Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
Pagina 2 di 13 PrimaPrima 123412 ... UltimaUltima
Risultati da 11 a 20 di 122

Discussione: Cronache della Diocesi di Crema - Anno 2021

  1. #11
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    59,963
    I Santuari diocesani

    Città



    Circondario


  2. #12
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    59,963
    IL BUON ANNO DEL VESCOVO A FEDELI E AUTORITÀ
    gennaio 1, 2021




    In una giornata piovosa, tipicamente invernale, in una città deserta, il vescovo Daniele ha celebrato questa sera alle 18.30 in cattedrale la tradizionale Messa d’inizio d’anno alla quale hanno partecipato le autorità civili e militari e i rappresentati delle varie associazioni pubbliche. Per la città di Crema era presente il vicesindaco Gennuso. Per le forze dell’ordine il capitano Meriano, il dott. Pagani e il ten. Ottaviano. Presente anche il consigliere regionale Piloni.

    All’inizio della celebrazione, nella solennità di Maria Madre di Dio e nella 54a giornata mondiale della pace, il vescovo Daniele li ha ringraziati tutti, oltre ai fedeli presenti (abbastanza numerosi) e quelli collegati via streaming. A fianco del vescovo, alcuni canonici e due diaconi. A rendere solenne la liturgia il coro condotto dal maestro Alberto Dossena.

    Nell’omelia mons. Gianotti è partito da due immagini: la Maternità divina di Maria, titolo grandissimo, oggetto di discussione molto accese nel secolo quinto, fino a che il concilio di Nicea, lo sancì. Per cui oggi ci chiediamo: Chi è quel bimbo che nacque da Maria? È il Figlio di Dio, il Dio con noi!

    La seconda immagine, “inseparabile – ha affermato il vescovo – è quella della Madre che si prende cura di Gesù. Il Figlio di Dio che entra nel mondo come un bimbo qualsiasi: Maria, come ogni mamma, è attenta e preoccupata del proprio figlio, se prende cura, tema che è al centro del messaggio di Papa Francesco.”

    E mons. Gianotti accosta una terza immagine: quella degli ammalati nella difficile situazione in cui ci troviamo. E ricorda l’impegno di medici infermieri e tanti operatori che si prendono cura di loro.

    “Nel suo messaggio – ha continuato – il Papa ci dice che le persone che chiedono cura sono tantissime: guardale e fa anche tu la tua parte! C’è bisogno di promuovere una cultura della cura per promuovere la dignità e il bene di tutti. In molte parti del mondo occorrono percorsi di pace; c’è bisogno di artigiani della pace.

    Veniamo da un anno difficile – ha concluso – cosa sarà questo nuovo anno? Dipenderà anche da noi, a seconda di quanto saremo in grado di prenderci cura del fratello. Chiediamo alla Madonna una cultura della cura perché ciascuno di noi si impegni per il bene di tutti.”

    Al termine della celebrazione, dopo aver porto a tutti presenti e lontani gli auguri di Buon Anno, il vescovo Daniele ha voluto riprendere le parole del presidente Mattarella che ha invitato a collaborare tutti per ricostruire il nostro Paese. “Il Signore s’adopera anch’egli per la costruzione, collaboriamo anche noi!”

    Era consuetudine che, ad ogni capodanno, il vescovo regalasse alle autorità presenti il messaggio del Papa nella giornata della Pace: quest’anno ritardi tipografici non hanno permesso di acquistarne le copie. Mons. Gianotti ha quindi donato alle autorità presenti l’enciclica Fratelli Tutti con l’augurio di costruire insieme una comunità fraterna.


    fonte: https://ilnuovotorrazzo.it/2021/01/0...deli-autorita/
    Et tunc videbunt Filium hominis venientem in nube
    cum potestate et gloria magna.
    (Luc. 21, 27)

  3. #13
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    59,963
    Epifania del Signore 2021 – Omelia del Vescovo

    Il vescovo Daniele ha presieduto la solenne celebrazione dell’Epifania del Signore in Cattedrale a Crema nel pomeriggio del 6 gennaio 2021. Hanno concelebrato con lui anche i missionari cremaschi p. Pierluigi Maccalli e p. Giuseppe Mizzotti. Riportiamo di seguito l’omelia del vescovo.

