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Discussione: Cronache della Diocesi di Piacenza - Bobbio Anno 2020

  1. #301
    Card. Richelieu
    visitatore
    Confermati il Vicario generale, i Vicari episcopali e il Vicario giudiziale


    Il vescovo mons. Adriano Cevolotto, ha confermato Vicari episcopali di settore don Paolo Cignatta (per il coordinamento degli Uffici Pastorali diocesani), padre Sisto Caccia CS (per la vita consacrata) e mons. Mario Dacrema (per gli organismi di partecipazione).
    Ha inoltre confermato don Stefano Antonelli nell'incarico di vicario giudiziale e nei loro incarichi di vicari episcopali territoriali d
    on Giuseppe Basini (Vicariato 1 Comuni di Piacenza e Gossolengo), don Giuseppe Bertuzzi (Vicariato 5 Val Tidone), don Angelo Busi (Vicariato 7 Val Taro e Val Ceno), mons. Pierluigi Dallavalle (Vicariato 4 Bassa e Media Val Trebbia e Val Luretta), don Piero Lezoli (Vicariato 3 Val Nure), mons. Aldo Maggi (Vicariato 6 Bobbio, Alta Val Trebbia, Aveto e Oltre Penice) e mons. Gianni Vincini (Vicariato 2 Val d'Arda).

    Inoltre ha confermato i Consigli Presbiterale e Pastorale diocesano fino alla scadenza naturale del proprio mandato.
    Con decreto vescovile, mons. Cevolotto ha nominato (confermato) mons. Luigi Chiesa Vicario generale della Diocesi.



  2. #302
    Card. Richelieu
    visitatore

    Dal settimanale diocesano..

    Don Giovanni ha aperto strade nuove per i giovani

    Nella chiesa di Borgotrebbia a Piacenza nei giorni è stato ricordato don Giovanni Micheli, parroco di Castell’Arquato dal 1983 fino alla sua morte, a 66 anni, nell’ottobre 2005.
    Dion Pietro Cesena ha presieduto una messa (con lui don Sergio Agosti e don Severino Mondelli) alla presenza di parenti del sacerdote e amici di un tempo, i “suoi” giovani alla Santissima Trinità, dove lui ha operato per quasi vent’anni a fianco di mons. Antonio Tagliaferri.
    In un tempo, i primi anni ’70, in cui i gruppi giovanili nella Chiesa – sintetizziamo le parole di don Cesena – erano in forte crisi, don Giovanni ha saputo indicare una direzione: mettere al centro delle nostre vite la Parola di Dio. I gruppi allora si perdevano in infinite discussioni sui problemi sociali ed esistenziali ma senza mai parlare al cuore delle persone. Don Giovanni, negli anni in cui alla Santissima Trinità approdava da Roma il Cammino neocatecumenale, ha avuto l’intuizione di portare la Bibbia come esperienza viva di amore ai giovani. Questa sua decisione – ha aggiunto – ha prodotto tanti frutti generando vocazioni al sacerdozio e famiglie cristiane.
    Ancora oggi – ha proseguito – l’essenziale nella Chiesa è condurre le persone a vivere un’esperienza profonda di misericordia che aiuta per davvero a rinascere, a scoprire un orizzonte di speranza nei mille insolubili problemi della propria vita.

  3. #303
    Card. Richelieu
    visitatore

    Dalla Diocesi..

    Audaci come ai tempi di Gianelli e Colombano»


    A una settimana dal suo arrivo a Piacenza domenica 18 ottobre alle ore 16 il vescovo mons. Adriano Cevolotto ha presieduto la messa nella Concattedrale di Bobbio.
    Ha preso avvio così anche la prima visita del nuovo Pastore ai sette vicariati della diocesi. Mons. Cevolotto si fermerà nel bobbiese anche il 19 e 20 ottobre. Ritornerà a Bobbio il 23 novembre per la festa del monaco irlandese San Colombano. Nella sua omelia mons. Cevolotto si è legato al solco tracciato da San Colombano nel 600 e dal vescovo Sant’Antonio Maria Gianelli nella prima metà dell’800. Non siamo – ha aggiunto – in un museo di ricordi ma desideriamo che l’esperienza spirituale di questi santi ci restituisca audacia per entrare in un tempo di purificazione e crescere nella logica del servizio, l’unica in grado in questo tempo di pandemia di tessere relazioni vere e fraterne. Il Vescovo – ha detto ancora - ha il compito di riconoscere e suscitare carismi perché possiamo rispondere alle domande del nostro tempo con il tesoro della fede. Alla comunità cristiana piacentina-bobbiese ha affidato alcune piste di riflessione: “abbiamo ancora qualcosa da raccontare, qualcosa di bello da condividere? Qualcosa di affascinante da testimoniare? Perché altrimenti meravigliarci se siamo sempre più insignificanti?”.
    Proponiamo ai lettori l’omelia pronunciata a Bobbio.

