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Discussione: Enciclica di Papa Francesco "Fratelli tutti. Sulla fraternità e l'amicizia sociale"

  1. #21
    Gran CierRino
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    Ad Assisi, la vigilia della festa del Santo..... bellissimo!

  2. #22
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    Visita del Santo Padre Francesco ad Assisi in occasione della firma della Lettera Enciclica “Fratelli tutti” sulla fraternità e l’amicizia sociale, 03.10.2020


    Questo pomeriggio il Santo Padre Francesco si è recato ad Assisi in forma privata per firmare la Lettera Enciclica “Fratelli tutti” sulla fraternità e l’amicizia sociale, che sarà pubblicata domani, in occasione della festa di San Francesco d’Assisi.

    Alle ore 15 circa il Santo Padre è arrivato al Sacro Convento dove ha celebrato la Santa Messa presso la Tomba del Poverello d’Assisi.

    Al termine della Celebrazione Eucaristica, il Papa ha ringraziato Mons. Paolo Braida, della Prima Sezione della Segreteria di Stato, e due traduttori dell’Enciclica. Quindi, dopo aver firmato la prima copia del Documento, ha fatto rientro in Vaticano.

    Pubblichiamo di seguito le parole che il Santo Padre ha pronunciato al termine della Celebrazione:

    Parole del Santo Padre

    Adesso firmerò l’Enciclica che porta sull’altare Mons. Paolo Braida, che è l’incaricato delle traduzioni e anche dei discorsi del Papa nella Prima Sezione. Lui sorveglia tutto e per questo ho voluto che fosse presente qui, oggi, e mi portasse l’Enciclica. Con lui sono venuti due traduttori: don Antonio, traduttore della lingua portoghese, ha tradotto dallo spagnolo al portoghese; e don Cruz, che è spagnolo, e ha un po’ sorvegliato le altre traduzioni dall’originale spagnolo. Lo faccio come un segno di gratitudine a tutta la Prima Sezione della Segreteria di Stato, che ha lavorato in questa stesura e traduzione.

    [Poi firma l’Enciclica]

    Sono umili, questi traduttori: si nascondono!

    [01160-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0503-XX.01]


    [Fonte: Bollettino quotidiano – Sala Stampa della Santa Sede].
    «Chi ha conservato la fede in Dio non ha perduto niente,
    quand’anche avesse perduto il resto del mondo» (Axel Oxenstierna).




  3. #23
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    Ultima modifica di Laudato Si’; 04-10-2020 alle 13:05
    «Chi ha conservato la fede in Dio non ha perduto niente,
    quand’anche avesse perduto il resto del mondo» (Axel Oxenstierna).




  4. #24
    Gran CierRino
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    "Per questo stesso motivo si favorisce anche una perdita del senso della storia che provoca ulteriore disgregazione. Si avverte la penetrazione culturale di una sorta di “decostruzionismo”, per cui la libertà umana pretende di costruire tutto a partire da zero. Restano in piedi unicamente il bisogno di consumare senza limiti e l’accentuarsi di molte forme di individualismo senza contenuti. In questo contesto si poneva un consiglio che ho dato ai giovani: «Se una persona vi fa una proposta e vi dice di ignorare la storia, di non fare tesoro dell’esperienza degli anziani, di disprezzare tutto ciò che è passato e guardare solo al futuro che lui vi offre, non è forse questo un modo facile di attirarvi con la sua proposta per farvi fare solo quello che lui vi dice? Quella persona ha bisogno che siate vuoti, sradicati, diffidenti di tutto, perché possiate fidarvi solo delle sue promesse e sottomettervi ai suoi piani. È così che funzionano le ideologie di diversi colori, che distruggono (o de-costruiscono) tutto ciò che è diverso e in questo modo possono dominare senza opposizioni. A tale scopo hanno bisogno di giovani che disprezzino la storia, che rifiutino la ricchezza spirituale e umana che è stata tramandata attraverso le generazioni, che ignorino tutto ciò che li ha preceduti».

