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Discussione: Cronache della Diocesi di Piacenza - Bobbio Anno 2020

  1. #291
    Card. Richelieu
    visitatore

    Dal settimanale diocesano..

    Voci e commenti sulla nuova Enciclica


    Un documento “da leggere integralmente, senza andare a selezionare e rilanciare solo ciò che interessa”. Per il Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, l'Enciclica “Fratelli tutti”, pubblicata da Papa Francesco nel giorno della festa del Santo di Assisi, “ci aiuta a riflettere e, nel contempo, ci provoca”. D’altra parte, dichiara il francescano - intervistato dall'agenzia Sir - “la pandemia ha messo in luce le nostre false sicurezze e la nostra incapacità di vivere insieme facendoci scoprire che abbiamo bisogno e siamo debitori gli uni degli altri”.Il Custode di Terra Santa Patton: si parla di fraternità in termini concreti
    Padre Patton sottolinea l’ispirazione francescana dell’Enciclica: “Non si parla di fraternità in termini astratti ma concreti. ‘Fratello’ e ‘sorella’, infatti, sono termini presenti nel vocabolario del Santo di Assisi”. Il Buon Samaritano, citato nel secondo capitolo del testo, afferma il Custode “incarna l’idea del ‘farsi fratello’ o per dirla con le parole di padre Thaddée Matura, grande studioso di francescanesimo, dell’‘uomo fraterno’. L’idea di fraternità di Papa Francesco, peraltro già presente nel documento di Abu Dhabi richiamato nell’enciclica, è nel modo con il quale entriamo in rapporto con le persone e il Creato. Come fece san Francesco che andò con atteggiamento fraterno verso i socialmente esclusi del suo tempo, i poveri e i lebbrosi, i ladri e i briganti, verso chi era di diversa cultura o religione come il sultano Malik-al-Kamil incontrato in Egitto”. Questo è il linguaggio “inclusivo e concreto” del Santo di Assisi, ripreso dal Pontefice: “Per dichiarare che il lebbroso è fratello lo abbraccia, e così fa con il ladro, il brigante. Questo è il modo per entrare il relazione con tutte le categorie di persone. È il solco aperto della fraternità, è la fraternità eretta a cultura, a modus vivendi. E questo sguardo san Francesco lo estende anche al Creato al punto di chiamare fratello il sole, sorella la luna e addirittura la morte”.Fraternità come cultura e dialogo come metodo. Fraternità come “cultura” e dialogo come “metodo”. “Fratelli tutti”, afferma padre Patton “è per noi della Custodia di Terra Santa una conferma a ciò che stiamo cercando di fare da 800 anni, da quando san Francesco venne in Terra Santa. Una vera e propria metodologia missionaria che troviamo sintetizzata nel Capitolo XVI della Regola non bollata (FF 42-45) e che potremmo sintetizzare così: non fare liti o dispute, essere sudditi e soggetti a ogni umana creatura per amore di Dio e confessare di essere cristiani. Nonostante le difficoltà che incontriamo, sperimentando anche forme di violenza, siamo chiamati ad andare verso gli altri con atteggiamento fraterno, siano essi cristiani di altre denominazioni, musulmani o ebrei. Non aspettare che vengano da noi, non pretendere che abbiano un atteggiamento fraterno nei nostri confronti, ma andare noi verso di loro. In questi quattro anni che sono qui come Custode ho potuto constatare che l’atteggiamento fraterno provoca sempre una risposta fraterna. La fraternità apre canali di relazioni e di amicizia”. L’auspicio di padre Patton è che “questa enciclica possa animare anche percorsi di riconciliazione in un contesto come il nostro in Terra Santa e in Medio Oriente”. L’enciclica evidenzia, infatti, la necessità di riconciliazione, di arrivare a un perdono come nel caso, citato dallo stesso Pontefice, della Shoah. “La riconciliazione – ricorda il Custode – è un percorso anche politico e non solo personale. La pace si ottiene non surriscaldando gli animi ma aiutando le persone a fare percorsi di riconciliazione. La violenza è un amplificatore dei conflitti. Anche a livello personale”.