    È una bella coincidenza che il mio ingresso a Bobbio avvenga nella festa, che tradizionalmente qui si celebra in questa domenica, di un santo mio predecessore, Sant’Antonio Gianelli. Santità riconosciuta nel suo ministero di parroco e di vescovo. L’esemplarità di vita si è manifestata nella relazione viva con il Signore che ha orientato scelte coerenti e coraggiose: vita personale sobria, beni usati per sostenere i più indigenti, primato al farsi prossimo alle comunità a lui affidate.
    Si comprendono dentro a questo stile evangelico e di cura pastorale (non a caso la liturgia propone la figura di Gesù, Pastore buono-bello e le qualità del sacerdote tratte dal profeta Malachia) le scelte che caratterizzarono il suo ministero: riforma della vita sacerdotale, visite pastorali e missioni al popolo. E ritengo che corrisponda alla sua passione pastorale la fondazione delle Figlie di Nostra Signora dell’Orto (per la cura degli ammalati e l’educazione delle bambine povere). Così, intercettando le necessità del suo tempo, cercò risposte che potessero continuare dopo di lui e della sua opera.

    Il Vescovo riconosce e suscita carismi
    Questo Santo vescovo mi e ci è di sprone perché il ministero, ogni ministero (quindi tanto più quello del Vescovo) sia la via nella quale il Signore ci pone per rispondere alla chiamata alla santità. Che altro non è che vivere la carità (pastorale, sponsale, laicale…). E in secondo luogo il Santo Gianelli mi richiama che il Vescovo riconosce e suscita carismi per essere fedeli come Chiesa al mandato missionario di Gesù. Ho capito che anche questo territorio è segnato dal fenomeno dello spopolamento, con il conseguente rischio, per chi ci abita, di non vedere futuro.

    L’orizzonte delle Comunità pastorali
    Non ci è permesso di lasciarci sopraffare da un atteggiamento e da pensieri rinunciatari. Qui, più che altrove, il progetto delle Comunità pastorali può aprire spiragli per favorire la comunione, l’apertura, la condivisione delle risorse presenti. Allora credo che mi/ci è affidato il compito di riconoscere ed insieme di suscitare i doni necessari per dare vivacità a queste comunità, perché in esse si continui ad alimentare e vivere la vita cristiana. Anche noi dobbiamo offrire il nostro contributo perché chi desidera possa rimanere in questa terra, tra questi monti. Ad altri la responsabilità di politiche e azioni a sostegno dei territori montani, a noi la responsabilità di dare un’anima comunitaria a questi piccoli borghi. Domenica scorsa - in ascolto della pagina evangelica - ricordavo l’importanza di raccogliere gli appelli alla conversione. S. Paolo, nella pagina ascoltata della seconda ai Corinti, ribadisce qual è per noi l’aspirazione più alta: “Siamo i vostri servitori a causa del Vangelo”. Se lo è l’Apostolo, non da meno è chiamato ad esserlo ogni battezzato. A causa di Gesù, in forza dell’amore che ci ha riservato, ciascuno si considera servo.

    Il clima culturale in cui viviamo: la forza e il servizio
    Non ci è facile pensarci in questo modo. Nel clima culturale in cui siamo immersi, siamo spinti infatti ad anteporre i nostri bisogni, le nostre legittime esigenze, a rivendicare i nostri diritti. Prova ne sia la frase che esce anche dalle nostre labbra: “non voglio farti da servo!”. Ma siccome “noi non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù, Signore” (così ancora S. Paolo), noi annunciamo che Lui, il Buon Pastore, “dà la propria vita per le pecore”. Annunciamo che alla vista del lupo non fugge e non abbandona le pecore.
    Ogni epoca ha i suoi ‘lupi’ che minacciano, disgregano e disperdono il gregge. In ogni tempo si fa strada la fuga per salvarsi, immaginando che ci si possa salvare da soli. La vita di Gesù la presentiamo in tutta la sua forza e verità assumendo anche noi con Lui la condizione del servo. Mettendoci a servizio.

