Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Cronache della Diocesi di Como - 2021

  1. #371
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    Gli auguri del Vescovo Oscar Tanti auguri di buon Natale!


  2. #372
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    "Qui non c'è posto". I presepi di Chiavenna e Prata per riflettere sull'accoglienza

    "Qui non c'è posto". I presepi di Chiavenna e Prata per riflettere sull'accoglienza

    “Qui non c’è posto”. È questo il tema scelto da un gruppo di valchiavennaschi, attivi nel mondo del volontariato, per allestire tre presepi anomali, fuori dalle chiese della Comunità pastorale di Chiavenna e di Prata (S.Eusebio, S.Fedele e S.Lorenzo).

    Obiettivo dell’iniziativa è riconoscere ed evidenziare l’analogia tra il rifiuto opposto più di 2000 anni a Maria e Giuseppe, in cerca di un riparo dove potesse nascere Gesù, e quello che oggi il mondo ricco oppone alla richiesta di aiuto dei profughi respinti alle nostre frontiere, di terra e di mare.

    I tre presepi sono accomunati da un forte elemento simbolico: la Sacra Famiglia avvolta nei teli termici dorati con cui i migranti che – alla fine di viaggi pieni di rischi e di violenze – riescono a mettersi in salvo, trovano riparo dal freddo.

    Altro elemento comune, la proposta/indicazione di contribuire ai progetti di solidarietà in Bosnia e sul nostro territorio, promossi dalla Caritas diocesana e sostenuti dalla Diocesi di Como.

    Per maggiori dettagli sull’iniziativa di Avvento e Natale della Diocesi di Como (clicca qui)
    L’iniziativa, promossa in collaborazione tra la Comunità pastorale di Chiavenna e di Prata e il gruppo Restiamo Umani Valchiavenna coinvolgendo alcune decine di volontari, non intende restare un gesto isolato, estemporaneo. Al contrario vorrebbe rappresentare la tappa di un percorso rivolto all’intera comunità locale, religiosa e laica, con la quale sviluppare un dialogo dove “trovino posto” domande sugli aspetti critici che caratterizzano la nostra convivenza accanto all’offerta di occasioni, iniziative, attori impegnati ad affrontarli, spesso poco conosciuti a larga parte della cittadinanza.

    I presepi rimarranno a disposizione dei visitatori per l’intera giornata fino a domenica 9 gennaio.

    https://www.settimanalediocesidicomo...llaccoglienza/

  3. #373
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    Cosa impariamo dalla pandemia? Celebrazione Eucaristica e canto dell’Inno Te Deum

    Cattedrale di Como, 31 dicembre 2021
    Cosa impariamo dalla pandemia?
    Celebrazione Eucaristica e canto dell’Inno Te Deum - Omelia


    Il 2021 volge al termine, ma intanto si susseguono giorni difficili, nei quali tocchiamo con mano la nostra comune fragilità, mentre ci credevamo invulnerabili, data la potenza tecnologica e scientifica acquisita. La pandemia, purtroppo, non è finita: essa continua a mietere vittime e a generare un clima di inquietudine, in un orizzonte pieno di incertezza e di paura.

    Penso ai colpiti dal Covid, ma anche alle famiglie, ai ragazzi e ai giovani, alle persone sole, agli anziani, ai disabili, ai senza fissa dimora. Costretti a vivere isolati, ci rendiamo conto che il vivere con gli altri è essenziale per la nostra vita.

    Nello stesso tempo siamo certi che anche questo tempo e la storia di questo impegnativo periodo sono nelle salde mani di Dio, perciò da lui invochiamo aiuto e protezione. Egli ci accompagna e ci sostiene dentro questi eventi che stiamo attraversando, e crediamo che egli sa trasformare anche il male in occasione di bene, ma sta a noi comprenderne il messaggio e ricavarne utili insegnamenti.

    Ecco perché, insieme al riconoscimento della situazione drammatica, in cui tutti siamo coinvolti, non è inutile domandarci cosa vuol dirci il Signore, che cosa stiamo imparando da questa lezione così severa, mentre ci è chiesto lo sforzo solidale meno gravoso, che è quello di vaccinarsi e di rispettare le indicazioni che ci vengono proposte.

    Occorre infatti che impariamo a utilizzare la calamità della pandemia quale positivo appello di Dio a un grande cambiamento, ne riconosciamo un motivo favorevole alla conversione del cuore, prima ancora delle strutture.

