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Discussione: Cronache dell'Arcidiocesi di Pescara-Penne - 2020

  1. #1
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    Cronache dell'Arcidiocesi di Pescara-Penne - 2020

    ARCIDIOCESI DI PESCARA-PENNE
    Archidioecesis Piscariensis-Pinnensis

    Cattedrale di San Cetteo a Pescara


    Duomo di San Massimo a Penne
    Dati statistici
    Regione ecclesiastica: Abruzzo-Molise
    Abitanti 306.800
    Battezzati 315.400 (97,3% del totale)
    Superficie 1.600 km²
    Parrocchie 124 (12 vicariati)




    Cronache degli anni precedenti:

    2014-2015


    Fonti: www.diocesipescara.it, wikipedia
    Ultima modifica di Mercarte; 03-07-2020 alle 15:33
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  2. #2
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    Storia dell'Arcidiocesi di Pescara-Penne

    Secondo la tradizione, la diocesi di Penne sarebbe stata fondata da uno dei 72 discepoli di Gesù, san Patras, inviato ad evangelizzare queste terre da san Pietro. Un'altra tradizione riferisce che durante la persecuzione di Diocleziano avrebbero subito il martirio a Casauria i santi Massimo, Venanzio, Luciano e Donato, le cui reliquie sarebbe state trasferite nel duomo di Penne dal vescovo Giraldo nell'868. Non vi sono tuttavia riscontri storici a supporto di queste tradizioni.
    Incerta è anche l'attestazione del primo vescovo di Penne. Ughelli e altri eruditi locali assegnano alla diocesi il vescovo Romano menzionato negli atti del concilio del 499 come episcopus ecclesiae Pitinatium, che tuttavia gli editori identificano con Pitinum, ossia Pettino presso L'Aquila. Secondo Lanzoni, è probabile che la diocesi di Penne sia anteriore al VII secolo, ma la sua serie episcopale inizia solo in epoca carolingia, nella prima metà del IX secolo, con il vescovo Amadeo, destinatario di un diploma dall'imperatore Lotario I nell'837, e che prese parte al concilio romano dell'844.
    Tra IX e X secolo sorsero nel territorio diocesano due importanti abbazie benedettine: l'abbazia di San Clemente a Casauria, fatta edificare da Ludovico II nell'871, e l'abbazia di San Bartolomeo di Carpineto. Le Cronache redatte dai monaci di queste due istituzioni rappresentano ancora oggi le principali fonti per la storia civile e religiosa dell'Abruzzo.
    Il 15 marzo 1252 la diocesi di Penne venne unita aeque principaliter a quella di Atri, istituita l'anno precedente, con la bolla Licet ea di papa Innocenzo IV. Il primo vescovo delle due sedi unite è Beraldo, chiamato anche Berallus, documentato dal 1252 al 1263. L'unione è perdurata fino al 1949.
    Le due diocesi erano immediatamente soggette alla Santa Sede. Il 1º giugno 1526 papa Clemente VII con la bolla Super Universas la rese suffraganee dell'arcidiocesi di Chieti. Tuttavia questo provvedimento ebbe vita breve: infatti nel 1539, su richiesta della duchessa di Penne Margherita d'Austria, papa Paolo III le rese nuovamente indipendenti dalla giurisdizione di un metropolita.
    Nella seconda metà del Cinquecento si distinsero in particolare due vescovi pennesi: Jacopo Guidi (1561-1568), che prese parte al concilio di Trento e che ha lasciato due diari sulle sessioni conciliari e sui suoi interventi; e Paolo Odescalchi (1568-1572), fondatore del seminario (1570) e legato pontificio, che benedisse le navi in partenza per la battaglia di Lepanto.
