Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: I Canti del Rinnovamento nello Spirito

  1. #521
    Cronista di CR L'avatar di Laudato Si’
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    Bello!
    Regina Sacratissimi Rosarii,
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  2. #522
    Gran CierRino di Platino e Diamanti L'avatar di sere85
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    Verbum, non prendertela, le parole possono anche passare, ma ora che è finito il canto io ho preso sonno....
    Chi vuol esser lieto sia, di doman non c'è certezza

  3. #523
    CierRino L'avatar di Verbum Domini
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    Ma no tranquilla che non me la prendo Non sono il RnS!
    "Tu hai innalzato san Francesco alle vette della perfezione evangelica"

  4. #524
    CierRino L'avatar di Verbum Domini
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    Canto del 26 Giugno - XIII Domenica del Tempo Ordinario

    Il dono della fede e quello della vocazione. Dio si propone a tutti come compagno di cammino, criterio di vita, riferimento continuo per il nostro quotidiano; sta a noi cogliere tutti gli aspetti della sua presenza e lasciarci coinvolgere nella novità di vita con cui intende avvincerci. Sempre il Signore però, chiama ciascuno a una missione particolare in modo singolare e disinvolto: non importa quale sia la nostra condotta o di quali prerogative disponiamo, nessun valore hanno i nostri limiti ai suoi occhi e i parametri di scelta umana sono del tutto sconosciuti al Signore. Quando Dio sceglie si avvale solo della sua libertà e dell'innata fiducia che ha in ciascuno. Questi due elementi emergono maggiormente dalla lettura dei testi biblici che la liturgia oggi ci propone. Osservando il brano evangelico propostoci oggi da Luca, notiamo che Gesù è determinato nella sua missione presso i villaggi di Samaria, prima ancora di recarsi a Gerusalemme. Come si sa, Giudei e Samaritano vivevano in reciproca diffidenza, discordia e ostilità essendo considerati i Samaritani gente impura, ignobile e ripugnante e anche la sola ombra di un Samaritano andava evitata da parte dei Giudei. Agli occhi dei perbenisti Ebrei, è orrendo e scandaloso che Gesù possa anche solo passare nella terra di Samaria e per i Samaritani è sfacciataggine che possa presentarsi deliberatamente nel loro territorio. Eppure Gesù, che non è succube di pregiudizi e non segue discriminazioni sociali, è ben deciso a recarsi nei villaggi dove nessun altro avrebbe mai osato entrare, mandando in avanscoperta i suoi discepoli perché annuncino il suo arrivo. Vuol far sapere in anticipo che è arrivato il Regno di Dio presente nelle sue parole e nelle sue opere e che la salvezza è rivolta a tutti, Giudei e pagani e chiunque crede e si affida alla novità del Vangelo sarà salvato. Gesù non esita a guardare ai Samaritani come a fratelli che aspettano l'annuncio della via, della verità e della vita e proprio perché si sta recando nella città del suo supplizio vuole rendere partecipe della sua redenzione anche questo popolo, guardandolo con occhi ben differenti da quelli di tutti i suoi contemporanei. La Parola di Dio raggiunge quindi quei villaggi e vi persevera, anche quando la loro gente si mostra refrattaria e riluttante: poiché sanno che si reca a Gerusalemme, non vogliono accoglierlo e anzi evitano ogni rapporto con lui. Ad essere respinti sono innanzitutto i discepoli da lui mandati, che subiscono il rifiuto e l'umiliante ripulsa dei villici samaritani, ma già nella persona degli emissari viene estromesso il loro stesso maestro. Gesù stesso viene rifiutato e respinto dai nemici acerrimi della Giudea e della capitale Gerusalemme. La loro reazione suscita lo sdegno degli zelantissimi Giacomo e Giovanni che vorrebbero far discendere su quei casolari un fuoco che distrugga tutta quella gente cosi antipatica e scostante. Vorrebbero che soffrisse in anticipo la pena eterna, il giudizio di Dio. Gesù però rimprovera quel loro pensiero tipicamente umano di vendetta e di ritorsione e come reazione personale continua la sua missione in un altro villaggio, perché la Parola di Dio nel Verbo Incarnato non si scompone alle umiliazioni e alle sconfitte e chi l'ha appena rifiutata subirà la pena stessa del suo rifiuto. D'altra parte le esperienze di Gesù con i Samaritani non sono tutte così demoralizzanti: proprio un Samaritano sarà l'unico fra