    La nostra commossa gratitudine va innanzitutto a quanti, nella nostra società, si prendono cura degli altri: gli uomini di scienza, gli operatori sanitari, il personale medico e infermieristico, i responsabili delle Comunità civili, i militari, i Vigili del fuoco, i membri della Protezione Civile, la Croce Rossa e le varie associazioni di Volontariato, le diverse comunità religiose: persone di cui spesso non conosciamo i nomi e i volti, ma solo i benefici che ci recano.

    Nella maggior parte dei casi, gli operatori continuano ad impegnarsi non solo in un lavoro professionale coscienzioso di routine, ma per un movimento interiore, che li fa sentire fratelli e sorelle di quanti bisognano di cure, di vicinanza e anche di affetto.

    La pandemia ci obbliga a rivalutare ciò che veramente conta e a vivere in un modo diverso. Dentro questa situazione, così poco rassicurante, invece di sentirci costretti a imposizioni non desiderate, occorre trovare la capacità di aprirci a una speranza responsabile.

    Accettiamo quindi la sfida di assumere la crisi come “opportunità” concreta di grazia e di vita rinnovata, che ci invita a ripensare al nostro stile di vita e ai nostri sistemi economici e sociali. Una occasione, insomma, per uscirne migliori, se procederemo sulla strada del bene comune, della cura dei poveri e della difesa del creato.

    Come sono vere e salutari le parole di papa Francesco: “Nessuno si salva da solo, ci si può salvare unicamente insieme” (enciclica Fratelli tutti, 32).

    È questo il tempo favorevole per aprirci a nuove forme di vita personale, familiare, sociale.

    Dentro un contesto di individualismo generalizzato, quale quello in cui vivevamo già prima della pandemia, potevamo correre tutti il serio pericolo di abituarci a vivere a distanza, proferire parole di condanna verso gli altri, soprattutto i più deboli, gli invisibili, i profughi, gli stranieri. Non esclusa nemmeno la tentazione di provare addirittura fastidio e indifferenza davanti al dolore di una persona.

    Con la mentalità mondana, se assunta, correvamo il rischio di abituarci facilmente a pensare con tanta disinvoltura che il prossimo poteva anche non riguardarci!

    La pandemia ha accentuato tutto questo, ma nello stesso tempo, per chi vuol comprendere la lezione, ci sta insegnando che non possiamo lasciare sole le persone, come se fosse del tutto normale, gli anziani e le persone fragili in modo particolare.

    Siamo stati tutti messi di fronte a tante ferite, nascoste nell’anima e nella psiche, che richiedono la grande medicina dell’amore: essa sola può nutrire la vita delle persone nella loro situazione reale di fragilità e di solitudine.

    La pandemia può anche aiutarci nel renderci consapevoli che siamo davvero fratelli tutti, per cui non possiamo tenere a distanza il prossimo, finendo per difenderci dagli altri e guardare con diffidenza chi è estraneo, straniero, esule, come nemici da cui proteggersi. Chi si lascia vincere dalla teoria del “si salvi chi può!“, si trova poi inevitabilmente a sostenere anche la scelta del “tutti contro tutti“, mentre c’è bisogno invece più che mai di vicinanza, compassione e tenerezza.

    Pur nel rispetto delle scelte di una minoranza di scettici, diffidenti del vaccino, ma tenendo conto che siamo responsabili gli uni degli altri, è auspicabile che anch’ essi giungano a comprendere che l’astensione dal vaccino finisce col gravare sulla salute delle altre persone, sul lavoro di molti, già pesante di suo, con conseguenze, non solo economiche, non indifferenti! Non ci sono atti individuali senza conseguenze sociali!

    Un altro benefico effetto di questo tempo, per noi cristiani, è il rifuggire da uno “spiritualismo disincantato“, in cui il cammino spirituale è identificato con la sola conoscenza teorica dei contenuti della fede, senza tuttavia nessuna ricaduta sul piano esistenziale. La situazione che stiamo attraversando, mentre ci abilita a servire i fratelli dentro le loro attuali contingenze storiche, in uno stile di solidarietà, ci aiuta a comprendere che Fede e vita camminano sempre insieme, che verità e fatti mantengono uno stretto legame, così che sono destinati a combaciare.

    La vita spirituale non è una dimensione a sé stante, separata dalla vita, ma sostiene i battezzati a dare uno spessore evangelico alle complesse realtà vissute nel nostro contesto di vita, dove il servizio ai poveri, ai piccoli, agli emarginati diventa la prova concreta dell’amore.

