e la paura di percorrere sentieri nuovi, perché le nostre povertà non sono ostacoli, ma strumenti preziosi, perché la grazia di Dio ama manifestarsi nella debolezza. Il Signore vi benedica!

    Speaker:

    أُرحّبُ بالحجّاجِ الناطقينَ باللغةِ العربية، وخاصةً بالقادمينَ من الشرق الأوسط. أيّها الإخوةُ والأخواتُ الأعزّاء، إنَّ فرح الإنجيل ينبعث من اللقاء بيسوع، لأننا عندما نلتقي بالرب يغمرنا ذلك الحب الذي وحده الله قادر على منحنا إياه، وهنا يكمن مصدر كل عمل البشارة. فلا يوقفنَّن إذًا الخوف بأن نخطئ أو أن نسير على دروب جديدة لأنّ ضعفنا ليس حاجزًا بل أداة ثمينة لأن نعمة الله تحب أن تظهر في ضعفنا. ليبارككُم الرب!

    [00056-AR.01] [Testo originale: Arabo]

    In lingua polacca

    Speaker:


    Wraz z przybyciem Pawła do Rzymu, serca Imperium, kończy się historia Dziejów Apostolskich, która nie zamyka się męczeńską śmiercią Pawła, ale obfitym zasiewem Słowa. Koniec relacji Łukasza, koncentrującej się na drodze Ewangelii w świecie, zawiera i podsumowuje cały dynamizm Słowa Bożego. Ewangelia, która rozpoczęła swoją wędrówkę w Jerozolimie, dotarła teraz do Rzymu, skąd będzie mogła znów wyruszyć ku nowym horyzontom, zgodnie z planami Boga. W Rzymie Paweł spotykał przede wszystkim swoich braci i siostry w Chrystusie, którzy przyjmują go i dodają mu odwagi (por. Dz 28, 15), a których serdeczna gościnność skłania do zastanowienia, jak bardzo oczekiwane i upragnione było jego przybycie. Potem pozwolono mu żyć na własny rachunek w areszcie domowym, z żołnierzem, który go pilnował. Paweł, mimo, że był więźniem, mógł spotykać się ze znaczącymi Żydami, aby wyjaśnić, dlaczego został zmuszony do odwołania się do Cezara oraz aby mówić im o królestwie Bożym. Starał się przekonać ich do Jezusa, wychodząc od Pisma Świętego i ukazując ciągłość pomiędzy nowością Chrystusa a „nadzieją Izraela” (Dz 28, 20). Paweł w głębi serca uznawał siebie za Żyda i widział w głoszonej przez siebie Ewangelii o Chrystusie, który umarł i zmartwychwstał, wypełnienie obietnic złożonych narodowi wybranemu. Łukasz kończy swoje dzieło, ukazując nie śmierć Pawła, lecz dynamizm Słowa, które „nie jest skrępowane” (2 Tm 2, 9). Dom Pawła, otwarty dla wszystkich serc poszukujących, jest obrazem Kościoła, który chociaż jest prześladowany i niezrozumiany, niestrudzenie przyjmuje matczynym sercem każdego mężczyznę i każdą kobietę, by głosić im miłość Ojca, który ukazał się w Jezusie Chrystusie.

    Santo Padre:

    Saluto cordialmente i pellegrini polacchi. Cari fratelli e sorelle, lo Spirito ravvivi in ciascuno di voi la chiamata ad essere evangelizzatori coraggiosi e gioiosi. Vi renda capaci di impregnare le vostre case di Vangelo e di renderle cenacoli di fraternità, dove accogliere il Cristo vivo, che viene incontro a noi in ogni uomo e in ogni tempo. Vi benedico di cuore!

    Speaker:

    Serdecznie pozdrawiam polskich pielgrzymów. Drodzy bracia i siostry, niech Duch ożywi w każdym z was powołanie do bycia odważnymi i radosnymi ewangelizatorami. Niech was uzdolni do nasycenia naszych domów Ewangelią i uczynienia ich wieczernikami braterstwa, abyście mogli przyjąć Chrystusa żywego, który przychodzi do nas w każdym człowieku i w każdym czasie. Z serca wam błogosławię!

    [00057-PL.01] [Testo originale: Polacco]

    In lingua italiana

    Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le Suore Francescane Alcantarine,– fanno rumore queste suore! - che celebrano il loro Capitolo Generale, e le incoraggio a mettere sempre più il proprio carisma a servizio della Chiesa. Saluto inoltre il Gruppo di Preghiera Padre Pio di Pariana, di San Carlo Terme e di Antona; i partecipanti all’Incontro promosso da BMW Italia; la Società Oftalmologica Italiana; e l’Associazione Kim.

    Saluto infine i giovani, gli anziani, gli ammalati e gli sposi novelli. Aprite il vostro cuore alle necessità della Chiesa, e, sull’esempio di Gesù, state vicini ai fratelli, costruendo un mondo più giusto.

    [00058-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    [B0026-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  2. #12
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    Le parole del Papa alla recita dell’Angelus, 19.01.2020


    Alle ore 12 di oggi, il Santo Padre Francesco si è affacciato alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli e i pellegrini riuniti in Piazza San Pietro.

    Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

    Prima dell’Angelus

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Questa seconda domenica del Tempo Ordinario si pone in continuità con l’Epifania e con la festa del Battesimo di Gesù. Il brano evangelico (cfr Gv 1,29-34) ci parla ancora della manifestazione di Gesù. Infatti, dopo essere stato battezzato nel fiume Giordano, Egli fu consacrato dallo Spirito Santo che si posò su di Lui e venne proclamato Figlio di Dio dalla voce del Padre celeste (cfr Mt 3,16-17 e par.). L’Evangelista Giovanni, a differenza degli altri tre, non descrive l’avvenimento, ma ci propone la testimonianza di Giovanni Battista. Egli è stato il primo testimone di Cristo. Dio lo aveva chiamato e lo aveva preparato per questo.

    Il Battista non può trattenere l’impellente desiderio di rendere testimonianza a Gesù e dichiara: «Io ho visto e ho testimoniato» (v. 34). Giovanni ha visto qualcosa di sconvolgente, cioè il Figlio amato di Dio solidale con i peccatori; e lo Spirito Santo gli ha fatto comprendere la novità inaudita, un vero ribaltamento. Infatti, mentre in tutte le religioni è l’uomo che offre e sacrifica qualcosa a Dio, nell’evento Gesù è Dio che offre il proprio Figlio per la salvezza dell’umanità. Giovanni manifesta il suo stupore e il suo consenso a questa novità portata da Gesù, mediante un’espressione pregnante che noi ripetiamo ogni volta nella Messa: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!» (v. 29).

    La testimonianza di Giovanni Battista ci invita a ripartire sempre di nuovo nel nostro cammino di fede: ripartire da Gesù Cristo, Agnello pieno di misericordia che il Padre ha dato per noi. Lasciarci nuovamente sorprendere dalla scelta di Dio di stare dalla nostra parte, di farsi solidale con noi peccatori, e di salvare il mondo dal male facendosene carico totalmente.

    Impariamo da Giovanni Battista a non presumere di conoscere già Gesù, di sapere già tutto di Lui (cfr v. 31). Non è così. Fermiamoci sul Vangelo, magari anche contemplando un’icona di Cristo, un “Volto santo”. Contempliamo con gli occhi e più ancora col cuore; e lasciamoci istruire dallo Spirito Santo, che dentro ci dice: È Lui! È il Figlio di Dio fattosi agnello, immolato per amore. Lui, Lui solo ha portato, Lui solo ha sofferto, ha espiato il peccato, il peccato di ognuno di noi, il peccato del mondo, e anche i miei peccati. Tutti. Li ha portati tutti su di sé e li ha tolti da noi, perché noi fossimo finalmente liberi, non più schiavi del male. Sì, ancora poveri peccatori siamo, ma non schiavi, no, non schiavi: figli, figli di Dio!

    La Vergine Maria ci ottenga la forza di rendere testimonianza al suo Figlio Gesù; di annunciarlo con gioia con una vita liberata dal male e una parola piena di fede meravigliata e riconoscente.

    [00077-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Dopo l’Angelus

    Cari fratelli e sorelle,

    oggi si svolge a Berlino una conferenza volta a discutere della crisi in Libia. Auspico vivamente che questo vertice, così importante, sia l’avvio di un cammino verso la cessazione delle violenze e una soluzione negoziata che conduca alla pace e alla tanto desiderata stabilità del Paese.

    Saluto tutti voi, cari pellegrini e fedeli romani. In particolare, i membri di alcune Confraternite di Sevilla, Spagna; i fedeli di Bielsko-Biała e di Poznań, Polonia; gli studenti del “Loras College” di Dubuque, Stati Uniti, e quelli di Vila Pouca de Aguiar, in Portogallo.

    Saluto i gruppi parrocchiali di Scandicci e Quarto d’Altino, quelli di San Giuseppe al Trionfale e di San Melchiade in Roma, come pure i ministranti di Corva, diocesi di Concordia-Pordenone, con i loro familiari.

    Mi fa piacere ricordare che il 2020 è stato designato a livello internazionale come “Anno dell’Infermiere e dell’Ostetrica”. Gli infermieri sono gli operatori sanitari più numerosi e più vicini agli ammalati, e le ostetriche compiono forse la più nobile tra le professioni. Preghiamo per tutti loro, perché possano svolgere al meglio il loro prezioso lavoro.

    A tutti auguro una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

    [00078-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    [B0035-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  3. #13
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    L’Udienza Generale, 22.01.2020


    L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 9.15 nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre Francesco ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

    Nel discorso in lingua italiana il Papa ha incentrato la sua meditazione sulla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani “Ci trattarono con gentilezza” (cfr At 28,2).

    Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti. Quindi ha rivolto un appello alla preghiera per la pace e il dialogo in occasione del capodanno lunare che si celebra il 25 gennaio.

    L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

    Catechesi del Santo Padre in lingua italiana

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    La catechesi di oggi è intonata alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Il tema di quest’anno, che è quello dell’ospitalità, è stato sviluppato dalle comunità di Malta e Gozo, a partire dal passo degli Atti degli Apostoli che narra dell’ospitalità riservata dagli abitanti di Malta a San Paolo e ai suoi compagni di viaggio, naufragati insieme con lui. Proprio a questo episodio mi riferivo nella catechesi di due settimane fa.

    Ripartiamo dunque dall’esperienza drammatica di quel naufragio. La nave su cui viaggia Paolo è in balia degli elementi. Da quattordici giorni sono in mare, alla deriva, e poiché né il sole né le stelle sono visibili, i viaggiatori si sentono disorientati, persi. Sotto di loro il mare s’infrange violento contro la nave ed essi temono che quella si spezzi sotto la forza delle onde. Dall’alto sono sferzati dal vento e dalla pioggia. La forza del mare e della tempesta è terribilmente potente e indifferente al destino dei naviganti: erano più di 260 persone!

    Ma Paolo che sa che non è così, parla. La fede gli dice che la sua vita è nelle mani di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, e che ha chiamato lui, Paolo, per portare il Vangelo sino ai confini della terra. La sua fede gli dice anche che Dio, secondo quanto Gesù ha rivelato, è Padre amorevole. Perciò Paolo si rivolge ai compagni di viaggio e, ispirato dalla fede, annuncia loro che Dio non permetterà che un capello del loro capo vada perduto.

    Questa profezia si avvera quando la nave si arena sulla costa di Malta e tutti i passeggeri raggiungono sani e salvi la terra ferma. E lì sperimentano qualcosa di nuovo. In contrasto con la brutale violenza del mare in tempesta, ricevono la testimonianza della “rara umanità” degli abitanti dell’isola. Questa gente, per loro straniera, si mostra attenta ai loro bisogni. Accendono un fuoco perché si riscaldino, offrono loro riparo dalla pioggia e del cibo. Anche se non hanno ancora ricevuto la Buona Novella di Cristo, manifestano l’amore di Dio in atti concreti di gentilezza. Infatti, l’ospitalità spontanea e i gesti premurosi comunicano qualcosa dell’amore di Dio. E l’ospitalità degli isolani maltesi è ripagata dai miracoli di guarigione che Dio opera attraverso Paolo sull’isola. Quindi, se la gente di Malta fu un segno della Provvidenza di Dio per l’Apostolo, anche lui fu testimone dell’amore misericordioso di Dio per loro.