tutti a rendergli grazie per il dono della guarigione dalla lebbra (Lc 17, 11 - 19); si troverà a conversare con una donna e per di più Samaritana alla quale offrirà l'acqua della vita (Gv 4, 5 - 42): se c'è chi mostra riluttanza alla Parola, c'è anche chi l'accoglie con entusiasmo disarmante. Se poi c'è chi rifiuta Gesù, c'è anche chi vorrebbe familiarizzare con lui. Sempre in Samaria (così Luca tende a farci capire) improvvisamente uno sconosciuto si propone di mettersi al suo seguito dovunque egli vada. Nessuno però ha diritto di porsi a una forma speciale di sequela, se non chi viene da questi chiamato espressamente. La nostra comune vocazione è la perfezione e la salvezza che ad essa consegue; ci è chiesto di accogliere il Signore in un incontro determinante a cambiare la nostra vita e di vivere l'intimità e la familiarità con lui a prescindere dalla nostra vocazione specifica. Ma ad eleggere chi deve assumere un particolare specifico cristiano è sempre il Signore stesso, che nel chiamare agisce secondo la sua libertà, non importa chi siamo e in quale stato ci troviamo. Dio chiama chi vuole e immancabilmente attrezza ed equipaggia per la missione che vuole affidarci. Ecco perché Gesù risponde con delle obiezioni a quell'uomo sconosciuto: probabilmente non è sua vocazione che lo debba seguire "dovunque egli vada", ma gli riserva un altro itinerario differente che dovrà individuare. Ecco perché ad altri, al contrario, dice "Seguimi", perché la scelta è volontà dello stesso Signore che da sempre conosce le nostre vie e i nostri sentieri (Ger 1, 5 - 9). Dirà in un'altra circostanza: "Non voi avete scelte, ma io ho scelto voi"(Gv 15, 16) e la sua elezione non risponde alle nostre aspettative o ai nostri curricula, ma ha carattere sorgivo dalla sola intraprendenza dello stesso Signore che chiama ciascuno secondo un progetto particolare che non sempre collima con le nostre aspettative. E' evidente che chi verrà chiamato a una particolare servizio non sarà simile a uno di quei Samaritani che categoricamente respingono Gesù: prima ancora di qualsiasi vocazione specifica, va accolta la vera vocazione all'incontro con Gesù che cambia la vita; aver conosciuto lui e aver deliberato nella fede e nella speranza per i suoi sentieri è la condizione fondamentale per cui si possa rispondere con esito all'invito peculiare del Signore e egli stesso mentre chiama ci trasforma radicalmente. Nessun progetto vocazionale si è mai realizzato senza un previo incontro di intimità e di radicalità con il Signore, anche nei casi di improvviso mutamento di aspettativa quale interessò Paolo, che fino a qualche istante prima era accanito persecutore del Cristo nella Chiesa nascente: l'incontro e la familiarità con il Risorto sulla via di Damasco precede immediatamente la vocazione alla tutela del Vangelo del quale era stato acerrimo nemico (At 9). La chiamata divina è sempre un atto di fiducia da lui accordata deliberatamente anche senza nostro merito (2Tm 1, 12). Proprio per questo la corrispondenza ad ogni chiamata non può che essere libera, consapevole, convinta, priva di rimpianti e di condizionamenti, fossero pure quelli legati agli affetti familiari. "Vieni e seguimi", senza esitazione, ma con amore e convinzione e in modo che la tua decisione sia sempre coerente e scevra da rimpianti e sentimentalismi. Non che tu debba trascurare gli affetti familiari e i tuoi genitori, ma non ti distolgano questi dall'esercizio del tuo proposito di impegno per la causa del Regno. Eliseo, invitato da Elia a seguire il Signore, abbandona immediatamente le dodici paia di buoi di cui si sta occupando, ben disposto a realizzare il progetto di Dio su di lui. E tuttavia non gli viene negato di espletare una particolare attenzione verso il suo genitore, perché la sua decisione per il Signore si mostra già seria e motivata in ogni caso. Otterrà anche due terzi dello spirito di Elia quando questi verrà elevato al cielo su un carro di fuoco (2Re 2, 7 - 13). Affidiamoci, in questa giornata, al Signore: lui ci ama coì come siamo e Lui ci prende così... noi siamo Suoi per sempre e siamo nelle Sue mani. Chiediamo ogni giorno la Fede per dire anche noi: "Ti seguirò Signore ovunque tu vada" tra lacrime e gioia, tra tristezza e felicità e tra pianti di dolore e pianti di gioia. Noi crediamo in Te Signore, Tu guidaci perchè, come dice il Salmo, "nelle tue mani è la mia vita". Amen. Buona Domenica a tutti!