    Un tempo di purificazione per noi “vasi di creta”
    Noi siamo portatori e custodi di questo tesoro, così lo chiama l’Apostolo: la luce cioè che è Gesù con la sua esistenza di amore, con il suo volto di Pastore a cui interessano le pecore. Tutte, anche quelle che non sono di questo ovile. Eppure questo tesoro è in “vasi di creta”. Siamo vasi fragili. Ne siamo ben consapevoli. Ma la fragilità (che spontaneamente non ci viene da mostrare perché “il mondo è dei forti-furbi”) non è una ‘debolezza’, se usciamo dalla logica della forza.
    Fare i conti con la debolezza non ci deve far paura, perché conosciamo che “la potenza appartiene a Dio”. In questo momento penso a noi preti, come pure a quanti sono impegnati in modi diversi dell’azione pastorale: questo è tempo di purificazione (diciamo pure, provvidenziale) perché ci obbliga a non fare conto su di noi, ma piuttosto a spostare il centro e quindi la fiducia nel Signore.


    Nelle foto di Paolo Ghiano alcuni momenti dell'ingresso di mons. Cevolotto a Bobbio.

    Non siamo in un museo che guarda solo al passato
    Questo splendido luogo non è un museo, non vogliamo diventi il luogo dei ricordi (per quanto preziosi) della nostra storia passata. Dobbiamo recuperarla come memoria che continua a provocare il nostro oggi di Chiesa. S. Colombano e i suoi compagni non hanno vissuto un tempo più favorevole di quello che stiamo vivendo noi. Né avevano mezzi più potenti. Il loro cammino, l’itinerante pellegrinare attraverso l’Europa, era sostenuto da un “grande tesoro” che li ha spinti ad avventurarsi per luoghi inesplorati. Forse è qui il segreto del loro messaggio: la consapevolezza di aver ricevuto un tesoro. Si va, si parte per nuove sfide se c’è qualcosa di bello da condividere, una buona notizia incontrata… Che non sia il caso di domandarci se abbiamo ancora qualcosa da raccontare, qualcosa di bello da condividere? Qualcosa di affascinante da testimoniare? Perché altrimenti meravigliarci se siamo sempre più insignificanti?

    Un luogo di audacia evangelica
    Non si tratta di fare gli eroi, bensì di cercare cammini di incontro, di tessere legami di fraternità (il tema della giornata missionaria mondiale). C’è tanta domanda di relazioni buone, fraterne. Questo è stato un luogo di cultura e di audacia evangelica. Vorrà pur dire qualcosa alla nostra diocesi piacentina-bobbiese?! La cultura dei legami buoni, necessari ci appartiene e, come abbiamo visto nell’emergenza sanitaria, c’è tanta disponibilità, in tante persone, a tessere queste relazioni nel dono generoso di sé. Questa diventa un’urgenza, una priorità evangelica. Il Signore intercetta la domanda del popolo d’Israele, che stava vivendo un momento difficile, e al profeta Isaia chiede: “Chi manderò e chi andrà per noi?”. Risuona anche oggi la stessa domanda anelante del Signore della vita. Prendiamo sul serio la risposta del profeta: “Eccomi, manda me”. Allora, in questo luogo carico di storia fedele desidero fare mia la disponibilità anche a nome della Chiesa di Piacenza-Bobbio: “Eccomi, manda me”.
    Mons. Adriano CevolottoVescovo di Piacenza-Bobbio

  4. #304
    Card. Richelieu
    visitatore

    Dal settimanale diocesano..

