Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: I Canti del Rinnovamento nello Spirito

  1. #571
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    Canto del 23 Ottobre - XXX Domenica del Tempo Ordinario

    Abbiamo iniziato la Santa Messa con una espressione introduttiva all'atto penitenziale, che ci ha richiamato da subito il brano evangelico di questa domenica che segna le ultime tappe dell'anno liturgico: "Umili e pentiti come il pubblicano al tempio accostiamoci al Dio giusto e santo, perché abbia pietà di noi". Questo è il primo abito che ci viene chiesto di indossare prima di iniziare la celebrazione eucaristica ed è l'atteggiamento che dovremmo avere ogni qualvolta immersi nella preghiera cerchiamo una relazione con Dio: l'umiltà. La competizione fa parte della nostra vita e già da bambini entrano in funzione i meccanismi del primeggiare del mettersi in mostra e tutto cresce con il tempo e anche con Dio. Non è esente chi frequenta assiduamente la Chiesa e i sacramenti, a chi pregando mette in atto le pratiche devozionali e nella vita spirituale più si cresce e più dovrebbe esserci consapevolezza della richiesta del maggiore aiuto di direzione perché si avverte la propria piccolezza e la grandezza del proprio peccato e quindi inevitabilmente la necessità di ricorrere all'aiuto di Dio. Quante volte si sente nei confessionali io prego tanto e si pensa di essere a posto con la coscienza come se pregare è assolvere il compitino cristiano in maniera ottima. Lo vediamo questo atteggiamento nel fariseo che vuole pavoneggiare davanti agli uomini e davanti a Dio. L'errore fa parte della vita e l'umiltà ci dovrebbe indurre a riconoscersi bisognosi di perdono, ma tutto si accetta in quanto frutto della debolezza e lotta per migliorarsi affidandosi a Dio, mentre la superbia porta a considerare ogni peccato commesso come inaccettabile. Siamo erranti che camminano nella consapevolezza che Dio perdona offrendoci la possibilità di redimerci. Rischiamo di vivere il peccato non più con il santo dolore di averlo commesso e l'altrettanto santa speranza del perdono, ma cadiamo vittima dell'orgoglio e dell'amor proprio, al punto da non poter accettare di aver sbagliato e per superbia ci si vergogna di tornare al Padre a chiedere umilmente perdono. Uno dei rischi quando si avanza nel percorso di fede, può capitare di sperimentare particolari gioie spirituali o di ricevere segni tangibili della vicinanza di Gesù, per meriti di Dio non per nostre capacità e da qui a montare in superbia il passo è veramente breve perché non si tiene sempre l'attenzione focalizzata su Dio, ma la si sposta e la si pone su se stesso rischiando di perdersi. Uno dei rischi è dimenticare ciò che Dio ha fatto per noi. Dopo aver ricevuto qualche grazia particolare, è facile provare gioia e gratitudine, occorre ringraziare Dio con tutto il cuore per l'aiuto che ci ha dato. Il tempo rischia di logorare questi buoni sentimenti, di far dimenticare il favore, e soprattutto di alimentare l'orgoglio sino a tenere a mente solo le proprie azioni e non quelle di Dio. Così la grazia che ci ha permesso di ottenere qualcosa, diventa una propria personale conquista. La guarigione ottenuta non è più un dono inestimabile di cui essere sempre grati, ma merito della scienza. La conversione, il più grande miracolo che Dio possa compiere in noi, cessa di essere un miracolo e diviene una propria personale decisione di crescita. Il pubblicano ci offre nella sua semplicità la via che conduce al cuore vero della vera fede quella gradita a Dio. Il considerarsi un errante bisognoso di quella vera misericordia che solo Dio può donare. Egli alla via del mettersi in mostra preferisce quella del nascondimento preziosa agli occhi del Signore. Un insegnamento per metterci in quella disposizione giusta per accostarsi alla Riconciliazione. Dinnanzi a certe omelie, le mie parole e le mie aggiunte sono superflue. Invochiamo con fiducia la misericordia di Dio e tutto andrà bene. Buona Domenica a tutti!


    Titolo: GESU' SIGNORE DI MISERICORDIA
    Adatto per: Comunione
    Album: Ha vinto il tuo amore (2021)




    TESTO DEL CANTO:



    Fonte testo corsivo: http://www.lachiesa.it/calendario/om...led/57871.html
    Maranathà, vieni Signore Gesù!

