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Discussione: I Canti del Rinnovamento nello Spirito

  1. #561
    Cronista di CR L'avatar di Laudato Si’
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    Sapete ch’io non sono il tipico purista gregoriano, ma sinceramente questa volta concordo con Ambrosiano. Canto a mio parere troppo rock, troppo gridato, troppo veloce.
    E a proposito di suggerimenti, se volete provare qualche cosa moderna, io consiglio vivamente questo.
    «Venit Ioannes Baptista prædicans in deserto Iudaeæ et dicens:
    “Pænitentiam agite; appropinquavit enim regnum cælorum”»
    (Matth. 3, 1-2).



  2. #562
    Gran CierRino di Platino e Diamanti L'avatar di sere85
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    Sì, mi piacerebbe molto

    Ma comunque una mezza misura non può andare bene?
    E qui siamo fuori scala, ma dalla parte dello zero.

    E poi, il Magnificat è il canto di ringraziamento in assoluto più importante e qui lo riducono ad un esasperato canto di apertura. Ma apertura di che? Non sentono le parole? No, perchè sono presi a sventolare i fazzoletti. Si vede che faceva caldo.
    E che dire del chitarrista che pare assatanato?
    E tutto più sincopato possibile, perchè fa moderno, fa figo.

    E quel vescovo che pare che scappi tanto va veloce. E ci credo....
    E ripetono e ripetono perchè cantare tutto non fa bello: la gente si stanca.
    E c'è pure l'applauso finale, evvai!

    Non mi stupirebbe se la Madonna di Loreto prendesse casa e bagagli ed andasse a posizionarsi in un posto più liturgicamente avveduto dove il ben dell'intelletto non è andato in vacanza, a farsi un giro.

    Due goccine di tranquillante al chitarrista in effetti avevo notato anche io che servirebbero
    Ti ho cercato la versione originale, un pochettino migliora.... però neppure questa è stata cantata ai funerali della regina https://www.youtube.com/watch?v=OH2MmLKhIME
    Chi vuol esser lieto sia, di doman non c'è certezza

  3. #563
    CierRino L'avatar di Verbum Domini
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    Del resto Ambro nel 1986 l'album si chiamò "Canta Canta Canta"... non ti puoi aspettare canti lentissimi
    Maranathà, vieni Signore Gesù!

  4. #564
    Moderatore Globale L'avatar di Ambrosiano
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    Mi tirate per i capelli (che non ho), ma devo rispondere perchè c'è qualche cosa di fondo che merita di essere chiarito.

    Premesso che la mia critica a quel video, che rinnovo in modo assoluto, era principalmente sui comportamenti assurdi, al limite del bambinesco, di quelle persone (cantori e suonatori), ho anche preso l'occasione (una specie di paghi uno e prendi 2) per rimarcare l'assoluta insulsaggine di quella canzonetta.

    Perchè insulsaggine? Perchè non c'è alcun legame tra testo e musica (se possiamo chiamarla così).

    Potrei tranquillamente sostituire il testo del Magnificat con queste stupide parole:

    Oggi andiamo in gita con gli amici
    per i monti: andremo sulle cime.
    Ci portiamo lo zaino ben ricolmo
    di panini, di bibite e di dolci.
    ecc. ecc. ecc.

    E il tutto andrebbe ancora bene, anzi moooolto meglio.
    Cosa che dovrebbe far riflettere........

    Ma la musica durante le celebrazioni non dovrebbe avere un fine di aiuto a sottolineare e ad interiorizzare i punti importanti della celebrazione stessa?
    E cosa approfondisco con quella lagna ritmata? Niente.

    Tanto è vero che la usano inappropriatamente come canto di ingresso con il solo fine di far vedere che loro ci sono con la loro scempiaggine.
    E chi se ne frega se il Magnificat ha tutt'altro fine? (Ma si saranno accorti che era il Magnificat? Ho dei seri dubbi; contavano di più i fazzolettini).

    Se voglio ascoltare musica ritmata, che mi fa venir voglia di ballare, non vado in chiesa: andrò in discoteca o al bar, o no?

    Che senso ha far ascoltare musica da discoteca in chiesa? Nessuno.

