Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Cronache della Diocesi di Como - 2021

  1. #1
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    Cronache della Diocesi di Como - 2021

    Cronache della Diocesi di Como

    Anno 2021


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  2. #2
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    Vescovo Mons. Oscar Cantoni: Omelia S. Messa di ringraziamento – 31 dicembre

    Omelia S. Messa di ringraziamento – 31 dicembre


    Vorrei innanzitutto sottolineare questa frase del vangelo che abbiamo appena udito:
    Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”. Ecco richiamata una dimensione essenziale dell’animo di Maria: la sua disposizione all’ascolto, per riflettere sul significato profondo degli avvenimenti. Maria sa interpretare nella fede i diversi fatti, riesce a collegarli gli uni agli altri, perché tutto è interconnesso.

    Certamente Maria riconosce una discrepanza tra ciò che le era stato annunciato dall’angelo al momento della annunciazione e la situazione non facile nella quale ella, con Giuseppe, è stata coinvolta, alla nascita di Gesù a Betlemme e cerca di darsi una ragione.
    Il Figlio di Dio, il promesso Messia, nasce non in un palazzo regale e nemmeno in una condizione normale, ma in una misera grotta e viene deposto in una mangiatoia, dopo la negata ospitalità all’albergo, perché per loro non c’era posto (Lc 2,7)
    L’atteso delle genti, Colui che “salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Mt 1,21), non è certo accolto con i dovuti onori, ma viene riconosciuto esclusivamente da alcuni pastori, accorsi “senza indugio“, stupefatti dall’angelico annuncio. Solo i piccoli e i poveri sono stati gli spettatori attoniti del nato re.
    Maria sa rileggere nella fede il succedersi di questi episodi, intravvedendo in essi la realizzazione storica delle promesse rivoltole dall’angelo Gabriele, quando l’ha salutata “piena di grazia” (Lc 1,28).

    Vogliamo fare nostra la capacità riflessiva di Maria, che il vangelo ritrae mentre nel suo cuore meditava sul senso degli eventi, di cui lei stessa era stata in parte protagonista e testimone.
    Anche noi, sull’esempio di Maria, se diventiamo capaci di uno sguardo contemplativo, siamo messi in grado di riflettere nella fede sul tempo che abbiamo vissuto quest’anno, sulla crisi che ci sta colpendo, sulle calamità che si sono succedute in questi mesi, sulle fatiche, sui lutti, sulle sofferenze che come popolo e come singoli abbiamo affrontato in questo periodo drammatico della nostra storia.

    Con lo stesso sguardo di fede di Maria, ci viene offerta la possibilità di rileggere questo anno, senza tuttavia nasconderci le fatiche e la provvisorietà del tempo presente, riconoscendo in esso, insieme a una crisi sanitaria, economica, sociale e religiosa, che non potremo superare facilmente, anche una opportunità inedita, dal momento che Dio, e solo lui, riesce a trasformare una situazione di male in una occasione di bene.
    Come credenti, osiamo confidare che la nostra esistenza, insidiata da grandi difficoltà, si sviluppa anche oggi all’interno di un disegno buono da parte di Dio Padre, che deve essere però unito nel dialogo aperto tra la sua libertà e la nostra.
    Vinciamo innanzitutto il sospetto, molto ricorrente, di interpretare la pandemia come un’azione punitiva da parte di Dio. Egli ha inviato il suo Figlio e lo Spirito santo perché anche noi diventiamo suoi figli, come ci ricorda un antico adagio dei Padri della Chiesa: “Il Figlio di Dio si fece Figlio dell’uomo, affinché l’ uomo, mescolandosi a Dio e ricevendo l’adozione filiale, diventi Figlio di Dio” (s. Ireneo).
    Dio non può volere il male per i suoi figli adottivi, perché li ama sinceramente, ma certo dobbiamo imparare a riconoscere dentro questa situazione, così complessa e dolorosa, anche un salutare avvertimento che il Signore rivolge a ciascuno di noi, personalmente, come membra vive della Chiesa, e al mondo intero.