    Scalabriniane: ripartire dall’eucaristia per dire grazie


    Compiono 125 anni le Suore Missionarie di San Carlo Borromeo, le “Scalabriniane”. Un Giubileo che giunge in piena pandemia di Covid-19. Per questo motivo le comunità missionarie dei 27 Paesi del mondo si sono organizzate con eventi online e momenti di raccoglimento e preghiera.
    Le iniziative (che dureranno per tutto un anno) sono partite a Piacenza, dove, il 25 ottobre, si è tenuta una celebrazione eucaristica in Cattedrale, nello stesso luogo dove è possibile vedere le spoglie mortali del fondatore, il beato Giovanni Battista Scalabrini.
    Il 25 ottobre 1895, alla presenza del cofondatore, il venerabile padre Giuseppe Marchetti, quattro suore pioniere, la beata Madre Assunta Marchetti (cofondatrice), Carolina Marchetti, Angela Larini e Maria Franceschini, emisero i primi voti.

    L’appello di papa Francesco alle Scalabriniane
    “Ancora echeggia forte nel nostro cuore l’appello che ci ha rivolto papa Francesco, dicendo «Vi incoraggio a mettere il vostro carisma sempre più a servizio della Chiesa», espressione che alimenta la memoria storica, facendo incrociare il passato e il presente, non rimanendo solo dentro a questa celebrazione, ma abitando nel cuore delle migrazioni, non solo come memoria del passato, ma come profezia per l’avvenire, nell’attenzione alle sfide del nostro tempo, seguendo Gesù Cristo, «sempre in cammino» verso i migranti e i rifugiati – ha spiegato la brasiliana suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale. Nella grazia di questo tempo giubilare vogliamo proseguire il cammino confermate nella fede e nella speranza, camminando umilmente con il nostro Dio”.
    “Il volto di Gesù Cristo è nei tanti migranti che, nel mondo, fuggono o si rifugiano. È un volto che soffre, ma pieno di speranza – ha proseguito suor Neusa -. Le Scalabriniane hanno sempre accolto a braccia aperte, nel profondo spirito di quel Gesù che ha sempre chiesto di aprire i cuori e di guardare il mondo con gli occhi puri. Lo facciamo da 125 anni e continueremo a farlo, con quella stessa passione delle nostre prime suore, in obbedienza al mandato evangelico - ero forestiero e mi avete ospitato”.

    Nel cuore degli altri
    “C’è un verso di Ivano Fossati, noto cantautore, che dice: «C’è una strada dentro al cuore degli altri». Questa è l’esperienza che la vita cristiana, la Chiesa, Cristo ci fanno fare nella vita: si scopre il cuore dell’altro come una strada per il nostro cuore, la dove lo si riscopre come mistero che appartiene a Dio”. Questo è il messaggio centrale dell’omelia del vicario generale mons. Luigi Chiesa alla messa in Cattedrale alla presenza del governo generale della Congregazione delle Scalabriniane.
    “Solo accettando il mistero dell’altro - per don Luigi - il tu può condurre lontano e diventare una strada, non solo verso se stessi o gli altri, ma verso Dio, cioè verso ciò che ci costituisce e ci dona il tu dell’altro”.

    “Dire grazie attraverso l’eucaristia”
    Il Vicario Generale, rivolgendosi alla superiora generale suor Neusa, alla superiora provinciale Suor Milva Caro e a tutte le religiose, ha ricordato il mattino del 25 ottobre 1895, quando il beato Giovanni Battista Scalabrini, dava inizio, nella cappella del Palazzo vescovile, alla nuova Congregazione delle Missionarie.
    “So che voi siete qui questa mattina - ha proseguito il sacerdote - per ringraziare il Signore per la sua fedeltà e per rinnovare a Lui la vostra consacrazione. Qui siete nate. Qui, ma non solo materialmente - nella cappella vescovile - ma qui, in questa Chiesa di Piacenza-Bobbio, nella Chiesa. Nell’eucaristia ringraziate! Nella Chiesa rinnovate la vostra consacrazione e la vostra Missione! E tutto sotto la protezione e la benedizione del Padre: il Beato Giovanni Scalabrini”.

    Una grande eredità
    “Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo” .È la bella frase, citata dal Vicario generale, tratta da una celebre e profonda pagina del Faust di J.W. Goethe. “È un’eredità grande quella che avete ricevuto! Una eredità non si mantiene e non si trasmette se con essa e per suo tramite, non si trasmette un amore alla vita che si comunica solo da cuore a cuore, dal cuore del padre al cuore del figlio, dal cuore del maestro al cuore del discepolo”.

