Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Cronache della Diocesi di Crema - Anno 2021

  1. #21
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    Domenica 7 febbraio
    Ore 18,30

    Presiede la S. Messa in Cattedrale in occasione della 43a Giornata nazionale per la vita.


    Giovedì 11 febbraio
    Ore 15,30

    Presiede la S. Messa presso l'Ospedale Maggiore in occasione della XXIX Giornata mondiale del malato.


    Sabato 13 febbraio
    Ore 7,30

    In Cattedrale presiede la preghiera mensile per le vocazioni (ore 7,30: S. Rosario; ore 8,00: S. Messa).
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  2. #22
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    GIORNATA DELLA VITA: “Ama e servi la vita, ogni vita, ogni vita umana!”
    febbraio 7, 2021



    Rosarita Assandri, presidente del Centro di Aiuto per la Vita, presenta la 43a Giornata per la Vita all'inizio della Messa del vescovo in cattedrale

    43a Giornata per la Vita, celebrata questa sera, alle 18.30, in cattedrale dal vescovo Daniele che ha presieduto l’Eucarestia. Al termine di una giornata che ha visto in tutte le parrocchie della diocesi l’impegno a diffondere una cultura della vita a ogni livello, dal concepimento alla morte naturale.

    In duomo, la presidente del Centro di Aiuto (Cav) per la Vita, Rosarita Assandri, all’inizio della santa Messa ha presentato la giornata, citando innanzitutto il messaggio dei vescovi italiani che le hanno dato come tema: Libertà e vita. Ne ha citato la frase chiave: “Rispetta, difendi, ama e servi la vita, ogni vita, ogni vita umana! Solo su questa strada troverai giustizia, sviluppo, libertà, pace e felicità.”

    Ha poi parlato del Cav e del Movimento per la Vita (Mpv) cremaschi, uniti, il primo in attività di sostegno alle madri in difficoltà, il secondo a livello culturale per diffondere la cultura della vita.

    “Il Cav e il Mpv – ha detto Rosarita – portano la testimonianza della loro attività a servizio della vita che svolgono da 40 anni nel nostro territorio. Oltre a farsi vicino con l’amicizia e il sostegno morale, il Centro offre aiuti concreti, assicurando il mantenimento del bambino per il primo anno di vita. Si fa carico inoltre di informare e indirizzare la mamma ad altri enti erogatori di servizi, funzione che si è rivelata molto preziosa nell’attuale situazione pandemica.” Nel 2020 il Centro non ha sospeso la sua attività ed ha accolto ben 97 mamme, assicurando il necessario per i loro bambini.

    “Ringrazio la rappresentante del CAV e l’Mpv, ha detto il vescovo Daniele iniziando l’Eucarestia. Mettiamo la vita centro della nostra preghiera e riflessione odierna.” Ha poi ricordato che oggi la Chiesa di Crema ricorda il martirio di padre Alfredo Cremonesi, avvenuto il 7 settembre 1953 in Birmania (oggi Myanmar): “Possa l’intercessione di padre Alfredo portare quel lontano popolo (vittima in questi giorni di un colpo di Stato) a trovare la via della riconciliazione della democrazia e della pace.”

    Nell’omelia mons. Gianotti ha approfondito il tema della libertà, seguendo l’indicazione del messaggio dei vescovo italiani, citando il brano della prima lettera dell’apostolo Paolo ai Corinti, letto precedentemente, che ha come tema proprio la libertà e il suo uso.

    Cosa vuol dire vivere in libertà? Paolo vede il rischio che la libertà diventi una scelta che mette in difficoltà gli altri. E ha spiegato come l’apostolo ritenga che il criterio dei rapporti non è la libertà ma la carità: se siamo liberi, lo siamo non per fare i nostri comodi, ma per servire gli altri nella carità.

    “Noi –ha aggiunto – ci fissiamo molto sulla libertà “da” qualcosa, più difficile è conoscere la libertà “per” qualcosa… cioè per fare il bene!”