  2. #572
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    Canto del 30 Ottobre - XXXI Domenica del Tempo Ordinario

    Il Vangelo è un libro di strade e di vento. E di incontri. Gesù conosceva l'arte dell'incontro, questo gesto povero e disarmato, potente e generativo. Siamo a Gerico, forse la più antica città del mondo. Gesù va alle radici del mondo, raggiunge le radici dell'umano. Gerico: simbolo di tutte le città che verranno dopo. C'è un uomo, piccolo di statura, ladro come ammette lui stesso alla fine, impuro e pubblicano (cioè un venduto) che riscuoteva le tasse per i romani: soldi, bustarelle, favori, un disonesto per definizione. E in più ricco, ladro e capo dei ladri di Gerico: è quello che si dice un caso disperato. Ma non ci sono casi disperati per il Signore. Zaccheo sarebbe l'insalvabile, e Gesù non solo lo salva, ma lo fa modello del discepolo. Gesù giunto sul luogo, alza lo sguardo verso il ramo su cui è seduto Zaccheo. Guarda dal basso verso l'alto, come quando si inginocchia a lavare i piedi ai discepoli. Il suo è uno sguardo che alza la vita, che ci innalza! Dio non ci guarda mai dall'alto in basso, ma sempre dal basso verso l'alto, con infinito rispetto. Noi lo cerchiamo nell'alto dei cieli e lui è inginocchiato ai nostri piedi. «Zaccheo, scendi subito, devo fermarmi a casa tua». Il nome proprio, prima di tutto. La misericordia è tenerezza che chiama ognuno per nome. "Devo", dice Gesù. Dio deve venire: a cercarmi, a stare con me. È un suo intimo bisogno. Lui desidera me più di quanto io desideri lui. Verrà per un suo bisogno che gli urge nel cuore, perché lo spinge un fuoco e un'ansia. A Dio manca qualcosa, manca Zaccheo, manca l'ultima pecora, manco io. "Devo fermarmi", non un semplice passaggio, non una visita di cortesia, e poi via di nuovo sulle strade; bensì "fermarmi", prendendomi tutto il tempo che serve, perché quella casa non è una tappa del viaggio, ma la meta. "A casa tua", Il Vangelo è cominciato in una casa, a Nazaret, e ricomincerà ancora dalle case, anche per noi, oggi. L'infinito è sceso alla latitudine di casa: il luogo dove siamo più veri e più vivi, dove accadono le cose più importanti, la nascita, la morte, l'amore. «Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia». Accogliere Gesù è ciò che purifica Zaccheo: non deve prima cambiare vita, dare la metà ai poveri, e solo dopo il Signore entrerà nella sua casa. No. Gesù entra, ed entrando in quella casa la trasforma, la benedice, la purifica. Il tempo della misericordia è l'anticipo. La misericordia è la capacità che ha Dio di anticiparti. Incontrare uno come Gesù fa credere nell'uomo; un uomo così libero crea libertà; il suo amore senza condizioni crea amanti senza condizioni; incontrare un Dio che non fa prediche ma si fa amico, fa rinascere.


    Titolo: ENTRERO' NELLA TUA CASA O DIO
    Adatto per: Finale
    Album: Il deserto canta (2018)




    TESTO DEL CANTO:
    Entrerò nella tua casa o Dio
    e scioglierò per te le labbra mie
    Gridano i miei peccati ma
    tu mi perdoni e vegli su me.
    Con la tua giustizia tu ripari al male
    rendi salde le mie vie, tu sei fedele

    RIT. Con gioia contemplate tutte le opere di Dio
    sia benedetto il suo nome, non ci respingerà.
    Beato è colui che sta vicino a Dio
    Egli domina in eterno e salva i figli suoi
    Con gioia contemplate tutte le opere di Dio
    sia benedetto il suo nome, non ci respingerà.
    Risuona tra noi, la voce del Signore,
    egli ascolta la preghiera e ci risponde già.

    Visiti la terra mia Signor
    e mi purifichi Dio di bontà.
    Anche se il fuoco passerò,
    con te mi condurrai in santità
    Il deserto canta e la terra è in fiore
    tu disseti il cuore, tu sei la speranza. RIT.

    Con gioia contemplate tutte le opere di Dio
    sia benedetto il suo nome, non ci respingerà.
    Risuona tra noi, la voce del Signore,
    egli ascolta la preghiera e ci risponde già.

    Entrerò nella tua casa o Dio
    e scioglierò per te le labbra mie.


    Fonte testo corsivo: http://www.lachiesa.it/calendario/om...led/57939.html
    Maranathà, vieni Signore Gesù!

  3. #573
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    Canto del 6 Novembre - XXXII Domenica del Tempo Ordinario

