Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Cronache dall'Arcidiocesi di Bologna - Anno 2021

  1. #221
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    Agenda dell'Arcivescovo per la settimana

    OGGI
    Alle 16 in Seminario Messa per il «Monastero Wi-fi».

    DOMANI
    Alle 19 in Cattedrale Messa per gli studenti, i docenti e il personale tecnico dell’Università.
    Alle 20.30 dal cippo in via delle Serre guida il momento preghiera in memoria delle donne vittime di tratta e di violenza nel ricordo di Christina Tepuru.

    GIOVEDÌ 2 DICEMBRE
    Alle 10 in Seminario guida l’incontro dei Vicari pastorali.

    VENERDÌ 3
    Alle 18.30 nell’Auditorium Spazio Binario del Municipio di Zola Predosa partecipa all’incontro «La scuola paritaria: valore educativo nella missione della Chiesa e contributo culturale nel sistema nazionale di istruzione» in occasione dei 100 anni della scuola paritaria Beata Vergine di Lourdes.

    SABATO 4
    Alle 6 pellegrinaggio al santuario della Beata Vergine di San Luca con la confraternita dei Sabatini.
    Alle 9.30 nella parrocchia di Chiesa Nuova presiede l’assemblea diocesana della Consulta delle aggregazioni laicali.

    DOMENICA 5
    Alle 10.30 nella chiesa del Santissimo Salvatore Messa e presentazione del nuovo rettore don Roberto Pedrini.
    Alle 15 in Seminario partecipa al convegno dell’Ufficio pastorale della Famiglia sui Corsi prematrimoniali.
    Alle 18 ad Alberone Messa per la riapertura della chiesa danneggiata dal terremoto del 2012.

    Fonte: Bologna7 di oggi, p. 7

  2. #222
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    «Biffi per sempre»: Francia narra un grande cardinale

    Si intitola, significativamente, «Biffi per sempre. Memoria di un grande Arcivescovo Cardinale» il più recente libro del giornalista Paolo Francia (Edizioni Minerva, pagg. 251, euro 18): è infatti interamente dedicato alla figura e all’opera del cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo di Bologna dal 1984 al 2003. «Sono grato a Paolo Francia - scrive il cardinale Matteo Zuppi nella saggio che ha premesso al volume, intitolato «L’apostolo del Signore» per il suo impegno a riportare alla memoria di tutti la grandezza dell’opera del cardinale Biffi». E spiega le ragioni di questa gratitudine. «La memoria tende a renderci consapevoli del transitorio che è in ognuno di noi. Questa coscienza dovrebbe portare alla necessità di non perdere tempo e a non rinunciare alle opportunità. Bisogna sottrarsi alla tentazione dell’autoreferenzialità, cioè un altro modo per vivere l’individualismo. Anche per questo è indispensabile sottrarsi ai conflitti fragili e ideologici, per raccogliere e trasmettere invece verbi fondamentali in ogni esperienza umana e ancora di più in quella ecclesiale, dove si ritrova il seme della Parola. Gesù ha affidato alla sua Chiesa, e a ognuno di noi, di comunicare la verità dell’amore. Guai a dividerla.
    Proprio ciò che cerca invece di fare il mondo: dividere e seminare inimicizie. Il mondo vede conservatori e progressisti. Lo Spirito vede solo che tutti siamo figli di Dio. Per lui non siamo coriandoli portati dal vento ma tessere insostituibili del suo mosaico, dove ognuno ha il suo dono. Qualche volta siamo stati più attenti a togliere uno dei pezzi del mosaico che pensavamo sbagliato, piuttosto che contemplare il mosaico nella sua interezza e bellezza». Il Cardinale poi ricorda una propria omelia: «Nel luglio 2020, nella celebrazione in sua memoria, raccontavo come un grande padre per Bologna come Giacomo Biffi sottolineava ai cristiani – di fronte alle sfide dei cambiamenti che chiedono una fede non illanguidita – “le indeclinabili responsabilità che hanno nei confronti di tutti i nuovi arrivati, musulmani compresi”. Diceva: “Per essere buoni evangelizzatori si deve crescere sempre più nella gioiosa intelligenza degli immensi tesori di verità, di sapienza, di consolante speranza che abbiamo la fortuna di possedere». E «non smetteva mai di sottolineare che e il giudizio del Signore che dobbiamo temere.
    Aggiungerei che quando ci pensiamo davanti agli uomini non aiutiamo gli uomini stessi. Biffi certamente non amava nessuna omologazione modaiola dei cristiani. Il suo umorismo ci libera da tante presunzioni e dalle alte valutazioni di sé. La sua originalità ci sveglia dal farci cullare dal pensiero comune. Il suo amore assoluto per Cristo ci aiuta a capire e a non perdere per qualche consenso facile la vera libertà».
    «A Bologna, dalla quale ha preso molto, Biffi ha dato tanto, anzi tutto – - afferma da parte sua Francia –. Senza rinunciare alla sua grande passione del leggere e soprattutto dello scrivere; e a guardare ben oltre la città e la regione, in una integrale visione geopolitica costruita su uno straordinario mix di teologia, cultura storica, conoscenza politica, arricchite da uno “humor” ormai poco di casa perfino a Bologna. Profondo teologo, maestro di una sorta di teologia a misura dell’uomo, tale da poter essere compresa con relativa facilita, in vari libri, interventi e saggi, e riuscito a dare risposte semplici a quesiti gravi».( C.U.)



    Fonte: Bologna7 di oggi, p. 5

  3. #223
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    Agenda dell'Arcivescovo per la settimana

    OGGI
    Alle 10.30 nella chiesa del Santissimo Salvatore Messa e presentazione del nuovo rettore don Roberto Pedrini.
    Alle 15 in Seminario partecipa al convegno dell’Ufficio pastorale della Famiglia sui Corsi prematrimoniali.
    Alle 18 ad Alberone Messa per la riapertura della chiesa dopo i danni del terremoto.

    MERCOLEDÌ 8
    Alle 11.30 nella basilica di San Petronio Messa per la solennità dell’Immacolata Concezione.
    Alle 16.15 in Piazza Malpighi omaggio floreale alla statua dell’Immacolata; a seguire nella basilica di San Francesco Vespri e Messa.

    GIOVEDÌ 9
    Alle 10.30 nel Teatro degli Alemanni interviene al convegno «Anziani risorsa sociale» promosso dalle Acli di Bologna.

    VENERDÌ 10

    Dalle 9 a Villa Pallavicini partecipa al convegno «Il lavoro nobilita e mobilita» promosso da Opimm nel 10° anniversario della morte di don Saverio Aquilano.
    Alle 18 nel Museo Davia Bargellini partecipa all’inaugurazione della mostra «Artisti bolognesi del Presepe contemporaneo. Un omaggio a Francamaria Fiorini».

    SABATO 11
    Alle 9.30 nella parrocchia del Corpus Domini presiede il Consiglio pastorale diocesano allargato.
    Alle 16.30 nella Sala Santa Clelia della Curia partecipa alla presentazione del Progetto di ricerca sull’impatto della Didattica a distanza.
    Alle 18.30 nella basilica di Sant’Antonio di Padova Messa per il 26° anniversario della morte di Mariele Ventre.

    DOMENICA 12

    Alle 16.30 in Cattedrale Vespri per il 25° anniversario della morte di don Giuseppe Dossetti; alle 17.30 Messa per lo stesso anniversario.

    Fonte: Bologna7 di oggi, p. 7

  4. #224
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    Nomina

    L’Arcivescovo ha nominato fra Denis Lanza (al religioso: fra Felice da Isola della Scala), dei Fratelli di San Francesco, Cappellano della Casa di reclusione di Castelfranco Emilia.

    Fonte: Bologna7 di oggi, p. 7

  5. #225
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    SANTUARIO SAN LUCA
    Ogni domenica alle 11 Messa su ÈTv-Rete7

    Da oggi, tutte le domeniche alle 11 verrà trasmessa su E’Tv-Rete7 (canale 10 del digitale terrestre) la Messa dal Santuario della Beata Vergine di San Luca. La richiesta dell’emittente è stata recepita dall’Ufficio Comunicazioni sociali ed è stato siglato un accordo con l’Arcidiocesi di Bologna. «Abbiamo accettato volentieri l’offerta di E’Tv - afferma il cardinale Zuppi - di trasmettere la Messa dal Santuario di San Luca e per questo ringraziamo. È una grande opportunità da uno dei luoghi più importanti della nostra Arcidiocesi, quello che più ci ricorda la maternità della Chiesa. Quella Chiesa madre che ci raggiunge e ci raccoglie nella distanza e che continua a generare la presenza di Cristo nella nostra vita, con una partecipazione che non è digitale ma sempre spirituale. Incoraggiamo una partecipazione in presenza ma, quando non si può, riprendiamo quel collegamento che anche durante la pandemia ci ha permesso di restare legati ». «Come emittente - afferma Simone Baronio, editore di E’Tv - riteniamo sia un dovere nei confronti della comunità cattolica bolognese e dell’Emilia-Romagna trasmettere la Messa festiva sul nostro canale. Per di più, riteniamo di alto valore simbolico e spirituale diffondere la liturgia celebrata nel Santuario della Beata Vergine di San Luca, patrona dei bolognesi. È un piacere collaborare con l’Arcidiocesi di Bologna e con il cardinale Zuppi per offrire questo servizio alla comunità locale».



    Fonte: Bologna7 di oggi, p. 6

  6. #226
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    Sinodo, comincia la via diocesana

    DI MARCO BONFIGLIOLI E LUCIA MAZZOLA *

    Chi cammina verso una meta, sa quanto sia importante il viaggio. Mentre si viaggia ci si ferma, si rifiata, si cala il ritmo se si è stanchi, si guarda il paesaggio intorno. Nel cammino poi ci si affianca a qualcuno, si vive una prossimità, fisica, ma anche emotiva, spirituale. Papa Francesco sembra intendere questo quando, presentando il Sinodo, insiste sui concetti di Chiesa dell’ascolto e Chiesa della vicinanza e sulla necessità di «ascoltare i fratelli e le sorelle sulle speranze e le crisi della fede nelle diverse zone del mondo, sulle urgenze di rinnovamento della vita pastorale, sui segnali che provengono dalle realtà locali», come ha detto il 9 ottobre scorso, aprendo il percorso sinodale. E ancora, ha ricordato qual è lo stile a cui aspirare: quello di «una Chiesa che non si separa dalla vita, ma si fa carico delle fragilità e delle povertà del nostro tempo, curando le ferite e risanando i cuori affranti con il balsamo di Dio».
    Obiettivo è quindi mettersi in ascolto di quello che lo Spirito sta dicendo alla Chiesa, interrogandosi su quali passi lo Spirito ci invita a compiere per crescere come Chiesa sinodale, che cammina insieme nell’annuncio del Vangelo. Il Sinodo è un avvenimento della Chiesa universale, ma ogni parte del mondo è chiamata a partecipare e a viverlo secondo le proprie peculiarità. Dieci sono i nuclei tematici, le domande aperte su cui confrontarsi. La Diocesi di Bologna ha scelto di focalizzarsi su quattro. Il primo si intitola «Compagni di viaggio» e vuole individuare chi sono quelli con cui camminiamo, chi i lontani, chi è lasciato ai margini. Poi c’è il tema dell’ascolto, filo rosso del percorso, ma anche argomento specifico. Quali sono le voci da ascoltare? Che spazio hanno i laici, le donne, i giovani? Quali sono i pregiudizi, le incrostazioni, che spazio ha nella Chiesa la voce di chi nel mondo conta di meno? Terzo tema è il dialogo, che richiede una valutazione degli spazi e degli strumenti nella Chiesa locale, al proprio interno ma anche verso l’esterno: con le diocesi vicine, le comunità religiose, i credenti di altre religioni, i non credenti. Infine, «Autorità e partecipazione», ovvero: come si decide, come si scelgono obiettivi, modalità, passi da compiere? Come funzionano gli organismi già presenti?
    Questo processo a Bologna si giocherà su più piste (territorio, aggregazioni, categorie); la sfida è quella di trovare una sintesi e dei punti di contatto. Preliminare a questa fase è la convocazione di sabato 11 dicembre nella chiesa del Corpus Domini, del Consiglio pastorale diocesano allargato a moderatori, ai Vicari episcopali e pastorali e ai direttori degli Uffici diocesani, per presentare contenuti e metodi della prima fase «narrativa» del cammino sinodale della nostra Chiesa. Questo il programma della mattinata: alle 9.30 accoglienza in chiesa e breve spiegazione del mosaico di Rupnik (don Stefano Zangarini), poi Canto dell’Ora Terza e recita della Preghiera del Sinodo; alle 10 introduzione dell’Arcivescovo; alle 10.15 video preparato per «pubblicizzare» la prima fase del cammino sinodale; alle 10.25 intervento: Papa Francesco, facci capire: perché un Sinodo?» (don Federico Badiali); ore 10.45 presentazione del percorso del Sinodo per la nostra diocesi a cura dei sottoscritti; ore 11.15 breve pausa; ore 11.30 ritorno in assemblea e spazio per domande e interventi; alle 12.30 conclusioni dell’Arcivescovo. Si vogliono coinvolgere le Zone pastorali per arrivare in modo capillare alle parrocchie; la proposta è di creare gruppi che si confrontino nel modo più aperto e libero possibile sui quattro temi. Questo varrà anche per i movimenti, le associazioni, gli ambienti di vita, con la regia degli Uffici diocesani. Il successivo appuntamento diocesano sarà il 15 gennaio, con un incontro online indirizzato a tutti i coordinatori o «facilitatori» dei gruppi sinodali. Si arriverà a una sintesi per spiegare quali sono i frutti dello Spirito, i sogni e le speranza della nostra chiesa di Bologna oggi. Ogni Chiesa locale completerà poi questa fase con un’assemblea diocesano, per riconsegnare alla diocesi il frutto dell’ascolto. Ma questa è la meta, per adesso l’importante è vivere il cammino.

    * referenti sinodali diocesani



    Fonte: Bologna7 di domenica, p. 1

  7. #227
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    «Io, prete bolognese in Africa»

    DI LUCA TENTORI

    Da circa dieci mesi il prete bolognese don Davide Marcheselli si trova in Repubblica Democratica del Congo, più precisamente nella parrocchia di Kitutu, dove sta compiendo la sua missione di «Fidei donum» nel Paese africano. Nel corso di un breve rientro in Italia ci ha raccontato la sua esperienza a servizio di quelle popolazioni.
    «L’estremo est della Repubblica Democratica del Congo, dove sorge Kitutu - racconta don Marcheselli - è una zona particolarmente tribolata del Paese, anche se da almeno una decina di anni il territorio in cui mi trovo vive un periodo di pace. La popolazione locale riesce finalmente a portare avanti la propria vita che, sul versante economico, è fondamentalmente di stampo agricolo. A Kitutu collaboro con alcuni missionari Saveriani la cui Congregazione è originaria di Parma - prosegue - anche perché le dimensioni della parrocchia sono particolarmente vaste: un centinaio di chilometri di estensione, all’interno dei quali vivono quattordici comunità cristiane molto popolose suddivise in 45 villaggi. Con noi ci sono anche un sacerdote messicano ed un altro originario del Congo.
    Vivere e lavorare in una comunità variegata e, potremmo dire, “intercontinentale”, è per me un’ulteriore ricchezza che mi permette di allargare gli orizzonti del cuore e della mente a culture e tradizioni diverse rispetto alle mie».
    Alimentare la vita cristiana del territorio, predicare il Vangelo e sostenere la fondamentale attività dei laici che contribuiscono alla gestione di queste comunità sono i principali compiti di don Marcheselli e degli altri missionari. «Con le forze che abbiamo e data l’estensione del territorio - spiega don Davide - noi sacerdoti riusciamo a visitare una comunità non più di 3-4 volte in un anno. Per questo è così importante la formazione dei laici sui quali grava la gestione ordinaria delle comunità».
    Nonostante le tradizioni, gli usi e i costumi che differenziano l’Europa dall’Africa, c’é un’unica fede ad unire idealmente luoghi tanto lontani come Bologna e Kitutu. «Nella missione - evidenzia don Marcheselli - cerco di portare la mia cultura, la mia storia personale e di fede insieme alle tradizioni della Chiesa petroniana che mi ha insegnato la fede. Sono sicuro che questa mia formazione possa portare qualcosa di buono anche in queste terre, ovviamente nel rispetto del bagaglio culturale delle popolazioni con le quali sono a contatto. Custodire il bello, il buono e il positivo delle tradizioni locali credo sia fra le sfide più impegnative della mia missione insieme a quella di aiutare, tramite l’annuncio del Vangelo, a discernere ciò che invece dovrebbe essere accantonato o rivisto. Penso ad esempio prosegue - alla condizione della donna, alla quale spesso non viene riconosciuto alcun valore». Sono state tante le persone che hanno voluto approfittare del breve ritorno di don Davide Marcheselli in Italia per informarsi sulla sua missione in terra d’Africa e sulla condizione del Paese. «In questi giorni - racconta don Davide - mi sento esattamente come ama definirmi il cardinale Matteo Zuppi: un ponte fra due realtà. Sono contento che, attraverso i miei racconti o i “social” che utilizzo e tramite i quali racconto la mia esperienza a Kitutu, tante persone si interessino alla realtà che sperimento ogni giorno. Una realtà molto piccola, che però è certamente emblematica di quello che è il vissuto, la storia e la realtà africana». Infine, un consiglio di don Davide ai bolognesi interessati a fare qualcosa di positivo per l’Africa. «Informatevi - afferma don Marcheselli -. Conosciamo di più queste realtà senza accontentarci di notizie superficiali».



    Fonte: Bologna7 di domenica, p. 3

  8. #228
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    PIANO FREDDO
    Domenica 12 torna l’Avvento di Carità per i senzatetto

    Stiamo vivendo l’Avvento, il tempo dell’attesa, che è sempre attesa di un incontro. Per molti nostri amici è il desiderio di incrociare una mano tesa che scaldi il cuore e per coloro che, per varie vicissitudini, sono costretti a dormire all’aperto, è anche il bisogno di un letto e un pasto caldo. Quindi per l’Avvento di fraternità della Terza Domenica, cioè la prossima, domenica 12 dicembre, abbiamo pensato, nell’offertorio delle messe domenicali di raccogliere offerte per le comunità parrocchiali che hanno messo a disposizione locali per il «Piano Freddo» per persone senza fissa dimora: verremo così incontro alle spese che sostengono. In più chiediamo e ci auguriamo che altre comunità parrocchiali, che hanno locali che non usano per le attività comunitarie, li mettano a disposizione per queste persone che non hanno ancora trovato un posto letto. Inoltre vorremmo utilizzare parte di questi aiuti per le famiglie afgane accolte nella struttura dell’Azione cattolica a Trasasso: famiglie traumatizzate che necessitano di accoglienza e di calore umano. Ognuno di noi sente nel profondo di sé il desiderio e l’attesa di un incontro che colmi i nostri vuoti: è questo che Dio realizza nel mandarci suo Figlio. Entrando nel mondo, Egli non trova subito spazio dove abitare. Ma anche se non accolto, Lui sempre accoglierà e chiede a noi di continuare questa sua missione: allargare le braccia e il cuore affinché ciascuno, soprattutto i nostri fratelli più deboli, non si sentano soli.

    Massimo Ruggiano
    vicario episcopale per la Carità




    Fonte: Bologna7 di domenica, p. 3

  9. #229
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    OMELIA DELL'ARCIVESCOVO CARD. ZUPPI
    NELLA SOLENNITÀ DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA B.V.M.


    Oggi celebriamo la festa dell’Immacolata Concezione di Maria e oggi termina l’anno di San Giuseppe, che Papa Francesco ha voluto per accrescere l’amore verso il padre di Gesù, per “imitare le sue virtù e il suo slancio”. Maria ha bisogno di Giuseppe per essere custodita e Gesù ha bisogno del padre per crescere e per essere protetto dai tanti Erode che lo minacciano. San Giuseppe affronta “ad occhi aperti” quello che gli sta capitando, assumendone in prima persona la responsabilità. Anche lui è padre figlio di suo figlio! Infatti “ogni figlio porta sempre con sé un mistero, un inedito che può essere rivelato solo con l’aiuto di un padre che rispetta la sua libertà”, e come ogni vero padre è contento quando “vede che il figlio diventa autonomo e cammina da solo sui sentieri della vita, quando si pone nella situazione di Giuseppe, il quale ha sempre saputo che quel Bambino non era suo, ma era stato semplicemente affidato alle sue cure”.
    Di Giuseppe non è riportata nessuna parola nei Vangeli. La sua parola è quella che ascolta e mette in pratica, la fa interamente sua, diventa la sua stessa vita. In una generazione dove conta solo quello che serve all’io, segnata com’è dall’individualismo che porta a chiudersi, a credere che la vita è nostra quando la possediamo insieme a tante cose, incontriamo oggi l’umile Giuseppe, che la sua vita la lega a Maria e che ama per davvero proprio perché totalmente per lei e per suo figlio, libero di amare. “L’amore che vuole possedere alla fine diventa sempre pericoloso, imprigiona, soffoca, rende infelici”. Dio stesso ama l’uomo lasciandolo libero anche di sbagliare e di mettersi contro di Lui. La logica dell’amore è sempre una logica di libertà, cioè senza mettere sé stesso al centro, perché la felicità non è nel possedere o possedersi, non è nemmeno nella logica del sacrificio di sé, ma del dono di sé. Quanta violenza da chi pensa che amare sia possedere e non accetta che quello che pensa sia un oggetto o un diritto non risponda ai suoi desideri! Chi possiede non tiene conto mai dei desideri dell’altro! “Il mondo ha bisogno di padri, non di padroni” e nemmeno di chi possiede per riempire il proprio vuoto, magari giocando con la vita altrui. “Ogni vera vocazione nasce dal dono di sé”.
    In questo tempo segnato da tanta paura abbiamo bisogno di uomini e donne che amano, che hanno speranza e per questo sono più forti della paura. E amano perché il primo che vince la paura è Dio stesso. Dio, infatti, non ha paura di affidarsi all’uomo così com’è! Si affida perché anche noi impariamo ad affidarci. Ci ama perché impariamo ad amare, ricostruisce quello che il male aveva rovinato. Dio libera dalla paura di amare, quella che ci fa chiudere in noi, che ci fa credere che c’è più gioia nel ricevere che nel donare, che ci fa scegliere misure avare e limitate e finisce per riempirci di diffidenza e disillusione. All’inizio della vita di Gesù c’è il superamento della paura di farsi amare e di amare. Non temere, dice l’angelo a Maria, e non temere dice l’angelo a Giuseppe.
    Il mondo oggi ha bisogno di gente che non ha paura di amare, seria, che fa quello che dice, che fa e non parla, che regala sicurezza all’altro, gratuita come l’amore. Ecco perché si può contare su di lui, sulla sua fedeltà. La grandezza di Giuseppe è proprio questa: l’umiltà, per cui fa sua la Parola di amore di Dio e ama. Anche lui è beato per questo. Prendere Maria era una prova per lui. Quello che stiamo vivendo è un tempo di prova! San Giuseppe ci aiuta a fare di tutte le avversità un sogno che le rende occasioni di vincere il male con il bene. Ne abbiamo tanto bisogno anche perché le dolorose lezioni della storia, come la pandemia, non siano dei fatti da cui non siamo capaci di imparare.
    Giuseppe è umile: quando ci sentiamo importanti senza il prossimo o quando pensiamo che possiamo contare solo su di noi, diventiamo pesanti, tutto diventa pesante, difficile. L’amore, invece, rende tutto leggero, non perché non si soffra, ma perché chi è umile ama e affronta con questa forza anche le prove. Il Vangelo ci allarga sempre il cuore e ci rende importanti per davvero, non per apparenza o esibizione. Anche perché quando cerchiamo il nostro benessere il cuore si immiserisce, finisce per appassionarsi per cose prive di senso o che non servono a niente e a nessuno. Giuseppe ama Maria e quel suo figlio promesso non perché ha capito tutto, perché ha approvato lui il progetto, ma solo perché si affida alla Parola di Dio che è sempre una parola di amore. La speranza non inizia quando tutto è chiaro, ma quando ancora non si vede il futuro.
    Maria la veneriamo come Immacolata perché corrisponde pienamente all’idea che Dio ha di lei. Lei lo è per singolare privilegio, noi attraverso il figlio che lei genera per la salvezza di tutti, colui che non viene per giudicare o condannare ma perché l’uomo, segnato dal peccato com’è, rinasca a vita nuova e diventi come lo vuole, immacolato e santo perché amato e amante. Dio per questo ci ama come siamo, fragili. Spesso pensiamo che Dio faccia affidamento solo sulla parte buona e vincente di noi. “Il Male ci fa guardare con giudizio negativo la nostra fragilità, lo Spirito invece la porta alla luce con tenerezza” e rende la nostra debolezza una forza. Anche il Maligno può dirci la verità, ma, se lo fa, è per condannarci, dice Papa Francesco. Come il giudizio impietoso dei farisei. “Noi sappiamo però che la Verità che viene da Dio non ci condanna, ma ci accoglie, ci abbraccia, ci sostiene, ci perdona”. La Verità di Dio è l’amore di Gesù che viene incontro, ridona la dignità, rimette in piedi, fa festa per noi. Lui ci ha scelti figli perché peccatori come siamo ci rende santi e immacolati di fronte a Lui nella carità, perché siamo suoi, “figli adottivi” mediante Gesù Cristo. Non per la nostra perfezione, ma solo per la grandezza del suo amore più grande del nostro peccato.
    Il male continua a creare una divisione tra noi e Dio e tra noi e il prossimo. Il male sporca un po’ tutto, inquina il cuore illudendo che l’io trovi sé stesso e la piena conoscenza di sé proprio perché libero da tutti. E poi alla fine ci riempie di paure tanto che ci nascondiamo. Smettiamo di difenderci da Dio come se Lui fosse il limite e non il superamento di ogni limite perché ci ama ed è amore, solo amore.
    Dio non è un giudice, ma un padre, che non limita la nostra libertà, perché siamo pensati nell’amore e solo nell’amore troviamo il senso di quello che siamo. Il male ha messo una goccia del veleno di questa paura che ci fa difendere da Dio e dall’amore, quella che chiamiamo peccato originale, diceva Papa Benedetto, per cui facciamo quello che non vogliamo e alla fine non riusciamo ad amare come vorremmo, quella della diffidenza che limita la forza straordinaria di amare. È proprio vero: chi cerca l’alto, chi accoglie l’amore di Dio trova gli altri e non si difende dall’amore ed è davvero forte, come Maria. L’essere “immacolato” significa essere pieno di Dio.
    Eccomi. Non mi nascondo più dall’amore. Eccomi, «avvenga per me secondo la tua parola». Io sono mia se sono pienamente tua. Maria, che con il tuo amore pieno e immacolato ci aiuti a credere nell’amore, che ci liberi dal veleno della diffidenza e della disillusione, ci affranchi dalla paura di amare e di farci amare da Dio, ti ringraziamo perché con te vediamo che la nostra vita diventa ampia ed illuminata, non noiosa, piena di infinite sorprese, perché la bontà di Dio non si esaurisce mai!
    Insegnaci Maria a compiere con Te le cose grandi degli umili, ad innalzare il prossimo, specie i fratelli più piccoli di Gesù. Insegnaci ad avere paura di non amare, di conservare la nostra vita, perché c’è gioia solo nel donare. Maria, arca dell’Alleanza perché ci porti Gesù, in questo diluvio della pandemia e di tutte le pandemie che disperdono la fragilissima vita degli uomini e provocano tanta sofferenza, aiutaci a essere pieni di amore, santi e immacolati non perché perfetti, ma perfetti perché perdonati e amati da Dio. Insegnaci a ricostruire l’alleanza rotta e a stringere con il nostro prossimo la tua alleanza di amore che protegge e salva, perché nessuno sia perduto, specialmente i più piccoli che il mondo non considera e con l’indifferenza condanna alla violenza di Erode.
    Grazie Maria perché con te sentiamo la gioia di essere di Dio.

    Fonte

  10. #230
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    Patrick Zaki: la gioia del Card. Zuppi

    Ne riferisce un servizio del settimanale televisivo diocesano 12Porte:



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