    Abbiamo vissuto un Natale molto diverso da quelli degli anni precedenti, ma non meno autentico, forse il più difficile, dal momento che l’incertezza accompagna in questo periodo la grande avventura della umanità.
    Davanti al debole Bambino, con accanto Maria e Giuseppe, non abbiamo nascosto le nostre paure, più consapevoli di un tempo della nostra finitudine e vulnerabilità, anche se “dobbiamo imparare ad accogliere la nostra debolezza con profonda tenerezza” (EG 88).
    Gesù è accanto alla solitudine e alle sofferenze di ciascuno, porta con noi le croci di questo periodo per rendercele meno pesanti.
    Vinciamo allora il sospetto, riferito nel libro dell’Esodo, quando il popolo, in un momento di difficoltà, ha avuto la sfacciataggine di domandarsi: “Il Signore è in mezzo a noi si o no? (cfr Es 17,7). Rinnoviamo la nostra fede nel Signore che è con noi, ci accompagna e ci sostiene, piange con noi vedendo la debolezza dei suoi figli.
    Lo sottolineo con le parole stesse di papa Francesco: “Abbiamo un’ àncora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi mai dal suo amore redentore“.

    In questi mesi abbiamo intravisto i “segni di morte”, nei diversi contesti, a partire dalle nostre famiglie, negli ospedali come nelle case di cura per anziani, nelle scuole, come nelle nostre comunità parrocchiali, segni che balzano subito agli occhi attraverso i mezzi di informazione. Tuttavia dobbiamo pur imparare ad ammettere e riconoscere anche i “segni di risurrezione” , spesso nascosti, ma reali, ancor più di prima, presenti nel nostro ambiente di vita.
    Non possiamo dimenticare gli innumerevoli gesti di solidarietà, prodotti nel tempo del confinamento, non solo da parte degli operatori sanitari, medici e infermieri (che hanno agito con una dedizione ammirevole), ma anche l’impegno di tante altre persone comuni, solitamente dimenticate, che si sono prese cura degli altri e che si sono rivelate non tanto dei semplici funzionari o professionisti quanto dei veri fratelli, quali trasportatori, forze dell’ordine, addetti alle pulizie, badanti, sacerdoti e religiose, insegnanti, avendo cura di non seminare panico, ma corresponsabilità. Non è rimasta parola vuota la certezza che “nessuno si salva da solo!”.
    Una assistenza reciproca tra il vicinato ha creato nuove amicizie, ha offerto nuove opportunità per un tempo meno accelerato, a differenza di prima, dove l’essenziale veniva subordinato alla fretta, alle scadenze, agli impegni da risolvere immediatamente, alla economia del frivolo e dell’illusorio.
    Molti hanno trovato l’occasione favorevole per riscoprire o intensificare relazioni autentiche tra le persone, per una vita più conviviale, meno caotica e fugace, per instaurare un maggior contatto dialogico tra genitori e figli, per una autentica vita fraterna, anche con una attenzione personalizzata verso i poveri, i quali hanno bisogno non solo di cibo o di accoglienza nei dormitori, ma soprattutto di amicizia, senza essere considerati solo casi da risolvere, quietando così la nostra coscienza.
    Certo, in questo periodo si sono intensificati anche gli episodi di violenza in famiglia e gesti sconsiderati nelle strade, indice di una mancanza di rispetto verso la collettività e verso se stessi. Il bene, tuttavia, anche se non è appariscente, è più forte del male.
    Dureranno queste pratiche solidali? Si svilupperà questo risveglio della solidarietà tra famiglie, tra le diverse realtà comunitarie, si rafforzeranno nel tempo futuro i legami di solidarietà concreta e vissuta, da persona a persona, da gruppi a persona, da persona a gruppi, dopo la conclusione di questa pandemia ? E quali lezioni ne deriveranno per coloro che hanno responsabilità di governo?
    Le persone, oggi più che mai, hanno bisogno di essere aiutate, sostenute, accompagnate. Le nostre comunità parrocchiali hanno cercato in tutti i modi di esprimere vicinanza e offrire segnali di speranza, così come non sono mancate occasioni di sostegno, di responsabilità e di solidarietà da tanti giovani volontari, ma anche dai membri della Croce Rossa, del Servizio civile, dagli Alpini e da altre persone di buona volontà e di ogni fede religiosa.
    I “segni di risurrezione”, anche se sempre discreti e non appariscenti a prima vista, sono testimoniati un po’ ovunque, come frutto della carità.
    L’azione caritativa a più livelli, realizzata in questo periodo, si è dimostrata e rimane la prima e la più credibile testimonianza del Vangelo, la via più immediata per la evangelizzazione.