    Il vangelo di Luca di questa XXXII domenica del tempo ordinario ci presenta una questione di non poco conto, rispetto alla domanda posta a Gesù da un gruppo di sadducei che come dice il testo non credevano alla risurrezione e pertanto la pongono una domanda molto seria, mettendola sul ridico. Quando si tratta di affrontare un argomento molto serio come quella della vita, della morte e della risurrezione non si possono usare stratagemmi giuridici o terminologici per mettere in dubbio verità di fede. I sadducei che interrogano Gesù sulla questione di una donna che aveva preso in sposi ben sette uomini, dai quali non aveva avuto discendenza (o per sterilità maschile o femminile) richiamano all'attenzione del maestro la norma del levirato, così come era stato codificato dalla legge mosaica. Cioè una donna sposata de non aveva figli da uno dei fratelli poteva e doveva sposarne il secondo, fino a quando non arrivava una discendenza, ovvero un figlio. In questo caso Gesù dà una risposta non risposta, in quanto non vuole mettere in discussione la norma mosaica, bensì vuole affermare una verità di fede fondamentale che è quella della risurrezione. Dio, infatti, ricorda, che è il Dio della vita e non della morte, come Cristo stesso ha testimoniato con la sua morte e risurrezione, evento da cui non si può prescindere per capire il grande mistero della vita oltre la vita. La fede nella risurrezione è attestata da vari testi biblici dell'Antico Testamento a partire dai sette fratelli Maccabei, che affrontano il fuoco e la morte, in quanto sono certi di una vita oltre la vita e per questo non rinnegano la fede dei propri avi. I Sadducei, al contrario, non credono nella resurrezione. E' gente di alto rango, appartenente alla borghesia sacerdotale di Gerusalemme, pochi ma influenti. Hanno talmente messo sul ridico la questione della resurrezione, da inventarsi un caso umanamente impossibile, come quello di sette fratelli che muoiono l'uno dopo l'altro sposando la stessa donna senza lasciare discendenza. Già il numero sette è simbolico, già il fatto che nessuno di questi uomini hanno dato un figlio a questa donna, già il fatto che la donna si sposa ben sette volte, rimanendo vedova ogni volta che muore uno dei fratelli la dicono lunga sul che binario i sadducei voglio porre la questione della risurrezione. Su binario della incredulità e dell'impossibilità che ci sia davvero. Quindi, domanda quanto mai fuori luogo eppure nella loro ostinata idea di mettere in difficoltà il Maestro, la pongono al solo scopo di avere di cosa accusarlo. E allora questa donna che praticamente ha sotterrato ben sette mariti nell'altro mondo, a chi andrà moglie? Modo di pensare all'umano e al materiale. Il cielo ha un'altra storia ed un altro cammino e un'altra realtà da vivere. La reazione di Gesù, come al solito, è sorprendente. Egli si limita a utilizzare un metodo di "lettura globale" della scrittura con particolare riferimento a Mosè, al roveto che arde e non si consuma!". Per dire che è così la vita di ogni essere umano. Non si spegne una volta venuta all'esistenza, in quanto la vita di ogni creatura umana è riflesso di Dio creatore. Siamo stati fatti ad immagine e somiglianza di Lui e di certo non possiamo finire per sempre in una fossa o un loculo da cui non risorgere mai più. La vita futura, infatti, sfugge agli schemi mondani, non è un luogo di piaceri e soddisfazioni carnali, non ci si sposa e si fanno figli, in quanto il corpo mortale verrà trasformato in realtà ben diversa della vita terrena e temporale. Si tratta di una vita divina che assomiglia a quella degli angeli! Una vita che appartiene e riguarda solo "quelli che son giudicati degni della resurrezione", insinuando, così, l'idea che i suoi interlocutori non siano tra questi figli degni della risurrezione. Chi ci crede alla resurrezione, ne sarà degno. Chi crede che la vita dell'uomo finisce con la morte corporale, la sua vita finisce con la morte e con il sepolcro. La nostra è la fede nella resurrezione non solo di Cristo, ma anche nella nostra risurrezione. Cristo è la primizia di noi fiori sbocciati, dopo di Lui, per l'eternità in una vita senza fine, immersa in Dio, eterna vita che dona la vita a chi crede nella vita, ama la vita e spera in una vita senza fine, come noi tutti pellegrini verso la Gerusalemme celeste. Dio non è dei morti ma dei viventi, questa affermazione nel Vangelo di Luca, è la pura e semplice verità. Siamo giungendo al termine dell'ottavario dei defunti e abbiamo celebrato, all'inizio del Mese la Solennità di Tutti i Santi e la Commemorazione di tutti i Fedeli Defunti dove non abbiamo parlato di morte ma abbiamo parlato di speranza, di santità, di amore, di certezza, di VITA! Ecco, aspiriamo alla santità, aspiriamo alla vita guidati dalla Parola del Signore che "germogli e porti frutti di opere buone per la vita eterna". Amen. Buona Domenica a tutti!


    Titolo: GRANDE DIO DELL'UNIVERSO
    Adatto per: Finale
    Album: Dio dell'Impossibile (2017)




    TESTO DEL CANTO:



    Fonte testo corsivo: http://www.lachiesa.it/calendario/om...led/58010.html
    Maranathà, vieni Signore Gesù!