    L’unità si costruisce tra “poveri”
    La grande sfida oggi - per il sacerdote - è proprio recuperare una vita di comunione con Dio, ma anche di comunione fraterna. “Perché una vera comunità - ha sottolineato ancora mons. Chiesa - si costruisce tra poveri. Tra persone che si sentono bisognose. Penso che questo dovrebbe essere anche il modo di affrontare l’accoglienza di tutte le persone e i popoli che vengono ad aggiungersi alle nostre comunità: penso in particolare alle nostre comunità dell’Europa occidentale: un forte non può mai accogliere un debole: non ha la posizione giusta per accogliere un povero, un debole”.
    Infatti - per il Vicario Generale - la solidarietà non è mai fra uno più forte, capace, ricco e uno più povero, debole, incapace; la solidarietà è sempre l’aiuto che i poveri si danno tra loro per essere più forti assieme. “Per tutto questo - ha concluso don Luigi - accogliamo oggi l’eredità di un Padre: del beato Giovanni Battista Scalabrini”.

    R.T.

    Nelle foto di Pagani: Il candelabro che rappresenta il mondo intero benedetto durante la celebrazione in Cattedrale e collocato vicino alla tomba del beato Scalabrini; la foto è stata scattata durante l’intervento della Madre generale delle Scalabriniane, la brasiliana suor Neusa de Fatima Mariano.

  5. #305
    Card. Richelieu
    visitatore

    Dalla Diocesi..

    Lo scalabriniano Tomasi è cardinale


    C’è anche lo scalabriniano Silvano Tomasi tra i 13 futuri cardinali annunciati il 25 ottobre da papa Francesco. Riceveranno la berretta cardinalizia nel Concistoro del 28 novembre. Trevigiano, è stato fino al 2016 osservatore permanente della Santa Sede all’ufficio dell’Onu a Ginevra e all’Organizzazione Mondiale del Commercio e, sempre nel 2016, segretario delegato del Pontificio consiglio della giustizia e della pace. Il suo percorsoMons. Tomasi è nato il 12 ottobre 1940 a Casoni di Mussolente, provincia di Vicenza e diocesi di Treviso. Ha superato perciò gli 80 anni e quindi non potrà partecipare a un prossimo Conclave. Si è formato e ha vissuto a lungo negli Stati Uniti. A New York ha studiato teologia ed è stato ordinato sacerdote nel 1965. Ha conseguito una laurea magistrale in scienze sociali e un dottorato in sociologia alla Fordham University di New York. È stato assistente professore di sociologia alla City University di New York (Richmond College, City College) e alla New School of Social Research (1970-1974). Come direttore fondatore del Center for Migration Studies di New York e ha fondato e curato la rivista trimestrale “International Migration Review”. Sul piano pastorale ha operato a New York ed è stato direttore dell’ufficio per la Cura pastorale degli Immigrati e Rifugiati della Conferenza episcopale degli Stati Uniti. Arcivescovo nel 1989Nel 1989 è divenuto arcivescovo ed è stato segretario del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli Itineranti. Dal ‘96 al 2003 è stato nunzio apostolico in Etiopia, Eritrea e Gibuti e osservatore presso l’Unione africana, che ha sede ad Addis Abeba. Nel settembre 2003 mons. Tomasi ha iniziato il suo servizio come Osservatore permanente della Santa Sede all’Onu a Ginevra e alla Organizzazione mondiale del commercio, incarico che ha mantenuto fino al 2016. Membro del nuovo Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, è stato anche segretario delegato di questo organismo vaticano. Mons. Tomasi è il secondo scalabriniano a essere nominato cardinale; prima di lui aveva ricevuto nel 2010 la berretta cardinalizia Velasio De Paolis (1935-2017).Pubblicato il 25 ottobre 2020

  6. #306
    Card. Richelieu
    visitatore

    Liturgie presiedute da Mons. Vescovo



    Domenica 1° novembre alle ore 11 in Cattedrale a Piacenza il vescovo mons. Adriano Cevolotto presiede la celebrazione eucaristica.

    Nel pomeriggio alle ore 15.30 celebra la S. Messa nel cimitero con i Canonici e i parroci urbani.

