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Discussione: Aborto farmacologico

  1. #1
    Moderatrice L'avatar di AntonellaB
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    Aborto farmacologico

    Via libera all'aborto farmacologico in privato, ciascuna a casa sua, con la dotazione di pasticche consegnate dall'ospedale. È di questa mattina presto il tweet con il quale il ministro della Salute Roberto Speranza annuncia che le nuove linee guide prevedono l'aborto farmacologico in day hospital e fino alla nona settimana di gravidanza.
    Il tweet del ministro Speranza - Twitter



    Un annuncio a sorpresa, anticipato solo da Repubblica, che oggi ne ha fatto il titolo di apertura della prima pagina, e dal Messaggero. A sorpresa perché si parla di un parere favorevole del Consiglio superiore di Sanitàdel quale al momento non c'è traccia ufficiale, e di Linee guide che "saranno approvate" (così scrive Repubblica) e che il ministro invece dà per approvate ("prevedono"). Secondo Repubblica inoltre le linee guida "invitano a favorire il day hospital". Si attende chiarezza su un tema così importante, al quale certamente non si addice la politica degli annunci non accompagnata dalla trasparenza e dalla pubblicità dei documenti.
    L'aborto chimico ricorrendo alla pillola abortiva Ru486 e dopo alcuni giorni a un farmaco che permette l’espulsione del feto, è utilizzabile negli ospedali italiani come alternativa a quello chirurgico. Quando il metodo fu accettato nel nostro Paese, si dispose che l’intera procedura avvenisse in regime di ricovero, come accade per il metodo "tradizionale".
    Le precedenti linee guide risalgono al 2010, quando il mifepristone (RU486) fu registrato in Italia. Prevedevano per l'appunto tre giorni di ricovero, il tempo necessario per l'espulsione del feto e le verifiche sullo stato di salute della donna. Inoltre prevedevano il limite massimo di applicazione alle 7 settimane di gestazione, mentre ora, a quanto è dato capire, si potrà arrivare alle 9 settimane (63 giorni di gestazione).
    Alcune Regioni nel tempo hanno superato le linee guida, bypassando il ricovero con la firma delle dimissioni volontarie e rendendo la pratica (la somministrazione delle pillole) sempre più ambulatoriale. Lo stesso Consiglio superiore di Sanità si era già pronunciato per tre volte (2004, 2005 e 2010) sempre indicando il ricovero ospedaliero.
    Tra i primi a gioire per la novità c'è il ginecologo Silvio Viale, responsabile del Day Hospital ginecologico del Sant'Anna di Torino, su Facebook: «Sono sette anni che applico il Day Hospital e vado oltre le 7 settimane di gestazione. Non ero io il fuorilegge».
    La senatrice Leu Loredana De Petris parla di "un passo avanti fondamentale sulla strada della civiltà", idea ripresa anche dal collega senatore Nicola Fratoianni e da parlamentari di altri partiti, come la senatrice del Movimento 5 Stelle Emma Pavanelli. Si tratta di un concetto da chiarire meglio. Infatti non c'è alcuna conquista di civiltà nel togliere tutele alle donne e fare dell'aborto un fatto privatissimo. Che si tolgano tutele alle donne è un fatto: secondo quanto si legge su Repubblica, le gestanti riceverebbero il mifepristone in consultorio o in ambulatorio e dopo mezz'ora potranno tornare a casa, per poi ripresentarsi dopo due settimane per la visita di controllo. Ma i sanitari devono verificare che la donna non sia sola a casa (e come?) e che non sia in stato di ansia. Tra le donne che sarebbe meglio escludere, infatti, ci sarebbero quelle con bassa soglia del dolore, molto ansiose e che vivono in condizioni igieniche precarie. Si capisce da una parte come sia difficile verificare queste condizioni, e dall'altra come la donna in molti casi finirebbe per vivere l'aborto in totale solitudine, lasciata a se stessa. Sconcertante poi come tante reazioni esultanti parlino di un passo verso una maggiore libertà delle donne. Libertà di essere sole, di certo. Libertà, probabilmente, di fare tutto di nascosto, deresponsabilizzando in tanti casi i compagni.
    Una possibile spiegazione alla scelta del ministro si può trovare in un altro passaggio: nel parere del Consiglio superiore di Sanità, infatti, si sottolineerebbero anche i vantaggi economici, in termini di risparmi per la sanità pubblica. Su questo, non c'è dubbio.
    L'aggiornamento delle Linee guida interviene dopo il caso Umbria: lo scorso giugno la Regione a guida leghista aveva deciso di cambiare il proprio orientamento, riformando la delibera pro-day hospital del 2018 (firmata da una Giunta a guida Pd) e adottando il regime del "ricovero ordinario", com’è in suo potere, secondo le raccomandazioni ministeriali del 2010 e in base a quanto prevede la legge 194 (articolo 8: «L’interruzione della gravidanza è praticata da un medico del servizio ostetrico-ginecologico presso un ospedale generale»). La decisione umbra ha suscitato una valanga di proteste e la richiesta da parte dell'opposizione di centro sinistra al ministro Speranza di fare chiarezza. Ora, dopo il pronunciamento a sorpresa del ministro, arriva da più parti la richiesta alla governatrice dell'Umbria, Donatella Tesei, di rivedere la sua delibera. Ad esempio Laura Boldrini, deputata del Pd, che in un tweet ringrazia il ministro Speranza a nome delle "deputate dell'intergruppo per le donne" e aggiunge: «Ora in Italia l'IVG con Ru486 si può fare senza ricovero, come in altri paesi UE», come se questo fosse un criterio di per sé buono e auspicabile.
    Di parere opposto la presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, che parla di «balzo indietro per le donne e non un passo in avanti verso una maggiore 'libera autodeterminazione femminile' come vuol far credere la sinistra. Non calcolare il rischio potenziale che questa scelta comporta è da irresponsabili - prosegue - si fa furore ideologico sul corpo delle donne, calpestando il principio della tutela della salute e contravvenendo anche a quanto contenuto nella legge 194/78, sulle condizioni di sicurezza richieste per l'interruzione volontaria della gravidanza".