  4. #574
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    Canto del 13 Novembre - XXXIII Domenica del Tempo Ordinario

    Gesù si trova a Gerusalemme per la celebrazione della Pasqua. Le parole di ammirazione di alcune persone nel tempio di Gerusalemme diventano per Gesù l'occasione per tracciare il profilo del "giorno del Signore". Usa un linguaggio "apocalittico", cioè attraverso un linguaggio simbolico indica non qualcosa di spaventoso, ma una rivelazione nascosta: non perché terribile, ma perché custodita nel cuore di Dio. Gesù non racconta la fine del mondo, ma il significato del mondo. Non parla della fine ma "del" fine. Quando Luca scrive, il tempio è già stato distrutto. La comunità cristiana stava vivendo delle situazioni spaventose: la guerra romano-giudaica, le persecuzioni della comunità palestinese, la fuga delle comunità cristiane a Pella. Luca invita i cristiani a non perdersi d'animo. Il tempio, la cui ricostruzione da parte di Erode era iniziata circa cinquant'anni prima, era il simbolo e l'orgoglio degli ebrei. Erano stati impiegati 100.000 operai e 1000 sacerdoti addestrati come muratori per i lavori delle parti più sacre. Il grosso fu ultimato in un decennio ma i lavori decorativi durarono fino al 64 d.C., in sostanza sei anni prima della sua distruzione. Giuseppe Flavio scrisse che l'oro e il marmo facevano sfavillare il tempio visibile anche a diversi chilometri di distanza. Si diceva: "Chi non ha visto Gerusalemme, la splendente, non ha visto la bellezza. Chi non ha visto la dimora (il Santo), non ha visto la magnificenza". Ma Gesù annuncia: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». E' quello che avverrà davvero nel 70 d.C. quando i Romani distruggeranno il tempio lasciando solo il famoso "muro del pianto". Le parole di Gesù risuonarono come una bestemmia per i giudei (infatti, sarà uno dei capi di accusa nel processo davanti al sinedrio). Per gli ebrei significava la fine di tutto eppure il tempio di Gerusalemme è caduto ma non è stata la fine. Amico lettore, sono caduti e cadranno tanti pilastri religiosi ma non sarà la fine. Non identifichiamo mai la fede con le strutture. Fine. Lo dicevano duemila anni fa e ancora oggi: "Sta finendo tutto", ma siamo ancora qui. A volte ci sembra di essere alle soglie della fine del mondo. Quando si accende la televisione, tutto appare precario: la pace, il clima, l'economia, il lavoro. I telegiornali sono veri e propri bollettini di guerra e si fa fatica a trovare buone notizie. Il mondo è questa mescolanza di buio e di luce, anche se il dolore ha sempre argomenti più convincenti del bene. Un telegiornale di sole buone notizie non avrebbe molta audience. Siamo sinceri: a noi piacciono le cronache nere, mica le buone notizie. Ecco perché ogni giorno leggiamo più volentieri un giornale che una pagina di vangelo, anche se solo questo narra chi è l'uomo, i giornali al massimo raccontano cosa è diventato. Alcune persone sono convinte che il mondo e la Chiesa stiano andando a rotoli ma non è vero. Stiamo andando tra le braccia di Dio. Anche se crollano molti riferimenti religiosi non vuol dire che Dio stia scomparendo. Tutta la nostra storia sta andando verso la pienezza della vita, stiamo camminando verso il fine della nostra vita e non verso la sua fine. Per i giudei, il tempio era la casa di Dio, un oggetto di fede, un luogo idolatrico, una falsa garanzia di salvezza. La fede di molti contemporanei di Gesù era indirizzata al tempio, non al Dio di Jahvè. Geremia lo aveva detto secoli prima: «Non basta ripetere: ?Tempio del Signore, tempio del Signore, tempio del Signore!', e pensare che esso possa salvare, ma occorre vivere secondo la volontà di Dio, praticare la giustizia» (Ger 7,1-15). Luca racconta ciò che i primi cristiani vivevano: persecuzioni, accuse, torture. Angosciati, iniziavano a chiedersi: "Ma Dio dov'è?". L'angoscia, anche pastorale, è molto diffusa oggi: "Va sempre peggio, dove andremo a finire? Una volta non era così". Gesù tranquillizza: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: "Sono io", e: "Il tempo è vicino". Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate». Luca mette in guardia la sua comunità: l'effervescienza pseudo-profetica all'interno delle comunità cristiane, sarà un fenomeno sempre presente nella storia della Chiesa. Un consiglio amico lettore: evita chi annuncia sciagure, fini del mondo, giudizi universali imminenti. Sono profeti di sventura che si fanno ambasciatori di Dio e, in nome di Dio, lanciano anatemi ma questo è terrorismo religioso che non ha nulla a che vedere con la bella notizia del vangelo. State sereni, dice Gesù. Terremoti, carestie, pestilenze, non sono i segni della fine, come qualche predicatore insiste ad affermare. I discepoli però sono curiosi: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Gesù non esaudisce la loro curiosità. Non fornisce date, o segni apocalittici così di moda ieri e oggi ma chiede, a chi ascolta, di andare in profondità, di leggere i segni dei tempi e vivere con vigilanza l'oggi. Dio non ha bisogno di spaventare per farsi amare e d'altra parte che senso avrebbe? La tentazione di confondere Dio con il terrore è sempre presente. Gesù non spiega come o quando verrà la fine (a cosa servirebbe saperlo?), ma sposta l'attenzione sul "come" ci si prepara. Non deve essere il "quando" a incuriosire o, peggio, a occupare le nostre energie spirituali e pastorali. La nostra attenzione dev'essere tutta sul "come" prepararci. Amico lettore, come stai vivendo? Come gestisci il tempo? Come leggi gli avvenimenti della tua storia? Sono domande profonde che ti porteranno al centro della fede. «Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto». Ecco la bella notizia. Anche quando la lotta contro il male sembra senza esito, nessuna resa, perché il filo rosso della storia è saldo nelle mani di Dio. Continueranno a esserci guerre, persecuzioni, ma non un solo capello ci sarà strappato. Che bello! Come non ripensare al canto di Isaia 43: «Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni. Se dovrai attraversare le acque, sarò con te, i fiumi non ti sommergeranno; se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai, la fiamma non ti potrà bruciare; poiché io sono il Signore tuo Dio, il Santo di Israele, il tuo salvatore. Io do l'Egitto come prezzo per il tuo riscatto, l'Etiopia e Seba al tuo posto. Perché tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo». La bella notizia di questa domenica? Nessuno ha potere su di noi, perché siamo nelle Sue mani. Nessuna paura.
    Buona Domenica a tutti!