    Carissimi, l’ospitalità è importante; ed è pure un’importante virtù ecumenica. Anzitutto significa riconoscere che gli altri cristiani sono veramente nostri fratelli e nostre sorelle in Cristo. Siamo fratelli. Qualcuno ti dirà: “Ma quello è protestante, quello ortodosso …” Sì, ma siamo fratelli in Cristo. Non è un atto di generosità a senso unico, perché quando ospitiamo altri cristiani li accogliamo come un dono che ci viene fatto. Come i maltesi – bravi questi maltesi - siamo ripagati, perché riceviamo ciò che lo Spirito Santo ha seminato in questi nostri fratelli e sorelle, e questo diventa un dono anche per noi, perché anche lo Spirito Santo semina le sue grazie dappertutto. Accogliere cristiani di un’altra tradizione significa in primo luogo mostrare l’amore di Dio nei loro confronti, perché sono figli di Dio – fratelli nostri -, e inoltre significa accogliere ciò che Dio ha compiuto nella loro vita. L’ospitalità ecumenica richiede la disponibilità ad ascoltare gli altri, prestando attenzione alle loro storie personali di fede e alla storia della loro comunità, comunità di fede con una altra tradizione diversa dalla nostra. L’ospitalità ecumenica comporta il desiderio di conoscere l’esperienza che altri cristiani fanno di Dio e l’attesa di ricevere i doni spirituali che ne derivano. E questa è una grazia, scoprire questo è una grazia. Io penso ai tempi passati, alla mia terra per esempio. Quando venivano alcuni missionari evangelici, un gruppetto di cattolici andava a bruciare le tende. Questo no: non è cristiano. Siamo fratelli, siamo tutti fratelli e dobbiamo fare l’ospitalità l’un l’altro.

    Oggi, il mare sul quale fecero naufragio Paolo e i suoi compagni è ancora una volta un luogo pericoloso per la vita di altri naviganti. In tutto il mondo uomini e donne migranti affrontano viaggi rischiosi per sfuggire alla violenza, per sfuggire alla guerra, per sfuggire alla povertà. Come Paolo e i suoi compagni sperimentano l’indifferenza, l’ostilità del deserto, dei fiumi, dei mari… Tante volte non li lasciano sbarcare nei porti. Ma, purtroppo, a volte incontrano anche l’ostilità ben peggiore degli uomini. Sono sfruttati da trafficanti criminali: oggi! Sono trattati come numeri e come una minaccia da alcuni governanti: oggi! A volte l’inospitalità li rigetta come un’onda verso la povertà o i pericoli da cui sono fuggiti.

    Noi, come cristiani, dobbiamo lavorare insieme per mostrare ai migranti l’amore di Dio rivelato da Gesù Cristo. Possiamo e dobbiamo testimoniare che non ci sono soltanto l’ostilità e l’indifferenza, ma che ogni persona è preziosa per Dio e amata da Lui. Le divisioni che ancora esistono tra di noi ci impediscono di essere pienamente il segno dell’amore di Dio. Lavorare insieme per vivere l’ospitalità ecumenica, in particolare verso coloro la cui vita è più vulnerabile, ci renderà tutti noi cristiani – protestanti, ortodossi, cattolici, tutti i cristiani - esseri umani migliori, discepoli migliori e un popolo cristiano più unito. Ci avvicinerà ulteriormente all’unità, che è la volontà di Dio per noi.

    [00088-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

    In lingua francese

    Speaker:


    Frères et sœurs, la catéchèse de ce jour est en lien avec la Semaine de prière pour l’unité des chrétiens dont le thème est, cette année, l’hospitalité. Cette hospitalité, Saint Paul et ses compagnons de voyage en ont bénéficié après leur arrivée à Malte. En contraste avec la brutalité du naufrage, ils reçoivent le témoignage d’une «rare humanité» de la part des habitants de l’île qui se montrent attentifs à leurs besoins. En retour Paul, opère des miracles parmi eux et leur annonce la bonne Nouvelle du Christ. L’hospitalité est une importante vertu œcuménique. Elle signifie reconnaître que les chrétiens de traditions différentes sont nos frères et sœurs. Les accueillir, c’est montrer l’amour de Dieu à leur égard, mais c’est aussi accueillir ce que Dieu a accompli dans leur vie. L’hospitalité œcuménique demande la disponibilité à écouter les autres chrétiens, en prêtant attention à leurs histoires personnelles de foi et à l’histoire de leurs communautés. Elle comporte le désir de connaître l’expérience que les autres font de Dieu. Comme chrétiens nous devons aussi travailler ensemble pour accueillir tous les naufragés que provoquent aujourd’hui les violences, les guerres, la pauvreté, et leur témoigner l’amour de Dieu révélé en Jésus-Christ.

    Santo-Padre:

    Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese. Fratelli e sorelle, cerchiamo di lavorare insieme per vivere l'ospitalità, specialmente verso i più vulnerabili. Ci renderà migliori come discepoli di Gesù Cristo e ci renderà un popolo cristiano più unito, che è quanto Dio desidera per noi. Dio vi benedica.

    Speaker:

    Je salue cordialement les pèlerins de langue française. Frères et sœurs, efforçons-nous de travailler ensemble pour vivre l’hospitalité, en particulier envers les personnes les plus vulnérables. Cela nous rendra meilleurs en tant que disciples de Jésus-Christ et fera de nous un peuple chrétien plus uni, qui est la volonté de Dieu pour nous. Que Dieu vous bénisse.

    [00089-FR.01] [Texte original: Français]

    In lingua inglese

    Speaker:


    Dear Brothers and Sisters: Today’s catechesis occurs in the Week of Prayer for Christian Unity, whose theme this year – on hospitality – was prepared by the Christian communities of Malta and Gozo. The theme is based on Saint Paul’s dramatic experience of being shipwrecked at Malta, and the welcome he and his companions received there. Indeed, in contrast to the sea’s violence, the survivors received “unusual kindness” (Acts 28:2), reflecting God’s love for them. This hospitality was then repaid when Paul healed many sick people, thus revealing God’s merciful love. Hospitality is an important ecumenical virtue, which is open to listening to the experience that other Christians have of God. When we welcome Christians of a different tradition we reveal God’s love to them and receive the gifts that the Holy Spirit has sown in them. In this way, we Christians are challenged to overcome our divisions and to show Christ’s love more effectively to others, especially the many migrants who, like Paul, face danger at sea, as they flee from peril. Working together like this will make us both better disciples of the Lord and more united as the People of God.

    Santo Padre:

    Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti all’odierna Udienza, specialmente i gruppi provenienti da Belgio, Corea, Australia e Stati Uniti d’America. Nel contesto della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, rivolgo un saluto particolare agli alunni dell’Istituto Ecumenico di Bossey. Saluto inoltre i sacerdoti dell’Istituto di Formazione Teologica Permanente del Pontificio Collegio Americano del Nord. Su di voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace del Signore Gesù Cristo. Dio vi benedica!

    Speaker:

    I greet the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, especially the groups from Belgium, Korea, Australia and the United States of America. In this Week of Prayer for Christian Unity, I offer a special greeting to the students from the Bossey Ecumenical Institute. I also greet the priests of the Institute for Continuing Theological Education of the Pontifical North American College. Upon all of you and your families, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. May God bless you!

    [00090-EN.01] [Original text: English]

    In lingua tedesca

    Speaker:


    Liebe Brüder und Schwestern, alljährlich begehen wir zusammen mit vielen anderen christlichen Gemeinschaften die Gebetswoche für die Einheit der Christen. In diesem Jahr wird sie von Malta und Gozo ausgerichtet und hat die „Gastfreundschaft“ zum Thema. Die Insel Malta erinnert uns an eine Episode aus der Apostelgeschichte, als das Schiff, das Paulus nach Rom bringen sollte, nach einem heftigen Sturm auf offener See treibt. Paulus, der vom Herrn berufen ist, das Evangelium bis an die Enden der Erde zu tragen, ermutigt die Mitreisenden, Vertrauen in Gott zu haben, denn „keinem wird ein Haar von seinem Kopf verloren gehen“ (Apg 27,34). So stranden sie auf Malta, bleiben unverletzt und werden von den Bewohnern der Insel mit „ungewöhnlicher Menschenfreundlichkeit“ (28,2) aufgenommen. Die Einheimischen, welche die Botschaft Christi noch nicht kennen, erweisen den Fremden große Aufmerksamkeit und werden so zu einem Zeichen der Vorsehung Gottes. Ihre Gastfreundschaft wird durch wunderbare Heilungen vergolten, die Gott durch Paulus wirkt. Gastfreundschaft ist auch eine wichtige Tugend für die Ökumene. Sie beschenkt den Geber. Wo wir unsere Brüder und Schwestern in Christus aufnehmen, erhalten wir sie als Geschenk zurück. Die geistlichen Gaben, die von ihnen ausgehen, bringen auch für uns reiche Frucht.

    Santo Padre:

    Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua tedesca. L’ospitalità, che noi pratichiamo specialmente nei confronti dei migranti, è una testimonianza per Cristo. Manifestiamo ai nostri concittadini che Dio ama tutti gli uomini e che ogni persona umana è preziosa per Lui. Lo Spirito Santo vi accompagni sul vostro cammino.

    Speaker:

    Einen herzlichen Gruß richte ich an die Pilger und Besucher deutscher Sprache. Die Gastfreundschaft, die wir vor allem den Migranten gewähren, ist ein Zeugnis für Christus. Wir machen unseren Mitbürgern deutlich, dass Gott alle Menschen liebt und jeder Einzelne für ihn kostbar ist. Der Heilige Geist geleite euch auf allen euren Wegen!

    [00091-DE.01] [Originalsprache: Deutsch]

    In lingua spagnola

    Queridos hermanos y hermanas:

    La catequesis de hoy se enmarca en la semana de oración por la unidad de los cristianos, que este año tiene como tema la hospitalidad, recordando el naufragio de Pablo en la isla de Malta.

    El texto de los Hechos de los Apóstoles nos presenta una situación desesperada. Pablo y sus compañeros, junto al resto de los tripulantes del barco en que viajaban, quedan a la deriva durante 14 días, perdidos y desorientados, a merced del mar embravecido. El Apóstol, sin embargo, desde su experiencia de fe, llama a la confianza en Dios que es para él un Padre amoroso.

    Providencialmente, todos se salvan y llegan a Malta, donde en abierto contraste con esa terrible experiencia que han sufrido, saborean el entrañable modo de hacer hospitalidad de los habitantes de la isla. Es significativo que aquellos hombres, que no conocían a Cristo, fueron capaces de manifestar el amor de Dios. La hospitalidad espontánea y su trato considerado comunican ese amor de Dios. Por parte suya, Pablo les muestra a ellos la misericordia de Dios, curando a los enfermos de la isla.

    Queridos hermanos: La hospitalidad es una virtud ecuménica; acoger a los cristianos de otras tradiciones significa mostrarles el amor de Dios, pero también acoger lo que Dios ha realizado en sus vidas y dejarnos recibir de las otras comunidades, es lo mismo. Estemos disponibles y abiertos, con el deseo de conocer su experiencia de fe, para vernos enriquecidos por ese don espiritual.

    Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, venidos de España y de Latinoamérica. Pidamos al Señor por todos cuantos sufren en el mar tempestuoso del desarraigo y el abandono, y comprometámonos a trabajar juntos, pidiendo al Señor el don de la unidad, de modo que como cristianos testimoniemos el amor premuroso de Dios por cada persona. Que el Señor los bendiga.

    [00092-ES.02] [Texto original: Español]

    In lingua portoghese

    Speaker:


    Estamos em pleno Oitavário de Oração pela Unidade dos Cristãos, que decorre de 18 a 25 deste mês de janeiro, sob o tema «Trataram-nos com gentileza». É um convite, dirigido a todos os crentes em Cristo, para cultivarmos a «hospitalidade», à semelhança do que fizeram os habitantes de Malta pelos náufragos que deram à costa daquela ilha e entre os quais estava o apóstolo Paulo: «Trataram-nos com invulgar humanidade, pois acenderam uma grande fogueira, junto à qual nos recolhemos todos». Embora então os malteses ainda não tivessem recebido a Boa Nova de Jesus Cristo, souberam manifestar o amor de Deus em atos concretos de gentileza. A hospitalidade é uma virtude ecuménica importante; significa, antes de tudo, reconhecer que os outros cristãos são verdadeiramente nossos irmãos em Cristo e, depois, dar-se conta daquilo que Deus fez na vida deles. A hospitalidade não é generosidade praticada em sentido único: quando acolhemos os outros cristãos, recebemo-los como um dom de Deus, de tal modo que aquilo que o Espírito Santo semeou neles, torna-se um dom para nós. Naturalmente, isto supõe em nós o desejo de conhecer a experiência que outros cristãos fizeram de Deus e de receber os dons espirituais que daí derivam. Enfim, a hospitalidade ecuménica exige a disponibilidade para ouvir os outros cristãos, prestando atenção às suas vidas pessoais de fé e à história da sua comunidade. Paulo e os restantes náufragos beneficiaram da gentileza dos Malteses; mas todos sabemos que, hoje, migrantes sem conta enfrentam igualmente viagens perigosas – e, tantas vezes, trágicas –, que embatem na indiferença e hostilidade de algumas comunidades humanas. Como cristãos, devemos trabalhar juntos para mostrar aos migrantes o amor de Deus revelado por Jesus Cristo: podemos e devemos testemunhar-lhes que não há só a hostilidade e a indiferença, mas cada pessoa é preciosa aos olhos de Deus e por Ele amada.

    Santo Padre:

    Carissimi pellegrini di lingua portoghese, benvenuti! Il Signore ci invita a perseverare nel cammino ecumenico. Intensifichiamo dunque l'offerta delle nostre preghiere e penitenze, assecondando la supplica di Gesù Cristo al Padre: «Io in loro e Tu in Me, perché siano perfetti nell’unità». Possa la benedizione di Dio scendere sui vostri passi e preghiere, individuali e in comune, per la piena unità dei cristiani.