    E ha concluso: “Non c’è vera libertà se non c’è vita, fino al punto che noi siamo disposti a dare la nostra perché gli altri siano liberi.” Quello che ha fatto padre Alfredo, tornando al suo villaggio per stare con i suoi fedeli, sapendo di rischiare: la libertà del Cristiano è perché gli altri vivano! E ha fatto l’esempio di tanti che nella pandemia hanno rischiato e anche dato la vita per il bene degli altri. Ha concluso con un invio a difendere sempre la vita e tutta la vita.


    fonte: https://ilnuovotorrazzo.it/2021/02/0...ta-vita-umana/
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  3. #23
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    GIORNATA DEL MALATO – Messa del vescovo Daniele all’Ospedale Maggiore
    febbraio 11, 2021




    Oggi, festa della Beata Vergine di Lourdes e Giornata Mondiale del Malato, il vescovo monsignor Daniele Gianotti ha celebrato, alle 15.30, la santa Messa nella cappella dell’Ospedale Maggiore di Crema, trasmessa nelle stanze di degenza e, per tutti, attraverso i mezzi di comunicazione della diocesi e del nostro giornale. Una Messa iniziata con i saluti ai ricoverati, a quanti lavorano nelle corsie ospedaliere, a tutti i malati e a chi in generale “si prende cura” con competenza e amore di chi soffre.

    Diversi i fedeli presenti insieme ad alcuni medici e operatori sanitari, oltre al personale dell’Unitalsi e ai volontari dell’Associazione Ex Dipendenti dell’Ospedale. Sull’altare con il Vescovo i concelebranti don Alberto Guerini, don Matteo Ferri, don Giuseppe Dossena e don Simone Valerani, responsabile diocesano della Pastorale della Salute.

    Nell’omelia, monsignor Gianotti ha richiamato il messaggio di papa Francesco per questa 29a Giornata Mondiale del Malato: “Uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli”. La relazione interpersonale di fiducia quale fondamento della cura olistica del malato.
    Il senso fondamentale di questo titolo, ha esordito il vescovo Daniele, “è che per una buona terapia è decisivo – unitamente alle competenze mediche e infermieristiche e alle potenzialità della scienza – l’aspetto relazionale, in grado di tener conto di tutte le dimensioni della persona”. Va pertanto stabilito “un patto tra i bisognosi di cura e chi li cura”, fondato su quel rispetto “che sempre pone al centro la dignità del malato, quella degli operatori sanitari e pure il giusto rapporto con i familiari dei pazienti”.

    Riflettendo poi sulle letture proclamate, monsignor Gianotti ha posto l’accento sulla comunione, “che è il dono che ci lega gli uni agli altri e con il Creato. Siamo fatti – ha sottolineato – per vivere nel legame vicendevole, spinti da un bisogno di comunione perché siamo stati creati per essere tutti fratelli”. La fraternità, dunque, “come dono grande”, ma anche “come compito affidato agli uomini e alle donne, perché Dio sempre ci coinvolge attivamente affinché con la fraternità sappiamo superare il muro di quelle divisioni che, purtroppo, spesso costruiamo”.

    La pratica della farternità, ha concluso il Vescovo riprendendo ancora il messaggio del Papa, “è una via per la cura completa delle persone”: il curare favorisce le relazioni e la guarigione “è frutto di un incontro, come erano i miracoli di Gesù”. Nello stile della fraternità, “la società è più umana se sa prendersi cura dei più fragili e sofferenti”.

    Al termine della celebrazione, dopo i ringraziamenti di don Alberto, è stata letta la preghiera preparata per la Giornata del Malato.


    fonte: https://ilnuovotorrazzo.it/2021/02/1...dale-maggiore/
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  4. #24
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    Domenica 14 febbraio
    Ore 11,15

    Presiede la S. Messa nella Parrocchia di San Bernardino e conferisce il Sacramento della Cresima per l'Unità Pastorale San Bernardino-Vergonzana.