    Titolo: SO CHE TU SEI IL MIO SIGNOR
    Adatto per: Ingresso
    Album: Il tuo amore è grande (2003)




    TESTO DEL CANTO:
    Il volto tuo risplende in me,
    so che tu sei il mio Signor.
    Mi illumini, mi liberi,
    so che tu sei il mio Signor.

    RIT. SE INTORNO A ME VEDRO’ CHE TUTTO CROLLA,
    IO STARO’ FRA LE TUE MANI NEL TUO AMOR,
    SO CHE TU SEI IL MIO SIGNOR. (x2)

    Mia forza sei, mia gioia o Dio,
    so che tu sei il mio Signor.
    Mi salverai, confido in te,
    so che tu sei il mio Signor. RIT.

    FRA LE TUE MANI IO STARO’,
    SO CHE TU SEI IL MIO SIGNOR. (x2)




    Fonte testo corsivo: http://www.lachiesa.it/calendario/om...led/58038.html
    Maranathà, vieni Signore Gesù!

  5. #575
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    Canto del 20 Novembre - Solennità di Cristo Re dell'Universo

    Ci si concentra spesso e a ragione sul Cristo socialmente impegnato, fautore di prodigi e di opere di misericordia sopratutto a vantaggio degli esclusi e degli emarginati. Correnti di pensiero cattoliche protendono anche per un Gesù Lavoratore, solidale con la classe operaia che funga da alternativa alle devianze comuniste e marxiste; altre auspicano un Cristo liberatore dalla schiavitù e dall'oppressione sociale, che risollevi la sorte di molti popoli. Certamente è vero che Gesù è Dio Verbo fatto carne che ha voluto assumere la nostra natura umana sotto tutti gli aspetti, compreso quello della concretezza di vita su tutti i fronti. Romano Penna afferma che "Dio si è fatto Ebreo", cioè uomo fino all'estremo, capace di integrarsi in un popolo e in una condizione sociale che ha fatto sua propria. Ciononostante, è pur vero che Gesù è sempre Dio e in quanto tale è anche Signore indomito della storia e del cosmo. E così la liturgia odierna voluta da Pio XI nel 1925, che chiude un anno liturgico per introdurne un altro, ci invita a considerare che il Gesù del quale si è riflettuto nel corso dei mesi precedenti, taumaturgo, guaritore, raccoglitore di folle sul quale contano tante persone afflitte e ammalate; il Gesù perentorio nei suoi insegnamenti sul Regno di Dio e sulla sua giustizia, questi è sempre al centro della creazione, del mondo e della storia e ogni cosa si ricapitola in lui. Da Cristo tutto procede e a lui tutto si orienta. Se Gesù Cristo è Dio, ciò comporta che la sua divinità gli conferisca potere e dominio sul cosmo, di cui è il Primo e l'ultimo (Ap 1, 17) e che tutto ciò che esiste, in cielo e sulla terra, si ricapitoli in lui (Ef 1, 10). Egli in quanto Dio è padrone del mondo. Come Sapienza divina che era presente quando Dio creava il mondo, Gesù è all'origine di ogni cosa e tutto mantiene in essere. Il concetto di Re in Gesù è vincolato a quello di Messia, che significa Unto. Con l'unzione di olio avveniva nell'antichità il conferimento della carica di un re. Cristo, l'Unto Messia universale è il re invitto e glorioso che si erge su tutte le creature. Cristo è a buon diritto re dell'Universo. Certamente lo è perché partecipe dell'eternità divina accanto al Padre e allo Spirito Santo e pertanto forte della regalità universale indiscussa: Egli è Dio perché Figlio consustanziale al Padre e allo Spirito Santo. Ma la sua regalità si rende palese soprattutto nella sofferenza e nella morte di croce e di essa è emblema quella famosa corona di spine, che a sua volta esprime il dolore che comporta questo regnare a vantaggio dell'uomo. Per Cristo regnare è servire e i due concetti equivalgono all'amore. La vera autorità non sarà mai esercitata quando si omettano queste prerogative perché chiunque stia a capo di un gruppo o di una nazione in realtà sta in mezzo a tutti come colui che serve (Lc 22, 26). Quale governo o quale regime di autorità terrena non è preposta alla persecuzione del bene comune e della giustizia? Anche il più spietato dei tiranni e dei dittatori ammette di dover esercitare sul suo popolo un ruolo di responsabilità e di tutela dell'ordine e della giustizia, non importa quali siano i sistemi, ma se questo non si realizza con la convinta volontà di amare e di servire coloro che ci sono sottomessi qualunque regime è destinato a fallire. Qualsiasi autorità è destinata a soccombere a se stessa qualora persegua tutto tranne il bene dei sudditi. Cristo Re Universale di salvezza la cui potestà si evince sulla croce ci dischiude questa possibilità di sicuro successo. In questa gioiosa Solennità che sancisce l'ultima domenica dell'anno liturgico, innalziamo il nostro canto al nostro Re e prepariamogli un trono ma non d'oro e di pietre preziose come i Re di questa terra ma un trono di lodi, di preghiere, di suppliche perchè il nostro Re è un Re di amore, è un Re che ascolta, è un Re che perdona, è un Re che salva, è un Re di misericordia ed è Re di Gioia! Gesù ti adoriamo e ti proclamiamo nostro Re, Tu con la Tua Luce illuminaci e guidaci per tutta la nostra vita. Buona Domenica nella Solennità di Cristo Re dell'Universo!