    Perdo solo l'occasione per far capire e conoscere a chi si interessa solo di musica da discoteca, che ne esiste anche altra, di altro tipo, che sottolinea momenti in cui il chiasso va lasciato da parte perchè nella vita non c'è solo questo.

    Possibile che sia così difficile da capire?

  5. #565
    CierRino L'avatar di Verbum Domini
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    Citazione Originariamente Scritto da Ambrosiano Visualizza Messaggio
    Tanto è vero che la usano inappropriatamente come canto di ingresso con il solo fine di far vedere che loro ci sono con la loro scempiaggine.
    E chi se ne frega se il Magnificat ha tutt'altro fine? (Ma si saranno accorti che era il Magnificat? Ho dei seri dubbi; contavano di più i fazzolettini).

    Lo hanno usato come canto finale... all'inizio fecero "Quale gioia": me lo ricordo perchè seguii la Messa su YouTube che salvai tra i preferiti (https://www.youtube.com/watch?v=su9T9NCnKCY inizio: 35.30)
    Maranathà, vieni Signore Gesù!

  6. #566
    Moderatore Globale L'avatar di Ambrosiano
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    Pardon!
    Mai vedere solo una parte dei video.

    .... ma quei fazzoletti sono proprio un'ossessione.

  7. #567
    CierRino L'avatar di Verbum Domini
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    Carissimi, in questi giorni sono pieno tra attività universitarie e parrocchiali... non ho fatto in tempo a preparare il post a cui dedico il mio tempo di venerdì pomeriggio per questo oggi posto solamente il canto che avevo intenzione di postare che è molto adatto per questa Domenica! Santa Domenica a tutti!


    Titolo: INNO DI LIBERAZIONE
    Adatto per: Finale
    Album: Vittoria (1995)




    TESTO DEL CANTO:
    Il Signore libera i prigionieri,
    il Signore rialza chi è caduto.
    Il Signore libera dalla tristezza,
    il Signore rialza chi è caduto.
    Benedetto il Signore per sempre,
    dall’angoscia ci libererà.

    RIT. Alleluia, canterò al mio Signore, alleluia!
    Un canto nuovo innalzerò alleluia!
    A colui che per sempre regnerà.

    La destra del Signore ha fatto meraviglie,
    la destra del Signore si è innalzata. (2x)
    Benedetto il Signore per sempre,
    dall’angoscia ci libererà. RIT.
    Maranathà, vieni Signore Gesù!

  8. #568
    CierRino L'avatar di Verbum Domini
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    Canto del 2 Ottobre - XXVII Domenica del Tempo Ordinario