    Speaker:

    Queridos peregrinos de língua portuguesa, sede bem-vindos! O Senhor convida-nos a perseverar no caminho ecuménico. Intensifiquemos, pois, a oferta das nossas preces e penitências, dando voz à súplica de Jesus Cristo ao Pai: «Eu neles e Tu em Mim, para que eles cheguem à perfeição da unidade». Desça a bênção de Deus sobre os vossos passos e preces, individuais e em comum, pela plena união dos cristãos!

    [00093-PO.01] [Texto original: Português]

    In lingua araba

    Speaker:


    أيها الإخوة والأخوات الأعزاء، يتمحور موضوع تعليم اليوم حول أسبوع الصلاة من أجل وحدة المسيحيين. إن موضوع هذه السنة والذي هو موضوع الضيافة قد طوّرته جماعات مالطا وغوزو إنطلاقًا من نص كتاب أعمال الرسل الذي يتحدّث عن الضيافة التي حفظها سكان مالطا للقديس بولس ورفاقه في السفر الذين نجوا من الغرق معه. عندما رست السفينة عند شاطئ مالطا وبلغ جميع المسافرون اليابسة سالمين. اختبروا هناك شيئًا جديدًا. بالتناقض مع عنف البحر الهائج نالوا شهادة "إنسانيّة نادرة" من قبل سكان الجزيرة. هؤلاء الأشخاص، الغرباء بالنسبة لهم، قد ظهروا متنبّهين لحاجاتهم. فبالرغم من أنّهم لم يكونوا قد نالوا بشرى المسيح السارة بعد، لكنّهم أظهروا محبّة الله من خلال أعمال لطف ملموسة. أيها الأعزاء، إنَّ الضيافة هي فضيلة مسكونيّة مهمّة. فهي تعني أولاً الاعتراف بأن المسيحيين الآخرين هم إخوتنا وأخواتنا في المسيح. وبالتالي فهي ليست عمل سخاء باتجاه واحد لأننا عندما نستقبل مسيحيين آخرين نحن نقبلهم كعطيّة مُنحت لنا. إن استقبال مسيحيين من تقليد آخر يعني أولاً إظهار محبة الله تجاههم، لأنّهم أبناء الله، كذلك يعني أيضًا قبول ما حققه الله في حياتهم. كذلك تتطلّب الضيافة المسكونيّة جهوزيّة للإصغاء للمسيحيين الآخرين والتنبّه لقصص إيمانهم الشخصيّة ولتاريخ جماعتهم. إن البحر الذي اختبر فيه بولس ورفاقه الغرق لا يزال اليوم أيضًا يشكل مكانًا خطيرًا على حياة مسافرين آخرين. ونجد في جميع أنحاء العالم رجالاً ونساء مهاجرين يواجهون رحلات خطيرة لكي يهربوا من العنف والحرب والفقر؛ وعلى مثال بولس ورفاقه يختبرون اللامبالاة وعدائيّة الصحراء والأنهار والبحار... لكنّهم وللأسف يواجهون أحيانًا أيضًا عدائية البشر. فيتمّ استغلالهم من قبل تجار مجرمين؛ ويتمُّ التعامل معهم كأعداد وكتهديد من قبل بعض الحكام؛ وأحيانًا ينبذهم غياب الضيافة كموجة نحو الفقر أو الأخطار التي كانوا قد هربوا منها. أيها الإخوة والأخوات الأعزاء، كمسيحيين، علينا أن نعمل معًا لكي نُظهر للمهاجرين محبّة الله التي أظهرها يسوع المسيح. لأنّ العمل معًا لكي نعيش الضيافة بشكل مميّز تجاه الذين يعيشون حياة هشّة، يجعلنا كائنات بشريّة أفضل وتلاميذًا أفضل وشعبًا مسيحيًّا أكثر وحدة.

    Santo Padre:

    Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua araba, in particolare a quelli provenienti dal Medio Oriente! Cari fratelli e sorelle, come cristiani non possiamo essere indifferenti di fronte al dramma delle vecchie e nuove povertà, delle solitudini più buie, del disprezzo e della discriminazione. Non possiamo rimanere insensibili, con il cuore anestetizzato, di fronte alla miseria di tanti innocenti. Lavoriamo insieme per mostrare a tutti l’amore di Dio rivelato da Gesù Cristo, e questo ci renderà esseri umani migliori, discepoli migliori e un popolo cristiano più unito. Il Signore vi benedica!

    Speaker:

    أُرحّبُ بالحجّاجِ الناطقينَ باللغةِ العربية، وخاصةً بالقادمينَ من الشرق الأوسط. أيّها الإخوةُ والأخواتُ الأعزّاء، لا يمكننا كمسيحيين أن نقف غير مبالين إزاء مأساة الفقر بأشكاله القديمة والجديدة، وأشكال العزلة المظلمة والاحتقار والتمييز. ولا يمكننا أن نقف غير مكترثين وقلبنا مخدّر أمام بؤس العديد من الأبرياء. لنعمل معًا لكي نُظهر للجميع محبّة الله التي أظهرها لنا يسوع المسيح، وهذا الأمر سيجعلنا كائنات بشريّة أفضل وتلاميذًا أفضل وشعبًا مسيحيًّا أكثر وحدة. ليبارككُم الرب!

    [00094-AR.01] [Testo originale: Arabo]

    In lingua polacca

    Speaker:


    Drodzy bracia i siostry, dzisiejsza katecheza nawiązuje do Tygodnia Modlitw o Jedność Chrześcijan. Jego tematem jest gościnność. Mówią o niej Dzieje Apostolskie, które wspominają o życzliwości okazanej przez mieszkańców Malty św. Pawłowi i jego towarzyszom podróży, po katastrofie okrętu, który miotany gwałtownym sztormem osiadł na mieliźnie u wybrzeży tej wyspy. Niespotykaną gościnność Maltańczyków, Apostoł Narodów odczytał jako znak Bożej Opatrzności. Nie znali jeszcze Ewangelii, a gesty ich dobroci i pomocy były przecież przejawem miłości Boga. Gościnność jest ważną cnotą ekumeniczną. Oznacza ona, że inni chrześcijanie są naszymi braćmi i siostrami w Chrystusie. Domaga się gotowości wysłuchania innych, poznania ich historii, ducha wiary, Bożego działania we wspólnotach. Podobnie, jak w czasach św. Pawła, także dzisiaj na tym samym morzu, wielu migrujących mężczyzn i kobiet podejmuje ryzyko podróży, by uciec przed przemocą, wojną, ubóstwem. Często doświadczają obojętności, grozy żywiołu morza, wrogości ludzi. Są wykorzystywani przez handlarzy, dla wielu są jakby zagrożeniem. Dlatego, jako chrześcijanie, współpracujmy gorliwie w duchu jedności, by ukazać tym naszym braciom, że zwycięża nie wrogość i obojętność, ale dobro. Niech nasza gościnność będzie znakiem dla wszystkich, że każda osoba jest cenna dla Boga i przez Niego miłowana.

    Santo Padre:

    Saluto cordialmente i pellegrini polacchi. Fratelli e sorelle, la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani ci invita alla fiduciosa preghiera per l’unità. Vi esorto a meditare e a realizzare con impegno il motto di questa Settimana: “Ci trattarono con gentilezza” (cfr At 28, 2). I vostri incontri ecumenici pervadano i cuori, favoriscano l’apertura all’altro, l’ospitalità, la reciproca comprensione, il dialogo, e la riconciliazione. Benedico di cuore voi qui presenti, i vostri cari e tutti coloro che si dedicano all’unità dei cristiani.

    Speaker:

    Witam serdecznie pielgrzymów polskich. Bracia i siostry, Tydzień Modlitw o Jedność Chrześcijan zaprasza nas do ufnej modlitwy o dar jedności. Zachęcam was do rozważania i gorliwego podjęcia hasła tego Tygodnia: „Życzliwymi bądźmy” (por. Dz 28, 2). Niech wasze spotkania ekumeniczne poruszają serca, pomogą w otwieraniu się na innych, we wzajemnym zrozumieniu, dialogu, pojednaniu i okazaniu gościnności. Was tu obecnych, waszych bliskich i tych, którzy oddają się posłudze na rzecz jedności chrześcijan, z serca błogosławię.

    [00095-PL.01] [Testo originale: Polacco]

    In lingua italiana

    Rivolgo un cordiale benvenuto ai fedeli di lingua italiana. In particolare, saluto le Suore di San Giuseppe di Chambéry e i giovani del Movimento dei Focolari.

    Saluto inoltre i pellegrini della Diocesi di Termoli-Larino, accompagnati dal Vescovo, Mons. Gianfranco De Luca; le Parrocchie, in particolare quelle di Gesualdo e di Aprilia; il Gruppo di Finanzialisti italiano, di Milano; l’Associazione culturale Musadoc, di Roma; e quello di Villafranca Sicula.

    Saluto infine i giovani, gli anziani, gli ammalati e gli sposi novelli. Sabato prossimo celebreremo la Festa della Conversione di San Paolo. L’esempio dell’Apostolo delle genti, ci sostenga nella missione di annunciare la salvezza di Cristo a tutti, impegnando le nostre energie migliori.

    [00096-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Appello del Santo Padre

    Il prossimo 25 gennaio, nell’Estremo Oriente e in varie altre parti del mondo, molti milioni di uomini e donne celebreranno il capodanno lunare.

    Invio a loro il mio saluto cordiale, augurando in particolare alle famiglie di essere luoghi di educazione alle virtù dell’accoglienza, della saggezza, del rispetto per ogni persona e dell’armonia con il creato.

    Invito tutti a pregare anche per la pace, per il dialogo e per la solidarietà tra le nazioni: doni quanto mai necessari al mondo di oggi.

    [00097-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0043-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

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    Udienza al Tribunale della Rota Romana in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Giudiziario, 25.01.2020


    Questa mattina il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza, nel Palazzo Apostolico Vaticano, i Prelati Uditori, gli Officiali, gli Avvocati e i Collaboratori del Tribunale della Rota Romana in occasione della solenne inaugurazione dell’Anno Giudiziario.

    Dopo il saluto del Decano del Tribunale della Rota Romana, S.E. Mons. Pio Vito Pinto, il Papa ha rivolto ai presenti il discorso che pubblichiamo di seguito:

    Discorso del Santo Padre

    Signor Decano,

    Reverendissimi Prelati Uditori,

    cari Officiali nella Rota Romana!

    Sono felice di potermi oggi incontrare con voi in occasione dell’inaugurazione del Nuovo Anno Giudiziario di codesto Tribunale. Ringrazio vivamente Sua Eccellenza il Decano per le nobili parole a me rivolte e per i saggi propositi metodologici formulati.

    Desidero ricollegarmi alla catechesi svolta nell’udienza generale di mercoledì 13 novembre 2019, offrendo oggi a voi un’ulteriore riflessione sul ruolo primario della coppia di sposi Aquila e Priscilla come modelli di vita coniugale. Infatti la Chiesa, per seguire Gesù, deve operare secondo tre condizioni avvalorate dallo stesso divino Maestro: itineranza, prontezza e decisione (cfr Angelus, 30 giugno 2019) La Chiesa è, per sua natura, in movimento, non resta tranquilla nel proprio recinto, è aperta ai più vasti orizzonti. La Chiesa è inviata a portare il Vangelo nelle strade e raggiungere periferie umane ed esistenziali. Ci fa ricordare la coppia di sposi neotestamentaria Aquila e Priscilla.

    Lo Spirito Santo ha voluto porre accanto all’Apostolo [Paolo] questo esempio mirabile di coppia di sposi itineranti: difatti, sia negli Atti degli Apostoli sia nella descrizione di Paolo non sono mai fermi, ma sempre in continuo movimento. E ci domandiamo come mai questo modello di sposi itineranti non abbia avuto, nella pastorale della Chiesa, una propria identità di sposi evangelizzatori per molti secoli. È quello di cui avrebbero bisogno le nostre parrocchie, soprattutto nelle zone urbane, nelle quali il parroco e i suoi collaboratori chierici mai potranno avere tempo e forza per raggiungere fedeli che, pur dichiarandosi cristiani, restano assenti dalla frequenza dei Sacramenti e privi, o quasi, della conoscenza di Cristo.

    Sorprende quindi, a distanza di tanti secoli, l’immagine moderna di questi santi sposi in movimento perché Cristo sia conosciuto: evangelizzavano essendo maestri della passione per il Signore e per il Vangelo, una passione del cuore che si traduce in gesti concreti di prossimità, di vicinanza ai fratelli più bisognosi, di accoglienza e di cura.

    Nel proemio alla riforma del Processo matrimoniale, ho insistito sulle due perle: prossimità e gratuità. Non va dimenticato questo. San Paolo trovò in questi sposi il modo di essere prossimo ai lontani, e li amò vivendo con loro più di un anno, a Corinto, perché sposi maestri di gratuità. Tante volte sento paura davanti al giudizio di Dio che noi avremo su queste due cose. Nel giudicare, sono stato prossimo al cuore della gente? Nel giudicare, ho aperto il cuore alla gratuità o sono stato preso da interessi commerciali? Il giudizio di Dio sarà molto forte su questo.