    Titolo: GESU' T'ADORIAMO
    Adatto per: Ringraziamento / Esposizione del Santissimo Sacramento
    Album: Nella tua Santità (1988)




    TESTO DEL CANTO:
    Gesù t'adoriamo
    ti proclamiam nostro Re!
    Tu sei qui proprio in mezzo a noi,
    con lodi noi t'esaltiam!
    Di lodi un trono ti prepariam,
    di lodi un trono ti prepariam.
    Di lodi un trono ti prepariam
    e Tu siedi Signore sei il Re! (da capo)

    E Tu siedi Signore sei il Re,
    e Tu siedi Signore sei il Re!


    Fonte testo corsivo: http://www.lachiesa.it/calendario/om...led/58175.html
    Maranathà, vieni Signore Gesù!

  6. #576
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    Titolo: CRISTO RE
    Adatto per: Comunione
    Album: Mi affido a Te (2007)


    Canto mooolto adatto per oggi! Viva Cristo Re!
    Maranathà, vieni Signore Gesù!

  7. #577
    Cronista di CR L'avatar di Laudato Si’
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    Anche Ti esalto, Dio, mio Re è molto adatto per la solennità odierna.
    «Venit Ioannes Baptista prædicans in deserto Iudaeæ et dicens:
    “Pænitentiam agite; appropinquavit enim regnum cælorum”»
    (Matth. 3, 1-2).



  8. #578
    CierRino L'avatar di Verbum Domini
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    Canto del 27 Novembre - I Domenica di Avvento

