Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Cronache della Diocesi di Piacenza - Bobbio Anno 2020

  1. #191
    Card. Richelieu
    visitatore

    Conferenza Episcopale Italiana..


    Dal 1° luglio una “Rete che ascolta”

    26 GIUGNO 2020
    Un numero di telefono, centinaia di operatori sparsi in tutta Italia, un solo obiettivo: ascoltare i bisogni delle famiglie e supportarle in questa fase delicata della ripartenza, segnata dall’incertezza, dalle difficoltà economiche, da problematiche legate alla disabilità.
    Parte mercoledì 1° luglio “Rete che ascolta”, il progetto della Chiesa italiana che collega attualmente 63 Consultori familiari e mette a disposizione le competenze di 309 operatori attraverso il numero 06.81159111 e, per le persone con disabilità, attraverso la mail pastoraledisabili@chiesacattolica.it.
    Promossa dall’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia, dal Servizio nazionale per la pastorale delle persone con disabilità e dalla Caritas Italiana, in collaborazione con la Conferenza dei Consultori Familiari di Ispirazione Cristiana e l’Unione Consultori Italiani Prematrimoniali e Matrimoniali, l’iniziativa rappresenta una forma di prossimità alle tante persone che, nella fase 2 e 3 della pandemia, vivono situazioni di disorientamento e disagio, oltre che l’offerta di un servizio reticolare a 360°.
    Chi contatterà lo 06.81159111 troverà dal lunedì al venerdì, dalle ore 09.00 alle 13.00 e dalle ore 15.00 alle 19.00, un consulente formato all’ascolto, in particolare a quello telefonico, che potrà offrire un sostegno attraverso tre modalità: individuare una soluzione al problema nell’immediato; indirizzare al Consultorio attivo sul territorio per avviare percorsi specifici; oppure, in caso di problemi afferenti alle sfere della povertà e/o dell’assistenza, reindirizzare allo sportello Caritas o ad un’equipe della pastorale per le persone con disabilità.
    Si tratta, spiegano i promotori, di uno spazio di ascolto coordinato a livello nazionale e di un’esperienza di sinergia tra Consultori familiari, Caritas e Servizi per i disabili, che apre a prospettive di promozione della persona e della famiglia, in un’ottica di solidarietà e di condivisione delle risorse.
    Grazie alla piattaforma, inoltre, ogni Consultorio che aderirà al progetto avrà a disposizione un numero telefonico dedicato che potrà essere utilizzato in modo personalizzato a livello locale.

    https://www.facebook.com/conferenzae...74382453669079




  2. #192
    Card. Richelieu
    visitatore

    La festa del patrono:



    Preparandoci alla solennità del Santo Patrono: Le fonti per lo studio della vita di Antonino sono relativamente tarde: il più antico documento che ci conosca, conservato nell'Archivio della basilica di S. Antonino in Piacenza, è il Gesta Sanctorum Antonini, Victoris, Opilii et Gregorii PP. X, che risale alla fine del IX o agli inizi del X sec., e che narra abbastanza sobriamente la storia della sua vita e delle sue reliquie. Gli studiosi posteriori hanno attinto a questa fonte cercando di accertarne, per quanto possibile, i dati.
    E' indubitata l'esistenza del santo, già ricordato da Vittricio di Rouen nel suo De laude Sanctorum della fine del sec. IV, e nel Martirologio Geronimiano. Incerte storicamente sono le circostanze della vita di Antonino: ignoto il paese di origine e certamente leggendaria la sua appartenenza alla legione tebea. Una tradizione locale pone il martirio di Antonino nei pressi di Travo (Piacenza), verso il 303. Il ritrovamento delle sue reliquie (sec. IV), ad opera di s. Savino vescovo di Piacenza, è tramandato in un alone di leggenda; ma innumeri privilegi nel corso del Medioevo confermano la esistenza e il culto di esse. Ricognizioni delle reliquie furono compiute dai vescovi Sigifredo (ca. il 1000), Malabaila (1510), Bernardino Scotti (1562), Paolo Burali d'Arezzo (1569), Claudio Rangoni (1615) e, infine, va ricordata que]la accuratissima compiuta nel 1878-79 dal servo di Dio, mons. Giovanni Battista Scalabrini.
    Per molto tempo si è attribuita ad Antonino una relazione di un viaggio in Terra Santa, più volte pubblicata nel corso del Medioevo e del Rinascimento. Tuttavia J. Gildemeister nel 1889 ne ha potuto reperire la redazione originale in due manoscritti del sec. IX. Da questo esordio e dalle indicazioni storiche e archeologiche contenute nella relazione, tutte riferentisi a un periodo attorno al 570, appare chiaro che il viaggio ai Luoghi Santi fu compiuto da un gruppo di cittadini di Piacenza, che si erano posti sotto la protezione del santo della città. La relazione, quindi, è da ascriversi non ad Antonino ma ad un Anonimo Piacentino, certamente uno-dei pellegrini, che al ritorno volle fissare i suoi ricordi di viaggio.
    Il culto antichissimo, attestato già nel secolo che segue la morte del santo, è sempre stato ed è tuttora assai vivo nella città e nella diocesi di Piacenza, che lo ha scelto come patrono assieme a s. Giustina, consacrandogli la prima cattedrale, I'insigne basilica di S. Antonino, sorta nel sec. IV e dedicata a s. Vittore, e in seguito rifatta nei secc. IX e XI. Molte altre chiese della diocesi di Piacenza hanno A. come titolare. Nella liturgia piacentina gli sono consacrate due feste: quella principale il 4 luglio, col rito di prima classe, e quella del 13 novembre, giorno della invenzione delle sue reliquie, con rito di seconda classe. Nel Martirologio Geronimiano e nel Martyrologium Romanum Antonino è festeggiato al 30 settembre, data che sembra riferirsi al suo natale.
    A Piacenza la sua festa è il 4 luglio e in tale data i reggenti del comune di Piacenza si recano ufficialmente nella basilica di s. Antonino a portare due ceri di omaggio della città.

  3. #193
    Card. Richelieu
    visitatore

    Dalla Diocesi..

    Santa Maria del Monte, premiata la Croce Rossa

    È iniziato con un caloroso applauso a mons. Domenico Ponzini, da sempre presente al Premio Solidarietà per la vita e ora impegnato al seminario di Bedonia. Il riconoscimento, giunto quest’anno alla trentesima edizione, è stata assegnato alla Croce Rossa nelle mani del suo presidente Alessandro Guidotti per il servizio condotto con grande generosità da parte di operatori e volontari nei difficili mesi del coronavirus.La consegna del Premio si è svolta alla presenza del decano del collegio cardinalizio cardinal Giovanni Battista Re che nel santuario di Santa Maria del Monte ha presieduto la messa insieme a don Gianni Quartaroli e a don Giuseppe Bertuzzi.Germogli di speranza in una storia di doloreI mesi vissuti e segnati dal dolore a causa della pandemia - ha detto il sindaco del Comune Alta Val Tidone Franco Albertini - ha fatto crescere germogli di speranza. La globalizzazione senza regole ha mostrato tutti i suoi limiti; occorre riscoprire valori profondi a partire dalla fede e da un servizio generoso agli altri oltre ogni burocrazia. Questo Premio mette in luce i piccoli grandi gesti che danno una luce nuova alla vita e alla storia.Con la Croce Rossa - ha detto il prefetto Maurizio Falco - abbiamo lavorato insieme in questi mesi contro un nemico invisibile, uniti da una grande solidarietà. Il potere è responsabilità e la responsabilità è un dovere; non c’è spazio per il nostro “ego”, lo sguardo deve essere sempre rivolto agli altri. Ci siamo tutti dati da fare, al di là dei nostri ruoli, per andare oltre la paura e rispondere al dramma delle persone. Premiando la Croce Rossa diamo valore a tutti coloro che hanno svestito gli abiti del lavoratore e del professionista e hanno indossato l’abito della solidarietà.Conosco Alessandro Guidotti da quando era bambino, e con lui tanti volontari e operatori della Croce Rossa – ha detto il presidente dell’Ordine dei Medici dott. Augusto Pagani -. Sono sempre stato colpito dalla grande umanità di ogni loro attività. Adesso siamo in una tregua di una guerra che non è vinta, dobbiamo fare tesoro anche sul piano medico dell’esperienza vissuta. Questa battaglia la si vince solo insieme. Non bisogna avere paura ma non bisogna neanche essere imprudenti.La motivazione ufficiale del premio è stata letta dall'ispettrice regionale delle Crocerossine, Giuliana Ceriati."Il nostro è un cpmpito prima di tutto sociale"Il mio grazie – ha detto il dott. Alessandro Guidotti – va a tutti coloro che hanno assegnato alla Croce Rossa questo premio, ma il mio grazie va anche a tutti gli operatori e i volontari della Croce Rossa, alla Protezione civile e a tutto il mondo della sanità piacentina. Noi non ci occupiamo solo di trasporto sanitario, ma abbiamo un ruolo sociale che è fondamentale. La Croce Rossa insieme ad altre realtà di volontariato non si è sottratta a questo compito.Sono tanti gli episodi – ha detto Guidotti – che testimoniano l’opera svolta. Come nel caso di una lettera che una signora voleva consegnare al marito in ospedale. Noi l’abbiamo recapitata, quell’uomo non ce l’ha fatta, ma ttto ciò esprime però il nostro compito nel creare un ponte tra le persone. Il Premio vede il patrocinio della Banca di Piacenza alla quale sono state espresse parole di ringraziamento, in particolare al presidente del Cda dott. Giuseppe Nenna e al presidente del Comitato esecutivo dell’Istituto di credito avv. Corrado Sforza Fogliani. La consegna del riconoscimento è stata coordinata dal giornalista Robert Gionelli.Pubblicato il 28 giugno 2020