    Gli sposi cristiani dovrebbero apprendere da Aquila e Priscilla come innamorarsi di Cristo e farsi prossimi alle famiglie, prive spesso della luce della fede, non per la loro colpa soggettiva, ma perché lasciate al margine della nostra pastorale: pastorale d’élite che dimentica il popolo.

    Quanto vorrei che questo discorso non restasse soltanto una sinfonia di parole, ma spingesse, da una parte, i pastori, i vescovi, i parroci a cercare di amare, come fece l’Apostolo Paolo, coppie di sposi quali missionari umili e disponibili a raggiungere quelle piazze e quei palazzi delle nostre metropoli, nelle quali la luce del Vangelo e la voce di Gesù non giunge e non penetra. E, d’altra parte, sposi cristiani che abbiano l’ardire di scuotere il sonno, come fecero Aquila e Priscilla, capaci di essere agenti non diciamo in modo autonomo, ma certo carichi di coraggio fino al punto di svegliare dal torpore e dal sonno i pastori, forse troppo fermi o bloccati dalla filosofia del piccolo circolo dei perfetti. Il Signore è venuto a cercare i peccatori, non i perfetti.

    San Paolo VI, nella Lettera Enciclica Ecclesiam suam, osservava: «Bisogna, prima ancora di parlare, ascoltare la voce, anzi, il cuore dell’uomo; comprenderlo, e per quanto possibile rispettarlo e dove lo merita assecondarlo» (n. 90). Ascoltare il cuore dell’uomo.

    Si tratta, come ho raccomandato ai Vescovi italiani, di «ascoltare il gregge, […] porsi accanto alla gente, attenti a impararne la lingua, ad accostare ognuno con carità, affiancando le persone lungo le notti delle loro solitudini, delle loro inquietudini e dei loro fallimenti» (Discorso all’Assemblea generale della C.E.I., 19 maggio 2014).

    Dobbiamo essere consapevoli che non sono i pastori ad inventare, con la loro umana intraprendenza – sia pure in buona fede – le sante coppie cristiane; esse sono opera dello Spirito Santo, che è il protagonista della missione, sempre, e sono già presenti nelle nostre comunità territoriali. Sta a noi pastori illuminarle, dare loro visibilità, farne sorgenti di nuova capacità nel vivere il matrimonio cristiano; e anche custodirle perché non cadano nelle ideologie. Queste coppie, che lo Spirito certamente continua ad animare, devono essere pronte «a uscire da se stessi, aprirsi agli altri, a vivere la prossimità, lo stile di vita insieme, che trasforma ogni relazione interpersonale in un’esperienza di fraternità» (Catechesi 16 ottobre 2019). Pensiamo al lavoro pastorale nel catecumenato prematrimoniale e post-matrimoniale: sono queste coppie che devono farlo e andare avanti.

    Occorre vigilare perché non cadano nel pericolo del particolarismo, scegliendo di vivere in gruppi prescelti; al contrario, occorre «aprirsi all’universalità della salvezza» (ibid.). Infatti, se siamo grati a Dio per la presenza nella Chiesa di movimenti e associazioni che non trascurano la formazione di sposi cristiani, d’altronde si deve con forza affermare che la parrocchia è per sé il luogo ecclesiale dell’annuncio e della testimonianza; perché è in quel contesto territoriale che già vivono sposi cristiani degni di far luce, i quali possono essere testimoni attivi della bellezza e dell’amore coniugale e familiare (cfr Esort. ap. postsin. Amoris laetitia, 126-130).

    L’azione apostolica delle parrocchie, dunque, nella Chiesa si illumina della presenza di sposi come quelli del Nuovo Testamento, descritti da Paolo e da Luca: mai fermi, sempre in movimento, certamente con prole, secondo quanto ci è tramandato dall’iconografia delle Chiese orientali. Pertanto, i Pastori si lascino illuminare dallo Spirito anche oggi, affinché si avveri questo annuncio salvifico da parte di coppie spesso già pronte, ma non chiamate. Ci sono.

    Ecco, di coppie di sposi in movimento necessita oggi la Chiesa, dovunque nel mondo; partendo però idealmente dalle radici della Chiesa dei primi quattro secoli e cioè dalle catacombe, come fece San Paolo VI alla fine del Concilio recandosi nelle Catacombe di Domitilla. In quelle Catacombe, quel santo Pontefice affermò: «Qui il cristianesimo affondò le sue radici nella povertà, nell’ostracismo dei poteri costituiti, nella sofferenza di ingiuste e sanguinose persecuzioni; qui la Chiesa fu spoglia di ogni umano potere, fu povera, fu umile, fu pia, fu oppressa, fu eroica. Qui il primato dello Spirito di cui ci parla il Vangelo ebbe la sua oscura, quasi misteriosa, ma invitta affermazione, la sua testimonianza incomparabile, il suo martirio» (Omelia, 12 settembre 1965).

    Se lo Spirito non è invocato e dunque rimane sconosciuto e assente (cfr Omelia a S. Marta, 9 maggio 2016) nel contesto delle nostre Chiese particolari, saremo privi di quella forza che faccia delle coppie di sposi cristiani l’anima e la forma dell’evangelizzazione. In concreto: vivendo la parrocchia come quel territorio giuridico-salvifico, perché «casa tra le case», famiglia di famiglie (cfr Omelia ad Albano, 21 settembre 2019); Chiesa – cioè parrocchia – povera per i poveri; catena di sposi entusiasti e innamorati della loro fede nel Risorto, capaci di una nuova rivoluzione della tenerezza dell’amore, come Aquila e Priscilla, mai appagati o ripiegati su sé stessi.

    Verrebbe da pensare che questi santi sposi del Nuovo Testamento non ebbero tempo di mostrarsi stanchi. Così, in effetti, sono descritti da Paolo e da Luca, per i quali furono compagni quasi indispensabili, proprio perché non chiamati da Paolo ma suscitati dallo Spirito di Gesù. È qui che si fonda la loro dignità apostolica di sposi cristiani. È lo Spirito che li ha suscitati. Pensiamo a quando arriva il missionario in un posto: lì già c’è lo Spirito Santo che lo aspetta. Certo, lascia alquanto perplessi il fatto del lungo silenzio, nei secoli trascorsi, su queste sante figure della prima Chiesa.

    Invito e sollecito i fratelli Vescovi e i Pastori tutti a indicare questi santi sposi della prima Chiesa come compagni fedeli e luminosi dei Pastori di allora; come sostegno, oggi, ed esempio di come gli sposi cristiani, giovani e anziani, possano rendere il matrimonio cristiano sempre fecondo di figli in Cristo. Dobbiamo essere convinti, e vorrei dire sicuri, che nella Chiesa simili coppie di sposi sono già un dono di Dio e non per nostro merito, per il fatto che sono frutto dell’azione dello Spirito, che mai abbandona la Chiesa. Piuttosto, lo Spirito si attende l’ardore da parte dei Pastori, affinché non venga spenta la luce che queste coppie diffondono nelle periferie del mondo (cfr Gaudium et spes, 4-10).

    Lasciate, perciò, che rinnovi lo Spirito a non rassegnarsi a una Chiesa di pochi, quasi a gradire di rimanere solo lievito isolato, privi di quella capacità degli sposi del Nuovo Testamento di moltiplicarsi nell’umiltà e nell’obbedienza allo Spirito. Lo Spirito che illumina ed è capace di rendere salvifica la nostra attività umana e la nostra stessa povertà; è capace di rendere salvifica tutta la nostra attività; restando convinti che la Chiesa non cresce per proselitismo ma per attrazione – la testimonianza di queste persone attira –, e assicurando sempre e comunque la firma della testimonianza.

    Di Aquila e Priscilla non sappiamo se morirono martiri, ma di certo essi sono, per i nostri sposi di oggi, segno del martirio, almeno spirituale, cioè testimoni capaci di essere lievito che va nella farina, di essere lievito nella massa, che muore per diventare la massa (cfr Discorso alle Associazioni di famiglie cattoliche in Europa, 1 giugno 2017). Questo è possibile oggi, dovunque.

    Cari Giudici della Rota Romana, il buio della fede o il deserto della fede che le vostre decisioni, a partire già da un ventennio, hanno denunciato come possibile circostanza causale della nullità del consenso, offrono a me, come già al mio predecessore Benedetto XVI (cfr Allocuzioni alla Rota Romana 23 gennaio 2015 e 22 gennaio 2016; 22 gennaio 2011; cfr art. 14 Ratio procedendi del Motu proprio Mitis Iudex Dominus Iesus), il motivo di un grave e pressante invito ai figli della Chiesa nell’epoca che viviamo, a sentirsi tutti e singoli chiamati a consegnare al futuro la bellezza della famiglia cristiana.

    La Chiesa necessita ubicunque terrarum di coppie di sposi come Aquila e Priscilla, che parlino e vivano con l’autorità del Battesimo, che «non consiste nel comandare e farsi sentire, ma nell’essere coerenti, essere testimoni e per questo essere compagni di strada nella via del Signore» (Omelia a S. Marta, 14 gennaio 2020).

    Rendo grazie al Signore perché dà ancora oggi ai figli della Chiesa il coraggio e la luce per tornare agli inizi della fede e ritrovare la passione degli sposi Aquila e Priscilla, che siano riconoscibili in ogni matrimonio celebrato in Cristo Gesù.

    [00115-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    [B0050-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  5. #15
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    Celebrazione dei Secondi Vespri della Solennità della Conversione di San Paolo Apostolo, a conclusione della Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani, 25.01.2020


    Questo pomeriggio, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, il Santo Padre Francesco ha presieduto la celebrazione dei Secondi Vespri della solennità della Conversione di San Paolo Apostolo, a conclusione della 53.ma Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani sul tema: «Ci trattarono con gentilezza» (cfr. Atti degli Apostoli 28, 2).

    Hanno preso parte alla celebrazione i Rappresentanti delle altre Chiese e Comunità ecclesiali presenti a Roma.

    Al termine dei Vespri, prima della benedizione apostolica, l’Em.mo Card. Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, ha rivolto al Santo Padre un indirizzo di saluto.

    Pubblichiamo di seguito il testo dell’omelia che Papa Francesco ha pronunciato nel corso della celebrazione:

    Omelia del Santo Padre

    A bordo della nave che porta Paolo prigioniero a Roma ci sono tre diversi gruppi. Il più potente è composto dai soldati, sottoposti al centurione. Ci sono poi i marinai, dai quali naturalmente tutti i naviganti dipendono durante il lungo viaggio. Infine, ci sono i più deboli e vulnerabili: i prigionieri.

    Quando la nave si arena nei pressi delle coste di Malta, dopo essere stata per diversi giorni in balia della tempesta, i soldati pensano di uccidere i prigionieri per assicurarsi che nessuno fugga, ma vengono fermati dal centurione, che vuole salvare Paolo. Infatti, nonostante fosse tra i più vulnerabili, Paolo aveva offerto qualcosa di importante ai compagni di viaggio. Mentre tutti stavano perdendo ogni speranza di sopravvivere, l’Apostolo aveva portato un inatteso messaggio di speranza. Un angelo l’aveva rassicurato dicendogli: «Non temere, Paolo: Dio ha voluto conservarti tutti i tuoi compagni di navigazione» (At 27,24).

    La fiducia di Paolo si dimostra fondata e alla fine tutti i passeggeri si salvano e, una volta approdati a Malta, sperimentano l’ospitalità degli abitanti dell’isola, la loro gentilezza e umanità. Da questo importante particolare è stato tratto il tema della Settimana di preghiera che oggi si conclude.

    Cari fratelli e sorelle, questa narrazione degli Atti degli Apostoli parla anche al nostro viaggio ecumenico, diretto verso quell’unità che Dio ardentemente desidera. In primo luogo, ci dice che quanti sono deboli e vulnerabili, quanti hanno materialmente poco da offrire ma fondano in Dio la propria ricchezza possono donare messaggi preziosi per il bene di tutti. Pensiamo alle comunità cristiane: anche quelle più ridotte e meno rilevanti agli occhi del mondo, se fanno esperienza dello Spirito Santo, se vivono l’amore a Dio e al prossimo, hanno un messaggio da offrire all’intera famiglia cristiana. Pensiamo alle comunità cristiane emarginate e perseguitate. Come nel racconto del naufragio di Paolo, sono spesso i più deboli a portare il messaggio di salvezza più importante. Perché a Dio è piaciuto così: salvarci non con la forza del mondo, ma con la debolezza della croce (cfr 1 Cor 1,20-25). In quanto discepoli di Gesù, dobbiamo perciò stare attenti a non farci attirare da logiche mondane, ma metterci piuttosto in ascolto dei piccoli e dei poveri, perché Dio ama mandare i suoi messaggi per mezzo di loro, che più somigliano al suo Figlio fattosi uomo.