    Tra il 1651 ed il 1681 le diocesi di Penne e Atri vissero una grande crisi religiosa: vi fu una flessione dei "comunicati" di circa il 20% (in buona sostanza si passò dal 95% dei fedeli che puntualmente ricevevano i sacramenti, come da precetto, al 77% del 1680). Le cifre furono talmente ragguardevoli che il vescovo Giuseppe Spinucci decise di tenere il primo sinodo diocesano nel 1681. Grazie a quest'assise nel 1702 coloro che si confessavano regolarmente a Pasqua e Natale e prendevano parimenti la comunione tornarono ad essere più del 96% dei parrocchiani.
    Tra Ottocento e la prima metà del Novecento, le due diocesi furono occupate da vescovi dal lungo episcopato, come Domenico Ricciardone (1818-1845), Vincenzo D'Alfonso (1847-1880) e Carlo Pensa (1912-1948), che si impegnarono per la ristrutturazione della diocesi e della curia vescovile e per un attivo impegno pastorale.
    A seguito della fondazione della città di Pescara (1927), il 1º luglio 1949 in forza della bolla Dioecesium circumscriptiones, papa Pio XII riorganizzò la diocesi nel modo seguente: fu sciolta l'unione con la diocesi di Atri, che venne unita aeque principaliter alla diocesi di Teramo; fu annessa alla diocesi di Penne parte del territorio della diocesi di Chieti corrispondente alle cinque parrocchie del soppresso comune di Castellammare Adriatico; la diocesi assunse il nome di diocesi di Penne-Pescara a seguito del trasferimento a Pescara della cattedra diocesana, della sede vescovile, del capitolo dei canonici, degli uffici di Curia e del seminario; infine, la chiesa di San Massimo di Penne divenne concattedrale della diocesi, che restò, come in precedenza, immediatamente soggetta alla Santa Sede.
    Primo vescovo della nuova diocesi fu Benedetto Falcucci (1949-1959). Nuova cattedrale della diocesi fu la chiesa di San Cetteo, edificata tra il 1933 e il 1939 con il titolo di Tempio Nazionale della Conciliazione.
    Il 24 gennaio 1950 la diocesi di Penne-Pescara cedette alla diocesi di Teramo 27 parrocchie corrispondenti ai comuni di Castelli, Fano Adriano, Pietracamela, Isola del Gran Sasso, Tossicia e Colledara. Il 21 marzo 1977 la diocesi inglobò nel proprio territorio la parrocchia di Villa Oliveti nel comune di Rosciano, già appartenuta all'abbazia territoriale di Montecassino.
    Il 3 dicembre 1952, con la lettera apostolica Augusta Dei, papa Pio XII proclamò la Beata Maria Vergine dei Sette Dolori patrona principale della diocesi, assieme ai Santi Cetteo di Amiterno e Massimo d'Aveia.
    Dall'11 al 18 settembre 1977 Pescara ospitò il XIX Congresso eucaristico nazionale italiano, a cui intervenne come legato pontificio il cardinale Giovanni Colombo.
    La diocesi è stata elevata al rango di arcidiocesi metropolitana il 2 marzo 1982 con la bolla Ad maiorem quidem di papa Giovanni Paolo II, e contestualmente ha assunto l'attuale nome.
    Il 31 maggio 2010 la parrocchia di Maria Santissima Madre di Dio, in frazione Pretaro (comune di Francavilla al Mare), è stata aggregata all'arcidiocesi di Chieti-Vasto.

    fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Arcidi..._Pescara-Penne
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  3. #3
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    Cronotassi dei vescovi

    • Benedetto Falcucci † (02/07/1949 - 01/01/1959 dimesso)
    • Antonio Iannucci † (15/02/1959 - 02/03/1982 nominato arcivescovo fino al 21/04/1990, ritirato)
    • Francesco Cuccarese (21/04/1990 - 04/11/2005 ritirato)
    • Tommaso Valentinetti, dal 04/11/2005 e attuale Arcivescovo




    Considerando invece anche la storia antica di Penne, e di Penne-Atri, la cronotassi risulta decisamente più corposa:

    • San Patras? † (I secolo)
    • Romano? † (menzionato nel 499)[1]
    • Amodeo † (prima dell'817 - dopo l'835)
    • Garibaldo I † (menzionato nell'840)
    • Giacomo † (menzionato nell'844)
    • Giraldo † (menzionato nell'868)
    • Elamanno o Elmoino † (menzionato nell'872)
    • Grimoaldo I o Garibaldo II † (menzionato nell'873)
    • Gaidolfo † (menzionato nel 962)
    • Giovanni † (menzionato nel 963)
    • Giovanni Falertano † (prima del 1037 - ? dimesso)
    • Berardo † (menzionato nel 1055)
    • Pampo ed Eriberto † (menzionati nel 1061)
    • Grimoaldo II † (menzionato nel 1115)
    • Odorisio † (?)
    • Grimoaldo III † (menzionato nel 1122)
    • Odorisio † (1160 ? - 1189)
    • Ottone di Loreto e Conversano † (1190 - dopo il 19/04/1198 deceduto)
    • Berado Rainense † (vescovo eletto)
    • Gualderico, O.Cist. † (circa 1200 - 1215 deceduto)
    • Anastasio di Venanzio † (1215 - 1216 deceduto)
    • Gualterio, O.S.B. † (1216 - dopo il 1220)
    • Vescovi di Penne e Atri[modifica modifica sorgente]
    • Beroaldo † (1252 - ?)
    • Giovanni di Penne † (1260 - ?)
    • Gualtiero † (25/01/1264 - ?)
    • Beroaldo † (1268 - ?)
    • Leonardo da Siena, O.S.M. † (prima del 1285 - 1302 deceduto)
    • Bernardo Lucii, O.S.M. † (11/04/1302 - 1321 ? deceduto)
    • Raimondo, O.S.B. † (28/06/1321 - 1324 ? deceduto)
    • Guglielmo da San Vittore † (14/11/1324 -/03/1326 dimesso)
    • Niccolò, O.Cist. † (13/03/1326 - 1352 deceduto)
    • Marco Ardinghelli, O.P. † (5/11/1352 - 31/01/1360 nominato vescovo di Camerino)
    • Gioioso de Chiavelli † (31/01/1360 - 9/01/1374 nominato vescovo di Camerino)
    • Barnaba Malaspina † (31/01/1374 - 1380 nominato arcivescovo di Pisa)
    • Agostino da Lanciano † (14/02/1380 - 29/10/1390 nominato vescovo di Perugia)
    • Pietro Albertini † (1385 - ?) (antivescovo)
    • Pietro Staglia, O.P. † (11/01/1391 - 1393 deceduto)
    • Antonio Petrucci † (27/09/1393 - 1411 deceduto)
    • Pietro di Castelvecchio, O.F.M. † (3/11/1411 - 1413 ? deceduto)
    • Giacomo De Turdis † (28/01/1415 - 1º/02/1419 nominato vescovo di Spoleto)
    • Giacomo De Turdis † (1º/02/1419 - 28/11/1420 dimesso) (amministratore apostolico)
    • Delfino Nanni Gozzadini, O.Cist. † (28/11/1420 - 23/03/1433 nominato vescovo di Fossombrone)
    • Giovanni da Palena[2] † (23/03/1433 - 21/10/1454 nominato vescovo di Orvieto)
    • Giacomino Benedetti † (21/10/1454 - ?)
    • Amico Bonamicizia[3] † (23/08/1456 - 1462 dimesso)
    • Antonio Probi[4] † (4/03/1463 - 1482 deceduto)
    • Troilo d'Agnese † (30/10/1482 - 17/12/1483 nominato vescovo di Telese)
    • Matteo Giudici † (17/12/1483 - 1495 deceduto)
    • Felino Sandei † (4/05/1495 - 1502 dimesso)
    • Niccolò Piccolomini † (24/01/1502 - 1503 deceduto)
    • Giovanni Battista Valentini Cantalicio † (19/11/1503 - 1514 dimesso)
    • Valentino Valentini Cantalicio † (28/06/1515 - 1550 deceduto)
    • Leonello Cibo † (19/01/1551 - 1554 dimesso)
    • Tommaso Contuberio † (27/08/1554 - 1561 dimesso)
    • Jacopo Guidi † (2/06/1561 - 1568 dimesso)
    • Paolo Odescalchi † (27/02/1568 - 1572 deceduto)
    • Giambattista de Benedictis † (5/09/1572 - 1591 deceduto)
    • Orazio Montani (Montano) † (20/03/1591 - 25/11/1598 nominato arcivescovo di Arles)
    • Tommaso Balbani † (15/12/1599 - 1621 deceduto)
    • Silvestro Andreozzi † (17/03/1621 -/01/1648 deceduto)
    • Francesco Massucci † (18/05/1648 -/09/1656 deceduto)
    • Gaspare Borghi (Burgi) † (15/01/1657 -/08/1661 deceduto)
    • Esuperanzio Raffaelli † (21/11/1661 - 24/03/1668 deceduto)
    • Giuseppe Spinucci † (14/05/1668 - 7/12/1695 deceduto)
    • Vincenzo Maria de Rossi, O.F.M.Conv. † (23/07/1696 - 10/06/1698 deceduto)
    • Fabrizio Maffei † (22/12/1698 -/06/1723 deceduto)
    • Francesco Antonio Bussolini, O.S.B.Cel. † (27/09/1723 - 20/03/1746 deceduto)
    • Innocenzo Gorgoni, O.S.B.Cel. † (2/05/1746 - 13/02/1755 dimesso)
    • Gennaro Perrelli † (21/07/1755 - 27/05/1761 deceduto)
    • Giuseppe Maria de Leone † (25/01/1762 - 7/04/1779 deceduto)
    • Bonaventura Calcagnini † (12/07/1779 - circa 1797 deceduto)
    • Sede vacante (1797-1805)
    • Niccolò Francesco Franchi † (26/06/1805 -/11/1815 deceduto)
    • Sede vacante (1815-1818)
    • Domenico Ricciardone † (25/05/1818 - 24/07/1845 deceduto)
    • Vincenzo d'Alfonso † (12/04/1847 - 23/12/1880 deceduto)
    • Luigi Martucci † (23/12/1880 succeduto - 16/12/1889 deceduto)
    • Giuseppe Morticelli † (23/06/1890 - 11/12/1905 dimesso)
    • Raffaele Piras † (9/12/1906 - 23/08/1911 deceduto)
    • Carlo Pensa † (27/08/1912 - 16/12/1948 deceduto)
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  4. #4
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    Il vescovo attuale