    E mentre ci preoccupiamo per la situazione presente tra noi, non possiamo dimenticare nello stesso tempo quanti nel mondo subiscono altre calamità, vivono conflitti, guerre, malattie, fame, dove i cristiani subiscono persecuzione. Sono ventidue i missionari (anche laici) uccisi quest’anno in odio alla fede!

    Il nostro Dio è al lavoro, volendo fare nuove tutte le cose e risanare in profondità le ferite della famiglia umana, ma richiede contemporaneamente il nostro contributo, attivo e responsabile, personale e comunitario, attende che apriamo le porte dei nostri cuori e accettiamo il rischio di cambiare le nostre relazioni, rendendole più semplici, più vere, più umane.

    In questo modo non avremo un futuro uguale al passato, avremo, invece, un nuovo futuro.

    + Vescovo Oscar


    http://www.diocesidicomo.it/cosa-imp...alla-pandemia/

  4. #374
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    Le parole del Vescovo per l'Epifania: l'umiltà è la grande condizione della vita

    «La gioiosa notizia del Natale del Signore, del Dio fatto uomo, non è rimasta circoscritta agli umili pastori di Betlemme e nemmeno riservata al solo popolo di Israele, ma si è diffusa ovunque, raggiungendo e coinvolgendo tutti gli uomini, fino agli estremi confini della terra». Queste le parole del Vescovo monsignor Oscar Cantoni nell’omelia del solenne pontificale dell’Epifania, presieduto nel pomeriggio del 6 gennaio nella Cattedrale di Como. «Cristo è la luce del mondo, è il centro dell’universo, è il Signore del tempo e della storia, è Colui che dà pienezza di senso alla nostra esistenza», ha aggiunto il presule.

    «I Magi – ha sottolineato ancora il Vescovo – sono espressione di quanti, anche oggi, hanno il coraggio di rimettersi continuamente in cammino, di quanti accettano di compiere un pellegrinaggio interiore, in ogni età della vita. Non si accontentano di mezze verità, sono affascinati e conquistati dalla sapienza divina, che è sempre frutto di una ricerca appassionata, spesso anche molto sofferta, nel desiderio di trovare in Cristo la risposta appagante per le attese dei loro cuori. La sapienza divina ci mette in guardia dal lasciarci incantare da certe luci abbaglianti, che a prima vista sembrano decisive per conquistare la verità, ma che poi si rivelano ingannevoli e vuote perché non ci permettono di raggiungere la nostra libertà di figli di Dio e deturpano la nostra dignità».

    «L’umiltà – è stata la raccomandazione del Vescovo Oscar – è la grande condizione della fede, della vita spirituale, della santità. Per poter entrare nel mistero di Dio e aderirvi occorre prima mettersi in ginocchio, stupirsi della sapienza divina, che si rivela non in forme altisonanti, ma nella semplicità dell’amore. Le cose di Dio prima vanno amate e poi si comprendono. È necessaria sì la ragione, ma essa deve essere preceduta dall’amore. Se ami, conosci. Se credi, vedi! Dio ti si rivela. Se ami, il Signore ti fa conoscere le sue vie, ti aiuta a camminare sui suoi sentieri».

    Dopo la proclamazione del Vangelo, è stata annunciata la data della Pasqua e delle feste mobili del calendario liturgico. «Centro di tutto l’anno liturgico è il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto, che culminerà nella domenica di Pasqua, il 17 aprile. In ogni domenica, Pasqua della settimana, la Santa Chiesa rende presente questo grande evento nel quale Cristo ha vinto il peccato e la morte. Dalla Pasqua scaturiscono tutti i giorni santi: le Ceneri, inizio della Quaresima, il 2 marzo; l’Ascensione del Signore, il 29 maggio; la Pentecoste, il 5 giugno; la prima domenica di Avvento, il 27 novembre. Anche nelle feste della santa Madre di Dio, degli apostoli, dei santi e nella Commemorazione dei fedeli defunti, la Chiesa pellegrina sulla terra proclama la Pasqua del suo Signore».

    https://www.settimanalediocesidicomo...ne-della-vita/

  5. #375
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    Domenica della Parola di Dio: il 23 gennaio, ripartire dai testimoni

    Con la Lettera apostolica in forma di “motu proprio” Aperuit Illis, papa Francesco, il 30 settembre 2019 – a 1600 anni dalla morte di San Girolamo – istituì la “Domenica della Parola di Dio”. «La III Domenica del Tempo ordinario – si legge nella Lettera – sia dedicata alla celebrazione, riflessione e divulgazione della Parola di Dio». Quest’anno la “Domenica della Parola di Dio” cade il 23 gennaio.