    Ecco perché, anche in questo anno, possiamo trovare il coraggio di ringraziare e benedire il Signore.


    http://www.diocesidicomo.it/fine-dellanno-ed-epifania-le-celebrazioni-presiedute-dal-vescovo-mons-oscar-cantoni-in-cattedrale/

  3. #3
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    Vescovo Mons. Oscar Cantoni: Omelia S. Madre di Dio – 1 gennaio 2021

    Omelia S. Madre di Dio – 1 gennaio 2021


    Iniziamo questo nuovo anno nella festa della Madre di Dio. Ricorriamo a Lei perché consapevoli di essere suoi figli amati, che non nascondono la loro fragilità e vulnerabilità, anzi le riconoscono come una componente ordinaria della comune umanità.

    Maria ci rimanda, come sempre, a Gesù, suo figlio, e non si stanca di ripeterci: “Fate quello che vi dirà“, ci suggerisce di percorrere il cammino che il Signore ci indica nel vangelo.
    Cosa ci dice il Signore?
    Il Signore rivolge a noi il suo volto e ci concede pace “. Come frutto della sua passione e morte in croce, Gesù ci chiama a costruire, assieme a Lui, una comunità di fratelli, essendo Egli nato, morto e risorto perché noi ricevessimo l’adozione a figli e potessimo come Lui gridare: “Abba”, Padre!
    Proprio perché figli di un unico Padre, e quindi fratelli tra di noi, ci sentiamo tutti coinvolti nell’edificare “un nuovo orizzonte di amore e di pace, di fraternità e di solidarietà, di sostegno vicendevole e di accoglienza reciproca”.
    È un compito ineludibile, a cui ci richiama oggi papa Francesco, nel suo messaggio per questa giornata mondiale della pace.
    La pace è sì il grande dono che Dio ci offre, ma noi uomini siamo stimolati a costruirla insieme quotidianamente, dovunque noi siamo e qualunque compito noi svolgiamo all’interno della società.
    La pace sarebbe subito compromessa se cedessimo alla tentazione di disinteressarci degli altri, specialmente dei più deboli; se con grande facilità, quasi automaticamente, voltassimo lo sguardo dai bisognosi, che sempre più frequentemente incontriamo anche nei nostri ambienti di vita; se non ci impegnassimo in modo sistematico a “formare una comunità composta da fratelli che si accolgono reciprocamente, prendendosi cura gli uni degli altri“.
    Un pericolo sempre in agguato è il divenire indifferenti a tutto ciò che ci circonda, senza lasciarci toccare dalla fragilità, dalle malattie, dalla morte di quanti ci sono vicini, facendo scivolare le diverse immagini di richiesta di aiuto in veloce scorrimento, quali quelle che vediamo alla televisione, “passando oltre”, senza nemmeno lasciarci commuovere.
    Come fratelli amati, tutti eguali in dignità, siamo chiamati a prenderci cura gli uni degli altri, costruendo così una società fondata su rapporti di fratellanza, dal momento che “ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme“, come ebbe a dire papa Francesco in quel drammatico pomeriggio del 27 marzo 2020, in una piazza s. Pietro completamente vuota.
    La pace si costruisce se ci assumiamo “la responsabilità di accogliere e soccorrere i poveri, i malati, gli emarginati, ogni nostro prossimo vicino o lontano nel tempo e nello spazio“.
    Abbiamo tutti inciso nella memoria del cuore il nostro d. Roberto Malgesini, che con la sua presenza “mite e gentile” girava nella città di Como, giorno e notte, per portare generi di conforto ai diseredati, chiunque fossero. Possiamo certamente annoverarlo tra quei “profeti e testimoni della cultura della cura”, che papa Francesco, nel suo messaggio, auspica che noi tutti diventiamo, una volta convertito il cuore e cambiata la nostra mentalità, così da costruire veramente la pace nella solidarietà e nella fraternità.
    Chiediamo di diventare anche noi artigiani di pace, sull’esempio del nostro conterraneo d. Roberto, che con il suo sacrificio ha commosso l’intera Italia e oltre, “disposti ad avviare processi di guarigione e di rinnovato incontro con ingegno e audacia“.