    TOMMASO VALENTINETTI


    S.E. Mons. Tommaso Valentinetti è nato a Ortona (arcidiocesi di Lanciano-Ortona) l’11 agosto 1952. Ha compiuto gli studi ginnasiali e liceali e il primo anno di teologia presso il Pontificio Seminario Regionale “S. Pio X” di Chieti. Nell’ottobre del 1973 è stato ammesso all’Almo Collegio Capranica di Roma e si è iscritto alla Facoltà di Teologia della Pontificia Università Gregoriana. E’ stato ordinato presbitero il 25 giugno 1977, incardinato nell’arcidiocesi di Lanciano-Ortona, sua diocesi di origine. Recatosi a Gerusalemme per il completamento degli studi, come alunno del Pontificio Istituto Biblico, vi ha conseguito la licenza in Sacra Scrittura.
    Nell’arcidiocesi di appartenenza ha svolto i seguenti incarichi: Parroco della parrocchia di Cristo Re nella zona rurale di Ortona, dal 1980. Dal 1981 al 1996 Parroco della parrocchia San Giuseppe, dal 1986 Vicario Episcopale per le attività pastorali, e Vicario Generale dal 1987. E’ stato docente di Sacra Scrittura, dal 1995, nel Pontificio Seminario Regionale in Chieti, e dal 1996 è stato nominato Parroco della parrocchia di S. Gabriele dell’Addolorata in Ortona.
    È stato eletto Vescovo di Termoli-Larino il 25 Marzo 2000; ha ricevuto l’Ordinazione episcopale il 20 Maggio 2000; è stato promosso alla sede arcivescovile di Pescara-Penne il 4 Novembre 2005.