    Ciò che vede il profeta non è ciò che vedono gli altri. Il profeta vede sorgere una grande luce, mentre intorno è buio; vede una città un tempo sconosciuta, verso la quale ora convergono popoli che vengono da lontano, in una specie di grande pellegrinaggio universale; vede una città un tempo povera, spopolata, lasciata in rovine, che adesso accoglie ricchezze da tutte le parti, conosce un’era di grande fecondità; non è più un piccolo centro sperduto e ignoto ai più, ma la capitale mondiale, potremmo dire, di speranze e attese per tutti i popoli della terra.
    È la visione che abbiamo ascoltato nella prima lettura. Dove il profeta parla a Gerusalemme, forse verso l’anno 500 prima di Cristo, annunciandole questo destino di gloria e grandezza… che però è molto diverso da ciò che Gerusalemme sta effettivamente vivendo in quel momento. Ma non è che le cose siano diverse perché il profeta annuncia qualcosa che accadrà in futuro. Sì, è vero, nell’oracolo ci sono alcuni verbi al futuro, ma ciò che il profeta annuncia è un presente, che Gerusalemme deve guardare. «Àlzati», adesso; «rivestiti di luce», adesso, perché «viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te» (cf. Is 60,1): adesso, non domani o dopodomani.
    «Alza gli occhi intorno e guarda» (v. 4): questo è l’atteggiamento fondamentale. Il profeta è colui che alza gli occhi per vedere adesso l’opera di Dio; e il suo compito è precisamente quello di far alzare lo sguardo anche agli altri, ai suoi contemporanei, che rischiano di vedere solo ciò che gli occhi umani sono capaci di vedere, e non scorgono ciò che Dio adesso sta preparando.
    Senza questo sguardo più alto, che non è sguardo di fuga o di illusione, ma capacità di vedere ciò che già oggi si preannuncia e si prepara, probabilmente i Magi non si sarebbero mai messi in cammino, non avrebbero attraversato pianure e montagne, deserti e paludi, per arrivare a Betlemme. Guardando più in grande e più in alto, hanno visto balenare la luce di una stella. Come avranno fatto a distinguerla, tra le migliaia e migliaia di stelle che lo sguardo degli antichi poteva scorgere nel cielo non ancora inquinato da tutte le nostre illuminazioni?
    Non lo sappiamo: eppure, quel brillio è stato sufficiente a far capire loro che proprio nel presente stava accadendo qualcosa di nuovo. Non è neanche facile capire che cosa possono aver capito di quella nascita, di quel bambino che finalmente sono riusciti a scovare. Non conosciamo i loro pensieri e sentimenti, se non la gioia di aver ritrovato quella stella (cf. Mt 2,10), la sicurezza di non aver fatto invano tutto quel cammino.

    Da credenti, nella luce che ci viene dai testi dei profeti e degli apostoli, possiamo tentare noi di dare un nome all’esperienza dei Magi, con una parola che ci spiega anche lo sguardo diverso, ‘altro’, del profeta, di cui abbiamo letto nella prima lettura: ed è la parola promessa, che abbiamo sentito nella seconda lettura (cf. Ef 3,6), più precisamente la parola della promessa di Dio, la parola di un Dio fedele alla promessa che ha fatto.
    Tutta la Bibbia è attraversata da gente che si mette in cammino, che mette in gioco la propria vita, i propri ideali, i propri desideri e speranze, su questo fondamento: Dio promette il bene, Dio promette un compimento, una riuscita, un senso, alla nostra vita; e di questa promessa possiamo fidarci, e per questa fiducia possiamo metterci in cammino. Non abbiamo bisogno di garanzie, di assicurazioni sulla vita: ci basta sapere che Dio è fedele, Dio è di parola, ciò che ha promesso lo manterrà. Addirittura – lo si vede spesso, nella Bibbia – non abbiamo neanche bisogno di vedere materialmente il compimento della promessa di Dio.
    È stato così appunto per ciò che chiamiamo l’attesa del Messia, quel Messia che la nostra fede riconosce proprio in Gesù: per secoli, uomini e donne hanno vissuto nella fede, aspettando il Messia promesso da Dio, e sapendo che Lui lo avrebbe mandato. E anche se nel corso della loro vita non sono riusciti a vederlo, non hanno smesso di credere alla fedeltà di Dio alla sua promessa: e non si sentivano degli illusi.
    Solo così possiamo capire lo sguardo del profeta della prima lettura, possiamo capire il viaggio dei Magi e la fede di uomini e donne che hanno visto che proprio Gesù è il compimento di tutte le promesse di Dio – come dice Paolo, scrivendo ai Corinzi, in Gesù tutte le promesse di Dio sono diventate il ‘’, l’amen (cf. 2Cor 1,20): Gesù attesta che Dio è fedele alla sua promessa, che di lui ci si può fidare.
    E allora, ci si può anche mettere in gioco. Perché se Dio è fedele alle sue promesse, allora anche i nostri desideri di un mondo diverso, dove ci siano giustizia e pace, dove la speranza dei poveri non sia calpestata, dove si possa riconoscere dignità e realizzare vita buona per tutti, dove ci si possa aprire al perdono e alla fraternità, dove si possa sperare con una speranza più forte della morte… ecco, tutto questo, che sta dentro alla promessa di ciò che Gesù ha poi chiamato il «regno di Dio», allora non è vano: e ci si può impegnare su questa via, si può cercare il Regno di Dio e la sua giustizia sopra tutto il resto (cf. Mt 6,33), si può guardare la nostra realtà con uno sguardo diverso.