    Titolo: IO CREDO IN TE
    Adatto per: Comunione
    Album: Io Credo (2011)




    TESTO DEL CANTO:
    A Te, mio Dio
    Affido me stesso
    Con ciò che io sono
    Per Te Signor
    Il mondo mio è nelle Tue mani
    E sono Tuo per sempre.

    RIT.Io credo in Te, Gesù
    Appartengo a Te, Signor
    È per Te che io vivrò
    Per Te io canterò
    Con tutto il cuor

    Ti seguirò
    Ovunque Tu andrai
    Con lacrime e gioia
    Ho fede in Te
    Camminerò nelle Tue vie
    Nelle promesse, per sempre.

    Io credo in Te, Gesù
    Appartengo a Te, Signor
    È per Te che io vivrò
    Per Te io canterò. RIT.

    Io Ti adoro e Ti adorerò!
    Io Ti adoro e Ti adorerò!

    Io credo in Te, Gesù
    Appartengo a Te, Signor
    È per Te che io vivrò
    Per Te io canterò. RIT.

    È per Te che io vivrò
    Per Te io canterò
    Con tutto il Cuor.


    Fonte testo in corsivo: http://www.lachiesa.it/calendario/om...led/57050.html
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  5. #525
    CierRino L'avatar di Verbum Domini
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    Canto del 3 Luglio - XIV Domenica del Tempo Ordinario

    Nel Vangelo di oggi i discepoli sono mandati da Gesù ad annunciare la vita nuova in Cristo. Ma come? Da stranieri (li inviò in ogni città), come un piccolo gruppo (gli operai sono pochi), come agnelli in mezzo ai lupi (per essere mansueti); senza cose materiali (senza sicurezza, disarmati), portando la pace (quella che viene da Gesù - cfr Gv 14,27), mangiando e restando in casa altrui (facendosi vulnerabili e dipendenti). Si, Gesù li manda senza niente, che oltre ha riferirsi all'aspetto materiale, si riferisce ad un aspetto più profondo, che è quello della fiducia in Dio! Noi missionari e missionarie della Via, vivendo anche questo mandato, quando partiamo in itineranza senza nulla, sappiamo cosa significa! Sappiamo cosa si prova quando non hai denaro con te e desideri un po' d'acqua: ma la gioia di Cristo che ti ha inviato è più forte! Sappiamo cosa vuol dire essere stranieri, quando arrivi in una grande città hai bisogno di tutto e non conosci nel il luogo né la lingua: ma la gioia di Cristo che ti ha inviato è più forte! Sappiamo cosa vuol dire essere un piccolo gruppo con la paura di custodirsi a vicenda: ma la gioia di Cristo che ti ha inviato è più forte! Sappiamo che dobbiamo essere agnelli, quando la gente ci deride per strada e pensa che siamo strani lì sotto il caldo a cercare un passaggio o un po' di cibo: ma la gioia di Cristo che ti ha inviato è più forte! Sappiamo cosa vuol dire non avere cose e non avere sicurezza e appoggi: ma la gioia di Cristo che ti ha inviato è più forte! Sappiamo cosa significa essere ospiti in casa altrui, soprattutto quando chi ti ospita lo fa con freddezza e non come un dono: ma la gioia di Cristo che ti ha inviato è più forte! Insomma è vero che Gesù ti manda senza nulla, ma solo perché tu sappia che quello che ti ha mandato a portare è più grande di tutte le emozioni del mondo messe insieme! Scopri così che la tua missione è grande perché qualcuno ti ha mandato a compierla, non perché è il contesto che ti agevola. Insomma questa itineranza che compiamo ci aiuta a non dimenticare che prima bisogna fare la volontà di Dio; non il contesto ma la verità di ciò che fai è importante: non le cose materiali, non le sicurezze, non gli appoggi! Noi invece siamo quelli del posto sicuro; infatti per noi, ad esempio, il battesimo è uguale al regalo che il bambino riceverà; cresima è uguale a festa e padrini più amichevoli o abbienti (così diventiamo "compari"); matrimonio è secondario rispetto a lavoro e sistemazione. Invece Gesù ci dice: prima devi fare la volontà di Dio e poi verrà anche il contesto, se ti fidi di me. Ma noi potremmo rispondere: "Ma no! Io ho i miei progetti, sei pazzo a pensare che mi sposo senza lavoro! Sei pazzo a pensare che non faccio fare la festa con i regali! Non si può andare senza nulla!". Invece si! Quando vedete una persona che fa la volontà di Dio con gioia è lì la risposta, fidati di Dio! Quella gioia che spesso quando siamo attaccati ai nostri progetti e appoggi non abbiamo è ciò che ti fa capire che il dono che Dio ti fa nei sacramenti è molto di più. Insomma fare la volontà di Dio è molto di più! Gesù chiede verità! Quanto è attuale la liturgia della Parola di oggi: ancora una volta abbiamo questa testimonianza... la Parola di Dio non è antica o vecchia ma è una continua ondata di novità perchè ogni anno ci mostra o ci fa soffermare su un qualcosa che non abbiamo osservato negli anni precedenti. Quest'anno, mi sono soffermato sulla parola "pace" che viene ripetuta 5 volte tra le letture: il mondo ha bisogno di pace, ogni famiglia ha bisogno di mai, noi stessi abbiamo bisogno di pace e allora invochiamo questo bellissimo dono ma non arrabbiati perchè abbiamo le guerre, non sconfortati perchè ci sono vittime innocenti ma con la gioia e con la Fede che ci contraddistingue ogni popolo acclami il Signore, la nostra Roccia, con canti di giubilo e di gioia perchè ci dia e ci doni la pace e il Suo conforto. Amen. Buona Domenica a tutti!