    Mercoledì 17 febbraio
    Ore 18,00

    In Cattedrale presiede la S. Messa con la benedizione e imposizione delle Ceneri.
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  5. #25
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    Lettera del vescovo Daniele per la Quaresima 2021

    «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!» (Mc 9,7)


    Carissime sorelle e fratelli della Chiesa di Crema,
    dopo le lettere che ho voluto inviarvi all’inizio di questo anno pastorale (Testimoni di speranza in un tempo di crisi), e poi per l’Avvento (Con Maria e Giuseppe, in cammino verso Betlemme) e il Natale (“Non abbiate paura”), desidero continuare questa forma di comunicazione con voi, mentre sta per incominciare il tempo di grazia della Quaresima.
    Un anno fa, lo ricordate, abbiamo vissuto la Quaresima più straordinaria che ci potessimo immaginare: nel giro di pochi giorni, le nostre vite sono state sconvolte dal dilagare della pandemia; abbiamo dovuto reinventare in poco tempo un intero modo di articolare la nostra vita, mentre la malattia assediava tante nostre famiglie e piangevamo quanti morivano in solitudine per il venir meno del respiro, nonostante l’abnegazione eroica di chi li aveva in cura.
    È rimasta sconvolta anche la nostra vita di fede, così come è rimasta sconvolta la nostra vita sociale nelle sue diverse dimensioni: e ancora non ci siamo ripresi del tutto, anche perché la pandemia non ha cessato il suo corso, sebbene ora la situazione ci appaia più sotto controllo.
    Ci ritroviamo, ora, all’inizio del grande «tempo favorevole» costituito della Quaresima, dalla Settimana Santa e dal tempo di Pasqua. Vi possiamo entrare non tanto con l’idea di dover ricuperare qualcosa di perduto – tutto è grazia, per chi si affida a Dio, e certamente è grazia (nella sofferenza, senza dubbio) anche la «grande tribolazione» che abbiamo vissuto lo scorso anno – quanto con l’atteggiamento di chi può meglio riscoprire la ricchezza di ciò che rischiavamo altrimenti di vivere come abitudine.


    Alcuni «attrezzi» per vivere la Quaresima

    La Quaresima ci viene incontro con gli «strumenti» che le sono caratteristici: l’invito a un profondo rinnovamento interiore, la consapevolezza dei nostri peccati che nasce dalla rinnovata esperienza della misericordia di Dio, uno stile di sobrietà lieta, l’impegno della carità fattiva… Fin dal primo giorno della Quaresima, con il richiamo alla conversione che ci viene dato nel segno delle ceneri sparse sul nostro capo, il Signore Gesù ci consegna la preghiera, il digiuno e le opere di carità come «attrezzi» particolarmente adatti a vivere questo tempo.

    Papa Francesco, nel Messaggio che ha indirizzato a tutta la Chiesa in vista della Quaresima, ci invita a riprendere questi «strumenti» per vivere bene questo tempo di grazia in un cammino che ci conduce a rinnovare fede, speranza e carità, i grandi doni di Dio che possono plasmare la nostra esistenza e le sue scelte concrete:
    «Il digiuno, la preghiera e l’elemosina, come vengono presentati da Gesù nella sua predicazione (cfr Mt 6,1-18), sono le condizioni e l’espressione della nostra conversione. La via della povertà e della privazione (il digiuno), lo sguardo e i gesti d’amore per l’uomo ferito (l’elemosina) e il dialogo filiale con il Padre (la preghiera) ci permettono di incarnare una fede sincera, una speranza viva e una carità operosa» (Francesco, Messaggio per la Quaresima 2021).

    Invito tutti a prendere in mano questo Messaggio, per ricavarne orientamenti interiori e indicazioni concrete su come vivere bene il tempo che ci sta davanti.