    Il racconto degli Atti ci ricorda un secondo aspetto: la priorità di Dio è la salvezza di tutti. Come dice l’angelo a Paolo: “Dio ha voluto conservarti tutti i tuoi compagni di navigazione”. È il punto su cui Paolo insiste. Anche noi abbiamo bisogno di ripetercelo: è nostro dovere attuare il desiderio prioritario di Dio, il quale, come scrive lo stesso Paolo, «vuole che tutti gli uomini siano salvati» (1 Tm 2,4).

    È un invito a non dedicarci esclusivamente alle nostre comunità, ma ad aprirci al bene di tutti, allo sguardo universale di Dio, che si è incarnato per abbracciare l’intero genere umano, ed è morto e risorto per la salvezza di tutti. Se, con la sua grazia, assimiliamo la sua visione, possiamo superare le nostre divisioni. Nel naufragio di Paolo ciascuno contribuisce alla salvezza di tutti: il centurione prende decisioni importanti, i marinai mettono a frutto le loro conoscenze e abilità, l’Apostolo incoraggia chi è senza speranza. Anche tra i cristiani ciascuna comunità ha un dono da offrire agli altri. Più guardiamo al di là degli interessi di parte e superiamo i retaggi del passato nel desiderio di avanzare verso l’approdo comune, più ci verrà spontaneo riconoscere, accogliere e condividere questi doni.

    E veniamo al un terzo aspetto, che è stato al centro di questa Settimana di preghiera: l’ospitalità. San Luca, nell’ultimo capitolo degli Atti degli Apostoli, dice a proposito degli abitanti di Malta: «Ci trattarono con gentilezza», oppure: «con rara umanità» (v. 2). Il fuoco acceso sulla riva per scaldare i naufraghi è un bel simbolo del calore umano che inaspettatamente li circonda. Anche il governatore dell’Isola si dimostra accogliente e ospitale con Paolo, che ricambia guarendo suo padre e poi tanti altri malati (cfr vv. 7-9). Infine, quando l’Apostolo e quelli che erano con lui partirono verso l’Italia, i maltesi li rifornirono generosamente di provviste (v. 10).

    Da questa Settimana di preghiera vorremmo imparare ad essere più ospitali, prima di tutto tra di noi cristiani, anche tra fratelli di diverse confessioni. L’ospitalità appartiene alla tradizione delle comunità e delle famiglie cristiane. I nostri vecchi ci hanno insegnato con l’esempio che alla tavola di una casa cristiana c’è sempre un piatto di minestra per l’amico di passaggio o il bisognoso che bussa. E nei monasteri l’ospite è trattato con grande riguardo, come fosse Cristo. Non perdiamo, anzi, ravviviamo queste usanze che sanno di Vangelo!

    Cari fratelli e sorelle, con questi sentimenti rivolgo i miei cordiali e fraterni saluti a Sua Eminenza il Metropolita Gennadios, rappresentante del Patriarcato ecumenico, a Sua Grazia Ian Ernest, rappresentante personale a Roma dell’Arcivescovo di Canterbury, e a tutti i rappresentanti delle diverse Chiese e Comunità ecclesiali qui convenuti. Saluto anche gli studenti dell’Ecumenical Institute of Bossey, in visita a Roma per approfondire la loro conoscenza della Chiesa Cattolica, e i giovani ortodossi e ortodossi orientali che qui studiano con una borsa di studio del Comitato di Collaborazione Culturale con le Chiese Ortodosse, operante presso il Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, che saluto e ringrazio. Insieme, senza mai stancarci, continuiamo a pregare per invocare da Dio il dono della piena unità tra noi.

    [00118-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    (...)


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  6. #16
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    Santa Messa celebrata dal Santo Padre Francesco in occasione della I Giornata della Parola di Dio, 26.01.2020


    Alle ore 10 di oggi, III Domenica del Tempo Ordinario, il Santo Padre Francesco ha celebrato la Santa Messa nella Basilica Vaticana in occasione della I Giornata della Parola di Dio.

    Pubblichiamo di seguito l’omelia che Papa Francesco ha pronunciato nel corso della Celebrazione Eucaristica, dopo la proclamazione del Vangelo:

    Omelia del Santo Padre

    «Gesù cominciò a predicare» (Mt 4,17). Così l’evangelista Matteo ha introdotto il ministero di Gesù. Egli, che è la Parola di Dio, è venuto per parlarci, con le sue parole e con la sua vita. In questa prima Domenica della Parola di Dio andiamo alle origini della sua predicazione, alle sorgenti della Parola di vita. Ci aiuta il Vangelo odierno (Mt 4,12-23), che ci dice come, dove e a chi Gesù incominciò a predicare.

    1. Come iniziò? Con una frase molto semplice: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino» (v. 17). Questa è la base di tutti i suoi discorsi: dirci che il regno dei cieli è vicino. Che cosa significa? Per regno dei cieli si intende il regno di Dio, ovvero il suo modo di regnare, di porsi nei nostri confronti. Ora, Gesù ci dice che il regno dei cieli è vicino, che Dio è vicino. Ecco la novità, il primo messaggio: Dio non è lontano, Colui che abita i cieli è sceso in terra, si è fatto uomo. Ha tolto le barriere, ha azzerato le distanze. Non ce lo siamo meritato noi: Egli è disceso, ci è venuto incontro. E questa vicinanza di Dio al suo popolo è un’abitudine sua, dall’inizio, anche dall’Antico Testamento. Diceva Lui al popolo: “Pensa: quale popolo ha i suoi dei così vicini, come io sono vicino a te?” (cfr Dt 4,7). E questa vicinanza si è fatta carne in Gesù.

    È un messaggio di gioia: Dio è venuto a visitarci di persona, facendosi uomo. Non ha preso la nostra condizione umana per senso di responsabilità, no, ma per amore. Per amore ha preso la nostra umanità, perché si prende quello che si ama. E Dio ha preso la nostra umanità perché ci ama e gratuitamente ci vuole dare quella salvezza che da soli non possiamo darci. Egli desidera stare con noi, donarci la bellezza di vivere, la pace del cuore, la gioia di essere perdonati e di sentirci amati.

    Allora capiamo l’invito diretto di Gesù: “Convertitevi”, ovvero “cambiate vita”. Cambiate vita perché è iniziato un modo nuovo di vivere: è finito il tempo di vivere per sé stessi, è cominciato il tempo di vivere con Dio e per Dio, con gli altri e per gli altri, con amore e per amore. Gesù ripete oggi anche a te: “Coraggio, ti sono vicino, fammi posto e la tua vita cambierà!”. Gesù bussa alla porta. Per questo il Signore ti dona la sua Parola, perché tu l’accolga come la lettera d’amore che ha scritto per te, per farti sentire che Egli ti è accanto. La sua Parola ci consola e incoraggia. Allo stesso tempo provoca la conversione, ci scuote, ci libera dalla paralisi dell’egoismo. Perché la sua Parola ha questo potere: di cambiare la vita, di far passare dall’oscurità alla luce. Questa è la forza della sua Parola.

    2. Se vediamo dove Gesù cominciò a predicare, scopriamo che iniziò proprio dalle regioni allora ritenute “oscure”. La prima Lettura e il Vangelo ci parlano infatti di coloro che stavano «in regione e ombra di morte»: sono gli abitanti della «terra di Zabulon e di Neftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti» (Mt 4,15-16; cfr Is 8,23-9,1). Galilea delle genti: la regione dove Gesù iniziò a predicare veniva chiamata così perché era abitata da genti diverse e risultava un vero e proprio miscuglio di popoli, lingue e culture. Vi era infatti la Via del mare, che rappresentava un crocevia. Lì vivevano pescatori, commercianti e stranieri: non era certo il luogo dove si trovava la purezza religiosa del popolo eletto. Eppure Gesù cominciò da lì: non dall’atrio del tempio di Gerusalemme, ma dalla parte opposta del Paese, dalla Galilea delle genti, da un luogo di confine. Cominciò da una periferia.

    Possiamo cogliervi un messaggio: la Parola che salva non va in cerca di luoghi preservati, sterilizzati, sicuri. Viene nelle nostre complessità, nelle nostre oscurità. Oggi come allora Dio desidera visitare quei luoghi dove pensiamo che Egli non arrivi. Quante volte siamo invece noi a chiudere la porta, preferendo tener nascoste le nostre confusioni, le nostre opacità e doppiezze. Le sigilliamo dentro di noi, mentre andiamo dal Signore con qualche preghiera formale, stando attenti che la sua verità non ci scuota dentro. E questa è un’ipocrisia nascosta. Ma Gesù, dice oggi il Vangelo, «percorreva tutta la Galilea […] annunciando il vangelo e guarendo ogni sorta di infermità» (v. 23): attraversava tutta quella regione multiforme e complessa. Allo stesso modo non ha paura di esplorare i nostri cuori, i nostri luoghi più aspri e difficili. Egli sa che solo il suo perdono ci guarisce, solo la sua presenza ci trasforma, solo la sua Parola ci rinnova. A Lui che ha percorso la Via del mare, apriamo le nostre vie più tortuose – quelle che noi abbiamo dentro e che non vogliamo vedere o nascondiamo –, lasciamo entrare in noi la sua Parola, che è «viva, efficace, […] e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore» (Eb 4,12).

    3. Infine, a chi cominciò a parlare Gesù? Il Vangelo dice che «mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli […] che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: “Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini”» (Mt 4,18-19). I primi destinatari della chiamata furono dei pescatori: non persone accuratamente selezionate in base alle capacità o uomini pii che stavano nel tempio a pregare, ma gente comune che lavorava.

    Notiamo quello che Gesù disse loro: vi farò pescatori di uomini. Parla a dei pescatori e usa un linguaggio loro comprensibile. Li attira a partire dalla loro vita: li chiama lì dove sono e come sono, per coinvolgerli nella sua stessa missione. «Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono» (v. 20). Perché subito? Semplicemente perché si sentirono attratti. Non furono veloci e pronti perché avevano ricevuto un ordine, ma perché erano stati attirati dall’amore. Per seguire Gesù non bastano i buoni impegni, occorre ascoltare ogni giorno la sua chiamata. Solo Lui, che ci conosce e ci ama fino in fondo, ci fa prendere il largo nel mare della vita. Come fece con quei discepoli che lo ascoltarono.

    Perciò abbiamo bisogno della sua Parola: di ascoltare, in mezzo alle migliaia di parole di ogni giorno, quella sola Parola che non ci parla di cose, ma ci parla di vita.

    Cari fratelli e sorelle, facciamo spazio dentro di noi alla Parola di Dio! Leggiamo quotidianamente qualche versetto della Bibbia. Cominciamo dal Vangelo: teniamolo aperto sul comodino di casa, portiamolo in tasca con noi o nella borsa, visualizziamolo sul cellulare, lasciamo che ogni giorno ci ispiri. Scopriremo che Dio ci è vicino, che illumina le nostre tenebre, e che con amore conduce al largo la nostra vita.

    [00121-IT.02] [Testo originale italiano]

    (...)


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  7. #17
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    Le parole del Papa alla recita dell’Angelus, 26.01.2020


    Alle ore 12 di oggi, III Domenica del Tempo Ordinario, il Santo Padre Francesco si è affacciato alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli e i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro per il consueto appuntamento domenicale.

    Presenti oggi, tra gli altri, anche i Ragazzi dell’Azione Cattolica della Diocesi di Roma che hanno concluso, con la “Carovana della Pace”, il mese di gennaio da loro tradizionalmente dedicato al tema della pace. Al termine della preghiera dell’Angelus, due ragazzi appartenenti a due diverse parrocchie romane, invitati nell’appartamento pontificio, hanno letto un messaggio a nome dell’ACR di Roma.

    Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

    Prima dell’Angelus

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Il Vangelo di oggi (cfr Mt 4,12-23) ci presenta l’inizio della missione pubblica di Gesù. Questo avvenne in Galilea, una terra di periferia rispetto a Gerusalemme, e guardata con sospetto per la mescolanza con i pagani. Da quella regione non ci si aspettava nulla di buono e di nuovo; invece, proprio lì Gesù, che era cresciuto a Nazaret di Galilea, incomincia la sua predicazione.

    Egli proclama il nucleo centrale del suo insegnamento sintetizzato nell’appello: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino» (v. 17). Questo annuncio è come un potente fascio di luce che attraversa le tenebre e fende la nebbia, ed evoca la profezia di Isaia che si legge nella notte di Natale: «Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che camminavano in terra tenebrosa una luce rifulse (9,1). Con la venuta di Gesù, luce del mondo, Dio Padre ha mostrato all’umanità la sua vicinanza e amicizia. Esse ci sono donate gratuitamente al di là dei nostri meriti. La vicinanza di Dio e l’amicizia di Dio non sono un merito nostro: sono un dono gratuito di Dio. Noi dobbiamo custodire questo dono.