    La festa di oggi è anche la festa di una Chiesa consapevole che la fedeltà di Dio alle sue promesse, compiuta in Gesù, deve essere annunciata a tutti, perché la promessa è per tutte le genti (cf. II lettura): l’Epifania è festa missionaria per eccellenza. I Magi sono come le primizia di tutti i popoli, chiamati a scoprire in Gesù il Dio fedele alle sue promesse.
    La presenza tra noi di alcuni missionari – padre Gigi Maccalli, padre Giuseppe Mizzotti – ci ricorda che questa missione è compito di tutta la Chiesa; ma essi ci ricordano anche il grande numero di uomini e donne che, originari di questa nostra terra, hanno sentito la chiamata a diventare testimoni della promessa di Dio, e sono partiti per la missione. Ne abbiamo avuti tanti nel passato, ne abbiamo anche nel presente, grazie a Dio; uno di loro, Alfredo Cremonesi, ha sigillato con il martirio questa vocazione, e lo possiamo oggi invocare come intercessore ed esempio.
    E i missionari sanno molto bene che la promessa di Dio ha bisogno di uno sguardo lungo, alto, paziente e fedele. Accade a loro, ad esempio, di non poter far niente, o quasi, in certi periodi di tempo, per mettere in atto la loro missione. Così è stato per p. Gigi, per i suoi due lunghi anni di prigionia nel deserto; così è, in modo diverso, per p. Giuseppe, bloccato qui in Italia da molti mesi, a causa della pandemia, e impossibilitato a raggiungere le sue comunità in Perù. Eppure, i missionari sanno che neppure questi tempi di inazione, queste attese forzate, sono invano. Ancora una volta, la cosa importante è il nostro affidamento al Dio fedele: è lui che compie le sue promesse.
    E allora possiamo dirgli: «Signore, anch’io, come i Magi, ho visto sorgere la tua stella, e sono disponibile a mettermi in cammino, perché anche la mia vita, quali che ne siano le condizioni, possa essere testimonianza del tuo amore fedele. Tieni alto il mio sguardo, sorreggimi quando sono stanco e provato, quando mi sembra che la tua stella non brilli più nella vita mia e del mondo. So che sei un Dio fedele, e che la tua promessa di salvezza non fallirà. Fa’ che tutti i popoli, tutte le donne e gli uomini del mondo ti conoscano, Signore, e ti incontrino come sorgente perenne di gioia e di pace».


    fonte: sito diocesano
    Et tunc videbunt Filium hominis venientem in nube
    cum potestate et gloria magna.
    (Luc. 21, 27)

  4. #14
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    59,963

    Il Vescovo di Crema

    A tutti i presbiteri, diaconi,
    consacrati e fedeli della Diocesi

    Carissimi tutti e tutte,
    il 14 gennaio 2021 ricorre il ventesimo anniversario dell’Ordinazione episcopale di mons.Carlo Ghidelli, cremasco, arcivescovo emerito di Lanciano-Ortona: fu ordinato vescovo appunto il 14 gennaio 2001, per le mani dell’allora arcivescovo Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i vescovi, del vescovo di Crema mons. Angelo Paravisi e dell’arcivescovo emerito di Lanciano-Ortona, mons. Enzio d’Antonio.
    Con mons. Carlo rendiamo grazie a Dio per i dieci anni del suo ministero episcopale a servizio della Chiesa di Lanciano-Ortona, e anche per il modo con cui continua ancora oggi a servire con semplicità la Chiesa condividendo il ministero pastorale in una parrocchia di Milano.
    Ho già trasmesso a mons. Carlo gli auguri miei e della diocesi per questo anniversario, assicurandogli che in modo speciale domani, 14 gennaio – giorno nel quale celebriamo anche la festa della Dedicazione della Cattedrale – lo accompagneremo con la nostra preghiera riconoscente. Vi trasmetto quindi anche i saluti e i ringraziamenti di mons. Ghidelli, che continua ad accompagnarci con la sua preghiera e il suo ricordo sempre vivo e affettuoso per la nostra Chiesa di Crema.
    Celebrando la festa della Dedicazione della Cattedrale, preghiamo per tutta la nostra Chiesa, perché Dio la custodisca sempre nell’unità e nella comunione, e la aiuti, con la luce dello Spirito Santo e l’impegno di tutti noi, a trovare e seguire le vie per una efficace testimonianza evangelica in questo tempo, che rimane tempo di grazia nonostante incertezze e tribolazioni.
    Dio vi benedica!