    Inizia oggi il nuovo anno liturgico che è classificato come anno A ed oggi celebriamo la prima domenica di Avvento che come sappiamo significa "venuta", con chiaro riferimento alla prima venuta del Signore nel mistero della sua nascita in mezzo a noi esseri umani, nel grembo verginale di Maria, per opera dello Spirito Santo. Parimenti ci prepariamo alla sua seconda venuta, di cui non sappiamo né il giorno e nel modo in avverrà, ma di certo ci sarà. Il personale avvento del Signore nella nostra vita avverrà quando egli ci chiamerà a far parte del suo regno eterno ed infinito come ci h ricordato la liturgia di domenica scorsa con la solennità di Cristo Re dell'universo. Nell'attesa di questa certa venuta per ognuno di noi, questo tempo liturgico che ci prepara al Natale 2022 ci serva a mettere a frutto tutti i suggerimenti che la parola di Dio ci detterà nel corso di questo mese, intervallato con la solennità dell'Immacolata Concezione, la festa tipica dell'Avvento dedicata alla Madre del Salvatore. Il Vangelo di questa prima domenica, tratto dall'evangelista Matteo, ci riporta al tempo del diluvio, al tempo di Noè. A questo evento naturale ed eccezionale è paragonata da Gesù stesso la sua definitiva venuta sulla terra. Parlando ai suoi discepoli egli ricorda che in quel tempo pre-diluviano la gente mangiava e beveva, si sposava e facevano tante altre cose di vita quotidiana, ignara di quello che stava accadendo. Quaranta giorni di acqua che distrusse ogni cosa, mentre il solo Noè si salvò entrando nell'arca, che nel frattempo riuscì a costruire per mettere in salvo tutto ciò che era possibile salvare. La venuta del Figlio dell'uomo sarà come un disastro naturale, ambientale, una vera umanitaria, in quanto uno spiraglio di salvezza si aprirà per alcuni e non per tutti. Infatti, in quel contesto, due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l'altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l'altra lasciata. Ci sarà, quindi, una selezione, tra i salvati e gli annegati. Chiaro riferimento al giudizio universale, in cui verranno separati i buoni da cattivi. Nell'attesa del secondo avvento del Messia bisogna vegliare, perché non sappiamo in quale giorno il Signore nostro verrà. E per aiutare la comprensione di ciò che dobbiamo fare in attesa di questa venuta, Gesù ci ricorda che se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Si attrezzerebbe per respingere in qualche modo il ladro e sventare il furto. Siccome da sempre il rubare è un fatto inaspettato, anche se temuto, rapportando la venuta del Signore a quello che capita ogni giorno in ogni parte del mondo, dove i ladri entrano in azione, all'insaputa dei padroni di casa, bisogna tenersi pronti perché, nell'ora che non immaginiamo, viene il Figlio dell'uomo. Come è facile intuire non è un discorso di terrorismo psicologico quello che il Signore ci propone in questo brano evangelico, né tantomeno un tentativo di impaurirci in qualche modo, ma è un semplice modo per ricordarci che prevenire i disastri morali e spirituali per la nostra vita futura, quella eterna, è necessario vigilare sui propri comportamenti e non lasciarsi andare in atteggiamenti lesivi della propria dignità di figli di Dio, di quella immagine che portiamo impressa in noi e che mai dobbiamo offuscare con il peccato, l'immoralità e quanto può allontanarci da Lui. L'allontanamento porta all'assenza di fiducia, gioia e speranza per il glorioso e trionfante ritorno del Signore, il quale verrà per assegnare a ciascuno di noi il posto che ci spetta nella gloria del suo Regno. Al Signore che viene rivolgiamo questa nostra umile preghiera dell'Avvento: "Ti sentiamo più vicino che mai o Gesù, mite ed umile di cuore, mentre noi ci accingiamo a ricordare la tua prima venuta tra noi, nell'annuale ricorrenza del tuo Natale. Gesù, siamo nell'attesa di tante cose che anche importanti ma non essenziali come Te e che non conducono a Te. Fa' che cerchiamo solo Te, per vivere felici in Te. Siamo in attesa di un mondo migliore, che noi tutti dobbiamo costruire nel tuo amore, di un tempo nostro ed altrui senza più preoccupazioni, affanni e dolori della vita, che pure ci offre tante aspettative. Siamo in attesa di un sorriso di chi ci sta vicino, di una mano che ci prenda per mano e ci risollevi dalle nostre continue cadute, di un cuore che sappia palpitare d'amore, all'unisono, con il Tuo cuore e con il cuore di tutto il mondo. Siamo in attesa di quella felicità, alla quale ogni essere umano aspira, senza neppure volerlo, perché noi siamo stati creati per essere felici in Te, con Te e per Te, Gesù, gioia immensa ed eterna. Gesù, vieni in questo Natale 2022 a ridare gioia e speranza ai nostri cuori affranti, segnati da tante tristezze e malinconie, che solo il tuo sorriso di Bambino può ridonarci percorrendo la strada che porta alla tua umile grotta dove sei al mondo. Amen. Ricominciamo ancora una volta un nuovo anno liturgico. Ricominciamo ancora una volta l'attesa più bella. Celebriamo la Prima Domenica di Avvento sicuri che il Signore verrà e che lo vedremo. Lui ci libererà perchè ci ama e ci vuole bene e per questo rendiamo lode, onore e gloria al Signor che viene! La nostra liberazione è vicina! Alleluia! Benedetto nei secoli il Signore. Amen. Un bellissimo cammino di Avvento a tutti voi! Cristo viene a liberarci! Alleluia!


    Titolo: QUANDO LUI VERRA'
    Adatto per: Comunione
    Album: Parla al mio cuore (2020)




    TESTO DEL CANTO:




    Fonte testo corsivo: http://www.lachiesa.it/calendario/om...led/58207.html
    Maranathà, vieni Signore Gesù!

  9. #579
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    Titolo: VENIAMO A TE
    Adatto per: Comunione
    Album: Sorgente di Salvezza (2011)

    Canto molto adatto per oggi!
    Maranathà, vieni Signore Gesù!

  10. #580
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    Canto del 4 Dicembre - II Domenica di Avvento