    Il Vangelo di questa XXVII domenica del tempo ordinario ci presenta una richiesta precisa a Gesù da parte degli apostoli. Si rivolgono a Lui con queste semplici, ma toccanti parole, che dimostrano la sensibilità, la presa di coscienza della loro poca fede e gli chiedono il modo per farla crescere. Signore, dicono: «Accresci in noi la fede!». Perché questa richiesta? Perché questo desiderio profondo del loro cuore di discepoli di questo singolare maestro? Come risposta a questa domanda Gesù dice «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: "Sràdicati e vai a piantarti nel mare", ed esso vi obbedirebbe. Il prendere atto della fragilità della fede degli apostoli stimola Gesù a raccontare una parabola, quella del padrone e del servo: "Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: "Vieni subito e mettiti a tavola"? Non gli dirà piuttosto: "Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu"? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Da una domanda di fede si passa a varie domande sulla carità, sul servizio, sull'umiltà che Gesù rivolge ai suoi discepoli. A questi interrogativi nessuno di loro risponde, nessun si fa avanti per dire a Gesù, lo farò io, mi impegnerò a farlo se dovessi avere questo ruolo. Invece tutto tace e a questi interrogativi non ci sono risposte al punto tale che Gesù conclude il suo dire con il rammentare il nostro inutile fare, inutile considerarsi, inutile pensare di essere insostituibili ed indispensabili. Egli afferma una verità sacrosanta che tutti noi cristiani abbiamo sperimentato tantissime volte nella nostra vita in qualsiasi cosa che abbiamo fatto per gli altri: "quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: "Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare"». Riconoscersi servi inutili è il primo passo verso la crescita nella fede. L'umiltà è la virtù che fa aumentare la fede e la carità in termini esponenziali, L'orgoglio e la presunzione fanno arenare la fede e l'amore verso Dio e verso il prossimo. Non fanno crescere la persona nella direzione giusta, nella logica del vangelo. Chi invece si abbandona completamente nelle mani di Dio e poco confida sulle proprie energie e capacità realizza un progresso spirituale senza pari. Anche le nostre false concezioni di essere indispensabili in ruoli ed uffici di qualsiasi genere devono essere smontate dal nostro modo di pensare, ben sapendo che tutti siamo utili, quando serviamo, ma nessuno è perennemente indispensabile. Eppure ci sono soggetti e persone che pensano di esserlo e fanno in modo di continuare ad esserlo, giostrano e manipolando le situazioni a loro vantaggio e a loro esaltazione. La vita e la storia di chi ci ha preceduto nell'eternità ci insegna che è ben altra la via che dobbiamo seguire. Non dobbiamo montarci la testa, ma semplicemente fare quello ci spetta fare con responsabilità, serietà, onestà, zelo e con quello spirito evangelico che ci aiuta a crescere e a maturale umanamente e cristianamente, senza attendersi lodi o ricompense. Dio ha bisogno di uomini e donne umili e capaci che sappiano svolgere un ministero nella Chiesa, ma reputa inutili quelli che si sentono indispensabili. Ciò che conta è l'azione al servizio di Dio e della comunità. E per ogni persona che ha un ministero all'interno della comunità il modello da seguire è il servizio di Cristo. Non si può stare al servizio del Vangelo con lo spirito del salariato: tanto lavoro e tanta paga. Non siamo legati a Dio da un contratto di lavoro, per cui ogni nostra azione è una prestazione che pretende un corrispettivo, che può essere non solo economico, ma di gratificazione, di potere, di carriera o di grazie e favori celesti da ottenere, perché privilegiati rispetto ad altri. San Paolo apostolo ricorda ai cristiani di Corinto, quale è dunque la sua vera ricompensa davanti a Dio e al mondo: quella di predicare gratuitamente il Vangelo senza usare del diritto conferito a lui dal vangelo. In conclusione, Gesù con questa parabola rivela il volto di Dio come colui che è venuto non per essere servito ma per servire: la sua vita è paragonabile al cameriere che sta in piedi e serve, non al padrone che siede a tavola (Lc. 22,27) per farsi servire dagli altri. Sii tratta, dunque, di mettersi al servizio del prossimo nell'amore e nella carità, come Cristo ci ha insegnato, ben sapendo di non essere indispensabili, insostituibili in ruoli ed uffici, anche di carattere religioso ed ecclesiali. Farsi da parte e non pretendere di stare sempre al centro o al vertice delle istituzioni non solo è segno di vera umiltà, ma anche di consapevolezza che il tempo passa per tutti e bisogna fare spazio a chi di tempo ne ha di più davanti a sé per impegnarsi fattivamente per la diffusione del Regno di Dio in mezzo agli uomini. Staticità, immobilismo, assuefazioni, abitudini e tradizioni non fanno certamente crescere in novità, rigenerazione e rivitalizzazione le istituzioni di ogni ordine e grado nella Chiesa e nella società. Nulla da aggiungere... Fede: solo questo vogliamo Signore: la Fede! Accrescila sempre di più nostro Re! Buona Domenica!


    Titolo: QUESTA É LA MIA FEDE
    Adatto per: Finale
    Autore: Daniele Branca




    TESTO DEL CANTO:
    RIT. Questa è la mia fede, proclamarti mio re,
    unico Dio, grande Signore.
    Questa è la speranza, so che risorgerò
    e in Te dimorerò.

    Canterò la gioia di esser figlio, canterò
    che Tu non abbandoni, non tradisci mai.
    Dammi sempre la tua grazia e in Te dimorerò
    per adorarti, per servirti in verità, mio Re. RIT.

    Canterò che solo Tu sei vita e verità,
    che sei salvezza, che sei vera libertà.
    Io porrò la mia fiducia in Te che sei la via,
    camminerò nella tua santa volontà, mio Re. RIT.