    http://www.diocesidicomo.it/fine-dellanno-ed-epifania-le-celebrazioni-presiedute-dal-vescovo-mons-oscar-cantoni-in-cattedrale/

  4. #4
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    E’ morto don Alfredo Nicolardi

    1 GENNAIO 2021

    Lutto

    E’ morto ieri sera don Alfredo Nicolardi.
    Lo ricordiamo in preghiera: oggi, venerdi 1 gennaio alle ore 15.30 a Bulgorello e alle ore 20.30 a Caslino, domani sabato 2 alle ore 20.30 a Cadorago.
    Il funerale sarà lunedi 4 gennaio alle ore 10.30 in Santuario a Caslino al Piano, preceduto dal Rosario alle ore 10.00.


    http://www.diocesidicomo.it/lutto-129/


  5. #5
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    Epifania del signore

    EPIFANIA DEL SIGNORE

    6 gennaio 2021
    Durante la celebrazione eucaristica, appena dopo la proclamazione del Vangelo, è previsto il solenne “Annuncio della Pasqua”. L’Epifania è una festa della redenzione e la sua pienezza si avrà negli eventi pasquali. In questo contesto, la manifestazione del Signore ai Magi appare come il primo atto di una sequenza di epifanie-manifestazioni che sono il tessuto dell’intera esistenza terrena di Cristo. Lui, luce del mondo, è la meta finale della storia, il punto di arrivo di un esodo, di un provvidenziale cammino di redenzione, che culmina nella sua morte, risurrezione e ascensione al cielo. Per questo, nella solennità dell’Epifania, la liturgia prevede l’Annuncio della Pasqua: l’anno liturgico, infatti, riassume l’intera parabola della storia della salvezza, al cui centro sta il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto.

    – ore 17.00: Santa Messa Pontificale. Annuncio del giorno di Pasqua e delle feste dell’Anno Liturgico.

    http://www.diocesidicomo.it/fine-dellanno-ed-epifania-le-celebrazioni-presiedute-dal-vescovo-mons-oscar-cantoni-in-cattedrale/


  6. #6
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    Il Vescovo: il nuovo anno nel segno di Maria, ricordando don Roberto Malgesini

    Il Vescovo: il nuovo anno nel segno di Maria,
    ricordando don Roberto Malgesini








    Iniziare il nuovo anno, affidandosi a Maria, Madre di Dio. Venerdì 1 gennaio il Vescovo monsignor Oscar Cantoni in Cattedrale, a Como, ha presieduto il solenne pontificale, al termine del quale ha affidato a Maria la città e la diocesi di Como. Una riflessione intensa, quella di monsignor Cantoni, che ha ricordato, nell’omelia, anche la testimonianza di don Roberto Malgesini.