    Il Movimento per la vita: donna lasciata sola

    Con le nuove linee di indirizzo sulla Ru486 "la donna viene lasciata sola in una situazione non esente da rischi per la salute". Lo afferma la presidente nazionale del Movimento per la Vita Marina Casini. "Si tratta di un aborto vero e proprio. Non è 'meno aborto' per il fatto che non avviene con gli strumenti chirurgici. Siamo di fronte ad una propaganda a favore di questa pillola abortiva Ru486. Siamo di fronte ad una provocazione - sottolinea la presidente di Mpv in un'intervista a Vatican News - che ha uno scopo ideologico: quello di rendere l'aborto un fatto tanto banale, basta in fondo bere un bicchiere d'acqua, da far dimenticare che c'è in gioco la distruzione di un essere umano nella fase prenatale della propria vita".
    La nota di Scienza & Vita

    "Si aggira il fatto che l'interruzione della gravidanza vada eseguita in condizioni di sicurezza per la donna, prevedendo la legge 194 il ricovero fino all'interruzione della gravidanza che nell'aborto chirurgico coincide con l'asportazione del feto". È il parere espresso da Alberto Gambino, presidente di Scienza & Vita e prorettore vicario dell'Università europea di Roma.
    "Consentire invece - prosegue il giurista - che la pillola Ru486 sia somministrata in ospedale e poi la donna possa uscirne ed espellere l'embrione-feto in privato e in totale solitudine, con rischi di gravi e fatali emorragie, è un modo per ridurre la portata della norma di garanzia per la donna, dettata soprattutto dall'interesse di diminuire i costi della procedura abortiva, riducendo i giorni di ricovero". "Si sottovaluta inoltre - conclude Gambino - anche l'impatto sociale del dramma dell'interruzione della gravidanza, che con questa procedura lampo si vorrebbe rendere sostanzialmente una pratica 'fai-da-te', ma che certamente non si attenua normalizzando l'aborto, i cui strascichi psicologici accompagnano la vita di chi lo ha praticato, ma soltanto con un'efficace opera di prevenzione su cui il legislatore è da anni gravemente inadempiente".
    Pro Vita & Famiglia parla di un «colpo di mano che legalizza l'aborto a domicilio». «L'aborto che avviene "comodamente" a casa, magari in solitudine, senza assistenza medica per far fronte agli effetti sarebbe segno di progresso e civiltà?», si chiede l'associazione. «La sostanza è che si tratta solo di un impiccio in meno a carico del SSN e che siamo al ritorno a un aborto di tipo 'clandestino', che tanto femministe e sinistre avevano combattuto chiedendo l'ospedalizzazione e il sostegno medico per le
    donne».