    E in te dimorerò (x3)
    Canterò al mio Re!


    Fonte testo corsivo: http://www.lachiesa.it/calendario/om...led/57732.html
    Ultima modifica di Gerensis; 02-10-2022 alle 08:30 Motivo: Correzione su richiesta dell'utente
    Maranathà, vieni Signore Gesù!

  9. #569
    CierRino L'avatar di Verbum Domini
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    Canto del 9 Ottobre - XXVIII Domenica del Tempo Ordinario

    Nella nostra società, nel nostro modo di comportarci e di esprimerci, ci si lamenti di tante cose, si finisce a volte per lamentarsi di tutto e si intristisce così la vita, ci rimane la tensione il nervosismo, si è di fastidio per gli altri. Anche quando noi credenti preghiamo, quando abbiamo qualche sofferenza, qualche preoccupazione, ci viene spontaneo rivolgerci a Dio, implorare il suo aiuto, chiedere quelle grazie che sentiamo necessarie. Siamo meno abituati a ringraziare, a lodare, a vivere l'atteggiamento di amore e di riconoscenza, di gratitudine e di lode, di ringraziamento. Basterebbe invece pensare di renderci conto che la nostra vita è piena di doni di Dio, che quando noi chiediamo una grazia al Signore, Lui ce ne ha date già tantissime, che noi siamo costantemente sostenuti dalla bontà e della provvidenza di Dio. C'è un salmo che dice: "Anima mia benedici il Signore, non dimenticare nessuno dei suoi benefici..." Se io sapessi elencare e ringraziare per tutti i doni di Dio, non finirai mai. C'è una persona che ci insegna particolarmente a pregare, ringraziare. È una persona di cui ci parla il Vangelo oggi. Cos'è avvenuto? Gesù è in viaggio, in cammino verso Gerusalemme; entrando in un villaggio gli vengono incontro dieci lebbrosi e gridano a lui la loro sofferenza, la loro implorazione: "Gesù maestro, abbi pietà di noi".Comprendiamo la preghiera quando è grido, quando è bisogno profondo del cuore. Gesù non li guarisce all'istante, dice loro di andare a presentarsi ai sacerdoti perché abbiano ricevere l'attestato di guarigione. Essi partono e mentre sono in viaggio si sentono guariti, purificati, mondati. Immagino che si saranno messi a correre per arrivare quanto prima dai sacerdoti e poter tornare quanto prima a riabbracciare i propri cari, la moglie, i figli, i parenti, gli amici. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce e si prostrò davanti Gesù, ai suoi piedi per ringraziarlo. Sottolinea il racconto: era un samaritano, cioè in un certo senso un nemico, un eretico, uno scomunicato, uno che non apparteneva al fedele popolo di Dio. È interessante notare che quando Gesù vuole insegnare delle cose importanti, prende ad esempio un samaritano, una persona così. Quando vuole insegnare l'amore, la carità, l'aiuto il prossimo, racconta la parabola del buon samaritano. In questo episodio, quando vuole insegnare a pregare, di una preghiera vera, prende a modello questo lebbroso, questo samaritano. Gesù gradisce questo ringraziamento e ci lascia sfuggire anche l'espressione di un sentimento di amarezza: "Non sono stati purificati tutti e dieci e gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria Dio all'infuori di questo straniero?" È un richiamo forte, di cui ci dobbiamo rendere conto. A quel samaritano Gesù dice: "Alzati e va, la tua fede ti ha salvato!" Dieci guariti, uno salvato. Significa che non c'è soltanto la salute del corpo, la guarigione da qualche malattia, ma c'è qualcosa di più profondo, di più necessario: la guarigione del cuore, la salvezza dell'anima, la vita vera che Dio ci dona su questa terra e per l'eternità. Credo che tutti noi oggi possiamo imparare questa preghiera profonda, che è la preghiera della lode, del ringraziamento, come si trova tanto spesso nella parola di Dio e specialmente nei salmi. Noi stessi quando celebriamo la messa sentiamo quelle grandi parole all'inizio della preghiera eucaristica: "E' veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e dovunque a te Signore, padre santo, Dio onnipotente ed eterno..." continuando a ringraziare per tutti i benefici di Dio per l'umanità, per la Chiesa. per ciascuno di noi. L'apostolo Paolo ci insegna: "In ogni cosa rendete grazie!" Un maestro di preghiera, padre Andrea, ci ha parlato spesso di questo e ha scritto un libro con questo titolo: "Il volto gioioso della preghiera: ringraziare". Per allenarci e imparare la preghiera di ringraziamento, anziché lamentarci ed essere tristi, come dicevamo, possiamo prendere questa bella abitudine: ogni sera, nell'esame di coscienza, nella revisione della giornata, possiamo cercare almeno tre cose, che abbiamo vissuto, che abbiamo incontrato nella giornata, tre cose per cui ringraziare. Impariamo così a vivere nella pace, nella gioia, nella fiducia, sentendo continuamente l'abbraccio di Dio che ci ama, di un amore infinito. Ringraziare... che bella cosa! "In ogni cosa rendete grazie" dice un Salmo e allora noi, chiedendo ancora una volta al Signore la Fede, lo vogliamo ringraziare per tutto l'amore che ci dona in ogni singolo momento della nostra vita. Molte volte il ringraziare ci sembra una cosa difficile e a volte insensata ma a Lui, il nostro Salvatore, dobbiamo la nostra vita... non comportiamoci come i 9 lebbrosi che, dopo aver ricevuto la grazia sono scomparsi ma facciamo come il Samaritano (lo straniero) che si è prostrato davanti a Gesù lodandolo e ringraziandolo. Gesù, nostro liberatore, rendo grazie a Te! Amen. Buona Domenica a tutti!