    Ecco il link per ascoltare le parole del Vescovo, di seguito il testo integrale.



    «Iniziamo questo nuovo anno nella festa della Madre di Dio. Ricorriamo a Lei perché consapevoli di essere suoi figli amati, che non nascondono la loro fragilità e vulnerabilità, anzi le riconoscono come una componente ordinaria della comune umanità. Maria ci rimanda, come sempre, a Gesù, suo figlio, e non si stanca di ripeterci: “Fate quello che vi dirà“, ci suggerisce di percorrere il cammino che il Signore ci indica nel vangelo. Cosa ci dice il Signore? Il Signore rivolge a noi il suo volto e ci concede pace “. Come frutto della sua passione e morte in croce, Gesù ci chiama a costruire, assieme a Lui, una comunità di fratelli, essendo Egli nato, morto e risorto perché noi ricevessimo l’adozione a figli e potessimo come Lui gridare: “Abba”, Padre!”. Proprio perché figli di un unico Padre, e quindi fratelli tra di noi, ci sentiamo tutti coinvolti nell’edificare “un nuovo orizzonte di amore e di pace, di fraternità e di solidarietà, di sostegno vicendevole e di accoglienza reciproca”.



    È un compito ineludibile, a cui ci richiama oggi papa Francesco, nel suo messaggio per questa giornata mondiale della pace. La pace è sì il grande dono che Dio ci offre, ma noi uomini siamo stimolati a costruirla insieme quotidianamente, dovunque noi siamo e qualunque compito noi svolgiamo all’interno della società. La pace sarebbe subito compromessa se cedessimo alla tentazione di disinteressarci degli altri, specialmente dei più deboli; se con grande facilità, quasi automaticamente, voltassimo lo sguardo dai bisognosi, che sempre più frequentemente incontriamo anche nei nostri ambienti di vita; se non ci impegnassimo in modo sistematico a “formare una comunità composta da fratelli che si accolgono reciprocamente, prendendosi cura gli uni degli altri“. Un pericolo sempre in agguato è il divenire indifferenti a tutto ciò che ci circonda, senza lasciarci toccare dalla fragilità, dalle malattie, dalla morte di quanti ci sono vicini, facendo scivolare le diverse immagini di richiesta di aiuto in veloce scorrimento, quali quelle che vediamo alla televisione, “passando oltre”, senza nemmeno lasciarci commuovere. Come fratelli amati, tutti eguali in dignità, siamo chiamati a prenderci cura gli uni degli altri, costruendo così una società fondata su rapporti di fratellanza, dal momento che “ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme“, come ebbe a dire papa Francesco in quel drammatico pomeriggio del 27 marzo 2020, in una piazza San Pietro completamente vuota. La pace si costruisce se ci assumiamo “la responsabilità di accogliere e soccorrere i poveri, i malati, gli emarginati, ogni nostro prossimo vicino o lontano nel tempo e nello spazio“.





    Abbiamo tutti inciso nella memoria del cuore il nostro don Roberto Malgesini, che con la sua presenza “mite e gentile” girava nella città di Como, giorno e notte, per portare generi di conforto ai diseredati, chiunque fossero. Possiamo certamente annoverarlo tra quei “profeti e testimoni della cultura della cura”, che papa Francesco, nel suo messaggio, auspica che noi tutti diventiamo, una volta convertito il cuore e cambiata la nostra mentalità, così da costruire veramente la pace nella solidarietà e nella fraternità. Chiediamo di diventare anche noi artigiani di pace, sull’esempio del nostro conterraneo d. Roberto, che con il suo sacrificio ha commosso l’intera Italia e oltre, “disposti ad avviare processi di guarigione e di rinnovato incontro con ingegno e audacia“».