  4. #194
    Card. Richelieu
    visitatore

    Dalla Diocesi..

    l cardinal Re: «Maria è la nostra Madre»


    Compie 30 anni il Premio Solidarietà per la vita legato al santuario Santa Maria del Monte che domina la Val Tidone. Il riconoscimento, che ha il patrocinio della Banca di Piacenza, è stato assegnato dopo i duri mesi del coronavirus, alla Croce Rossa per il grande lavoro di operatori e volontari a servizio degli ammalati.La grande opera della Croce RossaL’edizione del trentennale ha visto la presenza del cardinal Giovanni Battista Re, già prefetto della Congregazione dei vescovi e decano del Collegio cardinalizio. “Nella società rumorosa del nostro tempo – ha detto il Porporato nell’omelia - questo santuario è un’oasi di pace grazie al quale lo spirito può aprirsi alla preghiera. Il campanile di questa chiesa si vede da lontano e svetta nel cielo come un inno a Maria”.Con Maria nei momenti drammatici della storia“Sono tante le persone - ha proseguito - che nei secoli sono giunte a questo santuario, e ai tanti santuari nel mondo, nei momenti drammatici della loro vita e della storia dell’umanità. In questi frangenti chi crede ha sempre cercato la protezione di Maria. Così accade per noi in questo tempo ferito, colpito da un invisibile virus che ha provocato ovunque migliaia di morti. Ma questo virus ha fatto emergere però che tutti siamo legati gli uni agli altri e ha messo messo in risalto tanti gesti di solidarietà, di aiuto generoso agli altri”.“Da trent’anni questo santuario – sintetizziamo il pensiero del Cardinale - è anche il luogo in cui viene conferito un premio alla vita, indirizzato a chi ha reso come la Croce Rossa un servizio enorme ai malati: non ha solo trasportato le persone in ospedale, ma ha trasmesso calore umano”.Maria sul nostro camminoIl cardinale Re ha poi sottolineato il legame tra i credenti e Maria: “Gesù sulla Croce ha affidato Maria come madre a tutta l’umanità attraverso l’apostolo Giovanni: «Donna, ecco il tuo figlio” Figlio, ecco la tua Madre!». Le mamme - così accadde alle nozze di Cana narrate nel Vangelo - sanno accorgersi subito dei problemi. Le mamme perdonano sempre, solo vogliono che uno si rimetta nel cammino giusto della vita”.“Su ogni strada - scriveva nel 1974 Paolo VI nell’esortazione apostolica Marialis cultus – Dio ha posto Maria perché vegli su di lui. Per questo siamo invitati a trovare nella nostra vita posto per Dio. Maria ci conduce a Gesù, non si abbandona mai”.