    Il card. Guixot, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso
    “In un mondo disumanizzato, nel quale la cultura dell’indifferenza e dell’avidità contraddistinguono i rapporti tra gli esseri umani, c’è bisogno di una solidarietà nuova e universale e di un nuovo dialogo per modellare il nostro futuro”. Così il card. Miguel Ángel Ayuso Guixot, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, presenta la “novità” insita nella enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti”. La nuova enciclica raccoglie e sviluppa i grandi temi del Documento sulla Fratellanza Umana per la pace mondiale e la convivenza comune, siglato il 4 febbraio 2019 a Abu Dhabi da lui stesso e dal Grand Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb. Ma la proposta, insita in entrambi testi, è universale. "Non è certo un segreto - evidenzia il porporato - che il Santo Padre sia vivamente preoccupato per le sorti della famiglia umana. Papa Francesco dice chiaramente nell’enciclica che le questioni legate alla fraternità e all’amicizia sociale sono sempre state tra le sue preoccupazioni (cfr. FT 5). Non meraviglia quindi che proprio questi due temi siano al centro della riflessione dell’enciclica. Ci tengo però a precisare che non è stata la pandemia di Covid-19 ad offrire lo spunto di questa riflessione. Come chiarisce bene il Santo Padre essa si è manifestata mentre l’enciclica era già in elaborazione. Mi permetto di sottolineare che purtroppo ciò che stiamo vivendo non fa altro che rendere ancora più urgente la necessità della fraternità e dell’amicizia sociale a livello mondiale. Come si evince dalla lettura dell’enciclica le preoccupazioni del Santo Padre sono molteplici. E non nascono solo dall’attuale pandemia. Da quando è stato eletto Papa Francesco non ha cessato un attimo di indicare le tante ingiustizie che affliggono questo mondo: il divario fra ricchi e poveri, lo sfruttamento della persona umana, l’indifferenza, la cultura dello scarto e i grandi rischi ambientali che stiamo correndo".Come far sì che le religioni possano essere canali di fratellanza anziché barriere di divisione? "C’è un’urgenza dettata dall’attuale situazione mondiale che deve far mettere da parte pregiudizi, indugi e difficoltà - riflette ancora il cardinale -. Pur non rinunciando in nulla alla propria identità o rifacendosi ad un facile irenismo, con forza e con coraggio, si deve affermare la necessità della fraternità umana e dell’amicizia sociale quali condizioni necessarie per l’ottenimento di quella pace alla quale anela il mondo intero. Il Santo Padre ci indica in San Francesco di Assisi, come è stato per la Laudato si', l’ispiratore dell’enciclica “Fratelli tutti”. Ecco dunque un modello al quale anche oggi dovrebbero ispirarsi i rapporti tra credenti di diverse religioni: promuovere un dialogo nella verità fatto di fraternità, di stima e rispetto reciproci e nella mutua comprensione". "Nel mondo di oggi, segnato tragicamente dalla dimenticanza di Dio o dall’abuso che si fa del Suo nome - aggiunge - le persone appartenenti alle diverse religioni sono chiamate, con un impegno solidale, a difendere e promuovere la pace e la giustizia, la dignità umana e la protezione dell’ambiente. Dobbiamo offrire la nostra collaborazione alle società di cui noi credenti siamo cittadini, e mettere a disposizione di tutti i nostri comuni valori e le nostre convinzioni più profonde che riguardano il carattere sacro ed inviolabile della vita e della persona umana. Il dialogo interreligioso ha una funzione essenziale per costruire una convivenza civile, una società che includa e che non sia edificata sulla cultura dello scarto ed è una condizione necessaria per la pace nel mondo".Il presidente della Cei cardinal Bassetti
    Il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, in una nota sull’enciclica “Fratelli tutti” sulla fraternità e l’amicizia sociale, sottolinea i due polmoni indicati dal Papa per dare un respiro importante e diverso alla Chiesa. "Da una parte, l’annuncio di Dio Amore e Misericordia e, dall’altra, perché non resti verità astratta, la necessità del ‘prendersi cura’ – custodire – non solo gli uni degli altri, ma di Dio, del creato e di se stessi. Il Santo Padre indica un percorso: che la Verità cammini di pari passo con la Giustizia e la Misericordia”. Il metodo proposto dal Papa, osserva Bassetti, è quello di “ascolto e dialogo” con l’invito ad “accorciare le distanze e non erigere muri”: La ricerca e la costruzione del ‘noi’ come antidoto alle derive egocentriche. Da qui l’invito alla gentilezza e il richiamo a una nuova cultura dell’incontro, dove tutti sono invitati a collaborare”. Per il cardinale, si tratta dell’insegnamento del Concilio Vaticano II che “si apre a una riflessione matura”: “Quella del Santo Padre è una proposta stimolante e impegnativa. Nei prossimi mesi – conclude – l’Episcopato italiano rifletterà sulla realtà che abitiamo per accompagnare l’annuncio. Si legge nell’Enciclica: ‘La Chiesa […] con la potenza del Risorto, vuole partorire un mondo nuovo, dove tutti siamo fratelli, dove ci sia posto per ogni scartato delle nostre società, dove risplendano la giustizia e la pace’ (n. 278). Un orizzonte che apre il cammino!”.