    L’appello alla conversione, che Gesù rivolge a tutti gli uomini di buona volontà, si comprende in pienezza proprio alla luce dell’evento della manifestazione del Figlio di Dio, su cui abbiamo meditato nelle scorse domeniche. Tante volte risulta impossibile cambiare vita, abbandonare la strada dell’egoismo, del male, abbandonare la strada del peccato perché si incentra l’impegno di conversione solo su sé stessi e sulle proprie forze, e non su Cristo e il suo Spirito. Ma la nostra adesione al Signore non può ridursi ad uno sforzo personale, no. Credere questo anche sarebbe un peccato di superbia. La nostra adesione al Signore non può ridursi ad uno sforzo personale, deve invece esprimersi in un’apertura fiduciosa del cuore e della mente per accogliere la Buona Notizia di Gesù. È questa – la Parola di Gesù, la Buona Notizia di Gesù, il Vangelo – che cambia il mondo e i cuori! Siamo chiamati, pertanto, a fidarci della parola di Cristo, ad aprirci alla misericordia del Padre e lasciarci trasformare dalla grazia dello Spirto Santo.

    È da qui che comincia il vero percorso di conversione. Proprio come è capitato ai primi discepoli: l’incontro con il Maestro divino, col suo sguardo, con la sua parola ha dato loro la spinta a seguirlo, a cambiare vita mettendosi concretamente al servizio del Regno di Dio. L’incontro sorprendente e decisivo con Gesù ha dato inizio al cammino dei discepoli, trasformandoli in annunciatori e testimoni dell’amore di Dio verso il suo popolo. Ad imitazione di questi primi araldi e messaggeri della Parola di Dio, ciascuno di noi possa muovere i passi sulle orme del Salvatore, per offrire speranza a quanti ne sono assetati.

    La Vergine Maria, alla quale ci rivolgiamo in questa preghiera dell’Angelus, sostenga questi propositi e li avvalori con la sua materna intercessione.

    [01239-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Dopo l’Angelus

    Cari fratelli e sorelle!

    Oggi per la prima volta celebriamo la Domenica della Parola di Dio, istituita per celebrare e accogliere sempre meglio il dono che Dio ha fatto e quotidianamente fa della sua Parola al suo Popolo. Ringrazio le Diocesi, ringrazio le comunità che hanno proposto iniziative per richiamare la centralità della Sacra Scrittura nella vita della Chiesa.

    Domani ricorre il 75° anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Davanti a questa immane tragedia, a questa atrocità, non è ammissibile l’indifferenza ed è doverosa la memoria. Domani siamo tutti invitati a fare un momento di preghiera e di raccoglimento, dicendo ciascuno nel proprio cuore: mai più, mai più!

    Si celebra oggi la Giornata mondiale dei malati di morbo di Hansen. Siamo vicini a tutte le persone che ne sono affette e a quanti in diversi modi si prendono cura di loro.

    Desidero anche essere vicino e pregare per le persone malate a causa del virus che si è diffuso in Cina. Il Signore accolga i defunti nella sua pace, conforti le famiglie e sostenga il grande impegno della comunità cinese, già messo in atto per combattere l’epidemia.

    Saluto tutti voi, venuti dall’Italia e da diversi Paesi, in particolare i pellegrini di Valencia, Salamanca, Burgos, Santander e Valladolid; gli studenti e gli educatori di Murcia, Cuenca, Badajoz, e quelli di Panamá.

    Saluto i fedeli di Tursi e il gruppo UNITALSI del Lazio, che facilita la partecipazione delle persone disabili alle Udienze generali e all’Angelus, e che oggi distribuisce il Messalino con la Parola di Dio di ogni giorno.

    Adesso sono arrivati i compagni [due ragazzi dell’ACR accanto al Papa]. Saluto con affetto i ragazzi e le ragazze dell’Azione Cattolica, delle parrocchie e delle scuole cattoliche della Diocesi di Roma! Anche quest’anno, accompagnati dal Vescovo Ausiliare Mons. Selvadagi, dai vostri genitori ed educatori e dai sacerdoti assistenti, siete venuti numerosi al termine della “Carovana della Pace”. Vi ringrazio per questa iniziativa. Ed ora ascoltiamo insieme il messaggio che i vostri amici, qui accanto a me, ci leggeranno.

    [Lettura del messaggio e al termine lancio di palloncini]

    Auguro a tutti una buona domenica. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

    [01240-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    [B0055-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  8. #18
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    L’Udienza Generale, 29.01.2020


    L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 9.05 nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre Francesco ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

    Nel discorso in lingua italiana il Papa ha iniziato un nuovo ciclo di catechesi sulle Beatitudini (Brano biblico Dal Vangelo secondo Matteo 5, 1-11.)

    Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

    L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

    Catechesi del Santo Padre in lingua italiana

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Iniziamo oggi una serie di catechesi sulle Beatitudini nel Vangelo di Matteo (5,1-11). Questo testo che apre il “Discorso della montagna” e che ha illuminato la vita dei credenti, anche di tanti non credenti. È difficile non essere toccati da queste parole di Gesù, ed è giusto il desiderio di capirle e di accoglierle sempre più pienamente. Le Beatitudini contengono la “carta d’identità” del cristiano - questa è la nostra carta d’identità -, perché delineano il volto di Gesù stesso, il suo stile di vita.

    Ora inquadriamo globalmente queste parole di Gesù; nelle prossime catechesi commenteremo le singole Beatitudini, una a una.

    Anzitutto è importante come avvenne la proclamazione di questo messaggio: Gesù, vedendo le folle che lo seguono, sale sul dolce pendio che circonda il lago di Galilea, si mette a sedere e, rivolgendosi ai suoi discepoli, annuncia le Beatitudini. Dunque il messaggio è indirizzato ai discepoli, ma all’orizzonte ci sono le folle, cioè tutta l’umanità. È un messaggio per tutta l’umanità.

    Inoltre, il “monte” rimanda al Sinai, dove Dio diede a Mosè i Comandamenti. Gesù inizia a insegnare una nuova legge: essere poveri, essere miti, essere misericordiosi… Questi “nuovi comandamenti” sono molto più che delle norme. Infatti, Gesù non impone niente, ma svela la via della felicità – la sua via – ripetendo otto volte la parola “beati”.

    Ogni Beatitudine si compone di tre parti. Dapprima c’è sempre la parola “beati”; poi viene la situazione in cui si trovano i beati: la povertà di spirito, l’afflizione, la fame e la sete della giustizia, e via dicendo; infine c’è il motivo della beatitudine, introdotto dalla congiunzione “perché”: “Beati questi perché, beati coloro perché …” Così sono le otto Beatitudini e sarebbe bello impararle a memoria per ripeterle, per avere proprio nella mente e nel cuore questa legge che ci ha dato Gesù.

    Facciamo attenzione a questo fatto: il motivo della beatitudine non è la situazione attuale ma la nuova condizione che i beati ricevono in dono da Dio: “perché di essi è il regno dei cieli”, “perché saranno consolati”, “perché erediteranno la terra”, e così via.

    Nel terzo elemento, che è appunto il motivo della felicità, Gesù usa spesso un futuro passivo: “saranno consolati”, “riceveranno in eredità la terra”, “saranno saziati”, “saranno perdonati”, “saranno chiamati figli di Dio”.

    Ma cosa vuol dire la parola “beato”? Perché ognuna delle otto Beatitudini incomincia con la parola “beato”? Il termine originale non indica uno che ha la pancia piena o se la passa bene, ma è una persona che è in una condizione di grazia, che progredisce nella grazia di Dio e che progredisce sulla strada di Dio: la pazienza, la povertà, il servizio agli altri, la consolazione … Coloro che progrediscono in queste cose sono felici e saranno beati.

    Dio, per donarsi a noi, sceglie spesso delle strade impensabili, magari quelle dei nostri limiti, delle nostre lacrime, delle nostre sconfitte. È la gioia pasquale di cui parlano i fratelli orientali, quella che ha le stimmate ma è viva, ha attraversato la morte e ha fatto esperienza della potenza di Dio. Le Beatitudini ti portano alla gioia, sempre; sono la strada per raggiungere la gioia.

    Ci farà bene prendere il Vangelo di Matteo oggi, capitolo quinto, versetto da uno a undici e leggere le Beatitudini - forse alcune volte in più, durante la settimana - per capire questa strada tanto bella, tanto sicura della felicità che il Signore ci propone.

    [00128-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

    In lingua francese

    Speaker:


    Frères et sœurs, aujourd’hui nous commençons une série de catéchèses sur les Béatitudes de l’Evangile selon saint Matthieu qui nous introduisent dans le Discours de Jésus sur la montagne. Ce texte, qui a illuminé la vie des croyants et même des non croyants, contient la “carte d’identité” du chrétien. En effet, le message des Béatitudes est adressé non seulement aux disciples, mais aussi à toute l’humanité. La montagne, dans l’Evangile, renvoie au Sinaï où Dieu donna les “Dix paroles” à Moïse. Cependant, il n’est plus question de tempêtes terrifiantes, mais de la douce force de la Bonne Nouvelle. Jésus y révèle le chemin du bonheur. Il ne s’agit pas ici d’un bonheur qui s’apparente aux joies passagères ou aux plaisirs, mais plutôt d’un bonheur qui sait vivre avec la souffrance. La finalité des Béatitudes réside dans la condition nouvelle que les bienheureux reçoivent comme don de Dieu. Dans cette prédication inaugurale, Jésus indique huit “portes” pour faire l’expérience de la puissance et de la providence de Dieu. En fait, le bienheureux est une personne qui est dans une condition de grâce, qui progresse dans la grâce de Dieu. Ainsi, le bonheur qui vient de Dieu, c’est la paix que le Christ nous donne.

    Santo-Padre:

    Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese, i gruppi di Belgio e Francia, in particolare i giovani di Parigi e di Saint Cloud. Le Beatitudini ci insegnano che Dio, per donarsi a noi, spesso sceglie percorsi impensabili, quelli dei nostri limiti, delle nostre lacrime, delle nostre sconfitte. Chiediamo al Signore lo Spirito delle Beatitudini in modo da poter sperimentare il potere di Dio, manifestato nelle nostre sofferenze quotidiane. Dio vi benedica!

    Speaker:

    Je salue cordialement les pèlerins de langue française, les groupes venus de Belgique et de France, particulièrement les jeunes venus de Paris et de Saint Cloud. Les Béatitudes nous enseignent que Dieu, pour se donner à nous, choisit souvent des chemins impensables, ceux de nos limites, de nos larmes, de nos défaites. Demandons au Seigneur l’esprit des Béatitudes afin que nous puissions faire l’expérience de la puissance de Dieu qui se manifeste dans nos souffrances quotidiennes. Que Dieu vous bénisse!

    [00129-FR.01] [Texte original: Français]

    In lingua inglese

    Speaker:


    Dear Brothers and Sisters: Today we begin a new series of catechesis on the Beatitudes in Matthew’s Gospel. Jesus’ teaching provides a kind of “identity card” for Christians. Like Moses on Sinai, Jesus gives these “new commandments” from a hillside. He does not impose them but instead proposes them as the path to true happiness in the future that God promises to his faithful people. Each Beatitude is composed of three parts: the opening word “Blessed”, followed by the situation in which those who are called blessed find themselves – poor in spirit, mourning, thirsting for justice – and finally the reason for which they are blessed. The Beatitudes teach that we are blessed not by our present situation, but rather by the new condition that is ours by God’s grace. This first sermon of Jesus thus presents eight “doors” through which we can encounter the power of God’s love to transform our lives and history. The Beatitudes point us beyond our limitations, tears and failures towards that Paschal joy born of Christ’s own victorious passage from death to life.

    Santo Padre:

    Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti all’odierna Udienza, specialmente i gruppi provenienti dagli Stati Uniti d’America. Su di voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace del Signore Gesù Cristo. Dio vi benedica!

    Speaker:

    I greet the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, especially the groups from the United States of America. Upon all of you and your families, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. May God bless you!

    [00130-EN.01] [Original text: English]

    In lingua tedesca

    Speaker:


    Liebe Brüder und Schwestern, heute beginnen wir eine neue Reihe von Katechesen über die Seligpreisungen. Sie bilden den Anfang der Bergpredigt und stellen gleichsam den Personalausweis des Christen dar. Der Herr richtet diese Botschaft an seine Jünger wie auch an die vielen Menschen, die ihm zuhören und für die ganze Menschheit stehen. Jesus knüpft dabei an die Zehn Gebote und an das Gesetz des Alten Bundes an, legt uns aber nicht einfach die Beobachtung von Vorschriften auf. Vielmehr offenbart er uns den Weg, seinen Weg zum Glück. Es ist eine Botschaft der Freude, die aber nicht mit vorübergehenden Genüssen zu verwechseln ist. Diese Freude kann nämlich auch mit dem Leiden bestehen, nicht selten ist sie sogar dessen Frucht. Jede der acht Seligpreisungen gliedert sich in drei Teile: Zuerst steht das Wort „selig“, darauf folgt die Situation der Seligen und schließlich wird der Grund für die Seligpreisung genannt. Dieser findet sich nicht in der beschriebenen Situation, sondern im neuen Leben der Gnade, das Gott uns schenkt. Jesus zeigt uns somit in den Seligpreisungen acht „Türen“ auf, die uns oftmals über unsere Niederlagen hin zur österlichen Freude führen, die von Gott her kommt und das Herz des Menschen zu erfüllen vermag.