    Titolo: RENDO GRAZIE A TE SIGNOR
    Adatto per: Finale
    Album: Luce (2015)




    TESTO DEL CANTO:



    Fonte testo corsivo: http://www.lachiesa.it/calendario/om...led/57791.html
    Maranathà, vieni Signore Gesù!

  10. #570
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    Canto del 16 Ottobre - XXIX Domenica del Tempo Ordinario

    "La salvezza si ottiene mediante la fede", ricorda oggi Paolo al suo discepolo Timòteo: quella fede, dice il vangelo (Luca 18,1-8), che trova espressione nel modo in cui preghiamo. Per illuminarci in proposito, Gesù narra una breve parabola. "In una città viveva un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario! Per un po' di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho riguardo per nessuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi". Lo scopo per cui Gesù ha narrato il caso è spiegato dalla premessa ("Una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi") e dalla conclusione: se persino un disonesto si piega alle richieste, "Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano notte e giorno verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?" Domanda misteriosa e inquietante, quella che chiude il brano, come inquietante è che un giudice faccia il suo dovere solo per togliersi un fastidio. A parte ciò, sul tema del discorso ("pregare sempre, senza stancarsi mai") par di sentire l'obiezione di molti (A che serve? Tante volte ho pregato e ripregato, ma non ho ottenuto quanto chiedevo...), accampata per giustificare il loro non pregare più. A chi lamenta di non essere stato esaudito, danno risposta altre indicazioni di questo stesso brano. Primo, occorre pregare con fede autentica, e non è detto che la nostra sempre lo sia; talora somiglia a quella che canta Ornella Vanoni: "proviamo anche con Dio, non si sa mai". Questa non è fede, ma superstizione; Dio non è un'opzione tra le altre, non è il tappabuchi che può risolvere quanto non si è riusciti a ottenere in altro modo: a lui ci si rivolge con la piena, incondizionata fiducia che egli è Padre, premuroso ma anche sapiente; lui sa che cosa va bene per noi, e non sarebbe un buon padre se ci desse quello che, nell'immediato o in futuro, egli sa che ci sarebbe non di vantaggio ma di danno. In altre parole - ed è la seconda indicazione offerta da questo brano - Dio "fa giustizia", cioè fa ciò che è giusto. Possiamo chiedergli quello che a noi pare opportuno o conveniente, ma con la fede di chi si rimette al suo giudizio, si mette nelle sue mani, accetta la sua volontà anche quando discorda dalla nostra. Così Gesù ci ha insegnato, invitandoci a chiedere nel "Padre nostro" che "Sia fatta la tua volontà", e così ci ha insegnato con l'esempio, quando nell'orto degli ulivi, nell'imminenza della sua passione, ha pregato dicendo: "Padre, se possibile passi da me questo calice; però non come voglio io, ma come vuoi tu". Sublime modello! La preghiera autentica non sta nel tentare di piegare Dio al nostro volere, ma nel cercare di mettersi nella sua ottica, inserendosi nel progetto che egli ha sul mondo e su ciascun uomo, convinti che si tratta di un progetto di bene