  2. #292
    Card. Richelieu
    visitatore

    Dalla Diocesi..






    Descrizione

    Domenica 11 ottobre 2020 ingresso di mons. Adriano Cevolotto nella diocesi di Piacenza-Bobbio.Il nuovo Pastore arriverà in quello stesso giorno da Treviso al casello autostradale di Piacenza Sud alle ore 10.15 dove sarà accolto dal vicario generale mons. Luigi Chiesa. Scortato da due agenti della Polizia Municipale in motocicletta, si dirigerà verso il quartiere cittadino di San Lazzaro, dove alle 10.30 si fermerà nella chiesa parrocchiale lungo via Emilia Parmense accolto dai sacerdoti di quella Comunità pastorale, dal superiore del Collegio Alberoni padre Nicola Albanesi, dai seminaristi del Collegio e dall’assistente pastorale della sede piacentina dell’Università Cattolica don Luca Ferrari.Tappa successiva, alle ore 11, la basilica di Santa Maria di Campagna per un momento di preghiera con l’affidamento del suo ministero a Maria.Alle ore 11.30 mons. Cevolotto raggiungerà il Centro “Il Samaritano” della Caritas in via Giordani dove incontrerà il direttore diacono Mario Idda, gli operatori, i volontari e alcuni utenti dei servizi.Alle ore 12 in tutta la diocesi suoneranno in segno di festa le campane delle chiese.Alle 12.30 giungerà alla Casa del Clero “Cerati” in via Torta 28 dove verrà accolto dal rettore mons. Giuseppe Formaleoni e dal presidente don Giuseppe Basini. Nel refettorio della struttura pranzerà con i sacerdoti ospiti.Alle ore 14.45 raggiungerà la basilica di Sant’Antonino, patrono della città e della diocesi. Nel Portico del Paradiso verrà accolto dal parroco don Basini e dal Capitolo della basilica. All’interno, incontrerà e dialogherà con 72 giovani (dal numero dei discepoli inviati in missione da Gesù nel racconto del Vangelo di Luca) in rappresentanza dei giovani dei sette vicariati della diocesi. Mons. Cevolotto sosterà in preghiera dinanzi alle reliquie del santo martire presso l’altare della basilica.Alle 15.30 il Vescovo, accompagnato dal vicario generale mons. Chiesa, da altri sacerdoti e dai 72 giovani, si incamminerà a piedi lungo via Chiapponi verso piazza Duomo dove sarà accolto dal suono delle campane della Cattedrale. Sul sagrato mons. Cevolotto incontrerà l’amministratore apostolico mons. Gianni Ambrosio e il Capitolo della Cattedrale. Qui riceverà il saluto del sindaco di Piacenza avv. Patrizia Barbieri e del prefetto dott.ssa Daniela Lupo.Il Vescovo, l’Amministratore Apostolico, il Vicario generale e il Capitolo della Cattedrale si recheranno poi in episcopio per indossare le vesti liturgiche per la celebrazione e iniziare così la processione d’ingresso alle ore 16 che li vedrà percorrere un tratto di piazza Duomo.I diversi momenti della giornata, dall’accoglienza in San Lazzaro al percorso lungo via Chiapponi prima di arrivare in Cattedrale, saranno visibili sulla web tv della diocesi (collegandosi a www.piacenzadiocesi.tv). La celebrazione in Cattedrale con l’accoglienza sul sagrato si potrà seguire in diretta sull’emittente Telelibertà, oltre che sul sito della diocesi.