    Santo Padre:

    Saluto di cuore i pellegrini di lingua tedesca. Il Signore affini la nostra sensibilità per ciò che conta realmente nella vita, il suo amore che solo ci può rendere felici. Con la sua grazia, progrediamo incessamente nel cammino della beatitudini. Lo Spirito Santo sia la nostra guida in ogni momento.

    Speaker:

    Von Herzen grüße ich die Pilger deutscher Sprache. Der Herr schärfe unseren Blick für das, was im Leben wirklich zählt, seine Liebe, die uns allein glücklich zu machen vermag. Schreiten wir mit seiner Gnade unaufhörlich auf dem Weg der Seligpreisungen voran. Möge der Heilige Geist uns jederzeit führen.

    [00131-DE.01] [Originalsprache: Deutsch]

    In lingua spagnola

    Queridos hermanos y hermanas:

    Comenzamos hoy una serie de catequesis sobre las bienaventuranzas en el Evangelio de san Mateo. Las Bienaventuranzas son la “carta de identidad” del cristiano, porque describen el rostro y el estilo de la vida de Jesús.

    El Evangelio nos dice que Jesús, al ver al gentío que lo seguía, subió al monte, se sentó y dirigiéndose a sus discípulos, proclamó las Bienaventuranzas. El mensaje estaba dirigido a sus discípulos, pero también a la gente; es decir, a los otros, a toda la humanidad. Además, el monte donde predica Jesús, nos recuerda al Sinaí, donde Dios dictó a Moisés los diez mandamientos. Ahora, con las bienaventuranzas, Jesús nos da los “nuevos mandamientos”, que no son normas, sino que señalan el camino de la felicidad que Él nos propone.

    Cada Bienaventuranza está compuesta de tres partes: Inicia con la palabra “bienaventurados” o “felices”, sigue con la situación en que estos se encuentran, y termina con el motivo por el cual serán felices, introducido por la conjunción “porque”, etc. ¿Qué significa la palabra “feliz”, “bienaventurado”? Viene del griego, que significa el que está en condición de gracia, la persona que avanza en la amistad con Dios. Esto es importante: Las Bienaventuranzas iluminan las acciones de la vida cristiana y revelan que la presencia de Dios en nosotros nos hace verdaderamente felices. En ocasiones, Dios elige caminos difíciles de entender —a veces, no entendemos porqué nos pasan ciertas cosas—, por ejemplo, el de nuestros propios límites y el de nuestras derrotas, pero es allí donde manifiesta la fuerza de su salvación y nos concede la verdadera alegría.

    Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, venidos de España y de Latinoamérica. De modo especial saludo a los alumnos y a los profesores del Colegio San Ildefonso de Almería. Los animo, los animo a leer detenidamente el texto de la Bienaventuranzas. Hoy por ejemplo, tómense un ratito, capítulo quinto de San Mateo, versículo 1 al 11, y lo lean, léanlo y si les gusta también mañana, léanlo, les va hacer bien; y pidan a Dios la gracia para poder vivirlas en medio del mundo en que nos encontramos. Y esto nos va a dar una gran alegría. Que Dios los bendiga.

    [00132-ES.02] [Texto original: Español]

    In lingua portoghese

    Speaker:


    O texto das «Bem-aventuranças» oferece-nos o «Bilhete de Identidade» do cristão, apresentando-nos o estilo de vida de Jesus, a norma de vida do cristão. Nelas Jesus não impõe nada; apenas revela o caminho da felicidade, o seu caminho, repetindo oito vezes a palavra «felizes…». Cada «Bem-aventurança» compõe-se de três partes: primeiro, a palavra «felizes»; depois, a situação em que se encontram estes felizardos: pobreza, aflição, injustiça, guerra, perseguição, etc.; e finalmente o motivo de tal felicidade, introduzido pela palavra «porque…». Se repararmos bem nos vários motivos, constatamos que dizem respeito não à situação atual, mas à nova condição que os Bem-aventurados receberão de Deus. De facto, ao indicar tais motivos, Jesus usa frequentemente um futuro passivo: serão consolados, serão saciados, etc. Trata-se do chamado «passivo divino», ou seja, para evitar nomear o santo Nome de Deus em vão, o judeu usava o verbo no passivo, bem ciente, porém, de que o sujeito não nomeado é Deus: sim, é Ele que realiza tudo isto, a iniciativa é sempre d’Ele. Assim, as Bem-aventuranças indicam oito portas pelas quais se pode experimentar a força e a providência de Deus: só Ele pode saciar o coração do homem. E, para Se dar a nós, muitas vezes escolhe estradas impensáveis, tais como a das nossas limitações, das nossas lágrimas, das nossas derrotas; pois, a esta felicidade que vem de Deus, aplicam-se as palavras ditas por Jesus a propósito da paz trazida por Ele: «Não é como a dá o mundo, que Eu vo-la dou» (Jo 14, 27). Aqui pensamos na alegria pascal de Cristo que está vivo e glorioso, mas traz os estigmas: atravessou a morte e experimentou o poder de Deus.

    Santo Padre:

    Carissimi pellegrini di lingua portoghese, benvenuti! Nel salutarvi tutti, vi invito a chiedere al Signore una fede grande per guardare la realtà con lo sguardo di Dio, e una grande carità per accostare le persone con il suo cuore misericordioso. Fidatevi di Dio, come la Vergine Maria! Su di voi e sulle vostre famiglie, scenda la benedizione del Signore.

    Speaker:

    Queridos peregrinos de língua portuguesa, sede bem-vindos! A todos vos saúdo, convidando-vos a pedir ao Senhor uma fé grande para verdes a realidade com o olhar de Deus, e uma grande caridade para vos aproximardes das pessoas com o seu coração misericordioso. Confiai em Deus, como a Virgem Maria! Sobre vós e vossas famílias, desça a bênção do Senhor.

    [00131-PO.01] [Texto original: Português]

    In lingua araba

    Speaker:


    أيها الإخوة والأخوات الأعزاء، نبدأ اليوم سلسلة تعاليم جديدة حول التطويبات في إنجيل القديس متى، نصٌّ يفتتح "عظة الجبل" وقد أنار حياة المؤمنين وكذلك حياة العديد من غير المؤمنين. سنضع الآن بشكل عام إطارًا لكلمات يسوع هذه، وفي التعاليم المقبلة سنشرح كلُّ تطويب بمفرده. يتكوّن كل تطويب من ثلاثة أجزاء. أولاً هناك على الدوام كلمة "طوبى"، من ثمّ تأتي الحالة التي يعيشها من يحقُّ لهم الطوبى: فقر الروح، الحزن، الجوع، العطش إلى البرّ وهكذا ودواليك؛ وفي الختام سبب التطويبات الذي يسبقه عبارة "فإنَّ". لنتنبّه إلى هذا الأمر: سبب التطويب ليس الوضع الحالي، وإنما الحالة الجديدة التي ينالها الذين تحقُّ لهم الطوبى كعطيّة من الله: "فإِنَّ لَهم مَلكوتَ السَّمَوات"، "فإِنَّهم يُعَزَّون"، "فإِنَّهم يرِثونَ الأَرض"، وهكذا ودواليك. أما في العنصر الثالث، الذي هو سبب الطوبى، يستعمل يسوع غالبًا صيغة المجهول في المستقبل: "يُعَزَّون"، "يرِثونَ الأَرض"، "يُشبَعون"، "يُرْحَمون"، "أَبناءَ اللهِ يُدعَون". هذا ما يمكننا أن ندعوه بـ"المجهول الإلهي": إنَّ الله في الواقع هو الذي سيقوم بهذه الأمور، هو سيفعل هذا كلّه، المبادرة هي مبادرته على الدوام. ولكن ماذا تعني كلمة "طوبى"؟ إنّ الكلمة اليونانية الأصليّة "makarios" لا تشير إلى شخص يتمتّع بالرخاء ويعيش حياة هنيئة، وإنما إلى شخص يعيش في حالة نعمة ويتقدّم في نعمة الله. وهذا أمر مهمّ لأنَّ التطويبات "تنير الأفعال والمواقف التي تميّز الحياة المسيحية"، وتظهر كيف ومتى يزورنا الله بنعمته وسعادته. أيها الإخوة والأخوات الأعزاء، إن الله، ولكي يعطينا ذاته، يختار غالبًا دروبًا لا تخطر على البال وربما أيضًا دروب محدودياتنا ودموعنا وفشلنا. هذه هو الفرح الفصحيّ، ذلك الفرح الذي يحمل آثار المسامير ولكنّه حي، الفرح الذي عبر الموت واختبر قوّة الله.

    Santo Padre:

    Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua araba, in particolare a quelli provenienti dal Medio Oriente! Cari fratelli e sorelle, vivere le Beatitudini non richiede gesti eclatanti. Guardiamo a Gesù: non ha lasciato nulla di scritto, non ha costruito nulla di imponente. E quando ci ha detto come vivere non ha chiesto di innalzare grandi opere o di segnalarci compiendo gesta straordinarie. Ci ha chiesto di realizzare una sola opera d’arte: quella della nostra vita. Le Beatitudini sono allora una mappa di vita: non domandano azioni sovraumane, ma di imitare Gesù nella vita di ogni giorno. Il Signore vi benedica!

    Speaker:

    أُرحّبُ بالحجّاجِ الناطقينَ باللغةِ العربية، وخاصةً بالقادمينَ من الشرق الأوسط. أيّها الإخوةُ والأخواتُ الأعزّاء، إن عيش التطويبات لا يتطلّب أعمالًا باهرة. لننظر إلى يسوع: لم يترك شيئًا مكتوبًا ولم يبنِ شيئًا مهيبًا. وعندما قال لنا كيف ينبغي أن نعيش، لم يطلب منا أن نقوم بأعمال كبيرة أو بأفعال فائقة الطبيعة، بل طلب منا أن نحقِّق تحفةً فنيّة واحدة، وهي حياتنا. فالتطويبات إذًا هي خريطة حياة: لا تتطلّب أعمالاً خارقة وإنما أن نتشبّه بيسوع في الحياة اليوميّة. ليبارككُم الرب!

    [00132-AR.01] [Testo originale: Arabo]

    In lingua polacca

    Speaker:


    Dzisiaj rozpoczynamy cykl katechez o Błogosławieństwach w Ewangelii św. Mateusza (5.1-11). Stanowią one „dowód tożsamości” chrześcijanina, ponieważ przedstawiają rysy oblicza samego Jezusa, Jego styl życia. Pan Jezus rozpoczyna nimi „Kazanie na Górze”. Kieruje to przesłanie bezpośrednio do uczniów, ale na horyzoncie są tłumy, czyli cała ludzkość. Miejsce przepowiadania - góra - odnosi do Synaju, gdzie Bóg dał Mojżeszowi „dziesięć słów”. Tym razem jednak nie dzieje się to pośród strasznej burzy, ale można poczuć łagodną moc Dobrej Nowiny. Jezus zaczyna nauczać nowego prawa: aby być ubogim, łagodnym, miłosiernym... Te „nowe przykazania”, to coś znacznie więcej niż normy. Istotnie Jezus niczego nie narzuca, ale objawia drogę szczęścia – Jego drogę – powtarzając osiem razy słowo „błogosławiony”. Termin „błogosławiony” – po grecku makarios – wskazuje na osobę, która znajduje się w stanie łaski, która dokonuje postępów w łasce Boga. Błogosławieństwa „wyjaśniają charakterystyczne działania i postawy życia chrześcijańskiego” (KKK, 1717), ukazując, jak i kiedy Bóg nawiedza nas swoją łaską i szczęściem. Jego drogi nie są drogami bałwochwalczego posiadania, władzy, spełnienia, odwetu, manipulacji, panowania i afirmacji, ale wręcz przeciwnie. Szczęście, które pochodzi od Boga, jest jak pokój, o którym Chrystus mówi: „Nie tak jak daje świat, Ja wam daję” (J 14, 27).

    Santo Padre:


    Saluto cordialmente i pellegrini polacchi. Cari fratelli e sorelle, domenica, nella solennità della Presentazione del Signore si celebra la Giornata della Vita Consacrata. Preghiamo per le religiose e i religiosi che si dedicano a Dio e ai fratelli nel servizio quotidiano, secondo il proprio carisma, affinché siano sempre fedeli testimoni dell’amore salvifico di Cristo. Pregiamo anche per le nuove vocazioni alla vita consacrata. Benedico di cuore voi, le vostre famiglie e le vostre comunità. Sia lodato Gesù Cristo!

    Speaker:


    Serdecznie pozdrawiam polskich pielgrzymów. Drodzy bracia i siostry, w niedzielę, w uroczystość Ofiarowania Pańskiego obchodzimy Dzień Życia Konsekrowanego. Módlmy się za zakonnice i zakonników, którzy oddają siebie Bogu i braciom w codziennej posłudze według swoich charyzmatów, aby zawsze byli wiernymi świadkami zbawczej miłości Chrystusa. Módlmy się również o nowe powołania do życia konsekrowanego. Z serca błogosławię wam, waszym rodzinom i wspólnotom. Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus!