    Domenico Menorello, coordinatore dell'Osservatorio Vera Lex? ha notato: "Prosegue il tentativo di negare la realtà (come per la pdl Zan e le dat) quando essa interroga verso Altro. Essendo il fatto abortivo comunque una decisione provocante, difficile è drammatica, meglio nasconderla e ovattarle, e togliere,rispetto ad essa, ogni coscienza e dunque responsabilità. Così con la ru 486 assunta addirittura senza ricovero una donna non saprà nemmeno se ha o meno effettivamente abortito: il gesto viene nascosto e reso invisibile alla libertà"

    https://www.avvenire.it/famiglia-e-v...guida-speranza



    Finchè....non ritorni....il Signore!

  2. #2
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    è una cosa invereconda, abominevole e vergognosa

  3. #3
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    http://www.amci.org/attachments/arti...OMICILIARE.pdf

    COMUNICATO STAMPA
    Il Movimento per la Vita Italiano e l’Associazione Medici Cattolici Italiani (AMCI) valutano molto duramente le annunciate nuove linee guida ministeriali che estendono la possibilità di ricorrere all’aborto farmacologico mediante la pillola RU486 fino alla nona settimana di gravidanza, consentendo altresì alla donna di tornare al proprio domicilio mezz’ora dopo l’assunzione della stessa, esonerandola pertanto dal ricovero. Questi i motivi di tale severo giudizio:
    1) l’aborto (anche se verbalmente ridotto all’asettica sigla “IVG”, acronimo di interruzione volontaria della gravidanza) è sempre l’uccisione di un essere umano che si trova nella fase prenatale della propria vita e solo una bieca ideologia può considerarlo un “diritto” (in realtà è stata soltanto una depenalizzazione!), perché per la donna l’aborto è comunque una sconfitta e rivendicare l’aborto come diritto significa distruggere l’autentica cultura dei diritti e dei valori umani;
    2) la diffusione dell’aborto farmacologico con la pillola RU486 risponde alla logica abortista che vuole impedire lo sguardo sul concepito, spostando l’attenzione sulla falsa “non invasività” del mezzo abortivo (non c’è nulla di più invasivo che uccidere una vita umana!), rendendo l’aborto un fatto banale (basta bere un bicchiere d’acqua) e privato (basta essere nel bagno di casa), salvo poi dover chiamare il 118 per correre in pronto soccorso per una emorragia irrefrenabile!
    3) la diffusione dell’aborto con la pillola RU486 risponde alla logica economicista-efficientista-utilitarista che, per risparmiare sui costi assistenziali, agevola percorsi di completa solitudine delle donne di fronte ad una gravidanza difficile o inattesa;
    4) alcune donne hanno testimoniato l’esperienza traumatizzante dell’aborto con la RU486 (si veda l’intervista pubblicata su “Il Messaggero” dell’8 agosto a firma di Graziella Melina);
    5) il periodo di tempo impiegato per abortire farmacologicamente è di circa 2 giorni: dopo l’assunzione di una prima pillola a base di mifepristone che causa la morte del concepito, si assume dopo 48 ore un’altra pillola a base di misoprostolo che provoca le contrazioni espulsive. Tale processo comporta rischi anche importanti per la salute della donna, costituendo una vera e propria “tempesta ormonale” con successivi disordini endocrini, sino a riportati casi letali. Di conseguenza chi ha a cuore le donne non può vedere queste linee guida con favore, a meno che non abbracci una bandiera ideologica;
    6) è perciò grave che non venga mantenuto il ricovero in osservazione, necessario proprio per garantire sorveglianza sulla salute della donna. Proprio l’AIFA (Determinazione n. 1460 del 24 novembre 2009), autorizzando l’immissione in commercio della pillola RU486, aveva stabilito che «deve essere garantito il ricovero [...] dal momento dell’assunzione del farmaco fino alla verifica dell’espulsione del prodotto del concepimento. Tutto il percorso abortivo deve avvenire sotto la sorveglianza di un medico del servizio ostetricoginecologico»;
    7) estendere l’assunzione della RU486 fino alla nona settimana manifesta tutta la carica ideologica di queste linee guida, perché, da un punto di vista tecnico, la pillola RU486 dopo massimo 49-50 giorni diminuisce la sua efficacia in modo importante e quindi l’allungamento del termine è meramente pretestuoso;
    8) contro il dramma dell’aborto la via vincente è quella dei Centri di Aiuto alla Vita che da oltre 40 anni operano in tutta Italia per dare una mano alle donne che si trovano di fronte ad una gravidanza difficile o non attesa, liberandole dai condizionamenti che le inducono alla decisione estrema e restituendo loro il coraggio dell’accoglienza della vita con la fiducia e la serenità che ne conseguono.
    Uno Stato che rinuncia a punire l’aborto non deve rinunciare a difendere il diritto alla vita con altri mezzi di più alto profilo e di maggiore efficacia. In questa prospettiva sarebbe davvero urgente una indispensabile riforma dei consultori pubblici sul modello dei Centri di Aiuto alla Vita, affinché siano, unicamente ed esclusivamente, un’autentica alternativa alla c.d. “IVG” e quindi una risorsa per la salute e la serenità delle donne.