  3. #293
    Card. Richelieu
    visitatore

    Ingresso Mons. Cevolotto








  4. #294
    CierRino
    Data Registrazione
    Apr 2012
    Località
    Italia
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    5,283
    Ho appena letto un triste servizio sul seminario di Piacenza abbandonato da 5 anni, con la natura che si sta impossessando del parco annesso Nessuno lo vuole perché costa molto mantenerlo.

  5. #295

  6. #296
    Card. Richelieu
    visitatore
    Citazione Originariamente Scritto da Marco123 Visualizza Messaggio
    Ho appena letto un triste servizio sul seminario di Piacenza abbandonato da 5 anni, con la natura che si sta impossessando del parco annesso Nessuno lo vuole perché costa molto mantenerlo.
    Si la notizia è vera. Dalla morte dell'ultimo rettore che sapeva farlo funzionare egregiamente è caduto sempre più in abbandono fino allo stato attuale.
    Diciamo incapacità gestionale dell'amministrazione attuale.

  7. #297
    Card. Richelieu
    visitatore

    Ingresso Mons. Cevolotto



    Ultima modifica di Card. Richelieu; 14-10-2020 alle 22:22

  8. #298
    Card. Richelieu
    visitatore

    Dalla Diocesi..

    Preti in ritiro a Piacenza

    Una trentina i sacerdoti presenti al ritiro del vicariato cittadino guidato da padre Nicola Albanesi, superiore del Collegio Alberoni. L’iniziativa, coordinata dal vicario cittadino don Giuseppe Basini, è stata ospitata all’Istituto dei Padri Scalabriniani.
    Padre Albanesi ha messo in luce alcuni tratti della vita del sacerdote chiamato, in forma del suo sì a Dio, a uno “spossessamento”, a divenire appartenente a un Altro, cioè a Cristo che ha dato la sua vita per noi.
    L’attività pastorale di un sacerdote – ha detto il relatore – è un “dare” continuo, un “essere mangiati” dalle persone. Un sacerdote non si risparmia ma per fare questo – ha sottolineato – ha bisogno di entusiasmo, come quando ha risposto sì al Signore per la prima volta, e di un amore senza limiti, amore che si riceve gratuitamente nel coltivare il rapporto col Signore nella preghiera e nell’eucaristia.
    Un giorno – ha puntualizzato padre Albanesi –, noi che al momento dell’ordinazione ci siamo prostrati a terra, dovremo andare “sottoterra”, cioè moriremo. Questo è il destino di ogni uomo, ma sapendo bene che, come dice il Vangelo, il seme caduto in terra, se non muore, rimane solo, se invece muore, procede molto frutto. Si può morire senza prospettive oppure annunciando la risurrezione.