  5. #195
    Card. Richelieu
    visitatore

    Conferenza Episcopale Italiana..

    Nuovo direttorio per la Catechesi: abitare la cultura digitale

    Un’ulteriore tappa nel dinamico rinnovamento che la catechesi attua”. È il nuovo Direttorio per la catechesi, approvato da Papa Francesco il 23 marzo scorso e presentato oggi in sala stampa vaticana, a 23 anni dal Direttorio generale per la catechesi e a 15 anni dal Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica.
    Obiettivo: far fronte alle “nuove problematiche che la Chiesa è chiamata a vivere”, e in particolare il fenomeno della “cultura digitale” e la “globalizzazione della cultura”. “L’esigenza della formazione che abbia attenzione alla singola persona sembra spesso oscurata dinanzi all’imporsi di modelli globali”, si legge nella presentazione del testo, firmata da mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione: “La tentazione di adeguarsi a forme di omologazione internazionale non è un rischio da sottovalutare, soprattutto nel contesto della formazione alla vita di fede”. Peculiarità del nuovo Direttorio è “lo stretto legame tra evangelizzazione e catechesi”, a partire dal primo annuncio. Tra le priorità: il catecumenato degli adulti, la formazione dei catechisti e l’urgenza di “individuare i nuovi linguaggi con cui comunicare la fede”.
    Nonni, donne e famiglie
    “Di fronte alla crisi delle famiglie, i nonni, che spesso hanno un maggiore radicamento nella fede cristiana e un passato ricco di esperienze, diventano punti di riferimento importanti”. È quanto si legge nel Direttorio, in cui si auspica anche un maggior coinvolgimento dei genitori nel percorso di fede dei propri figli e si sottolinea il grande contributo delle donne alla catechesi, cpme spose, madri, lavoratrici, professionista "Sono in grande aumento le crisi coniugali e familiari, che spesso si risolvono dando origine a nuove relazioni, nuove coppie, nuove unioni e nuovi matrimoni, creando situazioni familiari complesse e problematiche per la scelta cristiana”, l’analisi contenuta nel testo, in cui si invita a guardare con realismo le eterogenee realtà familiari, comprese le “situazioni irregolari”, da accompagnare “con uno stile di prossimità, di ascolto e di comprensione”, evitando “forme di solitudine o discriminazione”.

    No all' "analfabetismo digitale”
    “L’introduzione e l’utilizzo in forma massiva degli strumenti digitali ha causato cambiamenti profondi e complessi a molti livelli con conseguenze culturali, sociali e psicologiche ancora non del tutto evidenti”, si legge nella parte relativa al rapporto tra catechesi e “cultura digitale”. In una cultura “segnata spesso dall’immediatezza, dall’istante e dalla debolezza della memoria” e caratterizzata da “una mancanza di prospettive e di un quadro d’insieme” è urgente all’ora l’educazione ai media, “perché ci si trova di fronte a una forma di analfabetismo digitale”: “Nella sterminata produzione digitale gli analfabeti contemporanei saranno coloro che non sanno percepire la differenza qualitativa e veritativa dei diversi contenuti digitali che si trovano davanti”, la tesi del documento.

    Migranti e “persone marginali”
    Promuovere “progetti di evangelizzazione e accompagnamento dei migranti in tutto il loro viaggio, partendo dal paese d’origine attraverso i paesi di transito fino al paese di accoglienza”: nella parte del testo dedicata alla questione delle migrazioni si esorta a “combattere i pregiudizi negativi” e a considerare i “gravi problemi che precedono e accompagnano il fenomeno migratorio, quali la questione demografica, il lavoro e le sue condizioni, la cura dei molti anziani, la malavita, lo sfruttamento”. Anche agli emigrati va assicurata “la possibilità di mantenere la fede vissuta nel paese di origine”. Il Direttorio invita infine a pensare anche ad una catechesi con “le persone marginali”, come “i profughi, i nomadi, i senza fissa dimora, i malati cronici, i tossicodipendenti, i carcerati, le schiave della prostituzione”.