per i singoli e per l'intera umanità. La terza indicazione deriva dalla frase finale. La vera piena giustizia si attuerà "quando il Figlio dell'uomo - cioè lo stesso Gesù - verrà" a prenderci da questa vita e, se ci troverà aderenti alla fede, ci trasferirà là dove tutti e per sempre sono felici di fare la volontà di Dio. La perfezione non è di questo mondo, inquinato dal male: per guarire il quale tuttavia egli ci ha dato la ricetta, riassumibile appunto nel fare la sua volontà. Se tutti gli uomini si preoccupassero di questo, ad esempio osservando i comandamenti, cadrebbero tante nostre richieste, perché non ci sarebbero più soprusi, violenza, miseria eccetera. Questo mondo non sarebbe già il paradiso, ma ci andrebbe vicino. Signore, vengo a te con umiltà per chiederti di intercedere per me. Aumenta la mia fede e la mia fiducia. Io credo in Te, mio Dio, ma devo avere e credere nella fede e nella speranza. Tu sei infinitamente saggio e sai meglio di me ciò che mi conviene. Tu sei potente Signore, fa’ che la mia fiducia in Te sia costante, superiore, e che la mia vita sia sempre più benedetta. Aumenta la mia fede, Spirito Santo! Io spero in Te, alzo i miei occhi verso di te e cerco un aiuto e sono sicuro che il mio aiuto viene da Te! Fammi avere sempre un cuore fermo, molto amore, come una conoscenza più eccellente della spiritualità. Insegnami, Padre, a scoprire il tuo amore attraverso le persone che hai messo sul mio cammino, a condurre sempre la mia vita secondo la tua volontà, perché solo il tuo Dio ha il potere di farlo. Non abbandonarmi, Signore, nelle tentazioni del mondo, nelle debolezze e nei dubbi che sento. Ho piena fiducia in te perché sei Dio e il più grande salvatore dell’universo, nessuno migliore di te, per mostrarmi la spiritualità in questo giorno, quando e quale cammino seguire. "Io ti invoco, o Dio, poiché tu mi rispondi; tendi a me l'orecchio, ascolta le mie parole. Custodiscimi come pupilla degli occhi, all'ombra delle tue ali nascondimi": si, o Padre custodisci questo tuo/a figlio/a, aumenta la sua fede e salvami. Amen! Alleluia!


    Titolo: SORGI, SALVAMI MIO DIO
    Adatto per: Finale
    Album: E' la canzone d'amore (1983)




    TESTO DEL CANTO:
    RIT. Sorgi, salvami mio Dio,
    sorgi salvami.
    Sorgi, salvami mio Dio,
    Alleluia.

    Alzo gli occhi e guardo verso le montagne
    da dove mi verrà il soccorso.
    Il soccorso viene dal Signore
    che ha creato il cielo, il mare e la terra. RIT.

    Nell’angoscia ho gridato al Signore
    e il Signore mi ha risposto e mi ha salvato.
    Il Signore è con me non ho timore
    il Signore è con me è mio aiuto. RIT.

    Celebrate il Signore perché è buono
    perché eterna è la sua misericordia.
    Mia forza e mio canto è il Signore
    Egli è stato la mia salvezza. RIT.

    Apritemi le porte di giustizia
    voglio entrare a render grazie al Signor.
    Ti rendo grazie perché mi hai esaudito
    perché sei stato Tu la mia salvezza. RIT.



    Fonte testo corsivo: http://www.lachiesa.it/calendario/om...led/57830.html
    Maranathà, vieni Signore Gesù!

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