    Gli uffici diocesani per la pastorale giovanile, per la famiglia e per la catechesi hanno elaborato delle proposte per il tempo della Quaresima: alcune si rivolgono in modo specifico ad adolescenti e giovani, altre sono invece orientate alle famiglie e agli Oratori – penso in modo particolare alle schede domenicali poste sotto il titolo Andiamo insieme alla Pasqua del Signore.
    Mentre ringrazio chi ha collaborato a elaborare queste proposte, invito cordialmente ad approfittarne, per essere aiutati a vivere meglio questo tempo di grazia, e a farlo anche in comunione effettiva con la nostra Chiesa cremasca. E mi permetto di invitarvi anche ad aprire il vostro cuore e la vostra generosità oltre i confini della nostra Chiesa. Ben conoscendo la generosità sorprendente dei cremaschi, faccio mio e rilancio a tutti voi la proposta del Centro Missionario Diocesano di sostenere, con i contributi che potranno essere raccolti durante la Quaresima, alcuni nostri missionari: p. Giuseppe Mizzotti, che sta per tornare nel suo Perù, dopo molti mesi di ‘esilio’ a causa della pandemia; fr. Ivan Cremonesi, che opera in una regione particolarmente travagliata della Repubblica Democratica del Congo; sr. Maria Marrone che lavora a favore di adolescenti e ragazze in Uganda; p. Gianni Zanchi che, in Bangladesh, si propone di aiutare famiglie particolarmente povere, provate dalla pandemia.
    Il Centro Missionario diocesano diffonderà informazione più precise sui progetti che vogliamo sostenere e sulle modalità con le quali contribuire.
    Non dimentichiamo di invocare l’intercessione del beato Alfredo Cremonesi, di cui abbiamo ricordato pochi giorni fa il martirio, per il suo amato Myanmar, nel quale ancora una volta sono bloccate le vie per una vera democrazia nella riconciliazione e nella pace.


    Un atteggiamento di fondo: l’ascolto

    In ciò che rimane di questa breve lettera, desidero invitarvi in particolare a un atteggiamento di fondo, che mi sembra importante per vivere bene la Quaresima e, più in generale, il tempo che ci è dato – tempo che rimane in ogni caso ancora condizionato dalla pandemia e dalle sue conseguenze.
    Ho accennato a questo atteggiamento già indicando alcune «parole-guida», proposte all’inizio dell’anno pastorale nella lettera Testimoni di speranza in un tempo di crisi: si tratta dell’ascolto, che contempliamo anzitutto dalla parte di Dio stesso.

    «Il Signore mi ascolta quando lo invoco».

    La Quaresima ha come suo «modello» il tempo del deserto, che il Signore Gesù vive per quaranta giorni prima di incominciare la sua missione di annuncio del Regno di Dio (cf. Mc 1,12-13 e par.); e questo tempo rimanda, a sua volta, al tempo dell’Esodo, all’esperienza della liberazione che il popolo di Israele ha vissuto, sentendosi preso per mano da Dio per uscire dalla schiavitù dell’Egitto e, dopo il lungo cammino nel deserto, ricevere in dono la terra da lui promessa, dove vivere in conformità con la sua alleanza.
    Ora, all’inizio di tutto questo, sta un atto di ascolto: non da parte dell’uomo, però, ma da parte di Dio. È Dio che, per primo, si mette in ascolto del grido del suo popolo: «Il Signore disse (a Mosè): «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze… Ecco, il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto come gli Egiziani li opprimono» (Es 3,7.9).
    All’inizio della nostra Quaresima mettiamo questa certezza incrollabile di fede: «il Signore mi ascolta quando lo invoco» (Sal 4,4), il Signore è vicino quando lo invochiamo (cf. Dt 4,7). La Bibbia lo ripete in mille modi, benché sappia pure accogliere l’impressione – che fa parte della nostra vita – che Dio che non ci ascolti, o non ci risponda: «Mio Dio, grido di giorno e non rispondi; di notte, e non c’è tregua per me» (Sal 22,3).
    A noi cristiani è chiesto di farci carico dell’una e dell’altra cosa: della fiducia di chi sente che Dio lo ascolta con amore, e del dramma di chi si sente oppresso, schiacciato dal silenzio di Dio. La nostra preghiera è preghiera anche per chi non sa dare un nome a questo silenzio, per chi cerca ascolto ma non lo trova.