    La bioetica “cattolica”
    “Nel contesto odierno urge un impegno concreto nella difesa della vita e della sua dignità dinanzi alle varie espressioni della cultura di morte che si fa sempre più presente in vasti settori della società mondiale”. Nel nuovo Direttorio per la catechesi si declina così il rapporto tra la catechesi e le questioni bioetiche, a partire dalla difesa della dignità della vita umana dal primo istante del concepimento fino alla morte naturale. In questa prospettiva, in accordo con quanto affermato dagli ultimi Pontefici, “la condanna alla pena di morte è una misura disumana che umilia, in qualsiasi modo venga perseguita, la dignità personale”.

    Ecologia integrale
    “Aiutare i credenti a prendere consapevolezza che l’impegno per la questione ecologica è parte integrante della vita cristiana”. È anche questo uno dei compiti della catechesi, che deve “educare alla povertà evangelica e ad uno stile di vita sobrio” e favorire nei fedeli “rispetto per la dignità della persona, sostegno alla sua crescita, promozione della cultura della fraternità, sdegno per le situazioni di miseria e di ingiustizia”. La catechesi, inoltre, ricorda che “la povertà è una virtù che permette di usare correttamente i beni materiali, aiutando a vivere in modo libero e sano anche i legami e gli affetti”. È parte integrante del cammino di approfondimento della fede, inoltre, “la maturazione di una visione sociale e politica attenta all’eliminazione delle ingiustizie, alla costruzione della pace e alla salvaguardia del creato, alla promozione di varie forme di solidarietà e sussidiarietà”, denunciando le “strutture di peccato che hanno un impatto negativo sul tessuto sociale e sull’ambiente”. “Agire per il bene comune, sia nella sfera della propria quotidianità che, a scala più ampia, nell’impegno sociale e politico più diretto”, l’altro imperativo, unito all’l’impegno per l’umanizzazione del lavoro.


  6. #196
    Card. Richelieu
    visitatore

    Dalla Diocesi..

    «La Ricerca» ha ricordato don Giorgio Bosini

    “Grazie don Giorgio per aver sognato e realizzato la Ricerca”. Con queste parole di Gian Luigi Rubini, presidente dell’associazione La Ricerca, si è aperta ieri, 24 giugno, giorno della festa della natività di San Giovanni Battista, la celebrazione in ricordo di don Giorgio Bosini, il sacerdote che insieme ad altre persone agli inizi degli anni ’80 ha dato vita all’associazione “La Ricerca", mancato lo scorso 16 marzo all’età di 79 anni a causa del Coronavirus, che si è tenuta presso il cortile dell’Associazione sullo Stradone Farnese 96.
    “Grazie don Giorgio per come hai trasmesso a noi il tuo sentire l’altro insegnandoci a guardare, proprio come facevi tu, oltre le sue fragilità - ha detto ancora Gian Luigi Rubini - e grazie per averci fatto sperimentare che tutti possono cambiare e rinascere verso un nuovo personale senso della vita, basta che lo credano necessario”.Il suo cuore in eredità
    Don Bosini ha ricoperto diversi importanti incarichi durante la sua vita: oltre a fondare la Ricerca è stato vicario parrocchiale in Nostra Signora di Lourdes, vice assistente diocesano ACR e direttore della Caritas diocesana, Economo Diocesano, Presidente dell’Istituto Madonna della Bomba e Cappellano nella Casa Madre delle Figlie di Sant’Anna, ma la sua più grande preoccupazione è sempre stata quella di aiutare i più deboli, di dare la speranza, a chi si trovava in difficoltà, di un futuro migliore. Proprio per la sua attività sociale è stato insignito, nel 2017, della benemerenza civica “Piacenza la Primogenita” e, nel 2011, dell’Antonino d’oro. È grande dunque, come ha sottolineato il vicario generale mons. Luigi Chiesa durante l’omelia, l’eredità che don Bosini lascia a chi è rimasto: “Don Giorgio ci lascia una grande eredità -; ha detto il Vicario - la lascia per ciascuno di noi personalmente, per la nostra Chiesa, per la nostra diocesi, per la nostra città, per tutti. Certamente la nostra responsabilità riguarda le opere che da lui sono nate, ma l’eredità da raccogliere è soprattutto e innanzitutto quella qualità e pienezza di vita che lui ha vissuto e che ha generato in lui grandi opere”.
    E nel giorno in cui si ricorda la natività di San Giovanni Battista, mons. Luigi Chiesa ha voluto sottolineare quelle caratteristiche di don Giorgio Bosini che lo accomunavano proprio a San Giovanni e, in particolare, quella sua capacità di diminuire se stesso per affermare Cristo: “Di don Giorgio possiamo dire - ha detto il Vicario - che in tutta la sua vita così intensa ha avuto a cuore Cristo e la passione per ogni uomo; se di fronte a tante difficoltà non si è voltato, se ha accettato la sfida dell’incontro con gran rispetto e pazienza, se sapeva leggere in tutti la parte bella su cui lavorare, se l’austerità l’ha riservata solo a se stesso, se ha potuto fare queste opere e tanto altro ancora, è perché ha saputo essere l’amico dello sposo come Giovanni Battista”. La vita di don Bosini è stata vissuta all’insegna dell’obbedienza e della libertà, della testimonianza e della vocazione; una vita che ha rifiutato la normalità per andare oltre i disegni terreni, una vita che non va dimenticata e che lascia un compito ben preciso a chi resta: “È forse in un momento così drammatico - ha concluso mons. Luigi Chiesa - che il suo cuore, che vogliamo ereditare, continua a dirci di guardare anche oltre noi, di guardare a chi sta soffrendo, di saper dilatare il nostro cuore senza perdere tempo. dobbiamo rischiare e condividere quello che ci è rimasto non solo tra noi. Dobbiamo guardare oltre la siepe”