  7. #307
    Card. Richelieu
    visitatore
    PRENDERE IL LARGO CON LUI”: INCONTRO DIOCESANO PER GLI EDUCATORI



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    Sabato 31 ottobre dalle ore 9.00 alle 12.30 si terrà una mattinata di incontro e formazione per educatori degli adolescenti e giovani con il Vescovo Adriano. La situazione sanitaria ci sconsiglia di radunarci in un unico luogo. Per questo motivo sono state attivate sette sedi collegate tra loro in streaming dalle quali sarà possibile partecipare alla mattinata.
    Vicariato 1 Città di Piacenza e Gossolengo
    Sala Arazzi Collegio Alberoni, via Emilia parmense

    Vicariato 2 Val d’Arda
    Centro Parrocchiale Maria Orsola – Roveleto di Cadeo

    Vicariato 3 Val Nure
    Oratorio Giuseppino Scotti – Podenzano

    Vicariato 4 Bassa e media Val Trebbia e Val Luretta
    Parrocchia di Pieve Dugliara (Rivergaro)

    Vicariato 5 Val Tidone
    Oratorio San Filippo Neri – Castel san Giovanni

    Vicariato 6 Bobbio, alta Val Trebbia, Aveto e Oltre Penice
    Oratorio don Bosco – Bobbio

    Le parole del titolo, riprese dall’Esortazione post sinodale Christus vivit, ben s’intonano con il motto episcopale del Vescovo Adriano e dicono il desiderio di rinnovare la speranza e l’impegno con e per i giovani.
    Clicca qui per leggere il programma dell’incontro.
    Per partecipare è necessario prenotarsi al seguente link.


  8. #308
    Card. Richelieu
    visitatore
    SAN FRANCESCO DALL’ALTO. CON LO SGUARDO VERSO IL CIELO: SALITA APERTA AL PUBBLICO





    Apre al pubblico domenica 18 ottobre dalle ore 15 alle ore 18 il nuovo evento culturale organizzato dalla Diocesi di Piacenza-Bobbio – Ufficio Beni Culturali e parrocchia di San Francesco, in collaborazione con Cooltour. In occasione del cantiere di restauro del tetto della chiesa e del fronte su via XX Settembre, si è scelto di riproporre una salita per il pubblico, un cantiere “aperto” allo scopo di sensibilizzare alla cura e custodia del patrimonio culturale.
    Dal sagrato della basilica si sale fino al ballatoio a quasi 20 metri di altezza. La discesa si conclude all’interno della basilica: l’inizio del percorso sarà sul sagrato, dove i visitatori troveranno i comodi gradini del ponteggio sulla sinistra della facciata di San Francesco, per poi dare uno sguardo dall’alto sulla meravigliosa piazza Cavalli, arricchita fino al 28 dicembre dall’installazione di Mimmo Paladino, dove l’arte contemporanea dialoga con quella barocca sul filo dei monumenti equestri.
    Il percorso proseguirà per salire sul ballatoio in controfacciata a quasi 20 metri di altezza, potendo così ammirare, da una posizione inedita, l’interno della chiesa e sfiorare il grande rosone con le sue caleidoscopiche vetrate colorate.
    Avviandosi verso la discesa si potrà lasciar correre lo sguardo sulla grande lunetta seicentesca raffigurante il “miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci”, opera di Benedetto Marini. Un’opera di quasi 10 metri di larghezza, anticamente collocata nel refettorio del convento, osservando la quale lo sguardo si perde nelle centinaia di volti raffigurati in un paesaggio sospeso.
    Il percorso si concluderà all’interno della basilica, scrigno di meravigliosi beni artistici.
    Consigliata la prenotazione al numero di tel. 349.5169093; email sanfrancesco.pc@gmail.com
    Modalità di visita
    L’accesso sarà contingentato, con obbligo di rispetto delle normative anticovid.
    La salita non sarà consentita ai minori di anni 6, persone con difficoltà di deambulazione, problemi cardiaci, a coloro che soffrono di vertigini e a persone ipovedenti.
    Orari:
    Sabato e Domenica dalle 15.00 alle 18.00
    Per ragioni di sicurezza chiuso in caso di maltempo
    Aperture straordinarie su richiesta per gruppi minimi di 10 persone
    Costi:
    Biglietto unico: 4.00 €
    Riduzione under 16: 2.00 €
    Contatti:
    e-mail: sanfrancesco.pc@gmail.com
    telefono: 349.5169093
    Sito e social
    www.piacenzapace.it
    https://www.facebook.com/SanFrancescoDallAlto


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