    In ascolto di Dio e del suo Figlio Gesù

    La fiducia – pur nell’esperienza della prova – che Dio ci ascolta è alla radice di ciò che è chiesto al credente: mettersi in ascolto di Dio. Per non convocare qui a testimonianza l’intera Bibbia (che, per certi versi, non parla d’altro che di questo), mi limito a ricordare i due «precetti» fondamentali. Quello rivolto a Israele, anzitutto:
    «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore. Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando ti troverai in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai…» (Dt 6,4).
    Lo stesso Signore Gesù, come sappiamo, richiama questo testo – che è il punto di partenza dello Shema‘ Israel, la preghiera quotidiana del buon ebreo – quando viene interrogato intorno al «primo comandamento» (cf. Mc 12,28-30 e par.).
    Ma c’è poi il «comandamento» rivolto ai discepoli di Gesù: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!» (Mc 9,7 e par.). È stato notato che nei vangeli di Matteo, Marco e Luca questa è, in definitiva, l’unica parola del Padre, l’unico «comandamento» che Egli ci dà: ascoltare il Figlio! Il che vuol dire poi ascoltare colui che è tutto proteso verso il Padre, per ascoltare Lui e non dire se non le parole ricevute dal Padre (cf. Gv 8,28; 10,14).
    Il tempo di Quaresima è il momento favorevole per riconfermare, da parte nostra, la confessione di Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (Gv 6,68-69).
    Il Signore Gesù ci parla in tanti modi, lo sappiamo. Tra questi dobbiamo privilegiare la Sacra Scrittura, letta in orizzonte di fede, sotto la luce dello Spirito, nella compagnia dei fratelli che è la Chiesa. Perché allora, ad esempio, non prendersi il tempo di Quaresima per una lettura completa del vangelo di Marco, il vangelo che ci accompagna in questo anno liturgico?
    Qualcuno suggerisce anche di farne una lettura tutta d’un fiato, senza interruzioni, senza pause… ci vogliono forse tre ore, potrebbe essere anche un’esperienza da fare insieme, «in presenza» o «a distanza»; e potrebbe preparare poi una ripresa quotidiana del vangelo (oltre a quella della lettura domenicale), così da ascoltarlo e assaporarlo anche poco alla volta – e lasciando da parte, almeno a un primo approccio, la preoccupazione di «capire», di individuare qualche «insegnamento» particolare… Ascoltiamo! Ascoltiamo con fiducia, aperti allo Spirito, che poi ci aiuterà a comprendere e mettere in pratica.