  7. #197
    Card. Richelieu
    visitatore

    Dalla Diocesi..

    Reading dal vivo di Mino Manni sulle pestilenze: l'apprezzamento del cardinale Re


    "Grazie per questa bellissima serata per la quale esprimo vivissimo apprezzamento per il livello artistico e culturale". Sono le parole del cardinale Giovanni Battista Re pronunciate al termine del reading teatrale “Cronache dal vivo delle pestilenze (con ampi riferimenti alle epidemie che hanno colpito Piacenza)” organizzato dalla Banca di Piacenza alla Sala convegni della Veggioletta. Una serata ad inviti, a causa del necessario rispetto della normativa emergenziale, contrariamente alla tradizione della Banca. A presentarla, Robert Gionelli ("è il primo evento culturale proposto nella nostra provincia dopo l’emergenza"), con gli attori Mino Manni e Marta Ossoli che hanno letto brani (scelti da Gianmarco Maiavacca) sulle pandemie che hanno segnato la storia dell’umanità tratti dalla Bibbia, da testi scientifici (Galeno), letterari (Boccaccio e Manzoni) e da scritti di storici e cronisti piacentini (Cristoforo Poggiali, Francesco Giarelli, Anton Domenico Rossi, Gabriele de’ Mussi), con l’accompagnamento musicale di Silvia Mangiarotti (violino) e Alice Boiardi (violoncello).
    Se confrontiamo le pestilenze del passato raccontate questa sera con la situazione pandemica vissuta oggi - ha proseguito il card. Re -, possiamo dire di essere stati persino fortunati. Durante questa emergenza abbiamo visto gesti di solidarietà che hanno impressionato, da parte di medici, infermieri, volontari e di tanti altri. Solo con sentimenti di fraternità e considerandoci parte di un’unica famiglia, riusciremo ad uscire dalla crisi per riprendere il cammino verso un futuro migliore".
    Il presidente esecutivo della Banca Corrado Sforza Fogliani ha ringraziato il card. Re (che ci ha fatto il grande onore di essere con noi) e mons. Gianni Ambrosio: "Stiamo aspettando un nuovo vescovo e preghiamo la Santa Sede - ha detto il presidente Sforza rivolgendosi al card. Re - di scegliere un “santo vescovo” come l’attuale, che ha saputo affrontare situazioni anche non semplici senza cedimenti, ma sempre con grande umanità"; "Piacenza - ha risposto il cardinale - merita un grande vescovo, se non altro per il contributo in porporati che ha nel tempo dato e comunque - ha aggiunto sorridendo - mons. Ambrosio può «tirare la carretta» ancora un po’".
    "Quello che avete sentito - ha spiegato l’avv. Sforza riferendosi al reading - è solo una piccola parte dei testi contenuti in una pubblicazione curata da Gianmarco Maiavacca, che ringrazio per la perizia e l’impegno, sulle cronache delle pandemie, dalla Bibbia alla Spagnola. Un volume, edito dalla Banca, che verrà distribuito giovedì 2 luglio, in occasione della riproposizione, ampliata, dello spettacolo di Manni e Ossoli a Palazzo Galli. Una pubblicazione che rappresenta un unicum sul piano nazionale e locale: non esiste, che io sappia, un altro libro che raccolga la storia delle pestilenze come narrate e viste dai contemporanei. Il libro si apre con una frase di Einstein (“la crisi porta progressi”) che fa meditare. In effetti, le epidemie sono un buon segno: la peste del 1346 aprì la strada al Rinascimento, quella seicentesca ruppe la società corporativa e insegnò che solo una società aperta, libera, può innescare una vera rinascita, facendo strame di una soffocante burocrazia che, proprio nel combattere l’ultimo contagio, ha dimostrato tutta la sua incapacità".
    Il presidente Sforza ha quindi ringraziato gli attori e i musicisti per l’ottima e suggestiva interpretazione, ringraziamenti ricambiati da Mino Manni: "Per noi è stato un inedito esperimento - ha commentato - ma è sempre un piacere accettare le sfide che la Banca ci lancia. E’ stato emozionante esibirsi per la prima volta dopo tre mesi e incontrare il pubblico, che è la nostra vita. Sono convinto che la cultura ci salverà".
    Il salone della Veggioletta è il primo spazio per pubblici incontri stabilmente allestito in osservanza delle normative sul distanziamento interpersonale. Apprezzata, dagli invitati alla serata, l’idea della Banca di occupare le poltrone dove non ci si può sedere con un simpatico orsetto bianco con la scritta “Vorrei lasciarti il posto ma non posso”.