    + Daniele Gianotti


    fonte: sito diocesano
    Et tunc videbunt Filium hominis venientem in nube
    cum potestate et gloria magna.
    (Luc. 21, 27)

  5. #15
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    59,963
    Agenda del Vescovo

    Sabato 23 gennaio
    Ore 18,00

    Nella Parrocchia di Moscazzano celebra la S. Messa e conferisce il ministero del Lettorato a Edoardo Capoferri, candidato al diaconato permanente.

    Ore 20,30
    In Cattedrale presiede la Veglia ecumenica nella Settimana di preghiera per l'unità dei Cristiani.


    Domenica 24 gennaio
    Ore 10,30

    Celebra la S. Messa e conferisce il sacramento della Confermazione nella Parrocchia di Scannabue.

    Ore 18,00
    Nella Parrocchia cittadina di San Giacomo celebra la S. Messa e conferisce il ministero del Lettorato a Claudio Dagheti, candidato al diaconato permanente.


    Giovedì 28 gennaio
    Ore 18,30

    Celebra la S. Messa nella Parrocchia cittadina di San Giacomo per i membri di Lions, Rotary Club, Leo, Rotaract, Inner Wheel, Panathlon e UCID di Crema.


    Venerdì 29 gennaio
    Ore 20,30

    In Cattedrale presiede la Veglia degli Oratori guidata dai giovani.


    Sabato 30 gennaio
    Ore 20,30

    Presso il Santuario di Santa Maria della Croce presiede la Veglia con gli Scout (sostituisce il tradizionale pellegrinaggio a Caravaggio).
    Et tunc videbunt Filium hominis venientem in nube
    cum potestate et gloria magna.
    (Luc. 21, 27)

  6. #16
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    59,963
    Il missionario e il giornalista – La lettera del vescovo Daniele ai giornalisti nel ricordo del loro patrono
    gennaio 24, 2021