    [00133-PL.01] [Testo originale: Polacco]

    In lingua italiana

    Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i Missionari della Consolata; e le Parrocchie, in particolare quelle di Castel del Monte e di Andria.

    Saluto inoltre gli Istituti scolastici, specialmente quello di Pescara e il Coro Baratz, di Villassunta Baratz di Sassari.

    Saluto infine i giovani, gli anziani, gli ammalati e gli sposi novelli. L’esempio di santità di san Giovanni Bosco, che ricordiamo venerdì prossimo quale Padre e Maestro della gioventù, conduca soprattutto voi, cari giovani, a realizzare i vostri progetti futuri, non escludendo il piano che Dio ha su ciascuno. Preghiamo san Giovanni Bosco perché ognuno trovi nella vita la sua strada, quello che Dio vuole per noi.

    [00134-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    [B0057-XX.02]

    (...)


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  9. #19
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    Le parole del Papa alla recita dell’Angelus, 02.02.2020

    Alle ore 12 di oggi, il Santo Padre Francesco si è affacciato alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli e i pellegrini riuniti in Piazza San Pietro.

    Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

    Prima dell’Angelus

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Oggi celebriamo la festa della Presentazione del Signore: quando Gesù neonato fu presentato al tempio dalla Vergine Maria e da san Giuseppe. In questa data ricorre anche la Giornata della vita consacrata, che richiama il grande tesoro nella Chiesa di quanti seguono il Signore da vicino professando i consigli evangelici.

    Il Vangelo (cfr Lc 2,22-40) racconta che, quaranta giorni dopo la nascita, i genitori di Gesù portarono il Bambino a Gerusalemme per consacrarlo a Dio, come prescritto dalla Legge ebraica. E mentre descrive un rito previsto dalla tradizione, questo episodio pone alla nostra attenzione l’esempio di alcuni personaggi. Essi sono colti nel momento in cui fanno esperienza dell’incontro con il Signore nel luogo in cui Egli si fa presente e vicino all’uomo. Si tratta di Maria e Giuseppe, Simeone e Anna, che rappresentano modelli di accoglienza e di donazione della propria vita a Dio. Non erano uguali questi quattro, erano tutti diversi, ma tutti cercavano Dio e si lasciavano guidare dal Signore

    L’evangelista Luca li descrive tutti e quattro in un duplice atteggiamento: atteggiamento di movimento e atteggiamento di stupore.

    Il primo atteggiamento è il movimento. Maria e Giuseppe si incamminano verso Gerusalemme; da parte sua, Simeone, mosso dallo Spirito, si reca al tempio, mentre Anna serve Dio giorno e notte senza sosta. In questo modo i quattro protagonisti del brano evangelico ci mostrano che la vita cristiana richiede dinamismo e richiede disponibilità a camminare, lasciandosi guidare dallo Spirito Santo. L’immobilismo non si addice alla testimonianza cristiana e alla missione della Chiesa. Il mondo ha bisogno di cristiani che si lasciano smuovere, che non si stancano di camminare per le strade della vita, per recare a tutti la consolante parola di Gesù. Ogni battezzato ha ricevuto la vocazione all’annuncio - annunciare qualcosa, annunciare Gesù -, la vocazione alla missione evangelizzatrice: annunciare Gesù! Le parrocchie e le diverse comunità ecclesiali sono chiamate a favorire l’impegno di giovani, famiglie e anziani, affinché tutti possano fare un’esperienza cristiana, vivendo da protagonisti la vita e la missione della Chiesa.

    Il secondo atteggiamento con cui San Luca presenta i quattro personaggi del racconto è lo stupore. Maria e Giuseppe «si stupivano delle cose che si dicevano di lui [di Gesù]» (v. 33). Lo stupore è una reazione esplicita anche del vecchio Simeone, che nel Bambino Gesù vede con i suoi occhi la salvezza operata da Dio in favore del suo popolo: quella salvezza che lui aspettava da anni. E la stessa cosa vale per Anna, che «si mise anche lei a lodare Dio» (v. 38) e ad andare ad indicare alla gente Gesù. Questa è una santa chiacchierona, chiacchierava bene, chiacchierava di cose buone, non cose brutte. Diceva, annunciava: una santa che andava da una all’altra donna facendo loro vedere Gesù. Queste figure di credenti sono avvolte dallo stupore, perché si sono lasciate catturare e coinvolgere dagli avvenimenti che accadevano sotto i loro occhi. La capacità di stupirsi delle cose che ci circondano favorisce l’esperienza religiosa e rende fecondo l’incontro con il Signore. Al contrario, l’incapacità di stupirci rende indifferenti e allarga le distanze tra il cammino di fede e la vita di ogni giorno. Fratelli e sorelle, in movimento sempre e lasciandoci aperti allo stupore!

    La Vergine Maria ci aiuti a contemplare ogni giorno in Gesù il Dono di Dio per noi, e a lasciarci coinvolgere da Lui nel movimento del dono, con gioioso stupore, perché tutta la nostra vita diventi una lode a Dio nel servizio dei fratelli.

    [00151-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Dopo l’Angelus

    Cari fratelli e sorelle!

    Oggi si celebra in Italia la Giornata per la Vita, che ha come tema «Aprite le porte alla vita». Mi associo al Messaggio dei Vescovi ed auspico che questa Giornata sia un’occasione per rinnovare l’impegno di custodire e proteggere la vita umana dall’inizio fino al suo naturale termine. È necessario, altresì, contrastare ogni forma di violazione della dignità, anche quando è in gioco la tecnologia o l’economia, spalancando le porte a nuove forme di fraternità solidale.

    Oggi, nella Giornata della vita consacrata, vorrei che tutti noi insieme in piazza pregassimo per i consacrati e le consacrate che fanno tanto lavoro e tante volte di nascosto.

    Preghiamo insieme. [Ave Maria]

    E un applauso ai consacrati e alle consacrate!

    Saluto tutti voi, romani e pellegrini. In particolare, gli studenti di Badajoz (Spagna); i fedeli di Cremona, Spoleto, Fano, Palau e Roseto degli Abruzzi. Vedo che ci sono pellegrini polacchi, tanti! E pellegrini giapponesi, salutiamoli pure!

    Auguro a tutti una buona domenica. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

    [00152-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    [B0069-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  10. #20
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    Messaggio del Santo Padre Francesco in occasione delle celebrazioni dei 150 anni di Roma Capitale, 03.02.2020


    Pubblichiamo di seguito il Messaggio che il Santo Padre Francesco ha inviato in occasione delle celebrazioni dei 150 anni di Roma Capitale, il cui testo è stato letto oggi pomeriggio dall’Em.mo Card. Pietro Parolin, Segretario di Stato, al Teatro dell’Opera di Roma:

    Messaggio del Santo Padre

    Gentili Signori e Signore,

    sono lieto di unirmi, come Vescovo di Roma, all’apertura delle celebrazioni dei 150 anni di Roma Capitale che, per iniziativa della Sindaco di Roma, on. Virginia Raggi, oggi iniziano alla presenza del Presidente della Repubblica. Ricordando l’evento di Roma Capitale, alla vigilia del Concilio Vaticano II, il Card. Montini ebbe a dire: «Parve un crollo; e per il dominio territoriale pontificio lo fu […]. Ma la Provvidenza, ora lo vediamo bene, aveva diversamente disposto le cose, quasi drammaticamente giocando negli avvenimenti».[1] La proclamazione di Roma Capitale fu un evento provvidenziale, che allora suscitò polemiche e problemi. Ma cambiò Roma, l’Italia e la stessa Chiesa: iniziava una nuova storia.

    In 150 anni, Roma è tanto cresciuta e cambiata: «da ambiente umano omogeneo a comunità multietnica, nella quale convivono, accanto a quella cattolica visioni della vita ispirate a altri credo religiosi ed anche a concezioni non religiose dell’esistenza» (S. Giovanni Paolo II, Discorso in Campidoglio, 15 gennaio 1998: Insegnamenti XXI,1 [1998], 115). La Chiesa, in questa vicenda, ha condiviso le gioie e i dolori dei romani. Vorrei, quasi in modo esemplificativo, ricordare almeno tre momenti di questa ricca storia comune.

    Il pensiero va ai nove mesi dell’occupazione nazista della città, segnati da tanti dolori, tra il 1943 e il 1944. Dal 16 ottobre 1943, si sviluppò la terribile caccia per deportare gli ebrei. Fu la Shoah vissuta a Roma. Allora, la Chiesa, fu uno spazio di asilo per i perseguitati: caddero antiche barriere e dolorose distanze. Da quei tempi difficili, traiamo prima di tutto la lezione dell’imperitura fraternità tra Chiesa cattolica e Comunità ebraica, da me ribadita nella visita al Tempio Maggiore di Roma. Inoltre siamo anche convinti, con umiltà, che la Chiesa rappresenti una risorsa di umanità nella città. E i cattolici sono chiamati a vivere con passione e responsabilità la vita di Roma, specie i suoi aspetti più dolorosi.

    Vorrei ricordare, in secondo luogo, gli anni del Concilio Vaticano II, dal 1962 al 1965, quando la città accolse Padri conciliari, Osservatori ecumenici e tanti altri. Roma brillò come spazio universale, cattolico, ecumenico. Divenne città universale di dialogo ecumenico e interreligioso, di pace. Si vide quanto la città significhi per la Chiesa e per l’intero mondo. Perché, come ricordava lo studioso tedesco Theodor Mommsen a fine Ottocento: «a Roma non si sta senza avere dei propositi cosmopoliti».[2]

    Il terzo momento che vorrei ricordare è tipicamente diocesano, ma toccò la città: il cosiddetto convegno sui “mali di Roma” del febbraio 1974, voluto dall’allora Cardinale Vicario Ugo Poletti. In partecipate assemblee di popolo, ci si pose in ascolto dell’attesa dei poveri e delle periferie. Lì, si trattò di universalità, ma nel senso dell’inclusione dei periferici. La città deve essere la casa di tutti. È una responsabilità anche oggi: le odierne periferie sono segnate da troppe miserie, abitate da grandi solitudini e povere di reti sociali.

    C’è una domanda d’inclusione scritta nella vita dei poveri e di quanti, immigrati e rifugiati, vedono Roma come un approdo di salvezza. Spesso i loro occhi, incredibilmente, vedono la città con più attesa e speranza di noi romani che, per i molteplici problemi quotidiani, la guardiamo in modo pessimista, quasi fosse destinata alla decadenza. No, Roma è una grande risorsa dell’umanità! «Roma è una città di una bellezza unica» (Celebrazione dei Primi Vespri di Maria Ss.ma Madre di Dio, 31 dicembre 2013: Insegnamenti I, 2 [2013], 804). Roma può e deve rinnovarsi nel duplice senso dell’apertura al mondo e dell’inclusione di tutti. A questo la stimolano anche i Giubilei, e quello del 2025 ormai non è più lontano.

    Non possiamo vivere a Roma “a testa bassa”, ognuno nei suoi circuiti e impegni. In questo anniversario di Roma Capitale, abbiamo bisogno di una visione comune. Roma vivrà la sua vocazione universale, solo se diverrà sempre più una città fraterna. Sì, una città fraterna! Giovanni Paolo II, che amò tanto Roma, citava spesso un poeta polacco: «Se tu dici Roma, ti risponde Amor». È quell’amore che non fa vivere per sé, ma per gli altri e con gli altri.

    Abbiamo bisogno di riunirci attorno a una visione di città fraterna e universale, che sia un sogno proposto alle giovani generazioni. Tale visione è scritta nei cromosomi di Roma. Alla fine del pontificato, san Paolo VI disse: «Roma è l’unità, e non solo della gente italiana, ma erede dell’ideale tipico della civiltà in quanto tale e come centro tuttora della Chiesa Cattolica, cioè universale» (Angelus, 9 luglio 1978: Insegnamenti XVI [1978], 541). Roma sarà promotrice di unità e pace nel mondo, quanto sarà capace di costruirsi come una città fraterna.

    Celebriamo i 150 anni di Roma Capitale, storia lunga e significativa. Spesso la dimenticanza della storia si accompagna alla poca speranza di un domani migliore e alla rassegnazione nel costruirlo. Assumere il ricordo del passato spinge a vivere un futuro comune. Roma avrà un futuro, se condivideremo la visione di città fraterna, inclusiva, aperta al mondo. Nel panorama internazionale, carico di conflittualità, Roma potrà essere una città d’incontro: «Roma parla al mondo di fratellanza, di concordia e di pace» – diceva Paolo VI (ibid.). Con tali sentimenti e speranze, formulo fervidi auguri per il futuro della città e dei suoi abitanti.

    Roma, San Giovanni in Laterano, 3 febbraio 2020

    FRANCESCO

    [00154-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0072-XX.02]


    [1] “Studi Romani”, Anno X, settembre-ottobre 1962, n. 5, 502-505.

    [2] Q. Sella, Discorsi parlamentari raccolti e pubblicati per deliberazione della Camera dei deputati, vol. I, Roma 1887, 292.


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

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