    Pubblicato il 30 giugno 2020

  8. #198
    Card. Richelieu
    visitatore

    Dal settimanale diocesano..

    Cinema sotto le stelle» a Rivergaro

    Prende il via la quinta edizione della rassegna estiva “Rivergaro, Cinema Sotto Le Stelle”. Gli appuntamenti quest’anno saranno 4, tutti di giovedì a partire dalle 21.30, ad entrata libera e si terranno nel giardino Anguissola di via don Veneziani, 64 (di fronte alla Casa del Popolo).
    Primo appuntamento, giovedì 2 luglio ore 21.30 con LA MÉLODIE, film diretto da Rachid Hami, che vede protagonista Simon (Kad Merad), un famoso violinista quasi cinquantenne. Un film commovente, La storia di un riscatto possibile attraverso la passione per la musica.
    Secondo appuntamento, giovedì 16 luglio ore 21.30 con SERGIO& SERGEI – Il professore e il cosmonauta, una commedia ispirata a fatti realmente accaduti, dove attraverso uno scambio di frequenze radiofoniche, l'astronauta russo Sergei, che sta vivendo la sua personale odissea nello spazio, entra in contatto con Sergio, un radioamatore e professore universitario di filosofia a Cuba
    Terzo appuntamento, giovedì 30 luglio ore 21.30 con LE INVISIBILI, imperdibile commedia degna del miglior Ken Loach, capace di unire impegno e divertimento per affrontare un tema quanto mai attuale. Protagoniste del film sono quattro assistenti sociali dell’Envol, un centro diurno che fornisce assistenza alle donne senza fissa dimora.
    Quarto ed ultimo appuntamento giovedì 13 agosto ore 21.30 - DIVA!, un film dedicato a Valentina Cortese, una delle attrici di punta del cinema italiano degli anni quaranta.
    Otto grandi attrici ripercorrono la vita di Valentina Cortese interpretando le sue stesse parole tratte dall’autobiografia “Quanti sono i domani passati” pubblicata in occasione dei suoi 90 anni. Un viaggio attraverso i suoi ricordi e le sue interpretazioni. Un’analisi pensata per lasciare un segno indelebile sul suo stile, sul cinema e sul costume delle varie epoche che ha rappresentato.
    L’iniziativa nata dal Centro di lettura, che ha voluto riportare la settima arte nel salotto più prestigioso della Val Trebbia e sostenuta da subito con entusiasmo dall’amministrazione comunale, è completamente gratuita, anche grazie alla disponibilità del giardino concesso dalla famiglia Anguissola Scotti.
    Il 2 luglio, nella serata inaugurale della rassegna cinematografica, si terrà una apertura straordinaria della mostra “Matière Libre”, allestita alla Casa del Popolo e aperta al pubblico fino al 5 luglio. orario: 20– 23.
    Anche quest’anno per la rassegna estiva ci si è avvalsi della collaborazione di associazione della valle che hanno le stesse finalità nella promozione culturale del territorio, ArTre e il cinema Le Grazie.