    Care giornaliste e cari giornalisti, care amiche e cari amici
    che operate nel mondo dell’informazione, anche in diocesi di Crema avevamo la consuetudine, in occasione della memoria di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti (24 gennaio), di vivere insieme un momento di preghiera e un incontro, nel quale condividere qualche riflessione sul vostro lavoro e sul mondo dell’informazione oggi, pensando in modo particolare, ma non solo, alla nostra piccola realtà cremasca.
    Anche un anno fa – il 25 gennaio 2020 – avevamo tenuto questo incontro che, ricordo, era stato particolarmente ricco e interessante. L’avevamo tenuto quasi alla vigilia della mia partenza per il Myanmar, dove sono poi andato per onorare, sui luoghi del martirio, il nostro cremasco padre Alfredo Cremonesi, beatificato pochi mesi prima.
    Padre Cremonesi è stato un missionario e martire con il “pallino” della comunicazione, del giornalismo. Ha scritto molto per le riviste missionarie e per l’agenzia di informazione missionaria Fides, che era stata fondata nel 1927, e della quale uno dei corrispondenti. E anche a Crema mandava regolarmente informazioni sulla sua attività missionaria e sulla situazione del suo paese, anche per chiedere aiuto e sostegno.
    Scrivendo nel 1926 a un confratello missionario (e giornalista), direttore delle riviste del Pontificio Istituto Missioni Estere, di cui facevano parte, diceva: “…e noi poveri missionari, e voi poveri giornalisti, non dobbiamo mai nemmeno sognare di produrre un qualche cosa che duri. Del resto, non è nemmeno il nostro scopo”.
    Mi sembra uno spunto interessante, che vorrei sviluppare brevemente. Davvero il missionario e il giornalista sono accomunati da questa caratteristica, di non dover nemmeno sognare di “produrre un qualche cosa che duri”? L’affermazione può sembrare stupefacente anzitutto sul versante del missionario: eppure ha una sua verità, e non da poco.
    Il missionario parte per annunciare il Vangelo, per far conoscere Gesù Cristo e la sua salvezza. Ma perché la sua opera non dovrebbe produrre “qualche cosa che duri”?
    Perché il missionario si aspetta che, grazie al suo annuncio, si formi una comunità di cristiani che, poco alla volta, dovrà poi avere una sua vita propria, una sua consistenza e autonomia… e duratura, certo! Ma, fatto questo, il missionario ha svolto il suo compito, e può andare altrove, su nuove frontiere della missione. Il suo è un lavoro provvisorio, che lascia poi spazio ad altro, e ad altri.
    E il giornalista? Anche la sua voce – la vostra voce – è provvisoria. Anche il giornalista, il più delle volte, va di fretta (anche padre Cremonesi era sempre di fretta, i suoi confratelli lo chiamavano “moto perpetuo”), gli preme di portare le “ultime notizie”, di non arrivare in ritardo con le informazioni; sa, soprattutto se lavora per strumenti come la televisione, o la radio, o un quotidiano, o un giornale online, che le notizie fanno presto a invecchiare…
    Sì, certo, poi ci sono giornalisti che sanno approfondire, analizzare… Ma il giornalista è consapevole (credo) che ciò che scrive non durerà nel tempo, che i suoi articoli solo eccezionalmente saranno letti ancora con interesse fra qualche mese, per non dire fra qualche anno; non si aspetta – sempre salvo eccezioni – che i suoi testi finiscano accanto a quelli di Shakespeare, di Proust, di Dostoevskij…
    Eppure, il suo – il vostro “mestiere” – non è per questo meno prezioso. Sì, qualche volta abbiamo rischiato anche l’overdose di informazione, nei mesi più duri della pandemia, scoppiata tra di noi poche settimane dopo quell’incontro dello scorso anno: ma come avremmo potuto vivere questo anno drammatico, senza il vostro contributo di informazione, senza l’assiduità del vostro lavoro che non si è mai fermato? Il vostro è un lavoro che giustamente è stato riconosciuto tra quelli essenziali per la nostra società, e come tale doveva dunque continuare, anche quando tutto il resto, o quasi, si è dovuto fermare.
    Allora, per stare ancora al parallelo del beato Alfredo tra il lavoro del missionario e quello del giornalista, si tratterà pure di un lavoro che non deve produrre “un qualche cosa che duri”: ma questo non toglie nulla alla sua serietà e al suo valore. La prova? Il beato Alfredo, per quel suo lavoro “non destinato a durare”, ci ha giocato la vita, ha affrontato la morte violenta, ha subìto il martirio!
    Non ve lo auguro – naturalmente – ma non posso non ricordare che ogni anno decine di giornalisti e giornaliste affrontano la violenza e la morte, per fare il loro lavoro. Ciò che però vi auguro, e mi permetto di chiedervi, è la consapevolezza della serietà della vostra professione, per quanto “provvisoria”. Del resto, lo sappiamo: anche un articolo che oggi c’è, e tra qualche giorno, o qualche settimana, nessuno più ricorderà, può fare anche molto male! E all’inverso, naturalmente, può fare anche molto bene.
    “Provvisorio”, “non destinato a durare”, non significa qualcosa che, allora, può essere fatto male, alla leggera, in modo approssimativo o addirittura scorretto. Per usare un’altra immagine, è come il pane: dura solo oggi, domani sarà già vecchio, ma ci aspettiamo che per oggi quel pane sia buono e, se così è, ne saremo riconoscenti al panettiere. Noi pure vi saremo riconoscenti se ogni giorno continuerete a offrirci nel modo migliore quel pane dell’informazione (e anche, certo, dell’approfondimento, dell’interpretazione…) che pure è necessario alla vita buona di noi uomini.
    Buona festa di San Francesco di Sales: e anche il beato Alfredo Cremonesi, missionario, giornalista e martire, interceda per voi.

    Crema, 22 gennaio 2021
    + Daniele Gianotti


    fonte: https://ilnuovotorrazzo.it/2021/01/2...o-del-patrono/
    Et tunc videbunt Filium hominis venientem in nube
    cum potestate et gloria magna.
    (Luc. 21, 27)

  7. #17
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    59,963
    Agenda del Vescovo

    Domenica 31 gennaio
    Ore 10,00

    Presiede la S. Messa nella Parrocchia di San Bernardino.

    Ore 11,00
    Presiede la S. Messa nella Parrocchia di Sant'Angela Merici in occasione della festa patronale.


    Martedì 2 febbraio
    Ore 17,30

    Presiede in Cattedrale la preghiera del Vespro e la S. Messa in occasione della XXV Giornata mondiale della Vita consacrata.


    Sabato 6 febbraio
    Ore 16,00

    In Cattedrale presiede la S. Messa e conferisce il Sacramento della Cresima per l'Unità Pastorale San Carlo-Crema Nuova.Mosi.
    Et tunc videbunt Filium hominis venientem in nube
    cum potestate et gloria magna.
    (Luc. 21, 27)

  8. #18
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    59,963
    LUTTO IN DIOCESI – Addio a monsignor Piero Galli, Canonico ed Economo
    febbraio 4, 2021




    Lutto nella Chiesa di Crema: all’età di 89 anni è morto monsignor Piero Galli, uno dei decani del nostro presbiterio. Da un po’ di tempo era quiescente presso la Casa di riposo di Capralba, dove il suo cuore s’è fermato la sera di mercoledì 3 febbraio. Canonico della Cattedrale – attività che ricopriva dal 1984 – da tutti è ricordato soprattutto quale Economo della nostra diocesi: un incarico importante e e delicato, che ha ricoperto con competenza e passione per ben 22 anni.