    È proprio la perdita del senso della Storia, che ci fa dimenticare di essere, in Cristo, tutti Fratelli.

  5. #25
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    Riporto anche qui:

    Citazione Originariamente Scritto da Laudato si’ Visualizza Messaggio
    «Il dono del Papa di una copia dell’Osservatore Romano ai fedeli in piazza».

    «Una gradita sorpresa per tutte le persone presenti questa mattina all’Angelus in piazza San Pietro: alla fine della preghiera mariana hanno ricevuto in dono una copia dell’Osservatore Romano, che da oggi torna in versione cartacea. Questo primo numero è un’edizione speciale con il testo integrale della nuova enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti” sulla fraternità e l’amicizia sociale».

    https://www.vaticannews.va/it/vatica...enciclica.html.
    «Chi ha conservato la fede in Dio non ha perduto niente,
    quand’anche avesse perduto il resto del mondo» (Axel Oxenstierna).




  6. #26
    coram Deo
    visitatore
    Mi domandavo come mai nessuno avesse ancora espresso le sue impressioni sul nuovo documento papale.

    Stamattina sono andato a scaricarmelo.

    Oltre 40.000 parole, 72 pagine in Word... con tempo e calma, leggeremo!

  7. #27
    coram Deo
    visitatore
    Il punto 3 dell'enciclica recita:

    3. C’è un episodio della sua vita che ci mostra il suo cuore senza confini, capace di andare al di là delle distanze dovute all’origine, alla nazionalità, al colore o alla religione. È la sua visita al Sultano Malik-al-Kamil in Egitto, visita che comportò per lui un grande sforzo a motivo della sua povertà, delle poche risorse che possedeva, della lontananza e della differenza di lingua, cultura e religione. Tale viaggio, in quel momento storico segnato dalle crociate, dimostrava ancora di più la grandezza dell’amore che voleva vivere, desideroso di abbracciare tutti. La fedeltà al suo Signore era proporzionale al suo amore per i fratelli e le sorelle. Senza ignorare le difficoltà e i pericoli, San Francesco andò a incontrare il Sultano col medesimo atteggiamento che esigeva dai suoi discepoli: che, senza negare la propria identità, trovandosi «tra i saraceni o altri infedeli […], non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio».[3] In quel contesto era una richiesta straordinaria. Ci colpisce come, ottocento anni fa, Francesco raccomandasse di evitare ogni forma di aggressione o contesa e anche di vivere un’umile e fraterna “sottomissione”, pure nei confronti di coloro che non condividevano la loro fede.

    Nei Fioretti di San Francesco, però, l'episodio mi pare narrato in termini differenti, ovvero proprio con l'intento di propagandare la vera Fede, anche a costo del martirio:

    Come santo Francesco convertì alla fede il Soldano di Babilonia... Santo Francesco istigato dallo zelo della fede di Cristo e dal desiderio del martirio, andò una volta oltremare con dodici suoi compagni santissimi, ritti per andare al Soldano di Babilonia.
    E giugnendo in alcuna contrada di Saracini, ove si guardavano i passi da certi sì crudeli uomini, che nessuno de’ cristiani, che vi passasse, potea iscampare che non fosse morto: e come piacque a Dio non furono morti, ma presi, battuti e legati furono e menati dinanzi al Soldano. Ed essendo dinanzi a lui santo Francesco, ammaestrato dallo Spirito Santo predicò sì divinamente della fede di Cristo, che eziandio per essa fede egli voleano entrare nel fuoco. Di che il Soldano cominciò avere grandissima divozione in lui, sì per la costanza della fede sua, sì per lo dispregio del mondo che vedea in lui, imperò che nessuno dono volea da lui ricevere, essendo poverissimo, e sì eziandio per lo fervore del martirio, il quale in lui vedeva. Da quel punto innanzi il Soldano l’udiva volentieri, e pregollo che spesse volte tornasse a lui, concedendo liberamente a lui e a’ compagni ch’eglino potessono predicare dovunque e’ piacesse a loro. E diede loro un segnale, per lo quale egli non potessono essere offesi da persona.
    Avuta adunque questa licenza così libera, santo Francesco mandò quelli suoi eletti compagni a due a due in diverse partì di Saracini a predicare la fede di Cristo; ed egli con uno di loro elesse una contrada, alla quale giugnendo entrò in uno albergo per posarsi. [...]
    Alla perfine, veggendosi santo Francesco non potere fare più frutto in quelle contrade, per divina revelazione sì dispuose con tutti li suoi compagni di ritornare tra i fedeli; e raunatili tutti insieme, ritornò al Soldano e prendette commiato da lui. E allora gli disse il Soldano: «Frate Francesco, io volentieri mi convertirei alla fede di Cristo, ma io temo di farlo ora: imperò che, se costoro il sentissino, eglino ucciderebbono te e me con tutti li tuoi compagni, e conciò sia cosa che tu possa ancora fare molto bene, e io abbia a spacciare certe cose di molto grande peso, non voglio ora inducere la morte tua e la mia; ma insegnami com’io mi possa salvare: io sono apparecchiato a fare ciò che tu m’imponi». Disse allora santo Francesco: «Signore, io mi parto ora da voi, ma poi ch’io sarò tornato in mio paese e ito in cielo, per la grazia di Dio, dopo la morte mia, secondo che piacerà a Dio, ti manderò due de’ miei frati da’ quali tu riceverai il santo battesimo di Cristo, e sarai salvo, siccome m’ha rivelato il mio Signore Gesù Cristo. E tu in questo mezzo ti sciogli d’ogni impaccio, acciò che quando verrà a te la grazia di Dio, ti muovi apparecchiato a fede e divozione». E così promise di fare e fece.
    Fatto questo, santo Francesco torna con quello venerabile collegio de’ suoi compagni santi; e dopo alquanti anni santo Francesco per morte corporale rendé l’anima a Dio. E ’l Soldano infermando si aspetta la promessa di santo Francesco, e fa istare guardie a certi passi, e comanda che se due frati v’apparissono in abito di santo Francesco, di subito fussino menati a lui. In quel tempo apparve santo Francesco a due frati e comandò loro che sanza indugio andassono al Soldano e procurino la sua salute, secondo che gli avea promesso. Li quali frati subito si mossono, e passando il mare, dalle dette guardie furono menati al Soldano. E, veggendoli, il Soldano ebbe grandissima allegrezza e disse: «Ora so io veramente che Iddio ha mandato a me li servi suoi per la mia salute, secondo la promessa che mi fece santo Francesco per revelazione divina». Ricevendo adunque informazione della fede di Cristo e ’l santo battesimo dalli detti frati, così ringenerato in Cristo sì morì in quella infermità e fu salva l’anima sua per meriti e per orazioni di santo Francesco.
    A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.

  8. #28
    Gran CierRino
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    «la fraternità non è una tendenza o una moda che si sviluppa nel tempo o in un tempo, ma è piuttosto la manifestazione di atti concreti». L’Enciclica ci ricorda l’integrazione tra Paesi, il primato delle regole sulla forza, lo sviluppo e la cooperazione economica e, soprattutto, lo strumento del dialogo visto non come anestetico o per “rattoppi” occasionali, bensì come un’arma che ha un potenziale distruttivo molto superiore a qualsiasi armamento».

    CARDINAL PAROLIN

    https://www.avvenire.it/chiesa/pagin...stampa-parolin

    Come ci ricorda San Paolo, le armi dei Cristiani non sono le armi del mondo: La Chiesa cresce per Attrazione, per Testimonianza. Non per proselitismo....