    Fonte: http://www.diocesipescara.it/diocesi/arcivescovo/
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  5. #5
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    La Cattedrale di Penne

    STORIA


    Assaiantiche sono le origini della chiesa matrice di Penne. Fonti documentarie edarcheologiche, queste ultime scoperte in modo particolare nei restauri e negliscavi degli ultimi decenni, hanno permesso di attestare l'esistenza di piùchiese prima del 1000,alla cui origine è forse da collocare un antico tempio pagano di epoca romana,che la tradizione vuole dedicato a Vesta, dea patrona dei Vestini. Lacattedrale è attestata per la prima volta nell'868 con dedicazionealla Beata Vergine Maria Regina degli Angeli, quando il vescovo Grimbaldo,nominato nelle fonti anche come Garimbaldo, Grimaldo e Giraldo, traslònell'altare maggiore dell'edificio (quello che oggi corrisponde alla cripta)le reliquie di San Massimo Levita (martirizzato in Aveia,L'Aquila, e custodito in una cappella a Castiglione della Pescara) e dei suoicompagni di martirio, a cui da quel momento la chiesa fu dedicata[2].La Cattedrale fu poi ricostruita in stile romanico nel XII secolo,in stile gotico nel XIII secolo,e restaurata in stile barocco nel XVII secolo.Danneggiata durante la seconda guerra mondiale daibombardamenti del 1944, subì profondi restauri nella facciata (ricostruita nel1955), nel transetto e nelle absidi,con i quali ha quasi totalmente perso ogni traccia dell'impostazione medievale,ad eccezione della cripta.
    L'impostazionemedievale era stata già cancellata con il rifacimento barocco del XVIII secolo,tuttavia il tentativo di ripristino di facciata e interni con i mattoni avista, ha creato una sorta di ibrido che tenta di ricalcare l'aspetto ipoteticodel XII-XIII secolo.
    Nel 1982un furto sacrilego colpisce la chiesa, il busto monumentale di San Massimopatrono, in argento massiccio e oro lavorato, opera di Giuseppe Sammartino(1732) viene rubato e non più ritrovato. Era tra le opere più pregevoli delpennese, il santo era raffigurato a busto, in veste classica, con la palma delmartirio e l'altra mano in atteggiamento di estasi nel momento supremo delladipartita. In basso c'era una decorazione di nuvole e angeli, sopra ilcatafalco quadrato che lo reggeva. Oggi un altro busto ligneo, altresìpregiato, lo sostituisce.
    Nel 2009la chiesa viene danneggiata dal terremoto dell'Aquila e riaperta nel 2014.Nuovamente danneggiata dai terremoti del 2016 e 2017, con la lesione del tetto,è in attesa di restauro.

    DESCRIZIONE


    Attraverso i rifacimenti del secondo dopoguerra, la chiesa ha perso quasi completamente l'aspetto monumentale barocco dell'interno, alcune vestigia romaniche all'interno, e la facciata esterna barocca, ad eccezione della cripta e del campanile. Fotografie storiche mostrano l'esterno molto diverso da quello attuale, con una facciata a coronamento orizzontale provvista di due grandi finestre laterali, e un portale a cornice modanata mistilinea, tipica del barocco. L'interno ugualmente a tre navate con i pilastri rivestiti di intonaco, a base quadrangolare, era completamente barocco, con volta a botte lunettata, e numerose decorazioni in stucco. Il bombardamento del 1944 sventrò il tetto, danneggiando anche il presbiterio e le navate, per cui si decise una ricostruzione molto massiccia.