    L’iniziativa, già pensata a conclusione del Giubileo straordinario della misericordia, nelle intenzioni del pontefice nasce come risposta alle numerose richieste, giunte dai fedeli di tutto il mondo, di riscoprire, valorizzare, promuovere, la Parola di Dio. La Lettera Aperuit Illis inizia con il passo del Vangelo di Luca (Lc 24,45) in cui Gesù risorto appare ai discepoli mentre sono radunati insieme: Allora aprì loro (aperuit illis) la mente all’intelligenza delle Scritture. «A quegli uomini impauriti e delusi – scrive il Papa – Gesù rivela il senso del mistero pasquale: che cioè, secondo il progetto eterno del Padre, Egli doveva patire e risuscitare dai morti per offrire la conversione e il perdono dei peccati; e promette lo Spirito Santo che darà loro la forza di essere testimoni di questo Mistero di salvezza». La Domenica della Parola di Dio «si colloca in un periodo dell’anno – è la sottolineatura di papa Francesco – che invita a rafforzare i legami con gli ebrei e a pregare per l’unità dei cristiani… Non si tratta di una mera coincidenza temporale: celebrare la Domenica della Parola di Dio esprime una valenza ecumenica, perché la Sacra Scrittura indica a quanti si pongono in ascolto il cammino da perseguire per giungere a un’unità autentica e solida». Nella stessa Lettera apostolica il pontefice invita a spiegare il senso della Parola attraverso la cura delle omelie, ricorda lo stretto legame fra Parola ed Eucaristia e sollecita a trasformare in carità in uscita quanto vissuto e celebrato nella liturgia. In questo 2022 la Domenica della Parola di Dio sarà focalizzata sul tema della testimonianza. Gli Uffici di pastorale della Conferenza episcopale italiana hanno predisposto un sussidio (clicca qui).

    «La Sacra Scrittura – riflette il segretario della Cei monsignor Stefano Russo – presenta una galleria ricchissima di testimoni della fede: si tratta di persone vere, segnate anche dalla fatica di credere, che però hanno vissuto fino in fondo il proprio rapporto con il Signore». «I testimoni – ha affermato papa Francesco nella festa dei Santi Pietro e Paolo il 29 giugno 2021 – non sono stati ammiratori, ma imitatori di Gesù; non sono stati spettatori, ma protagonisti del Vangelo; non hanno creduto a parole, ma con i fatti». «Queste parole valgono per tutti coloro che nel corso della storia hanno testimoniato e continuano a testimoniare il Vangelo – riprende monsignor Russo -, incarnando nella loro esistenza concreta la Parola di Dio. Da questa verità vorremmo prendere le mosse nella stagione che la Chiesa italiana sta attraversando: quella della ripartenza dopo la fase acuta della pandemia da COVID-19. Abbiamo l’occasione di rimettere al centro la persona, prima ancora dei programmi e dei piani pastorali. La nostra Chiesa ha bisogno più che mai di persone mature nella fede, formate alla scuola della Parola di Dio, che si spendano quotidianamente per raccontare agli altri con gesti e parole cosa significa godere dell’amicizia del Dio di Gesù Cristo».

    Il Settore per l’Apostolato biblico dell’Ufficio per la Catechesi e l’Ufficio per la Liturgia della diocesi di Como hanno messo a disposizione tre video per sostenere le comunità cristiane nell’accoglienza del senso di questa giornata e nella sua corretta celebrazione.

    https://www.youtube.com/watch?v=4vf_JEymzGg

    https://www.youtube.com/watch?v=oOla7vc81yU

    https://www.youtube.com/watch?v=lnr-r-pSwfA


    https://www.settimanalediocesidicomo...dai-testimoni/

  6. #376
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    Aggiornamenti COVID-19

    Sono stati pubblicati gli aggiornamenti relativi alle norme di sicurezza sanitaria dopo l’entrata in vigore del cosidetto Green pass rafforzato.