  9. #299
    Card. Richelieu
    visitatore
    Padre Perini, compleanno con il Vescovo

    Padre Giuseppe Perini, classe 1929, ha festeggiato il 13 ottobre i suoi 91 anni al Collegio Alberoni alla presenza del vescovo mons. Adriano Cevolotto.
    Entrato nel Seminario vescovile di via Scalabrini nel ’39, nei giorni in cui scoppiava la seconda guerra mondiale, è stato ordinato sacerdote nel 1953 nella Congregazione della missione fondata da San Vincenzo de’ Paoli.
    Laureato in filosofia e scienze sociali alla Pontificia Università San Tommaso “Angelicum” di Roma, è stato, ed è tuttora, docente al Collegio Alberoni di filosofia, sociologia e studi sull’ateismo. Dal ’69 al ’74 ha insegnato filosofia all’Angelicum nella capitale, ha diretto per 30 anni la rivista “Divus Thomas” e ha pubblicato diversi libri sui sacramenti con l’Editrice Studio Domenicano e Editrice del Verbo Incarnato. In cantiere, una pubblicazione sul sacramento del matrimonio.
    Padre Perini è canonico della basilica di Sant’Antonino dove presta servizio ogni settimana con il ministero della confessione nelle mattine di giovedì e sabato.
    Originario di Vigoleno, proviene da una famiglia numerosa con in tutto otto fratelli; uno di essi era divenuta sacerdote, monsignor Celso, ed ha ricoperto l’incarico di parroco nella basilica del Patrono fino al 1982, anno della sua morte.
    Nella foto, mons. Cevolotto saluta padre Giuseppe Perini.

  10. #300
    Card. Richelieu
    visitatore
    Carlo Acutis, patrono di Internet


    Un adolescente normale ed eccezionale allo stesso tempo, indicato da papa Francesco come modello nell’esortazione “Christus vivit”. Carlo Acutis, morto nel 2006 a soli 15 anni a seguito di una leucemia fulminante, è stato proclamato Beato ad Assisi il 10 ottobre scorso: tra le tante opere della sua breve, ma luminosa vita, fatta di numerosi gesti di carità nel segno di san Francesco, ha testimoniato ai suoi coetanei e a noi tutti il lato positivo del web e dei social, tanto da essere proposto come ‘patrono di Internet’.
    Anche in questo Carlo va controcorrente.
    Piccolo genio di informatica, si era impegnato per un uso responsabile dei social, in un mondo che si limita a stigmatizzare come male assoluto o a esaltare acriticamente questi strumenti dimenticando che dietro la tecnica e le innovazioni deve esserci sempre al centro l’uomo, e che in mezzo al mare delle parole sul web sta a noi scegliere quali utilizzare per relazionarci con gli altri e con il mondo.
    Spesso i fatti di cronaca evidenziano la forza bruta di una parola che può insultare, diffamare e distruggere, come avviene nei casi degli hater, di cyberbullismo o di una società che, pur connessa, è incapace realmente di dialogare. E in un mondo governato dalla tecnica, la ‘colpa’ viene addossata ora a Fb, ora a Instagram, ora al nuovo social che arriverà, e non ci si pone nemmeno più la domanda “Dov’è l’uomo in tutto questo?”.
    Carlo ci porta ad attraversare un’altra via, difficile, perché ci fa scontrare con noi stessi, ma ricca di bellezza: quella in cui ci assumiamo la responsabilità di scegliere le parole, rimettendo al centro l’Uomo. Le parole non solo distruggono, ma possono portare in luce la parte migliore di noi, nutrire, farci relazionare con l’altro e con Dio arrivando persino a farsi carne e compiere miracoli. Sta a noi scegliere ogni giorno quali parole utilizzare: un’azione normale ed eccezionale al tempo stesso come lo è stata la vita di Carlo.


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