    Particolare della facciata
    L'impianto della cattedrale è a croce latina con i bracci del transetto sporgenti, e l'abside semicircolare. La facciata attuale fa parte della ricostruzione tarda del 1955, che tenta di riportare l'aspetto all'originale romanico: ha un portale con cornice in pietra bianca ad arco a tutto sesto. Il portale1574, barocco originario era del 1574, , e nella ricomposizione del monumento è stato prelevato parte del materiale sopravvissuto, realizzando un archivolto ogivale dentro la cornice, per avvicinarsi il più possibile al tardo stile romanico. La sommità della facciata è ad archetti, a imitazione della scuola rinascimentale di Atri. In posizione centrale sulla facciata c'è un piccolo rosone a raggiera, inquadrato in un impaginato a mattoni in cotto faccia vista. La torre campanaria conserva l'aspetto medievale alla base, come suggerisce un prezioso fregio del portale, mentre man mano che si sale, si scorgono i rifacimenti dei secoli successivi, fino alla sommità, con il soffitto decorato in stile barocco, con lanterna centrale che accoglie una gabbia metallica in ferro lavorato, contenente due campane. Il torrione ha pianta quadrata, e al livello superiore, dopo una cornice a rilievo, ha quattro archi che accolgono le campane.
    L'interno non mostra particolari segni di pregio, poiché è stato ricostruito quasi daccapo: ha il soffitto a capriate lignee, è scandito in tre navate da pilastri circolari con arcate ogivali in mattone cotto, e l'abside semicircolare spoglio, con tre finestre, preceduto da un arco trionfale.

    Il portale maggiore
    Nella cripta e nella chiesa sono conservati importanti opere quali:


    • un Crocifisso ligneo del XIV secolo con le braccia staccate dalla croce;
    • l'altare maggiore, con un paliotto decorato ad intaglio
    • frammenti di un recinto presbiterale, decorato con figure di animali (XI secolo)
    • il Busto di san Massimo, in argento, del 1762, è stato trafugato.



    Ed è proprio la cripta l'elemento di maggio pregio, che conserva integro il suo carattere romanico, misto ad aggiunte rinascimentali, come gli affreschi. Quattro sostegni, di cui due pilastri all'esterno e due colonne in posizione centrale, sui quali si aprono archetti a tutto sesto, dividono lo spazio in cinque campate, e verso l'altare si trovano tre absidi. La copertura è a volte a crociera, di interesse sono i pilastri, materiale di spoglio dal tempio romano di Vesta sopra cui la Cattedrale fu realizzata. I fusti lisci o scanalati sono monoliti in granito o di altro materiale, i capitelli sono stati creati appositamente per l'ambiente secondo lo stile delle maestranze longobarde: i rilievi sono volti antropomorfi decorati con rilievi vegetali e fiori stilizzati, che permettono la datazione tra il IX e l'XI secolo. Al periodo medievale appartengono anche gli affreschi dei pilastri, realizzati nel Trecento; l'altare maggiore è del 1180, attribuito a un tale Acuto, con il paliotto decorato a intaglio in maniera molto simile al portale della chiesa di Sant'Angelo di Pianella.
    L'organo a canne del Duomo è opera della ditta Zenoni di Pescara. Si trova nell'abside, immediatamente sopra il coro.

    Fonte:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Duomo_di_Penne


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  6. #6
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    La Cattedrale di San Cetteo a Pescara

    La costruzione della chiesa è legata all'attività edilizia intensificatasi in città dopo l'istituzione della provincia di Pescara del 1927: la vecchia chiesa del Santissimo Sacramento risalente al XVII secolo, situata dove sorge l'odierna Cattedrale e ridotta in pessimo stato venne demolita per fare posto alla nuova. Era infatti necessario un nuovo edificio religioso nel centro storico di Pescara, essendo presente solo un'altra modestissima parrocchia nella zona oltre alla chiesa del SS. Sacramento[3], cioè quella di San Giacomo in via dei Bastioni, andata perduta nei bombardamenti del 1943. Sino al 1892 era in piedi l'adiacente chiesetta si Santa Maria di Gerusalemme, del XIII secolo a pianta circolare, poi demolita. Rimaneva insieme alla torre campanaria l'arco di ingresso, volgarmente detto Porta Nuova, da cui il nome allo storico quartiere di Pescara vecchia. Nel 1902 anche l'arco e la torre furono abbattuti per realizzare il piazzale della parrocchia, benché questa avesse la facciata ruotata su via dei Bastioni piazza Garibaldi; restano dei ruderi lungo viale D'Annunzio presso il sagrato di San Cetteo.