    Provvedimenti e comunicazioni in tempo di Coronavirus
    Data ultimo aggiornamento: 10 gennaio 2022 h 19.35

    Le indicazioni che seguono sono aggiornate a quanto disposto dal DL n. 229 del 30 dicembre 2021 e potrebbero essere aggiornate a breve, in ragione della continua evoluzione normativa, che a sua volta segue l’andamento pandemico.

    Nota circa la possibilità di svolgere alcune attività in parrocchia in zona gialla
    Clicca qui per scaricare la nota (formato PDF)
    Le variazioni rispetto all’ultima versione del documento (28 dicembre 2021) sono segnate in rosso.
    Nota circa l’obbligo di certificazione verde per alcune attività negli oratori
    Clicca qui per scaricare la nota (formato PDF)
    Allegati
    Fac-simile (da aggiornare con i dati dell’Ente/Parrocchia) Regolamento sulle misure anticontagio
    Versione 10 gennaio 2022: Autodichiarazione sullo stato di salute per accoliti, ministri straordinari della Comunione, catechisti, educatori, strumentisti e cantori
    Attività residenziali:
    Nota dell’Osservatorio Giuridico Legislativo Regionale sulle Attività residenziali organizzate dalle Parrocchie
    Fac-simile (da aggiornare con i dati dell’Ente/Parrocchia) Modulo di iscrizione vacanze per minorenni
    Fac-simile (da aggiornare con i dati dell’Ente/Parrocchia) Modulo di iscrizione vacanze per animatori e volontari minorenni
    Autodichiarazione sullo stato di salute di minore
    Autodichiarazione sullo stato di salute di adulto
    Autodichiarazione sullo stato di salute di un accompagnatore
    Archivio provvedimenti
    Clicca qui per accedere all’archivio delle precedenti indicazioni e disposizioni.

    http://www.diocesidicomo.it/covid-19/

  7. #377
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    Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani – celebrazione conclusiva

    Como, Basilica di S. Fedele, 25 gennaio 2022
    Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani – celebrazione conclusiva


    1. Davanti alla narrazione dei Magi che dall’ Oriente si mettono sulle tracce del Bambino, nato da poco, il re dei Giudei, come ci ricorda il vangelo, subito il nostro pensiero ritorna proprio a quelle regioni del mondo da cui provenivano i Magi, che oggi subiscono persecuzione a causa della fede. Il Medio oriente continua oggi a soffrire a causa di guerre, di vere e proprie violente persecuzioni religiose. I cristiani, ortodossi, evangelici, cattolici subiscono attentati a causa della fede, sono costretti anche a fuggire, sperimentando cosi quell’ecumenismo del sangue che ci accomuna, di cui papa Francesco ci ha parlato più volte. I testi di preghiera che animano questa settimana di preghiera sono stati preparati proprio da fratelli e sorelle di fede di queste regioni. Li ricordiamo tutti e li affidiamo al Signore, mentre umilmente chiediamo perdono se troppo spesso li abbiamo lasciati soli, indifferenti ai loro drammi e alle loro sofferenze.

    2. Questi Magi che si mettono in cammino guidati da una stella riflettono il desiderio umano di cercare la verità, di tendere a una pienezza di vita, di scoprire nuovi mondi in cui trovare pace e serenità, spazi in cui è testimoniata la bontà e la giustizia. Nel rispetto della originalità di ogni confessione religiosa, e nelle vie che ogni confessione utilizza per incontrare il Signore, tutti siamo, in un modo o nell’altro, in ricerca di Dio e desideriamo condividere umilmente il frutto di questo comune impegno. Più precisamente cerchiamo di comunicarci soprattutto come Dio stesso ci raggiunge, come valutiamo i segni che Dio ci manda , come rispondiamo, alla luce della sua Parola, alle sfide che oggi la società moderna ci impone. E’ uno scambio di doni molto proficuo, attraverso cui ci arricchiamo a vicenda, mentre ci comunichiamo i doni che il medesimo Spirito non cessa di parteciparci.

    3. Quanto più concentriamo la nostra attenzione su Gesù Cristo, il figlio di Dio, come i magi che adorano il bambino nella grotta di Betlemme, tanto più ci sentiamo uniti tra di noi, e nello stesso tempo avvertiamo la necessità di presentarci uniti di fronte a un mondo diviso e soffriamo interiormente per le divisioni ancora presenti tra noi, retaggio di un passato di incomprensioni reciproche, per cui anche questa sera abbiamo chiesto perdono.