    + Oscar Cantoni, vescovo della diocesi di Como



    https://www.settimanalediocesidicomo.it/2021/01/02/il-vescovo-il-nuovo-anno-nel-segno-di-maria-ricordando-don-roberto-malgesini/


  7. #7
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    Ricorrono oggi i 50 anni dalla morte di don Carlo Braga

    Ricorrono oggi i 50 anni dalla morte di don Carlo Braga

    Ricorre oggi l'importante anniversario del cinquantesimo della morte di don Carlo Braga.

    Nato a Tirano il 23 maggio 1889, ebbe una difficile infanzia: il padre abbandonò la famiglia migrando in America, mentre la madre morì lasciandolo orfano a soli sei anni. Affidato alle cure delle suore Figlie di Maria Ausiliatrice da poco giunte a Tirano (1897), rimane con loro fino al termine delle scuole elementari. Viene poi affidato ai Salesiani di Sondrio nei quali decide di entrare pronunciando, a soli 17 anni, i voti religiosi. Chiamato al servizio militare durante la prima guerra mondiale, trascorre tre anni di vita dura e rischiosa a fronte. Finita la guerra e colpito dall’epidemia della spagnola, al Santuario della Madonna di Tirano fece voto a Maria che, se si fosse salvato, sarebbe partito missionario per la Cina. Così, fedele a quel voto, nel 1924 parti per quella terra lontana, dove dedicò capacità ed energie in tante attività pedagogiche, musicali, educative e ricreative, fino all’espulsione nel 1952 in seguito alla rivoluzione maoista. Nel 1953 diede inizio all’opera salesiana nelle Filippine. Ovunque andò diffuse allegria e bontà, nello stile di don Bosco. Chiamato anche il “don Bosco della Cina” ha incantato tutti con la sua generosità e gratitudine, dettate da un cuore grande e sensibile, reso tale anche dall’esperienza di sofferenza che, fin dall’infanzia, lo aveva segnato e fortificato. Morì nelle Filippine il 3 gennaio 1971.

    Nel 2014 è stata avviata dalla Famiglia salesiana la causa di beatificazione, nella constatazione che già oggi nella chiesa in Cina e nelle Filippine si guarda a don Carlo come ad un autentico testimone del vangelo, segno di santità e dell’amore di Dio.

    https://www.facebook.com/SettimanaleDiocesidiComo/




  8. #8
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    Funerali di don Alfredo Nicolardi

    Funerali di don Alfredo Nicolardi


    Lunedì 4 gennaio saranno celebrati, nel santuario di Sant'Anna a Caslino, i funerali di don Alfredo Nicolardi, deceduto lo scorso 31 dicembre a causa del coronavirus.
    Alle ore 10.00 il Santo Rosario, alle ore 10.30 la Santa Messa presieduta dal Vescovo monsignor Oscar Cantoni.
    Considerato il numero limitato di persone che potranno accedere al santuario, sarà possibile partecipare ai funerali collegandosi sul nostro canale YouTube, cliccando sul link qui sotto.


    https://www.facebook.com/SettimanaleDiocesidiComo/



  9. #9
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    Le esequie di don Alfredo Nicolardi

    Le esequie di don Alfredo Nicolardi;
    il Vescovo: «ha offerto la sua sofferenza per la nostra Diocesi»







    Sono stati celebrati la mattina del 4 gennaio, nel santuario di Sant’Anna di Caslino al Piano i funerali di don Alfredo Nicolardi, parroco di Cadorago, Caslino e Bulgorello, deceduto lo scorso 31 dicembre a causa del coronavirus. A presiedere le esequie il Vescovo monsignor Oscar Cantoni, insieme a moltissimi sacerdoti in rappresentanza del clero diocesano. Presenti i sindaci delle comunità dove don Alfredo ha svolto il suo ministero pastorale e dove è stato proclamato il lutto cittadino. A nome di tutti ha portato il suo ricordo personale il giovane primo cittadino di Garzeno, Eros Bobba, che ha parlato della capacità di don Nicolardi di costruire ponti di relazione nella comunità. Forte e palpabile la commozione per questo nuovo lutto che colpisce la Chiesa di Como. Sulla bara di don Alfredo, 58 anni, prete da 28 anni, il Vangelo, la veste sacerdotale e la maglia del gruppo dei giovani di Garzeno. «Hai offerto la tua sofferenza per la diocesi – ha ricordato il Vescovo Oscar nella sua omelia -. Sappiamo di poter continuare a contare su di te, dal cielo».