    Possiamo chiederci con verità e immaginando già la risposta: "Va bene così la vita del mondo? Va bene così la vita della Chiesa, la vita della mia famiglia? Va bene così la mia vita?" Ecco l'invito alla conversione. Giovanni Battista predica e dice:"Convertitevi, perché il regno di Dio è vicino". Comprendiamo quanto è necessario cambiare tante cose nella nostra vita personale, nella famiglia, nella Chiesa, nella vita dell'umanità. Il Battista continua dicendo: "Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri". Sì, quanti sentieri storti, quante cose sbagliate nella nostra vita, quanti sentieri malmessi e pericolosi nel nostro cammino! Si tratta di essere attenti e precisi in ogni esame di coscienza, in ogni revisione di vita: questo per camminare sulla strada di Dio e anche per realizzare e costruire la nostra vita in modo sicuro e per il vero bene nostro e degli altri. Non serve a niente e sarebbe illusorio sentirsi a posto, anziché coltivare la volontà di conversione. Giovanni discute con i farisei che erano osservanti, facevano tante preghiere e penitenze ma si sentivano autosufficienti, ostentavano i loro meriti e giudicavano gli altri. Discute con i sadducei, i quali, pur facendo cose buone nella fedeltà alla legge ebraica, non credevano alla risurrezione, per cui con la morte tutto finisce e allora ognuno cerca di vivere come meglio crede, secondo le proprie impostazioni umane. Nel cammino dell'avvento abbiamo questo grande personaggio, Giovanni. E'forte la sua testimonianza: il suo vestito e il suo cibo sono povere cose, aive una fedeltà unica alla sua missione, ha la consapevolezza della sua piccola parte di fronte a Cristo. Afferma: "Viene uno che è più grande di me, al quale io non sono degno di sciogliere neanche i legacci dei sandali". Giovanni è un uomo di Dio, e quando c'è un uomo di Dio, la gente accorre numerosa e lui parla al cuore di questa gente riprendendo e rendendo attuali i grandi messaggi dei profeti. Parlando del Messia che verrà, i profeti, usano immagini che significano vita nuova, inizio: "Un germoglio spunterà, un virgulto germoglierà". "Su di lui si poserà lo Spirito del Signore" e indicano i segni e i doni dello Spirito. "Il salvatore non giudicherà secondo le apparenze, non prenderà decisioni per sentito dire, ma giudicherà i poveri con giustizia e solleverà gli oppressi del paese". Dio è colui che si prende cura dei poveri e degli oppressi: è il segno della sua salvezza. Chi crede in Dio deve prendersi cura dei poveri e degli oppressi. Che cosa significa questo, oggi, nella storia difficile della nostra umanità? Giovanni riprende: "Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri". E poi con verità profonda afferma: "Io vi battezzo con acqua, per la conversione. Viene uno che è più grande di me, egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco". Quello Spirito Santo che è sul Messia, come ci ha detto la prima lettura, Gesù lo dona alla sua Chiesa e a ciascuno di noi nel battesimo. Nel battesimo noi siamo stati rinnovati, purificati, trasformati nella potenza dello Spirito Santo. Noi siamo stati battezzati in Spirito Santo e fuoco, quel fuoco che è stato portato da Gesù. È grande questa promessa di Giovanni Battista e la prospettiva che si realizzerà. Gesù porterà nel mondo la misericordia del Padre, la grazia dello Spirito Santo e il fuoco del suo amore. Di fronte a questa realtà e a questi doni che sono stati dati a ciascuno di noi avvertiamo come nella nostra vita e attorno a noi, tante volte ci sono tiepidezza, rassegnazione, apatia, indifferenza. "Lo Spirito Santo e il fuoco": è necessario rinnovare e vivere il fervore, l'amore, la generosità del cuore, vivere e fare il più possibile davanti a Dio e davanti ai fratelli. Il fuoco dell'amore sia la nostra vigilanza e la nostra preparazione all'incontro col Signore, sempre. In un mondo pieno di Guerre, di lotte e di discordie, abbiamo sete di Pace e di Giustizia: vogliamo che tra tutti i popoli regni il rispetto e la fratellanza. Anche noi però possiamo fare qualcosa: possiamo essere, come diceva San Francesco, uno strumento della pace del Signore perché dove c’è l’odio, possiamo portare l’amore e dove c’è l'errore, possiamo portare la Verità e la Giustizia. Fiduciosi nel Signore, preghiamo per la Pace e per la Giustizia, sicuri che anche con l’aiuto della Mano Potente del Signore, il mondo venga abbracciato da queste grandi Speranze perché possano diventare presto realtà. Amen. Buona Domenica a tutti!


    Titolo: CRISTO GESU' SPERANZA DELLE GENTI
    Adatto per: Ingresso
    Album: Sentieri della Speranza (2006)




    TESTO DEL CANTO:
    RIT. Cristo Gesù speranza delle genti,
    Cristo Gesù salvezza di ogni debole,
    Cristo Gesù ricchezza di ogni povero,
    sei la mia eredità.

    Luce del mondo sei,
    sole senza tramonto,
    il tuo splendore rischiara la notte
    e guida i passi miei. RIT.

    Re di speranza e di pace,
    gioia del mondo sei.
    La tua giustizia e la tua misericordia
    splendono su di me. RIT.

    Cristo Gesù speranza delle genti,
    Cristo Gesù speranza delle genti. RIT.

    Quando verrai nella gloria
    del regno del Padre tuo
    Giudicherai con sapienza e indulgenza
    e i miti accoglierai. RIT.

    Sei la mia eredità.
    sei la mia eredità.

    Fonte testo corsivo: http://www.lachiesa.it/calendario/om...led/58280.html
    Maranathà, vieni Signore Gesù!

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