    Filippo Maria Boscia – Presidente dell’Associazione Medici Cattolici Italiani
    Marina Casini Bandini – Presidente del Movimento per la Vita Italiano

  4. #4
    CierRino d'oro
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    Chiaro come il sole che tutti i firmatari di questo provvedimento sono fulminati da scomunica latae sententiae a sensi del canone 1398 e che quindi è loro proibito l'accesso ai Sacramenti (salvo ovviamente remissione della scomunica con le debite condizioni).

    Vedremo se stavolta la Chiesa saprà farsi valere o se cancellerà "de facto" la scomunica come disgraziatamente avvenne ai tempi della 194, quando prevalse il polticamente corretto.

  5. #5
    Cronista di CR L'avatar di Laudato Si’
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    Citazione Originariamente Scritto da ITER PARA TUTUM Visualizza Messaggio
    Chiaro come il sole che tutti i firmatari di questo provvedimento sono fulminati da scomunica latæ sententiæ a sensi del canone 1398 e che quindi è loro proibito l’accesso ai Sacramenti (salvo ovviamente remissione della scomunica con le debite condizioni).
    Verissimo. Ma non solo loro: la scomunica latæ sententiæ incorre anche per le eventuali persone che aiutano il soggetto che decide di compiere quest’atto, e anche per la stessa persona che lo compie, in quanto «l’autore della violazione non è esentato dalla pena stabilita dalla legge o dal precetto» (Codice di Diritto Canonico, can. 1324 - §1), a meno che non rientri nei casi in cui «la pena deve essere mitigata o sostituita con una penitenza» (ibid.), cioè quelli indicati nel seguente paragrafo del Codice di Diritto Canonico:

    «Can 1324 - §1. L’autore della violazione non è esentato dalla pena stabilita dalla legge o dal precetto, ma la pena deve essere mitigata o sostituita con una penitenza, se il delitto fu commesso: 1) da una persona che aveva l’uso di ragione in maniera soltanto imperfetta; 2) da una persona che mancava dell’uso di ragione a causa di ubriachezza o di altra simile perturbazione della mente, di cui fosse colpevole; 3) per grave impeto passionale, che tuttavia non abbia preceduto ed impedito ogni deliberazione della mente e consenso della volontà e purché la passione stessa non sia stata volontariamente eccitata o favorita; 4) da un minore che avesse compiuto i 16 anni di età; 5) da una persona costretta da timore grave, anche se soltanto relativamente tale, o per necessità o per grave incomodo, se il delitto commesso sia intrinsecamente cattivo o torni a danno delle anime; 6) da chi agì per legittima difesa contro un ingiusto aggressore suo o di terzi, ma senza la debita moderazione; 7) contro qualcuno che l’abbia gravemente e ingiustamente provocato; 8) da chi per un errore, di cui sia colpevole, credette esservi alcuna delle circostanze di cui al can. 1323, n. 4 o 5; 9) da chi senza colpa ignorava che alla legge o al precetto fosse annessa una pena; 10) da chi agì senza piena imputabilità, purché questa fosse ancora grave.

    §2. Il giudice può agire allo stesso modo quando vi sia qualche altra circostanza attenuante la gravità del delitto.

    §3. Nelle circostanze di cui al §1, il reo non è tenuto dalle pene latæ sententiæ
    ».