    Una Chiesa capace di ascolto

    Perché, sì, certo: ascoltare il Figlio significa ascoltare per mettere in pratica, ascoltare per costruire sulla roccia la casa della propria esistenza (cf. Mt 7,24-27); e significa imparare uno stile di Chiesa che si costruisce anzitutto grazie all’ascolto condiviso di Gesù e della sua parola, e di una Chiesa capace di ascolto al suo interno e nei confronti di tutti.
    In Quaresima potremmo fare nostra l’esortazione di Giacomo: «Lo sapete, fratelli miei carissimi: ognuno sia pronto ad ascoltare, lento a parlare e lento all’ira» (Gv 1,19). La «prontezza» la intendo qui proprio come un’abitudine, un atteggiamento di fondo, ciò che determina la reazione «istintiva» che abbiamo quando ci confrontiamo tra di noi, quando discutiamo di un problema delle nostre comunità, quando dobbiamo vagliare proposte e iniziative, quando vogliamo esprimere un parere o valutare una situazione… ecco, prima di tutto il resto: ascoltiamo. Ascoltiamoci gli uni gli altri.
    Mettiamoci in ascolto anche (e soprattutto) del «non detto», di ciò che pure ci dovrebbe parlare, anche se non trova una formulazione esplicita in parole. Ascoltiamoci, e prendiamoci il tempo necessario perché ciò che abbiamo ascoltato trovi in noi una vera ospitalità.
    Lo scossone che la pandemia ci ha dato richiederà ancora tempi lunghi e pazienza, per essere elaborato adeguatamente nella Chiesa e nella società. Nel frattempo, non dobbiamo certo stare con le mani in mano. Le coordinate fondamentali della nostra vita di credenti – fede, speranza, carità, come ci ricorda papa Francesco – non vengono meno, e ci orientano, permettendoci di non rimanere paralizzati.
    Nel frattempo, però, l’ascolto attento di Dio, l’ascolto reciproco nelle nostre comunità, l’ascolto accogliente e mite anche della parola di «quelli di fuori», delle domande o delle critiche, giuste o sbagliate che siano, che questo tempo estremamente difficile pone anche alla Chiesa, a quelli che cercano di seguire Gesù Cristo e di vivere secondo il suo Vangelo, è la condizione indispensabile per ogni scelta futura, nella Chiesa come nella società. È una responsabilità che abbiamo anche verso il nostro Paese, che sta vivendo un’ora piuttosto critica: a noi cristiani è richiesta una sensibilità particolare e il contributo operoso per uscire insieme dalla crisi presente e preparare tempi migliori.
    Mi permetto di richiamare anche la grazia di quella situazione di ascolto particolare che è la celebrazione del sacramento della Penitenza. Anche lì, e soprattutto lì, nella confessione della misericordia di Dio e delle nostre colpe, siamo sicuri che il Signore ci ascolta, per donarci ancora una volta la grazia del perdono. Non aspettiamo di arrivare agli ultimi giorni della Settimana Santa, per rinnovare il dono della riconciliazione con Dio e con i fratelli, per incontrare attraverso il sacramento Colui che è pronto ad ascoltare la nostra confessione di lode e di peccato e a rispondervi con l’abbraccio della misericordia.
    All’ascolto vorrei dedicare anche gli Esercizi spirituali al popolo, che intendo riproporre durante questa Quaresima, il 9, 10 e 11 marzo, secondo le modalità che saranno comunicate. Cercherò così, per quanto mi sarà possibile, di sviluppare un po’ ciò che ho presentato qui in modo sintetico, e sopratutto di interrogarmi con voi sullo «stile di vita» che la virtù dell’ascolto ci propone: come uomini e donne, come credenti in Cristo e partecipi della nostra società, nelle tribolazioni e speranze di questo tempo.
    Nel corso della Quaresima incontreremo anche un grande modello dell’ascolto: Giuseppe, lo sposo di Maria, padre in questo mondo del Signore Gesù. È risaputo che di lui i vangeli non riferiscono neppure una parola! È uomo dell’ascolto pronto, attento, obbediente e creativo. Papa Francesco ha voluto dedicargli un anno speciale e, al tempo stesso, avviare proprio il prossimo 19 marzo, solennità liturgica di san Giuseppe, un anno dedicato alla famiglia, a cinque anni dalla promulgazione dell’Esortazione apostolica Amoris laetitia.

    Davvero non ci mancano strumenti, esempi e stimoli per riconoscere nella Quaresima quel tempo di grazia di cui abbiamo bisogno. Entriamoci dunque con fede e letizia, facendo nostra l’esortazione sette volte ripetuta nel libro dell’Apocalisse: «Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese» (Ap 1,7 e ss.).

    Benedico tutti di cuore

    Crema, 13 febbraio 2021

    +Daniele Gianotti



    fonte: sito diocesano
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  6. #26
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    QUARESIMA – Dalle Ceneri l’invito alla conversione. Il Vescovo: “Ascoltare il Vangelo”
    febbraio 18, 2021




    Il cammino quaresimale è iniziato mercoledì 17 febbraio con l’austero rito dell’imposizione delle ceneri. Il vescovo Daniele ha presieduto in Cattedrale, alle ore 18, la santa Messa, affiancato da don Gabriele e don Angelo Frassi, dai diaconi don Enrico Gaffuri e don Cristofer Vailati e da alcuni seminaristi.