  9. #199
    Card. Richelieu
    visitatore

    Ricordando i nostri Don..

    Messa per don Giorgio Bosini

    Nella basilica di Sant’Eufemia a Piacenza è in programma una messa per ricordare don Giorgio Bosini, morto nei mesi scorsi a causa del coronavirus e a lungo alla guida dell’associazione “La Ricerca”.
    Si terrà sabato 4 luglio alle ore 18.

  10. #200
    Card. Richelieu
    visitatore

    Dal settimanale diocesano..

    La casa fondata sulla roccia


    Dal 2° Libro dei Re si racconta la grande rovina di Gerusalemme da parte di Nabucodònosor, re di Babilonia, che l’assediò asportando tutti i tesori del tempio del Signore e della reggia e disprezzò ciò che era più caro al popolo, i tesori; fece a pezzi tutti gli oggetti d'oro che Salomone, re d'Israele, aveva fatto nel tempio del Signore, come aveva detto il Signore. Deportò tutta Gerusalemme, cioè tutti i comandanti, tutti i combattenti, in numero di diecimila esuli, tutti i falegnami e i fabbri; non rimase che la gente povera della terra.
    La vera rovina della Città Santa fu determinata dall'abbandono di Dio da parte del popolo di Israele.

    Il male è una realtà quotidiana.
    Come ci si può contrapporre al male senza il supporto di Dio che placa la rabbia, l'invidia e ci nutre? Chi ci difenderà? Chi terrà alta la nostra speranza?
    L'insegnamento contenuto in questo testo antico ci parla di una parola ancora viva ed efficace oggi.

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    Quanti re di Babilonia ci sono oggi nel mondo che assediano noi e la nostra città?
    Chi sta rovinando la nostra vita? Quale vizio o passione ci corrode?
    Quale re malvagio impedisce di essere fedele a Dio?
    La nostra forza è nel rapporto con Dio.
    Il Vangelo ci ricorda che solo chi ascolta e compie la volontà di Dio rimane in piedi. Ci ricorda la casa fondata sulla roccia e quella fondata sulla sabbia che nel tempo della tentazione e della pandemia crolla.
    Con onestà dobbiamo chiederci su che cosa abbiamo costruito la nostra vita e da dove iniziare.
    Il Vangelo ci risponde chiaramente: dall'ascolto della parola del Padre.
    L'inizio è sempre nell'ascolto che apra docile il nostro cuore e non viene meno nonostante il male e le tempeste.
    Quante speranze sono andate in frantumi in questo tempo di sofferenza, ma abbiamo almeno capito qualcosa da questo tempo?
    Vogliamo che sia tutto come prima, ma sappiamo che la fragilità cui siamo andati incontro diventa una grande domanda sulla nostra vita.
    Chi è stato colpito ed è rimasto in vita può ritenersi un sopravvissuto, ma anche chi è rimasto illeso può sentirsi rinnovato nella sua vita.
    La domanda rimane.
    La nostra vita oggi che indirizzo prende?

    Estratto dalla Lectio mattutina
    di madre Maria Emmanuel Corradini,
    abbadessa del Monastero benedettino di San Raimondo,
    del 25 giugno 2020, 2 Re 24,8-17

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