    Per i confratelli compagni di Messa, ha portato il suo ricordo don Carlo Puricelli, che ha ricordato il fitto scambi di messaggi con don Nicolardi nell’ultimo giorno di coscienza, prima di essere intubato, con la richiesta di perdono dei peccati e il desiderio di ricevere i sacramenti: «dal vetro, ma assolvetemi». Un uomo schietto, «sempre di fretta», che è stato padre di tanti chierici e novelli sacerdoti, per la sua capacità di vicinanza e per la sua umanità. Don Alfredo sarà tumulato nella nativa Abbadia Lariana. Qui di seguito il testo integrale della riflessione di monsignor Cantoni.





    «Il nostro don Alfredo si è addormentato nel Signore nella festa della Madre di Dio. Mi piace pensare che Ella lo abbia accompagnato nel santo viaggio e condotto a Gesù, suo figlio, che gli sia venuto incontro e lo abbia sùbito riconosciuto come un suo fedele discepolo, chiamandolo per nome, con il volto sorridente. Penso alla gioia intensa e alla commozione di don Alfredo per aver finalmente incontrato Colui per il quale ha dato la sua vita, insegnando agli altri a conoscerlo, ad amarlo e a seguirlo.





    «È bello ritrovare nel brano evangelico, previsto dalla liturgia della Parola proprio per questa giornata, un testo in cui è facile identificarci, perché ciascuno di noi, come per don Alfredo, rivive nella sua storia personale questa esperienza di fede dei primi discepoli nel loro incontro con il Signore Gesù. La fede in Cristo è come un’umile fiammella che viene accesa e comunicata da persona a persona. Una comunità di credenti, piena di entusiasmo per il Signore Gesù, ci ha un giorno comunicato questa gioiosa notizia. “Ecco l’agnello di Dio! Abbiamo trovato il Messia!“. È la fede semplice e schietta di una famiglia e la fede di una comunità cristiana, come quella di Abbadia Lariana, che ha testimoniato a don Alfredo la gioia di aver incontrato il Signore. Sono le nostre famiglie e le nostre Comunità che assumono il compito di trasmettere la fede della Chiesa. Sono esse il primo e fondamentale catechismo. Viene poi il momento per tutti di andare a fondo nella ricerca di un significato per la propria esistenza, di verificare se la proposta di vita, offerta nel vangelo di Gesù, riempie in pienezza o meno il proprio cuore. E la domanda di Gesù ai primi discepoli è sempre attuale: “Che cosa cercate?”.





    Tutti siamo stati coinvolti in questa ricerca appassionata, prima di identificare in Gesù Cristo la risposta per una vita appagante. Sono gli anni in cui ciascuno di noi, come anche don Alfredo, ha cercato appassionatamente il Signore, che si è rivelato dentro un rapporto personale e comunitario, attraverso un “a tu per tu”, in cui la persona viva di Gesù ha comunicato se stesso, i suoi sentimenti, e quindi la possibilità di trovare in Lui una stabile dimora e la risposta a tutte le nostre domande. Prima di mettersi a totale servizio di Cristo e della sua Chiesa, don Alfredo ha vissuto un serio confronto dentro un impegno laicale, in cui ha colto le dinamiche di una vita che avrebbe potuto essere destinata a servizio degli altri nella comunità cristiana. Penso al tempo in cui don Alfredo ha svolto una professione insieme a un impegno di servizio nella sua comunità civile, che gli ha permesso di conoscere l’umanità vera, con i suoi generosi slanci, ma anche con le sue debolezze, ha sperimentato anche le esigenze di una vita comunitaria, in cui conciliare nel dialogo le diverse prospettive di vita e scegliere le soluzioni realisticamente possibili.