    + Vescovo Oscar


    http://www.diocesidicomo.it/settiman...ne-conclusiva/

  8. #378
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    6 febbraio 2021 - 44ma Giornata nazionale per la Vita

    Custodire ogni vita

    Si celebrerà il 6 febbraio 2022 la 44ª Giornata nazionale per la vita e avrà per tema: “Custodire ogni vita”.

    “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse”
    (Gen 2,15).

    Al di là di ogni illusione di onnipotenza e autosufficienza, la pandemia ha messo in luce numerose fragilità a livello personale, comunitario e sociale. Non si è trattato quasi mai di fenomeni nuovi; ne emerge però con rinnovata consapevolezza l’evidenza che la vita ha bisogno di essere custodita. Abbiamo capito che nessuno può bastare a sé stesso: “La lezione della recente pandemia, se vogliamo essere onesti, è la consapevolezza di essere una comunità mondiale che naviga sulla stessa barca, dove il male di uno va a danno di tutti. Ci siamo ricordati che nessuno si salva da solo, che ci si può salvare unicamente insieme” (Papa Francesco, Omelia, 20 ottobre 2020). Ciascuno ha bisogno che qualcun altro si prenda cura di lui, che custodisca la sua vita dal male, dal bisogno, dalla solitudine, dalla disperazione.

    Clicca qui per scaricare il messaggio dei Vescovi italiani.

    La presenza sul territorio
    I Centri di Aiuto alla Vita (CAV) sono associazioni di volontari che hanno lo scopo di sostenere le donne alle prese con gravidanze indesiderate o difficili, oltre che aiutare le giovani madri sprovviste delle capacità necessarie a fornire le cure al figlio o prive di mezzi, al fine di prevenire il ricorso all’aborto.

    Oltre al CAV di Como e di Sondrio, le sedi e le comunità sparse sul territorio diocesano sono numerose e possono essere facilmente raggiunte grazie alla pagina di ricerca realizzata da FederVita Lombardia.

    Le iniziative a favore dei CAV
    La primula è il fiore scelto come il simbolo della vita che, ogni primavera, nasce e rinasce nonostante gli inverni delle nostre paure e dei nostri limiti. Per questo motivo, in molte parrocchie della Diocesi domenica 6 febbraio saranno vendute le primule e il ricavato andrà a favore dei diversi Centri di Aiuto alla Vita.

    Sostenere i CAV significa aiutare la vita a sbocciare, ed è un’opera di particolare rilevanza in un momento storico in cui il tasso di denatalità ha raggiunto vette decisamente preoccupanti.

    Sul Settimanale della Diocesi in uscita giovedì 3 febbraio saranno pubblicate alcune testimonianze e riflessioni provenienti dai CAV della Diocesi.

    https://www.diocesidicomo.it/custodire-ogni-vita/

  9. #379
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    Le monache benedettine di Gallarate accolte a Grandate. Giornata storica per l'unione

    Le monache benedettine di Gallarate accolte a Grandate. Giornata storica per l'unione tra i due monasteri

    Quella di oggi, giovedì 10 febbraio, festa di Santa Scolastica, è una giornata di gioa per le monache Benedettine dell’adorazione perpetua del Santissimo Sacramento di Grandate.
    Nella giornata di ieri hanno infatti accolto – in forma privata – le cinque suore che vivevano nel Monastero Benedettino di Gallarate dove termina una presenza iniziata nel 1965. Ad accompagnarle è stato don Andrea Scaltritti, collaboratore della Comunità pastorale di Gallarate.

    «Dopo aver sperimentato il tempo della fioritura – avevano spiegato qualche mese fa le suore di Grandate -, ora tutte e due le comunità stanno vivendo la stagione della povertà di forze, della diminuzione numerica. Il filo rosso della Provvidenza sta compiendo perciò un nuovo ricamo, lavorando all’unione. Con i primi mesi dell’anno prossimo, le nostre sorelle di Gallarate, rimaste in 5, si uniranno a noi per continuare insieme ad essere nella Chiesa la voce della Sposa che loda e intercede».

    L’arrivo, come detto, è avvenuto ieri mentre oggi con la celebrazione per la festa di S. Scolastica è avvenuta la presentazione ufficiale.