    Ho scritto giusto per precisare, la sostanza del tuo messaggio (che condivido appieno) non cambia.
    Ultima modifica di Laudato Si’; 08-08-2020 alle 21:52
    «Regina Sacratissimi Rosarii,
    ora pro nobis».




  6. #6
    Cronista di CR L'avatar di PaoVac
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    Citazione Originariamente Scritto da ITER PARA TUTUM Visualizza Messaggio
    Chiaro come il sole che tutti i firmatari di questo provvedimento sono fulminati da scomunica latae sententiae a sensi del canone 1398 e che quindi è loro proibito l'accesso ai Sacramenti (salvo ovviamente remissione della scomunica con le debite condizioni).

    Vedremo se stavolta la Chiesa saprà farsi valere o se cancellerà "de facto" la scomunica come disgraziatamente avvenne ai tempi della 194, quando prevalse il polticamente corretto.
    personalmente sono naturalmente d'accordo della gravità di questo provvedimento, anche se ho qualche perplessità dal punto di vista canonico, infatti il canone punisce chi direttamente provoca l'aborto ottenendone l'effetto, quindi ad es. il medico, l'infermiere che assiste, ... (cfr. Antonio Calabrese, Diritto Penale Canonico, Libreria Editrice Vaticana, pag 362-363), cfr. anche https://www.amicidomenicani.it/sulla...-vi-cooperano/ e qui https://www.uccronline.it/2019/01/26...-la-scomunica/

    è anche vero che a norma del CIC

    Can. 1329 - §1. Coloro che di comune accordo concorrono nel delitto, e non vengono espressamente nominati dalla legge o dal precetto, se sono stabilite pene ferendae sententiae (nel caso dell'aborto è latae sententiae) contro l'autore principale, sono soggetti alle stesse pene o ad altre di pari o minore gravità.
    §2. Incorrono nella pena latae sententiae annessa al delitto i complici non nominati dalla legge o dal precetto, se senza la loro opera il delitto non sarebbe stato commesso e la pena sia di tal natura che possa essere loro applicata, altrimenti possono essere puniti con pene ferendae sententiae.
    Quid quaeritis viventem cum mortuis? (Lc 24, 5)

  7. #7
    CierRino
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    "...dal momento dell’assunzione del farmaco fino alla verifica dell’espulsione del prodotto del concepimento..."

    Una definizione che ci disumanizza tutti.
    Ci preoccupiamo di cambiare nome a delle caramelle, poi ci
    rassegniamo ad essere trasformati in un prodotto.
    E' una china e quando si inizia a rotolare, diventa arduo fermarsi, occorre allargare le braccia come sulla Croce.


  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da minusculus Visualizza Messaggio
    "...dal momento dell’assunzione del farmaco fino alla verifica dell’espulsione del prodotto del concepimento..."

    Una definizione che ci disumanizza tutti.
    Ci preoccupiamo di cambiare nome a delle caramelle, poi ci
    rassegniamo ad essere trasformati in un prodotto.
    E' una china e quando si inizia a rotolare, diventa arduo fermarsi, occorre allargare le braccia come sulla Croce.

    espressione senz'altro terribile, è usata dall'AIFA, difatti nel comunicato è citata fra virgolette

  9. #9
    CierRino
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    Deprimente l'espressione utilizzata. Davvero deprimente.

    In ogni caso quanto è stato varato non è nulla di così eccezionale, perchè in fondo si è solo rimosso il ricovero che era un ostacolo formale, ma non fungeva da barriera.

    Il problema è a monte. Tutto ciò è davvero deprimente perchè questi aborti non saranno neppure contati, in un esempio di totale disumanizzazione.
    Se ho parlato male, dimostra dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?

  10. #10
    CierRino
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    Citazione Originariamente Scritto da minusculus Visualizza Messaggio
    "...dal momento dell’assunzione del farmaco fino alla verifica dell’espulsione del prodotto del concepimento..."

    Una definizione che ci disumanizza tutti.
    Ci preoccupiamo di cambiare nome a delle caramelle, poi ci
    rassegniamo ad essere trasformati in un prodotto.
    E' una china e quando si inizia a rotolare, diventa arduo fermarsi, occorre allargare le braccia come sulla Croce.

    Devo ammetterti che quando sento parlare di aborto, piange il mio cuore.
    Se ho parlato male, dimostra dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?

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