    Nel rispetto delle indicazioni liturgiche date a tutta la Chiesa in questo tempo di pandemia, prima dell’imposizione delle ceneri monsignor Gianotti ha pronuciato una volta sola, dall’altare, le parole che normalmente dovrebbero essere ripetute per ciascuno quando si riceve il segno penitenziale: “Convertitevi, e credete nel Vangelo”. Poi ognuno, in silenzio, s’è accostato a ricevere le ceneri.

    Proprio dal silenzio è partito il Vescovo nella sua riflessione: un silenzio utile, ha osservato, “per fermarci a meditare con maggior attenzione intorno alla parola che ci viene detta, e che è una sorta di brevissimo programma per la Quaresima, ma che è, ancora di più, un programma di vita”. La parola è “convertitevi”, pronunciata da Gesù stesso nel Vangelo di Marco: “Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”.
    Questa parola è innanzitutto una “buona notizia” perché, ha rilevato monsignor Gianotti, “ci parla del Regno di Dio che si è fatto vicino, che è qui, a portata di mano”. A questa “buona notizia”, però, “si tratta di credere, che nel linguaggio evangelico significa ‘puoi scoprire che cosa annuncia questo Vangelo, puoi scoprire che cos’è il Regno di Dio che questo Vangelo annuncia, affidandoti ad esso, e scoprirlo proprio in questo affidamento. Oppure: puoi scoprire la buona notizia che è il Vangelo, se incominci a crederci, cioè a viverlo: e lo puoi vivere andando dietro a Gesù, cominciando a mettere i tuoi passi dietro ai suoi”.

    La “conversione”, dunque, si fa invito a cambiare strada, credendo nel Vangelo non solo a parole ma, ha puntualizzato il vescovo Daniele, “facendo scelte e adottando comportamenti coerenti con questo Vangelo”. Ma troppo spesso, ha quindi spiegato attraverso alcuni atteggiamenti negativi, noi non crediamo nel Vangelo: “Quando non sappiamo vedere la speranza e il desiderio di vita per tutti… quando lo riduciamo solo a qualche nozione religiosa… quando releghiamo Dio e la sua presenza nella nostra vita a un vago sentimento… quando non gli permettiamo di interrogare seriamente i nostri stili di vita, personali e sociali… quando, in noi e ancor più, probabilmente, in chi ci sta intorno, vediamo solo il male, i limiti, ciò che si espone alla critica malevola e corrosiva, anziché vedere in lui, in lei, un fratello, una sorella, per i quali Cristo ha dato la sua vita, e che ci chiede di amare incondizionatamente…”.

    Ecco allora che nel ricevere il segno delle Ceneri e ascoltando l’invito alla conversione, a ognuno è consegnato pure un compito: in questo tempo di Quaresima, ha rimarcato il Vescovo, siamo chiamati “a un po’ di esame di coscienza, proprio intorno a questo punto: ci credo, nel Vangelo di Gesù? Mi affido a esso, anche quando non lo capisco bene, anche quando mi sembra di andare per strade impervie, anche quando è faticoso? Riesco a vedere nel Vangelo la buona notizia, e la buona promessa, alla quale Dio sempre mi invita?”.

    Da qui l’invito “a prendere sul serio, nell’umiltà e nel silenzio, le vie della preghiera, della carità fraterna, della ricerca di ciò che è essenziale e veramente necessario nella vita, prendendo in mano i Vangeli e lasciando che la loro parola scavi nella durezza dei nostri cuori e li converta”.

    Magari, ha suggerito monsignor Gianotti, “invece di cercare chissà quali penitenze, potremmo in questi giorni quaresimali fare questo proposito: prendere in mano ogni giorno il Vangelo e di lasciarlo parlare alla nostra vita, al nostro cuore. Non preoccupiamoci troppo di ‘capire’ ma, prima di tutto, ‘ascoltiamo’ il Vangelo e mettiamolo in pratica. Così, anche, arriveremo a ‘capire’ e, soprattutto, arriveremo a credere, cioè ad affidare la nostra vita al Signore e alla ‘buona notizia’ che continuamente Egli offre a noi e al mondo, per trasformarlo secondo il suo disegno di amore”.


    fonte: https://ilnuovotorrazzo.it/2021/02/1...ltare-vangelo/
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  7. #27
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    Sabato 20 febbraio
    Ore 20,30

    In Cattedrale presiede la Veglia di Quaresima animata da ACR e Pastorale giovanile.