    La costruzione della chiesa nuova fu fortemente voluta da Gabriele d'Annunzio, il quale mise a disposizione anche fondi finanziari propri. D'Annunzio si consultò con l'architetto Cesare Bazzani e volle trovare in questa chiesa un luogo di sepoltura per la madre[4], la cui cappella si trova sulla destra dell'altare maggiore. L'opera giunse a termine nel 1938, ma la facciata dovette essere ricostruita già dopo gli eventi della seconda guerra mondiale.

    Il tempio divenne cattedrale nel 1949[1] e sede dell'Arcidiocesi Metropolitana nel 1982. Negli anni '70 la chiesa tornò ad ospitare la storica statua lignea di San Cetteo, nel frattempo conservata per sicurezza a Chieti. Nel 2018 è stato restaurato il campanile con nuova cuspide.


    Fonte: Wikipedia
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  7. #7
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    La Cattedrale di San Cetteo a Pescara



    La costruzione della chiesa è legata all'attività edilizia intensificatasi in città dopo l'istituzione della provincia di Pescara del 1927: la vecchia chiesa del Santissimo Sacramento risalente al XVII secolo, situata dove sorge l'odierna Cattedrale e ridotta in pessimo stato venne demolita per fare posto alla nuova. Era infatti necessario un nuovo edificio religioso nel centro storico di Pescara, essendo presente solo un'altra modestissima parrocchia nella zona oltre alla chiesa del SS. Sacramento[3], cioè quella di San Giacomo in via dei Bastioni, andata perduta nei bombardamenti del 1943. Sino al 1892 era in piedi l'adiacente chiesetta si Santa Maria di Gerusalemme, del XIII secolo a pianta circolare, poi demolita. Rimaneva insieme alla torre campanaria l'arco di ingresso, volgarmente detto Porta Nuova, da cui il nome allo storico quartiere di Pescara vecchia. Nel 1902 anche l'arco e la torre furono abbattuti per realizzare il piazzale della parrocchia, benché questa avesse la facciata ruotata su via dei Bastioni piazza Garibaldi; restano dei ruderi lungo viale D'Annunzio presso il sagrato di San Cetteo.La costruzione della chiesa nuova fu fortemente voluta da Gabriele d'Annunzio, il quale mise a disposizione anche fondi finanziari propri. D'Annunzio si consultò con l'architetto Cesare Bazzani e volle trovare in questa chiesa un luogo di sepoltura per la madre[4], la cui cappella si trova sulla destra dell'altare maggiore. L'opera giunse a termine nel 1938, ma la facciata dovette essere ricostruita già dopo gli eventi della seconda guerra mondiale.
    Il tempio divenne cattedrale nel 1949[1] e sede dell'Arcidiocesi Metropolitana nel 1982. Negli anni '70 la chiesa tornò ad ospitare la storica statua lignea di San Cetteo, nel frattempo conservata per sicurezza a Chieti. Nel 2018 è stato restaurato il campanile con nuova cuspide.
    Esterno

    La chiesa imita chiaramente la tradizione abruzzese (soprattutto romanica), seguendo lo stile dell'antica chiesa di Santa Gerusalemme ivi situata intorno all'XI secolo: è tipica di questa e delle regioni limitrofe la facciata di forma rigorosamente rettangolare e decorata a rosoni, una scelta condivisa da D'Annunzio e dall'architetto.
    Sulla facciata sono presenti tre portali strombati con lunetta a botte dipinta, ad archi a tutto sesto. Il portale centrale inoltre è sormontato da tre statue di santi tra cui San Cetteo, il patrono. Due lesene aggettanti mettono in evidenza la suddivisione interna in tre navate. A sinistra della facciata, un campanile su base quadrata si conclude con tamburo a pianta ottagonale e cuspide conica, mentre a destra la facciata è fiancheggiata dal piccolo battistero.
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  8. #8
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    Attorno al 590, sotto il pontificato di papa Gregorio I, venne eletto vescovo di Amiternum in Sabina (nei pressi di San Vittorino, nella Conca aquilana).[1]

    Un'altra versione vuole che Cetteo emigrò dall'area amiternina, nell'aquilano, ad Aternum, ossia Pescara, servendo come sacrestano presso la chiesa dei Santi Legonziano e Domiziano, corrispondente all'area della chiesa del XVII secolo del Santissimo Sacramento, rimasta in piedi sino alla demolizione del 1929. Cetteo era ben voluto, tuttavia con l'assedio longobardo dell'allora cittadina, Cetteo fu martirizzato dai conquistatori, e in seguito conservato e venerato nella vicina chiesa di Santa Maria di Gerusalemme, ricavata da un tempio romano, per anni considerata la principale chiesa di Pescara.
    La statua attuale risale al XVII secolo, conservata, durante il periodo di edificazione della nuova cattedrale di Cesare Bazzani nel 1933-38, dapprima a Chieti, e poi restituita alla comunità pescarese nel 1975, presso il Duomo, in una cappella di destra. La chiesa dei Santi Legonziano e Domiziano col tempo fu riconsacrata al Santissimo Sacramento, aveva la facciata su via dei Bastioni, rivolta su piazza Garibaldi e poi demolita per problemi statici. L'ex chiesa circolare di Santa Gerusalemme era stata già abbattuta anch'essa per crolli nel 1892.
    La festa storica di San Cetteo consisteva in una processione di barche dei pescatori lungo il fiume Aterno, luogo del martirio. Ancora oggi una rievocazione dopo la Santa Messa, con processione di pescherecci lungo il fiume, viene celebrata nelle giornate del patrono.

    Fonte: Wikipedia
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  9. #9
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    La Cattedrale di San Cetteo a Pescara

    La costruzione della chiesa è legata all'attività edilizia intensificatasi in città dopo l'istituzione della provincia di Pescara del 1927: la vecchia chiesa del Santissimo Sacramento risalente al XVII secolo, situata dove sorge l'odierna Cattedrale e ridotta in pessimo stato venne demolita per fare posto alla nuova.

    Era infatti necessario un nuovo edificio religioso nel centro storico di Pescara, essendo presente solo un'altra modestissima parrocchia nella zona oltre alla chiesa del SS. Sacramento[3], cioè quella di San Giacomo in via dei Bastioni, andata perduta nei bombardamenti del 1943. Sino al 1892 era in piedi l'adiacente chiesetta si Santa Maria di Gerusalemme, del XIII secolo a pianta circolare, poi demolita. Rimaneva insieme alla torre campanaria l'arco di ingresso, volgarmente detto Porta Nuova, da cui il nome allo storico quartiere di Pescara vecchia. Nel 1902 anche l'arco e la torre furono abbattuti per realizzare il piazzale della parrocchia, benché questa avesse la facciata ruotata su via dei Bastioni piazza Garibaldi; restano dei ruderi lungo viale D'Annunzio presso il sagrato di San Cetteo.

    La costruzione della chiesa nuova fu fortemente voluta da Gabriele d'Annunzio, il quale mise a disposizione anche fondi finanziari propri. D'Annunzio si consultò con l'architetto Cesare Bazzani e volle trovare in questa chiesa un luogo di sepoltura per la madre[4], la cui cappella si trova sulla destra dell'altare maggiore. L'opera giunse a termine nel 1938, ma la facciata dovette essere ricostruita già dopo gli eventi della seconda guerra mondiale.

    Il tempio divenne cattedrale nel 1949[1] e sede dell'Arcidiocesi Metropolitana nel 1982. Negli anni '70 la chiesa tornò ad ospitare la storica statua lignea di San Cetteo, nel frattempo conservata per sicurezza a Chieti. Nel 2018 è stato restaurato il campanile con nuova cuspide.

    Fonte: wikipedia
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  10. #10
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