    Don Piero è nato a Casaletto Ceredano il 29 novembre 1931. È stato ordinato sacerdote il 31 maggio 1958 dal vescovo Placido Maria Cambiaghi, insieme a un bel gruppo di amici: i suoi compagni di Seminario e di Messa sono don Giovanni Terzi, don Antonio Piloni, don Primo Guerini Rocco, don Antonio Casirani, don Carlo Marchesi, don Giuseppe Lodetti, don Erminio Nichetti, don Angelo Scandelli e don Carlo Ghidelli (poi Vescovo), che però fu ordinato un mese dopo essendo impegnato con gli studi a Roma.

    Dopo l’ordinazione presbiterale, don Piero è stato mandato come curato a Vaiano Cremasco (dal 1958 al 1966): un periodo non privo di difficoltà, ma che amava ricordare con gioia in quanto nella comunità vainaese aveva operato con zelo allacciando buoni rapporti, soprattutto con i giovani. Dopo l’esperienza a Vaiano, don Piero è stato vicario parrocchiale in Cattedrale (dal 1966 al 1974) e, successivamente, cappellano a Crema Nuova (dal 1974 al 1977). Tra i suoi impegni pastorali, è da ricordare pure quello di rettore del santuario cittadino della Madonna delle Grazie (dal 1977 al 2011).

    Poi, ecco per lui una serie di incarichi diocesani. Dal 1974 al 2006 don Piero è stato direttore dell’Ufficio Amministrativo, quindi dal 1984 al 2006 Economo generale. Anni per lui di grandissimo impegno, svolto con cura e attenzione, con professionalità abbinata ad abilità gestionali. Dal carattere apparentemente rude, ha affrontato anche passaggi complicati e segnati da momenti di forti discussioni, ma ha sempre saputo districarsi con intelligenza e fermezza.

    “Fino al 2019 – ricorda don Giovanni Terzi – io, don Piero e don Erminio Nichetti ci siamo trovati una volta l’anno, in occasione dell’anniversario di ordinazione: celebravamo la Messa e poi pranzavamo insieme. Era bello stare con don Piero: sapeva essere spassoso, anche se parlava sempre di gestione economica dicendo a noi che non ne capivamo nulla. So che, con la sua competenza, ha dato una mano a molte Parrocchie, dove si recava personalmente per capire determinate situazioni. All’occorrenza sapeva essere critico e puntiglioso, anche con i Vescovi. La sua gioia più grande è stata l’acquisizione da parte della diocesi del Collegio delle Ancelle, mentre il momento più triste è stato non aver impedito la vendita della Buona Stampa. È un bravo prete e un carissimo amico che se ne va. Prego per lui”.

    La salma di monsignor Piero Galli è esposta nella chiesa di Sant’Antonio in via XX Settembre a Crema. I funerali si terranno sabato 6 febbraio, alle ore 11, in Cattedrale.


    fonte: https://ilnuovotorrazzo.it/2021/02/0...co-ed-economo/
    Et tunc videbunt Filium hominis venientem in nube
    cum potestate et gloria magna.
    (Luc. 21, 27)

  9. #19
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    59,963
    RIPALTA GUERINA – Memoria del Beato Alfredo Cremonesi: padre Gigi celebra la Messa

    Si celebra domani, domenica 7 febbraio, a 68 anni esatti dal martirio in Birmania, la memoria liturgica di padre Alfredo Cremonesi, istituita dopo la sua Beatificazione avvenuta il 19 ottobre 2019. Essendo quest’anno di domenica, non sono previsti momenti particolari a livello diocesano, ma a Ripalta Guerina – paese dove il missionario martire è nato il 16 maggio 1902 – sarà ugualmente festa: per l’occasione il parroco don Elio Costi ha invitato a presiedere la santa Messa delle ore 10.30 padre Gigi Maccalli, missionario cremasco per due anni prigioniero in Niger e liberato lo scorso ottobre.

    Quella di domani sarà dunque una giornata particolare per la comunità guerinese che, insieme a tutta la Chiesa, ricorderà anche la Giornata per la Vita.

    La memoria del Beato padre Alfredo Cremonesi, “sacerdote e martire”, è sempre viva tra i suoi compaesani, che desiderano onorarla con particolare evidenza nell’anniversario del martirio, avvenuto nel villaggio di Donoku-Taungngu in Birmania – oggi Myanmar – il 7 febbraio 1953, per mano dei soldati governativi che braccavano i ribelli.