    "Per il resto, attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza.
    Rivestitevi dell'armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo.
    La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.
    Prendete perciò l'armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove.
    State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace.
    Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio.
    Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi, e anche per me, perché quando apro la bocca mi sia data una parola franca, per far conoscere il mistero del vangelo, del quale sono ambasciatore in catene, e io possa annunziarlo con franchezza come è mio dovere."

    EFESINI 6

    Annunciare dunque il Vangelo a tutti. Come Fratelli. Non come infedeli.

  9. #29
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    La questione della visita di Francesco al sultano al-Malik credevo fosse ormai risolta. Comunque, purtroppo, non ci sono fonti storiche relative a una presunta conversione del sultano, neppure in tempi successivi. I Fioretti sono una fonte agiografica, non storica, non precedente al XIV secolo. Dante, che scrive prima, pone nel Limbo il Saladino, vissuto prima di al-Maliki, mentre esclude che Francesco sia riuscito nel suo proposito (Paradiso, XI). Detto questo, non trovo contraddizione tra l’enciclica e le fonti francescane, come non mi pare la trovino le fonti francescane attuali. Il Papa non dice affatto che Francesco non intendesse predicare il Vangelo, dice invece che, nell’epoca delle Crociate, andò a farlo senz’armi, con il dialogo e con il rispetto reciproco. Ottenendo, dice la storia, non la conversione, ma alcuni risultati concreti relativi ai Luoghi Santi.

  10. #30
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    Enciclica “Fratelli tutti”. Card. Bassetti: «Un orizzonte che apre il cammino».




    Esprimo gratitudine al Santo Padre per il dono dell’enciclica Fratelli tutti sulla fraternità e l’amicizia sociale. In questo tempo inedito a causa della pandemia, l’insegnamento di papa Francesco continua a tracciare una strada ben precisa e percorribile da tutti gli uomini di buona volontà.

    La nuova enciclica s’inserisce, infatti, nel solco di una riflessione già enunciata fin dall’inizio del pontificato e progressivamente declinata in gesti e parole in questi anni. Si percepiscono chiaramente i due polmoni che vogliono dare un respiro importante e diverso alla Chiesa. Da una parte, l’annuncio di Dio Amore e Misericordia e, dall’altra, perché non resti verità astratta, la necessità del
    prendersi cura – custodire – non solo gli uni degli altri, ma di Dio, del creato e di sé stessi. Il Santo Padre indica un percorso: che la Verità cammini di pari passo con la Giustizia e la Misericordia. Recita il Salmo: «Amore e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno» (Sal 85, 11).

    Come è caratteristica del suo magistero, che cerca di leggere e interpretare i segni dei tempi, papa Francesco propone un metodo: ascolto e dialogo. Con tutti! Ma prima di tutto: la realtà e i contesti.
    «La realtà è più importante dell’idea» (cfr. Evangelii Gaudium, nn. 231-233). Significa accorciare le distanze e non erigere muri. La ricerca e la costruzione del noi come antidoto alle derive egocentriche. Da qui l’invito alla gentilezza e il richiamo a una nuova cultura dell’incontro, dove tutti sono invitati a collaborare.

    È l’insegnamento del Concilio Vaticano II che si apre a una riflessione matura.

    Quella del Santo Padre è una proposta stimolante e impegnativa. Nei prossimi mesi l’episcopato italiano rifletterà sulla realtà che abitiamo per accompagnare l’annuncio. Si legge nell’enciclica:
    «La Chiesa [...], con la potenza del Risorto, vuole partorire un mondo nuovo, dove tutti siamo fratelli, dove ci sia posto per ogni scartato delle nostre società, dove risplendano la giustizia e la pace» (n. 278). Un orizzonte che apre il cammino!

    Gualtiero Cardinale Bassetti,

    Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve,

    Presidente della CEI.


    [Fonte: sito della Conferenza Episcopale Italiana].
    «Chi ha conservato la fede in Dio non ha perduto niente,
    quand’anche avesse perduto il resto del mondo» (Axel Oxenstierna).




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