    Titolo: POPOLI TUTTI
    Adatto per: Ingresso / Finale
    Album: Venti dello Spirito - Gold Collection (1988-2007)




    TESTO DEL CANTO:
    Mio Dio, Signore, nulla è pari a te.
    Ora e per sempre voglio lodare
    il tuo grande amore per noi.
    Mia roccia tu sei,
    pace e conforto mi dai.
    Con tutto il cuore e le mie forze
    sempre io ti adorerò.

    RIT. Popoli tutti acclamate al Signore,
    gloria e potenza cantiamo al Re,
    mari e monti si prostrino a Te,
    al tuo nome, o Signore.
    Canto di gioia per quello che fai,
    per sempre Signore con Te resterò,
    non c’è promessa non c’è fedeltà che in Te.

    Fonte testo corsivo: http://www.lachiesa.it/calendario/om...led/37646.html
    "Tu hai innalzato san Francesco alle vette della perfezione evangelica"

  6. #526
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    Avviso

    Tra Università e Parrocchia questa settimana non sono riuscito a preparare il canto con la meditazione.
    Vi invito però, ascoltando le parole dell'omelia di ieri del mio Parroco, il brano "Misericordia Sei" del 2016 che si adatta alla liturgia odierna.
    Buona Domenica!
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  7. #527
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    Brano stupendo!
    Regina Sacratissimi Rosarii,
    ora pro nobis.




  8. #528
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    Canto del 17 Luglio - XVI Domenica del Tempo Ordinario