    Il vangelo secondo Giovanni riferisce, nell’episodio citato, anche l’ora precisa in cui i due discepoli si sono recati da Gesù, là dove Egli abitava e sono rimasti con lui: “erano le quattro del pomeriggio“. Solo condividendo dal di dentro la vita con Gesù ci si può conformare al suo stile evangelico, conoscere il suo intimo e partecipare alle finalità che hanno guidato la sua esistenza terrena. Ogni discepolo del Signore ricorda l’ora precisa della sua chiamata, ma essa non è che un punto di partenza per una progressiva conoscenza amorosa di Gesù, che non si è mai finito di conoscere e della sua famiglia, la santa Chiesa, ordinata totalmente alla santità delle membra di Cristo. Egli è un pozzo infinito di sapienza, una sorgente inesauribile di acqua viva, che si rivela ai discepoli gradatamente. Beati noi se continuiamo a cercarlo nella nostra vita e nel nostro ministero, perché il Signore Gesù si dona a noi a misura della nostra sete di lui. Nell’episodio evangelico, l’incontro con il Signore da parte dei due discepoli è stato così determinante da suscitare una benefica forza attrattiva, tanto da condurre altri amici alla sequela del Signore. La fede è un dono ottenuto nell’incontro personale con Gesù, un dono così prezioso che non può essere tenuto gelosamente per noi stessi, ma va comunicato ad altri.





    In questo sta la missione del presbitero: partecipare agli altri, in una comunità di credenti, la gioia di avere incontrato il Signore, offrire la ricchezza che Cristo consegna e realizza a quanti lo seguono. È così che don Alfredo, attraverso il suo ministero presbiterale, si è fatto tutto a tutti, con una larghezza d’animo ammirevole, unito a una squisita gentilezza, offerta a quanti egli ha si è preso cura, in molteplici ambienti pastorali della nostra diocesi, da Rebbio (come vicario) a Garzeno e Catasco (come parroco) e quindi a Caslino al Piano, a Bulgorello e a Cadorago. Luoghi questi in cui don Alfredo ha cercato di costruire una comunità cristiana fraterna e accogliente, orante e missionaria, ambiti di comunione viva e di partecipazione.





    Caro don Alfredo: in un messaggio che mi inviasti dalla clinica Valduce, dove eri stato appena ricoverato, mi scrivesti così: “Offro tutto per la nostra diocesi”. Ti ringrazio a nome di tutti noi per la tua generosa offerta, che è culminata con il dono della tua vita. Possiamo ancora contare su di te, perché dal cielo tu possa accompagnare questa nostra Chiesa nella sua bellezza e con le sue difficoltà, e sostenere ciascuno di noi mentre proseguiamo il nostro pellegrinaggio terreno, in cammino verso la Città santa, dove tu ci attendi».



    + Oscar Cantoni, vescovo della diocesi di Como



    https://www.settimanalediocesidicomo.it/2021/01/04/le-esequie-di-don-alfredo-nicolardi-il-vescovo-ha-offerto-la-sua-sofferenza-per-la-nostra-diocesi/

  10. #10
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    Mese della Pace 2021 - Sintesi del messaggio di Papa Francesco

    Mese della Pace 2021 - Sintesi del messaggio di Papa Francesco


    Con il 1° gennaio ha preso il via il "mese della pace".
    A guidarci, anche quest'anno, sarà il messaggio di Papa Francesco dal titolo “La cultura della cura come percorso di pace”.

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    Per leggere il messaggio del Papa e saperne di più sugli appuntamenti in programma in Diocesi di Como visita la pagina dedicata al "mese della pace" sul sito della Caritas diocesana di Como.
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