    Per maggiori dettagli non perdetevi il Settimanale in uscita il prossimo 17 febbraio.



    https://www.settimanalediocesidicomo...2/02/10/17116/

  10. #380
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    «Effatà»: rifuggire l’egoismo e la chiusura del cuore con lo stile di Dio

    Tirano - Santuario, 11 febbraio 2022
    «Effatà»: rifuggire l’egoismo e la chiusura del cuore con lo stile di Dio
    Omelia per la XXX Giornata Mondiale del Malato


    Viviamo la 30ma giornata mondiale del malato celebrando l’Eucaristia in questa santa casa di Maria, nel santuario di Tirano. Ella ci accoglie in quanto nostra madre, presso la quale troviamo un sicuro rifugio, dal momento che tutti siamo malati nel corpo e nello spirito, bisognosi di consolazione, di una vicinanza amica, di uno sguardo di tenerezza.

    Insieme ai fratelli e le sorelle che ci stanno seguendo mediante la televisione, siamo uniti con quanti soffrono, specialmente nei luoghi e nelle situazioni di maggiore povertà, nella speranza che tutti siano aiutati a sperimentare il tempo della malattia come una occasione di particolare comunione con Cristo, crocifisso e risorto, che porta su di sé il dolore del mondo.

    Ci guida il vangelo di oggi, che ci ha presentato Gesù operante nella regione di Tiro e Sidone, al di là dei confini di Israele, territori pagani, mentre è all’opera nel cercare e guarire quanti sono affetti da diverse malattie. Gli viene condotto un sordomuto perché gli imponga la mano.

    Egli allora lo conduce in disparte, lontano dalla folla, lo tratta con discrezione, non vuole farsi pubblicità. Gli mette le dita nelle orecchie e con la saliva gli tocca la lingua. Alzando lo sguardo al cielo, rivolto verso il Padre suo, pronuncia una parola risolutiva, grida: “Effatà, cioè apriti” e subito l’uomo viene sanato.

    Anche oggi, il Signore Gesù si mette in ricerca di tutti noi, credenti e non, perché ogni persona, in quanto figlio di Dio, è oggetto della sua attenzione e della sua compassione. A tutti Gesù vuole rivelare il cuore paterno e materno di Dio padre. Egli cioè si prende cura di tutti noi con la forza di un padre e con la tenerezza di una madre, ci guarisce dalla paura, che ci fa restare sordi e ciechi, quando siamo tentati di emarginare i sofferenti, che invece necessitano di attenzioni e di cure.

    Gridando “Effatà” verso il sordomuto, Gesù insegna lo stile di Dio e tale deve essere il modo con cui ci rapportiamo tra noi, come fratelli e sorelle, rifuggendo l’egoismo e la chiusura del cuore. Come un giorno Gesù ha guarito un sordo muto, così egli viene incontro a noi donandoci nuova vita nello Spirito Santo, sciogliendoci da quegli ostacoli che ci bloccano in noi stessi, che ci impediscono di essere liberi e di relazionarci con gli altri, a causa di prevenzioni e difese.

    Vogliamo ricordare qui i tanti operatori sanitari che oggi rivelano la misericordia del Padre e le sue mani misericordiose. Penso soprattutto ai medici, agli infermieri, ai tecnici di laboratorio, a quanti assistono gli ammalati, ai numerosi volontari che donano tempo prezioso a chi soffre. Sono i testimoni della carità di Dio, che sull’esempio di Gesù, misericordia del Padre, utilizzano la loro competenza professionale e la trasformano in una vera e propria missione.

    Ogni malato proviene da una storia particolare, manifesta ansie e paure. È importante allora far sentire il nostro interesse per ogni persona, ponendoci in ascolto della sua situazione di vita, prima ancora delle sue patologie. È la persona, con la sua dignità, che deve essere messa al centro dell’attenzione, che non può mai venire meno, nonostante la sua fragilità.

    Facciamo in modo che la comunità cristiana avverta sempre più il dovere di offrire ai malati la vicinanza di Dio, la sua benedizione, la sua Parola, la celebrazione dei sacramenti, a partire dai sacerdoti e dai ministri della comunione. Esiste poi un “ministero della consolazione”, che invece è compito di ogni battezzato saper valorizzare, così da offrire a chi soffre una vicinanza davvero fraterna, realizzando così la parola di Gesù: “ero malato e mi avete visitato“. Diveniamo così strumento attivo della misericordia di Dio che manda a noi quali strumenti del suo amore e della sua tenerezza.

    + Vescovo Oscar

    Foto © Il Settimanale della Diocesi di Como

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