    La casa è piena di gente, ci sono Gesù e i suoi; Maria, la giovane, seduta ai piedi dell'amico, i discepoli intorno, forse Lazzaro tra loro; Marta, la generosa, è nella sua cucina, alimenta il fuoco, controlla le pentole, si alza, passa e ripassa davanti al gruppo a preparare la tavola, affaccendata per tutti. Maria seduta ascoltava Gesù. Un uomo che profuma di cielo e una donna, seduti vicinissimi. Una scena di maestro-discepola così inconsueta per gli usi del tempo che pare quasi un miracolo. Tutti i pregiudizi sulle donne saltati in aria, rotti gli schemi. Presi l'uno dall'altra: lui totalmente suo, lei totalmente sua. La immagino incantata davanti alle parole del maestro e amico, come se fosse la prima volta. Conosciamo tutti il miracolo della prima volta. Poi, lentamente ci si abitua. L'eternità invece è non abituarsi mai, è il miracolo della prima volta che si ripete sempre, come nella casa dell'amicizia, a Betania. E poi c'è Marta, la padrona di casa, tutto compresa del suo ruolo santo. Gli ospiti sono come angeli e c'è da offrire loro il meglio; teme di non farcela e allora "si fa avanti", con la libertà dell'amicizia, e s'interpone tra Gesù e la sorella: "dille che mi aiuti!". Gesù l'ha seguita con gli occhi, ha visto il riverbero della fiamma sul suo volto, ha ascoltato i rumori di là, sentito l'odore del fumo e del cibo quando lei passava, era come se fosse stato con Marta, in cucina. In quel luogo che ci ricorda il nostro corpo, il bisogno del cibo, la lotta per la sopravvivenza, il gusto delle cose buone, la trasformazione dei doni della terra e del sole ( J. Tolentino). Affettuosamente le risponde: Marta, Marta, tu ti affanni per troppe cose. Gesù non contraddice il servizio ma l'affanno; non contesta il suo cuore generoso ma il fare frenetico, che vela gli occhi. Riprendi il ritmo del cuore, del respiro, del flusso del sangue; abbi il coraggio di far volare più lente le tue mani, altrimenti tutto il tuo essere entra in uno stato di disagio e di stress. Maria ha scelto la parte buona: Marta non si ferma un minuto, Maria invece è seduta, occhi liquidi di felicità; Marta si agita e non può ascoltare, Maria nel suo apparente "far niente" ha messo al centro della casa Gesù, l'amico e il profeta. Doveva bruciarle il cuore quel giorno. Le due sorelle di Betania tracciano i passi della fede vera: passare dall'affanno di ciò che devo fare per Dio, allo stupore di ciò che Lui fa per me. I passi della fede di ogni credente: passare da Dio come dovere a Dio come stupore. Io sono Marta, io sono Maria; dentro di me le due sorelle si tengono per mano; battono i loro due cuori: il cuore dell'ascolto e il cuore del servizio. In questa Domenica sentiamoci consolati dal Signore: guardiamo a Lui e saremo sicuri e mai più avremo timore! Non dobbiamo essere come Marta che si affanna e si agita: dobbiamo farci abbracciare dall'amore del Signore, dalla Sua Parola perchè Lui, come dice la colletta oggi, "ha conosciuto il premuroso servizio di Marta e l'adorante silenzio di Maria". Allora noi preghiamo il Dio di ogni consolazione perchè faccia che "nulla anteponiamo all'ascolto della sua parola". La Parola di Dio è vita, è certezza, è consolazione, è grazia: non c'è voce più soave della Sua Parola. Sentiamoci amati! Amen! Buona Domenica a tutti!


    Titolo: MI CONSOLA IL MIO SIGNORE
    Adatto per: Comunione
    Album: Ha vinto il Tuo amore (2021)




    TESTO DEL CANTO:
    Il mio Signor mi consola,
    mi offre un rifugio nella sua dimora.
    Se guardo a lui, si rinfranca il cuore.

    RIT. Mi consola il mio Signore,
    non mi lascia vacillare.
    La certezza del suo amore
    mi sostiene e mi consola il mio Signore,
    cambia in grazia anche il dolore.
    Non c'è voce più soave della voce del Signore:
    mi consola il mio Signor.

    Il mio Signor mi dà forza,
    mi nasconde nel segreto della sua tenda.
    Se penso a lui, si rinfranca il cuore. RIT.

    Nessuno sguardo mi ha mai raggiunto così,
    nessun abbraccio mi ha mai protetto così.
    Nessuno sguardo mi ha mai raggiunto così,
    nessun abbraccio mi ha mai protetto così.
    Se guardo a lui, si rinfranca il cuore. RIT.

    Non c'è voce più soave della voce del Signore:
    mi consola il mio Signor.



    Fonte testo corsivo: http://www.lachiesa.it/calendario/om...led/57182.html
    Ultima modifica di Verbum Domini; 17-07-2022 alle 08:07
    "Tu hai innalzato san Francesco alle vette della perfezione evangelica"

  9. #529
    CierRino L'avatar di Verbum Domini
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    Canto del 24 Luglio - XVII Domenica del Tempo Ordinario