    Domenica 21 febbraio
    Ore 15,30

    Nella Parrocchia di Castelnuovo presiede la S. Messa animata dalla Associazione Apostolato della Preghiera.


    Lunedì 22 febbraio
    Ore 20,30

    In Cattedrale presiede la S. Messa nel XVI anniversario della morte del Servo di Dio Mons. Luigi Giussani.


    Martedì 23 febbraio
    Ore 9,30

    Partecipa al Ritiro spirituale del clero presso il Santuario di Santa Maria del Fonte in Caravaggio (BG).


    Giovedì 25 febbraio
    Ore 10,00

    Partecipa alla riunione della Commissione regionale per la Catechesi presso il Santuario di Santa Maria del Fonte in Caravaggio (BG).


    Sabato 27 febbraio
    Ore 18,30

    Partecipa alla celebrazione in occasione del 50° anniversario di ordinazione sacerdotale di S.E. Mons. Giuseppe Merisi nel Santuario della Madonna delle Lacrime di Treviglio (BG).
    Ultima modifica di Vox Populi; 20-02-2021 alle 15:08
    Et tunc videbunt Filium hominis venientem in nube
    cum potestate et gloria magna.
    (Luc. 21, 27)

  8. #28
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  9. #29
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    Agenda del Vescovo

    Domenica 7
    Ore 18,30

    In Cattedrale presiede la S. Messa animata dalla comunità congolese.


    Martedì 9 - Mercoledì 10 - Giovedì 11 marzo
    Ore 20,30

    Predica gli Esercizi Spirituali al popolo trasmessi dalla Cattedrale sui media diocesani.


    Giovedì 11 marzo
    Ore 8,30

    Presso il Santuario di Santa Maria del Fonte in Caravaggio concelebra con tutti i Vescovi lombardi la S. Messa presieduta dall'Arcivescovo di Milano in suffragio delle vittime del Covid-19.

    Ore 10,00
    Partecipa alla riunione della Conferenza episcopale lombarda presso il Santuario di Santa Maria del Fonte in Caravaggio.


    Sabato 13 marzo
    Ore 7,30

    In Cattedrale presiede la preghiera mensile per le vocazioni (ore 7,30: S. Rosario; ore 8,00: S. Messa).

    Ore 15,30
    Nella Parrocchia cittadina della SS. Trinità presiede la S. Messa animata dal Rinnovamento nello Spirito.
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    cum potestate et gloria magna.
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  10. #30
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    S. Messa al Cimitero



    Giovedì 18 marzo 2021 Giornata nazionale per le Vittime di Covid

    Il Vescovo Daniele presiede la S. Messa al Cimitero Maggiore di Crema alle ore 15.00.

    La S. Messa è una occasione per essere vicini alle famiglie che hanno perso un loro caro in questo anno, in particolare a causa del CoVid.

    Preghiera di Madre Anna Maria Canopi (1931-2019)

    “Resta con noi, Signore Gesù, perché senza di te il nostro cammino affonderebbe nel buio della notte. Resta con noi, Signore Gesù, per condurci sulle vie della speranza che non muore e nutrirci con il pane dei forti che è la tua Parola.

    Resta con noi, Signore, fino all’ultima sera quando, chiusi gli occhi, li riapriremo sul tuo volto trasfigurato dalla gloria e ci troveremo anche noi fra le braccia del Padre nel Regno dell’eterno splendore. Amen.”


    La celebrazione verrà trasmessa tramite Radio Antenna 5 e il canale Youtube de Il Nuovo Torrazzo

    a cura dell’Ufficio liturgico


    fonte: sito diocesano
    Et tunc videbunt Filium hominis venientem in nube
    cum potestate et gloria magna.
    (Luc. 21, 27)

Permessi di Scrittura

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