    Padre Alfredo, missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime), era arrivato in Birmania nel 1925 e, per 28 anni ininterrotti, ha lavorato instancabilmente per le tribù cariane, sorretto da una grande fede e dalla forza della preghiera, soprattutto dall’adorazione eucaristica, anche notturna. Uno zelo e una passione apostolica che spiccano dai suoi scritti, oggi per noi una preziosissima testimonianza. Il 7 febbraio 1953, come noto, l’irruzione dei militari nel villaggio di Donoku; padre Alfredo difese la sua gente, ma i soldati aprirono il fuoco e, accecati dall’ira, scatenarono la loro furia contro la casa del missionario che fu incendiata insieme alla chiesa e alle case del villaggio. Prima di andarsene, il gesto più atroce: il comandante si avvicinò a padre Cremonesi, a terra ferito, e gli sparò in viso a bruciapelo. Per la sua gente fu subito un martire. La Chiesa, dopo una lunga Causa avviata dalla nostra diocesi, lo ha ufficialmente proclamato Beato nell’ottobre del 2019.

    Domani, a ricordare l’anniversario del martirio, sarà a Ripalta Guerina padre Gigi Maccalli, missionario della Società Missioni Africane (Sma) rapito a Bomoanga, in Niger, il 17 settembre 2018. Per due lunghi anni in tanti abbiamo pregato per la sua liberazione, con marce e veglie mensili e affidandolo anche all’intercessione di padre Cremonesi. L’8 ottobre 2020 padre Gigi ha ritrovato la libertà, riabbracciando così i suoi cari e la sua terra dopo il drammatico tempo trascorso prigioniero nel deserto del Sahara.

    Padre Gigi porterà a Ripalta Guerina la sua testimonianza e, con le sue parole, saprà certamente dar risalto alla figura di padre Alfredo, missionario come lui.

    Inoltre, come chiesto dal vescovo Daniele a tutte le comunità, domani si pregherà affidando all’intercessione del Beato la situazione del Myanmar dove, a inizio settimana, c’è stato un golpe: Aung San Suu Kyi, leader della Lega nazionale per la democrazia, è stata arrestata dai militari, mentre anche il presidente Win Myint e altri leader sono stati “catturati”. L’esercito ha dichiarato lo stato d’emergenza e tutti i poteri sono stati trasferiti al generale Min Aung Hlaing, capo delle forze armate. Non c’è pace nella terra di padre Alfredo.


    fonte: https://ilnuovotorrazzo.it/2021/02/0...ebra-la-messa/
    Et tunc videbunt Filium hominis venientem in nube
    cum potestate et gloria magna.
    (Luc. 21, 27)

  10. #20
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    59,963
    Funerale di mons. Piero Galli – Omelia del vescovo

    Sono stati celebrati in Cattedrale, sabato 6 febbraio 2021, i funerali del canonico don Piero Galli, già economo della diocesi, deceduto il 4 febbraio all’età di 89 anni. Riportiamo di seguito l’omelia tenuta dal vescovo Daniele durante la celebrazione esequiale.

    Come il più delle volte succede, la parola della Scrittura che la liturgia della Chiesa ci propone di giorno in giorno ci offre la chiave di lettura più adatta a comprendere, nella fede, gli eventi della nostra vita personale e di Chiesa: e così avviene anche oggi, nel momento in cui diamo il nostro ultimo saluto nella fede a don Piero e lo raccomandiamo a Dio, perché lo accolga nella pace e nella gioia del suo Regno e, purificandolo da ogni colpa che dovesse in lui restare per la fragilità della nostra umanità, gli apra le porte della vita eterna.
    È vero: pensando a don Piero, al ministero da lui svolto nei diversi servizi alle comunità diocesane dove è stato mandato, soprattutto nei primi anni del suo sacerdozio (a Vaiano e poi nella parrocchia della Cattedrale), e poi in modo speciale agli oltre trent’anni del suo servizio alla diocesi, quale direttore dell’Ufficio amministrativo diocesano e poi quale Economo diocesano, mi vengono in mente altre parole evangeliche, quelle di Gesù a Pietro, che si leggono in un passo del vangelo di Luca: «Chi è dunque l’amministratore [in greco c’è proprio: l’economo!] fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi» (Lc 12,42-44).
    La nostra fiducia, qui, oggi, è che il “padrone di casa” – il nostro Signore Gesù Cristo – abbia appunto trovato in don Piero l’economo fidato e prudente anche nell’amministrazione dei beni che la Chiesa utilizza per compiere la sua missione. E non sarebbe poco: considerando che la posizione di chi amministra le cose economiche, anche nella Chiesa, si espone facilmente alle critiche più diverse: e penso che anche don Piero abbia avuto la sua parte.