    Quante volte sentiamo dire - e anche utilizziamo - questa espressione: "Non sono più capace di pregare". A volte, ci spingiamo anche oltre, e attribuiamo l'inefficacia della nostra preghiera a Colui che ne è il destinatario: "Io prego, a volte prego anche tanto... ma il Signore non mi ascolta". Sia chiaro: espressioni di questo tipo hanno un loro margine di verità e di significato: spesso sperimentiamo una sorta di aridità spirituale, all'interno della quale la preghiera ci appare come qualcosa di pesante, di difficile da vivere, se non addirittura inutile alla nostra vita. Al punto che poi siamo tentati - e non solo tentati - di farne a meno, di lasciar perdere, per periodi più o meno prolungati, "tant'è, nulla cambia". Del resto, a chi di noi non è capitato - più o meno frequentemente - di aver chiesto qualcosa a Dio, alla Beata Vergine Maria o ai Santi, magari qualcosa anche di molto importante che occupava i nostri pensieri e preoccupava la nostra mente e il nostro cuore, senza ottenere un'adeguata risposta, o addirittura con il totale silenzio da parte di Dio e della sua "corte"? Ed è ovvio che poi il sentimento che alberga in noi diventa quello dello sconforto e dello smarrimento: già veniamo "snobbati" in molte delle richieste che, nella vita, facciamo alle persone, dai familiari all'ambito lavorativo; ci manca che pure Dio taccia o agisca diversamente da ciò che gli chiediamo. E poi, magari, facciamo pure i confronti con le altre persone, con altri credenti ai quali le cose vanno tutte bene, o peggio ancora vediamo altri, che non pregano, non credono, si comportano come se non ci fosse un domani, come se non ci fosse una vita migliore di questa, come se non ci fosse un Dio che governa il mondo, eppure a loro vanno tutte bene... com'è questa cosa? O qualcuno ce la spiega, oppure qualcuno ci deve insegnare qualcosa riguardo alla preghiera: esiste un modo giusto di pregare? Esiste un modo migliore di un altro per rivolgerci a Dio? Esiste qualcosa di talmente efficace che ci faccia ottenere da lui ciò di cui abbiamo bisogno, senza cadere nello sconforto e nella stanchezza? Chissà se dietro alla domanda di uno dei suoi discepoli che aveva visto Gesù in preghiera ci fosse proprio questo intento: quello di trovare un modo efficace di pregare, un modo che permettesse a lui e agli altri discepoli di ottenere ciò che chiedevano a Dio. Certamente, c'era una motivazione nella sua richiesta: avere un metodo di preghiera che fosse come un contrassegno, un segnale di identità del gruppo, qualcosa che li contraddistinguesse come discepoli di Gesù. In pratica, lo stesso che Giovanni Battista (dalla cui scuola molti provenivano) aveva fatto con i suoi seguaci: un segno di identità, un certificato di appartenenza. E la risposta di Gesù non si fa attendere, ed è basata su un concetto di fondo, che vediamo espresso bene nelle spiegazioni (quasi delle piccole parabole) che Gesù fornisce ai suoi uditori: la preghiera non deve essere uno strumento con il quale avere la pretesa di ottenere da Dio ciò che gli chiediamo, quasi fosse un distributore automatico di grazie, perché se così fosse rimarremmo subito delusi nel momento in cui ciò che gli chiediamo non va a buon fine. La preghiera è un dialogo con Dio basato sulla fiducia: e la fiducia viene dalla certezza che Dio non è un dispensatore di benefici che si concede a chi più lo prega, ma un Padre che ama i suoi figli, e che sa bene ciò di cui i suoi figli hanno bisogno, prima ancora che glielo chiedano. Questa cosa, però, devono saperla bene anche i figli, e devono fidarsi di Dio proprio come un figlio si fida di suo padre. Se questo rapporto di fiducia viene meno, vien meno anche il senso della preghiera e di tutto ciò che la accompagna: perché nel contesto della fiducia entrano anche tutti quei momenti della vita di fede - e quindi anche della preghiera - nei quali abbiamo la sensazione di non venire ascoltati o esauditi solamente perché non otteniamo in maniera immediata ciò che abbiamo chiesto a Dio. Ma Dio non è una macchinetta a gettoni che ci eroga ciò che vogliamo; Dio è un Padre che ci dona quello di cui abbiamo bisogno nella misura in cui ci fidiamo di lui. Se Dio è Padre - e lo è veramente - volete forse che ci dia qualcosa che ci possa fare del male o ci possa ferire, come ferisce il morso di un'animale velenoso? Se Dio è un Padre buono - e lo è infinitamente di più di tutti i padri della terra - volete forse che sia incapace di dare cose buone agli uomini, che dai loro padri naturali hanno ricevuto sempre cose buone? Oppure non ci fidiamo del fatto che Dio sa essere più buono e sa amarci di più di quanto ci amino gli uomini? Ecco che il tema della fiducia diventa fondamentale, anche per la nostra vita di ogni giorno: perché di Dio possiamo e dobbiamo fidarci, ma anche lui deve potersi fidare di noi, altrimenti la preghiera non è più un dialogo, ma una pura richiesta di beni, sulla quale non si può certo basare un rapporto d'amore. Sarebbe come se i figli, in una famiglia, rivolgessero la parola a loro padre o comunque ai loro genitori solo per chiedere soldi o beni materiali, e mai per parlare con loro, per dialogare, per dire loro "Ti voglio bene", o anche solo per salutarli... sarebbe un rapporto meschino e privo di totale fiducia. Questo significa che pregare Dio non è solo chiedere a lui ciò di cui abbiamo bisogno, ma anche impegnarci a fare in modo che ciò che chiediamo sia basato su un rapporto di fiducia e di amore verso di lui. E allora dobbiamo poterci impegnare a fare in modo che il suo nome sia santificato, onorato e rispettato come si deve (e non bestemmiato e vituperato come spesso facciamo); dobbiamo poterci impegnare a realizzare qui, sulla terra, la presenza del Regno di Dio; dobbiamo poterci impegnare a fare in modo che a nessuno manchi mai il pane sulla mensa di ogni giorno; dobbiamo poterci impegnare a creare una cultura del perdono e della riconciliazione, nella quale nessun uomo debba sentirsi indebitato con un altro solo per il fatto di aver ricevuto amore e perdono. Pregare il Padre Nostro, allora, non è solo pronunciare una preghiera che ci contraddistingua come cristiani: è la presa di coscienza che, se di Dio ci possiamo fidare ciecamente come un figlio si fida di suo padre, dobbiamo pure prenderci la responsabilità di creare un mondo in cui Dio possa dire agli uomini "Mi fido di voi", perché vede che ci amiamo tra di noi come lui ci ama. Però...un bell'impegno, non c'è che dire! La preghiera... quanto è importante! Oggi facciamo nostro il grido che ascoltiamo nel versetto alleluiatico "Abba Padre"! Guardaci Signore, leggi nel nostro cuore, insegnaci a pregare: siamo tuoi figli, noi ti invochiamo: ascoltaci! Abbracciaci Signore con il tuo Amore e noi ti ringrazieremo per questo immenso dono: abba padre! Buona Domenica a tutti!


    Titolo: ABBA PADRE (ASCOLTAMI)
    Adatto per: Ringraziamento / Adorazione Eucaristica (Reposizione del SS.)
    Album: Venti dello Spirito (1988-2007)




    TESTO DEL CANTO:
    Guardami Signor,
    leggi nel mio cuor.
    Sono tuo figlio, ascoltami!

    RIT. Abbà Padre, abbà Padre,
    abbà, abbà, abbà. (x2)

    Più solo non sarò,
    a te mi appoggerò.
    Sono tuo figlio, abbracciami! RIT.

    Per ogni mio dolor,
    la pace invocherò.
    Sono tuo figlio, guariscimi! RIT.

    Grazie a te Signor
    per questo immenso amor.
    Siamo tuoi figli, alleluia! RIT.



    Fonte: http://www.lachiesa.it/calendario/om...led/57247.html
    Ultima modifica di Vox Populi; 25-07-2022 alle 20:03
    "Tu hai innalzato san Francesco alle vette della perfezione evangelica"

  10. #530
    CierRino L'avatar di Verbum Domini
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    Perdono d'Assisi 2022




    Si avvicina il tempo solenne del Perdono D'Assisi e ho deciso marcare la sua importanza almeno in questa discussione, con alcune pubblicazioni dei canti:

    1° Agosto 2022
    1. Alle ore 11 nel corso della Solenne Celebrazione Eucaristica con la Processione di “Apertura del Perdono”
    2. Alle ore 15 nel corso della Penitenziale per marcare il significato del Perdono e della Misericordia del Padre

    2 Agosto 2022
    1. In mattinata per la Solennità Liturgica della Beata Vergine Maria degli Angeli

    3 Agosto 2022
    1. In mattinata in ringraziamento per questi giorni di grazia




    Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!
    "Tu hai innalzato san Francesco alle vette della perfezione evangelica"

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