    Ma guardando, come dicevo, alle letture di oggi, rimango colpito da un altro genere di amministrazione. Don Piero è stato per quasi trentacinque anni anche rettore del Santuario della Madonna delle Grazie: e, arrivando qui a Crema, ho sempre sentito parlare di questo Santuario come del luogo della misericordia, della riconciliazione, del perdono; un luogo, cioè, nel quale fare esperienza di quella compassione del Signore verso le folle, di cui ci ha parlato il vangelo di oggi (cf. Mc 6,34).
    Don Piero non mi ha mai detto molto di questo suo ministero; mentre, soprattutto nei primi tempi nei quali ero qui, quando mi incrociava non perdeva l’occasione per darmi qualche lezione di economia diocesana (cosa di cui, peraltro, avevo molto bisogno!): specialmente quando, venendo ogni mattina a celebrare la Messa in Cattedrale, amava poi fermarsi a chiacchierare nel cortile della Curia.
    Ma, alla luce del suo servizio al Santuario delle Grazie, voglio pensare che l’anima di tutto fosse anche per lui l’amministrazione della misericordia di Dio, della compassione del Signore per i peccatori o anche solo per le persone che sentivano e sentono il bisogno di affidarsi a Dio e alla protezione della Vergine Maria.
    Mi piace pensare insomma che don Piero, guardando al suo e nostro Signore Gesù, a colui che la lettera agli Ebrei chiama «il Pastore grande delle pecore» (cf. Eb 13,20), abbia vissuto anche lui con il cuore di un vero pastore, segno sacramentale del buon Pastore: guardando cioè al popolo di Dio con compassione e misericordia, preoccupato di offrirgli anzitutto la Parola della vita, come fa Gesù con le folle; ma non dimenticando ciò che si legge poi subito dopo nel vangelo di Marco, e cioè che Gesù, con l’occhio attento anche alle necessità materiali di questa gente che lo segue, si preoccupa poi della loro fame e provvede a sfamare la folla con l’abbondanza dei pani e dei pesci (cf. Mc 6,35 e ss.).
    Leggo in questa chiave anche l’attenzione di don Piero per le necessità dei poveri, la sua preoccupazione per chi, in anni di crisi e di trasformazione sociale, si trovava senza lavoro, il sostegno dato alla Caritas… Mi sembra di poter dire, per quanto ho potuto capire, che amministrando i beni della diocesi don Piero ha cercato di non trascurare l’ammonimento che abbiamo sentito nella prima lettura: «Non dimenticatevi della beneficenza e della comunione dei beni, perché di tali sacrifici il Signore si compiace» (Eb 13,16).

    Cosa farà ora don Piero, incontrando ora definitivamente il Signore Gesù? Farà con Lui, forse, ciò che faceva con me nel cortile della Curia; o, piuttosto, vorrà fare come gli apostoli, i quali, tornando dalla missione affidata loro dal Maestro, gli si riunirono intorno per riferirgli «tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato» (cf. Mc 6,30). Perché don Piero ha certo fatto tanto per la nostra Chiesa, nella sua lunga vita, e ne era anche fiero, e avrà molto da dire al Signore, a questo riguardo.
    E voglio pensare che il Signore lo prenderà per mano per condurlo al riposo meritato, in piena comunione con lui, dandogli ristoro da tutte le sue fatiche, e anche dalla malattia, che ha segnato don Piero soprattutto in questi ultimi mesi, privandolo progressivamente di quell’autonomia alla quale teneva molto.
    E sono sicuro che sotto lo sguardo di misericordia di Gesù Cristo, don Piero comprenderà ora che, certo, è importante «fare», e anzi «Fare presto. Fare tutto. Fare bene. Fare lietamente» (sono, ricordate, parole di san Paolo VI, nel suo Pensiero alla morte); ma più importante di tutto è l’abbandonarsi al Signore, lasciarsi raggiungere dalla sua misericordia, consegnarsi lietamente nelle sue mani, perché, più di ogni nostro «fare», per quanto importante e necessario, conta proprio lui, il Signore Gesù: perché di lui ogni prete vuole essere segno vivente, e solo consegnandosi nella fede e nell’abbandono definitivo a Lui, al «Pastore grande delle pecore», che «il Dio della pace ha ricondotto dai morti» (Eb 13,20), il ministero di un prete trova la sua realizzazione e il nostro desiderio di vita piena, di vita «eterna», giunge al suo compimento.


    fonte: sito diocesano
    Et tunc videbunt Filium hominis venientem in nube
    cum potestate et gloria magna.
    (Luc. 21, 27)

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •